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Roma Capitale, arrivano gli ispettori e in III Municipio i consiglieri del No al cemento a piazza Minucciano chiedono a Marino di accantonare la delibera

12 Dic

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

 

Roma Capitale, arrivano gli ispettori. Si avvicina il momento della verità? In III Municipio, i consiglieri dissidenti sul cambio di destinazione d’uso di Piazza Minucciano chiedono che la delibera venga accantonata

 

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo aver incontrato il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro (nella foto in basso dal sito della prefettura), lo ha delegato ad esercitare in sua vece accessi e accertamenti sugli atti amministrativi di Roma Capitale.

Prefetto Giuseppe PecoraroNegli uffici capitolini arriveranno gli ispettori, hanno tre mesi di tempo, prorogabili una sola volta per un egual periodo, onde verificare se esistano i presupposti per chiedere lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del governo della Città Eterna.

I commissari non decideranno da soli. Dovranno stilare una relazione da inviare al prefetto, il quale avrà 45 giorni di tempo per consultare il comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica e il Procuratore della Repubblica e inviare così l’esito al Ministero. Non vi sarà atto o provvedimento già emesso da Comune e municipi che non verrà passato al microscopio, alla ricerca di un qualche indizio sospetto.

Il sindaco Ignazio Marino  ha offerto da subito, dopo averlo fatto con i magistrati della Procura, la sua collaborazione più ampia, desideroso di dimostrare che il suo governo non è colluso con il sistema mafioso venuto a galla con l’operazione “terra di mezzo”.

Di fatto però, l’amministrazione della città diverrà, a rigor di logica, particolarmente difficile, con dirigenti e amministratori attenti a non prendere alcun tipo di decisione che possa anche lontanamene attirare l’attenzione dei commissari. A gran voce, soprattutto sui social network si chiedono le dimissioni del sindaco, si paventa l’ipotesi che l’invio dei commissari sia solo un escamotage ordito dai partiti per non mollare il potere, che se ciò si fosse verificato in un qualsiasi comune del Sud la giunta sarebbe già stata sciolta.

Roma però non è un comune qualsiasi, è la capitale dello Stato Italiano. Ogni cosa che la riguarda viene ingigantita dalla lente mediatica e risputata in ogni angolo del mondo, con grandi ricadute sia sui mercati finanziari, sull’immagine dell’intero paese nei confronti dell’opinione pubblica mondiale e sul piano turistico, divenuto un territorio sempre più competitivo, dove un gran giro di denaro può essere spostato a causa di un museo chiuso, figurarsi dallo scioglimento, sull’onda emotiva del momento, della governance della capitale. La prudenza quindi è d’obbligo e la Legge prevede che prima di sciogliere tout court la giunta, si possa prevedere un periodo di ispezione, al termine del quale prendere una decisone ponderata. Scegliere il termine “ispettori” o “commissari” ha una sua valenza non trascurabile, in effetti. Né il Sindaco né la giunta al momento sono esautorati, continuano la loro ordinaria funzione amministrativa, che viene sottoposta ad un’attività di controllo. Ancora una volta sulla pelle della città si gioca una partita politica e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di Roma Capitale. A seconda degli intenti, i funzionari incaricati diventano Ispettori (investigatori, quindi) o Commissari (comune commissariato, sentenza già eseguita). Come andranno le cose, soltanto il tempo, le indagini e i controlli, potranno rivelarlo.

La situazione è particolarmente delicata: non si tratta soltanto di sostituire o meno una intera classe politica. Ci sono anche funzionari a vari livelli e di varie amministrazioni, coinvolti nelle indagini. Quelli non si possono mandare a casa con una scheda elettorale, le intercettazioni hanno chiaramente mostrato che “morto un papa” si cerca immediatamente di farne un altro. Il senso dell’attribuzione di reato di “associazione mafiosa” sta proprio qua. È come se la città si trovasse ad essere malata di un tumore. Bisogna capire quanto diffuso, se in metastasi oppure no, agire di conseguenza senza cedere alla tentazione di seguire solo la pancia.

Roma ha bisogno come mai prima di affidarsi al cervello, prima che al cuore: vi sono molte, troppe questioni sospese, importanti per la vita di chi questa città la abita e la vive ogni giorno, a partire dai troppi cambi di destinazione d’uso, alle varie emergenze, ai progetti urbanistici mai condivisi e allocati senza tener conto di viabilità e infrastrutture.

Intanto, con una nota emessa in maniera congiunta, Riccardo Corbucci e Marzia Maccaroni, presidente del consiglio del III Municipio il primo e consigliera municipale la seconda, entrambi Pd, con Fabrizio Cascapera, capogruppo Cd sempre del III, chiedono che “Visto quanto sta accadendo al Comune di Roma, chiediamo che la delibera per il cambio di destinazione d’uso di Piazza Minucciano, nota come proposta n. 129/2014, calendarizzata insieme a molte altre in aula Giulio Cesare per il 2 dicembre scorso e che non si è discussa per le note vicende di questi giorni, venga accantonata dal consiglio comunale per consentire doverosi e approfonditi accertamenti”. I tre avevano espresso voto contrario al cambio di destinazione d’uso, perdendo contro i quattordici consiglieri municipali favorevoli, da commerciale a residenziale, per la concessione edilizia di Piazza Minucciano, questione annosa che torna in maniera ciclica sui tavoli delle commissioni urbanistiche nonostante comitati di quartiere e cittadini non vogliano assolutamente, stante il sistema viario della zona già sottoposto a pressione fortissima, senza alcuna possibilità di essere ampliato.

Raggiunto telefonicamente, Corbucci ha così risposto alla domanda sul perché i tre siano tornati ad esprimersi su una questione che era ormai passata nelle mani del consiglio capitolino: «Secondo il nostro parere, il clima politico è ormai cambiato ed è più favorevole a chi è contrario alla cementificazione. Forse questa volta i residenti saranno ascoltati».

Luciana Miocchi

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