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“A Monte Sacro si canta, a Fidene si crepa” (di puzza) – di Alessandro Pino

30 Ago

(Roma) Nelle ultime ore si sono moltiplicate in rete le testimonianze di numerosi cittadini relative a una recrudescenza dei famigerati miasmi che ammorbano i quartieri circostanti il contestatissimo impianto Ama di trattamento rifiuti in via Salaria. Il fenomeno olfattivo informalmente e tristemente noto come “la puzza” è stato percepito anche a qualche chilometro dallo stabilimento la sera del 29 agosto – la stessa in cui sotto il portico di palazzo Sabbatini in piazza Sempione a Monte Sacro un nutrito pubblico assisteva a una performance del cantautore Filippo Gatti – esasperando ulteriormente i residenti. In segno di protesta, a Fidene in piazza dei Vocazionisti, ignoti hanno addobbato il volto della statua di Don Giustino Maria Russolillo con una maschera antigas, mentre su una mano della scultura riproducente il presbitero campano è stato collocato un foglio con la scritta “Il III Municipio dice NO Tmb”. Al riguardo sono intervenuti due consiglieri municipali della lista Lega Lazio Salvini, Fabrizio Bevilacqua e Mario Astolfi: “A Montesacro si canta, a Fidene si crepa – scrive Bevilacqua – mentre a piazza Sempione andava in scena l’ennesima manifestazione canora organizzata dalla giunta Caudo, i cittadini di Fidene, Colle Salario, Castel Giubileo e Serpentara subivano l’ennesima kermesse olfattiva del Tmb di via Salaria passando l’ennesima nottata in bianco. Speriamo che a breve la giunta del Terzo Municipio cominci ad operare concretamente per il bene del territorio con azioni che incidano realmente sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini anziché produrre quasi esclusivamente atti inerenti manifestazioni culturali, come accaduto fino a oggi”. Aggiunge il suo collega Astolfi: “In considerazione dell’espandersi dei miasmi anche in zone fino ad oggi non interessate dal fenomeno Tmb, la sinistra in che modo risponde?
Come mai una Giunta Municipale molto “legata” alla squadra Zingarettiana della Regione Lazio non prende una posizione determinante per la risoluzione del problema?
È risaputo che la gestione del Piano Rifiuti sia a tutt’oggi competenza della Pisana!!! Un tema troppo importante per essere lasciato in balia degli “odori” di via Salaria. Eppure il silenzio incombe”.

Alessandro Pino

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III Municipio di Roma Capitale: l’impianto Ama chiuderà entro il 2015, parola di Presidente

11 Feb

Consiglio straordinario sul destino dell’impianto Ama di via Salaria a Villa Spada

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

consiglio6febbraioIl 6 febbraio la sala parrocchiale si è riempita fino all’inverosimile per il problema che avvelena la vita dei residenti e la complica non poco anche agli abitanti dei quartieri vicini. La seduta si è aperta con la protesta del centro destra per quanto accaduto in consiglio qualche giorno prima, quando i consiglieri di centro sinistra hanno abbandonato l’aula prima della votazione degli atti presentati dalla minoranza  che richiedeva il  ripristino dei fondi dei viaggi della memoria e per una serie di iniziative da prendere sul territorio per commemorare le vittime delle foibe. C’è stata l’esposizione di striscioni e l’ulteriore contestazione della consigliera di Sel Valeria Milita, che ha assistito impassibile. D’altra parte, ai primi due punti della convocazione vi era la proposta di odg sulla giornata nazionale del ricordo e una mozione sul giorno del ricordo, atti che non si era riusciti a votare nella seduta precedente.

E’ trascorsa più di mezz’ora prima che si riuscisse a passare all’argomento che aveva portato la seduta fuori dall’aula di piazza Sempione, con alcuni cittadini che hanno abbandonato i locali in aperta polemica con i consiglieri, rei ai loro occhi di perdere tempo nel mostrarsi le penne arruffate a vicenda, utilizzando la memoria di fatti terribili a fini politici.

Il primo intervento su Ama Salaria arriva poco dopo le diciotto, ad opera di Cristiano Bonelli, Ncd, che aveva presentato l’atto sulla delocalizzazione poi cassato. A seguire, la consigliera Leoncini, Pd, ha spiegato il perché del parere negativo all’odg dell’opposizione e cioè perché la maggioranza ha presentato un atto, quello in discussione, che traccia la strada per arrivare alla chiusura completa entro il 2015 dell’impianto: «C’è il nostro impegno preso davanti a tutti che dà a voi cittadini una prospettiva reale, concreta, attraverso degli atti ben concreti». A queste parole un cittadino ha interrotto il protocollo chiedendo a gran voce di sapere quali fossero i passi concreti ma non ha avuto risposta immediata.

