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“No Time to Die”: la stroncatura spoilerata di Alessandro Pino & Luciana Miocchi

17 Ott

Alla fine Zerozerosette (quello originale, perché nel film ce ne sono due…) ci rimane secco. Sí, avete letto bene: James Bond muore nelle scene finali di “No time to die“, ultima e lungamente posticipato nell’uscita, causa pandemia, pellicola dell’agente segreto più famoso del mondo: lo diciamo subito così ci togliamo il pensiero. Diretto da Cary Fukunaga, il film vede per l’ultima volta nei panni del protagonista Daniel Craig ma sinceramente é un congedo dal ruolo che nemmeno si può dire lasci con l’amaro in bocca.

No, non lascia proprio alcun sapore perché é una pellicola scialba, insipida, a tratti noiosa, addirittura polpettosa per certi tratti dalle pretese sentimentali che una delle due firme qui sotto (indovinate quale) ha scambiato per “tenerezza struggente” e invece sono solo qualcosa di fuori luogo, di estraneo alla natura della serie originale. Non c’è humour, non ci sono trombate, anche le coprotagoniste femminili variano da una patata lessa e piagnucolante come Lea Séydoux a un uomo mancato che risponde al nome di Lashana Lynch: roba che al confronto anche la mascolina Grace Jones di “Bersaglio Mobile” sembra Ainett Stephens. Di non male ci sarebbe la modella cubana Ana de Armas ma ahinoi si vede poco. Tra i comprimari, tornano Ralph Fiennes nei panni di alta sartoria del capo M e Christoph Waltz in quelli del folle capo della Spectre, Blofeld (muore anche lui): a proposito di panni, é un attore per il quale cambiano da film a film ma che recita sempre lo stesso ruolo di geniale squilibrato dai tempi del colonnello Hans Landa di “Bastardi senza Gloria“. Incolore e anonimo anche il “cattivo”, il “villain”, interpretato da tal Rami Malek.

Non bastano poi due Aston Martin (la storica DB6 con le mitragliatrici nei fari e la V8 che guidò Timothy Dalton) e un paio di gadget a fare un “vero” film di James Bond: si spara troppo, si sgasa in macchina ancora di più e in tutto questo bang bang e brum brum nemmeno si riesce a seguire l’esile filo di una trama fiacca e con un finale che più balordo non si può: Bond schiatta sotto un attacco missilistico proveniente proprio da una nave britannica e per che cosa? Per essere andato a recuperare un fetentissimo coniglio di pezza appartenente a una bambina che poi è sua figlia.

Insomma: la lunga e forzata attesa per vedere questa pellicola è stata a dir poco mal ripagata e andrebbe consigliata solo ai fan della serie, quelli che la vedrebbero in ogni caso.

Alessandro Pino & Luciana Miocchi

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Elezioni del 3 e 4 ottobre 2021: I Quattro candidati principali alla presidenza del III Municipio – di Luciana Miocchi e Alessandro Pino

1 Ott
La sede della presidenza del Terzo Municipio di Roma Capitale in piazza Sempione

Breve presentazione di vecchie e nuove conoscenze in corsa per amministrare lo sterminato territorio di Montesacro, in rigoroso ordine casuale

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Un professore per i Cinque Stelle : Dario Quattromani

Il Candidato dei Cinque Stelle ha l’arduo compito di far dimenticare l’ingloriosa uscita di scena della prima giunta a guida pentastellata, caratterizzata da un’alta litigiosità

“A dicembre compio 43 anni. Sono nato a La Spezia ma vivo nell’area metropolitana di Roma dal  1981, abitando all’Aurelio e a Ostia. Dal 2003 ho iniziato a lavorare in zona e sono residente qui a Porta di Roma dal 2007. Studio e insegno Scienze Politiche all’Università, mi sono occupato degli attivisti al tempo del Meet Up prima e delle liste di Beppe Grillo poi. Successivamente e piano piano, mi sono confrontato con loro nella attività di studio.

Dario Quattromani, candidato Movimento Cinque Stelle

Cosa l’ha portata a candidarsi alla Presidenza del III Municipio?

 Fondamentalmente l’idea era di sistemare delle situazioni che si erano create nel corso degli anni all’interno dei gruppi municipali per ovvii motivi legati all’andamento delle scorse elezioni. Collaborando dal di fuori ai gruppi municipali ho visto l’occasione per dare un segno di unità all’attività. C’è stata una votazione interna tra gli attivisti quest’estate e oltre a me c’erano altre persone che si sono presentate e ognuna ha espresso la preferenza per il candidato presidente. Io ho portato la mia idea di lavoro e ho raggiunto la maggioranza dei voti. Ci siamo confrontati anche con i consiglieri uscenti del Movimento all’interno che non avevano optato per una continuità a livello municipale, di conseguenza noi che volevamo lavorare sul III ci siamo trovati.

Lei insegna materie politiche, questo può avvantaggiarla?

Conosco i tempi della politica per professione – insegno infatti a contratto Scienza della Politica all’Università della Tuscia e alla Link Campus e da quest’anno anche alla D’Annunzio – per studi precedenti e per attività successiva perché negli ultimi quattro anni mi sono occupato della comunicazione del gruppo del Movimento in Città Metropolitana, dove sono funzionario di ragioneria.

Saprebbe smorzare eventuali rivalità interne che sono poi quelle che creano problemi…

Ci sono realtà collettive, studi di psicologia del gruppo che devono sempre essere messi all’ordine del giorno nella gestione di una squadra, ci sono dinamiche che sono presenti chiaramente in tutti i gruppi, in alcuni escono fuori e in altri meno, è chiaro che quando tutto è all’ordine del giorno possono sembrare più eloquenti. Quindi l’idea è di trovare una capacità di unire le problematiche precedenti avendole studiate, ho scritto e ho pubblicato su questo quindi ho studiato in maniera approfondita e quindi per evitare per esempio nella composizione della squadra problematiche precedenti.

Che sono state secondo lei…

Mah il problema di fondo è che io vado sempre nella ricerca di soluzione sul fatto di essere umano e quindi gli umani che si trovano ad avere delle responsabilità in un momento particolare della propria vita hanno anche la risposta a quella che è la gestione della presidenza di una Commissione, una attività di assessorato che magari era una esperienza che prima non c’era, avendola osservata dal punto di vista dell’opposizione, dell’attivismo che è cosa diversa dall’essere all’interno di una amministrazione- io lavoro in amministrazione da 18 anni- e quindi dal punto di vista amministrativo e dal punto di vista politico

A proposito di antipolitica…

Fare politica come l’ho sempre considerata nel percorso che ho intrapreso continuando  gli studi  è il servizio più alto che si possa dare alla comunità di riferimento. L’antipolitica del Movimento Cinque Stelle nasce nei confronti di un tipo di politica che ho testimoniato anche nelle mie interviste quando nel 2015 pubblicammo un libro sugli attivisti del M5S che fu il primo lavoro dai tempi di Alberoni negli anni Settanta sugli attivisti di partito: studiammo le varie realtà locali e le varie differenze, io mi occupai di Roma, altri colleghi di altre città e scoprimmo che fondamentalmente l’antipolitica non era nei confronti del fare politica ma nei confronti dell’attività politica intesa come…a livello accademico parliamo di partiti di cartello, di partiti che rimangono nelle istituzioni e non producono per la comunità ma per mantenersi.

A proposito di problemi…il Movimento è caduto anche in altri Municipi

Prima del Terzo c’è l’Ottavo Municipio, successivamente ce ne sono stati altri che hanno avuto delle problematiche simili ma differenti nel caso particolare perché chiaramente ogni Municipio è differente. Troviamo delle realtà di alcuni municipi estremamente solide dal punto di vista strutturale, faccio l’esempio di Ostia, del Sesto Municipio, che hanno avuto meno problematiche di questo tipo perché avevano una struttura che negli anni si era solidificata ed era diventata un gruppo effettivo. Altri Municipi hanno chiaramente sofferto di problematiche che nascevano dalle gestioni precedenti degli stessi municipi e dal ricambio a volte che c’era o che non c’era dell’attivismo. Chiaro che i risultati dicono che il Movimento ha in alcuni municipi delle solidità importanti e in altri si è dovuto ricominciare, il nostro caso è uno di questi, legato anche a problematiche che prescindevano talvolta dal fare politica in sé, alla considerazione di certe situazioni, a volte anche con il senno del poi.

Qual è il programma politico che vi siete dati per queste Elezioni?

Obiettivo è innanzitutto quello di mettere al centro il cittadino nelle scelte della amministrazione municipale cosa che in questo triennio di amministrazione uscente non è avvenuto in maniera evidente, cosa che è fondamentale nel momento in cui il Municipio è l’amministrazione più di prossimità nei confronti dei residenti. Il cittadino torna ad essere centrale e perché da cittadino mi pongo come obiettivo – abito qui a Porta di Roma- sono venuto qui con un progetto d vita di un certo tipo, la realtà poi mi dimostra che le situazioni non sono ancora state gestite. La situazione dei servizi nei confronti dei cittadini, la ripresa della riqualificazione a livello dei mercati, che sono il cuore pulsante dei quartieri del Municipio e che permettono ai cittadini dopo un anno e mezzo di lockdown e di pandemia di riprendere i rapporti che erano stati non a causa loro allora interrotti e quindi la possibilità di ritrovare quel senso di comunità che è il cuore pulsante di un Municipio così vasto come il nostro, abbiamo una popolazione talmente estesa e un territorio che va a toccare talmente vari confini anche soprattutto naturali che è necessario ritrovarsi e comprendere di essere al centro delle decisioni che vengono prese dalla amministrazione.  Questo grazie agli strumenti che già sono presenti a livello comunale e che vanno portati avanti a livello municipale. Io  mi occupo di bilancio partecipativo e di assemblee di cittadini a livello scientifico, il miglior modo di riprendere questa partecipazione dei cittadini rispetto ai progetti è quello di uscire da situazioni clamorose come la gestione di piazza Sempione o come altre decisioni che sono legate a una gestione personale, non dal punto di vista degli interessi personali ma delle volontà personali, in questo caso…quindi l’idea di fondo è quella di non dimenticare i cittadini nelle scelte perché noi abbiamo un programma lo presenteremo questa domenica mattina ma che i cittadini possano partecipare alle eventuali modifiche che possono essere portate a integrazione rispetto a dei punti che chiaramente nel corso della amministrazione venissero fuori come fondamentali. Quindi chiedere questo spiegando cosa si può fare e cosa non si può fare e perché è importante riprendere il collegamento con le altre realtà confinanti.

Un obiettivo per gli eventuali primi 100 giorni di amministrazione?

I primi 100 giorni sono i momenti nei quali vanno messe le fondamenta di una gestione che poi andremo a portare avanti. Innanzitutto quando si arriva in una amministrazione si cerca di capire cosa c’è, che strutture abbiamo, perchè abbiamo i mezzi che non sono utilizzati, parlo di patrimonio disponibile, di servizi che magari sono sospesi per motivi che dobbiamo scoprire, fondamentalmente lo stato dell’arte della amministrazione nel momento in cui abbiamo il passaggio di consegne e iniziare sicuramente a riqualificare i mercati rionali, a controllare le questioni che sono partite in questa poco animata consiliatura breve e modificare come le situazioni in corso possono essere migliorate per andare incontro ai reali bisogni dei cittadini. Chiaramente far comprendere cosa vuol dire che diventino il riferimento di ascolto della nuova amministrazione.

Un punto del programma al quale tenete di più ?

