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Chiede l’elemosina con la finta gobba al Colosseo: denunciata- di Alessandro Pino

2 Nov

[ROMA] Chiedeva l’elemosina con insistenza per le strade del centro storico, piegata in avanti con un bastone, le mani tremanti, il viso coperto da una sciarpa e fingendo di avere delle gravi deformitá alla schiena. Al trucco della donna bosniaca quarantacinquenne non hanno abboccato gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale che hanno capito la messinscena:le sono iniziati a cadere tutti gli stracci e i panni utilizzati per inscenare la finta gobba con cui suscitava la pietà degli ingenui passanti. A quel punto è stata portata negli uffici di via della Greca, dove è stata denunciata per attività di accattonaggio con mezzi fraudolenti e simulando deformità. Il materiale usato per la finta gobba è stato posto sotto sequestro.
Alessandro Pino

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“La forza degli anni”: gli anziani visti da artisti disabili in una mostra a Monte Sacro – di Alessandro Pino

13 Ott

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Si è svolta dall’otto al dodici ottobre presso il Caffè letterario LiberThè di viale Adriatico una mostra intitolata “La forza degli anni” organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio  a cui hanno partecipato artisti disabili – sia fisici che mentali – che frequentano i due laboratori d’arte che il sodalizio religioso tiene nei quartieri di Vigne Nuove e della Serpentara. Una trentina le opere esposte – alcune delle quali frutto di un lavoro collettivo – incentrate su una riflessione intorno alla condizione degli anziani. Interessante dunque sia la ricerca di vie di comunicazione e di espressione con i disabili (soprattutto quelli mentali) sia l’emergere dalle opere presentate di una critica alla istituzionalizzazione spersonalizzante. All’inaugurazione della mostra hanno presenziato autorità tra cui la presidente del Terzo Municipio, Roberta Capoccioni.
Alessandro Pino

Tommaso Schettino, il canottiere azzurro dal Terzo Municipio alle Paralimpiadi di Rio e ritorno – di Alessandro Pino

14 Dic

Tra i grandi nomi dello sport italiano legati al territorio del Terzo Municipio della Capitale c’è anche quello del canottiere Tommaso Schettino, che dopo le medaglie dei Mondiali, alle ultime Paralimpiadi tenutesi a Rio non è riuscito a salire sul podio ma

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sicuramente lo ha fatto nella stima e simpatia degli italiani. Per questo è stato anche premiato recentemente con una targa nell’aula consiliare di piazza Sempione alla presenza della presidente del Municipio, Roberta Capoccioni e del presidente del Consiglio municipale, Mario Novelli. Originario di Castellammare di Stabia, quarantatrè anni, Schettino abita nel quartiere Conca d’Oro da dieci: «Mi trovo bene, fu scelto proprio per la zona». La passione per i remi in lui è sempre stata forte, resistendo anche a quegli eventi che segnano la vita: «Ho intrapreso l’attività sportiva da piccolo per il circolo nautico Stabia – ricorda – poi dopo un incidente stradale sono rientrato nell’attività pararowing, il canottaggio per i diversamente abili». Tommaso infatti nell’incidente è rimasto privo dell’articolazione a un polso. Dell’esperienza olimpica a Rio dice: «Una cornice magnifica, uno splendido lago, una manifestazione che mi ha riempito dal punto di vista sportivo ma soprattutto umano». Per il futuro «l’intenzione è di continuare ma essendo uno sport di squadra bisogna vedere come si riformerà l’equipaggio, 

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con quali stimoli, obiettivi. Se la motivazione sarà alta per tutti si continuerà a un certo livello, altrimenti vediamo comunque di non lasciare questo sport ma di portarlo avanti perchè dà molte soddisfazioni» .
Alessandro Pino

“Se esce uno, usciamo tutti” all’Ic Montessori (Terzo Municipio della Capitale) – di Alessandro Pino

