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Tag Archives: guardie giurate
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Napoli ricorda la guardia giurata uccisa alla stazione Piscinola – di Alessandro Pino

4 Ott

[Napoli] Il Comune di Napoli ha promosso per il 5 ottobre 2018 una giornata commemorativa in onore della guardia particolare giurata Francesco Della Corte, morto dopo essere stato vigliaccamente aggredito a colpi di sprangate in testa lo scorso marzo da tre giovanissimi criminali che volevano impossessarsi della sua pistola mentre era di servizio alla stazione ferroviaria di Piscinola – Scampia. L’iniziativa ha il titolo “Non ti scordar di me” e si svolgerà proprio presso la stazione di Piscinola alla presenza delle massime autorità, dei familiari di Francesco Della Corte, di esponenti della società civile e degli studenti delle scuole del quartiere. Verrà inoltre presentato il “Progetto Franco” (percorso di cultura della legalità rivolto alle scuole intitolato alla guardia uccisa) e sarà scoperta una lapide commemorativa su iniziativa della Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate.

Alessandro Pino

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Vescovio: finto agente segreto truffa aspiranti vigilantes – di Alessandro Pino

18 Gen

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Denunciato dal personale del commissariato Vescovio un cinquantaduenne della Campania che spacciandosi per agente dei servizi segreti aveva truffato decine di aspiranti guardie particolari giurate. La truffa funzionava così: individuata la vittima, si presentava appunto come agente segreto incaricato da un importante politico di reclutare personale fidato da assumere in nuovi istituti di vigilanza privata. Per questo  si faceva versare subito una somma di denaro a titolo di disbrigo delle pratiche (bolli e visita medica d’idoneità) per l’assunzione come guardie giurate. Ovviamente era tutto un imbroglio: numerose denunce sono arrivate a carico  del sedicente 007 campano, rivelatosi un truffatore seriale con un cospicuo curriculum criminale. Nella perquisizione della sua abitazione i poliziotti hanno trovato diversi documenti comprovanti le illecite attività ma nonostante questo l’uomo ha tentato un ultimo tentativo per scagionarsi, riferendo agli investigatori che si limitava a custodire “quei fascicoli” per conto di un amico.
Tutto inutile: la denuncia per il reato di truffa e sostituzione di persona è scattata comunque. È in ogni caso emblematico dei tempi che corrono il fatto che decine di persone fossero disposte ad anticipare denaro pur di svolgere un lavoro – quello di guardia giurata – spesso pericoloso, disagevole e malpagato.
Alessandro Pino

Roma Capitale: guardie giurate Axitea, dramma disoccupazione nell’indifferenza generale

17 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

axiteafinedeigiochiSi è messa male, anzi malissimo la situazione per le guardie giurate della sede romana della società Axitea e per le loro famiglie: letteralmente logorati da tempo per i disagi e l’ansia di lavorare in un istituto di vigilanza – in passato noto come Mondialpol Roma – che ha perso appalti storici uno dopo l’altro in seguito a una gestione criticata da molti, hanno avuto nei giorni scorsi una amara e definitiva conferma alle previsioni più nefaste sul loro destino. Il 15 maggio nella sede di via De Chirico si sono tenuti nella sede due incontri (uno la mattina, l’altro il pomeriggio) con i rappresentanti delle segreterie territoriali dei sindacati di settore (Mauro Brinati per la Fisascat Cisl, Barbara Di Tomassi per la Filcams Cgil e Sergio Ariodante per la Uiltucs Uil), presenti anche le rappresentanze sindacali interne all’azienda.

Probabile che i dipendenti – già passati attraverso diversi mesi di cassa integrazione, ora non più rinnovata – sperassero di ascoltare qualche notizia che lasciasse uno spiraglio di speranza. Forse si aspettavano di sentir proporre delle iniziative di protesta, di agitazione. Quando invece sono stati messi di fronte – dopo mesi nei quali si sono rincorse voci e supposizioni di ogni tipo su una qualche ripresa, amplificate anche dai classici e controproducenti meccanismi del passaparola – al fatto compiuto della decisione di procedere ai licenziamenti collettivi per quasi la metà del personale, la rabbia la delusione e la frustrazione sono montate rapidamente.

In concreto i sindacalisti hanno prospettato alle guardie giurate la scelta tra due opzioni non tanto diverse tra loro, visto che comunque di licenziamento si tratta. Unica differenza la possibilità di avere un incentivo di pochissime migliaia di euro (nel caso di un’uscita volontaria immediata) oppure niente (nel caso il dipendente volesse rimanere fino ai primi di settembre, periodo indicato inizialmente come quello in cui sarebbero partiti i licenziamenti coatti).

Praticamente traducibile in una scelta tra buttarsi dal primo piano di un palazzo in fiamme oppure dal decimo, senza possibilità di provare a spegnere l’incendio. Rabbia, delusione e frustrazione, come detto.

Si è provato quindi a chiedere spiegazioni su come sia stato possibile arrivare fino a quel punto, con una paradossale situazione di personale in esubero, a fronte di un bilancio societario in attivo. La laconica risposta è stata che si tratta di logiche dei fondi di investimento (come quello che ha la proprietà di Axitea) e poco ci si può fare. Responso che non è andato giù a parecchi dei presenti.

