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Una scrittrice di Monte Sacro in vetta ad Amazon- di Alessandro Pino

30 Ago

[ROMA] Una scrittrice di Monte Sacro é attualmente ai primi posti del concorso letterario Storyteller 2020 di Amazon con il suo terzo romanzo intitolato “Dai ragione ai sogni”. Lei si chiama Patrizia Marinelli, la passione per la scrittura ce l’ha fin da bambina e ha già vinto dei piccoli premi letterari fin da metà anni Novanta: il premio saggistica E.I.P. “Scuola strumento di pace” , il concorso europeo del Movimento per la Vita “La vita: una scelta per ognuno e per l’Europa” e il premio di poesia “L’alba del terzo Millennio” dell’associazione “La Conca” di Romeo Iurescia, il diploma d’onore del concorso
letterario A. L. I. Penna d’autore e il diploma di merito dal concorso letterario Albatros.
I romanzi di Patrizia Marinelli sono espressione di un nuovo genere letterario definito “Young Adult”, psicologico sentimentale con una spiccata attenzione e riferimento a un pubblico post adolescenziale ma non solo, visto che riscuote consensi anche presso un target anagraficamente molto più maturo.
La protagonista di “Dai ragione ai sogni” (già apparsa in un precedente lavoro) è Domiziana, una ragazza
che dopo una adolescenza travagliata
dalle prime esperienze amorose, dalle
droghe e dalla morte della amata sorella riesce a raggiungere uno stato di equilibrio, calma e razionalità. La tranquillità però dura poco e Domiziana si trova perseguitata da incubi ricorrenti in cui appare un misterioso ragazzo che la portano a mettere in discussione la relazione con Ivan, il suo fidanzato. Anche la copertina di “Dai ragione ai sogni” è un pezzo d’autore, illustrata dall’artista Marilena Fineanno con la quale Patrizia Marinelli rinnova una lunga collaborazione.

Alessandro Pino

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Sacco Pastore: addio a Ezio Feliciani, meccanico e artista delle Lancia classiche- di Alessandro Pino