11 Ott

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Nei giorni scorsi, stante l’insufficente disponibilità di Aec (Assistenti Educativi Culturali) per gli alunni disabili nelle scuole del Terzo Municipio, i genitori degli stessi erano stati invitati a farli tornare a casa prima a seconda della presenza o meno degli assistenti. Un gruppo di genitori di alunni dell’Istituto Comprensivo Montessori di piazzale Adriatico ha ritenuto inaccettabile la proposta decidendo quindi di fare
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uscire   anticipatamente anche i propri figli non disabili assieme ai loro compagni. L’iniziativa ha attirato l’attenzione dei media e infatti sul marciapiede antistante la scuola assieme ai genitori vi erano diverse troupe di telegiornali anche nazionali.
Alessandro Pino

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Un pasticcio in III Municipio: a settembre anche i disabili tornano a scuola, che strano..

23 Set

da La Voce del Municipio del 23 settembre 2016
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Il “Centro Tangram” per il trattamento delle disabilità in festa dopo l’accreditamento definitivo in Regione (Terzo Municipio della Capitale)

20 Apr

Con una allegra e davvero sentita festicciola tenutasi nei locali di via Ida Baccini (zona Talenti – Bufalotta, nel Terzo Municipio della Capitale), lo scorso 16 aprile è stato celebrato l’agognato accreditamento definitivo presso la Regione Lazio del “Centro Tangram”, struttura di eccellenza per il trattamento delle disabilità gestita dalla cooperativa Idea Prisma ’82 e operante da oltre venti anni diventanto un punto di riferimento per il territorio al punto da vincere nel 2014 il “Premio Montesacro”.  Un risultato sospirato e che per più di tre anni ha tenuto con il fiato sospeso non solo gli operatori del centro ma

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soprattutto le famiglie dei circa centotrenta assistiti – sia piccolissimi che adulti, nei casi più gravi al limite della ingestibilità per corporatura e impeto delle reazioni – a causa di una situazione di burocrazia ottusa e kafkiana come spesso se ne vedono in Italia, legata alla documentazione di abitabilità e sicurezza dell’edificio in cui ha sede il Centro. Comprensibile la loro angoscia dovuta alla prospettiva di trovarsi senza il parziale sollievo di un centro di riabilitazione dove si presta assistenza anche in regime semiresidenziale, dando coì modo ai congiunti dei pazienti di recarsi al lavoro, sbrigare le incombenze quotidiane con minor disagio e – anche se sembra non bello dirlo – riprendere respiro. Ai festeggiamenti hanno partecipato molti degli utenti con i loro familiari, gli operatori e anche il presidente del Municipio Paolo Marchionne con l’assessore alle Politiche Scolastiche e alla Trasparenza Riccardo Corbucci e il consigliere di maggioranza Yuri Bugli. Raggiante la dottoressa Carla Patrizi che dirige il Tangram e presiede il consiglio di amministrazione: «Siamo 

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molto contenti perché è stato un risultato ottenuto con grande fatica, tenacia e perseveranza. Devo dire che è stato possibile perché nel nostro percorso abbiamo trovato anche tante persone che all’interno del loro ruolo  senza contravvenire a nessuna regola si sono impegnati aiutandoci ad arrivare a questo punto. Ci siamo arrivati perché siamo rimasti tutti quanti insieme, noi, i familiari, gli utenti e questa forza si è sentita. Questo ci ha portato a poter reggere per tanto tempo anche su delle insidie che in certi momenti hanno messo in crisi la nostra fiducia. La difficoltà, la paura di essere soggetti a una ingiustizia c’è stata in tanti momenti e essere in tanti e uniti ci ha dato la forza di andare avanti. La risoluzione è stata tecnica ma a volte si molla prima». Certo, resta ancora un poco da fare per mettere

