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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studentessa fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Quando la Festa finisce a schifìo: perché salta il tappo della rabbia – di Alessandro Pino

25 Dic

Perché le ricorrenze e le feste possono scatenare manifestazioni eclatanti di frustrazione, con scoppi di rabbia incontrollata e liti furiose in casa o al lavoro proprio in momenti che dovrebbero essere lieti e invece qualcuno sembra scelga appositamente per farsi rodere il lato B? Proviamo a formulare delle ipotesi:
da un lato il Natale e la Pasqua in primis ma anche i compleanni e gli anniversari aggiungono all’usuale e usurante susseguirsi quotidiano di incombenze e imprevisti – già di suo magari non governabile agevolmente, vuoi per motivi economici, di salute o altro- una serie di ulteriori impegni, obblighi di fatto (i regali, le riunioni, gli auguri da inviare, gli spostamenti, persone da ospitare) che diventano in pratica delle corvèe caricando ancora di più il fardello di responsabilità extra sulle spalle di ciascuno e il non riuscire a farvi fronte genera nuovo nervosismo. Per alcune categorie lavorative impegnate in ruoli di servizio c’è spesso poi la necessità di coprire comunque dei turni durante quelle giornate o nottate che per gli altri sono di festa: tale circostanza può dare luogo ad altre frustrazioni e risentimenti non solo perché si lavora magari in contesti disagiati quando altri riposano e fanno baldoria ma perché si percepisce di aver subìto un torto se magari il collega ha ottenuto un turno più favorevole o quel giorno semplicemente se ne sta a casa.

Dall’altro lato poi, le scadenze festive costituiscono una sorta di boa temporale, di capolinea intermedio che impone implicitamente la formulazione di bilanci di vita anche professionale e se non sono favorevoli la lancetta può puntare pericolosamente sul rosso.

Alessandro Pino

(educatore e formatore)

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Quando la Festa finisce a schifìo: perché salta il tappo della rabbia – di Alessandro Pino

25 Dic

Perché le ricorrenze e le feste possono scatenare manifestazioni eclatanti di frustrazione, con scoppi di rabbia incontrollata e liti furiose in casa o al lavoro proprio in momenti che dovrebbero essere lieti e invece qualcuno sembra scelga appositamente per farsi rodere il lato B? Proviamo a formulare delle ipotesi:
da un lato il Natale e la Pasqua in primis ma anche i compleanni e gli anniversari aggiungono all’usuale e usurante susseguirsi quotidiano di incombenze e imprevisti – già di suo magari non governabile agevolmente, vuoi per motivi economici, di salute o altro- una serie di ulteriori impegni, obblighi di fatto (i regali, le riunioni, gli auguri da inviare, gli spostamenti, persone da ospitare) che diventano in pratica delle corvèe caricando ancora di più il fardello di responsabilità extra sulle spalle di ciascuno e il non riuscire a farvi fronte genera nuovo nervosismo. Per alcune categorie lavorative impegnate in ruoli di servizio c’è spesso poi la necessità di coprire comunque dei turni durante quelle giornate o nottate che per gli altri sono di festa: tale circostanza può dare luogo ad altre frustrazioni e risentimenti.

Dall’altro lato poi, le scadenze festive costituiscono una sorta di boa temporale, di capolinea intermedio che impone implicitamente la formulazione di bilanci di vita anche professionale e se non sono favorevoli la lancetta può puntare pericolosamente sul rosso.

Alessandro Pino

(educatore e formatore)

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Due appuntamenti in musica in Terzo Municipio il 22 dicembre- di Alessandro Pino

22 Dic

[ROMA] L’atmosfera natalizia in Terzo Municipio entra veramente nel vivo domenica 22 dicembre con due pregevoli appuntamenti musicali che si terranno praticamente in contemporanea: alle 19 e 30 presso la parrocchia di San Giovanni Crisostomo in via Emilio De Marchi (zona Talenti) si svolgerà la rassegna corale “Note di Natale” con la partecipazione del coro di voci bianche “I piccoli di Talenti”, i cori polifonici “Aperta- Mente” e “New Melody” e il coro giovanile “Voci di Talenti”. Alle 19 e 45 nella chiesa di Santa Maria della Speranza in via Cocco Ortu al Nuovo Salario si terrà il Concerto di Natale dell’Orchestra Giovanile degli Ostinati diretta da Robert Andorka con il coro polifonico “Concentus Vocalis”. In entrambi gli appuntamenti l’ingresso è libero.