Nella riunione della mattina i toni si sono alzati rapidamente già da subito dopo un inizio poco felice nel quale la Di Tomassi aveva dichiarato abbastanza bruscamente di non voler essere ripresa per mezzo dei telefonini, come se – molti hanno osservato – quello fosse il problema principale. Era prevista una votazione per alzata di mano per decidere se dare mandato ai sindacati di accettare la proposta aziendale dell’uscita incentivata, in modo da permettere poi di fruirne ai singoli che lo avessero preferito. Non è stato possibile procedervi per il rapido accendersi dei toni; ovviamente si tratta di un eufemismo che viene usato per non creare ulteriori problemi a persone già nei guai fino al collo, ma chi c’era ha raccontato di aver visto in lacrime gente che in servizio era passata per le situazioni di degrado e rischio più totali e di aver udito urla e insulti scatologici all’indirizzo dei sindacalisti accusati apertamente non solo di avere fatto poco per tutelare i lavoratori ma di essersi venduti mandandoli allo sbaraglio.

Per evitare il peggio i delegati sindacali hanno preferito allontanarsi terminando in pratica con un nulla di fatto l’incontro, risultato che si è ripetuto nella sessione pomeridiana. Da queste premesse, nella riunione tenutasi il giorno dopo con i rappresentanti della Axitea si è convenuto di aspettare il 30 giugno per l’avvio dei licenziamenti, procedendo nel frattempo a un referendum interno riguardante sempre l’adesione all’uscita incentivata che avrebbe dovuto essere votata per alzata di mano.

In ogni caso, davanti alle guardie giurate della Axitea si è purtroppo aperto un vero e proprio baratro nel quale dover cadere per forza buttandocisi volontariamente o aspettando che il terreno frani sotto i piedi: il baratro della perdita del lavoro, del non sapere cosa mettere in tavola per sé e i propri familiari. Ma di questo evidentemente anche ai media nazionali importa poco, visto che – a differenza di altre situazioni – non si è visto lo straccio di una telecamera o di un microfono.

In casi del genere anche la visibilità e la solidarietà che ne consegue servono a dare un minimo di conforto; tocca constatare con amarezza che sono mancate anche quelle.

Luciana Miocchi

Figli di una divisa minore – di Alessandro Pino

14 Mag

foto fornita dall'ufficio stampa della Questura

foto fornita dall’ufficio stampa della Questura

A pochi giorni dalla sparatoria di Montecitorio che ha visti feriti due carabinieri, un altro fatto di sangue vede come vittima qualcuno che veste una divisa: la mattina del 6 maggio infatti fuori una banca di Marino una guardia giurata che stava effettuando servizio di scorta valori è stata oggetto di una aggressione da parte di due rapinatori, che non hanno esitato a sparargli in pieno volto.  Immediatamente dopo l’aggressione i due banditi hanno rinunciato al colpo e si sono allontanati, ma uno di loro, un romeno di 37 anni è stato catturato dalle forze dell’ordine con ancora indosso la semiautomatica Bernardelli usata per sparare alla guardia (nel frattempo portato in eliambulanza presso l’ospedale San Camillo dove è ricoverato in gravi condizioni). Detto questo, le analogie con i fatti svoltisi fuori palazzo Chigi terminano qui e non solo perché l’episodio di Marino non si presta a ipotesi complottistiche da fantapolitica. Certo, rende pienamente l’idea di come le guardie giurate vadano letteralmente allo sbaraglio senza tutele o protezioni di sorta in un contesto sempre più degradato, sempre più feroce. Ma c’è dell’altro, a nostro avviso: subito dopo il ferimento a Montecitorio del brigadiere Giangrande si è assistito a una imponente mobilitazione civile tesa a esprimere soliarietà, vicinanza, sostegno e sdegno per l’accaduto, non mancando di sottolineare l’esigua paga percepita da un qualunque sottufficiale dell’arma. Nel caso della guardia giurata – come già successo in passato – niente di tutto questo: nessuna pagina di social network dedicata, nessun figlio invitato in televisione, niente di niente. La stessa copertura giornalistica del fatto si è limitata al solito articolo di cronaca, peraltro mediaticamente sepolto dalla concomitante scomparsa di Andreotti; difficile pensare che ciò sia stato dovuto soltanto allo svolgersi dei fatti in provincia anziché in pieno centro di Roma. Viene anche il dubbio (alimentato da una ricca casistica in materia) che se per caso la guardia giurata avesse reagito per salvarsi la pelle ferendo i suoi aggressori, si sarebbe subito trovata iscritta nel registro degli indagati: “atto dovuto”, si dice, ma intanto l’avvocato si paga subito e si viene anche sospesi da lavoro e retribuzione “in via cautelativa”, come se la cautela andasse presa nei confronti di un povero cristo pagato ancora meno del carabiniere (ci si aggira sui milleduecento euro al mese dopo quattordici anni di servizio, ammesso di arrivarci) e non di pericolosi criminali.

Questa è la condizione di una categoria troppo spesso bistrattata ma sempre più indispensabile, anche se ancora considerata una divisa di  serie zeta.

Alessandro Pino

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