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definitivamente a norma il palazzo di via Ida Baccini – occorre costruire una scala antincendio – e alle spese provvederà il Tangram stesso, come ricorda Francesco Scifo, responsabile dell’area amministrativa: «Lanceremo una campagna per il cinque per mille al fine di poter sostenere le spese perché il coune ha difficoltà economiche e abbiamo deciso di fare noi. Il Comune ci ha autorizzato per tutte le pratiche e ora chiederemo le varie autorizzazioni per fare i lavori». L’importante comunque è che l’accreditamento sia arrivato e ora una riproduzione formato gigante del documento è affissa nell’atrio della reception.
Alessandro Pino e Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: alla stazione metro B1 Jonio striscione per il parchetto vietato ai ruotodotati

23 Feb

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Straordinari notturni per le mani ignote che hanno sistemato lo striscione di “Anonimus” sui muri di accesso alla stazione metro B1 – Jonio. Il parco pensile é di fatto inaccessibile alle carrozzelle dei disabili motori e alle carrozzine e ai passeggini dei più piccoli, a meno di non provvedersi di una scorta di muscolosi volontari in grado di vincere la ripida salita. Gli ascensori, infatti, non arrivano al piano verde, pare perché cosi previsto da stringenti norme di sicurezza.
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Luciana Miocchi

Giardini della metro Jonio: di fatto off limits a disabili e passeggini – di Alessandro Pino

14 Gen

Già abitualmente preda dei teppisti che hanno mano libera (come nella sottostante piazza di Val Melaina) grazie alla totale assenza di

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sorveglianza, il giardino realizzato sul tetto della stazione Jonio della metropolitana B1 (nel Terzo Municipio della Capitale) conserva inoltre il suo “peccato originale”: di fatto è pressoché inaccessibile a disabili e alle carrozzine dei bambini per la mancanza di un qualsivoglia ausilio meccanico che colleghi il piano del parco con quello della piazza. L’ascensore che collega il parcheggio coperto con i binari infatti non lo serve, pare in ossequio alla normativa vigente, mentre la ripida gradinata sul lato della piazza non è munita di un montascale (che d’altronde si può immaginare sarebbe stato rapidamente messo fuori uso dai vandali). L’unico accesso a raso è quello sulla salita di via del Gran
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Paradiso: una salita piuttosto ripida che rende la spinta di un passeggino parecchio faticosa, figurarsi per una sedia a rotelle o un deambulatore. Certo in teoria si potrebbe arrivare in macchina davanti al cancello e sostare per la salita e discesa, ma è un’operazione non brevissima e resa difficoltosa proprio dalla pendenza, dalla limitata larghezza della strada e anche dalla mancanza di uno o due posti auto riservati ai disabili. Si dirà come spesso accade che i problemi

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Salita assai ripida

sono altri, ma intanto la situazione è questa, considerando anche che una maggiore frequentazione da parte di una utenza “tranquilla” garantirebbe un minimo di controllo sociale rendendo l’ambiente sfavorevole ai teppisti. Un ultimo appunto: la mancanza di una recinzione del parapetto a strapiombo che scongiuri le cadute per incidenti (o gesti insani) ma anche il semplice precipitare di un pallone da calcio sui passanti una decina di metri più sotto.
Alessandro Pino

Quando a finire nel cassonetto è il buon senso (Terzo Municipio di Roma Capitale) – di Alessandro Pino

5 Gen

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Via Ugo Ojetti è un po’ il salotto del Terzo Municipio di Roma Capitale: strada a due carreggiate (quasi un viale alberato) con negozi e bar di un certo livello. Ebbene da alcune settimane una delle rampe per disabili (e passeggini) che dai marciapiedi då accesso all’attraversamento pedonale è occupata in parte da un cassonetto dell’Ama, rendendola di fatto inutilizzabile a molti: di sicuro una carrozzina per paraplegici non ci passa.
Proprio non c’era un altro posto per sistemarlo?
Ma soprattutto: visto che il secchione della spazzatura non è un manufatto immobile, cosa si aspetta a spostarlo da lì?
Alessandro Pino

Quando in Terzo Municipio il disabile resta al palo (letteralmente) – di Alessandro Pino

