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Roma Capitale: In arrivo i tombini intelligenti. Sostituiranno quelli stupidi…. – di Alessandro Pino

31 Dic

PINOtombinintelligenti AOrmai sono diventati quasi un triste elemento di arredo urbano, comune a diverse strade del Terzo municipio: le reti Tenax in plastica arancione, nate per segnalare zone di lavori in corso, vengono qui usate per delimitare i buchi lasciati dove una volta c’erano dei tombini, per la precisione delle grate in ghisa per lo scolo dell’acqua piovana rubate dai soliti ignoti (o meglio ancora noti, notissimi come accade per i furti di cavi elettrici). Sul cosiddetto viadotto dei Presidenti se ne contano a decine, stesso spettacolo in via di Tor San Giovanni, zona Cinquina. Ovvio il pericolo che ne deriva per veicoli e pedoni, specialmente al buio, prima che i buchi vengano recintati. Come non bastasse, si riempiono rapidamente di foglie secche e detriti, gli stessi che occludono per mancanza di manutenzione le grate scampate alla predazione, col risultato che basta una pioggia appena intensa per trasformare le strade in specchi d’acqua alta diverse decine di centimetri. E qui viene il bello: perché se tutto si limitasse a questa ennesima cartolina di degrado romano, immagine di una situazione in cui è venuto meno l’A B C della cura del territorio e della sicurezza, la tentazione sarebbe quella di chinare, rassegnati per uno sfinimento che sorpassa anche l’indignazione dovuta all’impietoso confronto con quanto accade altrove, specie all’estero. Invece no, non può mancare la beffa aggiunta al danno, la goccia che fa traboccare il vaso, anzi il chiusino, l’elemento che fa venire il prurito alle mani: perché, udite udite, nel 2015 arriveranno a Roma i primi tombini intelligenti. Ma cosa avranno mai di speciale per essere definiti tali? Una laurea? Un master? Di più, di più: questi prodigi della tecnica realizzati da Aci Consult (l’ Automobile Club? Ma non gli bastava riscuotere il bollo di circolazione?) con la supervisione del Cnr, oltre a essere costruiti in materiali compositi (di plastica, insomma) in modo da distogliere l’interesse dei ladri di metallo ed essere meglio movimentabili pesando meno, avranno il cervello. Un cervello elettronico, ovviamente, insomma un computer che dovrebbe controllare il livello dell’acqua nella caditoia, controllarne l’esterno e anche dare l’allarme in caso di manomissioni indebite: e già si alza il sospettoso sopracciglio del lettore- contribuente medio, che immagina il costo presumibilmente poco contenuto di un sistema del genere, considerando che i tombini intelligenti, gli “smart manhole”, saranno pagati anche da lui e necessiteranno di un collegamento elettrico (quindi in rame, vale a dire altri furti) di qualche tipo per alimentare la centralina e consentire la trasmissione dei dati di cui sopra.ù

PINOtombinintelligenti BE anche nel caso in cui ogni unità fosse indipendente, funzionante (mettiamo) a energia solare e munita di una trasmittente senza fili, quanto costerebbe tutto quanto? Ma ovviamente sono meschine considerazioni dettate da taccagneria e fa male, il lettore-contribuente medio , a non condividere l’entusiasmo di Paolo Masini, assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale, per il quale – si è letto sulla stampa – è “un progetto unico al mondo, realizzato da eccellenze italiane, che contribuirà a contrastare il fenomeno degli allagamenti, a rendere più semplici le manutenzioni e a prevenire furti e manomissioni”. Deve essere proprio così, solo la miopia e la tirchieria retrograda potrebbero far sorgere dubbi sulla reale convenienza ed efficacia di tale sistema rispetto a una situazione tradizionale in cui i tombini rimangano al loro posto (come anche i predoni di metalli: in prigione) e soprattutto vengano controllati ed eventualmente sturati da normalissimi operai; ancora peggio, solo dei malpensanti potrebbero insinuare che difficilmente si potranno tenere in efficienza e al sicuro le apparecchiature presenti nei tombini intelligenti, quando nemmeno si è riusciti a tenere puliti e al loro posto quelli “stupidi” (quelli senza cervello elettronico). E…buon anno!

Alessandro Pino

IV Municipio di Roma Montesacro: caccia al tombino perduto

22 Dic

Oltre al rame anche i chiusini sono al centro del mirino

Viadotto dei Presidenti: una lunga fila di buche aperte

Viadotto dei Presidenti: una lunga fila di buche aperte

Guai a non guardare bene per terra. Negli ultimi tempi sta diventando sempre più pericoloso girare con la testa tra le nuvole e gli occhi rivolti altrove. I tombini vanno via come le caramelle e non importa che si tratti di una strada vicinale o del viadotto dei presidenti. Talmente sta diventando un fenomeno diffuso che ormai non vengono sostituiti nemmeno più, a meno che non si tratti di una situazione particolarmente pericolosa.

A volte sparisce soltanto il chiusino, come racconta un addetto alla manutenzione ed in quel

segnalazione provvisoria

segnalazione provvisoria

caso si tratta di qualcuno che mira ad un facile guadagno rivendendo il rottame a peso, quando il lavoro si fa accurato  viene espiantato anche il telaio di ferro – sempre secondo lo stesso addetto che per evidenti motivi tiene a rimanere anonimo – si tratta di opera di professionisti che rivendono la refurtiva al mercato nero . Si tratta di un guadagno facile e poco rischioso: a prezzo di listino ogni pezzo, comprensivo del telaio, va dai quaranta ai novanta euro.

zona Vigne Nuove

zona Vigne Nuove

Sulle nostre strade, complice anche la crisi e le casse vuote, rimangono una fila interminabile di barriere di plastica e cartelli stradali precari, tondini di ferro e nastro per segnalazioni. A volte, anche per mesi.

Le foto a corredo di questo articolo provengono dal viadotto dei Presidenti e da una strada nei dintorni di Vigne Nuove (per la quale si ringrazia la signora Carolina della segnalazione).

Luciana Miocchi

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