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Figli di una divisa minore – di Alessandro Pino

14 Mag

foto fornita dall'ufficio stampa della Questura

foto fornita dall’ufficio stampa della Questura

A pochi giorni dalla sparatoria di Montecitorio che ha visti feriti due carabinieri, un altro fatto di sangue vede come vittima qualcuno che veste una divisa: la mattina del 6 maggio infatti fuori una banca di Marino una guardia giurata che stava effettuando servizio di scorta valori è stata oggetto di una aggressione da parte di due rapinatori, che non hanno esitato a sparargli in pieno volto.  Immediatamente dopo l’aggressione i due banditi hanno rinunciato al colpo e si sono allontanati, ma uno di loro, un romeno di 37 anni è stato catturato dalle forze dell’ordine con ancora indosso la semiautomatica Bernardelli usata per sparare alla guardia (nel frattempo portato in eliambulanza presso l’ospedale San Camillo dove è ricoverato in gravi condizioni). Detto questo, le analogie con i fatti svoltisi fuori palazzo Chigi terminano qui e non solo perché l’episodio di Marino non si presta a ipotesi complottistiche da fantapolitica. Certo, rende pienamente l’idea di come le guardie giurate vadano letteralmente allo sbaraglio senza tutele o protezioni di sorta in un contesto sempre più degradato, sempre più feroce. Ma c’è dell’altro, a nostro avviso: subito dopo il ferimento a Montecitorio del brigadiere Giangrande si è assistito a una imponente mobilitazione civile tesa a esprimere soliarietà, vicinanza, sostegno e sdegno per l’accaduto, non mancando di sottolineare l’esigua paga percepita da un qualunque sottufficiale dell’arma. Nel caso della guardia giurata – come già successo in passato – niente di tutto questo: nessuna pagina di social network dedicata, nessun figlio invitato in televisione, niente di niente. La stessa copertura giornalistica del fatto si è limitata al solito articolo di cronaca, peraltro mediaticamente sepolto dalla concomitante scomparsa di Andreotti; difficile pensare che ciò sia stato dovuto soltanto allo svolgersi dei fatti in provincia anziché in pieno centro di Roma. Viene anche il dubbio (alimentato da una ricca casistica in materia) che se per caso la guardia giurata avesse reagito per salvarsi la pelle ferendo i suoi aggressori, si sarebbe subito trovata iscritta nel registro degli indagati: “atto dovuto”, si dice, ma intanto l’avvocato si paga subito e si viene anche sospesi da lavoro e retribuzione “in via cautelativa”, come se la cautela andasse presa nei confronti di un povero cristo pagato ancora meno del carabiniere (ci si aggira sui milleduecento euro al mese dopo quattordici anni di servizio, ammesso di arrivarci) e non di pericolosi criminali.

Questa è la condizione di una categoria troppo spesso bistrattata ma sempre più indispensabile, anche se ancora considerata una divisa di  serie zeta.

Alessandro Pino

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3 Risposte to “Figli di una divisa minore – di Alessandro Pino”

  1. ROBERTO 16 maggio 2013 a 13:31 #

    SALVE ALESSANDRO PINO mi chiamo Roberto e sono il Segretario Nazionale dell’ A.N.G.G.I. ASSOCIAZIONE NAZIONALE GUARDIE GIURATE ITALIANE e le volevo chiedere se potevamo sentirci e come possiamo contattarla per discutere delle tematiche del settore e renderle pubbliche..

    • lucianamiocchi 17 maggio 2013 a 10:38 #

      Buon giorno Roberto.
      Puoi contattare Alessandro Pino su Fb. Nella foto profilo ha il monogramma AP di Associated Press

  2. jonny 31 maggio 2013 a 16:15 #

    Di tutto quello che ai scritto no c’e’ da modificare una virgola io sono 1 guardia giurata e pultroppo ho subito 1 rapina 3anni fa per fortuna senza alcun ferito, l’unica cosa che posso dire e che e’ anche colpa nostra che ci facciamo mettere i piedi intasta dalla nostra direzione che tutto quello che ci dicono di fare sbagliato o giusto che sia noi lo facciamo senza controbattere, i mezzi per reagire ci sono basta usarli al momento giusto e senza avere paura che ti spostino dal servizio che fai di solito,o ti facciano fare solo le ore che prevede il contratto , loro ci giocano .

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