20 Set

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Via Dina Galli, zona Vigne Nuove, Terzo Municipio di Roma Capitale: ci sono un ufficio della Asl, una farmacia e un centro anziani, tutti posti tra la cui utenza è probabile ci siano dei disabili.
Bene, queste sono le condizioni – segnalate anche dalla stampa locale – in cui da oltre un anno si trova il parcheggio a loro riservato: il segnale appoggiato a terra, le strisce gialle pressochè invisibili. Ci vuole molto a sistemarlo?
Alessandro Pino

Stazione Jonio della metro B1: appena aperta e già polemiche – di Alessandro Pino

22 Apr

Dopo l’inaugurazione dimessa e senza tagli di nastri in molti criticano la presenza di barriere architettoniche per l’accesso al giardino sul terrazzo

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Inaugurazione sotto tono – nonostante l’evocativa data del Natale di Roma scelta per l’apertura all’esercizio – per  la stazione Jonio della metropolitana B1, aperta all’esercizio poco prima delle sei del mattino del 21 aprile senza tagli di nastri e cerimonie particolari. 20150421_105340

Solo verso le undici è arrivato l’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Guido Improta: niente sindaco Marino con fascia tricolore (fuori città per impegni istituzionali) ma ormai l’assembramento di giornalisti con microfoni e telecamere, politici e personalità locali era già formato – senza contare uno spiegamento di personale di vigilanza che dubitiamo si vedrà nel normale esercizio – tanto che sembrava ci fosse non un assessore ma il Presidente della Repubblica: per il Terzo Municipio – nel cui territorio si trova la nuova stazione  – erano presenti il 20150421_112421 presidente Paolo Marchionne e quello del consiglio Riccardo Corbucci oltre a svariati consiglieri e assessori municipali e un folto gruppo di manifestanti, lavoratori di imprese subappaltatrici angosciati per il loro futuro ma per anche per il loro oggi. Dalla Regione è arrivato l’onorevole Antonello Aurigemma mentre lo stesso Improta si è fermato  a salutare Padre Gaetano Saracino, parroco della adiacente chiesa del Redentore e volto noto ai telespettatori come opinionista in trasmissioni di attualità che ha anche benedetto la struttura. 20150421_110145

Una folla imponente che si è riversata tutta assieme dall’ingresso su via Scarpanto, passando dai tornelli dando luogo a un ininterrotto “trenino” che ricordava in scala gigante quelli poco edificanti dei troppi scrocconi che usualmente si accodano nel transito a chi paga regolarmente il biglietto. Raggiunto il piano binari in parecchi sono saliti su un treno proveniente da Conca d’Oro, orrendamente massacrato di scarabocchi dai teppisti che smerdano i mezzi pubblici di tutta la città: schietti e sinceri, nemmeno si sono presi il disturbo di tenere pronto un treno con le fiancate pulite. Andando via dalla 20150421_105853 stazione, giretto perlustrativo nell’area verde allestita sul tetto della struttura formata assieme all’autosilo per il parcheggio di scambio e che in pratica crea una collina artificiale al posto di quella spazzata via dalla carta geografica proprio per i lavori: tutto è (quasi) pronto, deve essere ancora aperto l’ingresso lato viale Jonio e sedendosi su una panchina in marmo rimane forse un po’ di malinconia pensando al passato, gli anni di proteste per i disagi del cantiere, il quartiere come era assieme ai volti mancati nel corso del tempo. Ma si illude chi pensa che tutto sia finito e che questo sia un nuovo inizio da cui guardare in avanti ripartendo da zero: 20150421_105505

