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Intervista ad Alberto Patelli, regista e attore – il teatro come maestro di cultura

19 Feb

Foto 2 - Alberto Patelli con Gigi ProiettiTra i migliori registi e attori teatrali contemporanei, Alberto Patelli ha recentemente preso parte alla seconda edizione dell’evento culturale “La scrittura come esperienza di vita”, svoltosi all’interno del Centro Anziani Valli – Conca d’Oro. Autore di cortometraggi di grandissimo successo, tra i quali spicca “Pecorari”, scritto assieme a Pietro De Silva, che ha rappresentato l’Italia al Festival del Teatro di Francoforte nel 2005, si appresta ora a portare in scena la sua ultima fatica, dal titolo “Progetti di delirio”. L’ultima perla di una carriera straordinaria, che lo ha portato ad essere uno dei registi teatrali più premiati e apprezzati d’Italia.

 Com’è nata la tua passione per il teatro?

 La mia passione per il teatro è nata in gioventù, guardando in televisione i primi spettacoli teatrali, che mi hanno avvicinato a questo mondo.

 A quale artista ti ispiri maggiormente?

 Senza dubbio al grande Eduardo De Filippo, ma anche le opere di Luigi Pirandello e Achille Campanile sono state per me fonte di ispirazione.

Foto - Alberto Patelli Nel corso della tua carriera hai avuto l’opportunità di lavorare con alcuni tra i più grandi registi televisivi e cinematografici italiani contemporanei, quale collaborazione ti ha segnato di più?

 Io sono molto legato a Giorgio Capitani, conosciuto sul set de “Il maresciallo Rocca”. Un regista di grande talento ed esperienza, capace di mettere a proprio agio gli attori in ogni situazione. Potrei tuttavia citarti anche Stefano Sollima e Francesco Vicario, due grandi professionisti.

 Preferisci dirigere ed interpretare commedie o spettacoli più drammatici?

 Dunque, io nasco come autore prevalentemente umorista, mentre, per quanto concerne la recitazione, potrei definirmi un attore caratterista. Tuttavia mi sono misurato anche con altri generi teatrali.

 Quali sono le più grandi differenze tra il teatro italiano e quello d’oltreoceano?

 Indubbiamente la capacità dei produttori americani di sapersi rinnovare, investendo su prodotti che ritengono vincenti dall’inizio alla fine. Nel nostro paese si tende troppo spesso a puntare esclusivamente sui grossi nomi, trascurando il contenuto delle opere.

 Lo spettacolo più difficile che tu abbia mai diretto?

 Il titolo è “Per un dolcetto ed una piccola sorsata”, si tratta di una commedia musicale per banda, portata in scena per la prima e unica volta a Roma, presso il Teatro Greco. Ci ho lavorato per oltre un anno, mi sono dovuto calare nella realtà bandistica per capirne ogni dinamica, parlando con vari artisti ed assistendo a tantissime esibizioni. Ho perfino imparato a suonare il sassofono! Furono composte alcune canzoni appositamente per lo spettacolo, che vide coinvolti anche ballerini e majorette. Anche la cura della scenografia si rivelò estremamente complessa. Purtroppo il testo, dopo quell’unica rappresentazione, non è più stato ripreso.

Il teatro ieri ed il teatro oggi, cos’è cambiato?

Sicuramente oggi l’arte del teatro è molto più diffusa nelle scuole, e questo è un immenso passo in avanti. Perchè fare teatro equivale a fare cultura. Devo tuttavia dirti che oggi è tutto molto più “burocratico” rispetto al passato, e talvolta portare in scena una rappresentazione risulta davvero complicato e frustrante.

Il lavoro di un’artista è solo quello di offrire al pubblico un grande spettacolo o c’è anche dell’altro?

Io ritengo che anche la funzione sociale dell’opera sia molto importante. Uno spettacolo per essere considerato di spessore deve aver portato il pubblico a riflettere su determinati argomenti.

A quale progetto stai lavorando ultimamente?

Ultimamente sto lavorando per portare in scena una rappresentazione intitolata “Progetti di delirio”, basata sui testi di Angelo Mancini, di cui sono regista e attore non protagonista. Nel ruolo di protagonista vi sarà invece Corrado Bega. Inoltre, lo spettacolo vedrà la partecipazione della ballerina Francesca Cama.

Andrea Lepone

 

 

 

 

 

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