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Tag Archives: Roma
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Ritirata in Campidoglio la delibera 75/2018. Il rischio pedaggio sull’anello ferroviario è stato rinviato a fine Settembre – di Luciana Miocchi

5 Set

40797667_10155701573811272_6171851056411049984_nDopo che la discussione era saltata per mancanza di numero legale nella seduta di ieri, 4 settembre, oggi la contestatissima delibera 75/2018,  contenente la previsione di una “congestion charge” – per dirla all’inglese – o “ecopass” che dir si voglia, ovvero la tassa d’ingresso per le auto private che entrano o escono dall’anello ferroviario, circa 30 km quadrati all’interno della città di Roma e l’intento di rendere il Gra a pagamento è stata ritirata. I prodromi erano inequivocabili, con tutta una serie di “malumori” manifestati dai consiglieri comunali della maggioranza e la ondata di insulti e proteste montata su Twitter e Facebook.

Giuliano Pacetti, capogruppo M5S in Campidoglio, attraverso il comunicato riportato dalla Askanews così dà conto dell’accaduto: “Annuncio il ritiro della delibera e ci proponiamo di ripresentarla a metà di settembre. Mi sento,
contestualmente, di smentire quanto scritto oggi dai giornali: il gruppo è compatto e la materia in discussione è contenuta nelle specifiche delle Linee programmatiche della Giunta quindi ampiamente condivise”. Nella Capigruppo di ieri, ha aggiunto
Pacetti “le altre forze politiche ci hanno teso la mano annunciando la loro volontà di partecipare a una stesura condivisa delle sue previsioni e noi in maniera democratica
vogliamo rispondere a questa volontà in modo positivo”.

Antongiulio Pelonzi, capogruppo Pd, è stato laconico nel riferire a LaPresse: “Il Movimento 5 Stelle ha deciso di ritirare la delibera su Ecopass”.

Nel suo intervento in aula, la consigliera Ilaria Piccolo, Pd, ha risposto alla notizia del ritiro così: “Mi sento presa per i fondelli , perché noi chiediamo una condivisione delle decisioni sulla mobilità da un anno e mezzo. Oggi siamo in Aula per un pugno di mozioni e due debiti fuori bilancio, con uno spreco di energie e risorse che si poteva evitare partendo da quel Pgtu che la precedente amministrazione ha approvato e di cui l’ecopass era solo un aspetto marginale”.

“Se a metà settembre ripresenterete l’ecopass noi continueremo a opporci nettamente e più che potremo perché lo riteniamo insensato allo stato attuale del trasporto pubblico a Roma – ha spiegato intervenendo in Aula il capogruppo di Fdi Andrea De Priamo -. Non ci può essere partecipazione su misure come quella di cui salutiamo positivamente il ritiro”, ha concluso.

Dopo l’approvazione delle due delibere contenenti il riconoscimento di due debiti fuori bilancio del Comune di Roma la seduta è stata tolta.

Luciana Miocchi

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Tentano di scippare una donna a Castro Pretorio: gambiani in manette – di Alessandro Pino

5 Giu


Roma – due immigrati del Gambia di 19 e 22 anni, entrambi nella Capitale senza fissa dimora e con precedenti, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, subito dopo aver tentato di scippare la borsa di una turista cilena ventottenne a via Vicenza, nella zona di Castro Pretorio. I due delinquenti hanno avvicinato la ragazza che stava camminando, strattonandola violentemente per impossessarsi della sua borsa. Un conoscente della vittima è giunto in suo soccorso ingaggiando con i due africani una violenta colluttazione. La scena è stata notata da una pattuglia di Carabinieri della Compagnia Roma Centro che dopo aver ricostruito l’esatta dinamica degli eventi ha arrestato i gambiani con le accuse di rapina aggravata e lesioni personali in concorso. A seguito del rito direttissimo, l’Autorità Giudiziaria ha emesso nei confronti degli arrestati un’ordinanza di custodia cautelare che stanno scontando a Regina Coeli.

Alessandro Pino

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Nigeriano aggredisce senza motivo due donne e i Carabinieri – di Alessandro Pino

6 Mag

Roma – un nigeriano di venticinque anni, senza fissa dimora e già conosciuto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri dopo aver aggredito prima verbalmente e poi fisicamente due donne che stavano passeggiando in zona metro Manzoni. Le donne stavano percorrendo via Galilei quando all’angolo con via Tasso sono state aggredite senza motivo. Le urla delle vittime hanno richiamato i Carabinieri della vicina Stazione Roma piazza Dante e hanno dovuto affrontare il nigeriano che ha tentato più volte di colpirli con calci e pugni procurando loro contusioni ed escoriazioni. Alla fine l’aggressore è stato immobilizzato e arrestato con le accuse di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Alessandro Pino

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Rimosso il basamento di un semaforo mai installato sulla Salaria – di Luciana Miocchi

23 Apr

I basamenti in cemento, transennati oramai da anni che si trovavano sulla via salaria davanti via Grottazzolina, a Castel Giubileo, sono stati rimossi questa mattina.

Erano i residui dell’inizio dei lavori per l’installazione di un impianto semaforico con terzo tempo, legato ad un inversione del senso unico nella viabilità del quartiere, deliberato dall’amministrazione ma respinto a gran voce dai residenti. Le opere di rimozione erano state oggetto di un atto in consiglio municipale, qualche mese prima che questi cadesse a seguito delle dimissioni del Sindaco Marino.

Luciana Miocchi

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Ilari, Caudo e Comito alle primarie di coalizione di centro sinistra per il III Municipio del 28 aprile

18 Apr

Sono da poco spirati i termini per presentare le candidature alle primarie di coalizione di centro sinistra per scegliere il candidato presidente del III Municipio. A contendersi l’investitura saranno in tre: la  segretaria del Pd municipale e candidata ufficiale del Pd, Paola Ilari, l’ex assessore capitolino Giovanni Caudo del Laboratorio Civico e Antonio Comito, ex assessore municipale dei Verdi. Per presentare la propria candidatura ognuno di loro ha dovuto raccogliere un minimo di 150 firme a proprio favore.

Partecipano alle primarie di coalizione, oltre al Pd che ne è promotore, i Verdi, Laboratorio Civico, i radicali italiani, i socialisti e la Lista Civica Lorenzin.