certo, è doveroso che ognuno cominci a difendere con le unghie  e i denti proprio il giardino pensile in modo che rimanga pulito e ordinato come oggi senza che nessun imbecille arrivi a imbrattare le panchine immacolate e sperando che attecchiscano gli esili alberelli, ma già impazzano in rete nuove polemiche proprio per la mancanza di un sistema di risalita meccanico che porti al terrazzo e addirittura riguardo chi per primo abbia segnalato la faccenda agli organi competenti (interessante caso di polemica nella polemica). Per arrivare in cima la scelta è tra una gradinata tipo piazza di Spagna – che se non sei più che allenato arrivi con la lingua penzoloni – o da via del Gran Paradiso, magari accompagnati in automobile per chi combatte con disabilità motorie:  la pendenza della strada la rende proibitiva anche per le carrozzelle elettriche.  In aggiunta a questo, già si ripropone – in analogia con certe pietanze dalla digestione difficoltosa – l’argomento del prolungamento fino alla zona Bufalotta. FaciImente prevedibili  poi – accontentare tutti non è mai possibile  – i malumori quando verrà modificato nei prossimi mesi il trasporto di superficie nella zona, quali che siano i cambiamenti ancora da decidere. Insomma, questa metro B1 ha tutt’altro che terminato di far parlare di sé e ce ne sarà per tutti i gusti: l’avventura (purtroppo) continua.

Alessandro Pino

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: voto con grande sprezzo del pericolo

25 Feb

I seggi elettorali del quartiere si trovano nelle scuole elementari di via dello Scalo di Settebagni 45, in cima ad una ripida salita. Un tempo, fino ad una ventina di anni fa, quando i militari di leva fornivano vigilanza a basso costo per le casse erariali, nessuno poteva avventurarsi fin davanti all’entrata, tranne pochi casi di disabilità grave.

Il perchè del divieto è presto detto: la strada è cieca, non vi è la larghezza per far passare due macchine contemporaneamente. Se vi sono dei mezzi parcheggiati, diventa a senso unico e spazio per i pedoni non ne resta. Infatti, a scuole aperte, vige il divieto di accesso tranne che per i mezzi di servizio e per quelli che trasportano disabili motori, in terra è stato disegnato un percorso pedonale protetto anche da elementi metallici.

Ieri sera le urne erano aperte fino alle 22.

Al calar del sole, già al cancello si capiva che arrivare incolumi fino alla cabina elettorale sarebbe stata un’impresa: delle cinque lampade ad energia solare non ne funzionava nemmeno una. Problema annoso. Pare che le batterie siano irrimediabilmente compromesse, motivo per cui l’ufficio tecnico ne ha ordinate almeno tre. La fornitura sembra sia stata sbagliata, ragion per cui ancora non è avvenuta nessuna sostituzione e la scuola resta al buio. L’unico lampione acceso, che però fa luce solo a se stesso, è dentro la recinzione delle scuole medie, chiuse, non essendo seggio elettorale.  Arrampicata al buio. Buio pesto. Tanto pesto da non potersi individuare nemmeno eventuali buche in agguato.  Si sale e si scende un po’ come si può, immersi nell’oscurità, al centro della strada.  Si perchè sui lati le macchine di chi non se l’è sentita di poter fare nemmeno quelle poche decine di metri a piedi sono parcheggiate in bella posa anche sul percorso pedonale non protetto dalle barriere. Inizia così l’odissea per arrivare in cima, tra macchine in sosta e auto che salgono e scendono a velocità anche sostenuta, facendo lo slalom tra i vari elementi umani e plasticometallici che sono sparsi in maniera casuale sull’asfalto.  In un paio di casi un doppio salto carpiato tra i cofani delle macchine evita l’incidente. Insomma, c’è da pensare che a Settebagni il numero degli invalidi debba essere altissimo, a giudicare dalle vetture i cui conducenti sono stati costretti ad accedere fin dentro la recinzione.  Strani handicappati, molti sotto i trent’anni, dal fisico slanciato e scattante, salgono la gradinata senza passare dallo scivolo, con grandi falcate. Rapido giro ad ispezionare i cruscotti delle vetture ferme davanti l’atrio, l’unico luogo illuminato. Un solo tagliando disabili. Dentro, in fila davanti ai seggi, un paio di anziani. Non si vede nessuno in carrozzella nè fornito di stampelle.

D’altra parte, non c’è una pattuglia dei vigili urbani a deterrente del malcostume anche se in via dello Scalo sarebbe stata necessaria.

