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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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“Cuore di passero ha la morte”: con Cristina Stillitano torna il giallo italiano anni Cinquanta – di Alessandro Pino

9 Nov

È in distribuzione nelle principali edicole della Capitale – dopo l’iniziale lancio in forma digitale su Amazon – “Cuore di passero ha la morte”, romanzo giallo firmato dalla giornalista Cristina Stillitano, un passato di professionista alla Agenzia Giornalistica Italia, una laurea con lode (Scienze politiche) in tasca e oggi mamma a tempo pieno. Un poliziesco all’italiana che più non si può, anzi alla romana, essendo ambientato in una Roma primaverile di inizio anni Cinquanta la cui bonaria genuinità viene sconvolta da una catena di feroci omicidi che gettano nel terrore i cittadini e sui quali è chiamato a investigare la corpulenta e apparentemente impacciata figura del commissario Agostino Clodoveo: inizia così una lunga e inquietante partita disseminata di colpi di scena contro una mente criminale tanto misteriosa e raffinata quanto brutale e spietata. Oltre quattrocento pagine di volume che però scorrono rapidamente, intrigati nel seguire la scia di sangue che si allunga tra le vie di una Roma oggi pressoché estinta: «Gli anni Cinquanta sono un periodo che mi ha sempre affascinato, sono quelli in cui avrei voluto vivere – afferma Cristina Stillitano, che in realtà è poco più che quarantenne. E poi c’erano i racconti di mio padre: la domenica, quand’ero bambina, passeggiavamo assieme nella zona delle Medaglie d’Oro, lì i suoi ricordi ricreavano un fantastico mondo di personaggi dal nome buffo, giochi di strada, parole e usanze ormai dimenticate. Quel tempo un po’ sgangherato ma pieno di promesse che è stato il dopoguerra italiano. Clodoveo è figlio di quel tempo, anche la via dove abita (via Barzellotti, all’epoca della finzione ai confini della campagna, oggi pieno Trionfale, ndr) è quella dove è cresciuto mio padre». Il libro, come detto, si lascia leggere piacevolmente e se per l’autrice non c’è un legame diretto con il lavoro di giornalista, si vede eccome con l’attività di scrivere, con la creatività, il racconto, la fantasia «che sono il filo conduttore della mia esistenza» e con la passione della Stillitano per i gialli: «Da ragazzina ero innamorata di Maigret (il celebre commissario dei romanzi di Simenon), Clodoveo un po’ si ispira a lui, ad esempio nella stazza e nel carattere rude». Voltando l’ultima pagina si assapora il retrogusto di un intreccio preciso ma capace di sorprendere ripetutamente il lettore, inserito sullo sfondo di una ricostruzione storica coinvolgente e accurata e che vedremmo bene anche trasposto in forma di sceneggiatura televisiva; rimane anche un po’ di amarezza per doversi congedare – ormai affezionati – dal commissario Clodoveo, personaggio ideato durante una vacanza in Austria della Stillitano con il marito – il noto avvocato Valerio Cutonilli – e sviluppato poi durante i nove mesi in cui aspettavano il piccolo Lorenzo (“un periodo pieno di grazia, di amore e di creatività”). Ma a quanto pare il distacco del pubblico (che già acclama l’autrice come “la nuova Agatha Christie italiana”) da questo nuovo poliziotto letterario non sarà definitivo: «Clodoveo tornerà – promette Cristina Stillitano – non potrei fare a meno di lui e degli altri miei amici immaginari. Ho già in mente una seconda puntata ambientata poco dopo, quando arriva la televisione in Italia; in questo modo cercheremo di far rivivere anche la storia e il folclore del nostro Paese».