28 Ago

[ROMA] Il mondo dell’automobilismo storico romano perde uno dei suoi tecnici più apprezzati: all’età di ottantasette anni è infatti scomparso nei giorni scorsi Ezio Feliciani, meccanico notissimo tra i conoscitori del marchio Lancia e più in generale del motorismo classico, al punto da preparare vetture per manifestazioni internazionali e di rendere la sua officina di via Val Camonica in zona Sacco Pastore -per molto tempo autorizzata della ex Casa di Chivasso- la sede del Club Colosseum, uno dei principali sodalizi del settore, da lui fondato. Alla lunghissima attività prettamente tecnica- aveva iniziato a lavorare con i motori da bambino- ne aveva unita una artistica, realizzando sculture ricavate dalla saldatura di parti meccaniche che raccoglieva in un locale dell’officina appositamente dedicato e chiuso al normale accesso da una grata in ferro. Proprio l’ex presidente del Club Colosseum, il giornalista Marco Marinacci, ne traccia un ricordo personale: <Ezio Feliciani l’ho conosciuto nel 2004, quando mi sono iscritto al club di veicoli storici che aveva fondato, il Colosseum Club Veicoli Storici Roma, di cui poi sono stato presidente dal 2010 al 2019. Una persona incredibile, un personaggio. Nel 2004 Ezio, nato nel 1933, aveva già 71 anni ma proprio non sembrava né per fisico né per spirito. Quando veniva ai raduni con la sua Fulvia HF qualche sgommata non mancava mai. Rimasi a bocca aperta la prima volta che mi portò nella “gabbia” a vedere le sue sculture, ma soprattutto rimasi senza fiato quando cominciò a spiegarmele. Non sono “pezzi de fero messi lì”, come diceva lui, ma ognuna ha una storia, un significato articolato quasi sempre a sfondo religioso. Uno spessore d’animo forse sorprendente in una persona che a scuola era andata ben poco: a dodici anni il padre gli disse che gli serviva una mano (comprensibilmente, visto che aveva dodici figli), lui si mise a fare il meccanico e a diciannove anni aprì la sua prima officina tutta sua, a conti fatti si era nel 1952, nell’Italia delle Topolino. Ben presto fu ufficiale Lancia, e con il passar degli anni è diventato un vero e proprio riferimento anche grazie all’attività di restauro, a livello meccanico, delle auto “de ‘na vorta”. La gabbia delle sculture, sì. Ezio aveva la fissazione di non buttare i pezzi delle macchine che aggiustava, ma di metterli insieme con fantasia per formare delle sculture: in nessuna c’è un pezzo che non provenga da un’auto. Non si salvava nulla, anzi non si buttava nulla: candele, catene, valvole, coppiglie, alberi, parastrappi, ingranaggi. Ma per capire che Gesù Bambino è una coppiglia e l’aureola della Madonna una rondella e il bue e l’asinello sono due bilancieri ti devi avvicinare e guardare attentamente. E queste sculture sono nell’officina, racchiuse in una gabbia. Sono famose e – confesso che non so come avesse fatto! – era riuscito a farne dono a personaggi famosi, del calibro di Bush o del Papa. C’è un guerriero con la lancia che raffigura Vincenzo Lancia perché, diceva, “a me m’ha ‘mparato lui”, c’è un indiano d’America con le candele Champion che sono americane ma niente Bosch né Marelli, c’è mezza 500 con un presepe animato, c’è un cavallo rampante in cui spicca il volano di una Guzzi, c’è una gallina tutta di candele, c’è una incredibile Pietà con pezzi di sedili, catene, molloni e spingidisco che ha destato lo stupore del Cardinale Poletti per via dell’effetto di “abbandono” che Ezio è riuscito a darle, in cui… “ha fregato Michelangelo”. Quando si metteva a raccontarle era così coinvolto che non si fermava più, faceva e ti faceva fare tardi qualunque cosa avesse e avessi da fare. Ma era anche terribilmente affascinante e così qualche volta lo ho filmato: perché altri potessero ascoltare direttamente da lui alcune descrizioni. Peccato non avergliele fatte descrivere tutte, ora non c’è più tempo.
La descrizione della Pietà merita un cenno in più: Ezio raccontava che il cardinale Poletti restò impressionato e si complimentò moltissimo perché aveva ottenuto l’effetto dell’abbandono, che nessun altro scultore, Michelangelo compreso, aveva dato alla sua opera. Ezio si preoccupò moltissimo, pensando di aver fatto un errore e non rendendosi conto di cosa fosse questo benedetto abbandono, e continuando a chiedere “ma che d’è ‘st’abbandono” finché il cardinale gli mostrò le catene e le articolazioni dei sedili che erano mobili e che quindi, se sollevate, ricadevano giù, come le parti di un corpo esamine. Non so se il racconto di Ezio fosse un po’ romanzato, ma era molto coinvolgente, si creava un pathos.

