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Delitto di via Dina Galli: volevano segare il cadavere? – di Alessandro Pino

4 Mar

[Roma] Svolta nelle indagini sulla morte di un trentacinquenne nordafricano, trovato morto lo scorso 31 gennaio in un appartamento nei “cilindri” di via Dina Galli, zona Vigne Nuove: il Gip del Tribunale di Roma ha convalidato il fermo della compagna dell’uomo, sua connazionale, appena rientrata dal Marocco dove si era recata contrariamente a quanto prescrittole. La donna è indagata per i reati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. La mattina del ritrovamento del cadavere i Carabinieri avevano infatti trovato la vittima adagiata su una sedia a rotelle e avvolta in due buste di cellophane. L’autopsia e gli esami tossicologici avevano poi evidenziato che la causa della morte del cittadino marocchino, riconducibile alla donna fermata, fosse da ascrivere ad avvelenamento causato da un mix di alcool etilico e un farmaco antidepressivo. È stato inoltre accertato che in passato tra l’uomo e la donna c’erano state alcune liti e che quest’ultima aveva cercato di occultarne il cadavere, chiedendo aiuto a un conoscente che si era procurato una sega per tagliare a pezzi il corpo, non riuscendoci anche per il successivo intervento dei Carabinieri. Dopo la convalida del fermo, all’indagata è stata applicata la misura cautelare della custodia cautelare presso il carcere di Rebibbia.

Alessandro Pino

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