Il meglio dello spettacolo però, non è stato ancora raccontato.

Uno spettacolo indecente fatto di menefreghismo, ignavia, inerzia.

Scrive infatti Lara Trivelli – disabile motoria con tanto di vettura modificata per le sue esigenze e dotata di regolare contrassegno – sul suo wall di Fb: “Sono andata a votare con i miei. All’arrivo tutti i posti davanti al seggio sono occupati da macchine di gente che avrebbe preferito un seggio drive in, in modo di non dover scendere nemmeno dalla macchina, per quanto sono attaccati. Una volta smistato il traffico ci avviamo alla rampa per entrare nel seggio ma c’è una macchina parcheggiata davanti all’ingresso. Mia madre si è lamentata con i finanzieri che stavano seduti dietro la scrivania all’entrata che le hanno risposto che loro non erano li per fare i parcheggiatori, ma sono usciti a vedere e si sono offerti di aiutare mio padre a salire più su con l’auto, in modo di superare il gradino tra due macchine. Nel frattempo è stata rintracciata la signorina scrutatrice che non capiva assolutamente perchè doveva spostare la macchina, ma siamo entrati senza sentire le spiegazioni che le stavano dando. Siccome mi serve usare il montascale per scendere al livello del seggio abbiamo constatato che era ancora rotto dalla volta precedente e ho dovuto votare nella sala delle maestre da sola. All’uscita abbiamo potuto usufruire della rampa perchè c’era una sedia davanti alla rampa con scritto “non parcheggiare”.

Finchè non arriva il disabile in carrozzella non viene in mente a nessuno di proteggere il varco della rampa per gli handicappati motori. Ai normodotati diversamente abili non balena nella mente nemmeno per un istante che la grazia di poter camminare da soli a qualcuno non è toccata, forse pensano che debbano stare tutti relegati in casa -cazzovannoafareingiro – Ai coscritti in divisa non è affidato il compito di mantere un minimo di ordine all’esterno del seggio, anche se è compreso nel perimetro a loro assegnato. A nessuno, ma proprio a nessuno dei votanti con la sindrome da drive in è venuto da pensare che una strada a fondo cieco e al buio non è il migliore dei posti dove andare ad infilarsi. La colpa è anche di quei pedoni indomiti che hanno deciso con un pizzico di originalità di votare dopo la calata del sole ma dopotutto, la legge dice “aperto fino alle 22” non “aperto fino alle 22 tranne che a Settebagni”.

In cinque anni non si è trovato il tempo di verificare il funzionamento di una pedana già presente, attrezzatura che dovrebbe potersi usare in ogni momento. Dopo cinque anni si sono ripetute identiche le scene di sempre: buio, ingorgo, macchine guidate ad minchiam. Se i seggi non si possono spostare una pattuglia a garanzia dell’incolumità pubblica poteva e doveva essere inviata per ristabilire un minimo di ordine in una situazione che non ha uguali nel Municipio. Mancano un paio di mesi al prossimo appuntamento elettorale, per il Comune e per il Municipio, c’è tutto il tempo per porre rimedio. Votare con grande sprezzo del pericolo non è cosa da tutti. Sfidare ancora una volta il ridicolo è troppo.

Luciana Miocchi

Il consigliere Arista, delegato alla sanità racconta “la cronistoria di un’ordinaria italica follia nella gestione della Casa di riposo di via Casal Boccone – di Concetta Di Lunardo

20 Gen

(pubblicato anche su http://www.agoravox.it)

