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“Quasi adulti” al Teatro 7 Off conclude la rassegna (Ri)aperture mentali | di Alessandro Pino

12 Lug

[ROMA] Il graduale ritorno alla vita normale passa anche, anzi soprattutto, attraverso la ripresa delle attività teatrali con la presenza dal vivo degli spettatori.

Il Teatro 7 Off di Monte Sacro, il cui direttore artistico è Michele La Ginestra, ha scelto un titolo significativo per la rassegna che ha sancito il ritorno del pubblico in sala: (Ri)Aperture Mentali, nel cui ambito sono andati in scena i gruppi dei laboratori attivi nella struttura di via Monte Senario.

Ultimi (last but not least) a salire sul palco davanti agli spettatori concludendo la rassegna, sono stati gli allievi del laboratorio “Gli Assembrati”- solo uno di quelli attivati dal Teatro 7 Off- con la pièce Quasi Adulti.

Si tratta di una commedia diretta da Andrea Martella con una improvvisa piega drammatica, centrata su un gruppo di persone che durante una festa di compleanno si trovano a fare i conti con la vita e i propri lati oscuri mai risolti.

Soddisfattissimo della riuscita il regista, che ci tiene a ricordare come gli attori in scena siano dei non professionisti che nella vita lavorativa si occupano di altro: «Questo è solo il risultato del lungo e intenso lavoro dei mesi scorsi» spiega Andrea Martella.

Beh, saranno anche non professionisti ma sicuramente si sono dimostrati professionali, talmente bravi e affiatati che meritano di essere citati tutti: Antonio Capocefalo, Flaminia Grieco, Maria Luisa Libratti, Chiara Petragnani, Stefania Zoppo, Andrea Feliziani Turchi, Fabiana Della Rosa, Elisa Saltamerenda, Alfredo Tursi, Stefano Pennacchio e in voce Noemi Toni.
Alessandro Pino

(Foto di Daniele Danieli)

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Cento anni di Nino Manfredi: ricordiamolo con “La mazzetta” | di Alessandro Pino

1 Apr

[NAPOLI] Sono trascorsi pochi giorni dal centenario della nascita di Nino Manfredi e vogliamo con modestia celebrarlo anche noi su questo sito ricordandolo in uno dei suoi film a nostro avviso più caratteristici: “La Mazzetta” del 1978 (ma fu girato sotto Natale del 1977) diretto da Sergio Corbucci e in cui assieme all’attore ciociaro recitavano Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa, Marisa Laurito, Imma Piro, Pietro De Vico, Gennaro Di Napoli. La musica era firmata da un allora giovanissimo Pino Daniele.

Si tratta di un thriller in salsa napoletana con marcate sfumature da commedia, tratto da un romanzo di Attilio Veraldi e sceneggiato tra gli altri, oltre che dallo scrittore, da Elvio Porta e Luciano De Crescenzo, centrato sulla ricerca da parte di un finto avvocato (Manfredi) delle carte relative a un appalto, .

Per chi è appassionato della ricerca di location cinematografiche, ecco alcune indicazioni, ricavate dal sito specializzato Il Davinotti: la scena della tortura a base di spaghetti con polipetti e nero di seppia, entrata nell’immaginario collettivo e a cui si riferisce l’immagine, fu girata nel ristorante “Transatlantico” al Borgo Marinari di Napoli.

Altre scene furono girate a Fuorigrotta in via Michelangelo da Caravaggio, alcune ad Anzio (spacciata per Formia) mentre in via Della Marcigliana a Roma una residenza usata più volte come location cinematografica fu immaginata come villa sul Monte Faito.

Il bar di fronte a Porta Capuana dove il personaggio di Manfredi (finto avvocato) riceve i clienti esiste ancora anche se l’allestimento interno è molto cambiato.

