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27 giugno, quarant’anni dopo Ustica- di Alessandro Pino

27 Giu

Sembra ieri che si stava trattando del trentennale della strage di Ustica e invece eccoci qui che di anni ne sono passati quaranta dalla sciagurata sera del 27 giugno 1980 in cui fu distrutto un Dc-9 bianco e rosso della Itavia in volo da Bologna a Palermo con ottantuno persone a bordo. Anche se non sono più tornato a visitare il cadavere meccanico dell’I-Tigi (questa la sigla del velivolo) i cui frammenti sono conservati a Bologna nel Museo per la Memoria di Ustica in modo da ricrearne la sagoma originaria, ricorrono volti, voci e nomi legati alla vicenda incontrati nel tempo. Scambiando alcune parole davanti al relitto in occasione del trentennale con l’ex senatrice Daria Bonfietti (che perse il fratello Alberto e ha fondato l’associazione delle vittime di Ustica, della quale è presidente) ricordammo l’attore Corso Salani, protagonista della pellicola “Il muro di gomma” (la prima incentrata sulla vicenda) che scomparve pochi giorni prima. Nella stessa occasione conobbi Alberto Alpozzi, fotografo di scena per il documentario “Ustica- tragedia nei cieli”; Alberto poi con i suoi scatti ha descritto le operazioni delle truppe italiane all’estero, Afghanistan incluso. Con Luciana Miocchi partecipammo alla presentazione romana presso la Stampa Estera del libro “Intrigo internazionale” scritto sulla vicenda dal giornalista Giovanni Fasanella e dal magistrato Rosario Priore che indagò sul disastro. Li incontrai Elisabetta Lachina che a Ustica perse entrambi i genitori. Fra l’altro lo stesso Priore firmò successivamente con l’avvocato Valerio Cutonilli un volume sull’altra strage italiana dell’estate 1980, quella della stazione di Bologna, nel quale sono stati posti degli interrogativi scomodi rispetto alla versione fino a oggi ufficialmente sancita in sede giudiziaria.
Sempre in tema di libri sull’argomento, come non ricordare la presentazione alla mai abbastanza rimpianta Fnac di “Sopra e Sotto il tavolo” scritto da Gianluca Cerasola e Giampiero Marrazzo, con prefazione di Giulio Andreotti e allegato dvd con testimonianze, fra gli altri, di Francesco Cossiga e Gianni De Michelis. L’autore di un volume monografico sulla Itavia, il professor Nicola Pedde, fu in grado di mettermi in contatto con la figlia del defunto presidente dell’Itavia, avvocato Aldo Davanzali: al telefono la signora Luisa ricordó come il padre fu segnato dal linciaggio mediatico operato contro di lui e la sua compagnia (realtà commerciale forse fastidiosa per qualcuno sulle tratte interne) inizialmente accusati di far volare aerei vetusti e malmessi, passando sotto silenzio altre tre pesanti sciagure aeree accadute in Italia negli anni immediatamente precedenti a velivoli di altre aerolinee: basta cercare in rete le località Capoterra, Montagna Longa e Punta Raisi, le ultime due proprio sulla rotta dal continente per Palermo. Grande affetto e rimpianto per la figura di Davanzali espressero gli arzilli ex equipaggi dell’Itavia che ho incontrato in uno dei loro annuali ritrovi conviviali e commemorativi: colleghi del comandante Domenico Gatti, del secondo pilota Enzo Fontana, degli assistenti di volo Paolo Morici e Rosa De Dominicis che persero la vita quella sera. Nel frattempo nulla è cambiato ufficialmente ed è ancora in corso il dibattito se il volo IH 870 sia stato interrotto per sempre a causa di un attacco esterno (trovandosi forse sulla linea di fuoco tra aerei militari impegnati in un combattimento) o per una bomba. Forse l’unica recentissima novità di rilievo è la notizia di una operazione di pulizia svolta sulle registrazioni audio nella cabina di pilotaggio del Dc 9, svolta da una società per conto della redazione di Rainews 24 che ha evidenziato una frase in precedenza rimasta tronca: “Guarda, cos’è”. Forse chi l’ha pronunciata stava indicando qualcosa in avvicinamento all’aereo. L’audio è stato acquisito dagli investigatori.