LeU, non avendo trovato un accordo unitario al proprio interno, non parteciperà alla tenzone, come scelto anche per l’VIII Municipio, però non farà mancare l’appoggio a Caudo. In ogni caso, alcune riserve verranno sciolte nelle prossime ore.

Luciana Miocchi

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Torna la perdita in via delle lucarie. Occorre un intervento risolutivo, basta soluzioni provvisorie – di Luciana Miocchi

12 Apr

L’ultimo intervento un paio di settimane fa, quando accorse sul posto anche l’Ing. Primavera, responsabile del terzo Municipio, nonostante fosse sabato. Strada chiusa e interruzione del flusso idrico, sembrava che la situazione fosse stata risolta. I timori dei residenti sono dati dalla pendenza della strada: l’acqua che esce dalla tubatura che perde, a causa della forza di gravità, trascina inesorabilmente a valle il sottofondo, creando dei vuoti che rischiano di far sprofondare il livello stradale fino a farlo crollare nella voragine sottostante.

Già ieri mattina alcuni residenti avevano notato una macchia di umidità vicino al rattoppo che copriva l’intervento precedente, prontamente segnalata all’acea anche dal CdQ ma durante la giornata sembrava essere sparita, forse a causa della bella giornata. Stamattina la sorpresa, con la sede stradale nelle condizioni che si possono ben vedere dalle immagini

Si è rotta la tubazione di adduzione di acqua potabile probabilmente per le sollecitazioni al passaggio degli autoveicoli. A questo punto è chiaro che vi è necessità di un intervento di ripristino più accurato è ugualmente celere, valutando se sostituire un tratto di tubazione invece di applicare quello che gli operatori del settore chiamano collarino e, soprattutto, un rinterro fatto con materiali idonei di ultima generazione, senza utilizzare lo stesso materiale proveniente dallo scavo, a rischio assestamento irregolare.

Tra i fattori scatenanti potrebbe esserci anche la posizione poco profonda della tubazione ma questa è soltanto un’ipotesi che potrebbe essere verificata soltanto dai tecnici.

Luciana Miocchi

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Notte di tensione al Tiburtino III: centro di accoglienza assediato – di Luciana Miocchi

30 Ago

 Problemi di ordine pubblico questa notte in via del Frantoio, al Tiburtino III, quartiere del IV Municipio di Roma Capitale: sotto al centro di accoglienza per migranti, la cui presenza è da sempre contestata da una parte dei residenti, si è radunata una folla di persone, sembrerebbe a seguito della diffusione della voce del sequestro di una donna e del figlio, all’interno del centro di accoglienza dove si erano recati per lamentarsi in seguito a una lite tra gli immigrati e i ragazzi del quartiere.

A darne notizia, attraverso un comunicato, Fabrizio Montanini,  portavoce del coordinamento dei comitati e associazioni del IV Municipio, nel quale afferma che si tratta dello ” stesso centro per cui sono anni che organizziamo proteste e tavoli con le Istituzioni per chiederne la chiusura prima che scoppiasse la bolla sociale. Ma come al solito le Istituzioni preferiscono gli interessi economici legati all’accoglienza dei finti profughi rispetto alla dignità di noi cittadini” . Prosegue poi il Montanini: “solo l’intervento massiccio della Polizia con numerose camionette anti sommossa ha frenato l’esasperazione dei cittadini”.

Si preannuncia un settembre impegnativo per le Istituzioni, riguardo alle problematiche legate al l’accoglienza e alla convivenza con i romani. Dopo i fatti di piazza Indipendenza, la circolare con i protocolli da seguire per gli sgomberi delle occupazioni emanata dal Ministero dell’Interno e la linea di intenti manifestata dal Campidoglio, le tensioni sociali sono destinate ad acuirsi, sbagliare una mossa in campo di ordine pubblico potrebbe rivelarsi molto pericoloso.

Luciana Miocchi 

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Settebagni manifesta per riavere Asl e 118 – servizio webTg di Alessandro Pino

28 Gen

 

 

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Cliccando qui  potrete vedere il servizio video realizzato da Alessandro Pino

IV Municipio di Roma capitale: donna muore precipitando nel parcheggio abbandonato

10 Ago

Tragedia a Portonaccio, muore una donna di 37 anni precipitando nei parcheggi abbandonati sotto Largo San Giuseppe Artigiano.

 

 Tiziana Laudani, questo il nome della vittima, è morta la notte scorsa dopo un volo di otto metri, dovuto al cedimento di una grata dei parcheggi sotterranei abbandonati di Largo San Giuseppe Artigiano. La tragedia, avvenuta poco prima delle 23.00, è avvenuta nella stessa  piazza, chiusa al traffico da sette anni per la costruzione dei parcheggi, già sotto sequestro, famosa per le numerose proteste degli attivisti del Comitato Beltramelli-Meda-Portonaccio.

“Ci piange il cuore sapere che le tante nostre iniziative – dichiara Fabrizio Montanini, presidente del Comitato – non siano riuscite a far riqualificare la piazza più importante del quartiere e a far evitare così questa tragedia. Diverse volte siamo scesi in quei parcheggi per documentarne il degrado, abbiamo organizzato assemble pubbliche e manifestazioni, affisso striscioni di protesta, ma l’Amministrazione ha sempre preferito vederla così, non illuminata e degradata, rimanendo indifferente – continua Montanini – a quei cittadini che pretendono giustamente di vivere un quartiere più sicuro e dignitoso.”

“Come capita troppo spesso – conclude Montanini – ora forse, e solo forse, chi ci governa prenderà in carico questa situazione evitando così altre tragedie.”

Nel tentativo di prestare soccorso alla donna, un uomo di origini nord africane é rimasto ferito. Le sue condizioni non destano preoccupazioni.