Per i cultori delle automobli classiche, nel film fa probabilmente la sua primissima apparizione cinematografica l’Alfa Romeo Giulietta “serie 116” (nel romanzo è una Alfetta).
Alessandro Pino

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Addio a Dave Prowse, l’autentico Lord Fener di “Guerre Stellari” – di Alessandro Pino

29 Nov

Per i fan della serie di “Guerre Stellari” era un mito, avendo vestito il costume di Lord Darth Fener (Vader, in lingua originale) nelle prime tre pellicole, quelle originali, quelle da cui iniziò tutto: all’età di 85 anni è mancato l’attore britannico Dave Prowse, in gioventù sollevatore di pesi e culturista, il classico “forzuto” dei film di una volta. Ne ha dato notizia il suo agente. Prowse da molti anni aveva subíto una sorta di ostracismo da parte della produzione ufficiale, sembrerebbe per screzi risalenti all’epoca della lavorazione dei tre film in cui apparve. A quanto pare, non apprezzó il fatto di essere doppiato da James Earl Jones anche se in Rete si trovano le riprese originali in cui si sente la sua voce recitare le battute di Lord Fener. Sembra anche che avesse rivelato anticipazioni sulla trama, suscitando la riprovazione di George Lucas. Per questo non veniva invitato agli eventi ufficiali legati alla serie ma ai fan questo non importava: anche se altri hanno indossato a vario titolo il costume con il casco nero e i comandi del respiratore illuminati, Lord Fener o Lord Vader sarà sempre e solo lui.

Alessandro Pino

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L’omaggio a Gigi Proietti della Polizia di Roma Capitale- di Alessandro Pino

5 Nov

[ROMA] Chi ha seguito la diretta televisiva dei funerali di Gigi Proietti, celebrati nella Capitale la mattina del 5 novembre, avrà senz’altro notato che l’autofunebre con il feretro del grande attore è stata scortata nel percorso tra le strade del centro da numerosi motociclisti delle forze dell’ordine, ma particolarmente imponente è stata la presenza della Polizia Locale di Roma Capitale. Inevitabile pensare a Proietti vestito da vigile urbano nella famosa scena del “whisky maschio senza rischio” in “Febbre da Cavallo”. Molti anni dopo Proietti tornò a vestire quell’uniforme in uno spot (vero quella volta) sulla sicurezza stradale facendo una simpatica parodia di sé stesso nella scena diventata nel frattempo un fenomeno di culto. Con un post diffuso via social il Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale ha reso omaggio a Proietti: “E’ stato un grande onore scortare il tuo feretro e accompagnarti nel tuo ultimo viaggio- si legge nel post– convinti del fatto che, quello che hai lasciato in tutti noi rimanga in eterno”.

Alessandro Pino

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Addio a Gigi Proietti, uno di noi, uno di Monte Sacro- di Alessandro Pino

2 Nov

[ROMA] Se n’è andato proprio nel giorno del suo ottantesimo compleanno un altro di quei personaggi che hanno accompagnato la vita italiana degli ultimi decenni diventando talmente familiari da essere considerati eterni: Gigi Proietti, il grande attore (anzi mattatore) e regista di cinema, teatro e televisione, non c’è più. Anche per lui, come per Sean Connery, si scriveranno fiumi di parole ricordandone la carriera. Qui ci limiteremo a ricordarne il legame con Monte Sacro, quartiere di cui era originario. Alcuni anni or sono vi tornò per girare a piazza Sempione delle scene di uno sceneggiato televisivo. Sapendo della sua presenza, insieme a Luciana lo raggiungemmo per invitarlo a una manifestazione che stavamo organizzando. Affabile e cortese con tutti nel concedersi per autografi e selfie, ricordò come nel palazzo Sabatini oggi sede del Consiglio Municipale avesse frequentato le scuole.
Alessandro Pino

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Arrivederci, signor Bond: è scomparso Sean Connery- di Alessandro Pino

