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Tag Archives: Napoli
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Napoli ricorda la guardia giurata uccisa alla stazione Piscinola – di Alessandro Pino

4 Ott

[Napoli] Il Comune di Napoli ha promosso per il 5 ottobre 2018 una giornata commemorativa in onore della guardia particolare giurata Francesco Della Corte, morto dopo essere stato vigliaccamente aggredito a colpi di sprangate in testa lo scorso marzo da tre giovanissimi criminali che volevano impossessarsi della sua pistola mentre era di servizio alla stazione ferroviaria di Piscinola – Scampia. L’iniziativa ha il titolo “Non ti scordar di me” e si svolgerà proprio presso la stazione di Piscinola alla presenza delle massime autorità, dei familiari di Francesco Della Corte, di esponenti della società civile e degli studenti delle scuole del quartiere. Verrà inoltre presentato il “Progetto Franco” (percorso di cultura della legalità rivolto alle scuole intitolato alla guardia uccisa) e sarà scoperta una lapide commemorativa su iniziativa della Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate.

Alessandro Pino

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Cinque anni senza l’ingegner Piero Muscolino – di Alessandro Pino

2 Ott

Sono già trascorsi più di cinque anni dalla scomparsa dell’ ingegner Piero Muscolino, esperto di ferrovie noto a livello internazionale, vera celebrità non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra i cultori amatoriali della materia per i numerosi libri da lui scritti (da solo o assieme a Vittorio Formigari) nei quali era prodigo di ricordi professionali e familiari sempre coinvolgenti ed evocativi di un’Italia serena e fiorente. L’ingegnere romano venne infatti a mancare il 6 settembre del 2013 ma il suo ricordo è sempre ben vivo – anche tra chi non aveva avuto la fortuna di conoscerlo personalmente apprezzandone il garbo da gentleman d’altri tempi – per il monumentale contributo dato al settore, reso possibile non solo da una preparazione ferrea ma da una vera passione che coltivò fin da piccolo. Dispiace quindi che ancora non sia stato ascoltato l’appello rivolto dalla Associazione Ferrovie Siciliane tramite una petizione firmata da oltre seicento persone per intitolargli un padiglione del Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa – nei pressi di Napoli – del quale l’ingegnere curò la creazione. Al momento, a quanto si legge sul sito della Associazione, nel Museo è stata affissa soltanto una targa in memoria.
Alessandro Pino

(nella foto, Alessandro Pino con Piero Muscolino)

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E tu, ricordi Edenlandia com’era? – di Alessandro Pino

