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Il consigliere Arista, delegato alla sanità racconta “la cronistoria di un’ordinaria italica follia nella gestione della Casa di riposo di via Casal Boccone – di Concetta Di Lunardo

20 Gen

(pubblicato anche su http://www.agoravox.it)

Ad un anno dall’inizio delle mobilitazioni contro la chiusura della casa di cura “Roma2” di via Casal Boccone in IV Municipio, il bilancio è fallimentare:  proteste, atti votati all’unanimità e raccolte di firme non hanno scongiurato la chiusura voluta dal sindaco Alemanno e la Belviso. Quanto pesa, su tutta questa vicenda, la trattativa in corso sulla cementificazione di Casal Boccone? Mentre è in atto l’occupazione della struttura da parte dei Blocchi Precari Metropolitani nel tentativo di sottrarla alla speculazione, alla rendita e al profitto, il consigliere Alfredo Arista, delegato alla sanità e Presidente alla Commissione Bilancio e patrimoni del gruppo di maggioranza ( Pdl) in IV Municipio ripercorre nell’intervista “la dettagliata cronistoria di un’ordinaria italica follia nella gestione di una casa di riposo”-
Quali i costi di gestione della struttura?
La Casa di riposo Roma2 di via di Casal Boccone 112, nel 2008 accoglieva circa 70 ospiti di cui 56 autosufficienti gli altri avevano bisogno di cure particolari,  i dipendenti circa 50. A fronte di tali numeri reali, il Comune di Roma, corrispondeva alla F.im.it al quale l’Enpals, ente proprietario, aveva affidato la gestione dell’immobile per circa 1.400.000 euro. I costi complessivi della struttura, notevolmente sottooccupata, pesano al  Comune 5 milioni di euro l’anno! L’edificio necessita di interventi di manutenzione,  tanto che nel primo incontro da noi avuto con i responsabili di F.im.it, gli stessi si sono resi disponibili ad intervenire per un importo di circa 4.000.000 di euro per la ristrutturazione che avrebbe permesso l’agibilità di tutto l’edificio, Oggi alcuni padiglioni sono impraticabili per incuria e mal gestione, sempre in presenza di un rinnovo del canone di locazione da parte del Comune non inferiore al 1.380.000 euro che a loro parere era affitto congruo per tale struttura(inferiore di circa l’8% a quanto da loro percepito nel 2010).
Perché i dirigenti Fimit erano così sicuri di essere nel giusto nel richiedere un affitto così congruo?
Lo erano in quanto in possesso di un parere di congruità, per una struttura di tali dimensioni (circa 11.500 mq),  espresso da una dirigente del III dipartimento Patrimonio del Comune di Roma, ad aprile 2008, quando cominciò la trattativa per il rinnovo dei canoni. Considerato che la legge regionale 41/2003, regola in 120 il numero massimo di ospiti per struttura di accoglienza, per poter reggere tale affitto la struttura andava incontro a lavori di ristrutturazione importanti, magari prevedendo l’intervento della Regione, convenzionando una parte dei posti con una R.S.A., per poter accogliere almeno 240 ospiti in due aree recettive distinte che avevano in comune solo il reparto cucine, la lavanderia, l’area per la sterilizzazione e quella dei locali caldaie. Facciamo un passo indietro e speriamo che sia l’ultimo.
Quali i costi medi mensili per assistiti di una struttura del genere e la relazione con la decisione di chiuderla?
Oscillano tra i 300-400 euro per il soggiorno e arrivano ad un costo mensile tra 1500-1800 euro quando si aggiungono i costi dei materiali del personale, dei servizi, delle manutenzioni, che salgono per le RSA a 2100-2300 per i maggiori costi di medici e paramedici. I nostri circa 70 accolti a ”Romadue” costavano al Comune di Roma circa 6190 euro al mese (5.200.000/70accolti/12 mesi). I numeri chiariscono il fallimento e  l’insostenibilità da parte del Comune dell’impresa.
A settembre 2011 l’incontro voluto dai dirigenti di Fimit, che realizzano della chiusura al 31 dicembre 2011;
All’incontro è presente il Presidente Bonelli, con il quale lavoravo da mesi per trovare soluzioni sia di gestione che di abbattimento della lista d’attesa e ribadiamo che la struttura per riqualificarsi doveva accogliere un adeguato numero di ospiti, o non sarebbe stato possibile mantenerla aperta. A fine riunione ci viene chiesto di formalizzare una nuova proposta nuova di affitto che formuliamo a fine ottobre in sinergia col V dipartimento e l’Assessore competente, che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione le economie necessarie per poter portare a 240 il numero delle persone accolte in un posto che, finalmente ripristinato e ristrutturato, sarebbe stato reso fruibile anche da parte dei parenti degli accolti in visita.
Risposta mai arrivata, visto che gli anziani sono stati trasferiti
Attendevamo una risposta entro il 20 di novembre, termine ultimo datomi dal Comune per non iniziare le pratiche di trasferimento degli ospiti fino ad allora accolti. Il 10 novembre mi reco all’Enpals, proprietà della struttura,  per cercare un appoggio e  poter esercitare una qualche pressione positiva sulla Fimit.
Qual è stato il riscontro della proprietà?
L’incontro si concluse con gentili convenevoli e con la conferma del fatto che la Fimit aveva sì stipulato con loro un contratto di gestione e quindi il problema era di loro competenza, ma che in  tutto ciò avrebbero preferito lavarsene le mani. Realizzavo che il territorio avrebbe perso una struttura e che quanto mi stava a cuore, non era per Enpals una questione della quale curarsi!
La risposta da parte di  Fimit, alle vostre proposte per scongiurare la chiusura della casa di cura?
“La proposta da voi formulata non è accettabile perché più bassa di circa il 35% di quanto da noi richiesto (1.380.000 a fronte 860.000- 890.000 euro)  e in secondo luogo deve essere il Comune e non un ente terzo il nostro unico interlocutore privilegiato”.
Evidente che gli interessi in quell’area convergono in altre direzioni
I dilemmi dell’amara riflessione sono: è possibile vanificare un lavoro di mesi per non voler esporsi negli interventi necessari per poter rendere la struttura fruibile ad un numero congruo di ospiti? E’ possibile mandare in malora un edificio così importante per incuria, vista la presenza di un vincolo che non permette altre destinazioni d’uso della struttura almeno a breve termine? Si può essere così miopi da non capire che una struttura con un teatro reso un ripostiglio, una piscina tombata e quasi un ettaro tra parco e parcheggio mai soggetto a manutenzione negli ultimi 12 anni, debba avere un fondo di ammortamento per le manutenzioni ordinarie? Si può essere così trascurati e ottusi tanto da chiudere un piano per infiltrazioni di acqua (il 4° piano), senza ripararlo, in una struttura che ha reso oltre 15 milioni di euro di soli affitti, in 12 anni? Questo purtroppo accade anche se nutro speranza in un ripensamento e che il nuovo anno porti consiglio. Noi, da parte nostra, ci prodigheremo affinché, anche fuori tempo massimo, la casa di riposo “Roma2” di Via di Casal Boccone, possa tornare ad essere quell’importante polo di accoglienza per la terza età di cui i residenti e il territorio hanno ancora bisogno.

Concetta Di Lunardo

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