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alla ex centrale Montemartini va in scena “Il coraggio di cambiare” mozione promossa da Progetto Roma e dall’on. Baccini. Nel Pdl si cerca di correre ai ripari

2 Mar

Roma è ormai nel pieno dell’organizzazione della prossima campagna per le amministrative del 2013. Non c’è forza politica che in questo momento non sia alle prese con riorganizzazioni ed aggiustamenti.

Il 21n febbraio, il complesso archeoindustriale della ex centrale elettrica “Giovanni Montemartini” di via Ostiense ha fatto da suggestiva cornice alla presentazione, in vista del congresso di partito, della mozione “Il coraggio di cambiare”, organizzata da quella parte del Pdl romano che fa capo al movimento “Laboratorio Roma” di Antonello Aurigemma insieme a Mario Baccini, leader dei cristiano popolari poi confluiti nel Pdl. Durante i lavori è stato spiegato al pubblico presente, una partecipazione talmente vasta da aver preso l’organizzazione di sorpresa, che  l’obiettivo del cambiamento è la gestione del partito stesso, in forte calo di consensi e bisognoso, secondo i relatori, in vista delle amministrative del prossimo anno, di un urgente riavvicinamento alla massa. Tra gli intervenuti sul palco, l’assessore Antonello Aurigemma, che tra un intervento è l’altro è stato chiamato in Campidoglio per gestire le dimissioni, poi rientrate, dell’ad di Rom metropolitane, mentre l’ex ministro Franco Frattini è intervenuto per telefono. Tra il pubblico diverse personalità della vita politica del Quarto Municipio – l’assessore ai Lavori Pubblici Antonino Rizzo e il consigliere Marco Bentivoglio – mentre da Settebagni è arrivata una rappresentanza della locale squadra di calcio. Discorsi scorrevoli e molto diplomatici, volti distesi e parole serene, abbracci e strette di mano nel darsi al congresso del prossimo aprile. Ma l’aria sembra inesorabilmente quella di una resa dei conti ormai improrogabile. Qualcuno si spinge a dire che dalle ceneri del Pdl potrebbero rinascere An e Fi.

 

 

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

Primarie regionali del Pd: eletto segretario Enrico Gasbarra. Tutti i numeri

26 Feb

(pubblicato su http://www.europagiovani.com)

Per le primarie regionali del Pd, domenica scorsa a Roma hanno votato trentottomila persone. E’ stato eletto alla guida regionale del partito Enrico Gasbarra, con il 77,5 % per cento dei consensi. Gli altri due sfidanti, l’On. Giovanni Bachelet e Marta Leonori, direttrice della Fondazione Italiane Europee, si sono fermati rispettivamente al dodici e al dieci per cento. La largavittoria di Gasbarra è stata supportata dal sostegno di ben quattro liste rappresentanti le diverse anime del partito. La lista dei “Democratici” ha registrato a Roma il 27,9%, delle preferenze, guidata dai consiglieri regionali Marco Di Stefano e Claudio Mancini e dai Popolari di Roma di Mirko Coratti e Fabrizio Panecaldo. Al secondo posto la lista “Uniti per vincere” con il 27,4%, fortemente voluta dal segretario romano del Pd Marco Miccoli che non é riuscito a confermare le previsioni della vigilia e addirittura nel proprio collegio – centro storico – si è piazzato terzo, dietro l’europarlamentare Gualtieri e allo stesso Bachelet. Risultato molto positivo per la lista di area Franceschini che con “Partecipazione Democratica” ha raggiunto il 15,4 % dei voti a Roma ed ha sbancato in Provincia grazie ai consiglieri regionali Astorre e Lucherini. Sotto le aspettative la lista A sinistra per Gasbarra promossa dai reduci della ex mozione Marino che non é andata oltre il 6,7% dei consensi. In V Municipio è risultata essere la lista più votata Uniti per vincere di Miccoli, in III hanno avuto la meglio i Democratici del presidente del Municipio Dario Marcucci.
In IV municipio i dati sono stati in controtendenza rispetto a quelli romani.
A Monte Sacro la lista che ha calamitato il maggior numero di voti è stata “Partecipazione Democratica” che aveva come capilista Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale e la coordinatrice del circolo Pd Nuovo Salario Maria Teresa Ellul nel terzo collegio. La percentuale si è attestata intorno al 27,5%, con un + 12% rispetto alla media cittadina della lista. Al secondo posto si sono piazzati il sempreverde consigliere comunale Fabrizio Panecaldo e la coordinatrice del circolo Talenti Francesca Leoncini che con i Democratici hanno ottenuto il 25,6%. La lista “Uniti per vincere” che aveva come teste di lista la vice-coordinatrice Pd Paola Ilari e la coordinatrice del circolo Monte Sacro Luisa Palumbo si è piazzata terza con il 19,3% dei consensi, otto punti al di sotto della media cittadina, mentre ha riportato un buon risultato la lista che sosteneva Marta Leonori che, con il 15,3% è andata tre punti sopra la media romana, schierando nelle sue liste la consigliera municipale Federica Rampini ed alcuni dei ragazzi aggrediti alcuni mesi fa a piazza Conca d’oro. La lista Bachelet, con il 7,8% è andata sotto di due punti rispetto la media cittadina. Solo il 4,4% per A sinistra per Gasbarra del capolista Giovanni Carapella, ex consigliere regionale. All’assemblea regionale del partito sono stati eletti per il nostro territorio Riccardo Corbucci, Fabrizio Panecaldo, Francesca Leoncini, Federica Rampini, Silvia Di Stefano, Paola Ilari, Matteo Cori, Giuseppe Pucci. Maria Teresa Ellul e Luisa Palumbo sono state elette grazie al computo dei resti delle rispettive liste.