17 Apr

Periodicamente, come anche in questi giorni, si torna a parlare di una possibile riapertura di Edenlandia, lo storico parco di divertimenti di Napoli Fuorigrotta, ispirato a Disneyland e da cui presero a loro volta lo spunto i grandi parchi a tema del Nord Italia che oggi vanno per la maggiore. L’ultima volta che ci misi piede fu a fine anni Novanta ma già il tempo dello splendore era passato. E allora proviamo a percorrere un ideale itinerario tra le attrazioni, ambientato temporalmente tra gli anni Settanta e Ottanta, il momento di massimo sviluppo: entrati sotto i famosi archi in cemento – secondo alcuni vestigia di un precedente parco di epoca mussoliniana, tanto che starebbero a simboleggiarne la lettera Emme – le zaffate dell’antistante giardino zoologico venivano subito sostituite dall’inebriante aroma delle graffe fritte, cucinate da un locale nel piazzale di ingresso. Sulla destra, un suono di scatti metallici annunciava la salita dei vagoncini lungo la rampa di partenza dell’ottovolante “Mont Blanc”: un esperienza terrificante, tanto più che – almeno per quanto io ricordi – non erano dotati di fermi di sicurezza per i passeggeri e bisognava appigliarsi disperatamente a delle maniglie sul bordo, roba che oggi lo farebbero chiudere in quattro e quattr’otto con fiumi di polemiche su giornali e talk show. Di fianco c’era la stazioncina di partenza e arrivo del treno, anzi dei treni perché i convogli erano due, trainati da locomotive “finto vapore” (in realtà diesel a due tempi) ispirate a quelle del vecchio West. Avevano anche un nome, una mi pare si chiamasse “Genoa” e sembra che almeno una provenisse da un dismesso parco di divertimenti che si trovava nella Villa Comunale sulla Riviera di Chiaia. Nei giorni di pienone (sabati e festivi) erano in servizio entrambi i convogli, altrimenti uno era tenuto a riposo, parcheggiato su un binario secondario. Il percorso – una vera ferrovia a scartamento ridotto – comprendeva anche un viadotto che passava sopra il laghetto (vabbè, la pozzanghera essendo alto pochi centimetri) del Galeone e dei motoscafetti di cui si parlerà più avanti e il posto migliore secondo me era sul tender proprio dietro alla locomotiva. Nella stazione del treno c’erano appesi tabelloni pubblicitari del bambolotto Cicciobello e uno dell’Ente Turistico di Ischia, disegnato da Puppo. A proposito di vecchia America: un giro tra pellerossa e cowboys era immancabile nell’attrazione omonima, in origine con figuranti in carne e ossa e cavallini veri in sella ai quali compiere il tragitto. Poi i figuranti vennero sostituiti da pupazzi alcuni dei quali collegati a un altoparlante e gli equini da automobiline e cavallucci meccanici che si muovevano lungo due binari paralleli. A un certo punto i cavallucci meccanici furono tolti e rimasero solo le automobiline, come pure non venne più distribuito alla partenza il copricapo di carta da finto pellerossa sponsorizzato dai gelati Algida. Di fianco alla Vecchia America da un lato c’era il Drago Cinese con il fiocco appeso a un pallone da acchiappare al volo per vincere un altro giro, dall’altro la Casa dei Fantasmi (si chiamava così?) con la facciata – faccione mostruoso. Detta casa era spaventosa sì ma mai quanto il complesso formato dal Galeone e dal Castello di Lord Sheidon: si entrava prima nel Galeone (in realtà una costruzione al centro del finto laghetto) arrivandoci con una zattera che si muoveva su dei binari nascosti sotto il pelo dell’acqua (grazie al colore a dir poco putrido della stessa), si entrava nel vascello tra pupazzi parlanti e da lì su un ponte volutamente in apparenza malfermo si arrivava al Castello che da fuori sembrava quello di Biancaneve, dentro quello di Dracula. Si era accolti da un quadro raffigurante il padrone di casa, Lord Sheidon appunto, le cui fattezze man mano che i secondi passavano diventavano quelle di uno scheletro in un cambiamento terrificante. Poi il quadro fu sostituito da un busto animato in finto marmo molto meno spaventoso. Del percorso dentro al Castello ricordo poco se non che ci fosse una stanza con il soffitto che si abbassava minacciando di schiacciare i presenti che venivano fatti uscire da una porticina all’ultimo secondo. Sul laghetto attorno al Galeone si muovevano dei minuscoli motoscafi per bambini: anche qui si trattava in realtà di una sorta di vagoncini galleggianti a pelo d’acqua che si spostavano, mossi mi pare da un motore ad aria compressa, lungo un binario sotto la superficie e il volante di cui erano dotati era perfettamente finto, per la frustrazione dei piccoli scafisti che lo giravano senza mutare di un centimetro la rotta del natante. A loro modo erano maggiormente delle vere imbarcazioni i tronchi galleggianti con il loro percorso sul fiume sopraelevato, terminante in una cascata in fondo alla quale il bagno era assicurato per chi sedeva davanti. Un’attrazione che durò pochi anni fu l’Alpen Blitz, una specie di ottovolante in scala ridotta ma su cui si era sottoposti a notevole forza centrifuga; se non mi sbaglio fu costruito al posto di un preesistente circuito di automobiline elettriche e poi smantellato anch’esso. In mezzo a tutto questo, giostre più convenzionali (gli elefantini, le tazze, le astronavine, l’autoscontro, la ruota panoramica, le automobiline e i cavallucci fissi sulla piattaforma girevole) e una sala giochi molto fornita per il periodo (ci vidi, appena usciti i primissimi videogiochi al laser come Dragon’s Lair e Firefox). A terra era difficile trovare cartacce, anche perché era divertente gettarle nella bocca dei porcelli ghiotti di immondizia che nascondevano i bidoni per la medesima. Questo è il ricordo che ho della Edenlandia storica e immagino sia lo stesso che condividono tanti altri, preservandolo dalla decadenza e dalla amarezza per la chiusura che vennero dopo.
Alessandro Pino