Calcio: “Memorial Ventotene” ricordando le vittime della strage (Terzo Municipio della Capitale) – di Alessandro Pino

18 Giu

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C’è una manifestazione calcistica giovanile che anche in tempo di Campionati Europei viene molto sentita a Roma e raccoglie giustamente un buon seguito di pubblico: è il “Memorial Ventotene Future Stelle” – in corso sul campo della Polisportiva Tirreno in via Scarpanto – torneo dedicato alle vittime della disastrosa esplosione avvenuta nel 2001 per una fuga di gas a Val Melaina (Terzo Municipio della
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Capitale). Il torneo non è alla prima edizione ma era stato interrotto negli anni dell’esilio della Polisportiva Tirreno dal quartiere a causa dei lavori per la Metro Jonio che avevano inghiottito letteralmente l’area di gioco, poi rinnovata completamente. Queste le squadre partecipanti: Roma, Futbolclub, Achillea, Tor Tre Teste, Vigor Perconti, Settebagni, Fonte Nuova oltre naturalmente alla Polisportiva Tirreno, padrona di casa. Prima dell’inizio dell’incontro inaugurale sono state ricordate le vittime assieme ad alcuni dei familiari. Presente anche il noto sacerdote della televisione Padre Gaetano Saracino, per tanti anni parroco del Redentore a Val Melaina e memoria storica di quei tragici giorni. image

Pur se chiamato da qualche tempo ad altri incarichi, Padre Saracino è rimasto legatissimo al quartiere ed è anche presidente onorario della Polisportiva Tirreno: 《I valori della solidarietà innescati in quella circostanza – ha commentato il sacerdote – sono una pietra miliare del quartiere. Quella storia non va dimenticata e il territorio è bene che ne faccia tesoro trasferendolo alle generazioni future》.
Alessandro Pino

(si ringrazia per le foto Manolo Parisi)

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Porta di Roma – La primaria “Marco Simoncelli” inaugurata dal papà Paolo

13 Mag

13179186_10210038453586297_8075786568607307655_nGiovedì 12 maggio è  stata ufficialmente intitolata al campione di motociclismo Marco Simoncelli – scomparso prematuramente durante la gara del motomondiale a Sepang, Malesia, nell’ottobre del 2011 – la scuola primaria nel quartiere di Porta di Roma che fa capo all’Istituto Comprensivo Uruguay. Ha presenziato all’inaugurazione il papà del Campione del Mondo, Paolo, che ha pronunciato anche un toccante discorso, insieme alla preside dell’Istituto – professoressa Carla Galeffi, all’assessore municipale uscente alle Politiche Scolastiche Riccardo Corbucci e a Giordana Petrella, Federica Rampini e Manuel Bartolomeo, consiglieri municipali nella consiliatura del Terzo appena conclusa.

Fuori dai cancelli, una serie di moto da gara hanno salutato la cerimonia di scopertura della targa.

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(si ringraziano G. Petrella e R. Corbucci per le foto)

AP e LM

La città eterna: Un certificato al tempo delle ferie

12 Ago

bannersfumatogiallo3_d0Ci si ritrova spesso a descrivere dettagliatamente quel che non funziona, quello che viene ignorato, i danni dell’incuria o dell’ignoranza. Questa volta però voglio condividere un momento felice.

Già dover andare dietro a delle noiose pratiche burocratiche non è piacevole, nella settimana che precede il ferragosto figuriamoci. Costretta obtorto collo a dover frequentare gli uffici anagrafici di via Fracchia entro a testa bassa e umor nero, pronta a buttar via una mattinata tra urla, impiegati dalla faccia tetra per essere costretti dietro il vetro all’11 di agosto, aria condizionata non pervenuta, attese snervanti e orari ridotti.

E invece.

Ritiro il numeretto che avverte di 58 persone in fila prima di me. Panico. Entro nella sala d’aspetto pronta al corpo al corpo. Sei sportelli aperti. Gente seduta, forse rassegnata alla fila o solo semplicemente fiaccata dalla pioggia mattutina o dall’afa fuori. Mi accorgo della temperatura piacevole, il climatizzatore funziona. I numeri si rincorrono sul display ad un intervallo ragionevole. Gli operatori magari non sorridono troppo ma nemmeno io se è per questo.

Mezz’ora a smanettare sullo smartphone e arriva il numero giusto. Sorriso all’impiegata che presa visibilmente alla sprovvista, fa altrettanto. Buongiorno, buongiorno. Timbri, firma, ritiro, saluti.

Forse durante il resto dell’anno ci accapigliamo perchè siamo in troppi a far la fila. O forse sono pochi gli operatori allo sportello. Che poi è la stessa cosa. Essere romani a Roma non è facile.

Luciana Miocchi

Maestà e sfacelo a Roma: passeggiata forzata di due inviati poco speciali

3 Ago

Venticinque giugno, ultima puntata di della trasmissione radiofonica “RomaChiama 88.100”. Servizi registrati di Alessandro Pino e collegamento in diretta telefonica da piazza del Campidoglio per Luciana Miocchi, c’è un flash mob pro Marino da seguire, nel bel mezzo dei giorni più bui per il Sindaco chirurgo, il cui governo rischia di essere travolto dagli strascichi dell’inchiesta su Mafia Capitale. La scelta non si rivela felicissima: quello stesso giorno è previsto uno sciopero del trasporto pubblico, con tanto di fasce di garanzia, per cui le persone si affrettano ad arrivare e andare via prima che i mezzi spariscano di nuovo. Il Pino non si lascia sfuggire l’occasione di un giro nella città eterna e, libero al momento da altri impegni, si presta a dare una mano. Bloccati in qualche modo alcuni attivisti, anche loro con il problema di tornare a casa la diretta viene portata a termine. Un’esperienza elettrizzante, per alcuni versi. Ma la vera avventura comincia dopo, quando già si era avuto un assaggio girellando nei dintorni della piazza..

Quello che segue è il resoconto della stessa avventura, vista da occhi diversi, da teste che non potrebbero che essere agli antipodi.