Ne ha fatte di tutti i colori, ha corso con Luigi Musso, ha avuto a che fare con mille personaggi importanti, del settore e non. Nella sua officina c’è ancora una Guzzi 250 che tanti anni fa aveva modificato per correre: va perfettamente in moto, si fa sentire ruggire ma soprattutto tiene un minimo incredibile che farà sì e no due scoppi al secondo, incredibile, bisogna sentirla per crederci. Entro un giorno in officina e sento un casino… “aoh, sto a fa’ gira’ un po’ questa senno’ s’addorme”, subito prendo il cellulare e filmo, tutto contento dà un po’ di sgassate ma poi la mette al minimo e fa la faccia beata per come lo regge. Non gli sarà parso vero quindi quando, nel 1997, Roberto Chiodi gli chiese di preparare la sua Flavia Coupé per fare un giretto un po’ lungo: la Pechino Parigi. Non bastava, quindi giro del mondo, 33.000 chilometri, con tanto di macchina che va in un burrone di 30 metri ma continua a funzionare sistemando solo le ammaccature più grosse. E cosa esce fuori alla fine? Che nella preparazione aveva nascosto un santino della Madonna del Divino Amore sotto al sedile, “è lei che vi ha protetto, che vi ha fatto tornare a casa sani e salvi”. Non so bene, francamente, come mai gli venne l’idea di fondare il club federato ASI, il Colosseum: fu nel 1991, so che prima era socio di altri club, non credo sia importante. Ma come fu per l’officina evidentemente ne voleva uno suo. Con una sede improbabile sul soppalco dell’officina, nella quale arrivano tutti i rumori e le puzze dei motori che aggiustava, per molto tempo non c’erano neppure dei vetri, incapaci di contenere il rumore ma almeno qualche gas. Anni fa, non ero ancora presidente, in un certo numero di persone pensammo che fosse bene cambiare sede e sceglierne una più “normale”, non fu possibile: “no no, ’sto club è nato qua, e deve da sta’ qua, vicino alle machine”. Un club di poca gente senza fronzoli, forse un po’ rudimentale ma un club vero, che sta insieme perché gli va e non perché gli conviene.

Che sarà ora senza Ezio… non lo so. In officina ci sono i figli, Fabrizio e Milena, già da tempo. Ma per noi Ezio c’è sempre, e sono sicuro che in questo momento il Paradiso è un luogo rumoroso, perché appena arrivato… “A Sampie’ vie’ qua, che te trucco la machina!”>.

Alessandro Pino

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Così parlò…Cazzaniga: intervista a Renato Scarpa- di Alessandro Pino

25 Lug

Renato Scarpa, l’attore celebre per la sua partecipazione a pellicole divenute di culto degli anni Ottanta come “Così parlò…Bellavista” di Luciano De Crescenzo (in cui interpretava il milanese dottor Cazzaniga capo del personale dell’Alfasud di Pomigliano D’Arco), “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi (dove era il complessato Robertino) e “Un Sacco Bello” di Carlo Verdone (in cui era l’ipocondriaco Sergio) ha presenziato nella Capitale nel pomeriggio del 24 luglio all’inaugurazione di una targa a ricordo del quarantennale del film dell’attore e regista romano. Attorniato dai fan e dai cinefili, il maestro Scarpa, accompagnato dallo scrittore e regista Paolo Silvestrini, rispondendo ad alcune domande sui suoi personaggi entrati nell’immaginario collettivo degli italiani, ha commentato: <Per me Napoli è sempre stato il golfo più bello del mondo, è la speranza, la bellezza>.
Qui il video dell’intervista.
Alessandro Pino

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Votiamo il Ponte Nomentano tra i Luoghi del Cuore del Fai- di Alessandro Pino

21 Lug

[ROMA] É il momento di valorizzare, pubblicizzare e sostenere tutti insieme uno dei simboli del territorio del Terzo Municipio, un luogo plurimillenario dove è passata la Storia con la esse maiuscola: il ponte Nomentano, nel cuore di Monte Sacro, che su questo sito ahinoi troppo spesso appare in quanto preda del becero teppismo e più lietamente parlando della annuale rievocazione storica del passaggio di Carlo Magno nell’anno 800 a cura del divulgatore di storia romana Gherardo Dino Ruggiero e della sua associazione “Il Carro De’ Comici”. Adesso è stato inserito nel censimento dei “luoghi del cuore” organizzato dal Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, giunto alla decima edizione ed è possibile votarlo gratis con un clic sul sito. Certo, la concorrenza è agguerrita perché nel pur disastrato belpaese non mancano le attrattive ma è l’occasione per rinsaldare un legame collettivo con l’ambiente e anche un modo per difenderlo concretamente: per i luoghi più votati, a fronte della presentazione di un progetto da concordare con il Fai vengono stanziati dei contributi da erogare solo a enti senza scopo di lucro e a enti pubblici, non a persone fisiche o enti profit. Insomma, non resta che cliccare.