Dopo il veloce intervento del consigliere Massacci, Pd, il presidente del Consiglio Municipale Riccardo Corbucciha ringraziato ironicamente Bonelli per l’atto da loro presentato, che anche la maggioranza avrebbe redatto, dopo che si fosse concluso l’iter intrapreso, non perdendo l’occasione per ricordare che «Questa battaglia l’abbiamo seguita dall’inizio, da quando Bonelli non sentiva tanto bene la puzza. Ho sempre detto che sarebbe stata molto dura e che non si sarebbe risolta in poco tempo, la lotta è arrivata dove doveva arrivare, anche in Europa». A questo punto il consigliere pronuncia delle parole di estrema importanza per chi vive assediato da più di due anni dai miasmi dell’impianto: «Il punto nodale è che il Tmb chiude. Con certezza perchè l’ha detto Zingaretti ( il Presidente della regione Lazio ndr). L’intenzione politica comunale e municipale è chiudere entro il 2015, una data fissa, vera. Una data importante perché allora si chiuderà il ciclo della raccolta differenziata e quel tipo di delocalizzazione non servirà più perché il tmb non servirà più. Il tema è che ci farà allora Ama di quel sito. Noi abbiamo scritto parcheggio automezzi uffici, abbiamo specificato che non vogliamo più rifiuti. Questa non è una battaglia che si chiude oggi. Dovremo essere presenti quando Ama deciderà di riutilizzare il sito».
L’intervento è stato interrotto da un battibecco sul sindaco Marino tra Bonelli, Corbucci e alcuni residenti. Il presidente dell’aula poi è riuscito a concludere il suo discorso ribadendo nuovamente che l’atto sulla delocalizzazione presentato in precedenza dall’opposizione è stato bocciato dalla maggioranza perché l’obiettivo del governo municipale e comunale non è la delocalizzazione ma la chiusura.

Poi è stata la volta di Gianna Le Donne, assessore municipale alle politiche ambientali, Sel, che ricostruisce gli avvenimenti che portano a poter affermare che l’impianto sarà chiuso nel 2015, ovvero che è stata finalmente chiusa definitivamente la discarica di Malagrotta, dove veniva portato l’indifferenziato mentre ora i quattro impianti lavorano a regime. Di questi si è scelto di chiudere via Salaria perché il più vicino al centro abitato; la data del 2015 è stata data dall’assessore di Roma Capitale Estella Marino e dal sindaco Marino e nel frattempo verranno abbattute le quantità di materiale trattato perché da luglio ad ottobre nella raccolta differenziata sono stati coinvolti altri 900.000 utenti in più e nel prossimo anno si uniranno altri cinque municipi, per una raccolta differenziata stimata nel 50%.
L’assessore ha fatto poi riferimento alla necessità di andare a regime con la differenziata per via delle sanzioni della UE e del costo insostenibile per conferire i rifiuti fuori regione, dopo la chiusura della discarica di Roma e ha dato notizie sul tritovagliatore di Rocca Cencia, che verrà mantenuto in funzione per consentire la chiusura di via salaria. «Tutto ciò che accadrà dopo non dovràportare alcun disagio sul territorio». Sulle ultime parole della Le Donne sono scattati gli applausi dei residenti.

I lavori del’aula a questo punto sono stati interrotti  per consentire di parlare a Adriano Travaglia, del comitato spontaneo Villa Spada e a Pino D’Aloisio, presidente del neo eletto comitato di quartiere, il quali hanno assicurato che si occuperanno dell’impianto Ama coordinandosi tra di loro

