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diario di un’alluvione all’alba – di Alessandro Pino

31 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

sottacquaChe il ritorno a casa dal turno di notte non sarebbe stata una passeggiata me l’ero immaginato già metà nottata, vedendo l’acqua che veniva giù a secchi e che il vento mi tirava in faccia; a tratti anche chicchi di grandine grossi come le noci, roba da farsi male sul serio oltre a ridurre le lamiere della macchina come una buccia d’arancia.  Uscito fradicio dal dovere quotidiano, entro su via di Boccea in direzione del Raccordo (arrivando da fuori).  Il tracciato, per chi non lo conosce, è tutto un sali e scendi. E proprio al primo “scendi” che inizia l’incubo: due auto ferme  in mezzo all’incrocio con il fango già a livello dei finestrini e un camion dei Vigili del Fuoco che guada lentamente. Di qui non si passa e conviene anche sloggiare in fretta. Provo a tornare indietro, ricordandomi che proseguendo lungo la campagna si può arrivare a una via che porta alla Cassia. Percorso nemmeno un chilometro capisco al volo che devo fermarmi al volo e rifare dietro front perché rischio di giocarmi non solo la macchina ma proprio il culo. E sono al punto di partenza quindi, con l’immagine di una giornata trascorsa a dormire come uno sfollato in auto lontano da casa che già si fa sempre più concreta, superata solo dalla volontà rabbiosa e forse folle di tornarmene a ogni costo tra le quattro mura del mio microlocale di periferia. Provo a cercare col navigatore un percorso alternativo: manco a dirlo, uno dei due telefoni non riesce a prendere la ricezione quindi è inservibile. Provo con l’altro, più vecchio ma sembra andare. Un primo giro mi riporta per la terza volta all’incrocio sommerso, che ora è anche  completamente al buio e i pompieri nemmeno ci sono più. Mi è rimasta una sola strada ancora da provare, alla cieca praticamente. Finché è in salita va bene,  non corro rischi di impantanarmi  o di aspirare acqua nel motore spaccando tutto ma vado comunque a lumaca per evitare sorprese. Diversi conducenti invece non sono dello stesso avviso e mi sorpassano alla grande, quel che è peggio anche nei tratti più depressi sollevando ondate paurose che mi lasciano sommerso e fottendosene dei tapini che aspettano l’autobus a bordo strada. Gli uni e gli altri forsennati di un girone dantesco, gente che non può permettersi di alzare il telefono e chiamare al lavoro dicendo che non viene: la disperazione della famosa crisi è anche questa. Riesco alla fine a riprendere la Boccea da via di Selva Candida aggirando l’incrocio sommerso, sempre a passo d’uomo. Arrivo in prossimità del Raccordo pensando che se riesco a salirci è fatta. Un altro ostacolo:  autobus dell’Atac  a decine fermi incolonnati sulle rampe di accesso direzione Aurelia, evidentemente più avanti qualcosa impedisce il transito. Fortunatamente per me devo prendere l’altra rampa, quella in direzione dello lo svincolo autostradale per Firenze. Raccordo al buio pesto, sessanta – settanta all’ora, superato anche dagli autotreni a cannone. Mi ripeto che è fatta quando vedo davanti lampeggianti blu e bengala di segnalazione prima di entrare in una delle gallerie costruite pochi anni fa. Che altro succede, mormoro da solo, mentre il fondo stradale diventa all’improvviso una specie di continuo cratere, da percorrere a zero all’ora se non vuoi ribaltarti. Ma come, anche sul Raccordo e per giunta in un tratto recente! Ebbene si, e dentro la galleria trovo la conferma a quanto detto ora: macchine ribaltate, accartocciate, un incidente mostruoso di cui però non troverò notizia cercando in rete successivamente. Superato anche quello, sono ormai vicino allo svincolo di casa, quello per la Salaria. Immagino già che all’incrocio per entrare a Settebagni ci sarà il consueto lago che si forma perché i tombini sono otturati per i quali ogni amministratore pubblico dà la colpa al suo predecessore, che se uno ripercorre la catena da loro proposta finisce per prendersela con Tarquinio il Superbo. Oggi però si fanno le cose in grande e  ad essere allagato è anche il sottovia ferroviario più recente, quello della Salita della Marcigliana. Nonostante tutto ce la faccio e imbocco il vialetto del residence respirando vigorosamente di sollievo mentre cresce la rabbia verso gli artefici o quantomeno i complici di tutto questo. Proprio loro, sappiamo benissimo di chi si parla: quei politici locali che proprio ieri si accapigliavano (o fingevano di farlo) sui massimi sistemi, sui registri delle unioni civili, sui marò in India, sulla Palestina, che cianciano di piani del traffico e di isole pedonali quando qui puntualmente si nuota nei liquami a ogni temporale. Quegli stessi politici che a ogni elezione ti affogano di manifesti abusivi compiacendosene anche, che ti invitano a cene elettorali pagate da te e il resto dell’anno te lo mettono in quel posto. Quei vecchi marpioni (vecchi non all’anagrafe ma nell’animo) che pontificano di regolamenti municipali come se salvare la forma potesse coprire una sostanza disastrosa, testimoniata per l’ennesima volta dal fatto che qui stiamo nemmeno all’ABC della ordinaria amministrazione, di una manutenzione del territorio appena decente; e invece stiamo con i sottopassi che diventano trappole mortali, ci troviamo con morti annegati orribilmente, vite distrutte per le quali nessuno pagherà. E poi blaterano di capitali europee, di civiltà. Me ne vado a dormire frustrato, senza speranza per un sapiente copione che ormai si ripete puntuale, come le accuse reciproche tra i soggetti di cui sopra di cui al risveglio nemmeno mi va di leggere. E intanto oggi nemmeno so come riuscire a raggiungere il posto di servizio. Ma a lorsignori ovviamente non importa, hanno altro di cui occuparsi.

Alessandro Pino

 

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2 Risposte to “diario di un’alluvione all’alba – di Alessandro Pino”

  1. flaviabg2013 31 gennaio 2014 a 17:18 #

    L’ha ribloggato su LiberaMenteFlaviae ha commentato:
    Roma-Venezia, un gemellaggio perfetto all’alba del 31 gennaio 2014

  2. jumpjack 31 gennaio 2014 a 18:25 #

    Piove governo ladro!

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