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Inaugura la nuova rubrica di incidenti assurdi Alessandro Pino con un “coglionazzo della settimana” fuori concorso ma di tutto rispetto

12 Apr

tazzinacaffpDall’arciere che durante un torneo fa centro ma sul bersaglio dell’avversario regalandogli la vittoria, ai ladri che sbagliando la parete da forare entrano in un commissariato di polizia anziché nella banca che volevano svaligiare. Spulciando tra le cronache non è raro imbattersi in questo genere di notizie, che prese tutte insieme costituiscono un autentico campionario di dabbenaggine. Episodi che di solito suscitano ilarità ma che in alcuni casi sono una vera tragedia sulla quale c’è poco da ridere: a me e alla Miocchi personalmente capitò di scrivere di un ragazzo che cercando di vedere se il proprio gatto si trovasse nel balcone dei vicini (posto al quarto piano di un palazzo ai Prati Fiscali) era precipitato nel vuoto sfracellandosi orrendamente al suolo. Via via che ci siamo imbattuti in notizie di questo tipo le abbiamo pubblicate sui rispettivi profili di Fb, candidando di volta in volta i malcapitati e inconsapevoli protagonisti a un immaginario concorso per incoronare chi si fosse dimostrato il più gonzo in assoluto nell’arco di dodici mesi: il “Coglionazzo dell’Anno”, con tanto di trofeo da assegnare idealmente (un obbrobrio in similplatino che in qualche modo mi ero ritrovato in casa). A un certo punto però ci siamo resi conto questi fatti andavano raccolti tutti insieme in qualche modo, rischiando altrimenti di perdersi nel mare di interventi che due perdigiorno come i sottoscritti pubblicano giornalmente. Ecco allora l’idea di una rubrica apposita, in modo da lasciare ai posteri un compendio di “coglioneria” sul quale riflettere onde evitare gli stessi errori, in qualche caso, come detto, fatali. Deciso per la rubrica, rimaneva il dubbio su quale fatto pubblicare per primo: andare a ripescarne qualcuno di quelli pregressi o aspettare che un nuovo fesso si affacciasse alle cronache? La situazione si è infine sbloccata quando, approfittando (si fa per dire) di un periodo di cassa integrazione (ma questa è un’altra storia), mi sono dedicato ad alcune incombenze domestiche che stavo rimandando da troppo tempo, tra cui la decalcificazione della caffettiera elettrica (rigorosamente made in Italy, un’altra storia ancora): accesa la macchina, versato il liquido apposito nel serbatoio dell’acqua e aperto il rubinetto del vapore come raccomandato dalle istruzioni, dal beccuccio non è uscito non dico un robusto soffio bollente, ma nemmeno uno sbuffetto tiepido. Niente di niente. Già immaginavo di dover portare in assistenza il pesante macchinario quando ho provato a svitare l’estremità del tubicino (che era in realtà ostruita da un residuo di latte solidificato, tanto per fare la figura dello zozzone oltre che del fesso). Improvvisamente l’angolo cottura è diventato una stazione ferroviaria dei primi del Novecento, con uno SWWWWWOOOOSCCHHHHH e una nuvola rovente che per puro miracolo non mi hanno investito mani e viso (non proprio da Adone ma sempre meglio che scarnificato dalle ustioni).

 In questo modo dunque, è toccato proprio a me il dubbio onore di inaugurare la rubrica dedicata al “Coglionazzo dell’Anno”. Come non bastasse però, nemmeno posso ambire ad aggiudicarmi l’ambita statuetta: i membri della giuria sono rigorosamente esclusi dal concorso.

(ma una menzione d’onore la possono sempre recuperare, ndm)

Alessandro Pino

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