Luciana  Miocchi

Partecipazione democratica vince in IV Municipio. Intervista al capolista, Riccardo Corbucci

26 Feb

(pubblicato su http://www.europagiovani.com)

Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale di Monte Sacro. La vittoria, in controtendenza rispetto all’andamento generale riscontrato sulla piazza di Roma, della lista di cui fa parte, gli ha regalato una nuova posizione di evidenza all’interno del Pd, che non potrà essere ignorata. Consigliere Corbucci, come legge i dati di questa consultazione in vista delle prossime elezioni amministrative?

Dobbiamo dire che queste erano consultazioni per eleggere l’assemblea regionale del Pd. Molti cittadini hanno capito che per poter esprimere delle classi dirigenti adeguate alle loro aspettative devono partecipare alla elezione di quei dirigenti che hanno il compito di scegliere i futuri amministratori e le future linee politiche del partito. Il successo della lista Partecipazione Democratica in IV Municipio e a Roma è stato costruito presentando candidature rappresentative di tutti i territori: ci sono rappresentati di quartieri come Colle Salario, Castel Giubileo, Settebagni che hanno animato in questi anni le più importanti battaglie contro l’amministrazione di centro destra, dagli abusi dei mondiali di nuoto allo spostamento dell’impianto ama di via Salaria

Quindi questo risultato non é stato un voto a Corbucci?

Sono convinto sia stato un voto ad un gruppo di persone che in questi anni stanno costruendo con il lavoro volontario e la fatica un’idea di un centro sinistra capace di essere rappresentativo dei territori e non degli intessi di qualcuno. Se le persone elette in assemblea regionale porteranno all’interno del più importante organismo politico del partito democratico gli interessi dei cittadini e non ad esempio quelli dei grandi costruttori o degli imprenditori poco trasparenti, sono sicuro che ne gioverà tutta l’azione del Pd che tornerà a essere un partito sempre più credibile

Mi sta dicendo che questo è stato un voto di sfiducia verso l’attuale dirigenza municipale del partito?