Alessandro Pino

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Il 28 ottobre Carlo Magno torna a Ponte Nomentano – di Alessandro Pino

26 Ott

[Roma] Domenica 28 ottobre torna a Monte Sacro l’annuale appuntamento con la rievocazione storica in costume del passaggio sul Ponte Nomentano di Carlo Magno con il suo seguito – avvenuta il 23 novembre dell’anno 800 – e dell’incontro con il papa Leone III che nella notte di Natale in San Pietro gli pose a sorpresa sul capo la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. La manifestazione è organizzata come sempre dall’associazione culturale “Il Carro de’ Comici” del divulgatore di storia romana Gherardo Ruggiero in collaborazione con Italia Nostra (sezione di Roma) e ha il patrocinio del Terzo Municipio.
A seguire è prevista la visita guidata gratuita al Ponte Nomentano e alle sue adiacenze: i mausolei romani ed il “Sacer Mons”. La Compagnia de il Carro de’ Comici mette a disposizione parte dei propri costumi per coloro – adulti e bambini – che vogliano partecipare al corteo.
Prenotazione obbligatoria.
Partecipano all’iniziativa l’ente regionale Romanatura, Paeseroma.it, C.I.S. Valsolda, Casa del Parco, ANVFCROMA1 (Ass. Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo), Rete la Via di Francesco e altre Associazioni del territorio. Per informazioni telefonare ai numeri 338.7965614 – 06.8181853 o scrivere alla casella di posta elettronica ilcarro@libero.it . L’inizio della manifestazione è previsto per le dieci e mezza di mattina.

Alessandro Pino

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Domenica 28 ottobre al Nomentana Hospital concerto della “Accademia degli Ostinati” – di Alessandro Pino

26 Ott

[Fonte Nuova] Appuntamento musicale di notevole spessore il prossimo 28 ottobre presso la sala Polifunzionale del Nomentana Hospital di Tor Lupara: per il secondo anno suoneranno per i degenti i giovanissimi allievi della scuola di musica “Accademia degli Ostinati” di Roma, già vincitori del “Premio Montesacro” . Il programma è misto tra gruppi da camera e Orchestra: verranno eseguite composizioni di Mozart, Haydn, Parry, Rossini e Bartok. Inizio previsto per le 15 e 30, ingresso libero.

Alessandro Pino

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Dieci anni e più senza Gianni Cappabianca, maestro di stile e cultura – di Alessandro Pino

15 Ott

Sono già trascorsi più di dieci anni da quando ci ha lasciati il giornalista Gianni Cappabianca: massmediologo e comunicatore tra i più apprezzati, attivo nel mondo della formazione dal 1984, fu direttore dell’Istituto Europeo di Design a Roma, passando poi a dirigere l’Istituto di Comunicazione e Immagine e infine Accademia di Comunicazione a Milano. Prima di quelle esperienze aveva diretto due case editrici, collaborato con diverse riviste del gruppo Mondadori, partecipato alla nascita del magazine dell’Alitalia “Ulisse 2000” , fondato il periodico “Informazioni Parlamentari”. Aveva inoltre svolto consulenze per l’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori) e coordinato nel 1989 Informagiovani per la Rai – Dipartimento Scuola Educazione. Era stato inoltre membro della Commissione Comunicazione istituita presso la Conferenza Episcopale Italiana. Il curriculum però, per quanto prestigioso e importante, non può rendere appieno la statura intellettuale e morale della quale può essere testimone chi aveva la fortuna di conoscere personalmente un tale maestro di stile e cultura, che per giunta mai si atteggiava a tale avendo una ricchezza d’animo semplicemente inarrivabile: sempre cordiale e disponibile a trecentosessanta gradi, mai una parola animosa nemmeno nei momenti peggiori della malattia che lo portò via prematuramente. Rimane oltre all’esempio, il ricordo di tante belle conversazioni sui temi più vari, nelle quali in realtà diventava naturale limitarsi ad ascoltarlo cogliendo il più possibile; e in questi dieci anni e oltre nei quali l’Italia e il mondo sono cambiati e stanno cambiando più volte, chissà che illuminanti chiavi di lettura avrebbe potuto dare, sempre interessante e coinvolgente sugli argomenti più differenti, quasi a riproporre la figura dell’intellettuale enciclopedico specie in tempi di sapere sempre più parcellizzato e settoriale. Per chi crede, la speranza è che tutto questo non sia finito, ma soltanto momentaneamente interrotto.
Alessandro Pino

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Kittysincula 2.0: asocial network – di Alessandro Pino

19 Ago

<Chi non è d’accordo con me si cancelli pure dai contatti>, o ancora meglio <Ho già rimosso dagli “amici” quelli che hanno pubblicato… >.

