Tag Archives: Fondazione Fs Italiane
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Lo storico treno “Arlecchino” passa dai nostri quartieri domenica 3 ottobre | di Alessandro Pino

30 Set

[ROMA] Il treno dei sogni degli anni Sessanta, il prestigioso ed elegante “Arlecchino“, torna a correre sui binari che attraversano la Capitale e in particolare il Terzo e Secondo Municipio, domenica 3 ottobre 2021.

L‘elettrotreno Etr 250, questa la denominazione tecnica ufficiale, entrò in servizio nel luglio 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma. Fu il simbolo del benessere e del boom economico italiano assieme al fratello maggiore Etr 300 “Settebello”. Ora, dopo anni di oblío, l’unico esemplare superstite della serie è stato totalmente restaurato e rimesso in servizio turistico.

Il viaggio inaugurale della sua nuova vita operativa si terrà appunto il 3 ottobre da Bologna a Roma Termini; il passaggio nelle stazioni dei nostri quartieri (Settebagni, Fidene, Nuovo Salario, Nomentana, Tiburtina) secondo la tabella di marcia che è stata diffusa dovrebbe avvenire dopo le 12 e 55 (transito a Orte) e prima delle 13 40 (arrivo a Termini). É un appuntamento fugace ma imperdibile non solo per gli appassionati delle ferrovie classiche ma per tutti i nostalgici della vera Italia.
Alessandro Pino

Una sala del Museo di Pietrarsa per il suo creatore, l’ingegner Piero Muscolino – di Alessandro Pino

1 Ott

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Anche nel nostro paese sembra aver finalmente preso piede la cultura dei mezzi di trasporto d’epoca – specialmente i treni – che all’estero, specialmente nel mondo anglosassone, gode già di un ampio seguito con ricadute positive sul turismo e sull’economia. In Italia l’istituzione più importante in materia è sicuramente il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa – situato nei pressi di Napoli in una struttura già fabbrica di locomotive in epoca borbonica – gestito dalla Fondazione Fs Italiane la cui creazione  fu voluta, curata e condotta dall’ingegner Piero Muscolino, dirigente delle Ferrovie dello Stato ed esperto internazionale di trasporti, autore di numerose pubblicazioni sull’argomento ben conosciute non solo dal pubblico dei competenti ma anche da quello dei semplici appassionati. La crescente platea dei cultori della materia sarà lieta di sapere che è in corso una petizione per intitolare all’ingegnere scomparso nel 2013 un padiglione del Museo di Pietrarsa. La petizione è promossa dalla Associazione Ferrovie Siciliane con l’approvazione dei familiari dell’ingegner Muscolino e basta collegarsi al sito della associazione (www.ferroviesiciliane.it) per conoscere le modalità di adesione.
Alessandro Pino

Littorine e treni a vapore per i 120 anni della Transiberiana d’Italia – di Alessandro Pino