Ho molto apprezzato la scelta del segretario Vittorio Pietrosanti di non candidarsi in nessuna lista per cercare di rimanere super partes e dedicarsi al buon andamento delle primarie. Nonostante le grandi difficoltà organizzative che hanno costretto i circoli ed i volontari a fare gli straordinari per fare andare bene le primarie, abbiamo sentito tutti l’assenza di chi si sarebbe dovuto occupare dell’organizzazione e non della propria campagna personale. Bisogna smetterla con chi interpreta i ruoli di dirigenza di partito come vetrina personale per facili ascese. Il voto delle primarie dimostra il contrario. Le persone seguono coloro che ogni giorno stanno nel territorio e seguono i problemi, non chi cerca di imporsi con altri mezzi. L’anno che ci aspetta sarà difficilissimo, perché nonostante i fallimenti delle giunte Alemanno e Bonelli, il Pd deve dimostrare di avere un’alternativa valida e convincente che deve trovare le persone credibili che la sappiano incarnare. Quindi, credo che sarebbe bello poter fare una riflessione seria per il bene del quarto municipio che coinvolga tutti. Dopo queste primarie come sono cambiati, se lo sono, gli equilibri politici all’interno del Pd locale? Ho sempre detto che in quarto municipio ci sono molte figure in grado di rappresentare a pieno titolo pezzi di territorio. I consiglieri comunali Mirko Coratti e Fabrizio Panecaldo sono un punto di riferimento e meritano di poter portare le istanze del territorio in istituzioni ancora piu importanti. Credo che Marco Palumbo rappresenti un pezzo importante della storia di questo partito, è stato il mio primo segretario quando avevo 22 anni e da consigliere provinciale sta facendo bene. I colleghi consiglieri Rampini, Marchionne e Dionisi sono stati in questi anni compagni di strada veri con cui abbiamo condiviso un opposizione ferma e intransigente contro l’incapacità dell’amministrazione Alemanno-Bonelli. I coordinatori di circolo Maria Teresa Ellul, Silvia Di Stefano, Luisa Palumbo, Francesca Leoncini, Yuri Bugli e Romolo Moriconi hanno tenuto in piedi il partito nei territori nonostante le difficoltà economiche che attraversano i circoli. Il presidente del Pd municipale Claudio Maria Ricozzi ha avuto il merito di lavorare alla composizione di tutti quelli che sono stati i contrasti di questi ultimi anni. Per questa ragione credo che il vero cambiamento non sia tanto nei sempre mutevoli equilibri politici, ma nel rispetto di quello che ognuno di noi rappresenta per il territorio, cioè la capacita di rappresentare altre persone che ci chiedono di essere uniti e finalmente di riconquistare Roma e il quarto municipio

Lei, dove vuole arrivare, ora?

Sono a disposizione del mio partito, come ho sempre fatto.

Luciana Miocchi

IV Municipio: seduta del 16 febbraio dedicata all’impianto Cdr Ama di via Salaria. La cronaca

16 Feb

C’era un nutrito gruppo di persone stamattina in piazza Sempione. Per il consiglio municipale era stato presentato un ordine del giorno incidentale avente ad oggetto la “risoluzione disagi e dislocazione dell’impianto Ama di via Salaria 981”. Cittadini venuti a chiedere conto della rassicurazione ottenuta ad ottobre che al 31 gennaio si sarebbe fatto il punto sulla situazione dello stabilimento dove si produce il Cdr a prezzo di miasmi che mai vi erano stati in zona.

Alle 10,45 in aula c’erano ancora solo pochi consiglieri ma le sedie per il pubblico erano ormai tutte occupate. Presenti anche le telecamere di T9 e di Teleroma56 che poi avranno qualche problema con le autorizzazioni a riprendere la seduta, per non aver chiesto il permesso preventivo, pratica che sembra in uso in pochi Municipi, a detta degli operatori.
Nel crescendo dell’attesa l’ex presidente del Municipio, Alessandro Cardente, ora consigliere Idv dichiara: «dal nostro punto di vista a priorità va  ai cittadini e al disagio che patisce la zona. Bisogna fare in modo che la soluzione avvenga realmente, non con passaggi che fanno solo notizia perché il problema deve essere spostato verso le Istituzioni che possono intervenire, il Municipio non può nulla. Bisogna lavorare verso la regione Lazio. Invito perciò tutti i partiti ed i consiglieri che condividono la medesima necessità, a riunirsi per prendere una posizione comune che possa portare ad una soluzione veloce. In più, se l’impianto non può essere chiuso deve essere garantito a noi e ai cittadini che sia a norma di legge e tecnologicamente evoluto, perché e vicino alle zone abitate. Non per un fattore estetico ma per un fattore di salute della popolazione stanziale».

Appena presentato l’Odg incidentale, la maggioranza ha chiesto una pausa di 10 minuti per discuterne tra loro, pausa poi andata oltre i 40 minuti. Alle 11.30 la seduta non è ancora ricominciata, manca anche il presidente del consiglio, Borgheresi. Cinque minuti dopo i lavori cominciano sotto la direzione del vice presidente Walter Scognamiglio. Voci di corridoio danno per molto probabile il fatto che il consigliere Ripanucci possa presentare un emendamento.