Ad un anno dall’inizio delle mobilitazioni contro la chiusura della casa di cura “Roma2” di via Casal Boccone in IV Municipio, il bilancio è fallimentare:  proteste, atti votati all’unanimità e raccolte di firme non hanno scongiurato la chiusura voluta dal sindaco Alemanno e la Belviso. Quanto pesa, su tutta questa vicenda, la trattativa in corso sulla cementificazione di Casal Boccone? Mentre è in atto l’occupazione della struttura da parte dei Blocchi Precari Metropolitani nel tentativo di sottrarla alla speculazione, alla rendita e al profitto, il consigliere Alfredo Arista, delegato alla sanità e Presidente alla Commissione Bilancio e patrimoni del gruppo di maggioranza ( Pdl) in IV Municipio ripercorre nell’intervista “la dettagliata cronistoria di un’ordinaria italica follia nella gestione di una casa di riposo”-
Quali i costi di gestione della struttura?
La Casa di riposo Roma2 di via di Casal Boccone 112, nel 2008 accoglieva circa 70 ospiti di cui 56 autosufficienti gli altri avevano bisogno di cure particolari,  i dipendenti circa 50. A fronte di tali numeri reali, il Comune di Roma, corrispondeva alla F.im.it al quale l’Enpals, ente proprietario, aveva affidato la gestione dell’immobile per circa 1.400.000 euro. I costi complessivi della struttura, notevolmente sottooccupata, pesano al  Comune 5 milioni di euro l’anno! L’edificio necessita di interventi di manutenzione,  tanto che nel primo incontro da noi avuto con i responsabili di F.im.it, gli stessi si sono resi disponibili ad intervenire per un importo di circa 4.000.000 di euro per la ristrutturazione che avrebbe permesso l’agibilità di tutto l’edificio, Oggi alcuni padiglioni sono impraticabili per incuria e mal gestione, sempre in presenza di un rinnovo del canone di locazione da parte del Comune non inferiore al 1.380.000 euro che a loro parere era affitto congruo per tale struttura(inferiore di circa l’8% a quanto da loro percepito nel 2010).
Perché i dirigenti Fimit erano così sicuri di essere nel giusto nel richiedere un affitto così congruo?
Lo erano in quanto in possesso di un parere di congruità, per una struttura di tali dimensioni (circa 11.500 mq),  espresso da una dirigente del III dipartimento Patrimonio del Comune di Roma, ad aprile 2008, quando cominciò la trattativa per il rinnovo dei canoni. Considerato che la legge regionale 41/2003, regola in 120 il numero massimo di ospiti per struttura di accoglienza, per poter reggere tale affitto la struttura andava incontro a lavori di ristrutturazione importanti, magari prevedendo l’intervento della Regione, convenzionando una parte dei posti con una R.S.A., per poter accogliere almeno 240 ospiti in due aree recettive distinte che avevano in comune solo il reparto cucine, la lavanderia, l’area per la sterilizzazione e quella dei locali caldaie. Facciamo un passo indietro e speriamo che sia l’ultimo.
Quali i costi medi mensili per assistiti di una struttura del genere e la relazione con la decisione di chiuderla?
Oscillano tra i 300-400 euro per il soggiorno e arrivano ad un costo mensile tra 1500-1800 euro quando si aggiungono i costi dei materiali del personale, dei servizi, delle manutenzioni, che salgono per le RSA a 2100-2300 per i maggiori costi di medici e paramedici. I nostri circa 70 accolti a ”Romadue” costavano al Comune di Roma circa 6190 euro al mese (5.200.000/70accolti/12 mesi). I numeri chiariscono il fallimento e  l’insostenibilità da parte del Comune dell’impresa.
A settembre 2011 l’incontro voluto dai dirigenti di Fimit, che realizzano della chiusura al 31 dicembre 2011;
All’incontro è presente il Presidente Bonelli, con il quale lavoravo da mesi per trovare soluzioni sia di gestione che di abbattimento della lista d’attesa e ribadiamo che la struttura per riqualificarsi doveva accogliere un adeguato numero di ospiti, o non sarebbe stato possibile mantenerla aperta. A fine riunione ci viene chiesto di formalizzare una nuova proposta nuova di affitto che formuliamo a fine ottobre in sinergia col V dipartimento e l’Assessore competente, che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione le economie necessarie per poter portare a 240 il numero delle persone accolte in un posto che, finalmente ripristinato e ristrutturato, sarebbe stato reso fruibile anche da parte dei parenti degli accolti in visita.
Risposta mai arrivata, visto che gli anziani sono stati trasferiti
Attendevamo una risposta entro il 20 di novembre, termine ultimo datomi dal Comune per non iniziare le pratiche di trasferimento degli ospiti fino ad allora accolti. Il 10 novembre mi reco all’Enpals, proprietà della struttura,  per cercare un appoggio e  poter esercitare una qualche pressione positiva sulla Fimit.
Qual è stato il riscontro della proprietà?
L’incontro si concluse con gentili convenevoli e con la conferma del fatto che la Fimit aveva sì stipulato con loro un contratto di gestione e quindi il problema era di loro competenza, ma che in  tutto ciò avrebbero preferito lavarsene le mani. Realizzavo che il territorio avrebbe perso una struttura e che quanto mi stava a cuore, non era per Enpals una questione della quale curarsi!
La risposta da parte di  Fimit, alle vostre proposte per scongiurare la chiusura della casa di cura?
“La proposta da voi formulata non è accettabile perché più bassa di circa il 35% di quanto da noi richiesto (1.380.000 a fronte 860.000- 890.000 euro)  e in secondo luogo deve essere il Comune e non un ente terzo il nostro unico interlocutore privilegiato”.
Evidente che gli interessi in quell’area convergono in altre direzioni
I dilemmi dell’amara riflessione sono: è possibile vanificare un lavoro di mesi per non voler esporsi negli interventi necessari per poter rendere la struttura fruibile ad un numero congruo di ospiti? E’ possibile mandare in malora un edificio così importante per incuria, vista la presenza di un vincolo che non permette altre destinazioni d’uso della struttura almeno a breve termine? Si può essere così miopi da non capire che una struttura con un teatro reso un ripostiglio, una piscina tombata e quasi un ettaro tra parco e parcheggio mai soggetto a manutenzione negli ultimi 12 anni, debba avere un fondo di ammortamento per le manutenzioni ordinarie? Si può essere così trascurati e ottusi tanto da chiudere un piano per infiltrazioni di acqua (il 4° piano), senza ripararlo, in una struttura che ha reso oltre 15 milioni di euro di soli affitti, in 12 anni? Questo purtroppo accade anche se nutro speranza in un ripensamento e che il nuovo anno porti consiglio. Noi, da parte nostra, ci prodigheremo affinché, anche fuori tempo massimo, la casa di riposo “Roma2” di Via di Casal Boccone, possa tornare ad essere quell’importante polo di accoglienza per la terza età di cui i residenti e il territorio hanno ancora bisogno.