Fondamentale la ripresa per tutto il paese ma noi come municipio contiamo sul rapporto integrato tra il settore culturale e il settore del commercio, dobbiamo leggere questi due settori in maniera integrata perchè uno sia il volano dell’altro e permettono al municipio di guadagnare ciò che non riesce a essere fruito dai cittadini. Il ruolo della cultura, la presenza ad esempio anche all’interno dei nuovi mercati riqualificati, punti legati alla distribuzione di libri, banchi ad hoc per questo.

E nei quartieri in cui questi mercati non ci sono?

Trovare in sintonia con i comitati di quartiere delle modalità e situazioni di collegamento con associazioni culturali in modo da fornire servizi non presenti all’interno dei mercati ma che hanno dei riferimenti solidi nel territorio del municipio.

Metro o people mouver?

Il people mover è in fase di programmazione anche importante, i tempi sono differenti, il discorso fondamentale quale è: se noi vogliamo progettare da qui a 4/5 anni abbiamo la possibilità di lavorare con il people mover con tempi certi, con impatto minore rispetto agli scavi della metropolitana. Il problema quale è, non è che un mezzo di trasporto va per forza a sostituirne un altro, è necessario avere più possibilità di trasporto su uno stesso territorio che va a riempirsi e va ancora di più a popolarsi, quindi le prospettive non possono essere a dieci anni ma prevedere la necessità di un maggiore carico del trasporto e quindi iniziare con il people mover per poi vedere le possibilità…

Cosa farete nell’ipotesi di un ballottaggio?

Mi pongo nell’ottica di arrivare vincente al primo turno perchè chiaramente l’obiettivo è prima risolviamo una questione prima cominciamo a lavorare sul resto. Altrimenti bisognerà vedere con chi si andrà al ballottaggio.

Perchè un non attivista dovrebbe votare cinque stelle?

Legato e slegato alla mia presidenza, io sono qui, ho la possibilità di contribuire sul territorio, con un gruppo di persone col quale condivido dal primo decennio di questo millennio una serie di idee e di ragionamenti, che poi sono chiamate politiche ma erano prima di tutto la ripresa delle attività dei cittadini, io ai miei ragazzi faccio leggere Hanna Arendt, degli studi che ti permettono di comprendere il perchè è importa

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Una dottoressa per Calenda: Marta Marziali, lista Civica

Marta Marziali, Lista Civica per Calenda Sindaco

Medico, impegnata nel volontariato da anni, neofita del mondo a se che è l’amministrazione di un territorio

Note biografiche

“Ho 43 anni, sono madre di quattro figli e sono un medico, specialista del servizio sanitario pubblico e lavoro da più di venti anni nel servizio sanitario territoriale. Questo vuol dire che mi occupo sia di ambulatori sul territorio che di assistenza domiciliare. Faccio parte del Global Heart Medicine. una associazione di medici che nel suo tempo libero fa consulenze per presidi di telemedicina in tutto il mondo. Durante il covid l’abbiamo riscoperta. Durante l’emergenza covid ho fatto parte di quei medici che nel loro orario extra hanno lavorato con le unità di soccorso territoriale per il covid a domicilio. Da sempre sono molto impegnata nel volontariato, la mia storia parte come scout, ho lavorato con vari gruppi della stazione Tiburtina per portare i pasti quando ero ragazza, poi tutti gli anni dell’università mi sono dedicata agli studi di medicina e ho ripreso negli ultimi anni soprattutto con la collaborazione con la Protezione Civile con associazioni che si occupano di assistenza ai più deboli, in particolare con la raccolta alimentare e la distribuzione di pacchi alimentari. Sono cresciuta a Monte Sacro, sono andata al nido alla scuola Cecchina, poi alla Montessori, mia madre era assistente sociale e le mie estati le passavo dentro le torri di Vigne Nuove.  Ho iniziato a lavorare al carcere Mammagialla di Viterbo, poi sono stata trasferita e ho sempre lavorato nelle estreme periferie e in tutto il Terzo Municipio. La scuola media l’ho fatta in quella che si chiamava la scuola azzurra dove adesso è il liceo Orazio, poi al Nomentano. Vivo nella parte alta di Città Giardino. Ho deciso di iniziare a pensare di far politica quando ho visto parlare per la prima volta la ministra Bonetti alla Leopolda, Perchè ha parlato del piano di quella che oggi è una legge, il family act. Sono una donna una mamma non mi sento giorgia meloni perchè sono una persona che vuole mettere insieme famiglia e lavoro ma voglio pensare che avere quattro figli sia un ulteriore contributo che io do alla società non solo con il mio lavoro e la mia carica umana ma con la possibilità di costruire un futuro di questo paese. Sentire che una ministra mi parlasse di un investimento che lo Stato voleva fare mi è sembrato una rivoluzione rispetto a quello che in Europa si fa da sempre. Tutta la città in generale non è a dimensione di famiglia. Devo far sì che altre donne come me si sentano accolte da una comunità, ci deve essere una rete solidale non di singoli isolati che si offrono ma di municipio”.

Come è arrivata la candidatura alla presidenza del Municipio?

Ero candidata come consigliera, Calenda ha visto il mio curriculum, voleva una donna, ha visto che avevo delle grandi capacità di comunicazione e competenze di conoscenza profonda del territorio perchè io visito e vado dentro le case conosco i drammi da dentro, conosco la solitudine degli anziani. Faccio karate in una associazione di questo municipio, le attività sportive sono state per molti ragazzi la salvezza e devono continuare a essere la salvezza. Carlo Calenda ha visto questo in me, una esperienza a 360 gradi sul nostro territorio, dal punto di vista della cifra umana della capacità di ascolto.

Come si può riassumere il progetto politico che rappresenta?

La sostanza è che Carlo Calenda ha candidato una donna che rappresenta molto di più le donne di altre candidature. Andrà in maniera indiretta a toccare i programmi comunali soprattutto per rifiuti e trasporti. Trasporti cercheremo di spingere non avendo competenze dirette è che venga completata la metro B e che venga iniziata la D perchè è un municipio che per 210000 persone ha due fermate della metro. Stiamo sostenendo la riapertura della stazione val d’ala che è un collegamento con Guidonia in parallelo a quella della metro. Uno dei grandi problemi di questo municipio è il traffico , l’obbligo a utilizzare il mezzo privato, ci sono quartieri che hanno un accesso ridottissimo ai mezzi pubblici, i trenini devono aumentare di frequenza e devono essere facili da raggiungere, quindi cercare di deviare il trasporto pubblico per rendere più rapido il passaggio con i trenini che già abbiamo. Punto per me fondamentale è il verde pubblico e tutte le attività culturali connesse, come mamma non posso pensare che l’unico spazio che hanno i nostri bambini sono dei parchi che sono completamente all’abbandono, ho girato una serie di associazioni che tengono cura dei parchi, in questo senso sia ripristinare i parchi municipali, uno dei punti centrali per noi è il recupero dei parchi, mettere i chioschi, dove ci sono ripristinarli e fare i bandi, dove non ci sono dare la possibilità di fare perchè il chiosco deve poter garantire la pulizia, l’apertura, per me i parchi devono essere chiusi la notte. I parchi e i chioschi possono diventare i garanti di un servizio di manutenzione che in questo momento il municipio per le poche risorse che ha… dal punto di vista culturale iniziare ad avere una offerta culturale che sia una alternativa valida, abbiamo un unico teatro che è quello degli Audaci, ho fatto tanti giri nei mercati a parte il famoso problema di Val Melaina che tutte le liste vogliono completare. I mercati sono un fiore all’occhiello ma devono diventare anche dei posti vivaci che possono assumere un significato sociale, loro vogliono mettere una linea internet perc cui la gente potrebbe decidere di avere delle postazioni con smart working all’interno dei mercati. All’estero sono stati recuperati fior di edifici, noi potremmo recuperare subito gli edifici che sono al parco della villa di Faonte ci sono due edifici già ristrutturati, uno dovrebbe diventare un museo archeologico ma sull’altro c’è una potenzialità incredibile di fare una struttura polifunzionale, di coworking, una struttura in cui fare delle attività per i giovani, una biblioteca leggera. Per me fare culturapartendo dalle biblioteche dagli spazi in cui si possa stare insieme e fare comunità, fare delle iniziative anche agili di cultura è fondamentale, abbiamo tutti i fondi delle opere a scomputo da realizzare.

Perchè le persone dovrebbero votarla?

Perchè abbiamo dal punto di vista pragmatico delle soluzioni nuove e dichiarate prima, la mondezza è dappertutto e nessun candidato vi dirà che è per la mondezza, la differenza è che Carlo Calenda dà delle soluzioni su come risolvere la spazzatura da undici mesi e per ogni punto del nostro programma abbiamo delle soluzioni, una idea di dove reperire i fondi e dove andare a realizzare questo. La nostra è una scelta di pragmatismo, io sono stata scelta perchè sono una donna del fare a differenza di…sono una persona pragmatica. Sul municipio perchè vogliamo riportare i cittadini al centro del municipio ma i cittadini di tutti i tipi, riportare delle soluzioni per il disagio sociale che siano trasversali vadano dagli anziani ai giovani alle famiglie, riportare una viabilità, riportare una serenità di un municipio in cui non ci si può mettere una ora e mezza al giorno per andare al lavoro, in cui sia possibile aver  degli spazi per l’attività sportiva, in cui ci sia una assistenza maggiore alla disabilità.

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Una consigliera di esperienza per il centro destra: Giordana Petrella

Con un’esperienza più che decennale nel parlamentino di piazza Sempione, era la scelta più logica sin dal primo momento, anche se la conferma della candidatura è arrivata sul limitare delle scadenze elettorali.

Giordana Petrella, Fdi, coalizione di centro destra

Brevi note biografiche

Quarantadue anni, due figli, un compagno incontrato grazie al comune impegno politico, Manuel Bartolomeo, più giovane di qualche anno che l’ha sempre sostenuta, anche a volte facendo un passo indietro per non essergli d’impaccio su uno dei territori più difficili su cui possa muoversi una donna lavoratrice e madre, dimostrando che con la persona giusta a fianco nulla è impossibile.

Come si è arrivati alla sua candidatura?

Il mio partito, ovvero fratelli di italia, fin da subito ha espresso sul tavolo di coalizione la volontà che a rappresentarlo in Municipio fossi io. Nessuno degli altri partiti ha fatto delle controproposte, quindi, verosimilmente erano tutti, e di fatto lo sono stati, d’accordo sul mio nome. Il ritardo sulla rappresentazione della scelta dei candidati non è dipeso dal nostro Municipio ma è dipeso da Roma, perché magari su altri Municipi la decisione è stata più difficile ma in linea di massima una coalizione fa uscire i nomi tutti insieme, non uno prima e un altro dopo. La mia è stata una candidatura condivisa da tutti quanti e quindi sono lusingata dal fatto che è stato riconosciuto il mio impegno sul campo, che dura ormai da 13 anni. Non è stata una candidatura dall’alto ma proprio dal basso, una candidatura di territorio.

Quali sono i punti cardine del vostro programma politico?