Una sala del Museo di Pietrarsa per il suo creatore, l’ingegner Piero Muscolino – di Alessandro Pino

1 Ott

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Anche nel nostro paese sembra aver finalmente preso piede la cultura dei mezzi di trasporto d’epoca – specialmente i treni – che all’estero, specialmente nel mondo anglosassone, gode già di un ampio seguito con ricadute positive sul turismo e sull’economia. In Italia l’istituzione più importante in materia è sicuramente il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa – situato nei pressi di Napoli in una struttura già fabbrica di locomotive in epoca borbonica – gestito dalla Fondazione Fs Italiane la cui creazione  fu voluta, curata e condotta dall’ingegner Piero Muscolino, dirigente delle Ferrovie dello Stato ed esperto internazionale di trasporti, autore di numerose pubblicazioni sull’argomento ben conosciute non solo dal pubblico dei competenti ma anche da quello dei semplici appassionati. La crescente platea dei cultori della materia sarà lieta di sapere che è in corso una petizione per intitolare all’ingegnere scomparso nel 2013 un padiglione del Museo di Pietrarsa. La petizione è promossa dalla Associazione Ferrovie Siciliane con l’approvazione dei familiari dell’ingegner Muscolino e basta collegarsi al sito della associazione (www.ferroviesiciliane.it) per conoscere le modalità di adesione.
Alessandro Pino

La locomotiva E 444 “Tartaruga” del Museo di Pietrarsa – di Alessandro Pino

5 Apr

Secondo alcuni cultori dei treni d’epoca è uno dei pezzi più interessanti ospitati nel Museo Ferroviario di Pietrarsa (appena fuori Napoli): si tratta della locomotiva elettrica E 444 001 

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“Tartaruga” delle Ferrovie dello Stato. Oggi siamo abituati ai Frecciarossa o agli Italo da trecento chilometri orari ma quando uscì dalle officine di Savigliano debuttando nel 1967, le prestazioni del gruppo di cui fu capostipite (oltre 200 km/h con un convoglio passeggeri agganciato) erano assai rilevanti, in contrasto con il soprannome che le fu scherzosamente 

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imposto con un concorso interno alle Fs (l’animaletto stilizzato è visibile ai lati delle testate). Al suo viaggio inaugurale da Roma Termini a Napoli Mergellina parteciparono anche Aldo Moro e Oscar Luigi Scalfaro, allora rispettivamente presidente del Consiglio e ministro dei Trasporti.  Poi, dopo anni in testa ai treni su e giù per lo stivale, il triste oblio 

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dell’accantonamento in condizioni pietose e finalmente il restauro estetico che le ha ridato l’eleganza originaria (a parere di chi scrive mai eguagliata in seguito), con i colori blu orientale e grigio perla e la doverosa collocazione nel Museo di Pietrarsa (il cui allestimento originario fu curato dallo scomparso ingegnere Piero Muscolino).
Alessandro Pino

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Mario Talarico: l’ombrello dei vip viene prodotto a Napoli – di Alessandro Pino

4 Mar

Tra gli accessori per la vita quotidiana, non solo nella stagione fredda, c’è sicuramente l’ombrello parapioggia. Lo usano tutti, ma quello preferito dai vip di tutto il mondo viene  prodotto in una 