31 Ott

Quando viene a mancare un monumento e una solida icona culturale come Sean Connery, scomparso a novanta anni di età alle Bahamas come annunciato dalla BBC, è un po’ come se andasse via una persona di famiglia che si credeva ci sarebbe stata per sempre. Della lunghissima carriera dell’attore scozzese, fatta non solo di James Bond (uno per tutti “Gli Intoccabili”) parleranno altri, su quale sia il suo miglior film di 007 (per me è “Mai dire mai”, comunque) dibatteranno altri ancora. Qui ci si limiterà a un microscopico ricordo personale di chi scrive, cultore bondiano da decenni: una volta sono riuscito a stringergli la mano: fu alla Festa del Cinema di Roma nel 2006, all’Auditorium Parco della Musica, dove era ospite. Avvicinarlo all’arrivo fu impossibile ma dopo oltre dodici ore di servizio in piedi, a fine turno ottenni di entrare nella sala dove parlava, piazzandomi in posizione strategica vicino all’uscita dove lo attendeva l’auto che lo avrebbe riportato in albergo. Finalmente si avvicina con la moglie, attorniato da accompagnatori. Monumentale, ripeto. Prima allungai un dito a sfiorargli la giacca, tanto per poter dire a me stesso che avevo toccato Sean Connery. Poi visto che la macchina non era arrivata ancora e attendeva lì qualche istante: massí, allunghiamo la mano. Ovviamente non ho foto a ricordo di quell’evento per me storico (i telefoni con superfotocamera non esistevano o quasi) ma mi diverto a dire che per lasciare la mano nelle stesse condizioni di quel momento me la sono amputata conservandola in freezer: da allora uso una protesi.
Alessandro Pino

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Un giro a casa di Alberto Sordi (con Alessandro Pino)

28 Ott
Barberia

[ROMA] Sulla storia della villa di Alberto Sordi nei pressi delle Terme di Caracalla- ora diventata museo e dove è attualmente in corso la mostra per il centenario della nascita dell’attore e regista- si è già detto e scritto di tutto, della sua funzione originaria di convento, del giovanissimo Alberto che passandoci davanti in bicicletta sognava di abitarci e che acquistó nel 1954 soffiandola a Vittorio De Sica. Qui vorremmo fornire invece delle impressioni, delle sensazioni che la visita a Villa Sordi suscita, almeno per la porzione di essa aperta al pubblico: l’ingresso, il teatro privato (poco usato dopo la morte dell’amata sorella Savina nel 1972 e la conseguente cessazione dei ricevimenti in casa), uno dei salotti, la camera da letto, lo studiolo e il famoso locale barberia. Altre parti come le toilette o la cucina sono interdette all’accesso mentre alcuni locali sono visibili di sfuggita ma senza poter entrarvi. Gli arredi danno l’idea di una sorta di casa della nonna all’ennesima potenza: una atmosfera austera (come era nel privato Sordi a dispetto dell’immagine pubblica ridanciana e bonaria), quasi opprimente (il teatro privato sembra una cripta) con arredi che più classici non si può, divanetti e poltroncine in broccato e lampadari a gocce di cristallo, vetrine con cornici barocche ospitanti argenteria varia, il tutto permeato di una stucchevolezza kitsch che lascia interdetti, vedasi la parete cosparsa di mensolette ospitanti uccelli in porcellana dipinta o i ninnoli di vario genere sparsi un po’ ovunque. Altra sensazione particolare viene dal fatto che in un paio di punti della casa sono attualmente installati dei video che trasmettono alcune interviste televisive di Sordi (tra cui quella dove è ospite di Mike Bongiorno a “Ieri e oggi” nel 1976). Ebbene, se ci si trova in uno dei locali adiacenti, non davanti agli schermi quindi, sembra di sentirlo conversare come se fosse nella stanza accanto: insomma, fa un po’ strano. Chi volesse visitare Villa Sordi e la mostra del centenario può trovare le informazioni del caso sul sito ufficiale.
Alessandro Pino

Camera da letto
Salotto
Scalone e salotto
Studio privato
Ancora la camera da letto, altra angolazione
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Teatro 7 Off: a Monte Sacro un nuovo spazio teatrale con Michele La Ginestra – di Alessandro Pino

