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Acilia: occupazioni abusive, tredici alloggi sequestrati e trentacinque denunce- di Alessandro Pino

22 Ott

[ROMA] Tredici appartamenti di edilizia popolare sono stati sequestrati dai Carabinieri ad Acilia. Agli occupanti è stato dato un termine entro il quale rilasciare le abitazioni che verranno affidate agli Enti proprietari (Inps, Enasarco e Ater). Contestualmente sono state denunciate trentacinque persone ritenute
responsabili a vario titolo di invasione di edifici, ricettazione, furto aggravato, sostituzione di persona e truffa, mentre due sono state arrestate. Il provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale della Capitale conclude un’indagine avviata a febbraio del 2019 e condotta dai Carabinieri per circa un anno durante il quale è si è evidenziata la presenza di un gruppo criminale- conosciuto come “i napoletani”- che gestiva il racket delle occupazioni abusive delle case popolari, in particolare nel quartiere Dragoncello, occupando abusivamente gli appartamenti trovati liberi per poi rivenderli a persone in cerca di un alloggio. Per due soggetti
risultati percettori del reddito di cittadinanza, il magistrato ha disposto la sospensione del beneficio. Alcuni indagati dovranno rispondere dei reati di sostituzione di persona, furto aggravato e in un caso anche di truffa, in relazione agli allacci delle forniture presenti negli alloggi: per la stipula del contratto avevano presentato il documento di persone ignare di tutto, altri avevano allacciato illegalmente il cavo alla rete pubblica. 
Alessandro Pino

(Foto Comando Provinciale Carabinieri Roma)

Aree verdi tra Talenti e Bufalotta: stop alle passeggiate – di Alessandro Pino

10 Mag

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Le foto sono state pubblicate in rete da Manuel Bartolomeo – presidente del Comitato di Quartiere Talenti – e documentano la recentissima affissione di cartelli che vietano l’accesso alle aree verdi di proprietà Inps in via Matteo Bandello e via Cecco Angiolieri, tra le zone di Talenti e Bufalotta, nel Terzo Municipio della Capitale. Chi era solito accedervi – grazie ai varchi creatisi nelle recinzioni – magari per portare a spasso il cane è dunque avvisato. Da ricordare che 

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alcuni anni or sono il terreno di via Matteo Bandello fu la scena del macabro ritrovamento di un cadavere in avanzato stato di decomposizione che si scoprì essere quello di un tossicodipendente: tali erano le condizioni della salma che la testa si era staccata dal tronco.
Alessandro Pino

Roma: I precari della giustizia ovvero la crisi dove meno te l’aspetti

13 Giu

In tempi di crisi nei quali per il settore privato praticamente si parla solo di licenziamenti e disoccupazione, si può supporre che chi opera in una struttura pubblica come un Tribunale si trovi in una situazione di relativo privilegio: tra questi, tutti quegli addetti lavorano nelle cancellerie, assistono i giudici nelle udienze, preparano o archiviano i fascicoli e si occupano della informatizzazione delle pratiche. Supposizione errata, perché proprio molte di queste persone – circa cinquecento in tutto il Lazio – hanno già vissuto il dramma della perdita dell’impiego e sono stati assegnati agli uffici giudiziari per svolgere una sorta di tirocinio nell’ambito di  un percorso di formazione e reinserimento lavorativo della durata di due anni, organizzato prima con la Provincia e poi con la Regione attraverso i Fondi Sociali Europei. Quindi non sono dipendenti pubblici: se per quanto riguarda gli ordini di servizio dipendono dagli uffici ai quali sono stati assegnati, in pratica vengono pagati dall’Inps e il progetto del quale fanno parte è organizzato dalla Regione. Il problema – oltre a una mancanza di puntualità dei pagamenti mensili lamentata da alcuni di loro – è che per questa esperienza sta volgendo al termine e a quanto pare non c’è intenzione di proseguirla da parte delle istituzioni, non quantomeno con le stesse persone, al più una specie di ricambio che sembra una lotteria della disperazione: dentro nuovi precari – o forse i praticanti di ordini professionali – e gli altri arrivederci e grazie, insomma. Gli interessati giustamente non ci stanno,  vorrebbero quel minimo di serenità che la sicurezza di un lavoro può dare e all’angoscia di un futuro incerto si unisce un senso di presa in giro per quello che viene percepito come un voltafaccia. Per farsi ascoltare da chi di dovere e sensibilizzare coloro che gravitano nel settore (magistrati e legali) si sono allora organizzati in un collettivo chiamato Unione Precari Giustizia che ha organizzato manifestazioni davanti Montecitorio o fuori gli uffici nei quali prestano servizio, arrivando a decidere una sospensione della loro attività durante una assemblea tenutasi lo scorso 29 maggio presso la Sala della Musica del Tribunale Civile di Roma. «Una formazione dentro i Tribunali non si può spendere tranquillamente nel mercato del lavoro, è molto specifica – afferma Emiliano Viti, uno dei portavoce – per cui il turn over è sbagliato». Il problema sembrerebbe dunque insito nella stessa natura di una iniziativa che per la sua specificità ha immesso queste persone in un vicolo cieco creando inoltre delle aspettative andate in fumo in chi – dopo essere stato formato e inserito in una struttura – sta per essere rispedito a casa. Ma ora che la situazione si è creata e non si può tornare indietro, come rimediare? Prosegue al proposito Emiliano Viti: «Gradiremmo che lo stesso senso di responsabilità che abbiamo dimostrato andando anche a lavorare la mattina senza percepire un euro lo dimostrassero anche il ministero e la ministra Severino e la Regione Lazio nelle figure di Renata Polverini e dell’assessore al Lavoro Mariella Zezza, aprendo un tavolo dove si possano trovare delle soluzioni ponte che ci garantiscano una continuità lavorativa per portarci fino all’indizione di un bando di concorso dandoci almeno la possibilità di spenderci un domani in un concorso pubblico le competenze acquisite».

Alessandro Pino

 

 

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