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Star Wars: il Risveglio della Forza – recensione SENZA spoiler di Alessandro Pino

19 Dic

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I fan sfegatati della saga di Guerre Stellari a vedere il settimo capitolo intitolato “Il Risveglio della Forza” (diretto da J. J. Abrams) ci andranno comunque, senza se e senza ma, anche se magari delusi dalla trilogia dei prequel.  Agli estimatori più tiepidi e moderati che si stiano chiedendo se valga la pena spendere i soldi del biglietto diciamo che sì, la pellicola si lascia seguire facilmente ma si discosta da quelle che l’hanno preceduta: è essenzialmente un film d’azione che ha perso i toni solenni legati alla Forza – sui quali nei prequel si era calcato troppo la mano – frenetico, americaneggiante e che nei dialoghi molto concede a dei siparietti sullo stile di quelli visti nei cartoni Disney da dieci anni a questa parte: non a caso la Lucasfilm, Casa produttrice della pellicola, appartiene da qualche tempo agli eredi del creatore di Topolino e Paperino.
In un contesto del genere, che ruota attorno alla ricerca di una mappa digitale e ai tentativi di neutralizzare un’arma in grado di distruggere mondi interi, dunque, gli spettatori ritrovano calati dei vecchi amici come possono considerarsi i personaggi della trilogia classica: Han Solo intepretato da un inossidabile Harrison Ford, la Principessa Leila, il peloso Chewbacca, i droidi, Luke Skywalker. Ci si prepari a dare l’addio a uno di questi personaggi perchè farà una finaccia che ovviamente non vi anticipiamo. Presenti in massa ovviamente i veicoli spaziali, sia come rottami del conflitto passato tra la Ribellione e l’Impero, sia nelle versioni aggiornate adoperate dalle due fazioni che ne hanno ereditato il ruolo: la Resistenza e il Primo Ordine, una sorta di Stato nello Stato che fa molto il verso alla attuale Corea del Nord. C’è pure la malandata astronave Millennium Falcon. Appare anche – nella forma della celebre maschera, ormai ridotta a un rottame semiliquefatto – il famigerato Lord Darth Fener (qui chiamato col nome originale Vader, come per gli altri personaggi) nel cui culto vive il cattivo principale di questo film: Kylo Ren. Personaggio incline agli scoppi di rabbia, abbastanza complessato e si  capisce perchè: anch’egli mascherato da un casco nero che però la sceneggiatura compie l’errore di fargli togliere, rivelando un viso tutt’altro che in grado di incutere soggezione, preda dell’acne, con un naso dantesco e per giunta con delle orecchie a parabola radar solo in parte dissimulate da una folta capigliatura. Abbonda anche il politicamente corretto, con la multietnicità distribuita a piene mani tra i buoni e i cattivi e una protagonista femminile di quelle che porta lei i pantaloni meglio dei suoi colleghi maschietti.
Alessandro Pino

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