Dice Travaglia: «Contestiamo alcune date sull’atto da votare oggi. Vorremmo cambiare il chiusura impianto fissa nel 2015 a 28 febbraio 2015, aggiungere il punto terzo bis con il non pagamento della tarsu per il 2014 per i cittadini di Villa Spada», probabilmente come piccola forma di risarcimento morale.
E’ stata poi la volta dell’europarlamentare Roberta Angelilli, una dei quattordici vice presidenti del parlamento europeo, in forza al PPE, che ha fatto arrivare una delegazione del comitato spontaneo fino a Bruxelles, insieme ad altri comitati che si battono a vario titolo per la questione dei rifiuti nel Lazio. Nel suo intervento l’Angelilli ha detto: «La procedura di infrazione va avanti, questo vuol dire che non sono state date delle risposte perchè la Comunità Europea dà un tempo entro il quale rispondere e se il riscontro è positivo, la procedura si ferma e questo non è accaduto. Noi parliamo di raccolta differenziata ma su Roma la situazione è di stallo rispetto agli obiettivi ambiziosi che il Comuni si è dato. Se non c’è una accelerazione straordinaria la cosa non può avvenire. La situazione emergenziale c’è ma durante questo consiglio ho udito due cose che non sapevo che mi sembrano rivoluzionarie, ci sono atti del Comune di Roma e regione Lazio  che dicono chiusura nel 2015? Bisogna anche avere un piano per la differenziata. Ci sono o non ci sono gli atti formali o sono solo dichiarazioni alla stampa? A me questo interessa perché  abbiamo fatto un gruppo di lavoro a Bruxelles, se ci sono gli atti li vorrei avere. Ci vuole un piano, la data fissa non serve senza piano».

Conclude l’europarlamentare: «Se mi posso permettere fate una mozione comune a tutti i consiglieri, non importa chi ha cominciato prima e chi ha cominciato dopo, voi dovute parlare con una voce sola, istituzione e cittadini, questo vi da forza contrattuale».
Dal pubblico a questo punto si sono levate molte voci a chiedere di avere visione degli atti di Regione e Comune e il mormorio è durato un bel po’.
Ferdinando Bonessio, presidente dei Verdi nel Lazio, chiede di evitare di entrare nella questione generale dei rifiuti perchè si rischia di perdere di vista la questione dell’impianto di via salaria, diventato purtroppo strategico perché l’Italia era sotto infrazione, a causa del conferimento dei rifiuti non trattati in discarica. Auspica un tavolo immediato tra Comune, Municipio, Regione e Comitati perché i cittadini devono sempre sapere cosa si sta facendo per risolvere il problema. Tra le altre cose per lui «La seconda questione è che quanto oggi viene indicato venga recepito con un atto della giunta comunale, le eventuali date devo no essere riprese da questo documento municipale al documento comunale, che è l’istituzione proposta».
Finalmente è la volta della presentazione dell’ordine del giorno incidentale del movimento Cinque stelle, ad opera del consigliere Massimo Moretti, il quale propone di separare e privilegiare immediatamente la raccolta dell’umido, in quanto causa principale dei cattivi odori.
Immediatamente dopo Bonelli propone, se possibile, di prendere parte ad un lavoro comune che produca un documento unico sull’impianto tmb di via Ama via Salaria: «L’unica cosa che dico di politico questa sera; mantengo nei miei interventi lo stile che mi sono imposto un anno fa ed invito allo stile di responsabilità e non allo stile comizio elettorale – riferendosi a Corbucci, ricambiando così il favore al presidente del consiglio che lo aveva nominato nel suo intervento  -. Non dirò qui Alemanno ha fatto questo e Marino no, non lo faccio, mettiamoci alle spalle destra sinistra e lavoriamo per i cittadini».
Alla risposta – ovvia – della maggioranza si scatena una nuova gazzarra cui si uniscono Giordana Petrella e Manuel Bartolomeo, Ncd. Il Presidente del Consiglio, spiega che l’ordine del giorno incidentale è un atto a parte e non si può estrapolarne un pezzo ed aggiungerlo ad un altro per un mero motivo tecnico, che per la maggioranza l’atto va bene tranne il rigo che ritiene possa ingenerare confusione. Eliminato quello non ci sono motivi per non votarlo. Dopo una breve interruzione richiesta da Moretti per consultazioni, il consigliere ha accettato di fare la modifica richiesta.
L’intervento del Presidente del Municipio, Paolo Marchionne è stato breve e conciso, facente riferimento alla richiesta di esibizione degli atti che sanciscono la chiusura degli impianti fatta da Roberta Angelilli: «non si vive di slogan, se uno la deve sparare grossa la spara a ridosso delle elezioni. Invece veniamo qua, non ci sono elezioni in vista, a dire delle cose molto precise. Quello che è scritto su questo atto è stato ragionato».
Francesco Filini, consigliere Fdi:«Avevo evitato di intervenire perché sembrava ci fosse qualcosa di concreto . Quando ho sentito parlare il presidente ho capito che non c’è nulla. Vi sfido a produrre degli atti che sostengano, certifichino quello che voi sostenete. Altrimenti è troppo facile dire tra qualche mese ci sono stati dei problemi, non ce la facciamo per il 2015, ci vediamo nel 2016».
L’intervento di Yuri Bugli viene interrotto dalle urla dei consiglieri di Ncd. A quel punto i cittadini presenti hanno cominciato a chiedere a gran voce di sapere se esistano o no questi atti ufficiali. I consiglieri di opposizione hanno centrato il nervo scoperto dei residenti, che sono disposti ancora a dare credito ma non a credere sulla parola e soprattutto non sopportano più di sentire battibecchi e schermaglie politiche, provati da anni di promesse di Ama e di rimandi a Commissioni e Studi e rimpalli di responsabilità. Vogliono fatti concreti.
Bonelli si rivolge al pubblico: «L’hanno aperta loro l’ama di via Salaria!!». Nella sala si urla, si urla e si urla ancora. La gente non si fida più delle parole, non facendo distinzione tra chiacchiere da bar e impegno preso in pubblico da parte di presidente del Municipio e consiglieri di maggioranza.