28 Set

[ROMA] La ripartenza dopo il buio nasce anche dalla cultura e dallo spettacolo ed è bello sapere che un nuovo importante spazio teatrale sorgerà nel cuore di Monte Sacro: sarà il Teatro 7 Off in via Monte Senario, a pochi passi da viale Jonio. Il Teatro 7 Off nasce come costola del Teatro 7 al quartiere Nomentano e a dare l’annuncio via social nei giorni scorsi è stato proprio il direttore artistico del Teatro 7, l’attore, regista e conduttore televisivo (oltre che noto testimonial della Pasta De Cecco) Michele La Ginestra. Al momento sono in corso i lavori di allestimento del palco e della platea nella nuova struttura che inizierà l’attività dai laboratori teatrali, rivolti sia agli adultii che ai giovani e ai bambini.
Alessandro Pino

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Così parlò…Cazzaniga: intervista a Renato Scarpa- di Alessandro Pino

25 Lug

Renato Scarpa, l’attore celebre per la sua partecipazione a pellicole divenute di culto degli anni Ottanta come “Così parlò…Bellavista” di Luciano De Crescenzo (in cui interpretava il milanese dottor Cazzaniga capo del personale dell’Alfasud di Pomigliano D’Arco), “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi (dove era il complessato Robertino) e “Un Sacco Bello” di Carlo Verdone (in cui era l’ipocondriaco Sergio) ha presenziato nella Capitale nel pomeriggio del 24 luglio all’inaugurazione di una targa a ricordo del quarantennale del film dell’attore e regista romano. Attorniato dai fan e dai cinefili, il maestro Scarpa, accompagnato dallo scrittore e regista Paolo Silvestrini, rispondendo ad alcune domande sui suoi personaggi entrati nell’immaginario collettivo degli italiani, ha commentato: <Per me Napoli è sempre stato il golfo più bello del mondo, è la speranza, la bellezza>.
Qui il video dell’intervista.
Alessandro Pino

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Addio a Ennio Morricone, tra le sue colonne sonore una legata a Talenti- di Alessandro Pino

6 Lug

[ROMA] Il mondo dello spettacolo, della musica e della cultura in genere saluta il celeberrimo compositore Ennio Morricone- Oscar nel 2016 per le partiture del film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight” e nel 2007 alla carriera per la sterminata produzione di colonne sonore per il cinema, anche se altrettanto estesa fu quella per la televisione – mancato nella notte al Campus Biomedico all’età di novantuno anni per le conseguenze di una frattura dovuta a una caduta. Tra le sue colonne sonore, una delle meno conosciute è forse quella composta per “L’Umanoide”, un film di fantascienza del 1979 diretto da George B. Lewis (pseudonimo del regista Aldo Lado) che fu girato in parte nei cinestudi Dear di Talenti, oggi Rai dedicati a Fabrizio Frizzi – nell’attuale Terzo Municipio della Capitale – e in cui recitavano diversi attori apparsi in precedenza in pellicole dell’agente 007: Barbara Bach, Corinne Cléry e Richard Kiel . «Era un bel film girato con grande sforzo, ma non poteva competere con le produzioni americane – ricordava il maestro rispondendo a una mia domanda anni fa dopo aver diretto un concerto all’Auditorium Parco della Musica – io cercai di scrivere una colonna sonora in polemica con queste». Un compositore prestigioso e un cast di grido non bastarono a salvare dall’insuccesso un film che si ricorda per le imbarazzanti somiglianze con Guerre Stellari, a partire dal “cattivo” Lord Graal, interpretato da Ivan Rassimov  in un costume spudoratamente simile a quello del ben più famoso Lord Fener.