Chi ha un minimo di frequentazione sulle piazze mediatiche dei social network – specialmente quelli come Facebook in cui la parola scritta o orale ha ancora il suo ruolo e non viene schiacciata dalle immagini – avrà capito al volo di cosa parliamo, trovandosi non di rado davanti a ultimatum o proclami come quelli che avete appena letto. Non importa quale sia l’oggetto del contendere o la pietra dello scandalo, il tema può essere grave e di respiro mondiale come totalmente frivolo e di interesse ultralocalizzato: laziali contro romanisti, filoisraeliani contro filopalestinesi, vegani contro onnivori, sovranisti contro globalisti, seguaci della carbonara con il guanciale contro eretici di quella con la pancetta, se non siete con loro siete contro di loro e ci sarà sempre qualcuno che sbotta platealmente, innescando a volte ulteriori micce di risentimento cui seguono deflagrazioni di astio e reciproci addii a suon di vaffanculi, con eventuali strascichi anche legali nella vita reale. Il fenomeno se ci si riflette è abbastanza ridicolo, specialmente se il tema su cui si dibatte non è proprio di importanza capitale e se a lanciare l’anatema sono perfetti sconosciuti della bacheca accanto e non qualche volto o nome noto al grande pubblico; dal malvezzo infatti non sono esenti anche i vip o pseudovip, accomunati ai non vip dallo stravolgere il senso di social network facendolo diventare l’esatto contrario, una riunione di condominio nella quale si vuole per forza avere ragione e chi è di parere difforme si può accomodare alla porta. Di solito quando mi imbatto nei solenni stizziti comunicati continuo a scorrere facendo spallucce, pur riconoscendomi eventualmente nei reprobi di turno e tra i destinatari del diktat; al più mi soffermo a leggere eventuali commenti, gustandomi quelli degli immancabili adoratori leccanti e sbavanti (nel caso chi abbia redatto l’aut aut sia persona di sesso femminile, di gradevole aspetto e più o meno famosa). Talvolta mi capita anche di scoprire per caso – manca solo di perdere altro tempo in appelli dei presenti e ricerche degli assenti – che si sia dato seguito alla paventata minaccia e di non avere più tra i contatti Tizio o Sempronia. Pazienza, non per questo ci passerà l’appetito. Ma se vi siete riconosciuti nel ritratto appena tracciato e siete arrivati qui in fondo nella lettura vuol dire che almenl voi ancora non mi avete rimosso…

Alessandro Pino

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Walter Scognamiglio premiato a Venezia con la Targa del Leone d’Oro – di Alessandro Pino

7 Mag

Nuovo prestigioso riconoscimento per Walter Scognamiglio, già vicepresidente del Consiglio Municipale a Monte Sacro e oggi imprenditore di successo nel campo della formazione con il suo polo didattico Asfol Pegaso: nei giorni scorsi gli è stata conferita la Targa del Leone d’Oro per l’Imprenditoria al Gran Premio Internazionale di Venezia per meriti professionali legati proprio alla Accademia di Studi, Formazione e Orientamento al Lavoro da lui fondata, oltre che per le azioni in campo filantropico e solidaristico, svolte sia a titolo personale che ricoprendo ruoli istituzionali. «È difficile descrivere cosa si prova in queste occasioni – spiega il dottor Scognamiglio – si fa fatica a trovare le parole giuste per esprimere una profonda emozione per avere raggiunto in così poco tempo questo magnifico riconoscimento. Questo risultato mi darà una carica maggiore per far conoscere il Polo di Formazine Asfol Pegaso che ho l’onore di dirigere, non solo nel mio Terzo Municipio della Capitale ma in tutto il territorio nazionale».
Alessandro Pino

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Premio nazionale di poesia e narrativa “La Torre” 2018 a Ruviano – di Alessandro Pino