Come non capirli, due anni di odori snervanti che li inseguono fin dentro le stanze più interne delle loro case hanno logorato ogni pensiero, ogni credo. Non possono non ricordare di quando non venivano creduti, di quando all’inizio ogni istituzione faceva lo scaricabarile, Municipio, Comune e Regione pressati tra il giusto diritto dei residenti e le esigenze di una città che rischiava una paralisi peggiore di quella patita da Napoli al tempo dell’emergenza rifiuti. Al tempo ancora non vi erano stati gli arresti eccellenti in regione e del patron di Malagrotta e dei suoi dirigenti, non era ancora emerso il sistema per cui non si riusciva a chiudere la discarica e a far partire la raccolta differenziata. Se sono arrivati a questo consiglio a Villa Spada lo devono alla caparbietà che li ha portati a riunirsi in comitato spontaneo, a chiedere aiuto a tutti i politici che hanno voluto ascoltarli, qualcuno si è defilato immediatamente, qualcun altro si è unito dopo, qualcuno si è messo a disposizione dal primo momento rimanendo sempre prezioso riferimento. Sono arrivati fino a Bruxelles, le loro istanze raccolte in maniera bipartisan dagli eurodeputati Roberta Angelilli e Niccolò Rinaldi, arrivando ad ottenere l’interessamento e la visita di una Commissione. Da quel momento, qualcosa ha cominciato a muoversi, anche le istituzioni italiane non hanno più potuto ignorare questo pezzo di Roma Nord.

Ristabilito il silenzio, sono intervenuti i consiglieri Fabio Dionisi per il Pd e Jessica De Napoli per il Ncd. Poi il presidente del consiglio Corbucci ha preso nuovamente la parola per dire che «Non ci sono protocolli da ricercare ma impegni da rispettare. L’Angelilli è in campagna elettorale (tra poco ci sono le elezioni europee, ndr). Noi prendiamo questa sera l’impegno di chiudere nel 2015. Chi ci ha preceduto non ha fatto il proprio dovere, è evidente che noi vogliamo fare il nostro dovere che oggi è questo atto e con ulteriori atti in futuro».
L’intervento di Fabrizio Cascapera, Lista Civica Marchini: «Sono contento che sia arrivato un atto comune. Vorrei però spostare l’attenzione su un altro problema. Sono convinto che possiamo fare il piano migliore del mondo ma se non mettiamo mano ad Ama non ne usciremo mai. Credo nella loro buona fede ma quante volte abbiamo visto “consegna lavori metro entro il ..” e poi i termini non sono stati rispettati. Dobbiamo richiedere la ristrutturazione totale di Ama, bisogna abbattere il sistema Ama».

Prende la parola per l’ultima volta Cristiano Bonelli per ribadire che bisogna continuare sul percorso avviato e che l’opposizione ci sta.

Tutti i consiglieri presenti hanno votato all’unanimità l’atto condiviso.

La volontà politica del Municipio dal tardo pomeriggio del 6 febbraio è ufficialmente nero su bianco. E’ stato sottoscritto che lo stabilimento Ama per la produzione di Tmb di via Salaria verrà chiuso entro il 2015. L’Amministrazione ci ha messo la faccia. Ora sarà difficile tornare indietro.