Alessandro Pino

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Il “Palo della Morte” di “Un sacco bello” a Vigne Nuove verrà ricordato ufficialmente dal Terzo Municipio – di Alessandro Pino

21 Dic

[ROMA] Una scena cinematografica entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo italiano e romano in particolare, quella del cosiddetto “Palo della Morte” nel film “Un sacco bello” di e con Carlo Verdone, presto lo sarà anche ufficialmente. Per i più giovani che magari non hanno ben presente di cosa si tratti, è il traliccio dell’alta tensione presso cui uno dei personaggi interpretati da Verdone nel film del 1980 dá appuntamento a un amico il giorno di Ferragosto per partire insieme a bordo di una Fiat Dino Spider in direzione della Polonia- all’epoca oltre la Cortina di Ferro- sperando di fare strage di cuori al prezzo di qualche penna biro e qualche calza di nylon. La scena fu girata in via Giovanni Conti (zona Vigne Nuove) e pur essendo i luoghi molto cambiati da allora- a partire proprio dal traliccio della corrente, rimosso da tempo- sono ben riconoscibili i caratteristici edifici popolari con i cilindri di cemento, tanto è che ogni 15 agosto numerosi fan della pellicola si riuniscono nel punto in cui fu girata la scena per celebrare il film e il suo protagonista e regista. Ebbene, è stata infatti votata dal Consiglio del Terzo Municipio (quello in cui si trova la strada) una mozione con cui si impegnano il Presidente e la Giunta municipali ad attivarsi per installare una targa celebrativa nel luogo in cui sorgeva il “Palo della Morte”, allo stesso modo in cui ad alcune centinaia di metri di distanza è stata ricordata la location di “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, girato in zona Val Melaina. La mozione ha avuto come primo proponente Fabrizio Bevilacqua del gruppo Lega Salvini ma è stata comunque firmata da esponenti di maggioranza e opposizione.

Alessandro Pino

(nel fotomontaggio la location nella pellicola del 1980 e oggi)

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A Monte Sacro tornano i pittori de “I giardini dell’arte”- di Alessandro Pino

19 Dic

[ROMA] L’associazione culturale Ferdinando Agnini (edificio ex Gil) di viale Adriatico 136 ospiterà i prossimi 21, 22 e 23 dicembre la nuova edizione della mostra collettiva “I giardini dell’arte”, cui parteciperanno i pittori selezionati nel giugno scorso in occasione del concorso “Roma: colori, forme, spazi urbani”. Saranno presentate le opere di diciotto artisti, diversi tra di loro per temi, tecniche e stili, ma accomunati dalla preferenza per un linguaggio vicino all’arte contemporanea e che avranno così il modo di incontrarsi e incontrare il pubblico. La rassegna, giunta al secondo anno di vita, è curata da Tina Stati e Marilena Fineanno. Il vernissage di sabato 21 inizierà alle ore 18 mentre nei due giorni successivi l’orario sarà dalle10 alle 13 e dalle16 alle 19. Ingresso libero. Per informazioni telefonare
al 328-8164579 o al 392-0861275.

Alessandro Pino

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Salvador Dalì in mostra a Parma con “30 Years After the Genius” – di Alessandro Pino

12 Dic

[PARMA]
A trent’anni dalla scomparsa di Salvador Dalì una mostra celebra la grandezza del geniale e poliedrico surrealista catalano: il prossimo 14 dicembre presso la galleria d’arte ART&CO di Parma si inaugura “Salvador Dalì 30 Years After the Genius” che durerà fino al 28 febbraio dell’anno venturo. Patrocinata dal Comune di Parma, l’esposizione si compone di oltre venti opere di Dalì tra dipinti, sculture e disegni su carta tra cui il famoso orologio sciolto di “La persistenza della memoria”. Curata da Simone Viola, Tiziano Gurin e Alice Pezzali, “30 years after the genius” segna anche l’inizio di una fattiva collaborazione con The Dalì Universe- fondazione che gestisce una delle più grandi collezioni private al mondo di opere di Dalì- con il fine di inserire sculture monumentali del genio spagnolo nel contesto cittadino parmense. La galleria ART&CO si trova in Borgo Palmira 4/b. Ingresso gratuito.
Alessandro Pino