Tra il pubblico Romano Amatiello, esponente de La destra del IV Municipio, comunica di aver chiesto di mettere a verbale un’interrogazione del gruppo consiliare de La destra in Campidoglio, a firma di Dario Rossin, capogruppo e Francesco Storace, presentata il 6 settembre 2011 al Sindaco Alemanno per chiedere delucidazioni sui miasmi ed il funzionamento dell’impianto, rimasta ancora inevasa.

Finalmente, alle ore 11.49, con l’intervento del consigliere Riccardo Corbucci, Pd, iniziano i lavori, dopo un lungo conciliabolo in capannello dei consiglieri di maggioranza.

Cinque minuti dopo entra l’attesissimo presidente del Municipio, Cristiano Bonelli. Alle 11.54 sono presenti in aula: per la maggioranza i consiglieri Bono, De Napoli, Ripanucci, Tancioni, Arista, Clavenzani, Vaccaro,  capogruppo Pdl municipale, nonché l’Assessore Bevilacqua. Alfredo d’Antimi per il gruppo misto, Iurescia e Cardente per l’Idv, Rampini, Corbucci, Limardi, Dionisi e il capogruppo Marchionne, per il Pd.
Bonelli riferisce che i lavori all’impianto Ama non sono conclusi affatto, che i vertici hanno detto davanti all’assessore all’ambiente di Roma Capitale Visconti di avere bisogno di due/cinque mesi per completare i lavori. Il massimo tempo quindi, i cinque mesi nello specifico, scadrà a marzo. Allora si potrà provvedere a esaminare seriamente la situazione.

La seduta ha avuto termine attorno alle 13,30, con l’emissione di un documento congiunto maggioranza-opposizione votato all’unanimità, con il quale si chiede all’Ama di completare i lavori entro il 31 marzo 2012 e se a quell’epoca i disagi fossero ancora insostenibili si procederà alla richiesta di delocalizzazione dell’impianto fuori dal centro abitato, attuando nel frattempo una riduzione del carico dell’immondizia lavorata. Con impegno di Prefetto, Regione, Comune e Provincia, ognuno per la propria competenza.

Questa sera servizi giornalistici andranno in onda su T9 alle ore 19.00 e su Teleroma56, canale 15, alle ore 19,30

Luciana Miocchi

(foto A. Pino)

“Il futuro è adesso”. Alla sala Agnini l’Italia vista dall’Europa – incontro con la eurodeputata Debora Serracchiani

8 Dic

Silvia Di Stefano, Dario Nanni, Debora Serracchiani, Riccardo Corbucci (foto A. Pino)

«Andare ad elezioni dopo le dimissioni del governo Berlusconi? Era da irresponsabili e anche impossibile. Il Presidente della Repubblica si è fatto carico di affidare il paese a chi meglio di altri poteva rappresentarlo in Europa». Ha esordito così Debora Serracchiani, europarlamentare Pd, quando ha preso la parola durante l’incontro “Il futuro è adesso” nella Sala Agnini di Viale Adriatico, a Montesacro. Precedentemente a lei erano intervenuti Silvia Di Stefano, coordinatrice del circolo Settebagni-Castel Giubileo che ha coordinato gli interventi, Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale e Dario Nanni, consigliere comunale. Presenti, insieme a numerosi cittadini, molti esponenti locali del partito. Contrariamente a quanto avviene di solito, con l’esponente di spicco che si fa attendere, i lavori sono iniziati con una puntualità svizzera, alle 18.

Silvia Di Stefano ha ricordato che l’assemblea regionale del Partito democratico il prossimo febbraio svolgerà le primarie per le elezioni del nuovo segretario, forse insieme a quelle per il candidato sindaco di Roma e per il candidato alla presidenza del IV municipio. Corbucci e Nanni hanno raccontato delle loro battaglie in Municipio e all’assise capitolina, degli abusi dei mondiali di nuoto e di un certo modo di amministrare la città per cui si cedono le ex aree mercatali, a volte molto pregiate a società di costruzioni che realizzano lauti guadagni avendone in cambio pochi appartamenti che non riescono a vendere in zone ultra periferiche della città.

