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Dieci anni e più senza Gianni Cappabianca, maestro di stile e cultura – di Alessandro Pino

15 Ott

Sono già trascorsi più di dieci anni da quando ci ha lasciati il giornalista Gianni Cappabianca: massmediologo e comunicatore tra i più apprezzati, attivo nel mondo della formazione dal 1984, fu direttore dell’Istituto Europeo di Design a Roma, passando poi a dirigere l’Istituto di Comunicazione e Immagine e infine Accademia di Comunicazione a Milano. Prima di quelle esperienze aveva diretto due case editrici, collaborato con diverse riviste del gruppo Mondadori, partecipato alla nascita del magazine dell’Alitalia “Ulisse 2000” , fondato il periodico “Informazioni Parlamentari”. Aveva inoltre svolto consulenze per l’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori) e coordinato nel 1989 Informagiovani per la Rai – Dipartimento Scuola Educazione. Era stato inoltre membro della Commissione Comunicazione istituita presso la Conferenza Episcopale Italiana. Il curriculum però, per quanto prestigioso e importante, non può rendere appieno la statura intellettuale e morale della quale può essere testimone chi aveva la fortuna di conoscere personalmente un tale maestro di stile e cultura, che per giunta mai si atteggiava a tale avendo una ricchezza d’animo semplicemente inarrivabile: sempre cordiale e disponibile a trecentosessanta gradi, mai una parola animosa nemmeno nei momenti peggiori della malattia che lo portò via prematuramente. Rimane oltre all’esempio, il ricordo di tante belle conversazioni sui temi più vari, nelle quali in realtà diventava naturale limitarsi ad ascoltarlo cogliendo il più possibile; e in questi dieci anni e oltre nei quali l’Italia e il mondo sono cambiati e stanno cambiando più volte, chissà che illuminanti chiavi di lettura avrebbe potuto dare, sempre interessante e coinvolgente sugli argomenti più differenti, quasi a riproporre la figura dell’intellettuale enciclopedico specie in tempi di sapere sempre più parcellizzato e settoriale. Per chi crede, la speranza è che tutto questo non sia finito, ma soltanto momentaneamente interrotto.
Alessandro Pino

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