 Luciana Miocchi

Cercando di raccontare il casuale lavoro di un naso. Storia di spazzatura, saponette e cavalli che corrono con la criniera al vento

18 Mar

(pubblicato anche nella nuova pagina “istantanee scattate con la penna”)

foto di repertorio di A. Pino

foto di repertorio di A. Pino

Mattina di mercoledì 6 marzo. Un cielo luminoso ma senza sole e l’aria umida rimandano l’idea che debba piovere da un momento all’altro.

Sono su via Salaria, direzione dentro Roma, sulla strada per andare al lavoro. Il traffico è solo parecchio rallentato, per fortuna non è quella fila compatta di auto che ti costringe ad immaginare spiagge tropicali per ammazzare il tempo. Ascolto distrattamente il ruggito del coniglio. All’improvviso, mi rendo conto più o meno di essere arrivata all’altezza della sbarra di Sky, realizzo che sto respirando un profumo che non è il mio. Per alcuni lunghi istanti mi sento disorientata, come se non fossi più seduta alla guida della mia auto legata con la cintura di sicurezza ma catapultata non so come in mezzo ad un prato a tinte forti, coperto dai fiori più improbabili e invisibili o dentro una fabbrica di disinfettanti e deodoranti, reparto prove, oppure in un bagno di quegli alberghi di lusso dove nemmeno entri che già si attiva una fotocellula che ordina lo spruzzo di aromi con aspirazioni divine e celestiali.

Il mio naso preso alla sprovvista registra un effluvio – come lo chiamo? Odore? Puzza? Profumo? Cattivissimo non è, buono nemmeno. Soprattutto non l’ho voluto, non l’ho cercato, non è discreto ma prepotentemente invadente –  che poteva sembrare quasi piacevole, dolciastro, una sensazione di acqua e saponetta anni settanta. Dopo pochi attimi invece, mi accorgo che in quell’acqua galleggia un aroma di spazzatura. No, non un olezzo di immondizia stagionata. Fresca, fresca, un aroma inconfondibile e impossibile da nascondere. Come se qualcuno avesse risciacquato un enorme cassonetto dei rifiuti con un altrettanto gigantesca dose di detergente profumato. Mi aspetto da un momento all’altro di veder galoppare il cavallo bianco con la criniera al vento che nitrisce mentre una voce in sottofondo dice il nome del bagnoschiuma, sempre anni settanta pure quello. Persiste, insistente e prevaricatore, fino all’entrata del centro di accoglienza del Comune di Roma, poi si dissolve e nell’abitacolo non arrivano più aromi estranei, giusto in tempo per non passare dalla fase stordita-incuriosita a quella fastidiata dal finto profumo taroccato. Deve essere questa una delle puzze che denunciano gli abitanti di Villa Spada, la cui collina si trova proprio di fronte dove è iniziato il mio viaggio sensoriale. Subdola perché non immediatamente sgradevole come quando aleggia l’odore di sostanze acide, diventa esasperante perché si tratta di un aroma estraneo al quadro ambientale naturale, artificioso, impossibile da eliminare a comando, che copre una puzza con un simulacro di prato in fiore, di doccia frettolosa e con l’acqua fredda.

Luciana Miocchi

Roma – Villa Spada: i residenti chiedono un’azione dimostrativa per il problema della puzza

24 Mag

Arrabbiati e delusi per la mancanza di comunicazioni ufficiali nonostante sia scaduto il termine ultimo il fine lavori, il presidente del Municipio Bonelli ispeziona l’impianto ma non interviene all’assemblea all’assemblea

foto A. Pino

Era prevedibile, da come gli abitanti di Villa Spada avevano reagito ai comunicati stampa del presidente dell’Ama Piergiorgio Benvenuti, che nell’assemblea pubblica di ieri sera tutti si aspettassero la comunicazione di iniziative sul campo. La sala teatro della parrocchia di via Radicofani era piena di gente venuta a discutere su cosa fare visto che il termine che si erano presi Municipio e azienda per portare a compimento i lavori per l’eliminazione della puzza è scaduto ma gli odori sono rimasti e nessuna conferenza stampa è stata indetta, anche se il responsabile comunicazione di Ama la da per imminente.

