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Foibe. Sotto il polverone tra la destra e la sinistra municipali, il consueto degrado – di Alessandro Pino

11 Feb

– di Alessandro Pino, pubblicato su http://www.di-roma.com

protestafoibe«Hai letto i comunicati riguardanti la polemica sulle foibe tra la consigliera municipale di Sel Valeria Milita e i suoi colleghi dell’opposizione di centrodestra? Scriveresti  qualcosa al riguardo?».  Ecco qua, per una volta che – più per stanchezza e rassegnazione – mi ero tenuto alla larga dalla tastiera, arriva una nuova occasione per farmi mandare a quel paese dai personaggi di cui sopra. Visto che ci siamo, ecco in breve l’antefatto: alcuni giorni fa, durante un consiglio municipale nel quale dovevano essere approvati degli atti presentati dall’opposizione sulla giornata del ricordo delle vittime delle Foibe, la maggioranza ha abbandonato l’aula poco prima della votazione. A detta della minoranza la consigliera Milita si è lasciata andare ad affermazioni giudicate avventate, quello che sappiamo lo abbiamo appreso dai vari comunicati stampa dei gruppi municipali, alquanto in contrasto tra loro, non si tratta quindi ovviamente di una conoscenza diretta perché le sedute in streaming sono ancora al di là da venire. Insomma, come prevedibile  gli strali dei consiglieri di centrodestra hanno colpito sia la Milita che il presidente del Municipio Paolo Marchionne, accusato di essere ostaggio di una sinistra radicale e antagonista.  Le proteste sono culminate durante il Consiglio straordinario tenutosi in esterna a Villa Spada e alla fine i consiglieri di centro destra hanno provveduto in proprio con una breve cerimonia davanti la targa affissa nei locali di via Fracchia durante l’amministrazione Bonelli, alla quale però non hanno partecipato né Marchionne né i consiglieri di maggioranza. Nel resto della città diversi muri  sono stati vandalizzati con scritte di dileggio verso chi era stato gettato nelle foibe e persino il cantante Cristicchi ha ricevuto insulti e minacce per aver portato in scena  “Magazzino 18”, uno spettacolo teatrale su quell’orrore.  Sui social network peggio ancora: lì per partecipare al coro di urli nemmeno serve prendere una bomboletta imbrattando una parete, basta premere un tasto seduti in poltrona.

Ora, io non riproporrò la riflessione moraleggiante sul fatto che non ci dovrebbero essere vittime di esclusiva della destra e della sinistra (come in realtà avviene) e si dovrebbe celebrare tutti assieme la Memoria  o il Ricordo: l’hanno già formulata firme ben più illustri e famose di quella che sta in fondo a questo articolo.

Io vorrei solo invitare a guardare cosa c’è sotto una gazzarra che – come in altre occasioni – appare sapientemente concordata tra le parti per nascondere la reciproca inadeguatezza, le rispettive magagne nella conduzione del territorio, grande o piccolo che sia. In particolare a Roma e nel Terzo Municipio, sotto il polverone ci sono ancora le buche disastrose apertesi dopo gli allagamenti di ormai oltre una settimana fa e che nessuno è andato a chiudere.  Mostruoso morire in un lager in Polonia o in un crepaccio del Carso, però signore e signori non è simpatico nemmeno ammazzarsi in motorino perché si è finiti con una ruota dentro una di quelle buche o in un tombino rimasto scoperchiato da quando qualcuno si è fottuto  il tappo e nessuno lo ha rimesso. E non serve dire ipocritamente “andate piano” perché le strade sono spesso completamente al buio e non si vede niente. Per tutto questo il dito andrebbe puntato proprio verso quei personaggi che tanto strillano da una parte o dall’altra. Ovviamente sono anche loro cittadini con delle loro opinioni sui grandi temi, ci mancherebbe se non le potessero legittimamente esprimere,  per carità; ma qui si è perso volutamente di vista il fatto che sono politici locali e del locale dovrebbero occuparsi nella loro attività. Invece è molto più comodo, molto più furbo aizzare la rispettiva claque con furbe dichiarazioni che puntualmente hanno l’effetto di distogliere l’attenzione da un degrado sempre più preoccupante e del quale non possono dire “io non c’entro” perché o ieri o oggi alla guida del territorio qualcuno formalmente c’era: e questo qualcuno sono proprio loro, guarda caso.

Alessandro Pino

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