Alessandro Pino

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Addio a Ennio Morricone, tra le sue colonne sonore una legata a Talenti- di Alessandro Pino

6 Lug

[ROMA] Il mondo dello spettacolo, della musica e della cultura in genere saluta il celeberrimo compositore Ennio Morricone- Oscar nel 2016 per le partiture del film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight” e nel 2007 alla carriera per la sterminata produzione di colonne sonore per il cinema, anche se altrettanto estesa fu quella per la televisione – mancato nella notte al Campus Biomedico all’età di novantuno anni per le conseguenze di una frattura dovuta a una caduta. Tra le sue colonne sonore, una delle meno conosciute è forse quella composta per “L’Umanoide”, un film di fantascienza del 1979 diretto da George B. Lewis (pseudonimo del regista Aldo Lado) che fu girato in parte nei cinestudi Dear di Talenti, oggi Rai dedicati a Fabrizio Frizzi – nell’attuale Terzo Municipio della Capitale – e in cui recitavano diversi attori apparsi in precedenza in pellicole dell’agente 007: Barbara Bach, Corinne Cléry e Richard Kiel . «Era un bel film girato con grande sforzo, ma non poteva competere con le produzioni americane – ricordava il maestro rispondendo a una mia domanda anni fa dopo aver diretto un concerto all’Auditorium Parco della Musica – io cercai di scrivere una colonna sonora in polemica con queste». Un compositore prestigioso e un cast di grido non bastarono a salvare dall’insuccesso un film che si ricorda per le imbarazzanti somiglianze con Guerre Stellari, a partire dal “cattivo” Lord Graal, interpretato da Ivan Rassimov  in un costume spudoratamente simile a quello del ben più famoso Lord Fener.

Alessandro Pino

Ennio Morricone con Aldo Lado
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Estate sotto le stelle al Teatro degli Audaci- di Alessandro Pino

29 Giu


[ROMA] La stagione artistica del Teatro degli Audaci riprende all’insegna delle risate e del buonumore dopo la sospensione imposta dalle restrizioni del lockdown e si prolunga fino ad agosto con un palcoscenico appositamente allestito sotto le stelle. A dare l’annuncio al grido di “R-estate con noi” è il fondatore e direttore artistico Flavio De Paola elencando alcuni degli artisti di grandezza nazionale che si esibiranno: ad aprire la rassegna estiva sarà “Il viaggio di Neaco”, evento di musica napoletana  con Luigi Carbone, Giovanni Imparato, Aldo Perris, Antonio Carluccio, Mats Eric Hederg, Davide Grottelli, Anna Rita di Pace.
Saliranno poi sul palcoscenico Rodolfo Laganà con il suo spettacolo “Toro sedato” dal 9 all’ 11 luglio, Mario Zamma con lo spettacolo “Sbussolati” dal 17 al 19 luglio, la Compagnia degli Audaci con la commedia di John Tremblay “L’apparenza Inganna” dal 24 al 26 luglio (per la regia di Flavio De Paola, interpretata da Gianluca Delle Fontane, Serena Renzi, Ilario Crudetti, Giorgia Masseroni e con Flavio De Paola), Marisa Laurito con lo spettacolo  “Lisistrata” dal 1 al 2 agosto. Ma non finisce qui e chiamando il numero 06 94376057 potete chiedere tutte le informazioni e prenotare il vostro posto in prima fila. Il Teatro degli Audaci si trova in via Giuseppe De Santis, 29 (uscita 10 del GRA), zona Porta di Roma. Parcheggio gratuito e riservato.
Alessandro Pino

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Quando “Il medico della mutua” di Alberto Sordi aveva lo studio in zona Monte Cervialto- di Alessandro Pino