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Le mamme del terremoto di Norcia premiate dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni – di Alessandro Pino

8 Dic

[ROMA] Si è svolta lo scorso 7 dicembre nel complesso del Tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (conosciuta anche come Mormone) in via Di Settebagni la premiazione di dieci mamme provenienti da Norcia, cittadina duramente colpita dagli eventi sismici che devastarono numerose località del Centro Italia (radendo pressoché al suolo Amatrice, come è noto) tra l’estate del 2016 e i primi mesi del 2017. Il Riconoscimento per i Valori della Famiglia viene conferito annualmente a chi si è contraddistinto per aver difeso l’istituzione della famiglia. Le mamme sono state dunque premiate perché, pur in quei momenti difficili, hanno deciso di investire nel futuro dando alla luce un figlio. Alla cerimonia erano presenti il presidente del Terzo Municipio, Giovanni Caudo, il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno e l’onorevole Maria Teresa Bellucci, mentre a fare gli onori di casa c’erano l’Anziano Alessandro Dini Ciacci, responsabile della Chiesa per l’Italia, con la moglie Sara. «Oggi abbiamo celebrato la gioia dei valori familiari – ha commentato Dini Ciacci – siamo fermamente convinti che la famiglia, così come ordinata da Dio, sia la fonte delle gioie più grandi della vita e che sia degna di ogni sforzo e di ogni attenzione».
Alessandro Pino

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Al Chiostro del Bramante i “Ritratti” di Bruno Bruni- di Alessandro Pino

30 Nov

[ROMA] La storica cornice del Chiostro del Bramante ha ospitato lo scorso 29 novembre la presentazione del nuovo libro fotografico di Bruno Bruni (il terzo fino a oggi e il primo in bianco e nero) intitolato “Ritratti” , edito da The Pigswick Papers: si tratta di un lungo viaggio sentimentale per immagini nella memoria dell’autore per rievocare fatti, sensazioni e situazioni legate a cinquanta persone da lui incontrate. Bruno Bruni ha iniziato a fotografare nel 1980 centrando il suo interesse sull’Uomo. Ha effettuato diverse mostre personali e partecipato a esibizioni collettive sia di foto che di portfolio. L’appuntamento al Chiostro del Bramante è stato organizzato con il patrocinio di “Arte e Città a Colori” e la collaborazione di “Segnalazioni Letterarie”. <Una grande affluenza di pubblico- ha commentato Franco Galvano, presidente di “Arte e Città a Colori” – direi un successo>.

Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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Onore ai piccoli grandi Italiani che bevevano dal secchio- di Alessandro Pino

7 Nov

Con la disfatta della vicenda delle acciaierie a Taranto si consuma l’ultimo disastro industriale di una penisola una volta fiorente. E allora sia reso onore ai piccoli grandi italiani che costruirono l’Autosole dissetandosi con i secchi d’acqua. I loro balordi pronipoti rinGretiniti oggi festeggiano quando le tangenziali vengono demolite in preda all’isteria ambientalista e al fanatismo da talebani fintoecologisti con la bottiglina ecofriendly personalizzata. Blaterano compiaciuti di startup che hanno ideato la app per schivare le cacche di cane sul marciapiede, da usare ovviamente su un costoso telefono di moda costruito all’altro capo del mondo da bambini pagati con una tazza di riso. Vedo un paese cialtrone e allo sbando, mandato alla deriva da ottusi, ipocriti, vigliacchi e sabotatori tra le ovazioni dei citrulli. Rivogliamo l’Iri con l’Italsider e la Montedison. Rivogliamo pure Craxi e Andreotti. Rivogliamo la vera Italia.

Alessandro Pino

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Progetto Artisti MAG: cento autori in mostra a Battipaglia- di Alessandro Pino