E’ un programma abbastanza corposo. Di base io sono una persona che mai farebbe delle proposte ai cittadini sapendo in partenza di non poterle realizzare. Al di la del colore politico che rappresento, sono una che si mette sempre in gioco e, soprattutto, fa sempre un passo indietro rispetto a quelle che sono le richieste dei diversi quartieri. In un Municipio cosi grande le richieste possono essere differenti, cosi lontane le une dalle altre e mai rifarei l’errore dell’ultima passata amministrazione, che ha preso delle decisioni su progetti fondamentali, come per esempio quello di piazza Sempione, senza prevedere un confronto con la cittadinanza e poi il risultato si è visto, l’amministrazione ha dovuto fare dei passi indietro, come a riguardo dello spostamento della madonnina, l’esempio cardine di quello che è stato il finale di questa amministrazione. Ma troppi progetti non sono stati condivisi con la popolazione, invece per me questa è la base, cosi ho imparato a fare politica. Certo, è vero che poi chi amministra deve essere in grado anche di prendere delle decisioni che a volte vanno in contrasto con le idee che può avere un comitato piuttosto che un altro, un quartiere piuttosto che un altro, quindi poi sta all’amministrazione capire qual è l’obiettivo finale per il bene comune. Dopo di che, abbiamo dei progetti che sono davvero importanti e che toccano la realtà di quello che è il bisogno del territorio. Ad esempio, per il commercio abbiamo un progetto per l’e-commerce che sarebbe un po’ come un piccolo amazon di quartiere.

Un altro punto fondamentale, i cassonetti della spazzatura: non possono essere tolti dal giorno alla notte, tanto più che in questi anni la città ha fatto enormi passi indietro sulla raccolta differenziata, eliminando in alcuni casi anche il porta a porta. Il problema principale della raccolta differenziata a Roma è innanzitutto di approccio: è sbagliato dire che bisogna differenziare per rendere più pulite le strade, il rifiuto differenziato può e deve diventare una risorsa, può avere un valore economico. Bisogna differenziare in primis per ottenere nuovi prodotti, la pulizia e il decoro devono essere una logica conseguenza di questo modo di pensare. Per questo con Enrico Michetti (candidato Sindaco per il cdx, ndr) abbiamo messo a punto un nuovo piano per rivoluzionare il sistema della raccolta differenziata. Il cittadino che diligentemente separa le varie frazioni dei rifiuti, svolge a tutti gli effetti un lavoro. E non esiste lavoro degno di questo nome che non venga giustamente remunerato. La nostra rivoluzione sulla raccolta differenziata si compirà esattamente così: riconoscendo un valore al cittadino che conferisce lo scarto separato secondo tutti i crismi. Il piano prevede di partire con la plastica, l’alluminio e il vetro, che possono essere raccolti tramite macchine automatiche di conferimento del rifiuto, dislocate in ogni angolo della città. Il cittadino porterà le bottigliette di plastica presso le macchine mangiaplastica, in base a quanta plastica porterà in riciclo gli verranno riconosciuti dei punti che si accumulano su una fidelity card, che possono essere spesi acquistando i servizi che rende la città: biglietti e abbonamenti degli autobus, ingressi in musei e parchi divertimento, sconto sulla TARI etc etc. Così facendo diamo vita ad un meccanismo virtuoso: nessuno butterà più per strada o nel cassonetto qualcosa che costituisce un valore, che può essere speso esattamente come si spendono i punti delle fidelity card dei supermercati. La città sarà di conseguenza più pulita, e gradualmente potremo cominciare a rimuovere i cassonetti dalle strade. C’è poi un piano per valorizzare il rifiuto differenziato, come ad esempio quello di realizzare piste ciclabili e marciapiedi con plastica riciclata, come accade in molte parti d’Europa. E la plastica sarà quella differenziata dai cittadini romani.

Perché un cittadino dovrebbe votare proprio lei?

Sono una persona semplice che ha deciso, ormai da tempo, di conciliare un impegno serio e costante sul territorio con quello di genitore. Sono convinta che non  tutta la politica è un male, esiste anche la politica del voler fare e dell’agire, quella che nasce dal basso, dal territorio, per senso di responsabilità, ci ho sempre “messo la faccia“. Questo municipio ha visto alternarsi amministrazioni incapaci di dare una continuità ai lavori di cui necessitava questo territorio, stiamo scontando la loro incapacità e le loro perenni divisioni politiche. Quello che noi proponiamo ai cittadini è un governo stabile serio competente e soprattutto che sia capace di allacciare il rapporto tra cittadini e istituzioni

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Il ritorno dell’ex presidente: Paolo Emilio Marchionnecoalizione di centro sinistra

Paolo Emilio Marchionne, candidato Pd per la Coalizione di centro Sinistra

Eletto nella sfortunata consiliatura di Ignazio Marino, decadde quando questo si dimise, aprendo la porta ai cinque stelle. Non si ricandidò alle elezioni municipali suppletive di tre anni fa, ora ci riprova

E’ l’unico dei candidati che ha già provato l’esperienza di amministrare un territorio grande come la città di Bologna. O, almeno, aveva iniziato, quando le dimisssioni da sindaco di Ignazio Marino interruppero il suo cammino dopo soli due anni. Il dilagare del movimento, forte dell’ondata emotiva causata dall’inchiesta del Mondo di Mezzo, arrivò fino a piazza Sempione, togliendogli la possibilità di tornare nell’Ufficio del Presidente. Archiviata prematuramente la litigiosissima consiliatura Capoccioni, non si ripresentò – o non fu ripresentato, questo negli ambienti esterni al PD non è mai filtrato – rimendo a bordo pista per i tre anni della consiliatura Caudo. Dopo aver vinto le primarie del centro sinistra, eccone il ritorno. Note biografiche e programma possono essere reperiti in rete, come da depliant elettorali sparsi un po’ ovunque: purtoppo il tour de force a cui lo ha costretto il mese di campagna elettorale serrato e pressante non ha dato il tempo né a lui né al suo entourage di rispondere alle stesse domande che sono state sottoposte agli altri candidati, con preghiera di evitare le risposte già preconfezionate e standard: note biografiche, come si è arrivati alla candidatura, i tratti piu importanti del programma e perché votare proprio lui/lei. Dopo tutto è comprensibile tale erculeo sforzo: una ulteriore bocciatura delle urne sarebbe un colpo durissimo, da cui potrebbe essere difficilissimo riprendersi.

Luciana Miocchi                               Alessandro Pino  

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Sarà Giordana Petrella la candidata per il centro destra alle elezioni del III Municipio. Ha firmato poco fa, ufficializzando la sua posizione – di Luciana Miocchi

2 Set

A distanza di più di un mese dalle primarie del centro sinistra, che in terzo Municipio hanno visto emergere Paolo Marchionne, già presidente del Municipio prima della parentesi cinque stelle, anche il centro destra ha finalmente ufficializzato il suo candidato: Giordana Petrella, di FdI, con esperienza maturata attraverso varie consiliature proprio a Montesacro. Alla fine ha prevalso il buon senso, nella girandola di aggiustamenti e divisioni con il bilancino tra tutti i consigli municipali di Roma. La lega aveva già espresso il precedente candidato e FdI ha conosciuto una grande espansione, mentre FI-udc rimane in lizza per la vicepresidenza, oltre i diversi accordi stretti in giro per il territorio di Roma. Non poteva che toccare a Fdi e alla sua decana sul territorio.

Annuncia la Petrella sui social: “per me è un grande onore rappresentare tutto il centrodestra in una sfida così importante. Ringrazio il mio partito, la coalizione e il candidato Sindaco Enrico Michetti per la fiducia che hanno riposto nella mia persona.
In questi 13 anni passati in Municipio ho cercato sempre di dare il massimo per risolvere i piccoli e grandi problemi del nostro territorio, adesso so che dovrò dare ancora di più.
Ma so che potrò contare sul sostegno di tutti gli amici di ieri, di oggi e di domani, che vorranno essere al mio fianco in questa nuova importante avventura.”

Luciana Miocchi

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Ora è ufficiale. Le elezioni amministrative si terranno il 3 e il 4 ottobre 2021 – di Luciana Miocchi

3 Ago

La conferma tanto attesa è arrivata: Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno, ha firmato poco fa il decreto: si voterà il 3 e il 4 ottobre in 1.162 Comuni, di cui 18 capoluoghi – tra questi Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli, considerati il termometro su cui tarare le strategie per le prossime elezioni politiche – il turno dell’eventuale ballottaggio sarà due settimane dopo, domenica 17 e lunedi’ 18 ottobre.

Luciana Miocchi

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Settebagni: dopo la pec del Comitato di quartiere, la asl ordina la raccolta dell’immondizia e una relazione sulle misure prese – di Luciana Miocchi

14 Lug

A distanza di qualche giorno dall’invio di una pec ufficiale – la mail certificata con valore legale di raccomandata a.r. – da parte del Comitato di Quartiere di Settebagni all’uoc Servizio Igiene e sanità pubblica, con la quale si segnalavano le condizioni del quartiere di Roma Nord nel III Municipio, ormai giunte a livelli critici anche nelle vie più facili da raggiungere, con la raccolta differenziata porta a porta completamente saltata e foto allegate a testimoniare le condizioni effettive, è giunta la risposta ufficiale della asl, che richiede ad Ama e al Dipartimento tutela Ambientale del Comune di Roma, inviando copia per conoscenza a diversi assessorati e al Municipio III, un intervento pronto e duraturo. Con preghiera di essere informati con urgenza sui provvedimenti intrapresi.

Questa è una piccola grande vittoria del CdQ, stante le condizioni critiche diffuse della raccolta dell’immondizia a Roma che, al di fuori di piccole oasi, per lo più centrali e in zone altamente turistiche, fa registrare situazioni intollerabili praticamente ovunque. La speranza ora è che dietro l’intervento del servizio d’igiene la situazione torni sotto controllo. Se così non fosse, si aprirebbe almeno la possibilità di richiedere una riduzione delle bollette per mancato servizio. Controbattere un ordine della asl è obiettivamente arduo.

Luciana Miocchi

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Manuel Bartolomeo, dirigente FdI di Monte Sacro, è uno dei primi ad annunciare la candidatura alle prossime elezioni municipali di ottobre – di Luciana Miocchi

26 Giu

(Roma, 26 giugno 2021)

È stato uno dei primi in FdI a dichiarare la propria intenzione di partecipare alle prossime elezioni municipali. Rimasto fuori dal parlamentino di piazza Sempione nell’ultima tornata elettorale, Manuel Bartolomeo è tornato più deciso che mai a rappresentare ogni quartiere del Municipio III, tanto da averne inserito i nomi nel suo manifesto elettorale, al contrario di altri che hanno scelto di identificarsi in un quartiere in particolare.

Allora Bartolomeo, la sua candidatura riporta di attualità il fatto che lei e la sua compagna, Giordana Petrella, più volte consigliera municipale del Pdl prima e di FdI poi, facciate politica entrambi nel terzo municipio e questo vi crea delle ostilità, soprattutto nell’area del centro destra. Come se lo spiega, visto il sostanziale disinteresse del centro sinistra per il vostro status familiare? Nel vostro schieramento vi temono? Siete considerati un pericolo per chi voglia ascendere al municipio? Non vi sentite un po’ i Bartella’s di Montesacro?

Io e Giordana ci siamo conosciuti quando entrambi già facevamo politica attiva sul territorio, ognuno per conto suo. Credo che questo sia un valore aggiunto per la politica territoriale quindi non vedo perché dovremmo essere temuti da qualcuno, anzi! Ci tengo a precisare però che, nonostante gli obiettivi comuni, facciamo politica in modo diverso e quindi siamo ben distinti.

I poteri del municipio, allo stato, sono alquanto limitati, le competenze spesso si accavallano intralciandosi con quelle del Comune. Perchè le persone continuano a candidarsi comunque?

Perché il lavoro sul territorio è la base indispensabile della politica, perché il lavoro sul municipio è l’unico vero “front Office” con i cittadini. Credo che a distanza di quasi 10 anni dall’ultima vittoria del centrodestra a livello amministrativo romano, sia arrivato il momento di cambiare pagina dopo le due esperienze fallimentari del centro sinistra e una del Movimento 5 stelle i cittadini meritano l’impegno e la competenza

Quindi impegno e competenza ritiene di possederle solo lei e il suo schieramento politico?