Un uomo non si perde nelle sfumature, bada alla sostanza  –  Alessandro Pino:

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Pubblicità invadenti all’orizzonte

“Questo è il resoconto di una passeggiata  tra i due volti di Roma, oggi: uno splendore antico che lascia ammutoliti ed è introvabile altrove, mortificato da una decomposizione morale e materiale giunta a livello tale che se non si fa qualcosa – qualunque cosa – per innescare una rigenerazione finirà per sommergere tutto. Un percorso iniziato da piazza del Campidoglio e terminato a Prati una sera di fine giugno, dopo un collegamento in diretta per l’ultima puntata della prima stagione di Roma Chiama 88.100, trasmissione radiofonica con la quale abbiamo collaborato nel ruolo di inviati. Mezzi pubblici non ce n’erano a causa dell’immancabile, beffardo sciopero del venerdì e la fascia oraria di garanzia era terminata. Ci consultiamo rapidamente e conveniamo di lasciare perdere i taxi e tornare a piedi, un po’ per l’euforia della nuova esperienza da giornalisti radiofonici che ha esaltato entrambi, un po’ perché nessuno dei  due vuole ammettere con l’altro (“e che saranno mai cinque chilometri…”) di essersi ridotto fisicamente un rottame. Dunque ci incamminiamo alla luce nitida del crepuscolo, dando un ultimo ampio sguardo con le spalle alla statua di Marco Aurelio. E già qui lo stato di grazia (o quasi) viene messo alla prova da una schiera di bagni chimici in plastica rossa posizionati quale graziosa sorpresa al termine del colonnato dei Musei Capitolini. Scendiamo la scalinata, da lì prendiamo via delle Botteghe Oscure svoltando in via Arenula verso il Lungotevere e da lì in direzione di Prati, tra marciapiedi sconnessi, invasi dal fogliame e dalle cartacce, poco o per niente illuminati ma soprattutto in mezzo alla tangibile, percepibile presenza di una umanità disastrata, che è stata fatta arenare nell’Urbe e poi lasciata allo sbando:  tracce di feci umane, zaffate di orina e del vomito di chi deve aver rimesso anche l’anima dopo essersi scolato chissà quale intruglio dozzinale.  Ogni tanto una sosta (per sentire con gli auricolari qualche passo della trasmissione e anche per riprendere fiato…)  ma guardandoci attorno con circospezione, perché è inutile negare l’evidenza: ogni angolo può nascondere un pericolo, un aggressore che non ha niente da perdere anche nei pressi di luoghi che per prestigio dovrebbero essere – forse un po’ ipocritamente – immuni da tutto ciò. Invece scopri che le periferie non hanno l’esclusiva dello sfacelo (ci siamo proposti di adoperare il meno possibile l’abusatissimo termine “degrado”). Di tutto ciò magari non ci si rende conto chiusi nell’abitacolo della propria automobile: nessuna retorica a favore della bicicletta, per carità, si tratta semplicemente di calarsi fisicamente dentro queste situazioni per riuscirle a cogliere appieno. Del resto è quello che ha reso (tristemente) popolari un sito con pagina Facebook annessa il cui nome dice impietosamente che la città fa schifo. La marcia intanto prosegue, superiamo  una lunga fila di automezzi posizionati per un set cinematografico e arriviamo al ponte Umberto I soffermandoci per qualche scatto con la reflex: il gioco delle luci del Cupolone e dei riflessi nel Tevere è affascinante, molto meno il gigantesco telo pubblicitario affisso su un palazzo e che per forza risulta inquadrato ma soprattutto il solito mercatino di borse contraffatte e di ciarpame – vedasi aste per i selfie con il telefonino –  che non chiude mai e prospera in bella vista alla faccia della legalità. Certo che se nessuno comprasse alcunché la questione nemmeno si porrebbe. Del barcone semiaffondato nel fiume e degli  accampamenti sugli argini di persone che in qualche modo si procureranno da vivere, anche diventando predatori, nemmeno ne parliamo. Scavalcato il ponte ci si avvicina alla ambita mèta, le fauci riarse vengono ristorate da un brindisi con Coca gelata – avevamo resistito fino a quel momento per non farci spennare dai locali dall’aspetto pericolosamente  turistico incontrati più in centro – e anche alla radio arriva il momento dei saluti mentre sopra le nostre due teste si accende già la lampadina delle idee brillanti: quella da cui è nato l’articolino che state leggendo”.

Una donna nota il particolare – Luciana Miocchi:

“di tanti giorni per manifestare la solidarietà al Sindaco, gli attivisti vanno a scegliere proprio quello che han meno possibilità di funzionare, uno in cui c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. La fascia di garanzia termina proprio quando dobbiamo andare in onda. Vabbè, che non si dica che non sono una tipa adattabile. Qualche problema nel far rimanere le persone che interverranno, mica tutti son votati alla scarpinata, pure se si tratta di difendere il Sindaco o di cogliere l’occasione ghiotta di insolentirlo via etere. In attesa della diretta con la radio mi guardo intorno: una coppia di sposi, lui in alta uniforme, lei con il reggiseno che spunta irriverente dalla scollatura sulla schiena. Sorrido, immaginando che il neo marito per non metterla in imbarazzo gli sta facendo fare il defilè della vita in condizioni quasi comiche, fortuna che i romani ormai sono abituati a tutto…li accompagno con gli occhi fin sotto il colonnato dei musei capitolini e la mia attenzione passa dal vestito della sposa ….alla linea di bagni chimici posizionati alla fine delle colonne. Rossi con un cuore rovesciato gigante e marca ben evidenza. Uao. Sullo sfondo una cascata di edera. Penso che questa la devo fotografare, a raccontarla si rischia di non essere creduti. Vero che quando scappa scappa ma…avrebbero potuto incartarli, mimetizzarli, colorarli di verde, chessò.

In fondo al colonnato, una sorpresa...

