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Monte Sacro: un anno in un’auto con il suo cane dopo la perdita del lavoro e lo sfratto – di Alessandro Pino

9 Nov

una piccola grande storia di amore e dignità

Marco ha intorno ai cinquant’anni e da circa uno a questa parte ha abitato assieme al suo cagnone Lucky in una vecchia Fiat Uno parcheggiata in una stazione di servizio a Monte Sacro, zona nord di Roma. Non è un profugo sceso da un barcone, anzi: in passato viveva sempre qui, in un quartiere piccolo-borghese, era socio in una agenzia immobiliare, prima ancora aveva gestito una galleria d’arte, girava con una Porsche e poi con una Smart. Poi, all’improvviso, come accade a volte, la sua vita è cambiata come forse non avrebbe mai immaginato. I guai sono iniziati con gli affari che andavano sempre peggio: «Abbiamo resistito fin quando abbiamo potuto – ricorda – abbiamo pagato tutti i creditori e siamo rimasti senza una lira». Poi sono arrivate altre mazzate: la scomparsa della madre con la quale viveva, che ha comportato anche la perdita della pensione percepita dalla donna e di conseguenza lo sfratto nel gennaio scorso: «Ho trovato i lucchetti con il cane dentro. Il proprietario di casa mi ha fatto prendere le mie cose e mi ha cacciato via». Gli rimangono solo il cane e la macchina che come se non bastasse un giorno si guasta fermandosi in via Val d’Aosta. Per andare a cercare lavoro è costretto a lasciare il cane da solo in macchina e qualcuno chiama la Polizia Municipale, perché quando si inciampa spesso è più facile trovare chi provi a calpestarti che non qualcuno che ti aiuti a rialzarti in piedi. «Quando con la mia compagna abbiamo preso Lucky stavamo abbastanza bene e non avremmo mai pensato di farlo ridurre in strada». A quel punto per evitare altri problemi interviene Riccardo, gestore di una pompa di benzina che si trova nella stessa via: conosce Marco da vent’anni e a differenza di parecchie persone che gli voltano le spalle lo aiuta facendogli parcheggiare la vettura sotto una tettoia del distributore. La modesta utilitaria diventa così la sua casa, perché dalla sua compagna non è possibile alloggiare per motivi di spazio e negli alloggi messi a disposizione per le persone disagiate non sono ammessi i cani: in Italia evidentemente è penalizzante essere affezionati a un animale e Marco a lasciare il suo amico non ci pensa nemmeno preferendo dividere con lui l’angusto abitacolo. Fatto, questo, che stride in modo assordante con l’infinità di storie di abbandoni anche per motivi futili che si sentono ogni giorno. Una vita così è difficile da raccontare, bisognerebbe provarla per rendersene conto: «L’inverno è stato davvero brutto, il momento peggiore è la notte». Per dirne una, quando piove entra l’acqua in macchina. Tirando avanti con un sussidio bimestrale di trecento euro fornito dal Quarto Municipio, nonostante tutto Marco cerca di non lasciarsi andare anche nella cura della persona pur con le difficoltà del caso, dato che quando non si ha più un alloggio diventa complicato anche ciò che nella quotidianità precedente sembrava scontato e anche farsi una doccia può diventare un lusso: «Andavo in un hotel qui vicino con la scusa di un caffè, usando il bagno per lavarmi e radermi». Tutto questo dura fino a pochi giorni fa, quando viene notato assieme a Lucky da una giornalista che scrive per Quattro Zampe, una rivista che si occupa – come si può intuire – di animali. Da quel momento il caso di Marco diventa popolare, rimbalza tra i media fino a portarlo in televisione, nei telegiornali e ospite a “Mattino Cinque”, trasmissione per presenziare alla quale deve andare in aereo a Milano e alloggiare in albergo, ospite della produzione: «Sembra assurdo ma forse non sono più abituato al letto: non ho chiuso occhio tutta la notte». Diventa insomma un personaggio proprio grazie al suo amico peloso, tanto che persino il sindaco di Roma Gianni Alemanno, venuto a conoscenza della sua vicenda lo riceve e si impegna a trovare un alloggio per lui e Lucky. Alla fine il sospirato tetto è arrivato, in un residence lontano da Monte Sacro ma pur sempre meglio di una vetusta automobile. Ora forse la vita può ricominciare davvero.
Alessandro Pino

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