L’atmosfera carica di attesa e resa elettrica dalla constatazione, man mano che il tempo passava, che in platea non c’erano né il presidente Bonelli, che pure in mattinata aveva compiuto un sopralluogo presso lo stabilimento di via salaria insieme a Benvenuti e ad alcuni consiglieri municipali, né nessun esponente della maggioranza che governa il Municipio. Un segno che è stato interpretato molto negativamente dai presenti, che si sono sentiti snobbati, come se ci fosse la volontà di fuggire da un confronto aperto con la popolazione.

I primi a parlare sono stati i rappresentanti del comitato spontaneo, ovvero il presidente Adriano Travaglia, il suo vice Daniele Poggiani ed il segretario, Salvatore Cangialosi. I tre hanno riassunto rapidamente gli eventi degli ultimi mesi, dopo che il Travaglia ha letto l’atto costitutivo del comitato, il cui fine è perseguire con ogni mezzo legale l’obiettivo di tornare alla vita serena di prima che arrivasse l’impianto Ama, possibilmente ottenendone la delocalizzazione. Stanno lavorando all’organizzazione di una grande manifestazione di strada, seguendo tutto l’iter richiesto dalla Questura, perché non vogliono che qualcuno si debba poi trovare a dover far fronte anche a spese legali e ammende, aggiungendo la beffa anche al danno.

foto A. Pino

Molti i politici presenti e semplici cittadini che hanno preso la parola: Riccardo Corbucci, vicepresidente del municipio e Fabio Dionisi, consigliere municipale, entrambi del Pd – partito presente anche con i presidenti di circolo Teresa Ellul e Silvia Di Stefano – hanno presenziato al sopralluogo insieme al presidente Bonelli e ne hanno riferito ai presenti, svelando che al biofiltro mancherebbe la copertura, in quanto non sono arrivate ancora tutte le autorizzazioni a costruire (evidentemente per la fattispecie non è prevista una deroga simile a quella di cui si è servito il commissario per l’emergenza rifiuti dell’epoca,  Marrazzo,  per autorizzare l’impianto); Massimiliano Iervolino, autore del libro “Con le mani nella monnezza”, Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio, Claudio Maria Ricozzi, dirigente locale del Pd; Romano Amatiello per La Destra del IV municipio – partito non ancora rappresentato nell’aula consiliare –  ha riferito che che il capogruppo in Campidoglio, Rossin ha presentato mesi addietro un’interrogazione al Sindaco circa l’impianto di via Salaria, rimasta lettera morta. La segreteria tornerà a sollecitare la risposta ma comunque la posizione de La Destra  è per la delocalizzazione. L’attivista politico – accompagnato dal consigliere Ld del II Municipio Roberto Cappiello – si spinge oltre, fino a criticare l’assenza di qualsiasi rappresentante della maggioranza, in contrasto con l’opposizione municipale: “non basta seguire la vicenda istituzionalmente, bisogna essere presenti tra la gente e non fuggire il confronto con essa”.

I consiglieri Corbucci e Dionisi (foto A. Pino)

Tra gli interventi dei cittadini sono da segnalare quelli dell’ingegner Emilio Santa Maria, che ha spiegato gli studi presentati dall’istituto Negri di Milano, anche mettendone in luce le incongruenze. Peraltro, l’istituto prende a riferimento la normativa contro le emissioni odorigene vigente in Lombardia, perché il Lazio non ha legiferato in materia (quindi in teoria non si può violare un tetto massimo di emissioni perché il tetto massimo in questione…non c’è!, almeno per la nostra regione), dell’avvocato Cristiano Manni, che ha evidenziato come una strada possa portare anche direttamente alla Commissione Europea, il presidente del comitato di Fidene, quartiere immediatamente alle spalle di Villa Spada e dunque sotto vento-sotto puzza come i vicini, Peppe Maio, che con la sua veracità “popolana” tra il romanesco e l’inflessione lontana del dialetto d’origine, ha spiegato benissimo il concetto cardine dell’intera serata: la puzza, se anche non facesse male, rovina la vita e gli averi dei residenti, perché tra l’altro, le case qui, non hanno più mercato. La decisione di mettere una produzione di eco balle a meno di 200 metri dal primo abitato è stata sbagliata e forse illegale, sicuramente avventata. La magistratura già sta indagando sull’impianto, “probabilmente qualcuno andrà in galera, ma ci deve andare chi ha sbagliato, non noi se facciamo qualche cazzata per protestare. Tutti calmi, tutti entro le regole ma dobbiamo protestare, mo basta”. Sono le parole che tutta l’assise voleva sentire:  basta aspettare. Vogliono scendere in strada a manifestare, fare uscire la questione dai confini locali. Ma tranne le emittenti e la stampa locale, né Rai ne Sky hanno ritenuto di mandare qualcuno. Eppure Nino Santarelli, giornalista di Teleradiostereo ha suscitato un vespaio pubblicando un’intervista alla dottoressa Muraro, dirigente Ama, la quale ha affermato che gli odori che ora provengono dallo stabilimento sono paragonabili  a quelli che si percepiscono in una rivendita di frutta e verdura. In risposta sul palco è stata allestita una cassetta di prodotti vegetali assortiti. A dire il vero il cavolo era un po’ molesto. Ed era uno solo. Probabilmente se ce ne fossero stati un paio in più non avrebbero creato un’essenza profumata, figuriamoci qualche quintale di prodotti ortofrutticoli in decomposizione…no, decisamente non è stata un’uscita fortunata, quella della funzionaria. Sembra quasi un’ammissione, a voler esser pignoli.