Alessandro Pino

Ennio Morricone con Aldo Lado
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Estate sotto le stelle al Teatro degli Audaci- di Alessandro Pino

29 Giu


[ROMA] La stagione artistica del Teatro degli Audaci riprende all’insegna delle risate e del buonumore dopo la sospensione imposta dalle restrizioni del lockdown e si prolunga fino ad agosto con un palcoscenico appositamente allestito sotto le stelle. A dare l’annuncio al grido di “R-estate con noi” è il fondatore e direttore artistico Flavio De Paola elencando alcuni degli artisti di grandezza nazionale che si esibiranno: ad aprire la rassegna estiva sarà “Il viaggio di Neaco”, evento di musica napoletana  con Luigi Carbone, Giovanni Imparato, Aldo Perris, Antonio Carluccio, Mats Eric Hederg, Davide Grottelli, Anna Rita di Pace.
Saliranno poi sul palcoscenico Rodolfo Laganà con il suo spettacolo “Toro sedato” dal 9 all’ 11 luglio, Mario Zamma con lo spettacolo “Sbussolati” dal 17 al 19 luglio, la Compagnia degli Audaci con la commedia di John Tremblay “L’apparenza Inganna” dal 24 al 26 luglio (per la regia di Flavio De Paola, interpretata da Gianluca Delle Fontane, Serena Renzi, Ilario Crudetti, Giorgia Masseroni e con Flavio De Paola), Marisa Laurito con lo spettacolo  “Lisistrata” dal 1 al 2 agosto. Ma non finisce qui e chiamando il numero 06 94376057 potete chiedere tutte le informazioni e prenotare il vostro posto in prima fila. Il Teatro degli Audaci si trova in via Giuseppe De Santis, 29 (uscita 10 del GRA), zona Porta di Roma. Parcheggio gratuito e riservato.
Alessandro Pino

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Talenti: addio all’attore Mario Donatone, il killer de “Il Padrino parte III” – di Alessandro Pino

16 Apr

[ROMA] Dopo Flavio Bucci, il territorio del Terzo Municipio perde un’altra personalità dello spettacolo che ad esso era legato: è infatti scomparso lo scorso 14 aprile all’età di 86 anni l’attore Mario Donatone che viveva a Talenti in zona largo Rovani. In molti lo hanno ricordato per il ruolo del killer travestito da sacerdote ne “Il padrino parte III” di Francis Ford Coppola con Al Pacino del 1990. Era quella che lui stesso giudicava la parte più importante che lo impegnò per oltre due mesi negli Stati Uniti, ottenuta dopo due provini (il primo non riuscito) a Cinecittà. Di quell’esperienza conservò un ricordo entusiasta, al punto di portare sempre con sé le foto di scena che lo ritraevano sul set durante le riprese.
Era apparso però anche in numerose pellicole di Bruno e Sergio Corbucci (tra cui i famosi poliziotteschi con Tomas Milian) oltre che di Luchino Visconti, Carlo Vanzina Dario Argento e Mario Monicelli.
Attivo anche sul piccolo schermo, aveva recitato nel corso degli anni in “Classe di ferro”, “Valeria medico legale” e “Distretto di Polizia”. Nella sua vita c’era stato il grande dolore per la perdita del figlio, scomparso in un incidente stradale nel 1982 e che durante gli anni di piombo era stato gravemente ferito in un attentato davanti un bar di Talenti.

Alessandro Pino

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Coronavirus: preghiera di gruppo al “Grande Fratello”- di Alessandro Pino

16 Mar

[ROMA] La preoccupazione per l’emergenza Coronavirus è crescente anche tra i partecipanti al “Grande Fratello Vip” che nonostante l’isolamento mediatico in entrata vengono tenuti informati di quanto sta accadendo fuori la Casa. Per questo la mattina del 16 marzo hanno recitato insieme alcune preghiere: riunitisi in cerchio nel giardino, guidati dall’attore Fabio Testi (il più anziano del gruppo) con mani levate al cielo hanno detto l’ “Ave Maria” e il “Padre Nostro” finendo poi con un ideale applauso al personale sanitario impegnato negli ospedali. Un bel messaggio di solidarietà e speranza che viene dalla trasmissione Mediaset.