In fondo al colonnato, una sorpresa…

Lo dico a Pino, mi guarda come se gli avessi segnalato Marino vestito da antico romano, poi si convince ad andare a guardare e alla fine scatta raffiche di foto come solo un turista giapponese. Ci guardiamo perplessi, osserviamo la copia del Marc’Aurelio che sembra indicare il drappo della mostra: raffigura un enorme leone di marmo con le fauci aperte. Titolo: l’età dell’angoscia. Già questa bastava a stendere un armadio ma noi non ci scomponiamo. Sapevamo che fare la diretta da qua avrebbe comportato l’eroica missione di fermare un taxi a Roma in un giorno di sciopero o farsela a piedi per qualche chilometro o anche, sfidare la sorte aspettando qualche bus superstite. Stamattina ho lasciato la macchina in via Damiata, a Prati. Ma cosa vuoi che sia mai una passeggiata lungo il Tevere, in centro, all’imbrunire in una sera d’estate rinfrescata dal venticello romano… evitiamo i bar per turisti ma non schiviamo le strisce pedonali sbiadite, perfino sotto l’altare della Patria. Roma vista girando a piedi , senza fretta, indigeni tra i turisti. Quasi un esperimento sociologico. Cominci a distinguere la diversità di sguardo del barista a seconda se ti giudica romano o visitatore, l’impercettibile cambio nei gesti e nel tono delle parole. Già all’altezza di Largo di Torre Argentina la premiata ditta ha perso la voglia di scherzare, le buche e la segnaletica scolorita, unita ad una certa sporcizia generale dei marciapiedi riescono a creare un’atmosfera sinistra, che per nulla si addice a quella che un tempo era stata la caput mundi. Percepisco un qualcosa, un lieve fastidio a cui non so dare un nome preciso ma decido di ignorarlo, sfiorata dalle centinaia di turisti che imperterriti camminano intorno a noi.

Ogni tanto ci fermiamo ad ascoltare il resto della trasmissione dividendoci gli auricolari. Sarà la suggestione di quello che viene detto, degli sviluppi delle indagini…ma ci guardiamo in faccia e senza aver nemmeno bisogno di parlare concordiamo che si, l’atmosfera non è delle migliori. È che abitiamo in periferia e siamo abituati a sentire giustificazioni del tipo che Roma è troppo grande, che i quartieri più lontani è nell’ordine delle cose siano peggio serviti, come se i loro abitanti avessero fatto qualcosa per meritare meno attenzioni e servizi. Forse ce ne siamo perfino convinti un po’. Perciò, quando notiamo che in terra ci è un fitto tappeto di foglie secche, ricordo del passato autunno, che i marciapiedi sono sconnessi e la segnaletica sparita ne rimaniamo colpiti più che in altre occasioni. Sul lungotevere sembra quasi di partecipare ad una via crucis: lastre dissestate, ampie porzioni al buio, foglie, bottiglie rotte e di plastica spesso consumate dal sole. Slalom tra le macchine parcheggiate ad mentula. Immondizia varia. Più o meno puzza di piscio in ogni dove.

Vi fermate in centro per un caffè?

Vi fermate in centro per un caffè?

All’altezza di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, mi scappa un’imprecazione, colpa del naso troppo raffinato: nel florilegio di aromi che non dovrebbero essere presenti nell’ aria il mio olfatto sembra registrare il tanfo insopportabile di minestra inacidita, vomito e…merda. Il Pino mi canzona un po’, perché ho usato proprio quella parola, per lui troppo radical-chic ma poi conferma che il mio fiuto ha colpito nel segno, indicandomi per giunta un angolo dove è apparecchiato un rudimentale tinello con tanto di posate, pentolino e macchinetta per il caffè. Tra le macchine parcheggiate un cumulo coperto di foglie e fazzolettini indica la toilette. Quasi un chilometro di lungotevere occupato da un set cinematografico. Luci e teloni modificano l’atmosfera, illuminano gli spazi, riempiono con la finzione una realtà fatta di silenzi, passi frettolosi e guardinghi, buio e puzza. Pochi metri più in là, su uno dei tanti ponti di Roma, decine di turisti si fermano a fotografare la suggestione dei monumenti che si specchiano all’imbrunire nelle acque del Tevere, attorniati da venditori di bastoni per i selfie. File di bottiglie e cocci di vetro. In acqua, ciò che resta di un barcone semiaffondato. Lungo gli argini accampamenti di fortuna. Pubblicità invadenti all’orizzonte. Subito dopo il ponte ricomincia il buio. La trasmissione continua, noi seguitiamo a guardarci a tratti in faccia, in un silenzio che dice più di mille parole: ci sembra di attraversare un incubo, un orrido sfregio ad una città che nonostante tutto è un richiamo irresistibile per i turisti di tutto il mondo, vengono a vedere quel che è stato realizzato fino al secolo scorso, noi ai posteri stiamo consegnando solo la decadenza, l’implosione, la barzelletta che si ripete uguale ad ogni evento importante: progetti, soldi, mazzette, lavori fantasma, rincorsa agli ultimi giorni pre manifestazione, scandali, magistratura. Sono anni che funziona così. Ora però sembra proprio che la stessa Roma si sia trasformata in una sorta di corpo morente, rassegnato alla cancrena e a vedersi morire un po’ ogni giorno: quali speranze può avere una capitale in cui perfino dietro ai palazzi del potere si respira l’aria fetida del peggiore vespasiano, dove  le strisce pedonali non si vedono ma si intuiscono anche sotto al Campidoglio, dove i cassonetti traboccano dalla periferia più remota al centro storico, dove puoi ritrovarti a passare accanto ad una fila di panchine trasformate in monolocali, giardini pubblici adibiti a stenditoi, testimoni della presenza di esistenze ai margini sempre più numerose.

Risaliamo Prati fino a piazza Cola di Rienzo, dove ci fermiamo ad un bar che non serve solo i turisti ma anche residenti e chi lavora nei numerosi uffici. Seppur vicina al Vaticano, questa è una zona più defilata, in fin dei conti tranquilla. Negli ultimi tempi c’è stata l’esplosione dei localini e delle pizzerie, con i tavoli lungo i marciapiedi che durante la bella stagione si riempiono di gente. Le luci degli esercizi

mai titolo fu più azzeccato...

mai titolo fu più azzeccato…

commerciali danno una bella mano, nelle vie dove ce ne sono di meno la fa da padrone il solito buio e il solito tanfo. Anche qui, la segnaletica orizzontale si segue a memoria, nella speranza di non sbagliarsi e la raccolta differenziata s’è fatta anarchica: spesso compaiono pezzi d’arredamento e altri ingombranti vari accanto ai cassonetti, come se Ama non garantisse il ritiro a domicilio, come se in molti avessero perduto il senso del decoro e del vivere civile.