il presidente del comitato di Fidene, Peppe Maio (foto A. Pino)

A stringere, la serata si è conclusa con l’annuncio dei preparativi per una grande manifestazione, con tutte le autorizzazioni e le prescrizioni in regola, per chiedere la delocalizzazione dell’impianto, peraltro cosa ardua, vista la gran quantità di euro che si dicono spesi. Probabilmente l’unica via, al di là della politica e della contabilità di bilancio, è quella indicata dai legali: costringere al risarcimento dei danni l’Ama, tanto che sia più conveniente spostare la produzione piuttosto che pagare i danni. Rimane un pizzico di delusione per la mancata presenza degli amministratori di maggioranza, perché l’assemblea non è stata per nulla schierata, anzi, a tratti è sembrato che qualcuno fosse presente per cercare di fare anche un po’ di passerella, consapevole che la questione è seria, la strada in salita e se mai questo pugno (confronto la popolazione totale di Roma) di disperati ‘ncazzati dovesse ottenere qualcosa manterrebbe memoria davvero molto lunga in merito a chi ha dato un supporto oppure no, quindi è meglio esserci perché, alla fine, nel peggiore dei casi, si potrà sempre dire “io però c’ero”. Alcune volte è necessario scendere tra la gente, confrontarsi anche con chi è esasperato per una situazione piovuta tra capo e collo in una sera d’estate, prendere magari qualche fischio ma mettere faccia e cuore. Ieri sera di fischi non ne sarebbero volati sicuramente. Questa ormai è gente troppo informata sui fatti per poter accusare il Municipio di alcunché, visto che l’amministrazione municipale poteri in merito non ne ha, se non quello di riferire e trasmettere le istanze degli amministrati, facendo pressioni nella scala gerarchico-politica, cosa che sta avvenendo, per altro. Allora perché non essere presenti?

L’emergenza rifiuti, se non risolta, scoppierà a Roma più grave che a Napoli. Malagrotta straborda, la Ue non sente ragioni, nessuno vuole il pacco-bomba di una nuova discarica sul proprio territorio, a ragion veduta, viste le note vicende di quella romana. Rispetto ai quasi tre milioni di abitanti di Roma, le poche decine di migliaia di residenti della zona potrebbero essere considerati come il male minore, un sacrificio “accettabile”.

Romano Amatiello (foto A. Pino)

L’inceneritore ha un appetito vorace, che viene alimentato a eco balle. Non si può interromperne la produzione di colpo senza rischiare di venire sommersi dall’immondizia. Lo sa la Regione, lo sa il Comune, lo sa il Municipio. Tutti e tre governati dagli stessi colori. Non ci si può sottrarre alle direttive superiori senza rischiare la “morte politica”.

L’alternativa ci sarebbe, la raccolta differenziata spinta. Ma bisogna attrezzarsi, crederci, riconvertirsi. Con costi e spostamento di interessi economici considerevoli. E queste sono tutte cose difficili da spiegare e da ammettere, quando si ha la responsabilità di amministrare.

Intanto il piccolo Davide si appresta ad affrontare Golia. Non resta che vedere come andrà a finire

Luciana Miocchi

IV Municipio: seduta del 16 febbraio dedicata all’impianto Cdr Ama di via Salaria. La cronaca

16 Feb

C’era un nutrito gruppo di persone stamattina in piazza Sempione. Per il consiglio municipale era stato presentato un ordine del giorno incidentale avente ad oggetto la “risoluzione disagi e dislocazione dell’impianto Ama di via Salaria 981”. Cittadini venuti a chiedere conto della rassicurazione ottenuta ad ottobre che al 31 gennaio si sarebbe fatto il punto sulla situazione dello stabilimento dove si produce il Cdr a prezzo di miasmi che mai vi erano stati in zona.