Nessuno nasce con la bacchetta magica per cambiare un territorio con 1 solo mandato elettorale,ma con  l’impegno e il saper condividere e ascoltare i residenti si possono avere grandi risultati a differenza delle ultime 3 amministrazioni.

Luciana Miocchi

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Quando getti gli abiti, buttali nel cassonetto apposito, non lasciarli fuori! – di Luciana Miocchi

25 Giu

(Roma, 25 giugno 2021)

La foto è stata scattata nel primo pomeriggio da un residente del quartiere di Settebagni, su una delle vie principali. Da qualche tempo sul marciapiede è stato posizionato, come in altri punti limitrofi, un contenitore per il recupero degli indumenti usati, in modo che non finiscano nella spazzatura indifferenziata. Questa mattina erano stati notati diversi sacchi di plastica neri, abbandonati a fianco del raccoglitore, come se la fatica fatta per portarli fin li fosse stata talmente eccessiva da non consentire l’azionamento della maniglia che li trasporta all’interno e impedisce eventuali condizioni di degrado. Poco prima erano stati segnalate delle donne che rovistavano tra i sacchi aperti, alla ricerca dei capi migliori. Poi è arrivata la foto del camerino improvvisato in mezzo alla strada. Ancora più indumenti sparsi sul marciapiede, probabilità che vengano raccolti e portati via dalla squadra addetta al decoro, vicine allo zero. Ad ogni buon conto, la segnalazione è stata inoltrata. Bastava utilizzare correttamente il cassonetto, quello in foto o il gemello in via della Maremma…

Luciana Miocchi

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Quattro candidature per le primarie del Centrosinistra

19 Giu

Un candidato ufficiale del Pd, un ex presidente del Municipio e due donne impegnate e battagliere

dall’alto in senso orario Francesco Pieroni, Marina D’Ortenzio, Paolo Marchionne, Angela Silvestrini

Nell’imminenza delle primarie che decideranno la candidatura per il centro sinistra alle elezioni municipali dell’autunno 2021, si presentano i candati espressione del III Municipio. Per restituire un’informazione corretta ed equidistante, ai quattro candidati sono state rivolte le stesse domande: una breve descrizione di se e delle cose che più li rappresentano e il quesito principe, ovvero “perché chi vota alle primarie della sinistra dovrebbe scegliere proprio Lei?”. L’ordine di risposta è scaturito semplicemente dall’ordine di invio, per iscritto, delle risposte fornite, cosi come le foto sono quelle inviate. A tutti e a tutte, gli in bocca al lupo più sinceri e un “vinca chi può”

Francesco Pieroni

«Sono tra i fondatori del PD nel III Municipio e questo è un punto che rivendico con orgoglio. Da giovanissimo, tra il 1997 e il 2002, sono stato già consigliere municipale e assessore ai lavori pubblici. Per molti anni ho lavorato in Regione Lazio come capo della segreteria dell’assessorato all’urbanistica prima, della commissione agricoltura, poi. Dal 2018 sono l’unico assessore del PD nella Giunta di Giovanni Caudo».

Perché chi vota alle primarie della sinistra dovrebbe scegliere proprio Lei?

«Per me è una grande responsabilità rappresentare il partito democratico come suo candidato ufficiale. Sono convinto della necessità che sia il più grande partito della coalizione a dover guidare la rinascita della città, partendo dal Municipio ed arrivando al Comune di Roma Capitale con Roberto Gualtieri, anche lui candidato ufficiale del partito democratico, già ministro dell’economia e commissario a Bruxelles, con una squadra competitiva e credibile, che sappia mettersi in rapporto in sinergia e senza complessi con la regione Lazio e con il governo nazionale»

Marina D’Ortenzio

«La mia storia è una storia di militanza da sempre. Ho iniziato giovane il percorso politico spinta dal bisogno e dall’esigenza di cambiare il qui e l’ora delle nostre esistenze, dal sogno di realizzare l’irrealizzabile. Per me la politica, l’impegno, hanno senso solo se riescono a incidere sulla vita delle persone e il territorio è il punto di partenza, ora come molti anni fa. Non si tratta solo di una questione di incarichi istituzionali o di dirigenza politica, che pure ho avuto tanto con i Verdi che all’interno di SEL; non sono questi la condizione necessaria e sufficiente per occuparsi della cosa pubblica, per aspirare al bene comune. La vita è una imprevedibile scala di priorità, a volte chiare e nette altre volte meno, che si diverte a cambiare la distanza da salire. Cambiano gli orari, l’organizzazione delle giornate, gli incontri ma ciò che non passa mai è la tensione alla comunità, è lo scegliere i compagni e le compagne di viaggio con cui andare in mare aperto, senza paura, senza pregiudizi. Questa è la mia storia ed è lo spirito di Liberare Roma. Uno spirito attento con l’assillo di ricostruire e riannodare quei fili che sembravano spezzati. A partire proprio dai territori, dai Municipi, veri avamposti e presìdi irrinunciabili di mutuo soccorso, socialità, comunità. Come lo è il III Municipio. Per questo mi candido: per riannodare un’esperienza con radici forti e obiettivi reali. Che hanno a che fare con la vita».

Perché chi vota alle primarie della sinistra dovrebbe scegliere proprio Lei?

«Da settimane sento dire, da più voci, che queste primarie sono ‘finte’ o quantomeno hanno un risultato in larga parte già scritto. È tutto vero fino a prova contraria. Ebbene, io assieme ai compagni e alle compagne di Liberare Roma siamo proprio quella prova contraria. Siamo la sfida, la voglia di contendere un campo che sembra essere assegnato, per provare a incidere da dentro, senza subalternità, senza paura ma con le idee ben chiare per una città e un municipio femminista, ecologista e di sinistra! Mi candido, ci candidiamo, per ridare a Roma l’amore e la dignità che merita. Una Roma che torni ad essere capitale dell’inclusione sociale, dei diritti, della lotta alle disuguaglianze».

Angela Silvestrini

«Da 25 anni lavoro all’Istat, dove, come primo ricercatore, svolgo la mia attività nel campo della demografia. Vivo con mio marito Rafael, nostra figlia Amaya di 12 anni, mia madre, due gatte e una cucciola di Labrador. Credo nell’importanza di una famiglia dove le diverse generazioni possano vivere sostenendosi vicendevolmente. Credo nell’amicizia fedele e leale, dove ognuno deve impegnarsi per restituire agli altri quello che ha ricevuto. Nel dialogo e nella politica come strumento per rendere migliore la vita di tanti, soprattutto i più deboli. Nel 2018 sono stata eletta consigliera nel III Municipio, dove sono vice presidente del Consiglio, della Commissione bilancio e della Commissione Politiche Sociali. Questa esperienza è stata per me molto positiva e occasione di crescita personale. Mi ha dato modo di confrontarmi su temi rilevanti, specialmente nell’ambito sociale, su cui si deve investire di più, avendo come obiettivo la cura a domicilio e la creazione di reti di cooprogettazione con l’associazionismo e il Terzo settore. Da questa esperienza si è rafforzata la convinzione che per governare bene un territorio bisogna essere e fare squadra».

Perché chi vota alle primarie della sinistra dovrebbe scegliere proprio lei.

«Innanzitutto, per una questione di metodo che applico nella mia vita e nell’azione politica: cercare ciò che unisce e lasciare ciò che divide, facendo prevalere la forza del noi, mettendo la solidarietà e gli interessi degli ultimi in primo piano.  Se una città è costruita a misura delle persone più fragili è una città che funziona per tutti. Poi per la credibilità di una vita nella quale ho dedicato molto del mio tempo all’impegno gratuito per gli altri, per i più poveri, impegnandomi da quando avevo 15 anni con la comunità di Sant’Egidio. Fare politica per me non è una carriera personale, è mettermi a servizio degli altri. Non prometto mai successi, ma solo impegno personale. E non dico mai cose che non penso. Chi mi ha conosciuto in questi anni in Consiglio può testimoniarlo. E infine perché penso che la politica abbia bisogno delle donne. Una politica al femminile è una politica che non batte il pugno sul tavolo per intimorire, è una politica che ascolta, cerca di risolvere i problemi in modo pratico e si prende cura anche attraverso la capacità, tutta femminile, di affrontare contemporaneamente situazioni diverse ».

Paolo Marchionne (già presidente del III Municipio durante la breve sindacatura Marino, ndr)

«Sono nato nel 1981, sposato con Sara e papà di Enrico e Andrea. Fin da quando avevo 20 anni mi sono impegnato in politica e nell’associazionismo di quartiere. Appartengo al Partito Democratico, sono nella segreteria romana, e sono convinto che solo costruendo un fronte ampio di forze democratiche e progressiste, possiamo vincere e governare bene il territorio. Mi sono messo a disposizione di tante e tanti proprio per questo, ho risposto alla richiesta di chi, dentro e fuori il Pd, nelle altre forze politiche della sinistra, nelle esperienze civiche, nelle reti del volontariato, nei movimenti, avverte la necessità continuare quanto di buono e innovativo fatto dalla Giunta Caudo in solo tre anni, dal 2018, con un nuovo spirito unitario. Per queste ragioni la mia sia una proposta politica plurale, non nata solo all’interno di ristretti gruppi di partito e su compromessi. Ma per stare, come sempre, nelle strade, tra le persone, facendosi carico delle esigenze del territorio e dei bisogni delle persone. Veniamo da un anno terribile, insieme ne stiamo faticosamente uscendo. Il Municipio può essere uno strumento fondamentale per rafforzare la rete di supporto alle persone più in difficoltà, contrastare le disuguaglianze, per tutelare il commercio di quartiere e favorire nuove reti di impresa, rendere sicure le scuole pubbliche e magari tenerle aperte anche il pomeriggio, promuovere sport e cultura per tutti. Ecco sono questioni che partono dalle persone, dai loro bisogni, e solo in parte stanno nelle competenze burocratiche del Municipio. Spero che avremo modo di usare i prossimi cinque anni della nuova consiliatura per tramutare i Municipi in enti più utili e forti, con le competenze necessarie. Per fare questo salto occorre visione, esperienza e determinazione. La nostra è di certo la proposta più coraggiosa in campo».

Luciana Miocchi

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Tra poco si torna nelle palestre e nelle piscine ma la sorte del Salaria Sport Village rimane incerta a causa di nodi irrisolti. Solo una ferma volontà politica può sbloccare la situazione – di Luciana Miocchi

19 Mag

19 maggio 2021

L’agenzia giornalistica Dire ha dato notizia delle risultanze dell’ultima assemblea della commissione trasparenza dell’assise capitolina, avente all’ordine del giorno la situazione attuale del Salaria Sport Village, bene definitivamente confiscato nel luglio scorso all’imprenditore Diego Anemone, nel mirino della Federazione Italia Gioco Calcio che avrebbe l’intenzione di utilizzarlo come centro federale, con gli utenti che hanno pagato abbonamenti annuali ma non ne hanno potuto usufruire e i residenti delle zone limitrofe che hanno paura di non poter avere più accesso alla struttura che chiedono a gran voce di essere ascoltati.