Finalmente giungiamo all’auto, parcheggiata nei pressi del Tribunale Civile. Abbiamo fatto bene ad incamminarci a piedi, durante il tragitto abbiamo incontrato si e no tre autobus per di più dopo un’ora di marcia, quando eravamo ormai quasi arrivati a destinazione. Abbiamo consumato le suole come i bravi cronisti di una volta. La trasmissione è appena finita, sui ringraziamenti di Enrico Pazzi ai collaboratori giro la chiave di accensione. Roma chiama. Chissà se prima o poi qualcuno risponde”.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

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In Campidoglio danno i numeri e Roma, per volere dell’Istat, perde i numeri romani. Forse.

24 Lug

Polemiche e confusione per una delibera del Comune che impone la sostituzione con lettere o numeri arabi in quei toponimi che includono numeri romani: per ora, pare, il cambio solo negli archivi

20150724_073520-1Così com’era apparsa anche sulla stampa nazionale era una di quelle notizie da far perdere le staffe a quei romani innamorati di Roma ed esasperati da inefficienza, disservizi e insicurezza: per recepire una direttiva dell’Istat in materia di standardizzazione delle indicazioni toponomastiche, l’assemblea capitolina ha deliberato di non usare più i numeri romani – ove presenti nel nome,  vedasi quelli che ricordano una data legata a un avvenimento come  “via XX settembre” o “o viale XXI aprile” o anche “Piazza Pio IX”  – sostituendoli a seconda dei casi con cifre arabe o lettere.  Subito si è scatenato in rete uno di quegli spontanei quanto fugaci movimenti di opinione che paventava l’odiosa immagine di una sostituzione in massa di targhe stradali sulle strade della Capitale: odiosa non solo perché inquadrata nell’ attuale disastroso panorama romano  – al punto di ricordare le discussioni sul sesso degli angeli mentre Costantinopoli veniva saccheggiata dai barbari – ma perché avrebbe cancellato una delle basi di una civiltà e di una cultura proprio dal luogo in cui esse nacquero e si svilupparono. Una civiltà che ancora oggi attira turisti e studiosi da tutto il mondo. Qualcuno si è anche spinto a paragonare l’amministrazione Marino ad Attila – il barbaro al cui passaggio non cresceva più l’erba – per la furia iconoclasta mostrata verso i simboli della classicità capitolina: in molti considerano a dir poco scellerata la recente introduzione del nuovo logo del Comune (quello con scritto Rom&You) che doveva  soppiantare lo scudo con la bimillenaria iscrizione S. P. Q. R. sormontato da una corona. Poi sulla stampa si sono lette delle parziali rettifiche: a quanto pare il cambio avverrebbe  soltanto negli atti ufficiali e negli archivi elettronici ,mentre dal vero rimarrebbero al loro posto le targhe stradali già esistenti, così come i documenti di identità di chi vive nelle vie interessate. Al proposito si era anche gridato al complotto, alla bufala, all’esagerazione di chi per forza vuole attaccare l’attuale Sindaco di Roma. Rimane però un fatto: secondo quanto si è letto, sembra che al deteriorarsi dei supporti in questione – si pensi a una targa stradale che viene vandalizzata –  quelli in sostituzione verranno realizzati con la nuova dicitura senza più i numeri romani, riproponendo quindi di fatto la polemica iniziale sulla romanità violata. Così, al momento, ci sono varie note ufficiali che sembrano contraddirsi a vicenda. Si, no, forse. Chissà, vedremo. Da parte nostra ci permettiamo un’osservazione: visto che l’amministrazione si è nascosta dietro un dito ripetendo come un rosario il “ce lo chiede l’Istat”, allora rispetto a certe questioni di lana caprina avrebbe la precedenza il caro vecchio buon senso che chiede di far tornare una città a livelli di vivibilità decente, altro che “standardizzazione”.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

Sul Family Day a Piazza San Giovanni – di Cherubino Di Lorenzo

26 Giu

In giro per Roma a caccia di location cinematografiche – di Alessandro Pino

6 Ott

PINOlocationromacoppede (pubblicato su http://www.di-roma.com)

Riconoscere luoghi familiari nelle scene di un film magari di parecchi anni or sono, con sorpresa e anche compiacimento, constatandone l’eventuale mutazione nel tempo. Oppure, seguendo un procedimento inverso, cercare di rintracciare dove sia stata girata una certa scena, scoprendo a volte che spesso per ragioni di economia angoli e scorci della Capitale (ma non solo) sono stati spacciati per tutt’altro posto nella finzione. Quanti tra i lettori – oltre a chi scrive – coltivano questo interesse, magari tenendolo per sé ritenendo si tratti di una stravaganza? Ebbene, adesso si può fare outing cinefilo scoprendo di essere in nutrita e qualificata compagnia: in libreria c’è Roma, si gira! 2 libro dedicato alle location cinematografiche capitoline nelle pellicole degli anni Settanta e Ottanta (seguito di un primo volume riservato alle pellicole fino agli anni Sessanta).

via Giovanni Conti

via Giovanni Conti

Il volume edito da Gremese è il naturale sviluppo di un percorso nato in rete con il forum cinefilo «Davinotti.com» a opera di Mauro D’Avino che ne è coautore assieme a Lorenzo Rumori. Grazie al contributo di numerosi e incalliti “cacciatori di location”è stato possibile individuare negli anni (il sito è nato nel 2006) una quantità di ambientazioni che avrebbero richiesto un’enciclopedia invece dell’agile volumetto ora proposto, in cui ne è appunto elencata solo una parte. Tra quelle relative al quadrante nordorientale della città si annoverano i palazzoni a elementi cilindrici di via Giovanni Conti visti in Un sacco bello di Carlo Verdone; l’inquietante complesso residenziale realizzato dallo studio Coppedè agli inizi del Novecento, apparso in svariate pellicole (Inferno di Dario Argento, per citarne una che rende l’idea dell’atmosfera che ispira il luogo); altrettanto lugubre l’orfanotrofio abbandonato di via Bartolomea Capitanio (traversa di via della Marcigliana) visto in La banda del gobbo con Tomas Milian.