Alessandro Pino

(Nella foto l’autore dell’articolo con il Dc 9 Itavia)

27 giugno, quarant’anni dopo Ustica- di Alessandro Pino

27 Giu

Sembra ieri che si stava trattando del trentennale della strage di Ustica e invece eccoci qui che di anni ne sono passati quaranta dalla sciagurata sera del 27 giugno 1980 in cui fu distrutto un Dc-9 bianco e rosso della Itavia in volo da Bologna a Palermo con ottantuno persone a bordo. Anche se non sono più tornato a visitare il cadavere meccanico dell’I-Tigi (questa la sigla del velivolo) i cui frammenti sono conservati a Bologna nel Museo per la Memoria di Ustica in modo da ricrearne la sagoma originaria, ricorrono volti, voci e nomi legati alla vicenda incontrati nel tempo. Scambiando alcune parole davanti al relitto in occasione del trentennale con l’ex senatrice Daria Bonfietti (che perse il fratello Alberto e ha fondato l’associazione delle vittime di Ustica, della quale è presidente) ricordammo l’attore Corso Salani, protagonista della pellicola “Il muro di gomma” (la prima incentrata sulla vicenda) che scomparve pochi giorni prima. Nella stessa occasione conobbi Alberto Alpozzi, fotografo di scena per il documentario “Ustica- tragedia nei cieli”; Alberto poi con i suoi scatti ha descritto le operazioni delle truppe italiane all’estero, Afghanistan incluso. Con Luciana Miocchi partecipammo alla presentazione romana presso la Stampa Estera del libro “Intrigo internazionale” scritto sulla vicenda dal giornalista Giovanni Fasanella e dal magistrato Rosario Priore che indagò sul disastro. Li incontrai Elisabetta Lachina che a Ustica perse entrambi i genitori. Fra l’altro lo stesso Priore firmò successivamente con l’avvocato Valerio Cutonilli un volume sull’altra strage italiana dell’estate 1980, quella della stazione di Bologna, nel quale sono stati posti degli interrogativi scomodi rispetto alla versione fino a oggi ufficialmente sancita in sede giudiziaria.
Sempre in tema di libri sull’argomento, presentazione alla mai abbastanza rimpianta Fnac di “Sopra e Sotto il tavolo” scritto da Gianluca Cerasola e Giampiero Marrazzo, con prefazione di Giulio Andreotti e allegato dvd con testimonianze, fra gli altri, di Francesco Cossiga e Gianni De Michelis. L’autore di un volume monografico sulla Itavia, il professor Nicola Pedde, fu in grado di mettermi in contatto con la figlia del defunto presidente dell’Itavia, avvocato Aldo Davanzali: al telefono la signora Luisa ricordó come il padre fu segnato dal linciaggio mediatico operato contro di lui e la sua compagnia (realtà commerciale forse fastidiosa per qualcuno sulle tratte interne) inizialmente accusati di far volare aerei vetusti e malmessi, passando sotto silenzio altre tre pesanti sciagure aeree accadute in Italia negli anni immediatamente precedenti a velivoli di altre aerolinee: basta cercare in rete le località Capoterra, Montagna Longa e Punta Raisi, le ultime due proprio sulla rotta dal continente per Palermo. Grande affetto e rimpianto per la figura di Davanzali espressero gli arzilli ex equipaggi dell’Itavia che ho incontrato in uno dei loro annuali ritrovi conviviali e commemorativi: colleghi del comandante Domenico Gatti, del secondo pilota Enzo Fontana, degli assistenti di volo Paolo Morici e Rosa De Dominicis che persero la vita quella sera. Nel frattempo nulla è cambiato ufficialmente ed è ancora in corso il dibattito se il volo IH 870 sia stato interrotto per sempre a causa di un attacco esterno (trovandosi forse sulla linea di fuoco tra aerei militari impegnati in un combattimento) o per una bomba. Forse l’unica recentissima novità di rilievo è la notizia di una operazione di pulizia svolta sulle registrazioni audio nella cabina di pilotaggio del Dc 9, svolta da una società per conto della redazione di Rainews 24 che ha evidenziato una frase in precedenza rimasta tronca: “Guarda, cos’è”. Forse chi l’ha pronunciata stava indicando qualcosa in avvicinamento all’aereo. L’audio è stato acquisito dagli investigatori.

Alessandro Pino

(Nella foto l’autore dell’articolo con il Dc 9 Itavia)

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Trentacinquesimo anniversario della strage di Ustica

27 Giu

Sono  trascorsi trentacinque anni  dalla maledetta sera d’estate in cui fu stroncata la vita di 81 persone che viaggiavano su un Dc-9 dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo, brutalmente spazzato via dai cieli del Tirreno Meridionale nei pressi dell’isola di Ustica. Fin da quel 27 giugno 1980 cominciarono occultamenti di prove, misteriose morti di testimoni e depistaggi: ancora si ricorda la ridicola tesi della corrosione dovuta alle cassette di pesce trasportate in precedenza dall’aereo e che all’epoca ebbe invece

