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Tag Archives: informatica
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Il cretino due punto zero – di Alessandro Pino

28 Apr

Se fino ad alcuni anni – ma si potrebbe dire mesi tanto sono pochi – sembrava essere rimasto lettera morta il pittoresco quadretto familiare dipinto agli albori dell’informatica con il papà che tramite computer gestiva il conto corrente, la mamma consultava le ricette archiviate sul medesimo e il figlioletto che ci giocava e studiava (in realtà ci giocava e basta), alla fine il cambiamento realmente diffuso nei costumi e nei modi di vita quotidiani legato alle nuove tecnologie si è avuto non tanto con il web in sé stesso, che comunque ne rimane il presupposto (poiché è il collegamento senza il quale si farebbe poco o nulla) quanto con la diffusione massiccia degli smartphone e il fenomeno della convergenza digitale ad essi legato – racchiudono in essi le funzioni di più strumenti non solo audio e video – e che in essi si esplicita: per rendersene conto – o tentare di farlo, essendo calati nella stessa realtà che si vorrebbe esaminare – basta vedere cosa viene pubblicizzato in televisione, medium che peraltro sta cambiando esso stesso slegandosi dalla programmazione delle emittenti classiche, vedasi l’arrivo delle Smart tv (che in sostanza sono degli enormi smartphone). Dunque si pubblicizzano i telefoni stessi (arrivati a disporre di quattro fotocamere) ma ancor più le applicazioni, i servizi di ogni genere (senz’altro utili in alcuni casi, futili se non diseducativi o addirittura deleteri in molti altri, vedasi il gioco d’azzardo digitale) a esse legati e tramite le quali sono fruibili e anche nel caso si tratti di prodotti di altro genere – vedasi automobili – si dà ampio risalto alla componente interattiva, intrattenitiva e comunicazionale di quanto reclamizzato, in luogo di quelle caratteristiche e aspetti (consumi, prestazioni, finiture, dotazioni strettamente meccaniche e pratiche, ma anche prestigio e immagine) che una volta sarebbero andate per la maggiore, al punto che una vettura sembra non essere completa se non sfoggia a centro plancia uno schermo tattile (vabbè, touch screen altrimenti nessuno capisce) da almeno dieci pollici e pazienza se chi guida anziché la strada guarda inevitabilmente quello riempiendolo di ditate. Nemmeno gli elettrodomestici fanno eccezione, tutto lavatrice inclusa sembra debba essere connesso in rete, come se in assenza di tale elemento i panni non si lavassero. La casa deve essere automatizzata e comandabile a voce o a distanza tramite assistenti virtuali in un delirio di rincoglionimento diffuso dal quale – almeno a quanto viene mostrato – nessuna fascia di età resta immune, tutti presi all’amo anzi nella rete nel vero senso della parola. In uno scenario – verrebbe da dire scemario – del genere il rischio di trovarsi spiazzati e privi di riferimenti solidi e certi qualora un sistema che ha nell’immateriale e virtuale la sua essenza fondamentale presenti una qualunque difficoltà è ben più di una ipotesi da catastrofismo fantascientifico e non serve paventare chissà quali eventi traumatici generali (i server di Facebook che vanno ko per un paio di ore provocando crisi generalizzate di astinenza da social) che impediscano la trasmissione e la ricezione dei dati, basta rimanere con la batteria scarica per tramutare in niente più che un costoso fermacarte questi apparecchi che sono ormai diventati delle protesi della persona, talmente il loro uso si è fatto costante, invasivo e apparentemente irrinunciabile in questa fase dell’evoluzione umana.

Alessandro Pino

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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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Quando l’informatica italiana nacque (anche) a Monte Sacro con “MC Microcomputer” – di Alessandro Pino

11 Nov

Oggi quando servono informazioni per l’acquisto di un pc o di uno smartphone o l’utilizzo di un programma si cerca in rete o alla peggio sentendo l’interessato parere dei commessi delle grandi catene commerciali. Ma agli albori dell’informatica e dell’elettronica di consumo, all’inizio degli anni Ottanta quando Internet era ben al di là da venire, i primi appassionati avevano come unico riferimento una o due riviste specializzate tra cui Mc Microcomputer, fondata nel 1981 la cui redazione originaria si trovava in via Valsolda a Monte Sacro. «Era un deposito di biscotti del padre di uno di noi che ci aveva dato il piano di sotto, poi occupammo anche quello sopra. Ci siamo stati fino al 1985, poi ci siamo trasferiti – ricorda Marco Marinacci che della rivista fu il fondatore e direttore; per dare l’idea del livello di cui si parla, basti dire che ha scambiato opinioni di persona con Bill Gates e Steve Jobs – nel frattempo la nicchia informatica si è sviluppata arrivando a vendere già dai primi numeri quasi ventimila copie arrivando fino a settantamila. Furono gli anni più stimolanti, in cui nacquero i Commodore Vic 20 e 64, gli ZX 80 e 81 e lo Spectrum della Sinclair, il Texas Instruments Ti 99, in cui la persona si faceva i suoi programmi in basic. Furono gli anni in cui c’è stato più divertimento». Certo, comparando le caratteristiche di quegli apparecchi ingombranti e di utilità limitata con gli odierni dispositivi per comunicare e le loro infinite applicazioni viene da sorridere; ma se oggi vediamo un adolescente smanettare con lo smartphone facendoci di tutto, il merito è anche dei protagonisti di quegli anni remoti nei quali Mc Microcomputer, iniziativa editoriale nata nell’attuale Terzo Municipio, recitò un ruolo di primo piano.

Alessandro Pino

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