Poi è iniziato l’intervento dell’europarlamentare, particolarmente atteso. Non capita tutti i giorni di poter avere testimonianza diretta di quanto avviene a Strasburgo, figuriamoci in un municipio grandissimo si, ma considerato “periferico” rispetto ad altri. Oggi come oggi l’argomento “Europa” è molto sentito, visto che è nel suo nome che ci vengono chiesti ed imposti sacrifici importanti.

Parla velocemente, senza sprecare tempo né una parola più del necessario, l’eloquio allenato anche dal fato di essere un affermato avvocato specializzato in diritto del lavoro.

«Per descrivere la nostra situazione in Europa, partirei da due fotografie, indicative. La conferenza stampa Merkel-Sarkozy, con la risatina rimasta famosa e poi un’altra conferenza stampa dove c’erano tre persone sullo stesso piano: Merckel, Sarkozy e Monti.

Nel giro di qualche giorno l’Italia si è trasformata, almeno nella forma, ed è tornata ad avere un ruolo centrale, il ruolo che gli è stato riconosciuto quando ha co-fondato la comunità europea insieme alla Germania e la Francia, ruolo che negli anni avevamo in qualche modo perso.

In pochi giorni, in poche settimane noi abbiamo riconquistato quell’affidabilità e quella credibilità che l’Europa pretendeva dall’Italia. In questo momento ci viene riconosciuta la nostra funzione di pontiere tra Francia-Germania e i paesi in difficoltà economica insieme a noi».

Il tempo scorre veloce, l’argomento è talmente interessante e vasto che nessuno interrompe per fare domande. «Ora c’è il problema di come quelle tre persone hanno intenzione di affrontare la situazione. L’Europa è arrivata a gestire questa crisi economico-finanziaria in maniera impreparata, senza la forza politica che doveva accompagnarsi alle scelte economiche e finanziarie che sono state fatte negli anni. Nel 1992 Jacques Delors diceva che la banca centrale europea contava 340 milioni di utenti ed era impensabile che non vi fosse l’accompagnamento di precisi e forti impegni politici. Dal 92 ad oggi di costruzione politica dell’Europa se ne è vista ben poca. Arriviamo quindi alla crisi economica attuale sommandola alla crisi strutturale che già c’era. Questa attuale però non è l’Europa di Khol, Mitterand e Delors ma è quella di Merkel, Sarkosi e fino a qualche giorno fa di Berlusconi. E’ differente la classe dirigente che affronta la crisi. Basta ricordare che se avessimo aiutato la Grecia un anno fa ci sarebbe costato la metà di quanto ci sta costando adesso. Se la Germania avesse sciolto il nodo degli aiuti finanziari alla Grecia avremmo evitato di bruciare in due settimane diciassette miliardi di euro e li abbiamo bruciati semplicemente perché bisognava attendere le elezioni in alcune regioni tedesche. Abbiamo un’Europa poco politica, leadership internazionale in difficoltà e stati nazionali che di fronte alla crisi invece di affidare un pezzo della loro sovranità nazionale se la riprendono, in particolare due grandi stati che in qualche modo si impegnano a fare da soli.»

Anche le curiosità riguardo la figura del premier Monti vengono anticipate. « Monti diventa determinante. Quei tre in comune non hanno nulla, la loro visione dell’Europa è profondamente diversa. I premier francesi e tedeschi pensano di poter fare da soli, l’italiano è un convinto europeista, che ha fatto il commissario europeo per anni, vuole la collegialità. L’apporto dell’Italia in questo caso è di arricchimento di quelle scelte che i capi dei due grandi stati non hanno fatto fino in fondo. Ne cito alcune. Noi siamo qui in bilico a decidere se fare o no il fondo salvastati, siamo in bilico a decidere se fare o no gli eurobond, che sono mettere insieme il debito degli stati nazionali, darlo in qualche modo all’Europa e a cercare di garantire che tutti gli stati, nessuno escluso, possano affrontare la crisi e magari anche superarla. C’è anche una difficoltà di individuazione della strategia e di individuazione della visione. La Merkel crede nell’Europa ma ne vuole il controllo, non è pronta a fare il passo di affidarsi ad un’Europa che mette insieme gli stati, si prende impegni politici e assume responsabilità verso gli altri stati membri. L’ingresso improvviso, voluto dell’Italia, è fondamentale.»