Nella velina si legge che la criticità principale riscontrata è di natura finanziaria e obbligazionaria: “tasse e tributi arretrati da pagare, il rischio di richieste di risarcimento danni, contratti di lavoro da onorare, un progetto da sviluppare. Il futuro del Salaria Sport Village e’ tutto da scrivere. A cominciare dalla presa in possesso da parte di Roma Capitale”. Il mega centro sportivo sulla Salaria, a Settebagni è ancora nelle mani dei commissari giudiziali e non in quelle del Campidoglio. Le questioni aperte tra l’Agenzia delle Entrate e quella dei Beni Confiscati sono emerse durante la seduta della commissione trasparenza, in modo lampante. Come riferisce sempre l’agenzia Dire, la convocazione della seduta è stata provocata dalla comunicazione inviata lo scorso 9 aprile dal capo dipartimento Risorse economiche, Stefano Cervi, agli assessorati al Bilancio, Patrimonio, Sport e Scuola e ai rispettivi dipartimenti competenti, in cui veniva messo in evidenza il monte imposte di cui è debitore il complesso sportivo, che andrebbe ripianato da Roma Capitale al momento dell’acquisizione ufficiale. Lo stesso Campidoglio è però creditore per quanto riguarda i tributi di propria competenza: sicuramente per IMU e TASI per gli anni 2006/2007 mentre per gli anni 2013/2014 si tratterebbe di iscrizioni a ruolo per avvisi di accertamento non pagati, non meglio specificati. Sempre secondo quanto riportato da Dire, “sono stati emessi avvisi di accertamento impugnati con giudizio ancora pendente” e per gli anni di imposta successivi “non risultano avvisi emessi in quanto dopo il sequestro vige la sospensione di imposta”. Almeno una notizia in qualche modo confortante. La doccia fredda però arriva subito dopo: su questi tributi “a seguito del trasferimento del compendio Salaria Sport Village, Roma Capitale si troverebbe contemporaneamente ad essere creditrice e debitrice- scriveva Cervi- delle somme con conseguente annullamento del credito”. Cioè una perdita per l’Ente. A queste somme, vanno aggiunti 21.900 euro di Tefa (addizionale sulla Tari) da pagare alla Città’ Metropolitane di Roma e soprattutto 438.000 di Tari, un credito “di competenza esclusiva di Roma Capitale”, per il quale “vale il ragionamento in precedenza fatto per i tributi ICI-IMU-TASI”. Nel corso della commissione il direttore Cervi ha evidenziato che “non è’ previsto che lo stesso Ente diventi soggetto passivo dell’imposta ma le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate sono state altalenanti”. Questa situazione rappresenta “un aspetto del problema” della mancata acquisizione del Salaria Sport Village, come ha riconosciuto Paolo Saulini del dipartimento Patrimonio. Ma ce ne é anche un altro “non poco rilevante- ha spiegato Saulini- dei crediti vantati dallo Stato. Stiamo aspettando una definizione dalla Agenzia dei Beni Confiscati”. Tutto ciò a due anni dal protocollo di intesa firmato da Campidoglio e Federcalcio, che intende gestire il Salaria Sport Village e realizzarci la Casa delle Nazionali. La Figc- ha proseguito Saulini- si é detta disponibile a farsi carico dei debiti nell’ambito di interventi progettuali più ampi. Abbiamo buttato giù una delibera che prevedesse queste cose per l’immissione in possesso.  In teoria il bene, una volta preso, andrebbe gestito direttamente (dal Comune, ndr) ma alla fine la gestione andrà fatta dalla Federazione nelle parti in cui é possibile progettare la Casa delle Nazionali e per il resto vedremo. É una situazione molto complessa perché ci sono così tanti spazi che vanno verificati. Risorse per Roma sta lavorando con il dipartimento Urbanistica, perché nel tempo sono stati fatti diversi interventi. Tanti sono regolari ma qualcosa va aggiustato. Per quanto andrà fatto un progetto a step”. Il primo “è fare in modo che la Figc, come ha più volte manifestato, si faccia carico delle spese che l’Agenzia richiede  e intanto continuare la gestione perché lì dentro ci sono delle attività e quindi di fatto si tratta dell’acquisizione di un’azienda gestita ora dai commissari”, ha spiegato Saulini che  ha poi sottolineato che “nella prima fase non si potrà stilare subito un protocollo molto articolato (tra Roma Capitale e Figc, ndr) perché è complessa la situazione all’interno. É un’operazione per la quale ci vorrà un pochino di tempo. Abbiamo capito come quel complesso stava messo con le tasse, stiamo attendendo di capire la situazione a livello di danni o di diritti di terzi che possono esserci. Si parla di cifre che la Figc intende accollarsi. Dopodiché procederemo e andremo avanti”. Ma non c’è solo una questione di tasse a rallentare tutto l’iter di presa in possesso del bene: “Ci sono  questioni legate a partite delle vecchie società che hanno creato debiti nella gestione di impresa- ha detto concluso  Saulini- I commissari giudiziali qualche tempo prima della  confisca avevano fatto contratti a tempo determinato, quindi c’é  anche un problema di assorbimento di personale. Queste sono le problematiche. Stiamo attendendo alcune precisazioni fondamentali dall’Agenzia dei beni confiscati, quando avremo un quadro più preciso passeremo alla fase operativa”.

Quindi, la questione è semplice, nella sua complessità: per il Comune di Roma non sarebbe un’acquisizione a costo zero, ci sarebbero circa 500.000 euro accertati di tributi inevasi, a cui dovrebbe in qualche modo, attraverso un artificio contabile, rinunciare. Però a fronte di un valore stimato di alcuni milioni di euro, non proprio un’operazione in perdita. In più, alcuni contenziosi, da chiudere sul medio – lungo periodo e le posizioni lavorative delle persone che in questi anni hanno consentito lo svolgimento delle attività e il regolare funzionamento del circolo. Anche in questo caso, con buoni margini positivi e comunque, con all’orizzonte la possibilità di dare un bene a quel punto acquisito alla proprietà comunale, capace di produrre reddito, in gestione. Esiste già un protocollo di intesa con la FIGC, dichiaratasi disposta a coprire gli incassi dovuti al mancato incasso dei tributi e in linea di massima anche quelli delle altre passività. Ovviamente, in cambio di ciò il Campidoglio dovrebbe dare fare delle concessioni, la cui convenienza è tutta da sondare e studiare ma una cosa è chiara, il privato non ha interesse – e ci mancherebbe pure – a fare operazioni in perdita, ci deve essere un ritorno e anche buono: di soldi, di immagine. Soprattutto, poi, dovrebbe dare delle spiegazioni, sia contabili che all’opinione pubblica, dato il grande valore del compendio confiscato.

Il presidente del III Municipio Giovanni Caudo, che nei giorni scorsi si era messo a disposizione per avere informazioni direttamente dagli uffici della Sindaca ha così riferito: «Ho portato le giuste istanze dei cittadini alla Sindaca che ha firmato il protocollo con la FIGC. Il protocollo deve prevedere esplicitamente la possibilità di aprire le strutture sportive al territorio come chiesto dal Municipio già nel 2019 e dai cittadini. Ho avuto assicurazione dall’interlocuzione con la sindaca che si farà carico di questa richiesta anche con modifiche al protocollo».

Luciana Miocchi

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Manifestazione di lavoratori e utenti per sensibilizzare le istituzioni circa il futuro del Salaria Sport Village, dopo la confisca sospeso nel limbo – di Luciana Miocchi

18 Mag

Sabato 15 maggio, presso il Salaria Sport Village si è tenuta una manifestazione dei dipendenti e degli iscritti al circolo, nel giorno simbolo della riapertura delle palestre, in quanto per questa struttura, nonostante sia stata confiscata dallo Stato quando era in piena attività, non è ancora stata delineata una linea di gestione e di riapertura. Il Comune di Roma, a cui dovrebbe essere affidata non ha ancora preso in carico effettivamente l’attività.

Fabrizio Sbraga, dipendente dal SSV con varie mansioni dal 2013 e da poco titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e co-organizzatore della protesta pacifica, ha ripercorso gli eventi che hanno portato all’iniziativa: «a causa del Covid, nel marzo 2020 è scattata la cassa integrazione. Poi finalmente è arrivata la bella notizia, che a fine maggio le palestre avrebbero riaperto ed eravamo tutti speranzosi di ripartire con le nostre vite, rimboccandoci le maniche ancora una volta. Poi, la doccia fredda: viene comunicato che la struttura non riaprirà per varie motivazioni legate alla situazione dell’azienda confiscata e mandata avanti dai custodi del tribunale, una gestione che si basa solo sugli incassi. Purtroppo, i mesi di inattività avevano creato un buco nella cassa, dovuto ai pagamenti che non potevano essere rimandati, le bollette non aspettano. Ci hanno detto che a giugno avrebbero riaperto il tennis e il primo luglio la piscina esterna, data in gestione a Lazio nuoto, che ha riaperto la struttura ma non facendo lavorare i dipendenti già in forza ma i propri. A me hanno chiesto di occuparmi del front office per gli abbonati e ho lavorato un mese, dando idea che a settembre si sarebbe ripartiti. A fine luglio 2020, all’annuncio della confisca definitiva qui sono venuti tutti, dalla Sindaca Raggi alle personalità di Comune e Regione, anche Tardelli, per la FIGC. Noi lavoratori eravamo tutti contenti, è stata fatta una riunione a settembre con i dipendenti, belle prospettive con l’idea di attendere qualche mese perché si facesse il passaggio, a dicembre ci hanno detto che ormai era imminente, questione veramente di poco. Poi di rinvio in rinvio, la firma definitiva ha continuato a slittare, fino ad arrivare a marzo 2021, a un anno dal lock down, le uniche strutture aperte sono tennis canottaggio e padel; gli abbonamenti dei soci vanno in scadenza senza averli potuti utilizzare e nessuno riesce ad avere notizie da parte di chi doveva rispondere ai soci. Credo che non dipenda più nemmeno dalla gestione precedente, il bene è stato confiscato ed è diventato bene dello Stato. Quando si sono sentite voci di nuove riaperture, ho avuto messaggi dai soci che si informavano. A uno di loro è venuta l’idea di organizzare una manifestazione pacifica – proprio nel luogo da noi tanto amato, per sport, per passione e per lavoro – è andato alla Questura per avere le autorizzazioni ed essere in regola sotto ogni profilo. Io ho seguito la vicenda per rappresentare anche un po’ i miei colleghi che non hanno la mia stessa fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato. Abbiamo deciso di riunirci e di farlo qui perché sappiamo di avere uno dei centri sportivi più belli in assoluto, per quanto riguarda sicuramente la nostra regione ma credo anche d’Italia. Ci tengo a ribadire che abbiamo seguito tutte le regole, raccolto firme per la richiesta di autorizzazione, la Questura ha convocato il socio che si è fatto carico di tenere i rapporti, è stata fatta una manifestazione tranquilla e pacifica, cercando di dare un’idea pacifica e bella, sappiamo che i tempi possono essere lunghi, conosciamo i tempi italiani e romani ma siamo fiduciosi che potremo ritornare ad allenarci qui, ad avere e a dare l’opportunità di iscriversi anche per la prima volta in questo posto bellissimo, che strega, che da la sensazione di vivere in un posto di pace, immerso nel verde, a dieci minuti dal centro, un posto stupendo e pieno di verde, un’oasi sul fiume, ben assortito. Io ci lavoravo e mi allenavo in quel posto, ci passavo dodici ore della mia giornata, abito dall’altra parte di Roma ma è diventato il mio mondo. Un po’ mi è dispiaciuto che non siano state presenti figure istituzionali ma abbiamo intenzione di rifare un altro evento, vogliamo lottare per questo nostro piccolo paradiso».

Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, per il Comitato di quartiere di Settebagni Silvia De Rosa, vice presidente e Marina Fava, membro del direttivo, rinnovando l’impegno a far sentire con forza la voce del territorio, che giudica irrunciabile il diritto e la facoltà di poter usufruire della struttura .

Raggiunto telefonicamente il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo cosi ha replicato: «Il comune ha ceduto alla Figc l’area ma non é chiaro se e quali accordi ha preso per mantenere la struttura a servizio del quartiere come avevamo chiesto. Stiamo insistendo con il Comune per avere chiarezza su questo aspetto cruciale per noi. È cambiato l’assessore allo sport, speriamo di avere prima possibile le informazioni necessarie. Siamo a fianco dei cittadini e degli associati alla piscina, abbiamo dato la disponibilità a un incontro per dare le informazioni che avremo dal Comune.»

Luciana Miocchi

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Palazzina privata occupata a Castel Giubileo, a breve lo sgombero – di Luciana Miocchi

26 Apr

26 aprile 2021

Da giovedi scorso la palazzina che si trova a Castel Giubileo, all’angolo tra via Salaria e via Grottazzolina, inutilizzata da tempo e posta in precedenza in vendita, a causa pare per dissapori tra gli eredi, risulta occupata abusivamente. Numerose segnalazioni a partire da giovedì scorso sono arrivate dai residenti, che hanno notato finanche una persona scendere da una vettura nuova e richiudere il cancello perimetrale con una catena e la presenza di un furgone. Una nota stampa di Riccardo Corbucci, già presidente del consiglio municipale con la giunta Marchionne e ora coordinatore della segreteria del Pd, informa della presenza di un gruppo di estranei, che avrebbero con se anche un minore, motivo per cui sono stati allertanti anche i servizi sociali del III Municipio affinchè – dice il Corbucci «si possa provvedere alla liberazione della palazzina privata e all’eventuale presa in carico del minore». Castel Giubileo è una comunità dove tutti si conoscono e il fatto non poteva passare inosservato e sotto voce e la palazzina in effetti è divenuta una sorta di osservata speciale. La nota così si chiude: «non è la prima volta che il quartiere è vittima di occupazioni di questo tipo, mi batterò perché l’intervento sia il più rapido possibile».

Sembrerebbe che lo sgombero, accompagnato dall’intervento dei servizi sociali a tutela di eventuali minori sia previsto per martedì mattina.

Luciana Miocchi

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Scherza con i fanti ma lascia stare i Santi. La Madonna di Piazza Sempione atterra sulla scrivania del Ministro della Cultura – di Luciana Miocchi

18 Mar

Il progetto che vorrebbe ridisegnare Piazza Sempione continua a far parlare di sé: dopo essere stato reso pubblico con un’intervista su Repubblica, fatto oggetto di interventi in consiglio (ma legittimamente la giunta ha potuto operare senza portarlo in aula, occorre rammentarlo), protagonista di striscioni di contrapposti sentimenti e di processioni più o meno goliardiche, di manifestazioni di segno opposto e scaramucce degne del miglior Guareschi, sale agli onori degli scranni del Parlamento.

La senatrice Paola Binetti, FIBP-UDC, ha presentato, durante la seduta nr 306,  un atto di sindacato ispettivo – l’equivalente di un’interrogazione amministrativa – al Ministro Franceschini Atto n. 4-05078, chiedendone l’intervento diretto, al fine di rivalutarne l’opportunità. Il quale dovrà necessariamente rispondere sulla questione.

La Binetti, nota per i suoi interventi orientati da un fervente cattolicesimo, tocca si la questione della collocazione della statua della Madonna – un ex voto che il quartiere intese offrire per la fine della seconda guerra mondiale – ma anche quella della mancata informazione alla comunità, con la relativa impossibilità di attuare una partecipazione effettiva. Il testo del quesito, che si può leggere qui di seguito, è stato protocollato e pubblicato sul sito ufficiale del senato, disponibile per l’utenza.

Premesso che:

Piazza Sempione è “area tutelata” ai sensi degli artt. 10, comma 1, 134, 136 e 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni e integrazioni, e fa parte della “Città storica” di Roma ed è considerata dalla Carta per la Qualità di Roma Capitale tra i siti di “Rilevante interesse architettonico, urbano o ambientale”, nonché fra gli “Spazi aperti – Piazze e Larghi con alto grado di identità”, ai sensi del vigente Piano regolatore generale adottato con delibera del Consiglio comunale n. 33/2003 e s.m.i. (all. G1, f. 11), con il connesso regime di tutela; progettata nei primi anni Venti del secolo scorso dall’architetto Gustavo Giovannoni, rappresenta un unicum nella storia urbana di Roma, e presenta tratti di originalità e di pregio architettonico di assoluta rilevanza, documentati in una serie di studi;

la Giunta del III Municipio di Roma Capitale, con prot. CD/103462/2020, con riferimento al progetto di “riqualificazione” della zona di piazza Sempione a Roma, ha previsto lo spostamento di un monumento in una piazza storica, sottoposta a vincoli di tutela, senza aver prima acquisito i prescritti pareri. L’approvazione del progetto è avvenuta senza alcuna condivisione con la cittadinanza (comitati di quartiere, parrocchia, categorie professionali), avendo la Giunta rinunciato al ricorso al “processo di partecipazione dei cittadini alla trasformazione urbana”, disciplinato dalle norme del Comune di Roma (delibera Consiglio comunale n. 57/2006 e s.m.i.) e senza nessuna condivisione col Consiglio municipale e con le Commissioni competenti. L’assenza dell’elemento fondamentale della partecipazione e del confronto ha minato alle basi la stessa redazione del progetto, che risulta, da un’analisi della Relazione che lo accompagna e delle tavole ad esso allegate, privo di elementi fondamentali per l’inquadramento storico, urbanistico-architettonico, che appare confuso negli obiettivi generali, carente nella spiegazione delle scelte di progetto;

gli interventi sulla piazza previsti dal progetto approvato dalla Giunta non sono riconducibili ad un semplice concetto di “riqualificazione”, ma si sostanziano in modifiche importanti, tali da alterare il volto architettonico e l’assetto urbanistico della piazza. In particolare: “viene pedonalizzata tutta l’area antistante il palazzo Sabbatini, adibito a edificio del Municipio, con una profonda trasformazione del profilo architettonico dell’area; l’area pedonalizzata dovrebbe diventare un grande lastricato, che si distacca nettamente dal resto della piazza, per la tipologia e il colore del materiale utilizzato per la pavimentazione nonché per la netta delimitazione con paletti, catenelle, panchine collocate in posizione perimetrale; il distacco di questa nuova area dal resto della piazza è accentuato dalle caratteristiche dell’impianto di illuminazione. Nella piazza e in corso Sempione è prevista l’installazione di 38 pali della luce ritenuti non coerenti con lo stile architettonico della piazza; la suddivisione della piazza definita dal progetto è accentuata da una nuova destinazione d’uso delle sue parti: il versante sud resta l’unica parte destinata al transito veicolare, fortemente limitato dall’area parcheggi, previsti per recuperare quelli persi con la parziale pedonalizzazione”. L’insieme degli interventi previsti (pavimentazione (e sua perimetrazione), illuminazione, dislocazione dei posti auto) è tale da modificare la fisionomia della piazza, rompendone l’unità che l’ha sempre caratterizzata. Verrebbe realizzata una sorta di “piazza nella piazza”;

gli interventi previsti dalla cosiddetta “riqualificazione”, anziché valorizzare i tratti originari della piazza, creano uno svilimento della stessa. Anche il previsto spostamento della statua della Madonna, attualmente posta al centro della piazza finisce per snaturarne il profilo originario. La statua viene inoltre abbassata, rimuovendo i due basamenti a gradoni. Il monumento, realizzato con i fondi raccolti dagli abitanti del quartiere e dai fedeli del “Divino Amore” come ex voto per la protezione accordata dalla Madonna durante la guerra, si trova in quella collocazione dal lontano 18 maggio 1947. Secondo la Giunta municipale la ragione principale per lo spostamento della Madonnina sarebbe quella di “valorizzarla”, risparmiandole la funzione di “spartitraffico”, mentre in realtà si finirebbe semplicemente con accantonarla e renderla meno visibile anche come punto di riferimento, diversamente da quanto accade da oltre 70 anni;

in tutte le piazze aperte al traffico gli elementi architettonici di decoro come statue, fontane, obelischi, sono posti al centro delle stesse e, se il flusso del traffico lo richiede, sono anche “spartitraffico”. Il monumento alla Madonna di piazza Sempione è uno “spartitraffico” come lo sono la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, il monumento equestre di Garibaldi al Gianicolo, la statua del Bersagliere a Porta Pia, l’obelisco di piazza Marconi, la Fontana delle rane a piazza Mincio, senza che per questo qualcuno pensi di spostare questi elementi architettonici con la presunta motivazione di volerli valorizzare, alterando il tessuto architettonico della piazza. In ogni caso, bisogna osservare che non esiste alcuna esigenza di mobilità che suggerisca lo spostamento della statua della Madonna. Anzi, è l’esatto contrario: è proprio lo spostamento che potrebbe causare problemi al traffico;

il Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale, nel proprio parere rilasciato con nota prot. n. 985 del 12 gennaio 2021, ha evidenziato i problemi che la nuova collocazione porrebbe al percorso della corsia preferenziale degli autobus, stabilendo una serie di prescrizioni per porvi rimedio e chiedendo in alternativa di “considerare la possibilità di ricollocare la statua al centro della piazza, lasciando così il sagrato della chiesa nella sua conformazione attuale”. L’evidente infondatezza delle ragioni addotte dalla Giunta per lo spostamento della statua della Madonna si aggiunge alla constatazione che tale spostamento, oltre a rappresentare di per sé un vulnus storico-urbanistico, contribuisce allo stravolgimento complessivo del volto della piazza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, prima che avvenga la trasformazione di Piazza Sempione con un progetto, che è ben lungi dal volerla riqualificare, affinché venga rivalutato l’intervento tenendo conto di tre elementi chiave:

a) il mancato coinvolgimento della popolazione, dal momento che sono state raccolte oltre 3.000 lettere e manifestazioni di dissenso rispetto all’attuale disegno;

b) il vissuto della pietà popolare nel quartiere, abituato a fare riferimento fin dal termine della seconda guerra mondiale a quella precisa immagine sacra della Madonna;

c) il vulnus che si crea all’impianto urbano delle piazze di Roma, note in tutto il mondo per il preciso filo rosso, che ne lega gli aspetti storici, architettonici artistici e urbanistici.

Luciana Miocchi

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Lettura critica del progetto su piazza Sempione presentato dalla Giunta Caudo – intervista agli Architetti Rizzo e Galassi

8 Mar

Gli architetti Biancamaria Rizzo e Alessandro Galassi, urbanisti e autori di un approfondito volume su Città Giardino, edito da Minerva nel 2013, esprimono il loro punto di vista sul progetto di restyling della piazza che ospita la sede centrale del III Municipio che tanto polverone ha sollevato, uscito ormai dalla questione puramente amministrativa per approdare a un qualcosa che assomiglia nei toni sempre più a una disputa folkloristica, più da Peppone e Don Camillo che da curva. Con questo contributo si cerca di riportare il discorso sulle peculiarità del progetto e sulla critica costruttiva.

“Una lettura approfondita del progetto di riqualificazione di Piazza Sempione, redatto dallo studio Bradaschia di Trieste nel 2020, ma pubblicato solamente in data 12/02/2021 sul sito del Comune di Roma, può aiutarci a capire meglio gli obiettivi di progetto e valutare l’efficacia delle azioni proposte per raggiungere gli stessi. Procediamo per temi.