29 Ott

[BATTIPAGLIA- Salerno] Cento artisti emergenti da tutta Italia, oltre mille visitatori sono i numeri che danno conto del grande successo ottenuto dalla mostra collettiva Impressioni d’Autore, tenutasi dal 21 al 26 ottobre negli spazi della Life Art Gallery di Battipaglia e prima edizione del Progetto Artisti MAG (Mediolanum Art Gallery). Nato da una collaborazione tra le gallerie LIFE ART GALLERY, SPIRALE MILANO e ART&CO MUSEUM, obiettivo del Progetto Artisti MAG è porsi quale piattaforma di promozione che coinvolga cittadini e turisti per portandoli a riflettere sull’arte contemporanea italiana. Alla serata conclusiva della manifestazione con il party che ha visto la partecipazione di oltre quattrocento ospiti, sono intervenute firme del giornalismo nazionale e gli assessori alla Cultura dei Comuni di Battipaglia, Eboli e Pontecagnano Faiano, il Presidente del Consiglio Comunale di Capaccio Paestum, il Direttore Artistico della Life Art Gallery Mirko Mele, il Presidente di Spirale Milano e Spirale d’Idee Massimo Ferrarotti, il Direttore Tecnico Simone Viola e il Direttore Artistico Tiziano Giurin di Art&Co Museum di Lecce e Parma, i produttori Marcella Lupo e Massimo Favia di Ismaele Film, mentre
la direttrice di ARTEiNWorld, Lorella Pagnucco Salvemini ha voluto conoscere gli artisti coinvolti ed esaminare dal vivo le loro opere. Particolarmente coinvolgente il live painting del maestro Paolo De Cuarto, nipote del celeberrimo maestro Mimmo Rotella, che ha realizzato l’opera “Il tatuaggio della memoria”. La rete internazionale di Gallerie coinvolte nel progetto- presenti anche a Miami e New York- segue da anni una innovativa politica per espandere la fruizione dell’arte e aprirsi al mercato globale, dando visibilità agli artisti più talentuosi che potranno esporre i propri lavori attraverso mostre personali o collettive, presso prestigiosi musei nazionali, come il Lu.C.C.A., la REGGIA di Caserta, il MARCA di Catanzaro e la REGGIA di Monza, diventando protagonisti di eventi mirati nelle fiere d’arte italiane più importanti e negli spazi della MAG a Milano e Padova, in quelli della MAG Art&Co Museum a Lecce e Parma e in quelli della MAG Life Art Gallery di Battipaglia e le cui opere saranno pubblicate su un catalogo personale e su importanti riviste d’arte.
Alessandro Pino

Gli artisti partecipanti e le loro opere:

MARLEN AFEF ALTODÈ, AMALFI COAST

ADALGISART, PERICOLO / SENSORIALE / OCCHI

ALESSANDRO ALLEGRA, T.T.