Sul diverso modo di reagire alla crisi dei stati membri, la Serracchiani dice «la crisi economico-finanziaria ha colpito tutti i paesi non soltanto quelli europei. Ognuno dei nostri 27 però ha reagito in maniera diversa. La Polonia ha un tasso di crescita superiore alla Germania. La Svezia è addirittura in crescita. Il Financial Times ha addirittura premiato il ministro svedese che per primo ha letto la crisi, ha bloccato i bonus alle banche e ha cominciato a fare quelle azioni che a noi vengono chieste tutte insieme, all’improvviso. Dobbiamo chiederci perché in questi ventisette stati ce ne sono molti che hanno una difficoltà economica superiore alla nostra, non solo la Grecia ma anche Portogallo, Spagna e Irlanda ma la Bce ha scritto solo a noi? Questo è un problema più politico. L’Italia è uno stato che aveva già promesso quegli interventi , in tre anni abbiamo fatto tredici manovre, dicendo sempre che eravamo pronti a fare le grandi riforme, avevamo già promesso che le avremmo fatte ma poi in realtà non è stato così. La banca centrale europea scrive proprio a noi perché in qualche modo sembravamo trascurare la questione, bastava prendere un qualsiasi giornale italiano per convincersi che la crisi non c’era.

Qualcuno ha reagito meglio. Viene da domandarsi cosa questi stati hanno fatto che non è riuscito a noi. La Spagna in campagna elettorale. ha spostato le tasse dal lavoro al capitale, ed è nel nostro paese un fatto che non è stato preso neppure in considerazione. Noi non abbiamo fatto la patrimoniale. Ora ne possiamo parlare liberamente, ma fino a qualche mese fa non si poteva neppure utilizzare il termine. In questo senso spero che monti vada fino in fondo con i tre requisiti rigore, equità, crescita. Che vanno messi insieme, non tenuti distinti. Rigore, se fai delle azioni che deprimono, devi fare un azione altrettanto equa. In Europa la patrimoniale è di due tipi, straordinaria con un aliquota più alta ma limitata nel tempo o più bassa ma in vigore per più tempo. Sarcozy  aveva promesso che l’avrebbe eliminata ma appena eletto ha detto ora non si può. In Francia si tassa tutto il patrimonio ma per loro è più semplice, non hanno il tasso di evasione che c’è da noi, che tassiamo solo l’immobiliare perché è quello più difficile da nascondere. Va bilanciata tenendo in considerazione anche la liquidità, con equità va valutato anche il reddito della persona perché essere proprietario di immobile non significa automaticamente avere la liquidità per pagare. Se queste scelte le avessimo fatte per tempo ora ci sembrerebbero più accettabili.»

Altro punto dolente da spiegare, le pensioni. «In Europa si dice che il nostro sistema pensionistico tiene, ma tiene nel lungo periodo, per i prossimi quindici anni no, perché c’è il peso delle pensioni di anzianità di chi ha iniziato a lavorare molto giovane e che, accumulato li anni di contribuzione, sta andando in pensione. Nel tempo sono sempre di meno quelli che hanno iniziato a lavorare presto, se si è 25 anni e molti di quelli che cominciano ora non accedono neppure all’inps ordinaria ma alla gestione separata. Il peso c’è ora. Ci sarà un aggiustamento? Molti sono gli interventi da fare prima di toccare le pensioni, ma se si decide di fare questo, le opzioni che più probabilmente verranno richieste all’Italia sono l’innalzamento dell’età già previsto per il 2026 e il passaggio al metodo contributivo, si abbassa un pochino la pensione ma diventa più equa, poi la flessibilità in uscita, cioè il lavoratore decide quando vuole uscire più lo fa prima più ne prende di meno. Ancora si possono eliminare tutte le pensioni privilegiate che esistono in questo paese. Potevamo farlo dieci anni fa, quando c’erano le condizioni economiche».

Sui problemi del sistema Italia il suo pensiero è «Al di la della crisi economica, il paese ha un problema di competitività rispetto agli altri i.. qui l’energia elettrica costa il 26 per cento in più della media europea, il carburante subisce due accise, mancano le infrastrutture e trasportare merci costa il 20 per cento in più. C’è un eccesso di burocrazia. L’ Eeuropa batte sulla competitività.»