16 Giu

[ROMA] Sono appena trascorsi cento anni dalla nascita di Alberto Sordi. Fra i tanti ritratti di italiani- non di rado ben poco virtuosi- tratteggiati dal grande attore e regista- non si può fare a meno di citare il medico Guido Tersilli, protagonista de “Il medico della mutua” di Luigi Zampa del 1968, poi riproposto l’anno successivo ne “Il Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue”, diretto stavolta da Luciano Salce. Non tutti sanno che una parte del film fu girato nel territorio dell’attuale Terzo Municipio, fra piazza Vimercati, via Cesare Fani e via Monte Cervialto. É infatti in quella zona- allora ultraperiferica e di nuovissima edificazione che il personaggio, giovane medico via via sempre più arrivista, ha lo studio (anzi, due in successione) dove visita un numero crescente di pazienti, raggiungendo ritmi frenetici di lavoro che lo portano al collasso. Ne dá conferma il sito specializzato nella ricerca di location “Il Davinotti“, mostrando fotogrammi della pellicola accostati a immagini recenti riprese con le medesime inquadrature.

Alessandro Pino

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Intervista ad Andrea Lepone, autore del romanzo “La notte degli angeli”

24 Apr

 

Andrea Lepone, giornalista classe 1995, ha pubblicato il suo primo romanzo, intitolato “La notte degli angeli”, sotto l’egida della casa editrice Aracne. Per il giovane scrittore romano, già autore delle raccolte di poesie “Poesie di una mente silenziosa” (Kimerik) e “Riflessioni in chiaroscuro” (La Macina Onlus), si tratta dell’esordio nel mondo della narrativa.

 

Andrea, come nasce questo tuo primo romanzo?

 

Il romanzo affonda le proprie radici nelle mie molteplici passioni letterarie e cinematografiche. Ho cercato di fondere e rielaborare, in chiave personale, diversi generi, dal thriller al noir, passando per il poliziesco.

 

A cosa si deve la scelta di questo titolo, “La notte degli angeli”?

 

L’intera storia si svolge nell’arco di una sola notte, fatta eccezione per il breve prologo iniziale, mentre gli angeli sono il simbolo di quell’inaspettato processo catartico a cui sono sottoposti i protagonisti del romanzo.

 

All’interno del libro ci sono molte riflessioni di stampo esistenzialista… quella per la filosofia è un’altra passione che ha influito in modo decisivo sulla stesura del tuo romanzo?

 

Diciamo che non volevo tagliare completamente i ponti con il passato. Il tema dell’esistenzialismo ha da sempre caratterizzato la mia produzione poetica, non volevo rinunciarvi. Inoltre, penso che quei passaggi filosofici conferiscano maggiore umanità a tutti i personaggi che animano il romanzo.

 

Leggendo “La notte degli angeli”, si notano subito sia la brevità dei vari capitoli, venti in totale, che i continui cambi di prospettiva dell’io narrante… sono elementi che pensi di riproporre in futuro, magari in altre opere?

 

Ammetto di essere un amante della narrazione in prima persona, credo che sia una tecnica estremamente comunicativa, perciò non mancherò di riproporla anche in futuro. Per quanto concerne la struttura del libro, e quindi i suoi capitoli, il discorso è un po’ diverso, bisogna capire quale impostazione funziona meglio per una determinata storia.

 

Cosa non deve mai mancare in un tuo romanzo?

 

Senza dubbio la suspense. Il mio obiettivo è quello di stupire e far appassionare il lettore ad ogni pagina del libro.

 

Gli autori a cui ti ispiri?

 

Ammiro in modo particolare la fluidità narrativa di Stephen King e Clive Cussler.

 

Nessuno scrittore italiano?

 

Apprezzo molto le opere di Alessandro Baricco e Donato Carrisi.

 

Ti piaceva scrivere già durante l’infanzia?