Alessandro Pino

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Addio a Flavio Bucci, visse anche a Talenti- di Alessandro Pino

18 Feb

[PASSOSCURO- RM] È scomparso all’età di 72 anni l’attore cinematografico, teatrale e televisivo Flavio Bucci. Recentemente aveva ammesso con grande dignità di trovarsi in condizione di grave indigenza a causa delle dissolutezze alle quali aveva ceduto negli anni. Resterà indimenticato al grande pubblico per le interpretazioni- fra le altre- ne “Il Marchese del Grillo”, nel Ligabue televisivo e per una memorabile trasposizione sulla Rai de “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Fu attivo anche nel doppiaggio e i giovanissimi telespettatori della prima metà degli anni Ottanta impararono a riconoscere la sua voce come quella di uno dei cugini Duke – quelli con la Dodge Charger rosso arancio battezzata “Generale Lee” – del telefilm “Hazzard” trasmesso da Canale 5. Non tutti sanno però (come ci ha rivelato una fonte confidenziale) che negli anni Novanta visse anche a Talenti nelle adiacenze di via Della Bufalotta: uno dei numerosi personaggi dello spettacolo che ha legato il suo nome al territorio dell’attuale Terzo Municipio.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studentessa fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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“I’m standing with you”: anche sulla Cnn il brano di Valeria Altobelli candidato agli Oscar

27 Gen

A cura di Alessandro Pino

[LOS ANGELES] Anche l’emittente CNN si è interessata nei giorni scorsi al progetto internazionale We Stand With You in favore di gruppi e organizzazioni locali in ogni paese, per aiutare donne e bambini maltrattati, ideato dalla modella, attrice, presentatrice e cantante Valeria Altobelli. Valeria ha riadattato per il progetto la canzone “I’m standing with you” – candidata agli Oscar 2020- in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Il brano è stato scritto dalla cantautrice Diane Warren (vincitrice di un Grammy Award, un Emmy Award, un Golden Globe Award, tre Billboard Music Awards consecutivi per Songwriter of the Year, titolare di una stella sulla Hollywood Walk of Fame e undici volte candidata agli Oscar) con l’arrangiamento del celebre John Debney, compositore di colonne sonore come quella de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson e la collaborazione dell’ingegnere del suono Manny Marroquin, vincitore di otto Grammy. Ad affiancare la potente e incantevole voce di Valeria c’è quella del soprano Sumi Jo, vincitrice di un Grammy e candidata agli Oscar, assieme alle vincitrici dei più importanti concorsi di bellezza internazionali, come Miss Mondo, Miss Universo, Miss Terra, Miss International. “I’m standing with you” è una canzone che si propone di smuovere le coscienze (come fece “We are the world” nel 1985) per opporsi a ogni forma di violenza e discriminazione. È questo un impegno che Valeria Altobelli – con in tasca due lauree in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche, un Master in Relazioni Internazionali e formazione diplomatica e una solida pratica notarile alla scuola di alta formazione per notai- dedica da tempo, avendo anche fondato la Mission Onlus-NGO che conta volontarie provenienti da più di 150 stati di tutto il mondo e
nel 2017 ha raccolto 35.000 euro di donazioni per la ricostruzione di una scuola materna in Abruzzo. L’impegno filantropico e sociale di Valeria Altobelli va di pari passo con i successi in campo artistico: studente fin da bambina di pianoforte, chitarra, percussioni, solfeggio e canto lirico, vince nel 2016 il premio come più giovane personaggio femminile dell’anno per il suo lavoro serio e costante nell’ambito dell’arte a 360 gradi. A Gennaio dello scorso anno ha inaugurato cantando, il Los Angeles Italia Film Festival al prestigioso Chinese Theatre di Hollywood. Ha tenuto un discorso pubblico al National Prayer Breakfast di Washington D.C. ed è stata in tour nelle più importanti città italiane con il più grande coro Gospel del Texas. A fine luglio sarà l’unica italiana a sfilare sul carpet del Jackie Chan Film Festival, in Cina. Per il suo impegno sociale, anche a Bel Air sarà l’unica italiana a sfilare all’UCLA Award Hollywood for Science. Ora porterà con orgoglio la bandiera italiana agli Oscar 2020. Nel frattempo potete ascoltare qui il brano “I’m standing with you”.
Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

Immagine

Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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