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IV Municipio di Roma Capitale – Chiude Fnac, almeno sessanta perdono il lavoro

13 Feb

fnac

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Questa sera Fnac, la grande catena francese di distribuzione dischi, libri ed elettronica di alta gamma chiuderà per l’ultima volte le porte del suo negozio nel centro commerciale di Porta di Roma. Più o meno cinquanta lavoratori, a cui vanno aggiunti dieci impiegati esterni nella sorveglianza e il bar interno. I primi sentori che oltralpe avevano intenzioni “diverse” per il ramo italiano erano arrivati l’anno scorso, con la dichiarazione dei vertici che il fnac non rientrava più nelle strategie del polo del lusso che ne deteneva la proprietà, con particolare riferimento a Fnac Italia, posta poi nei mesi successivi in liquidazione – ceduta ad un fondo noto per comprare aziende in crisi e rivendere il possibile – senza che, fino all’ultimo momento i dipendenti venissero messi a parte delle effettive intenzioni. Il sito web di vendita on line risulta ancora attivo, anche se le prospettive sono tutt’altro che rosee anche per la trentina di dipendenti. Anche loro in cassa integrazione a breve. Alla chiusura del negozio di Roma seguirà quello di Firenze, sempre in un centro commerciale. Per gli altri, tre mesi di osservazione, poi si vedrà, le decisioni verranno rese note sul fischio finale.

A nulla è valsa la mobilitazione di artisti e scrittori che hanno presentato le loro opere presso gli Store nel corso degli anni. Si chiude, e si comincia proprio dal negozio di Porta di Roma, a cui i residenti del IV Municipio di Roma Capitale, più di trecentomila abitanti, sono particolarmente affezionati, sia per la vastità dei titoli presenti, sia perché, attraverso le iniziative che si tenevano a cadenza regolare, hanno avuto modo di apprezzare cantanti e scrittori famosi senza dover andare in centro, alcune volte fortunate assistendo perfino a preziosi mini concerti, con quella gratificazione che soltanto chi vive in quartieri periferici può raccontare. L’idea era vincente, la collocazione forse un po’ meno. Con i prezzi dell’affitto a circa 48 euro al mq ed una superficie di 2500 metri quadrati di esposizione, il bilancio non ha mai potuto chiudere in pareggio. Cinque anni di perdite ma le aperture nei centri commerciali sono continuate.

Che l’avventura sfortunata di Fnac sia l’inizio di una era in cui i mastodontici tempi del consumismo, dopo aver fatto strage dei negozi del circondario rimarranno vittime del loro stesso elefantismo dal costo spropositato? E’ ancora presto per dirlo, probabilmente scelte strategiche non propriamente azzeccate, congiuntura economica sfavorevole e volontà di riposizionarsi su fasce di mercato più redditizie sono state concause che hanno pesato tutte insieme, in maniera diversa, sulla decisione finale.

I dipendenti di Fnac Porta di Roma meriterebbero, per la correttezza e l’attaccamento a quello che era diventato un progetto di vita, una famiglia allargata, più che un mero luogo di lavoro, di trovare una nuova occupazione nel tempo più breve possibile. Mai un gesto scortese, né di stizza, sempre pronti all’assistenza all’acquisto anche quando ormai sapevano di avere i giorni contati. A tradirli, solo un velo di tristezza in fondo agli occhi, tristezza condivisa da chi era abituato a passare con l’intenzione di fare solo un giro e poi usciva con almeno un libro scovato in angolo nascosto.

Come prospettiva, la cassa integrazione. Poi, come tanti altri in questo tempo triste, il baratro dell’incognita, la disperazione del tempo che si accorcia e dell’occupazione che non si trova, persone con un progetto di vita e di famiglia improvvisamente a rischio, tutt’altro che choosy. L’ordinaria perdita del posto di lavoro non fa nemmeno più notizia.

L’unica cosa in grado di far alzare la voce alle casse è l’ennesima lamentela di un cliente che rimane stupito del fatto che la sua tessera fedeltà non sarà più utilizzabile, data la chiusura. Già, anche questa, nessuno ha avvertito nessuno, il giorno prima della comunicazione ufficiale si continuavano a richiedere e ad ottenere – a pagamento – le tessere sconto. Un capitale di fidelizzazione buttato, lasciando a fronteggiare la clientela giustamente inviperita, coloro che riportano il danno più grande.

Il giorno prima del D day, passeggiando per l’ultima volta tra gli scaffali semi vuoti, visto che gli avventori comunque comprano – e lo fanno a prezzo pieno – si respira un’aria di disarmo stupefatto. Nessun cartello indica la data di chiusura eppure ci starebbe bene, magari in un angolo, a spiegazione del perché i locali somiglino a quel che resta dopo una rapina. Semplicemente, domani, per sempre, non si riapre.

* * *

Prendo licenza poco poetica, il cronista non dovrebbe intervenire mai in prima persona, ma l’occasione è di quelle speciali. Se non ci fosse stata Fnac e le sue addette alla comunicazione, Alessandra prima e Daniela poi, non avrei mai avuto la possibilità di intervistare per la stampa locale tanti cantanti di successo come Alex Britti, Gianluca Grignani, i Bastards sons of Dioniso, Carmen Consoli, Federica Baioni 4thet, Luca Barbarossa, Francesco Baccini e tanti altri. Di foto e di ricordi ne ho messi da parte un bel po’. Mi spiace sia finita così. Ragazzi, buona fortuna

Luciana Miocchi

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