 

In realtà da bambino ero più un lettore che uno scrittore. Mi piacevano molto i classici del fumetto italiano, Dylan Dog e Diabolik su tutti, poi mi sono appassionato alla serie letteraria “Piccoli brividi” e ai suoi simili.

 

Poesia o narrativa, quale genere è più complesso?

 

Personalmente, ritengo più complesso il mondo della narrativa. Ci sono regole e scalette da rispettare, mentre la poesia ti lascia inevitabilmente maggiore libertà.

 

Hai qualche progetto in cantiere?

 

Sto già scrivendo un nuovo romanzo, questa volta di genere fantascientifico. E sto lavorando all’apertura di una piccola casa editrice e di un giornale online, sono sempre stati i miei sogni nel cassetto.

 

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Coronavirus: preghiera di gruppo al “Grande Fratello”- di Alessandro Pino

16 Mar

[ROMA] La preoccupazione per l’emergenza Coronavirus è crescente anche tra i partecipanti al “Grande Fratello Vip” che nonostante l’isolamento mediatico in entrata vengono tenuti informati di quanto sta accadendo fuori la Casa. Per questo la mattina del 16 marzo hanno recitato insieme alcune preghiere: riunitisi in cerchio nel giardino, guidati dall’attore Fabio Testi (il più anziano del gruppo) con mani levate al cielo hanno detto l’ “Ave Maria” e il “Padre Nostro” finendo poi con un ideale applauso al personale sanitario impegnato negli ospedali. Un bel messaggio di solidarietà e speranza che viene dalla trasmissione Mediaset.

Alessandro Pino

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Gli ambulanti abusivi si adeguano al Coronavirus: mascherine invece di rose o ombrelli- di Alessandro Pino

27 Feb

[ROMA] Di solito vendono rose, ombrelli se minaccia pioggia, sciarpe di marchi famosi taroccati e cianfrusaglie varie ma la paura del Coronavirus non ha trovato impreparato chi sta dietro alla miriade di venditori abusivi che infestano il centro storico della Capitale: ieri pomeriggio, infatti, i Carabinieri hanno trovato in via Quattro un ambulante irregolare del Bangladesh che proponeva ai passanti l’acquisto di mascherine sanitarie monouso: gliene sono state sequestrate più di centocinquanta stipate nello zaino. È stato multato per cinquemila euro e ha ricevuto l’ordine di allontanamento per le successive 48 ore.
Alessandro Pino

(foto Comando Provinciale Carabinieri Roma)

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Addio a Flavio Bucci, visse anche a Talenti- di Alessandro Pino

18 Feb

[PASSOSCURO- RM] È scomparso all’età di 72 anni l’attore cinematografico, teatrale e televisivo Flavio Bucci. Recentemente aveva ammesso con grande dignità di trovarsi in condizione di grave indigenza a causa delle dissolutezze alle quali aveva ceduto negli anni. Resterà indimenticato al grande pubblico per le interpretazioni- fra le altre- ne “Il Marchese del Grillo”, nel Ligabue televisivo e per una memorabile trasposizione sulla Rai de “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Fu attivo anche nel doppiaggio e i giovanissimi telespettatori della prima metà degli anni Ottanta impararono a riconoscere la sua voce come quella di uno dei cugini Duke – quelli con la Dodge Charger rosso arancio battezzata “Generale Lee” – del telefilm “Hazzard” trasmesso da Canale 5. Non tutti sanno però (come ci ha rivelato una fonte confidenziale) che negli anni Novanta visse anche a Talenti nelle adiacenze di via Della Bufalotta: uno dei numerosi personaggi dello spettacolo che ha legato il suo nome al territorio dell’attuale Terzo Municipio.
Alessandro Pino

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Serenate in Mi con l’Orchestra degli Ostinati il 2 febbraio- di Alessandro Pino

2 Feb

[ROMA] Continuano gli appuntamenti musicali di prestigio con l’Orchestra Giovanile degli Ostinati diretta dal Maestro Robert Andorka: domenica 2 febbraio presso l’aula Paolo VI dell’università Pontificia Salesiana- piazza dell’Ateneo Salesiano 1, zona Nuovo Salario – si terrà il concerto “Serenate in Mi”. Verranno eseguiti brani di Edward Elgar e Anton Dvorak. Il concerto ha il patrocinio del Terzo Municipio. Inizio alle ore 18, ingresso libero.

Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studentessa fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Quando la Festa finisce a schifìo: perché salta il tappo della rabbia – di Alessandro Pino

25 Dic

Perché le ricorrenze e le feste possono scatenare manifestazioni eclatanti di frustrazione, con scoppi di rabbia incontrollata e liti furiose in casa o al lavoro proprio in momenti che dovrebbero essere lieti e invece qualcuno sembra scelga appositamente per farsi rodere il lato B? Proviamo a formulare delle ipotesi:
da un lato il Natale e la Pasqua in primis ma anche i compleanni e gli anniversari aggiungono all’usuale e usurante susseguirsi quotidiano di incombenze e imprevisti – già di suo magari non governabile agevolmente, vuoi per motivi economici, di salute o altro- una serie di ulteriori impegni, obblighi di fatto (i regali, le riunioni, gli auguri da inviare, gli spostamenti, persone da ospitare) che diventano in pratica delle corvèe caricando ancora di più il fardello di responsabilità extra sulle spalle di ciascuno e il non riuscire a farvi fronte genera nuovo nervosismo. Per alcune categorie lavorative impegnate in ruoli di servizio c’è spesso poi la necessità di coprire comunque dei turni durante quelle giornate o nottate che per gli altri sono di festa: tale circostanza può dare luogo ad altre frustrazioni e risentimenti non solo perché si lavora magari in contesti disagiati quando altri riposano e fanno baldoria ma perché si percepisce di aver subìto un torto se magari il collega ha ottenuto un turno più favorevole o quel giorno semplicemente se ne sta a casa.

Dall’altro lato poi, le scadenze festive costituiscono una sorta di boa temporale, di capolinea intermedio che impone implicitamente la formulazione di bilanci di vita anche professionale e se non sono favorevoli la lancetta può puntare pericolosamente sul rosso.

Alessandro Pino

(educatore e formatore)

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Quando la Festa finisce a schifìo: perché salta il tappo della rabbia – di Alessandro Pino

25 Dic

Perché le ricorrenze e le feste possono scatenare manifestazioni eclatanti di frustrazione, con scoppi di rabbia incontrollata e liti furiose in casa o al lavoro proprio in momenti che dovrebbero essere lieti e invece qualcuno sembra scelga appositamente per farsi rodere il lato B? Proviamo a formulare delle ipotesi:
da un lato il Natale e la Pasqua in primis ma anche i compleanni e gli anniversari aggiungono all’usuale e usurante susseguirsi quotidiano di incombenze e imprevisti – già di suo magari non governabile agevolmente, vuoi per motivi economici, di salute o altro- una serie di ulteriori impegni, obblighi di fatto (i regali, le riunioni, gli auguri da inviare, gli spostamenti, persone da ospitare) che diventano in pratica delle corvèe caricando ancora di più il fardello di responsabilità extra sulle spalle di ciascuno e il non riuscire a farvi fronte genera nuovo nervosismo. Per alcune categorie lavorative impegnate in ruoli di servizio c’è spesso poi la necessità di coprire comunque dei turni durante quelle giornate o nottate che per gli altri sono di festa: tale circostanza può dare luogo ad altre frustrazioni e risentimenti.

Dall’altro lato poi, le scadenze festive costituiscono una sorta di boa temporale, di capolinea intermedio che impone implicitamente la formulazione di bilanci di vita anche professionale e se non sono favorevoli la lancetta può puntare pericolosamente sul rosso.

Alessandro Pino

(educatore e formatore)

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