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

credito per l’abilità di chi era interessato da una parte a nascondere le cause reali e dall’altra a eliminare uno scomodo concorrente per l’Alitalia. L’Itavia infatti interferiva con il monopolio di fatto sulle rotte interne esercitato dall’allora compagnia di bandiera. Il linciaggio mediatico ai danni del suo presidente Aldo Davanzali – accusato di utilizzare delle carrette – portò infine alla revoca della licenza di navigazione aerea e alla conseguente cessazione delle attività. «Papà mi disse subito che era stato abbattuto – ricordava la figlia Luisa nel 2010 – non avrebbe mai fatto volare un  mezzo inefficiente ». Proprio l’Alitalia in quegli anni sulla stessa rotta per Punta Raisi subì due disastrosi incidenti sulle cui cause ancora permangono dubbi e nei quali persero la vita complessivamente più di duecento persone, eppure le fu riservato ben diverso trattamento. I dipendenti Itavia riuscirono a transitare in altre compagnie aeree ma rimase saldo in loro il senso di appartenenza per quella che consideravano e considerano tuttora una grande famiglia più che un’azienda, tanto che ancora oggi si incontrano periodicamente, uniti nell’associazione “Noi dell’Itavia”. L’unico aereo che ancora porta la livrea Itavia è paradossalmente proprio quello che fu distrutto quel 27 giugno: recuperati dopo una lunga permanenza sul fondo del Tirreno, i frammenti di fusoliera, ali e i due motori furono ricomposti su un traliccio riproducente la sagoma del velivolo. Rimasti per anni in un hangar PINOMIOCCHIitavia2 dell’Aeronautica Militare vicino Roma, dal 2006 sono tornati simbolicamente a Bologna – città da cui partì l’ultimo tragico volo – per essere esposti nel Museo per la Memoria di Ustica. La prima volta che ci si entra è come ricevere un pugno nello stomaco:  i resti di quello che fu un aereo giacciono come un enorme cadavere meccanico in decomposizione, le cui forme originarie si intuiscono soltanto. All’inizio suscita quasi repulsione, poi girandogli attorno e osservando le fiancate accartocciate con i finestrini ormai opachi il pensiero va ai passeggeri e all’equipaggio, a ciò che attraverso di essi hanno visto prima della fine; ci si rende conto che ciò che davvero repelle è chi ha causato tutto ciò e gli inganni che ne seguirono. L’elenco di vittime letto tante volte cessa di essere PINOitavia3soltanto tale, diventando volti e sguardi di persone vere. Persone che al momento di salire a bordo hanno gettato un’occhiata alla freccia rossa stilizzata che ancora oggi campeggia sull’impennaggio di coda, voltandosi a salutare chi li aveva accompagnati all’aeroporto. Non è immaginazione: è quanto appare in un filmino familiare inserito in “Ustica – tragedia nei cieli” , documentario uscito all’epoca del trentesimo anniversario.  «Ormai si è scritto tutto e il contrario di tutto – spiega Alberto Alpozzi, fotografo oggi noto per documentare le missioni militari italiane all’estero e che aveva avuto il compito di seguire la lavorazione  del film con i suoi scatti – ma è diverso sentire di persona chi vi è rimasto coinvolto, come Pasquale Diodato che perse la moglie, i tre figli e la cognata o Elisabetta Lachina, rimasta orfana di entrambi i genitori». Già, si è PINOitavia4 scritto di tutto: nel corso degli anni anche le versioni più oscenamente  inverosimili e irriguardose verso i familiari delle vittime –- sono state propinate a un pubblico dal palato grosso, una tra tutte quella che vede il Dc 9 ammarare senza danni rilevanti finendo poi affondato da un sommergibile per non lasciare itavia 011testimoni. «Gli stessi tecnici della McDonnell Douglas, la casa costruttrice dell’aereo, esclusero tale ipotesi perchè sarebbe riuscito a galleggiare tre o quattro minuti al massimo» afferma il giudice Rosario Priore che condusse le indagini sul disastro e che della vicenda trattò anche nel libro “Intrigo internazionale” scritto con il giornalista Giovanni Fasanella.  Paradossalmente la linea di Priore, basata sull’abbattimento da parte di un missile e sconfitta in sede di giudizio, è stata di fatto sposata recentemente dai giudici civili chiamati a decidere sui risarcimenti ai familiari, anche se ancora si attende un pronunciamento definitivo al riguardo che comunque non restituirà i loro cari o allevierà  le sofferenze subìte.  Il resto è solo roba da romanzi di fantapolitica, tanto che alla fine si è tentati di allungare una mano verso i resti dell’aereo, sfiorando ciò che resta della verità.

Luciana Miocchi  e Alessandro Pino

 

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