Sul costo del lavoro: «Si dice che in Italia il costo del lavoro è troppo elevato per cui non si fa impresa. In parte è vero ma come mai in Germania il lavoro costa di più e gli stranieri vanno a mettere li le lori imprese? Ci vanno perché il paese è più competitivo. C’è anche un problema culturale per cui da noi i lavoratori sono sempre un costo per cui se una azienda deve abbattere i costi la prima cosa che fa è tagliare il personale. Perché noi siamo ancora convinti che un lavoratore che viene specializzato in quell’azienda e viene fidelizzato costa molto di meno di quanto costi cambiare in continuazione dipendenti. E da altre parti l’hanno già capito. In Italia è complicato capire che il mercato del lavoro va riordinato perché non è normale che se io decido di assumere una persona ho trentaquattro forme diverse contrattuali per farlo. »

L’intervento politico come esponente del Pd

«Ora abbiamo un governo tecnico, ma i governi non sono mai tecnici, sono politici. Monti ha fatto il commissario in Europa per dieci anni alla concorrenza al mercato unico e ha aperto una procedura di infrazione alla concorrenza a Microsoft. Mettere insieme ventisette teste diverse non è roba da tecnici ma da politici. E comunque, se se questi faranno le cose fatte bene, perché dopo dovrebbero rimettere il paese in mano alla “politica”?

Dobbiamo seguire passo passo tutto quello cha andrà ad accadere perché non sarò sufficiente se la politica non avrà l’ambizione di cambiare il modello culturale nel quale questo paese vive. Dobbiamo tornare a dire questo è uno Stato,  è una comunità, una nazione con il rispetto delle istituzioni, l’etica. Alcuni hanno detto ad esempio che l’appello che ha fatto il presidente alla necessità di dare la cittadinanza ai giovani che si sentono  italiani, che nascono in Italia da famiglie straniere, non è una priorità perché ora c’e altro da fare. Questo può riguardare il governo Monti perché deve fare delle scelte economiche ma non può riguardare la politica che deve fare delle modifiche al modello culturale. Possiamo fare due scelte; mettere quelle persone ai margini della società e non considerarli italiani ma quando si mettono le persone ai margini delle società quelle si incattiviscono e diventa difficile conviverci, oppure che diventino italiani, che ci sia un possibilità di assumersi i diritti ma soprattutto i doveri di essere cittadini italiani. Perché allora si costruisce un paese diverso. Ci aspetta una campagna elettorale dura, perché chi ha fatto una scelta vergognosa di mettersi all’opposizione, per tenere il proprio consenso elettorale, mi riferisco alla lega nord, che poi non ha avuto neppure il coraggio di portarci fuori da una situazione difficile. Quella forza politica farà solo un tipo di campagna elettorale: no all’ Europa, salviamo gli italiani mandiamo via gli immigrati, salviamo il nord togliamo il sud. Il nostro è l’unico paese europeo che durante la crisi ha tagliato scuola, sanità e ricerca. E anche qui la volontà politica era chiara, un popolo ignorante si governa molto meglio. Tutte queste cose le sentiamo nostre ed è una battaglia da fare in questi quindici mesi, dove la politica deve appoggiare questa sfida economica ma deve avere l’ambizione importante di tornare ai valori dell’etica. Quello che sta succedendo a questo paese è che sta tornando normale. Non è un pese normale quello che si stupisce se il presidente del consiglio va a vedere una mostra, si mette in fila e paga il biglietto. Non è neppure normale un paese che si stupisce se il presidente del consiglio potendo scegliere tra due aerei uno più grande e uno più piccolo sceglie quello più piccolo. Come non è normale aprire il giornale e trovare uno ricco che dice fatemi pagare più tasse. Dobbiamo ritrovare la normalità. Le battaglie sindacali sulla dignità del lavoro, sulla sicurezza. Dobbiamo recuperare la normalità. Dobbiamo impegnarci tutti a stare sul territorio marcando la differenza tra noi e gli altri per governare al meglio dove già lo facciamo e tornare dove non siamo più. Se vogliamo tornare in Europa dobbiamo farlo a testa alta.»

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Dopo l’intervento a “Il futuro è oggi” Debora Serracchiani ha accettato di rispondere ad alcune domande poste da www.europagiovani.com

(per leggere l’intervista completa copiate l’indirizzo http://www.europagiovani.com/index.php?module=loadRubriche&IdCategoria=25&IdRubriche=307  )

Luciana Miocchi