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

Il libro e il sito sono una vera manna per i nostalgici di una Roma ormai scomparsa, disseminata di cabine telefoniche e vespasiani in marmo, percorsa da un parco circolante di produzione quasi esclusivamente nazionale (immancabili la gloriosa Alfetta e gli autobus Lancia Esagamma). I lettori possono divertirsi anche provando a individuare qualche ambientazione finora non “radarizzata” (ovvero confermata con tanto di coordinate geografiche, in gergo davinottiano) e anche una delle firme di questa testata ha voluto fornire il suo contributo segnalando che nella propria abitazione (sita lungo la via Salaria in località Settebagni) fu ambientato un episodio della serie televisiva Uno di noi con protagonista Gioele Dix: menzione d’onore fuori concorso, per così dire, esulando dalla categoria cinematografica.

Alessandro Pino

Roma Capitale: guardie giurate Axitea, dramma disoccupazione nell’indifferenza generale

17 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

axiteafinedeigiochiSi è messa male, anzi malissimo la situazione per le guardie giurate della sede romana della società Axitea e per le loro famiglie: letteralmente logorati da tempo per i disagi e l’ansia di lavorare in un istituto di vigilanza – in passato noto come Mondialpol Roma – che ha perso appalti storici uno dopo l’altro in seguito a una gestione criticata da molti, hanno avuto nei giorni scorsi una amara e definitiva conferma alle previsioni più nefaste sul loro destino. Il 15 maggio nella sede di via De Chirico si sono tenuti nella sede due incontri (uno la mattina, l’altro il pomeriggio) con i rappresentanti delle segreterie territoriali dei sindacati di settore (Mauro Brinati per la Fisascat Cisl, Barbara Di Tomassi per la Filcams Cgil e Sergio Ariodante per la Uiltucs Uil), presenti anche le rappresentanze sindacali interne all’azienda.

Probabile che i dipendenti – già passati attraverso diversi mesi di cassa integrazione, ora non più rinnovata – sperassero di ascoltare qualche notizia che lasciasse uno spiraglio di speranza. Forse si aspettavano di sentir proporre delle iniziative di protesta, di agitazione. Quando invece sono stati messi di fronte – dopo mesi nei quali si sono rincorse voci e supposizioni di ogni tipo su una qualche ripresa, amplificate anche dai classici e controproducenti meccanismi del passaparola – al fatto compiuto della decisione di procedere ai licenziamenti collettivi per quasi la metà del personale, la rabbia la delusione e la frustrazione sono montate rapidamente.

In concreto i sindacalisti hanno prospettato alle guardie giurate la scelta tra due opzioni non tanto diverse tra loro, visto che comunque di licenziamento si tratta. Unica differenza la possibilità di avere un incentivo di pochissime migliaia di euro (nel caso di un’uscita volontaria immediata) oppure niente (nel caso il dipendente volesse rimanere fino ai primi di settembre, periodo indicato inizialmente come quello in cui sarebbero partiti i licenziamenti coatti).

Praticamente traducibile in una scelta tra buttarsi dal primo piano di un palazzo in fiamme oppure dal decimo, senza possibilità di provare a spegnere l’incendio. Rabbia, delusione e frustrazione, come detto.

Si è provato quindi a chiedere spiegazioni su come sia stato possibile arrivare fino a quel punto, con una paradossale situazione di personale in esubero, a fronte di un bilancio societario in attivo. La laconica risposta è stata che si tratta di logiche dei fondi di investimento (come quello che ha la proprietà di Axitea) e poco ci si può fare. Responso che non è andato giù a parecchi dei presenti.

Nella riunione della mattina i toni si sono alzati rapidamente già da subito dopo un inizio poco felice nel quale la Di Tomassi aveva dichiarato abbastanza bruscamente di non voler essere ripresa per mezzo dei telefonini, come se – molti hanno osservato – quello fosse il problema principale. Era prevista una votazione per alzata di mano per decidere se dare mandato ai sindacati di accettare la proposta aziendale dell’uscita incentivata, in modo da permettere poi di fruirne ai singoli che lo avessero preferito. Non è stato possibile procedervi per il rapido accendersi dei toni; ovviamente si tratta di un eufemismo che viene usato per non creare ulteriori problemi a persone già nei guai fino al collo, ma chi c’era ha raccontato di aver visto in lacrime gente che in servizio era passata per le situazioni di degrado e rischio più totali e di aver udito urla e insulti scatologici all’indirizzo dei sindacalisti accusati apertamente non solo di avere fatto poco per tutelare i lavoratori ma di essersi venduti mandandoli allo sbaraglio.

Per evitare il peggio i delegati sindacali hanno preferito allontanarsi terminando in pratica con un nulla di fatto l’incontro, risultato che si è ripetuto nella sessione pomeridiana. Da queste premesse, nella riunione tenutasi il giorno dopo con i rappresentanti della Axitea si è convenuto di aspettare il 30 giugno per l’avvio dei licenziamenti, procedendo nel frattempo a un referendum interno riguardante sempre l’adesione all’uscita incentivata che avrebbe dovuto essere votata per alzata di mano.

In ogni caso, davanti alle guardie giurate della Axitea si è purtroppo aperto un vero e proprio baratro nel quale dover cadere per forza buttandocisi volontariamente o aspettando che il terreno frani sotto i piedi: il baratro della perdita del lavoro, del non sapere cosa mettere in tavola per sé e i propri familiari. Ma di questo evidentemente anche ai media nazionali importa poco, visto che – a differenza di altre situazioni – non si è visto lo straccio di una telecamera o di un microfono.

In casi del genere anche la visibilità e la solidarietà che ne consegue servono a dare un minimo di conforto; tocca constatare con amarezza che sono mancate anche quelle.

Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: Alemanno inaugura il cantiere del ponte tra Fidene e Villa Spada

13 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Con una visita all’area del cantiere, il sindaco Gianni Alemanno, alla presenza dell’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Roma, Fabrizio Ghera e di quello del III (ex IV) Municipio, Fabrizio Bevilacqua, nonché del presidente Cristiano Bonelli, ha inaugurato i lavori che nel giro di 350 giorni, così come assicurato dalla ditta che si è aggiudicata l’appalto, porteranno alla costruzione dei nuovi ponti – due – che collegheranno i quartieri di Fidene e Villa Spada con lo snodo ferroviario e la via Salaria. Il progetto originario risale al piano di zona Fidene-Valmelaina vecchio ormai di più di vent’anni.

