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Amiche che scrivono e poi si vergognano – di Penelope Giorgiani

16 Dic
(pubblicato su http://www.di-roma.com)

La vostra Penelope torna per una recensione “irritante” sull’argomento che più le sta a cuore

Quando una amica, giornalista locale, si scopre piccante scrittrice

(e il suo scritto viene anche pubblicato e premiato in un concorso letterario!)

Sembra che ormai da un paio di anni una buona metà degli italiani si sia scoperta appassionata di cucina, pasticceria o scrittura; in alcuni casi qualcuno unisce le tre modalità provando a scrivere di muffin e costolette, con risultati indigesti anzi tossici su entrambi i fronti, letterario e culinario. Non passa settimana senza che io stessa riceva almeno un invito a una cena organizzata da amici insospettabili fino al momento in cui si rivelano temerari emuli di Cracco o alla presentazione di una raccolta di poesie: e se nel primo caso mal che vada te la cavi con una bustina di Alka Seltzer, nel secondo si può star certi che si tornerà a casa forniti del volumotto in brossura d’ordinanza, ben più difficile da digerire e spesso utilizzabile come fermaporta.

Mi capita poi la settimana scorsa di incontrare casualmente in centro la mia amica Luciana, che come sempre ha qualche libro che le spunta dal secchiello (dice che soffre di acquisto bibliocompulsivo); io non manco mai di sfilarglielo con mossa da borseggiatrice provetta per dare una sbirciata alla copertina e così ho fatto anche stavolta mentre, sedute al tavolino del caffè di via Crescenzio, è distratta dalla scelta tra un bignè al cioccolato o alla crema (alla fine li abbiamo presi entrambi, se interessa).

Autori Vari – Scrivendo racconto, editore Historica, così recita il frontespizio su panorama di tetti romani. Una raccolta di racconti, si direbbe; inarcando un sopracciglio indagatore (appena sistemato dall’estetista, tengo a precisare) mentre l’amica assume tutto il campionario delle espressioni di imbarazzo-finto-modesto, scorro il sommario leggendo titoli e nomi di questi autori vari, sogghignando quando arrivo (come sospettavo) a Un caffè e una margherita – di Luciana Miocchi.

Altra occhiata altrettanto rapida alla quarta di copertina e scopro che la imbarazzata-finta-modesta ha partecipato con un brevissimo racconto a un concorso letterario assieme a più di altri quattrocento testi, tra i quali ne sono stati selezionati centoventi incluso il suo. «Questo è sequestrato fino a lettura completata – le notifico intascando il libro nel mio zainetto – così impari a non farmi partecipe dei tuoi successi editoriali», come se io non sapessi che mi considera – come detto sopra – un po’ prevenuta verso premi letterari che a volte servono solo a spillare spese di iscrizione agli speranzosi concorrenti (mi assicura di non aver tirato fuori un cent per partecipare, braccina com’è, anzi, che la pubblicità di Scrivendo Racconto specificava l’assoluta gratuità dell’iniziativa).

Non mi ci è voluto molto a terminarlo, trattandosi anche di scritti (una quarantina, perché i centoventi vincitori sono stati divisi per aree geografiche) molto brevi e slegati tra loro, quindi senza necessità per il lettore di ricordare una trama più o meno complessa. Sembro di parte se dico che il testo da me più gradito è proprio quello della Lucy? Perché in mezzo a tutti è quello che si mantiene più aderente a una quotidianità interiore sperimentata da molti aggiungendoci un tocco di peperoncino che non guasta, così da renderlo pruriginoso il giusto senza però concedersi in descrizioni ginecologiche da olimpionici del materasso. Un po’ come quando la telecamera sfuma sul camino acceso mentre i protagonisti di un film vengono al dunque in camera da letto: gli spruzzi tipo idrante e i carpiati con avvitamento sull’asta preferisce lasciarli ad altri. Per me, abituata a leggerla di solito in veste di giornalista conosciuta (“Si, al massimo nel condominio” dice lei) come specialista in un tema grigio e noioso come la politica locale, è stata una sorpresa, devo ammetterlo.

«La politica non è noiosa – mi ha ribattuto poi al telefono, dopo aver evidentemente ripreso l’abituale piglio da sbruffoncella – è cronaca che va ben indagata e spiegata altrimenti si parla solo per partito preso. Questo è stato solo un gioco, per una volta è stato più facile e anche leggero scrivere una cosa totalmente inventata senza andar li a doversi documentare per essere precisi con gli avvenimenti. L’ho trovato divertente e rilassante. Poi è stato selezionato da Historica Edizioni e dalla rivista Scrivendo Volo per il concorso, ho anche il mio attestato in pergamena consegnatomi durante la premiazione (avvenuta collateralmente alla fiera “Più libri, più liberi – ndr) e me la tirerò un po’ passandoci davanti. Anche se sicuramente qualcuno malignerà che al massimo ci posso tirare le freccette».

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