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Nelle scuole superiori del Terzo Municipio torna la grande stagione delle care vecchie okkupazioni | di Alessandro Pino

23 Nov

[ROMA] Con il momentaneo venir meno della didattica a distanza imposta dai provvedimenti anti pandemia é tornata anche la stagione delle classiche, care vecchie occupazioni o meglio okkupazioni e autogestioni nelle scuole superiori, propiziate come vuole la tradizione dalle belle novembrate romane che quando non piove sono forse una delle stagioni più godibili anche per tirare avanti fino alle Festività natalizie: ed ecco che nel territorio del Terzo Municipio sono appena entrati in agitazione gli studenti dei licei Aristofane, Nomentano, Orazio e dell’istituto Pacinotti-Archimede.

Obiettivi della protesta, si legge in un comunicato diffuso anche via social: contestare la gestione dell’istruzione pubblica italiana degli ultimi anni e proporre una scuola a misura di studente, aperta, sicura, accessibile, inclusiva che sappia ascoltare formare e supportare.

Questo l’assunto generale di fondo che si concretizza in una serie di richieste:

investimenti del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) nella scuola-dall’edilizia all’organico senza farsi mancare un non meglio specificato “nuovo modello educativo”-, una apertura pomeridiana degli edifici scolastici per dedicarli alla socialità, ad attività extracurriculari, allo sport e alla musica, facendoli diventare punti di attrattiva e di riferimento in modo anche da combattere la dispersione (e qui possiamo anche essere d’accordo).

Si passa poi a istanze più generiche e relative ai massimi sistemi, dalle quali però sembra oggidì non si possa prescindere in qualunque discussione pubblica: una scuola antirazzista, antisessista e femminista (in sé una contraddizione, secondo chi scrive: come può essere le due cose al contempo?) per combattere discriminazioni e violenze (con buona pace di chi magari voleva fare lezione normalmente, ci permettiamo di osservare); ancora meno decifrabile- ma senz’altro é un limite dello scrivente, dal basso di una laurea come educatore e formatore e fra l’altro ex studente dell’Orazio- la richiesta di una scuola “non eteronormata”.

Di sapore marcatamente più post-sessantottardo la proposta di rivoluzionare il sistema delle valutazioni e della bocciatura.

Più apprezzabile- almeno da chi è a favore di una impostazione di tipo laboratoriale- la richiesta del superamento della didattica frontale e verticale e dell’insegnamento nozionistico.

In ultimo: l’istituzione di centri di ascolto e supporto psicologico e la valorizzazione del sapere come forma di crescita personale.

Certo, qualcuno avrebbe potuto consigliare ai cari ragazzi (anzi, ai car* ragazz* in ossequio alla smania antigender dilagante) di infilare qua e là nel comunicato appunto qualche asterisco e qualche schwa per renderlo più à la page, più fresco e inclusivo, togliendogli quel vago aroma di muffa fine anni Settanta che a tratti promana tra le righe.

Ma del resto sono ancora molto giovani e hanno tempo per rodare e oliare la macchina della comunicazione in vista di future elezioni amministrative o politiche quando avranno l’età per candidarsi.

Alessandro Pino

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