22 Apr

Il piccolo centro di Ruviano – in provincia di Caserta – si sta confermando importante incubatore di pregevoli iniziative culturali legate all’universo della letteratura: per il prossimo 30 giugno è infatti prevista la quarta edizione del premio letterario nazionale di poesia e narrativa “La Torre” che si svolgerà in concomitanza con la ventiduesima edizione della Festa della Cultura Contadina. La manifestazione senza fini di lucro intende riscoprire attraverso la poesia e la narrativa usi e costumi che altrimenti rischierebbero di finire nell’oblìo, favorendo lo sviluppo dell’economia locale coinvolgendo attivamente i suoi attori locali, specialmente gli artigiani, facendo inoltre riscoprire il borgo medievale di Ruviano con il castello e la sua caratteristica torre dell’orologio. Sono previste cinque sezioni : poesia in lingua italiana a tema libero, narrativa in lingua italiana a tema libero, poesia o narrativa a tema speciale “memorie di un tempo”, poesia in vernacolo con traduzione per i dialetti diversi dal campano, giovani talenti per ragazzi di età compresa tra 12 e 17 anni per il quale serve la liberatoria dei genitori. Gli elaborati possono essere sia editi che inediti e dovranno essere inviati entro il 14 maggio 2018 utilizzando le modalità reperibili nel bando pubblicato sul sito web della Proloco Raiano (www.prolocoraiano.net). Il costo di partecipazione è di cinque euro per ogni elaborato, mentre per l’invio di quattro opere la quota complessiva scende a quindici euro. In palio ci saranno diplomi di merito, opere in ceramica e in legno realizzate dai Maestri artigiani locali. Per i primi classificati è previsto il pernottamento con prima colazione ed è inoltre stato istituito il Premio Campania, da assegnare a un autore della regione distintosi tra tutte le sezioni per l’opera presentata e il cui nominativo sarà comunicato durante la cerimonia di premiazione. L’attestato di partecipazione personalizzato verrà rilasciato su richiesta. Il Premio nazionale “La Torre” porta la firma di Michela Pietropaolo – ideatrice e organizzatrice oltre che poetessa vincitrice di prestigiosi riconoscimenti – con la collaborazione della Pro Loco “Raiano” e il patrocinio del Comune di Ruviano con il sindaco Roberto Cusano e dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia Caserta: < Il

concorso nazionale è giunto alla sua 4 edizione con non pochi sacrifici – dichiara Michela Pietropaolo – tenuto conto che ha visto la partecipazione di numerosi scrittori giunti dai luoghi più disparati di Italia (solo nell’ultima edizione si contano oltre 100 partecipanti).
La novità di quest’anno è l’aver inserito una sezione dedicata ai giovani e l’aver aperto al vernacolo non solo campano>.

Alessandro Pino

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Tutti a La Spezia il 17 e 18 marzo con gli autobus storici – di Alessandro Pino

15 Mar

Per il fine settimana di sabato 17 e domenica 18 marzo è in programma a La Spezia uno di quegli appuntamenti che i veri entusiasti dei veicoli storici di trasporto pubblico non dovrebbero perdere e che merit appositamente a una gita: le associazioni Fitram e Museo dei Trasporti Autofilotranviari, con il patrocinio della Associazione Italiana Trasporti d’ Epoca e di Life on The Sea Onlus e la sponsorizzazione del Comune di La Spezia, Atc Esercizio e associazione Pro Spezia hanno organizzato una due giorni all’ insegna della nostalgia di quei tempi più civili in cui i mezzi pubblici erano eleganti, puliti e condotti da personale in divisa completa di berretto. Il punto di ritrovo sarà in piazza Europa. Il sabato si inizierà alle 8 di mattina con l’ arrivo dei camion e degli autobus d’ epoca; alle 15 ci sarà una visita al museo ferroviario della Fondazione Fs di La Spezia Migliarina; domenica i veicoli sfileranno per le vie del centro e alle 14 ci sarà un giro del Golfo a bordo della motonave Ibis (costruita nel 1959) di Life On The Sea, salvo condizioni meteomarine avverse. In entrambe le giornate ci saranno giri turistici della città a bordo degli autobus storici (prezzo cinque euro a persona, gratis i bambini sotto i dieci anni) con partenze alle ore 10, 11, 12, 15, 16 e 17 oltre a una esposizione di cimeli e fotografie dall’ archivio storico del Museo dei Trasporti Autofilotranviari.
Alessandro Pino

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Maui…Oceania in replica straordinaria al Teatro Degli Audaci – di Silvio D’Antonio

14 Mar

Piccoli spettatori crescono. Il Teatro degli Audaci punta sul futuro  coltivando l’amore per il palcoscenico dei più giovani

 

Grande successo al Teatro degli Audaci per l’adattamento del film d’animazione “Maui Oceania” del 2016, con la regia di Maria Cristina Gionta , costumi G.d.F. Studio , scenografia Mina Perniola , interpreti : Giuseppe Abramo, Stefano Centore, Alessia di Fusco , Gaspare di Stefano e Annamaria Fittipaldi, in scena da sabato 10 febbraio con l’ultima replica prevista per il 17 marzo.