Particolarmente soddisfatto Fabrizio Bevilacqua, che della realizzazione dell’opera aveva fatto un punto di orgoglio, inseguita durante tutti i cinque anni di consiliatura e agguantata in extremis. Molti i residenti che, dopo tanto attendere, rimangono ancora adesso scettici sull’effettiva durata dei lavori.

Ponte IMG-20130513-WA0000Della questione si parlava già come opera prossima ai suoi ultimi traguardi burocratici al 20 luglio 2011 e successiva cantierizzazione dopo l’estate di quell’anno. Il tutto poi subì il blocco per i tagli ai finanziamenti diretti ai comuni italiani e loro revisione della spesa pubblica, la famigerata “spending review”. Comunque, oggi si parte finalmente con i lavori perché il progetto è stato inserito all’interno del Piano del Traffico.

Luciana Miocchi

“Fierafuoriserie”: a Roma tornano in mostra i veicoli classici – di Alessandro Pino

10 Apr

PINOfuoriserietredici (1)Stanchi di circolare in un mare di Suv e monovolume tutti uguali, dai nomi improbabili e costruiti all’altro capo del mondo? Nostalgia di un tempo in cui il made in Italy in campo automobilistico non temeva rivali? Allora tenetevi liberi per i prossimi 13 e 14 aprile perché alla Fiera di Roma  torna “Fierafuoriserie”, la rassegna più importante per il collezionismo automotoristico dell’Italia centromeridionale giunta al settimo anno di vita. Semplici curiosi, iscritti a sodalizi dedicati a un genere o a un marchio in particolare, collezionisti in cerca di un pezzo di ricambio altrimenti introvabile da trapiantare su un esemplare già in loro possesso: tutti insieme tra veicoli più o meno anziani, più o meno prestigiosi. Come sempre saranno esposte mastodontiche vetture anni Trenta cariche di cromature assieme alle granturismo italiane anni Settanta  così piacevolmente diverse nelle loro linee tese dalle forme bulbacee oggi imperanti, passando per utilitarie comunissime nei primi anni Ottanta che trovare tra le auto ormai “storiche” (quindi almeno trentennali) potrà forse impressionare qualcuno per la sensazione del tempo già trascorso. Proprio ai veicoli meno esclusivi è dedicata la novità di questa edizione, il concorso “Povere ma belle” riservato alle auto di valore inferiore ai dodicimila euro: perché il mondo delle auto classiche – a dispetto del nome della manifestazione – non è solo quello delle “fuoriserie”ma anche di tutti quei veicoli che nel tempo hanno costituito la maggioranza del parco circolante e che in troppo pochi esemplari sono scampati alle sciagurate campagne di rottamazione. Ogni altra informazione può essere reperita sul sito http://www.fierafuoriserie.it

Alessandro Pino

Un cassonetto vi sorveglierà: la nuova raccolta differenziata parte dal Quarto Municipio – di Alessandro Pino

27 Ago

(pubblicato su http://www.di-roma.com)
Il Comune di Roma Capitale e l’Ama hanno intenzione di diffondere il più possibile in tutta la città la pratica della raccolta differenziata dei rifiuti, da svolgersi con modalità innovative rispetto a quanto fatto finora: si parla anche di “ cassonetti intelligenti” attivabili con un tesserino magnetico individuale, in modo da arginare il fenomeno del rovistaggio da parte di nomadi. L’assessore capitolino al’Ambiente Marco Visconti ha annunciato che per mettere a punto il nuovo sistema, in partenza da novembre e che dovrebbe raddoppiare in due anni la quota di rifiuti da riciclare, è stato scelto il territorio del Quarto Municipio, ritenuto più adatto di altri per più motivi: sia dal punto di vista logistico, per la presenza dei centri di raccolta di rifiuti speciali (le cosiddette isole ecologiche in zona Bufalotta e Ateneo Salesiano) e del deposito automezzi di via Salaria, annesso al controverso impianto per la preparazione di combustibile ottenuto da rifiuti. Altre ragioni che avrebbero determinato la scelta del Quarto Municipio per la sperimentazione del nuovo sistema sarebbero – così si legge nei lanci di agenzia – la “bassa densità abitativa” e l’essere caratterizzato da “edifici piccoli” adatti alla raccolta porta a porta e dotati di “ampi spazi condominiali” (caratteristiche che sinceramente non sembra di riscontrare con tale evidenza) oltre al fatto che in alcuni quartieri come Sacco Pastore già da tempo si è cercato di introdurre una sorta di “differenziata spinta” con la scomparsa dei cassonetti per i rifiuti organici, che vanno consegnati in orari fissi agli operatori Ama. Proprio quest’ultima modalità alla prova dei fatti – come si vede nelle immagini – si era dimostrata controproducente perché in molti, non avendo modo di trovarsi sul posto negli orari convenuti, lasciavano i sacchetti dell’umido proprio a fianco dei cassonetti della raccolta differenziata. Di questo devono averne preso atto nella “stanza dei bottoni” e per l’appunto sembra che debbano tornare i grandi secchioni per i rifiuti non riciclabili, seppure nella versione tecnologica dotata di lettore di schede magnetiche – una sorta di Grande Fratello orwelliano dell’immondizia. Entusiastiche dichiarazioni sono state rilasciate dagli amministratori interessati: Salvatore Cappello e Piergiorgio Benvenuti, rispettivamente ‘amministratore delegato e presidente dell’Ama, hanno espresso “grande soddisfazione”, mentre Andrea De Priamo, presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, ha parlato di una «rivoluzione in grado di avvicinare Roma al modello “rifiuti zero” già sperimentato con successo a San Francisco». Secondo Cristiano Bonelli, presidente del Quarto Municipio, il fatto che il nuovo modello verrà sperimentato sul territorio da lui amministrato è «grande motivo di orgoglio» e gli abitanti del Municipio sapranno certamente accoglierne le novità. Sarà, ma di fronte a tutto questo sfoggio di ottimismo tecnologico la prima immagine che viene in mente è quella della classica signora ultraottantenne che guarda perplessa una specie di carta bancomat davanti a un “cassonetto intelligente” – magari vandalizzato – chiedendosi che cosa debba farci: in fondo voleva solo buttare via un sacchetto di immondizia.

Alessandro Pino