17 Set

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Il fine settimana incluso tra gli scorsi 15 e 17 settembre è stato di quelli da incorniciare per i cultori delle ferrovie, della montagna, dell’Italia di una volta: ricorrevano infatti i centoventi anni dall’apertura della linea ferroviaria tra Sulmona e Castel Di Sangro (da qualche tempo definita “la Transiberiana d’italia) oggi chiusa al traffico regolare giornaliero ma fortunatamente percorsa da convogli turistici organizzati dalla Fondazione Fs Italiane con la collaborazione della associazione culturale “amici della ferrovia Le Rotaie”.  Per celebrare l’anniversario sono state fatte le cose in grande con tre diversi convogli storici che hanno percorso la linea fermandosi anche a Sulmona / Introdacqua, Pettorano sul Gizio, Cansano, Campo di Giove, Monte Majella, Palena, Rivisondoli / Pescocostanzo, Roccaraso, Alfedena / Scontrone : se non rappresenta più una novità quello con le carrozze “centoporte” e “Corbellini” trainato dalla locomotiva diesel D445 in livrea d’epoca castano e verde adoperato abitualmente per questo genere di treni, hanno destato grande richiamo quello affidato alla locomotiva a vapore “Gruppo 940” con i vagoni a terrazzino e la automotrice a nafta “Aln 556” costruita negli anni Trenta. Carrozze affollate di viaggiatori entusiasti e grande presenza di  pubblico anche alla stazione di Campo di Giove – punto destinato all’incrocio dei convogli sulla linea che è a binario unico – allestita per le grandi occasioni: bandierine tricolori ovunque, il giardinetto rimesso a nuovo come quando le Ferrovie bandivano i concorsi tra le piccole stazioncine per l’area verde meglio tenuta, l’orologio a parete della “Ora Elettrica” che spaccava il minuto. Una brevissima salita a bordo della “littorina” in sosta – come vennero informalmente ribattezzate le automotrici a nafta, in omaggio al regime vigente all’epoca della costruzione presso la Breda – è bastata  per capire come tutto una volta fosse meglio di oggi: una cura per il particolare e una sobrietà che i treni di oggi se la sognano, colori davvero belli (fuori castano, dentro tutti i toni del verde, altro che le livree ospedaliere di oggi), sedili comodi e soffici, alle pareti immagini riproducenti gli affreschi pompeiani e i dipinti di Domenico Di Michelino raffiguranti Dante Alighieri e il suo poema. Un trionfo della vera italianità su rotaie (quando ancora si poteva salire su un treno locale senza timore di trovarsi circondati da teppaglia nostrana o importata) e chi se ne frega se manca l’aria condizionata , ci sono i comodissimi finestrini apribili con due giri di manovella: se fuori fa freddo si chiudono e se fa caldo si aprono, alla faccia dei vagoni di oggi che li hanno sigillati trasformandosi in camere a gas le non rare volte in cui la climatizzazione è guasta.  Agganciate alla littorina c’erano due automotrici più giovani ma comunque ormai d’epoca anch’esse: le Aln 668 di prima serie, risalenti agli anni Cinquanta. Sono tutti treni che hanno realmente percorso  nel suo passato glorioso di semplice quotidianità la Sulmona – Carpinone. Al centro del giardinetto della stazione di Campo di Giove,  dove in passato c’era la vasca dei pesciolini, un basamento ospita adesso una scultura celebrante la linea ferroviaria: la speranza è che assieme ai convogli turistici che riscuotono successo ed entusiasmo unanimi, questa ferrovia di montagna possa tornare come in passato a essere percorsa tutti i giorni dalla mattina alla sera dai treni per i pendolari , per un trasporto pubblico davvero utile, virtuoso ed ecologico.
Alessandro Pino

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Il 21 maggio tutti a vedere il treno a vapore che passa in stazione! – di Alessandro Pino

17 Mag

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Se siete sempre rimasti incuriositi e affascinati dal mondo delle vecchie locomotive a vapore viste in tanti film allora segnate questa data: la mattina del 21 maggio partirà dalla stazione Tiburtina, diretto a Orte, un convoglio storico della Fondazione Fs Italiane, trainato dalla locomotiva Gruppo 625 che vedete in foto. Il treno segue lo stesso percorso dei Regionali che abitualmente transitano sulla linea da Fiumicino, quindi passerà dalle stazioni di Nomentana, Nuovo Salario, Fidene e Settebagni. La partenza è prevista qualche minuto dopo le nove, quindi tenetevi pronti in stazione.
Alessandro Pino

(foto Fondazione Fs Italiane)

Torna il “Settebello”, treno di prestigio italiano – di Alessandro Pino

19 Ago

Mezzo secolo prima che i binari della penisola fossero percorsi da Freccerosse e Italo vari era stato la più alta espressione della tecnica ferroviaria italiana unita a uno stile rimasto ineguagliato: si parla dell’Etr 300 “Settebello”, elettrotreno rapido di prestigio delle Ferrovie dello Stato che iniziò la carriera operativa nel lontano 1952. Inconfondibili per il loro disegno affusolato con le due testate allestite a salottino panoramico per i passeggeri – la cabina di guida era posta 

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sull’imperiale – e l’elegante livrea grigio nebbia e verde magnolia, i tre convogli del gruppo rappresentarono quanto di meglio il design italiano potesse mettere in campo, a simboleggiare la voglia dell’intero Paese di lasciarsi alle spalle le tragedie della guerra lanciandosi nel nascente boom economico: per curare l’allestimento degli interni presso la Breda di Sesto  San Giovanni furono chiamati i celebri architetti Giò Ponti e Giulio Minoletti che si avvalsero dei migliori fornitori per gli arredi e le decorazioni, il tutto viaggiando a una velocità di centottanta chilometri orari coccolati da un servizio di prim’ordine. L’esercizio dei tre “Settebello” (il nome veniva dalla composizione a sette elementi e compariva sulle fiancate assieme al disegno del “sette di denari”) andò a pieno regime fino a metà anni Ottanta sulla direttrice tra Milano e Roma, poi venne il declino e infine il triste accantonamento e la demolizione di due di essi. Ora però dopo la lunga notte sembra stia iniziando un nuovo giorno per il “Settebello”: sotto la guida image

della Fondazione Fs Italiane sono iniziati i primi interventi per riportare allo splendore perduto l’esemplare superstite, l’Etr 302. Il convoglio appositamente preparato per il viaggio di trasferimento dal deposito di Falconara – dove sostava da anni – al traino di una locomotiva elettrica E656 ha raggiunto nei giorni scorsi l’Officina Manutenzione Ciclica di Trenitalia a Voghera, dove inizieranno i restauri dal costo stimato di circa otto milioni di euro da reperire tramite bandi di finanziamento europei. L’obiettivo è fare diventare il rinato “Settebello” un treno turistico di alto livello.
Alessandro Pino

