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“Il caso Pasolini”: dopo 40 anni al Museo Criminologico di Roma i reperti dell’omicidio – di Alessandro Pino

3 Nov

Sono trascorsi ormai quarant’anni dal feroce omicidio di Pier Paolo Pasolini – delitto sul quale ancora oggi permangono delle ombre – e per la prima volta sono stati esposti dal primo al tre novembre nel DSC_0179Museo Criminologico di Roma alcuni oggetti (nel gergo tecnico vengono definiti “reperti”) legati alla brutale aggressione: si tratta di effetti personali di Pasolini (indumenti, documenti) che il discusso intellettuale aveva indosso con sé al momento della morte o che sono stati ritrovati nella sua Alfa Romeo Gt 2000 Veloce (auto con la quale probabilmente fu travolto quando era riverso a terra). Materiale apparso tante volte sulla carta stampata o in televisione ma che fa indubbiamente un certo effetto vedere da vicino: gli stivaletti, i jeans e la camicia patchwork ancora con i segni del fango dell’Idroscalo di Ostia DSC_0177(luogo dell’uccisione), i documenti dell’Alfa, una bustina di profilattici 777 e una confezione di Saridon, alcune fototessere, assegni della Cassa di Risparmio di Roma, il tesserino di giornalista pubblicista e naturalmente i famosi occhiali scuri Oliver Goldsmith, divenuti quasi un’icona nell’immaginario collettivo. Esposta anche la tavoletta di legno spezzata che fu forse usata per colpirlo. In una vetrina a parte, gli indumenti di Pino Pelosi che fu condannato per l’omicidio.

Alessandro Pino

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