La protagonista Vaiana è impegnata a recuperare il “cuore” dell’isola di Te Fiti rappresentato da un monile in pietra sottratto dal semidio Maui e successivamente smarrito nell’Oceano in seguito allo scontro con il demone di lava “Te Ka” insieme al suo prezioso amo magico.

Sfidando gli ordini del Padre e con l’aiuto della Nonna Tala che prima di morire gli consegna il cuore di Te Fiti conservato per anni, Vaiana si spinge oltre il “Reef” a cercare Maui per convincerlo a riposizionare il monile al suo posto. Dopo una battaglia con il demone Te Ka e molti imprevisti la nostra eroina riesce a restituire il cuore a Te fiti e salvare il suo popolo e la sua isola.

Uno spettacolo ben costruito, con costumi e scenografia molto curati , belle le coreografie e le canzoni interpretate interamente dal vivo.

Divertimento assicurato per i numerosi bambini intervenuti in sala.

Silvio D’Antonio

“Versi sotto la Torre”: a Ruviano Poesia e Storia si stringono insieme – di Alessandro Pino

19 Feb

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La sala consiliare del Comune di Ruviano (piccolissimo centro in provincia di Caserta, poco meno di duemila abitanti ma con una storia antichissima) ha ospitato lo scorso 17 febbraio la manifestazione intitolata “Versi sotto la Torre”: progetto  dedicato alla poesia contemporanea che già nel nome porta il pregevole intreccio tra le Lettere e la Storia locale di cui è maestoso testimone il castello di epoca normanna. L’ iniziativa è stata ideata e organizzata dalla dottoressa Michela Pietropaolo – dirigente ospedaliera che vive e lavora a Napoli ma di origini ruvianesi ed ella stessa affermata poetessa vincitrice di importanti riconoscimenti – con la collaborazione del Comune di Ruviano e della ProLoco “Raiano”. Durante la manifestazione, poeti di importanza nazionale hanno letto e declamato le proprie opere in versi sia in lingua italiana che dialettali: alternandosi  con autori più giovani ed emergenti,  sono intervenuti infatti Gino Abbro, Antonio Covino, Pasquale Cusano, Carlotta De Matteo, Dante Iagrossi, Ciro Iannone, Michele La Montagna, Carmine Montella, Thomas Mugnano, Angela Nappa, Alfonso Scibelli oltre alla stessa Michela Pietropaolo, accompagnati da un interludio musicale affidato al maestro Vinicio Cusano. L’ interesse destato da “Versi sotto la Torre” è stato tale che ad occuparsene è stato anche il Tg3 regionale della Campania e la piena riuscita della manifestazione è sintetizzata da un intervento in rete di Michela Pietropaolo che ringraziando pubblico, partecipanti e collaboratori si è detta «felicissima».
Alessandro Pino

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Intervista ad Alberto Patelli, regista e attore – il teatro come maestro di cultura

19 Feb

Foto 2 - Alberto Patelli con Gigi ProiettiTra i migliori registi e attori teatrali contemporanei, Alberto Patelli ha recentemente preso parte alla seconda edizione dell’evento culturale “La scrittura come esperienza di vita”, svoltosi all’interno del Centro Anziani Valli – Conca d’Oro. Autore di cortometraggi di grandissimo successo, tra i quali spicca “Pecorari”, scritto assieme a Pietro De Silva, che ha rappresentato l’Italia al Festival del Teatro di Francoforte nel 2005, si appresta ora a portare in scena la sua ultima fatica, dal titolo “Progetti di delirio”. L’ultima perla di una carriera straordinaria, che lo ha portato ad essere uno dei registi teatrali più premiati e apprezzati d’Italia.

 Com’è nata la tua passione per il teatro?

