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Come partire da un servizio ed arrivare ad un condominio. Una visita agli appartamenti in vendita a Torre Roma

23 Mar

L’edificio è uno di quelli che non passa inosservato. Nello Sky line di Porta di Roma si nota da lontano, la torre che svetta sul centro commerciale omonimo. Doveva essere un albergo, nel progetto originario (visibile qui  http://www.hsh.info/sbgtorr1.htm ) . In quel punto, nel nuovo quartiere come era stato ideato, aveva una sua logica. Nel 2007 la ormai famosa “delibera 218” con la quale si chiedeva il cambio di destinazione d’uso di un milione di mc di edifici da servizi a residenziale, venne respinta dal consiglio municipale all’unanimità. Quindi la costruzione che completava il centro commerciale venne iniziata, tutti convinti dell’effettiva destinazione. A dire il vero qualche indiscrezione era filtrata, alcuni lavoratori impiegati nella costruzione parlavano apertamente di rifiniture da appartamenti residenziali, non di stanze di albergo o di uffici. La notizia era talmente inverosimile da essere bollata come bufala anche da alcuni politici locali. Eppure, è iniziata la pubblicità, prima in maniera discreta, poi su televisioni locali e su youtube. Poi uno striscione lungo quasi quanto la costruzione stessa ha annunciato ai quattro venti, è il caso di dirlo, l’operazione stessa. La vendita di “prestigiosi appartamenti finemente rifiniti” per tramite della società Altavista Real Estate.

La questione meritava una visita. Gli odierni estensori di questo articolo, dalla curiosità congenita e incorreggibile, qualche settimana fa si sono presentati all’ufficio vendite, posto nella hall, con accesso da via Carmelo Bene. L’aspetto esterno l’immobile fa ancora pensare che fosse destinato ad altri usi: uffici o albergo. Tredici piani rivestiti in pannelli di alluminio grigio metallico adiacenti alla galleria commerciale Porta di Roma – collegata, ci illustrano, con un passaggio dedicato e riservato, che dovrebbe rimanere tale, ma ancora non si sa, non è stato ancora stilato il regolamento di condominio. Ma se uno avesse un cane? La risposta è stata “molti sono venuti a visitare gli appartamenti con i cani. Non ci dovrebbero essere problemi”. Si, ma senza carta scritta, dopo aver sganciato l’anticipio l’unica alternativa sarebbe poi eventualmente un canile. Ummm…che non si fa per vendere…comunque, la consegna prevista è per luglio 2012.

A fianco all’ingresso dell’ufficio vendite c’è quello esclusivo della Avis, la celebre società di autonoleggi ha impiantato qui una sua importante sede, che occupa i primi cinque piani. Gli appartamenti in vendita si trovano dal sesto al tredicesimo.

Durante il rituale giro di visita ad un piano tipo, arrivano le prime conferme che in origine il palazzo dall’aspetto ipertecnologico avesse una destinazione almeno in parte diversa da quella residenziale. Il cortese venditore mostra ai due “acquirenti” che continuano a beccarsi tipo Sandra e Raimondo le piantine con le varie tipologie di appartamenti, snocciola la descrizione delle dotazioni dell’edificio – compreso pannelli solari nascosti nella facciata, riscaldamento e climatizzazione centralizzata, quest’ultima un po’ inusuale, almeno in Italia. No posti auto coperti, solo scoperti e senza obbligo di acquisto ma c’è la cantina. All’osservazione che il palazzo dà l’impressione di essere un hotel più che un condominio l’incaricato ammette che proprio quella alberghiera era in origine la destinazione ma poi è stata modificata – operazione non facilissima per i comuni mortali per la quantità di autorizzazioni necessarie, come lascia intendere, ammiccando, il venditore. Infine, l’offerta, accettata con entusiasmo, di un giro all’interno del palazzo in via di completamento, tra tramezzi ancora da tirar su e massetti di cemento: un ascensore rapidissimo porta al sesto piano dove sono stati approntati due appartamenti – tipo, con tanto di arredamento, per meglio rendere l’idea ai potenziali acquirenti.

In una stanza due finestre quadrate su due lati danno una volta di più la sensazione di un albergo di Amsterdam ma la vista è notevole, dal lato SO fa capolino la cupola di San Pietro, all’opposto i castelli romani, per tutte le latitudini i tetti del centro commerciale. Lato Marino in ombra, lato Santità, data l’altezza, abbastanza ventoso. I doppi vetri escludono del tutto il traffico umano diretto alla mega struttura di vendita. E gli acquirenti non mancano, alla faccia della crisi, dei prezzi non proprio da saldo e della metropolitana venduta come optional di serie ma ancora al di là da venire.

Finita la gita e capito che né Sandra né Raimondo saranno mai disposti ad andare a buttare l’immondizia – l’unica finitura di prestigio che manca è lo scivolo per la spazzatura come nei palazzi americani. Forse non era abbastanza hi-tech – il dubbio di come si sia potuta realizzare la trasformazione rimane. Troppa pubblicità perché il cambio di destinazione d’uso non sia avvenuto a termini di legge, ma la 218 non è passata. Tranne il Tg Talenti e Cinque , chiediamo perdono se abbiamo dimenticato altri dell’informazione locale, non una parola sull’argomento. Politici municipali rimasti sul vago o dichiaratisi completamente all’oscuro e chissà cosa è peggio, non sapere quel che accade nel territorio che si vuole rappresentare o far finta di niente perchè il cambio seppur a norma potrebbe intaccare l’indice di gradimento presso i propri elettori. Comitati, come al solito, impotenti e  indignati. E allora?

Allora che ci abbia pensato il piano casa della regione Lazio, per cui “È consentito il cambio di destinazione d’uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali dismessi. È consentito l’ampliamento del 30% rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a dieci ettari e nelle zone omogenee E (zone destinate all’agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d’uso in residenziale, fino a un massimo di 15 mila mq. Una quota fra il 30 e il 35% (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (housing sociale). Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10mila mq. Anche in questo caso il 30% dovrà essere destinato all’housing sociale” (fonte www.orsolini.it/piano-casa-regione-lazio.asp)?

Luciana Miocchi – Alessandro Pino

(pubblicato su http://www.europagiovani.com)

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