Nuova pavimentazione della piazza.

Il progetto prevede la realizzazione di una grande area pavimentata di fronte all’edificio Semintensivo 2 di Innocenzo Sabbatini (attuale sede del Municipio III) con l’eliminazione del parcheggio a raso esistente, lasciando asfaltato il resto della superficie. Uno sguardo anche veloce alla planimetria di progetto evidenzia una certa disorganicità nel trattare le varie parti della piazza, la quale non viene considerata, come sarebbe opportuno, uno spazio unitario.

Miglioramento dell’illuminazione della Piazza

Il progetto prevede l’installazione di una serie di apparecchi illuminanti a led, localizzati quasi esclusivamente su tre lati della nuova area pedonale di fronte al palazzo Sabbatini, il che comporterebbe una differenziazione sostanziale tra zone diverse della piazza, alcune delle quali rimarrebbero più buie di altre a scapito di una fruizione unitaria dello spazio. Manca inoltre la previsione di una illuminazione “scenografica”, quanto mai opportuna al fine di esaltare le caratteristiche architettoniche degli edifici e di evidenziarne la struttura compositiva, attraverso il posizionamento di proiettori o altri tipi di apparecchi illuminanti. Questo aspetto non è secondario, se si vuole realizzare uno spazio gradevole oltre che sicuro anche nelle ore notturne.

Miglioramento dell’arredo urbano della Piazza

Il progetto prevede l’inserimento di soli quattro elementi di seduta in cemento bianco, posti sul lato meridionale della nuova area pedonale pavimentata, e la collocazione di qualche cestino portarifiuti di materiale e forma non meglio specificati. E’ evidente che questo aspetto del progetto risulta carente in quanto non esplicita le motivazioni funzionali e formali relative alla scelta e alla localizzazione degli elementi di seduta e di raccolta rifiuti; una scelta che, trattandosi di una piazza storica, dovrebbe essere quanto meno congruente con il contesto di ambientazione.

Miglioramento della viabilità

In merito al tema del miglioramento della viabilità, che rappresenta forse la motivazione più forte espressa dall’Amministrazione nella presentazione del progetto, va rilevata la mancanza di analisi preliminari specifiche finalizzate ad inquadrare Piazza Sempione nel più ampio sistema viario del quartiere, anche attraverso un’analisi dettagliata dei flussi veicolari, che permetta di valutare gli effettivi impatti positivi del progetto sulla mobilità. Di fatto le azioni di progetto previste confermano l’assetto viabilistico esistente, con il transito dei veicoli (pubblici e privati) sulla piazza. L’eliminazione del parcheggio non inciderebbe sulla viabilità, ma solamente sulla dotazione di posti auto di cui, peraltro, non c’è alcuna proposta di ricollocazione. La viabilità resterebbe, dunque, sostanzialmente inalterata rispetto alla situazione attuale. Queste considerazioni mettono in evidenza che, a fronte di uno stato di fatto fortemente problematico e degradato, il progetto presentato non sembra in grado di incidere efficacemente sugli obiettivi di riqualificazione prefissati.

Il progetto può invece essere una grande opportunità per valorizzare la piazza e tornare a guardarla come uno spazio unico e unitario, ripensandone non solo l’aspetto ma soprattutto l’utilizzo: la piazza di una nuova città come l’aveva immaginata il suo autore Gustavo Giovannoni. Questo vuol dire attuare un ripensamento complessivo della piazza, che integri tutti gli aspetti: dalla pavimentazione (ricorrendo ad esempio all’utilizzo di un unico materiale) all’illuminazione (sia funzionale che scenografica), all’arredo. Anche per la viabilità si potrebbe valutare l’ipotesi di una pedonalizzazione integrale della piazza o, in alternativa, mantenere provvisoriamente la transitabilità veicolare, puntando però, come detto prima, sulla realizzazione di una pavimentazione e di un sistema di illuminazione unitari. E’ innegabile che l’elemento incongruo negli spazi urbani storici è rappresentato soprattutto dalla presenza delle automobili, sia in sosta che in transito, ed è su questo punto che andrebbe rivolta principalmente l’attenzione. Il ripensamento della viabilità non può certo limitarsi alla rimozione e allo spostamento della statua della Madonnina, peraltro ormai parte integrante dell’immagine della piazza, che il progetto attuale prevede di traslare a ridosso della chiesa. Si tratterebbe di un’azione senz’altro inefficace ai fini della viabilità e, probabilmente, anche dannosa ai fini della condivisione collettiva del progetto, vista l’affezione che ormai i cittadini nutrono nei confronti di questo elemento.

Se l’Amministrazione, facendo tesoro del proficuo e stimolante confronto in atto con la cittadinanza e gli uffici preposti, arriverà a revisionare il progetto in modo condiviso, riuscirà a restituire  a questo spazio urbano, cuore di Città Giardino Aniene, la dignità e il rispetto che esso merita.

Arch. Alessandro Galassi

Arch. Biancamaria Rizzo

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La partecipazione al tempo del covid. Bella, faticosa e necessaria. Intervista a Riccardo Corbucci

25 Feb

Sono tornate in primo piano le questioni riguardanti la partecipazione alle attività municipali, specialmente con le vicende riguardanti la pedonalizzazione di Piazza Sempione, opera della giunta, con il consiglio ufficialmente all’oscuro fino a poco fa e i cittadini di Città Giardino che sono stati informati dai giornali. Il regolamento municipale attualmente in vigore, fu licenziato quando presidente del Consiglio era Riccardo Corbucci – ora dirigente romano del Pd – e ha regolamentato in maniera chiara la partecipazione degli amministrati.

Corbucci lei che ha ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio del III Municipio e di assessore alla trasparenza e alla partecipazione, cosa mi dice delle polemiche di questa ore, sollevate da alcuni comitati, circa la trasparenza e la partecipazione dei cittadini alle sedute delle commissioni consiliari?

Era il 1 aprile del 2014 e fummo il primo Municipio di Roma ad approvare un regolamento municipale che consente ai cittadini di portare in discussione atti di iniziativa popolare, sostenuti da almeno 500 firme di residenti sui quali il consiglio ha l’obbligo di esprimersi. Inoltre prima che arrivassero gli streaming istituzionali siamo stati i primi ad aprire le commissioni e i consigli agli interventi dei cittadini e a mandare online le registrazioni. In III Municipio siamo stati dei pionieri della partecipazione e della trasparenza, grazie alla volontà unitaria di tutte le forze politiche. È un processo che è cominciato con il Presidente Cristiano Bonelli (Pdl), ha avuto il suo apice con il suo successore Paolo Emilio Marchionne (Pd) ed è continuato anche con la Presidente Roberta Capoccioni (M5S). Per questo mi preoccupa, che in conseguenza delle restrizioni legate al Covid, possano permanere troppo a lungo limitazioni alla partecipazione dei cittadini alla vita delle Istituzioni.

Sembra che oggi siano i presidenti delle singole commissioni a decidere chi possa o meno partecipare e intervenire alle stesse, in base al criterio che possano partecipare soltanto “enti portatori di interessi diffusi”. Lo trova giusto?

Credo che questa decisione sia stata assunta in via emergenziale a causa del Covid, che ha impedito al consiglio e alle commissioni di riunirsi in presenza. In tutti questi anni le commissioni sono sempre state aperte a tutti. Poi ovviamente è giusto che sia data priorità agli interventi di soggetti che sono stai invitati e che hanno una qualche ragione per farlo. Tuttavia tutti dovrebbero poter partecipare. Anche perché potenzialmente tutti i residenti interessati da un progetto hanno potenzialmente il diritto di poter esprimere la propria opinione. Alcune volte come municipio abbiamo persino promosso dei referendum per scegliere insieme ai residenti le decisioni da assumere. Personalmente sono favorevole ad una partecipazione spinta, che seppur faticosa alla fine conduce alla condivisione delle scelte e riduce di molto il conflitto. Ricordo il primo bilancio partecipato che ho promosso da assessore con i comitati di quartiere, le associazioni, la cooperazione sociale, i centri anziani e le scuole del nostro territorio. Fu un’esperienza straordinaria e alla fine del percorso partecipato quel bilancio, frutto di scelte concertate con la cittadinanza attiva, lo sostennero tutte le forze politiche. Quando la partecipazione è spinta, c’è tanta trasparenza e questo migliora i rapporti fra i cittadini e le Istituzioni.

Cosa dovrebbe fare il III Municipio allora?

Mi appello al Presidente del consiglio municipale Yuri Bugli, persona seria e preparata che conosco da vent’anni, affinché si faccia un regolamento transitorio della partecipazione, che consenta ai cittadini interessati di poter ascoltare e partecipare alle commissioni. C’è già troppa distanza fra politica e cittadinanza per far sì che questo maledetto virus la ampli. Sono cose che si stanno facendo anche in altri comuni più piccoli. Non sappiamo quanto durerà ancora l’emergenza, ma è importante mantenere uno standard elevato di partecipazione. Sono stato consigliere municipale per molti anni e sono assolutamente convinto che anche i consiglieri di questa consiliatura abbiano piacere di parlare e decidere insieme ai cittadini. Nessuna persona che faccia politica per passione trae soddisfazione dallo starsene a casa propria davanti ad uno schermo a parlare soltanto con altri eletti delle Istituzioni. Si tratta semplicemente di trovare un giusto compromesso fra partecipazione e organizzazione, con regole certe comunicate a tutta la cittadinanza.

LM

Il progetto di piazza Sempione del presidente Caudo e la posizione del Pd locale – di Luciana Miocchi

8 Feb

Non si può dire che la progettazione della nuova Piazza Sempione non abbia smosso le acque ferme della politica locale. Se ad agitarle sono le forze di minoranza è più che normale, sarebbe strano il contrario. Mentre una richiesta di partecipazione da parte del Pd, che detiene la maggioranza relativa del governo di Montesacro non può che essere letta come un messaggio contraddittorio. L’astensione dal voto sulla mozione presentata dai consiglieri Petrella e Evangelisti, rispettivamente Fdi e FI, con cui si chiedeva di dar seguito ad un iter partecipativo è un’azione che genera delle domande. Domande poste a Filippo Maria Laguzzi, segretario del PD del III Municipio e consigliere dello stesso, nonchè presidente della Commissione Commercio.

Perché il pd si è astenuto sulla mozione presentata da fdi. Perché l’ha presentata l’opposizione? Non è lo stesso modus operandi dei grillini e delle giunte che li hanno preceduti?
Bisogna ricostruire cosa è avvenuto per poter spiegare la nostra decisione. La scelta del Presidente del municipio di lanciare la notizia su Repubblica, magari per vedere l’effetto che produceva, non appartiene alla nostra cultura politica. Partiamo quindi da un assunto vero e certo: è stato commesso un errore grave nel metodo e che ha generato incomprensioni con i cittadini. Il Pd municipale ha subito cercato di correggere il tiro aprendo una discussione pubblica sul progetto su Zoom insieme all’assessore Francesco Pieroni e ai consiglieri municipali. Abbiamo voluto dare una risposta immediata alle giuste critiche dei cittadini che si lamentavano dell’assenza di un percorso partecipativo. In quell’assemblea abbiamo tracciato e condiviso il percorso con i cittadini presenti, che fin dal giorno seguente ha previsto una prima convocazione congiunta delle due commissioni consiliari più strettamente competenti, ovvero Urbanistica e LL.PP. Inoltre, per completare il quadro di partenza del processo partecipativo, abbiamo voluto raccogliere tutte le indicazioni emerse dall’assemblea pubblica e dalla prima convocazione congiunta delle commissioni consiliari per poter redigere una mozione di maggioranza che mi vede tra i firmatari, che descrive e rafforza anche nel merito il processo partecipato che abbiamo voluto iniziare. Anche questo passaggio è stato concordato all’interno dell’assemblea che abbiamo indetto, siamo stati solo coerenti. Le opposizioni ovviamente fanno il loro lavoro, ma spetta alla maggioranza, dopo aver ascoltato i cittadini, indicare le modifiche al progetto.