(foto: Fondazione Fs Italiane)

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Con il treno a vapore in Valsugana – di Alessandro Pino

24 Mag

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Sembra finalmente affermata anche in Italia una forma di turismo da anni molto popolare all’estero, specialmente nel Nord Europa: i viaggi a bordo di treni composti da materiale d’epoca su linee di particolare interesse paesaggistico, spesso chiuse al traffico regolare. Nel nostro paese fino a qualche tempo fa erano frequentati da una cerchia abbastanza ristretta di appassionati e intenditori, limite superato grazie anche alla diffusione dei social network che li hanno portati alla conoscenza di un pubblico più vasto facendone comprendere anche l’importanza dal punto di vista economico. PINOcarrozzamattaC[1]

Un esempio viene dall’iniziativa che la associazione culturale “La carrozza matta” ha organizzato per il 2 giugno 2015, in collaborazione con la Fondazione Fs Italiane: un viaggio in treno a vapore con partenza da Carpanè e arrivo a Levico Terme – ci troviamo quindi tra Veneto e Trentino –  con la PINOcarrozzamatta[1] possibilità di portarsi dietro la bicicletta (caricata su un carro merci rigorosamente d’epoca) per coprire un tratto pedalando sulla ciclabile della Valsugana. Per coloro che preferiranno effettuare il percorso esclusivamente sul treno, a Levico sono previste visite allo stabilimento delle acque minerali, al lago e al parco asburgico nell’attesa dei vigorosi ciclisti. Gli scenari attraversati sono da cartolina ma è chiaro che per molti il richiamo principale è poterli vedere da bordo di un vagone di quelli verniciati in marrone castano con le panche in legno, trainati da una locomotiva tutta nera, ansimante al ritmo dei biellismi che muovono le ruote alte quanto una persona: un modo di viaggiare anche nel tempo da protagonisti di un vecchio film. Tramite la casella di posta elettronica prenotazionicarrozzamatta@gmail.com e il sito http://www.lacarrozzamatta.com sono reperibili informazioni su prezzi, orari e disponibilità dei posti.

Alessandro Pino

I treni storici della ferrovia Sulmona Carpinone, la “Transiberiana d’Italia” – di Alessandro Pino (GUARDA IL VIDEO)

30 Apr

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Sembra ormai lanciato in piena corsa – sull’esempio di quanto da anni avviene in Nord Europa – il programma di treni turistici effettuati con materiale rotabile storico sulla linea ferroviaria Sulmona – Carpinone, da molti definita “la Transiberiana d’Italia(clicca qui per vedere il video) per lo scenario innevato offerto nei mesi invernali dalla catena montuosa abruzzese della Majella attraverso cui il percorso si dipana. PINOtransiberiana

Organizzati dalla associazione culturale “Amici della Ferrovia – Le Rotaie” (www.lerotaie.com)  in collaborazione con la Fondazione Fs Italiane, i convogli percorrono una linea che fino a tutti gli anni Ottanta era frequentata  quotidianamente da un’utenza pendolare ma il cui traffico regolare effettuato con automotrici a nafta è stato poi progressivamente ridotto fino alla triste chiusura di qualche anno addietro.  PINOtransiberianaBMolto ci sarebbe da discutere su certe politiche del trasporto pubblico con le quali vengono dismessi tratti considerati “rami secchi”, ma già appare un notevole risultato aver salvato tale linea dal totale smantellamento – come invece accaduto altrove – contribuendo al contempo al rilancio del turismo nelle località attraversate.  Tra queste una delle più suggestive è Campo di Giove, minuscolo comune in provincia de L’Aquila, 1071 metri sul livello del mare: una stazioncina  di quelle che una volta partecipavano ai concorsi interni delle Fs per il giardino meglio tenuto, coi binari che costeggiano una grande pineta e la campanella che annuncia l’arrivo del treno storico, con i vagoni color castano-isabella e le panche in legno costruiti negli anni Trenta del secolo scorso, cui si riferiscono le fotografie e il filmato a corredo dell’articolo.

Alessandro Pino

 

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