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Un nonnino costretto a dormire in treno perchè non ha più una casa. Il Comune di Torino risponde – di Alessandro Pino

25 Apr

foto A. Pino

foto A. Pino

“Ultraottantenne italiano costretto a dormire sui treni dopo lo sfratto”: la notizia era di quelle che a parecchie persone fanno davvero girare le scatole, specialmente di questi tempi in cui divampano polemiche sulle risorse economiche destinate al mantenimento dei sempre più numerosi stranieri giunti in Italia su qualche barcone. L’avevo trovata nel mio giro mattutino in quella piazza telematica che è Facebook (l’altro social network, quello dei cinguettii, devo ancora capire come funziona) e non aveva l’aria di essere una bufala messa in giro da qualcuno alla ricerca di consensi facili: gli articoli apparsi sulla pagina personale di uno tra i miei contatti più affidabili erano  pubblicati da testate ben note e c’era anche un filmato. La vicenda presentata era quella, appunto, di un anziano e distinto signore piemontese privo di mezzi economici che dopo aver perso la casa si era adattato a vivere sui treni da e per la stazione di Torino Porta Nuova, viaggiando gratis sui convogli in virtù di un permesso speciale riservato agli invalidi. Fossimo stati giornalisti di quelli forniti di mezzi e risorse in quantità, ce ne sarebbe stato abbastanza per partire di corsa alla volta della ex capitale sabauda. Purtroppo però non facciamo parte di quel fortunato novero (non ancora, almeno!) però la storia era di quelle che grida davvero vendetta per rimanere con le mani in mano. Dietro suggerimento del suddetto contatto (la scrittrice mantovana Anna Talò, giornalista anch’essa) spedisco allora una mail alla casella elettronica che il Comune di Torino ha destinato a chi voglia rivolgersi al sindaco Piero Fassino (o più verosimilmente ai suoi collaboratori). Lo faccio con non troppa convinzione, dubitando persino che qualcuno legga il messaggio e già pregustando di poter produrmi in una delle mie consuete tirate sulle istituzioni e sui politici italiani che se ne fregano dei loro connazionali. Un paio di mattine dopo, squilla il cellulare (il cui numero avevo comunicato nella missiva) e sullo schermo leggo una serie di cifre che comincia con 011, il prefisso di Torino.

 All’altro capo della linea, un funzionario dell’amministrazione torinese mi comunica di aver letto la lettera informandomi altresì che la vicenda era da tempo a conoscenza delle autorità e che però l’anziano signore che vive sui treni non le aveva più contattate. Il mio interlocutore mi chiede poi se per caso io conosca personalmente l’ottuagenario in modo da poter fornire notizie più precise, essendo il suo ultimo indirizzo noto quello della casa da cui era stato sfrattato. Ovviamente rispondo che no, non lo conosco, suggerendo che sarebbe il caso di farlo cercare in stazione dai vigili urbani o dagli assistenti sociali, visto che nei servizi televisivi la persona in questione è apparsa molto familiare ai frequentatori abituali dello scalo ferroviario e quindi di agevole reperibilità. Il funzionario replica – forse punto nella sua professionalità? – che proprio questo è il loro mestiere e che si sta già procedendo in tal senso. Segue un breve ringraziamento reciproco all’insegna della cortesia di circostanza (non per nulla ho qualche avo torinese). Qualche telegiornale ancora si occupa della vicenda che spero si risolva; se accadrà, il merito ritengo vada anche al tam tam consentito dalla rete a volte troppo criticata e – ne va dato atto – al Comune di Torino, presso il quale evidentemente qualcuno legge davvero le lettere scritte dai cittadini.

Alessandro Pino

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