COSIMO ALLERA, PEGASO

GIANFRANCO AMODEO, IL DISTACCO PER UNA ATTRAZIONE PERMANENTE

LUIGI ARICÒ, GUERRIERO

MARIACRISTINA ASCARELLI, SPICCHI DI LUNA

MICHELE BARBARO, POLVERE NERA

MARCO BARBERIO, JOFFREY BALLET

GRAZIELLA BELFIORE, SPECULUM MAGICA

GIOVANNI BOCCIA, NEL VENTRE DELLA VITA

LUCIA BONELLI, GREMBO MATERNO ETERNO

LAURA BRUNO, FALCONE E BORSELLINO

UTE BRUNO, VIBRANT FACES

LETIZIA CAIAZZO, OMAGGIO A TOTÒ N.5

MARIO CAMMARANO, OMAGGIO A ANDY WARHOL

DANIELA CAPUANO (FIÒ), I SOGNI SONO ALI

CONCETTA CARLEO, PAUSA

UMBERTO CAROTENUTO, VENERE DORMIENTE

ANGELA CATUCCI, INDIFFERENZA

FLORA CEFALO, AMARANTA

NADIA CESARINI, INTROSPEZIONE

ANNA CIUFO, IL TRIONFO DEL RAZIONALE

GINO COLAPIETRO, PLASTICA, SOLO PLASTICA

ADRIANO CUOZZO, OBIETTIVI

ALEX DA TORRES, LE FUTURE REGINE DEL MARE

GIORGIO DELLA MONICA, IL SOGNO DI ICARO

MARIA DI TARANTO, GLI AMANTI

NINA ESPOSITO, AMOR, CH’A NULLO AMATO AMAR PERDONA – TRA VOGLIE E TIMORI

PIERO FABRIS, ROSONI IN DIMENSIONE CELESTIALE DELLA TRADIZIONE

FRANCESCO FAI, CESAREO / CONCEPIMENTO

CLAUDIO FEZZA, ENERGIA CREATIVA

RODOLFO FINCATO, ASSEMBLAGGIO DI UNA PIRAMIDE – NEW DAY

GIULIANA MARIA MADDALENA FUSARI, LIETO – GLAD

MAURIZIO GALASSO, OMAGGIO A ALBERT EINSTAIN

CINZIA GAUDIANO, DONNA (S)VELATA

LENA GENTILE, NEL BUIO — DONNA

EMANUELA GIACCO, ALCHEMY.0

MARCO GIZZI, ARIETE

GIANFRANCO GOBBINI, STROMBOLI

GIOVANNI PAOLO JANNELLI (JAGI), RICORDANDO FIRENZE

ANDREA LA CASA, ANIME DI CLEOPATRA

GERALDO LA FRATTA, CUPIDO 22

FELICE LA SALA, FIESTA

ANTONIO LANZETTA, FRAGMENTS OF LIFE

MINA LAROCCA, VERSO L’ANIMA

MARIA GIOVANNA LAURITA, ELISABETTA

NICOLETTA LEMBO, J’ADOR

MATTEO LEPORE, BUD SPENCER

SERENA LOBOSCO, AMADRIADE

GABRIELE MAGRÌ, VITO BELLAVITA

VITTORIO MAGRÌ, IL BAMBINO INTERIORE

MARIA GRAZIA MANCINO, L’INFINITO DENTRO ME

ALFONSO MANGONE, ATTRAVERSO CITTÀ BARI

CHIARA MARESCA, THE ROSES IN THE FRAGMENTS

ROSY MARINO, ATTESE

ELVIO MIRESSI, ENERGIA DAL BIG BANG

NICOLA MOREA, FLOW ART 4.0 ISOLE NELLA CORRENTE

ANDREA NATALE, LA CITTÀ SULL’ALBERO

FRANCO PALETTA, CORPO VUOTO LUMINOSO

ALESSANDRO PARISI, BRONZO A

ANNA PELLEGRINO, IL RATTO DI PROSERPINA – CONSOLAZIONE

LUIGI PILATO, BRIGITTE BARDOT

GIANLUIGI PITROLO, PROSPETTIVA DI CARRUBI

EZIO RANALDI, NUDO CON LUCE ROSSA

ALFREDO RAZZINO, L’ADOLESCENTE ADDORMENTENTATA

LUIGI REDAVIDE, IL RESTO DEL MIO TEMPO

MAURIZIO RINAUDO, GUALTI1

FRANCESCO RUSSO, 4 COLORS

GLENDA SAFONTE, FUORI DI ME

MADDALENA SAPONARA, ANNE

VITO SARDANO, I MIEI PENSIERI

ANTONELLA SCAGLIONE, EINSTEIN

ELIA SEVERINO, EVOLUZIONE

LUIGI SINISGALLI, TI PREGO FERMATI

ELVIRA SIRIO, IL RITORNO DALLA FONTE

CRISTINA SODANO, PENSIERO D’AUTORE

FRANCESCO TAFURI, MATERNITÀ SACRALE

VÌTTORIO TAPPARINI, LARGHE VEDUTE

ROBERTO TASTARDI, WHITE LENNON

GIORGIO VARANI, MATERNITA’

PINO VISCUSI, LA LUCE SOLARE IN LICHTENSTEIN

IMMACOLATA ZABATTI, L’ULIVO DEL SALENTO

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MoaCasa 2019 alla Fiera di Roma: arredi di alto livello per le vostre case- di Alessandro Pino

27 Ott

[ROMA] È appena iniziata alla Fiera di Roma – e durerà fino al 3 novembre- MoaCasa 2019, la grande esposizione che
presenta novità e tendenze del settore arredo con le proposte di espositori e mobilieri da diverse regioni italiane, giunta alla quarantacinquesima edizione. Organizzata da MOA Società Cooperativa con oltre ottantamila visitatori ogni anno, vede presenti oltre 250 aziende suddivise su tre padiglioni con idee e soluzioni di alto livello per ogni gusto e per tutti gli ambienti della casa: dalla cucina al bagno, dalla zona giorno a quella notte. Dopo il successo dello scorso anno torna anche l’area dedicata al Natale,
dove trovare tante idee per gli addobbi, le decorazioni luminose, nastri, fiocchi e tanto altro per dare alla casa il look perfetto per le imminenti Feste. Si entra dall’ingresso Est.
Alessandro Pino

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