 La mia passione per il teatro è nata in gioventù, guardando in televisione i primi spettacoli teatrali, che mi hanno avvicinato a questo mondo.

 A quale artista ti ispiri maggiormente?

 Senza dubbio al grande Eduardo De Filippo, ma anche le opere di Luigi Pirandello e Achille Campanile sono state per me fonte di ispirazione.

Foto - Alberto Patelli Nel corso della tua carriera hai avuto l’opportunità di lavorare con alcuni tra i più grandi registi televisivi e cinematografici italiani contemporanei, quale collaborazione ti ha segnato di più?

 Io sono molto legato a Giorgio Capitani, conosciuto sul set de “Il maresciallo Rocca”. Un regista di grande talento ed esperienza, capace di mettere a proprio agio gli attori in ogni situazione. Potrei tuttavia citarti anche Stefano Sollima e Francesco Vicario, due grandi professionisti.

 Preferisci dirigere ed interpretare commedie o spettacoli più drammatici?

 Dunque, io nasco come autore prevalentemente umorista, mentre, per quanto concerne la recitazione, potrei definirmi un attore caratterista. Tuttavia mi sono misurato anche con altri generi teatrali.

 Quali sono le più grandi differenze tra il teatro italiano e quello d’oltreoceano?

 Indubbiamente la capacità dei produttori americani di sapersi rinnovare, investendo su prodotti che ritengono vincenti dall’inizio alla fine. Nel nostro paese si tende troppo spesso a puntare esclusivamente sui grossi nomi, trascurando il contenuto delle opere.

 Lo spettacolo più difficile che tu abbia mai diretto?

 Il titolo è “Per un dolcetto ed una piccola sorsata”, si tratta di una commedia musicale per banda, portata in scena per la prima e unica volta a Roma, presso il Teatro Greco. Ci ho lavorato per oltre un anno, mi sono dovuto calare nella realtà bandistica per capirne ogni dinamica, parlando con vari artisti ed assistendo a tantissime esibizioni. Ho perfino imparato a suonare il sassofono! Furono composte alcune canzoni appositamente per lo spettacolo, che vide coinvolti anche ballerini e majorette. Anche la cura della scenografia si rivelò estremamente complessa. Purtroppo il testo, dopo quell’unica rappresentazione, non è più stato ripreso.

Il teatro ieri ed il teatro oggi, cos’è cambiato?

Sicuramente oggi l’arte del teatro è molto più diffusa nelle scuole, e questo è un immenso passo in avanti. Perchè fare teatro equivale a fare cultura. Devo tuttavia dirti che oggi è tutto molto più “burocratico” rispetto al passato, e talvolta portare in scena una rappresentazione risulta davvero complicato e frustrante.

Il lavoro di un’artista è solo quello di offrire al pubblico un grande spettacolo o c’è anche dell’altro?

Io ritengo che anche la funzione sociale dell’opera sia molto importante. Uno spettacolo per essere considerato di spessore deve aver portato il pubblico a riflettere su determinati argomenti.

A quale progetto stai lavorando ultimamente?

Ultimamente sto lavorando per portare in scena una rappresentazione intitolata “Progetti di delirio”, basata sui testi di Angelo Mancini, di cui sono regista e attore non protagonista. Nel ruolo di protagonista vi sarà invece Corrado Bega. Inoltre, lo spettacolo vedrà la partecipazione della ballerina Francesca Cama.

Andrea Lepone

 

 

 

 

 

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Tutti a letto al Teatro degli Audaci. Si ride a scena aperta – di Luciana Miocchi

19 Gen

(pubblicato su La Voce del Municipio di Gennaio)

La compagnia degli Audaci, ormai una certezza per quel che riguarda le commedie degli equivoci. Ultime repliche