Alle 10,45 in aula c’erano ancora solo pochi consiglieri ma le sedie per il pubblico erano ormai tutte occupate. Presenti anche le telecamere di T9 e di Teleroma56 che poi avranno qualche problema con le autorizzazioni a riprendere la seduta, per non aver chiesto il permesso preventivo, pratica che sembra in uso in pochi Municipi, a detta degli operatori.
Nel crescendo dell’attesa l’ex presidente del Municipio, Alessandro Cardente, ora consigliere Idv dichiara: «dal nostro punto di vista a priorità va  ai cittadini e al disagio che patisce la zona. Bisogna fare in modo che la soluzione avvenga realmente, non con passaggi che fanno solo notizia perché il problema deve essere spostato verso le Istituzioni che possono intervenire, il Municipio non può nulla. Bisogna lavorare verso la regione Lazio. Invito perciò tutti i partiti ed i consiglieri che condividono la medesima necessità, a riunirsi per prendere una posizione comune che possa portare ad una soluzione veloce. In più, se l’impianto non può essere chiuso deve essere garantito a noi e ai cittadini che sia a norma di legge e tecnologicamente evoluto, perché e vicino alle zone abitate. Non per un fattore estetico ma per un fattore di salute della popolazione stanziale».

Appena presentato l’Odg incidentale, la maggioranza ha chiesto una pausa di 10 minuti per discuterne tra loro, pausa poi andata oltre i 40 minuti. Alle 11.30 la seduta non è ancora ricominciata, manca anche il presidente del consiglio, Borgheresi. Cinque minuti dopo i lavori cominciano sotto la direzione del vice presidente Walter Scognamiglio. Voci di corridoio danno per molto probabile il fatto che il consigliere Ripanucci possa presentare un emendamento.

Tra il pubblico Romano Amatiello, esponente de La destra del IV Municipio, comunica di aver chiesto di mettere a verbale un’interrogazione del gruppo consiliare de La destra in Campidoglio, a firma di Dario Rossin, capogruppo e Francesco Storace, presentata il 6 settembre 2011 al Sindaco Alemanno per chiedere delucidazioni sui miasmi ed il funzionamento dell’impianto, rimasta ancora inevasa.

Finalmente, alle ore 11.49, con l’intervento del consigliere Riccardo Corbucci, Pd, iniziano i lavori, dopo un lungo conciliabolo in capannello dei consiglieri di maggioranza.

Cinque minuti dopo entra l’attesissimo presidente del Municipio, Cristiano Bonelli. Alle 11.54 sono presenti in aula: per la maggioranza i consiglieri Bono, De Napoli, Ripanucci, Tancioni, Arista, Clavenzani, Vaccaro,  capogruppo Pdl municipale, nonché l’Assessore Bevilacqua. Alfredo d’Antimi per il gruppo misto, Iurescia e Cardente per l’Idv, Rampini, Corbucci, Limardi, Dionisi e il capogruppo Marchionne, per il Pd.
Bonelli riferisce che i lavori all’impianto Ama non sono conclusi affatto, che i vertici hanno detto davanti all’assessore all’ambiente di Roma Capitale Visconti di avere bisogno di due/cinque mesi per completare i lavori. Il massimo tempo quindi, i cinque mesi nello specifico, scadrà a marzo. Allora si potrà provvedere a esaminare seriamente la situazione.

La seduta ha avuto termine attorno alle 13,30, con l’emissione di un documento congiunto maggioranza-opposizione votato all’unanimità, con il quale si chiede all’Ama di completare i lavori entro il 31 marzo 2012 e se a quell’epoca i disagi fossero ancora insostenibili si procederà alla richiesta di delocalizzazione dell’impianto fuori dal centro abitato, attuando nel frattempo una riduzione del carico dell’immondizia lavorata. Con impegno di Prefetto, Regione, Comune e Provincia, ognuno per la propria competenza.

Questa sera servizi giornalistici andranno in onda su T9 alle ore 19.00 e su Teleroma56, canale 15, alle ore 19,30

Luciana Miocchi

(foto A. Pino)

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