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Mario Talarico

microscopica bottega in un vicolo (vico Due Porte a Toledo) del centro storico di Napoli. Qui da decenni  (ma l’attività iniziò più di un secolo fa, nel 1860) i membri della famiglia Talarico confezionano piccoli capolavori di qualità e stile, diventati ricercata icona del made in Italy d’eccellenza.Per dare un’idea del livello di tali prodotti, basti dire che la celeberrima  e prestigiosa firma di cravatte Marinella per la linea di ombrelli proposta alla sua clientela si affida proprio a loro. Si entra nel minuscolo locale apprezzando la nota di humour partenopeo alla De Crescenzo data dal cartello che recita “di fronte non siamo noi” – riferita a un concorrente omonimo nella stessa strada – e subito ci si sente un po’ vip quando si viene accolti come uno dei personaggi celebri loro clienti, le cui foto si trovano appese alle pareti assieme agli ombrelli esposti , sia quelli pronti da vendere che quelli “storici”. A fare gli  

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onori di casa sono i titolari: Mario Talarico e…Mario Talarico jr. , il nipote. Meglio andarci sapendo di avere tempo a disposizione durante la passeggiata lungo le vetrine di via Toledo nel centro storico partenopeo, perché tra la scelta del modello che preferite, la prova (ve lo aprono e chiudono davanti senza bisogno di uscire fuori perché non sono superstiziosi…)  e la piacevole conversazione può trascorrere oltre un’ora senza  nemmeno accorgersene. Le fasce di prezzo sono varie ma per

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Mario Talarico jr.

meno di una quarantina di euro si può uscire dal negozio con un ombrello davvero bello,  assemblato praticamente a mano (se siete fortunati anche al momento) nei materiali più pregiati, rifinito nei minimi particolari  e che dura una vita. A condizione di non farselo sottrarre: i titolari raccomandano di non lasciarli mai nei portaombrelli di esercizi pubblici o sale d’attesa in genere, pena la probabile e non casuale sparizione. In realtà ci sarebbe un’altra controindicazione: gli ombrelli di Talarico sono talmente belli che più di un cliente – tra cui il sottoscritto – ammette che preferisce prendere due gocce di pioggia anziché bagnarli…
Alessandro Pino

Davide e il suo Friggipizza di Fuorigrotta: il re del cibo di strada si trova a Napoli – di Alessandro Pino

31 Lug

Decenni prima che mangiare qualcosa passeggiando diventasse una moda dai nomi anglofoni (fast food, street food) ed era la pura necessità quotidiana delle persone semplici, lui era già uno degli interpreti più autentici della tradizione partenopea del cibo da strada e ancora oggi lo trovate nella sua botteguccia di via Leopardi nel quartiere di Fuorigrotta : le pareti di piastrelle candide, il 

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classico bancone in acciaio con la vetrinetta che dà sul marciapiede, dietro la quale si trovano pizze fritte, arancini, supplì, frittatine di pasta, calzoni con la ricotta, paste cresciute e altre cose che a solo sentirne il profumo spazzoleresti via in men che non si dica alla faccia di qualunque dieta. Nel quartiere tutti lo conoscono con il suo nome proprio, Davide, senza fare caso a un cognome, Meer, che si direbbe nordeuropeo: «Non so se è franco olandese, olandese, tedesco -. risponde lui – so solo una cosa, sono un grande napulitano». Per i residenti è quasi una istituzione, un punto di riferimento e in tempi di social network ha assunto anche una certa notorietà grazie ai filmati e alle foto diffusi in rete che lo riprendono al lavoro: «Sono cinquantun anni che sto qua, ho iniziato da bambino venendo dal centro perchè io sono dei Quartieri Spagnoli, papà prese questa attività e chiaramente essendo il figlio più grande dovevo dare un aiuto a mia madre e mio padre». Oltre mezzo secolo di attività che «ci ha dato grandi soddisfazioni, per me è stata gratificante la stima di tante tante persone» anche se c’è un po’ di rammarico per come sono cambiate tante cose: «Con gli anni penso che non image

è cambiato solo questo quartiere ma tutto in generale il modo di essere delle persone, perchè io mi ricordo agli inizi la mattina scendevano le nonne, le mamme che mangiavano la pizza con i nipotini. Adesso questo tipo di lavoro non c’è più». E per il  futuro? «Una domanda da cento milioni di euro…voglio stare bene, finchè posso andare avanti in questo modo, poi il resto lo deciderà Quello che è più grande di noi».
Alessandro Pino

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