41tuttialettoAmbientata in un salotto borghese della Roma bene, questa commedia del misterioso Ludovic Marceau mantiene quel che promette fin dall’inizio: si ride, molto. Soprattutto per la bravura degli attori, ognuno con una propria mimica specifica e la capacità anche di arrossire a comando. E motivi di arrossire ce ne sarebbero: un arredatore eccentrico ma prestante, una governante giovane e carina, due amici con due stili di vita differenti e un lavoro in comune in una casa editrice, una grande firma di libri per bambini, un maestro di yoga interessato ad altro tipo di meditazione, tutti, o quasi, interessati ad infilarsi nel gran letto rotondo della camera padronale. Di più non si può svelare, sennò che equivoci sarebbero? Fino al 21 gennaio al Teatro degli Audaci, zona Porta di Roma. Con Flavio De Paola, che ne cura anche la regia, Maria Cristina Gionta, Giuseppe Abramo, Emiliano Ottaviani, Alessia Di Fusco, Annamaria Fittipaldi, Stefano Centore, Marina Pedinotti, Rossella Romano. Disegno Luci : Emanuele Cavacchioli – Costumi: GdF Studio- Scenografia: Mina Perniola – Ufficio Stampa: Giusy Montera

Luciana Miocchi

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Emozioni e poesia: intervista ad Alessandro Ristori – di Andrea Lepone

17 Nov

Foto - Alessandro RistoriIl prossimo tre dicembre Alessandro Ristori, poeta e scrittore , nato a Roma nel 1957 e dove ancora risiede, nel Municipio di Montesacro, presenterà il suo ultimo lavoro, dal titolo “Oltre il cuore”, edizioni Aracne. Si tratta della seconda raccolta poetica dell’autore, dopo la silloge “Nel colore del silenzio”, pubblicata sempre dallo stesso editore lo scorso anno. Cornice dell’evento sarà la sala “Trompe l’oeil” dell’Hotel Diana, in via Principe Amedeo, cuore della Roma Umbertina. Alessandro, partiamo dal principio… com’è nata la tua passione per la scrittura?

Potrei dire che in un certo senso la scrittura è sempre stata presente nella mia vita, sin dall’infanzia, quando ho iniziato a comporre le prime storie e i primi racconti. Mio padre, tra l’altro, ha lavorato come giornalista, ed è stato anche grazie al suo esempio che ho deciso di approfondire questa mia passione

Quando ti sei avvicinato al mondo della poesia, e quali sono le tematiche centrali delle tue opere?

Il mio amore per la poesia è nato durante gli anni dell’adolescenza, e all’interno delle mie opere ho sempre parlato di emozioni. Queste sono parte fondamentale ed imprescindibile della vita di ognuno di noi. Ciascuna persona può percepire determinate sensazioni, le quali, attraverso lo spettro della sensibilità, finiscono col tramutarsi in emozioni

Quali sono le caratteristiche stilistiche delle tue poesie?

Nelle mie poesie è sempre assente la punteggiatura, poiché ritengo che il ritmo di un’opera dipenda unicamente dalla scelta delle parole, ognuna delle quali ha per me una grandissima importanza

Che tipo di messaggio cerchi di trasmettere ai tuoi lettori?

Un messaggio trasversale. Di fatto, cerco di rendere oggettivo quello che è soggettivo, per condividere sensazioni ed emozioni con tutti i miei lettori. Non scrivo per me stesso, ma per permettere alle persone di rivivere, ricordare e risvegliare le proprie emozioni, universalizzando il contenuto delle mie opere

Foto 2 - Libro Alessandro RistoriCome hai strutturato il tuo ultimo libro, dal titolo “Oltre il cuore”, che presenterai il prossimo 3 dicembre?

Beh, in un certo senso, potremmo paragonarlo ad un’opera teatrale. È infatti diviso in più atti, ognuno dei quali tratta argomenti differenti, e questi rappresentano il modo in cui ogni uomo affronta determinate avversità e problematiche nel corso della sua vita

In precedenza hai parlato dell’importanza delle parole… Quali sono i vocaboli più significativi di Alessandro Ristori?

Ne sceglierei tre: “mamma”, “grazie” e “amore”. Il primo simboleggia la nascita e la presa di coscienza dell’individuo, poiché nella maggior parte dei casi è la prima parola che una persona pronuncia; la seconda, rappresenta il rapporto che abbiamo con gli altri, il concetto di “dare e avere”, la consapevolezza di non essere soli al mondo, l’interazione con i nostri simili; l’ultima, è il motoredelle azioni di ciascuno di noi, e può riferirsi ad un oggetto, ad un’idea, o, più semplicemente, ad un’altra persona. È questo, per me, il manifesto della vita.

Andrea Lepone

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