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Se improvvisamente esplode la violenza. Quali le cause dei fatti di cronaca che hanno insanguinato l’estate – di Alessandro Pino

19 Set

 La cronaca estiva ha riferito svariati episodi di folle violenza metropolitana: si pensi al ragazzo romano finito in coma dopo una lite per schiamazzi degenerata in rissa o al pensionato milanese accusato di avere investito uno scooterista per vendicarsi delle offese ricevute per una questione di precedenza. Sempre a Milano, ad agosto, un automobilista, sceso dalla macchina per discutere con un altro, viene da questi investito e trascinato per cinquanta metri finendo all’ospedale in condizioni gravissime. Un episodio simile è accaduto in Toscana: un conducente dopo aver litigato animatamente con i partecipanti a una manifestazione sportiva che ingombravano la strada, accelera e ne investe quattro, mentre nella stessa regione un uomo è stato stato malmenato da alcuni giovani che aveva rimproverato per le loro imprudenze in bicicletta. Anche nel IV Municipio del Comune di Roma accadde un fatto analogo quando sulla Salaria un uomo fu selvaggiamente pestato da alcuni ciclisti per motivi di viabilità perdendo un occhio a causa delle percosse ricevute. L’origine da banali diverbi tra individui che non tengono abitualmente dei comportamenti devianti è l’elemento comune di tali fatti eclatanti che rappresentano solo la punta dell’iceberg. Basta osservare un qualunque incrocio cittadino per assistere di continuo a scene il cui copione è tristemente collaudato: una frenata, il clacson percepito come un affronto, insulti che volano. E la rabbia che monta, il sangue va alla testa mentre la vista si annebbia e talvolta la follia esplode. Ma c’è davvero più aggressività rispetto al passato come sostiene la maggioranza del centinaio di intervistati nel sondaggio effettuato per questo articolo o è un’impressione data dalla visibilità garantita dai nuovi media? Attenendosi ai dati forniti da professionisti del campo lo si direbbe un fenomeno costante: per il professor Giuseppe Marenga, specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso, negli ultimi anni non sono aumentati gli interventi dovuti a percosse e comunque in questi casi si ha a che fare con soggetti caratterizzati da una latente propensione all’atto violento; anche il numero di denunce presentate al riguardo ai Carabinieri della stazione di Roma Talenti è stabile. Si potrebbe ipotizzare però che chi resta coinvolto in alterchi violenti tema strascichi penali dall’esito incerto ed è restio a formalizzare l’accaduto con verbali e referti medici. Quindi rimane sul banco degli imputati l’accresciuta cattiveria percepita nel sentire comune, causata secondo quasi tutti gli intervistati da uno stato di stress, frenesia e pressione. In particolare una buona metà lo collega alla crisi economica e alla precarietà che rendono difficile arrivare a fine mese e predisporrebbero al nervosismo. La sociologa Alessandra Petrucci è d’accordo con la tesi della aumentata rissosità: «Anche io inizialmente ho pensato semplicemente a un aumento della visibilità degli episodi di violenza piuttosto che all’effettiva crescita del loro numero. A farmi cambiare idea è stata banalmente la vita di tutti i giorni: la maggioranza delle persone che conosco può raccontare un episodio nel quale un’offesa o un fraintendimento ha dato luogo a conseguenze ben al di sopra dell’immaginazione». La sociologa corregge il tiro però sulle origini di questa situazione: «L’impennata di violenza effettivamente deve avere una causa di carattere psico-sociale. Ho creduto a lungo che il fattore economico fosse fondamentale. Però bisogna arrendersi all’evidenza: in molti casi i protagonisti hanno un lavoro e uno stipendio dignitosi. Vedo quindi più un fattore derivante dal peso delle aspettative sociali che da reali bisogni primari. Ovunque siamo oggetto di aspettative. Ci hanno insegnato che non vanno deluse. Il loro peso può essere terribile e generare stress». Una tesi, questa, che comprende al suo interno un’ampia casistica fatta sì di scadenze (anche fiscali) e orari da rispettare, ma anche una sorta di competizione ingaggiata con gli altri per non sentirsi socialmente inferiori ad essi. Da qui la ricerca incessante di una perfezione identificata con il possesso di oggetti di consumo (come l’ultimo tipo di telefono cellulare) la cui rapida e studiata obsolescenza spinge a procurarsene sempre di nuovi. Nella sfrenata corsa a un edonismo che in realtà inaridisce risulta intollerabile ogni contrattempo e chi è giudicato non conforme a uno standard accettabile viene visto come una “non persona” e in quanto tale ogni cattiveria nei suoi confronti viene legittimata fino all’omicidio; si veda il caso di quel ragaazzo trucidato a colpi di pistola in una pizzeria vicino Roma, si pensa da teppisti che volevano fargli pagare quello che a loro era apparso uno sgarro da lavare col sangue: averli ripresi per il loro comportamento nella piscina dove aveva lavorato come bagnino. Giunti a questo punto forse solo una forzata austerità potrà insegnare ciò che davvero conta.

Alessandro Pino

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