Concetta Di Lunardo

Mondo disabile: Tutti vincitori al XVI Torneo dell’amicizia di calcio a sei – di Alessandro Pino

17 Nov

Si è concluso con la finale del 10 novembre il “Torneo dell’Amicizia” di calcio a sei, patrocinato dal Comitato Italiano Paralimpico Lazio e giocato sul campo sintetico della Parrocchia di Sant’Alberto Magno (zona Vigne Nuove) da ragazzi con disabilità intellettive e relazionali. Giunto quest’anno alla sedicesima edizione, il torneo è stato come sempre organizzato dagli operatori del Centro Diurno Lumiére che fa capo alla Asl Roma A e viene frequentato da alcuni degli atleti partecipanti. La finale è stata il culmine di una serie di incontri giocati nei mesi precedenti da sei squadre: Tangram e Ottovolante (entrambe della Asl Roma A), Albano Primavera, Polini Team, Blue Star e De Rossi Asl Roma C. Come nelle precedenti edizioni, nell’ultima giornata le compagini originarie sono state sparigliate in modo da creare delle formazioni miste, esaltando così il valore dello stare insieme facendo sentire tutti vincitori. Al termine degli incontri le squadre si sono trasferite presso il Centro Diurno di largo Fratelli Lumière dove ha avuto luogo la  premiazione.

Alessandro Pino

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