Il Pd municipale si sente figliastro rispetto alle liste civiche di Caudo?
La paternità o la maternità, anche in ambito politico, non sono e non devono essere frutto di processi estemporanei. Noi abbiamo una storia politica importante sul territorio municipale che va rispettata per quello che abbiamo saputo esprimere e che esprimeremo nel tempo, non solo nei contenuti, ma anche nei termini di consenso ricevuto. Sono piuttosto preoccupato invece per quegli esponenti politici municipali, figli di sintesi politiche astratte e costruite in laboratorio, che assistono in modo silente alla conduzione del governo del territorio al di là dell’incarico che rivestono. Bisognerebbe chiedere loro se conoscono i propri “genitori” politici e soprattutto se rispondono in qualche modo anche alla volontà dei cittadini.

Siete il partito di maggioranza relativa e avete un solo assessore e poi diciamolo, non è che per l’opinione pubblica avete fatto una gran bella figura a non sapere cosa stava facendo la giunta in merito alla piazza su cui si affaccia il municipio. Manco foste all’opposizione.
Nella domanda che mi pone, c’è già una parte della risposta. Come PD, nonostante il risultato elettorale e il numero di consiglieri municipali eletti in consiglio, abbiamo un solo assessore all’interno della giunta municipale. Sono l’unico esponente del PD, anche molto prima di rivestire il ruolo di segretario municipale, che ha chiaramente espresso al Presidente Caudo tutte le mie perplessità per l’evidente squilibrio presente all’interno della giunta municipale. Uno squilibrio che non rispetta il risultato elettorale, che non tiene conto della rappresentativa nel territorio e che col tempo è diventato persino ridicolo, visto che ci sono assessori che rappresentano forze politiche che non si sono presentate alle elezioni e che usano impropriamente il consenso ottenuto da cittadini che hanno scelto il Partito Democratico. Questo distacco con il territorio si vede chiaramente in molti dibattiti surreali sui social. Per questa ragione, come segretario democratico, in autunno avevo già chiesto al Presidente un cambio di marcia nell’interesse del territorio che governiamo.
All’assemblea su Zoom l’assessore Pieroni si è assunto una parte della responsabilità sulla mancata condivisione del progetto di Piazza Sempione.
Credo sia davvero ingeneroso gettare la croce addosso all’unico assessore che abbiamo noi in giunta e che peraltro sta facendo benissimo. Di 14 progetti di riqualificazione del territorio stanziati nel corso del 2020, il nostro assessore Pieroni ne ha seguiti 12, gli altri 2 sono stati ad appannaggio dell’assessore Sampaolo – Piazza Conca D’oro – e Caudo – Piazza Sempione. Sono i due dove i cittadini ci stanno chiedendo delle modifiche e noi siamo convinti che vadano ascoltati.
Luciana Miocchi

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Sporcare è facile, pulire è difficile. La discarica verrà rimossa, con la collaborazione delle diverse parti coinvolte – di Luciana Miocchi

31 Gen

Chiariti i motivi per cui ripulire la discarica e chiudere l’accesso in via di Fornace Vignolo, confini del III Municipio a Castel Giubileo, è tanto complicato. La strada scorre nel territorio di due Municipi, il III e il XV ma sull’elenco ufficiale delle strade del III Municipio, non figurava. Un’omissione risalente indietro nel tempo, tanto non poter praticamente risalire a quando è stato commesso l’errore. Le ricerche però, hanno portato ad accertare che la via è senza ombra di dubbio in carico Anas, motivo per cui la competenza a ripulirla non è di Ama. E a chiuderne l’accesso non possono essere nè il Municipio nè il Dipartimento. In più, una parte del terreno su cui è sorta la discarica di ogni tipo di immondizia, è privato. Oltre le complicanze dovute alla natura di rifiuto speciale – quale è la classificazione di elettrodomestici, calcinacci, copertoni e affini – che ne impongono lo smaltimento con una procedura particolare.

L’assessore ai LLPP del III, con delega all’ambiente Franscesco Pieroni ha annunciato la raggiunta intesa con Anas, proprietà privata e nucleo ambientale che si coordineranno per la messa in sicurezza del tratto di strada, la ripulitura dai rifiuti e la successiva chiusura degli accessi. I lavori partiranno a breve, il tempo di risolvere gli ultimi adempimenti burocratrici

Luciana Miocchi

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Scarica l’ultimo numero della Voce del Municipio. E’ gratis

5 Gen

Quasi un anno di Emergenza Covid: non c’è aspetto delle nostre vite che non ne sia rimasto influenzato. Dalle feste, alla scuola, ai viaggi che non ci sono stati ma si sognano, alla cultura, al lavoro. Continuiamo imperterriti a scrivere La Voce del Municipio, tra mille difficoltà, per passione, per tigna, per darla vinta al Virus. Voi continuate a leggerci.

Hanno scritto per voi – in rigoroso ordine alfabetico: Luciana Miocchi, Raffaella Paolessi, Alessandro Pino, Eleonora Sandro, Matteo Severi.

LM

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Tra Tevere e Gra una discarica abusiva difficile da rimuovere

30 Dic
particolare del carico di copertoni usati scaricati in via Fornace Vignolo

In quel posto sono anni che periodicamente vengono scaricati illecitamente rifiuti di ogni tipo. Nonostante le moltissime segnalazioni, non cambia mai nulla. Elettrodomestici usati, avanzi di soffitte ripulite, calcinacci e, ora, anche copertoni. Sembrerebbe un lembo di terra di nessuno, una via che parte dal tratto di raccordo sopra la diga di Castel Giubileo, ormai declassata a traffico locale e finisce non si sa bene dove, non si sa bene di chi, con uno slargo. Fuori mano, fuori sguardi indiscreti se non quelli di sfuggita degli automobilisti in transito o dei residenti, con uno slargo che permette il parcheggio di vari mezzi, non illuminato. Insomma, con tutti gli ingredienti giusti per trasformarlo nello scenario perfetto dove buttare ogni tipo di rifiuto speciale. La via ha un nome, Via Fornace Vignolo e parte dal territorio di Castel Giubileo, quindi III Municipio, anche se ai confini con il XV. Anni addietro l’area era stata resta impraticabile con l’apposizione di alcuni new jersey di cemento, poi rimossi. Da ricerche autonome svolte da un privato, lo slargo dovrebbe essere di proprietà privata. Da tempo, nonostante le richieste, non si riesce a sapere di chi è la competenza amministrativa – spesso nelle zone a confine ci sono delle compenetrazioni anche se vi è un confine naturale, come un argine di fiume – nel rimuovere o anche segnalare ai competenti uffici che hanno una qualche giurisdizione sul bacino del Tevere, probabilmente ciò è dovuto anche al fatto che rimuovere quei rifiuti non è affatto semplice, non basta Ama che passa con degli operai e un furgone, come quando c’è da raccogliere le buste di immondizia che strabordano dai cassonetti. Ogni rifiuto speciale – quale è la classificazione di elettrodomestici, calcinacci, copertoni e affini – deve essere inviato in una discarica con l’autorizzazione apposita e non esiste ufficio pubblico che si accolli una spesa del genere se non strettamente competente.

Qualche giorno prima delle feste natalizie è stato interessato l’assessorato all’ambiente del III Municipio, in virtù dell’appartenenza dell’abitato di Castel Giubileo al territorio amministrato da Montesacro. Questa è la risposta dell’assessore Francesco Pieroni, dopo aver fatto i necessari riscontri: ” nei giorni scorsi ci è stata segnalata una imponente discarica in via fornace Vignolo, cui si accede dalla complanare del raccordo all’altezza della diga di Castel Giubileo direzione Labaro. Da quanto abbiamo potuto appurare si tratta di un’area appartenente al municipio XV, lungo una strada di competenza di Anas. Ad ogni buon conto abbiamo provveduto a fare segnalazione al Municipio XV.” Dalla presidenza di Piazza Sempione è comunque partita una segnalazione al Dipartimento ambiente del Comune di Roma, insieme ad un impegno per fare tutto il possibile per rimuovere almeno i copertoni, come la richiesta alla polizia locale di una relazione da allegare alla segnalazione per danno ambientale alla Procura della Repubblica. La palla quindi, torna in campo, tra Municipio XV e Anas. Resta una discarica abusiva, pericolosa dal punto di vista ambientale per il tipo di rifiuto e per la particolare area in cui si trova, vicino alle sponde del Tevere e ad alcune pozze ricche di biodiversità. Non resta che sperare in una qualche indagine della Procura scaturente dalle segnalazioni. E che qualcuno paghi per i reati ambientali commessi.

Luciana Miocchi

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Finalmente è arrivata la fontanella nell’area cani del parco Nobile a Settebagni – di Luciana Miocchi

29 Dic

È stata istallata la fontanella a servizio dell’area cani nel parco Umberto Nobile a Settebagni, per la quale si sono resi necessari i lavori di allacciamento alla rete idrica che furono realizzati in primavera. Il “nasone” fa parte del gruppo dei nuovi tredici programmati e voluti dal III Municipio.

Ora l’area cani, utilizzatissima, puó definirsi attrezzata. La mancanza di acqua corrente, infatti, si poneva come punto di maggior frizione tra alcuni conduttori dei cani e il resto dei fruitori del parco, perché i primi solevano condurre i propri animali fuori dall’area dedicata, per utilizzare la fontana che si trova nel pieno dell’area giochi, fatto questo non consentito dal regolamento delle aree verdi, parchi e giardini del Comune di Roma. Si attende ora il rinnovo della segnaletica apposita, come richiesto varie volte dal CdQ, per porre fine definitivamente alla diatriba con chi ignora i divieti perché non ne trova traccia sul posto.

Luciana Miocchi

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Distribuiti panettoni e coperte dell’iniziativa “una coperta per Natale” – di Luciana Miocchi

22 Dic

Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre la terza edizione dell’iniziativa “una coperta per Natale” – nata da un’idea di Manuel Bartolomeo, già consigliere del III Municipio – è giunta a termine, consegnando, tramite i volontari della “Protezione Civile Soccorso Roma” e di altri cittadini coinvolti nell’organizzazione, coperte e panettoni raccolti presso il punto di incontro, quest’anno fissato presso l’attività di ristorazione “Semplice” di via A. Bettini a Monte Sacro, agli homeless incontrati a Borgo Pio, alla Stazione Ostiense, a Termini, a piazza San Giovanni e a San Pietro. Quest’anno le cose sono state complicate anche dalle restrizioni imposte dal Covid ma nonostante ciò, adottando tutte le misure idonee di protezione e di distanziamento, l’operazione è giunta a compimento in grande serenità. Le coperte raccolte, moltissime nuove, sono state sanificate e quelle che non potevano essere distribuite alle persone per i più disparati motivi, sono state destinate al rifugio “Code Felici” di via di Settebagni, a cui verranno consegnate nei prossimi giorni. Dice Bartolomeo «ci tengo a fare un ringraziamento speciale a chi ha contribuito fattivamente alla realizzazione di questa tre giorni di solidarietà».

LM

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