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Strepitoso successo del “Premio Montesacro 2015” al Teatro Viganò – di Penelope Giorgiani

10 Dic

 

Un Teatro Viganò gremito di pubblico fino all’inverosimile il 5 dicembre per la serata finale di spettacoli e premiazioni ha decretato il trionfo della edizione 2015 del “Premio Montesacro”, manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale ComunicaRoma con il patrocinio gratuito della Presidenza del Terzo Municipio per valorizzare le personalità e le realtà legate al territorio di cui porta il nome. Come nella prima edizione, primadonna e fascinosa presentatrice della serata è stata la giornalista Luciana _DSC9791BMiocchi, coordinatrice del giornale “La Voce del Municipio” tra gli sponsor del Premio – insieme all’intrattenitore Marco Fava, affiancati sul palco da due valletti indaffaratissimi a gestire ospiti, trofei e premiati: il giornalista Alessandro Pino in stile 007 – apprezzato dal pubblico per presenza scenica –  e la studentessa del Liceo Aristofane Emma Patanella. Direzione artistica affidata alla stilista e reporter Alessia Vetro. Confermata la formula delle premiazioni inframmezzate da esibizioni di cantanti e artisti, dopo i saluti istituzionali del presidente del Municipio Paolo Marchionne e dell’assessore alla Trasparenza e alle Politiche Scolastiche, Riccardo Corbucci: si sono susseguiti il balletto “Lost” della compagnia In Punta di Donna coreografato da Giulia Antonini, il trio canoro delle Ladyvette che in questi giorni appariranno nella fiction Rai “Il paradiso delle signore” qui accompagnate al piano da Roberto Gori, i cantanti Federica Baioni (accompagnata da Dario e Andrea Esposito) e  il cantante Mirko Oliva (da X Factor edizione romena) e un quartetto d’archi della Accademia degli Ostinati, _DSC9650B premiati tra l’altro nella categoria giovani. Ospite d’onore a sorpresa l’attrice Sabina Guzzanti – originaria di Monte Sacro – che si è esibita in un caustico monologo ricevendo poi un premio speciale dalle mani di Luciana Miocchi. Tante le categorie premiate, i cui finalisti selezionati da una giuria nei giorni scorsi,  erano stati  segnalati dai cittadini nella fase preliminare del Premio tramite il sito internet “Premiomontesacro.com” e presso lo stand informativo allestito al Mercatino Conca d’Oro. Per ogni categoria al vincitore è andata la riproduzione di palazzo Sabatini (la sede del Municipio a piazza Sempione) realizzata dal maestro Giandomenico Renzi e consegnata da personalità del territorio, mentre agli altri finalisti tutti presenti sul palco affollatissimo è andata una targa personalizzata: “Donna dell’Anno” è stata eletta Adriana Restante del Comitato di Quartiere “Piazza Corazzini Verde” mentre il riconoscimento “Uomo dell’Anno” è andato a Fabrizio Bartoccioni, presidente della associazione Vertical attiva nella raccolta fondi per la ricerca sulle lesioni alla spina dorsale, protagonista sul finale di un vivace scambio di battute con il presidente Marchionne per il taglio dei fondi subìto per la propria assistenza, cui Marchionne ha risposto intervenendo per rimarcare di aver seguìto i dettami di legge (i cui effetti sono stati comunque rinviati a fine gennaio per le opportune modifiche come preannunciato dallo stesso Marchionne), lasciando poi la _DSC9843Bintervenire l’assessore alle Politiche sociali Di Maggio, presente sul palco come premiatrice. Premio alla “Carriera” per la preside dell’Istituto Uruguay Carla Galeffi. Il premio alla “Scuola” è andato all’Istituto Carlo Levi. “Giornalista Web” è stato eletta la penna di Romapost Claudio Bellumori mentre il premio “Giornalista Carta stampata” è andato a Giuseppe Grifeo de “Il Tempo”. Affine per materia il premio “Informazione”, andato al sito Incomune.tv per le riprese video delle sedute consiliari in Municipio. Nella categoria “Commercio” è stato premiato il barista Gianni Carbonaro che dal suo locale ha tolto le famigerate slot machine, l’”Artigianato” ha visto prevalere il pizzaiolo campione del mondo Abramo Fini. Nella categoria “Scrittura e fotografia” è stato premiato il video reporter Valerio Nicolosi che per l’appunto ha ringraziato tramite un filmato proiettato sul fondale perché in trasferta all’estero. Nella “Promozione della Musica” ha vinto l’Associazione Defrag, la “Cultura” è andata all’intellettuale e cultore della romanità Marcello Teodonio, lo “Sport” all’atleta delle Special Olympics Filippo Pieretto, premiati invece DSC_0095B nella sezione ”Attivismo Politico” il Comitato di Quartiere Città Giardino, nel “Sociale” lo psichiatra della Asl Rm A Mauro Raffaeli, nel “Volontariato” la Misericordia di Castel Giubileo e nel “Senso civico” gli attivisti di “Retake Terzo Municipio”. Ultima categoria premiata (dal Luogotenente dei Carabineieri in congedo Salvatore Veltri) quella alla “Memoria”, con il riconoscimente conferito ai familiari di Gustavo Manoni che fu tra i fondatori del nucleo abitato di Settebagni, politico locale e autore del libro “Rosso come il sangue” curato da Luciana Miocchi. Un successo pieno che conferma quello dell’anno scorso dunque per una manifestazione che nelle intenzioni degli organizzatori vuole rappresentare un elemento sempre più importante di appartenenza dei cittadini al territorio.

Penelope Giorgiani

 

(si ringraziano i fotografi Roberto Scardoni e Cristiano Pino)

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“Rosso come il sangue. La storia della mia vita” – di Alessandro Pino

13 Giu

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Il leImmaginettore non si lasci ingannare dal titolo “forte” e un po’ fuori bersaglio rispetto al contenuto: qui non si evocano atmosfere alla Dario Argento né si preme l’acceleratore sulla militanza politica, nonostante l’autore, Gustavo Manoni – classe 1928 – di questo volumetto di memorie sia stato per una ventina di anni consigliere del Pci in quello che oggi è il III Municipio di Roma e nella prefazione ribadisca la sua appartenenza. Si limita a questo la “colorazione” politica di un agile libriccino – curato dalla giornalista Luciana Miocchi – che rientra invece a pieno diritto in una fiorente pubblicistica locale volta a tramandare quelle storie minime spesso catalogate sprezzantemente come “Italietta” soltanto perché lontane dalle cronache nazionali e che hanno invece nel Dna la dignità delle persone qualunque che ogni santo giorno hanno pedalato per mandare avanti la carretta.

Si tratta dunque di una serie di appunti, di quadri di vita personale che nel caso di Gustavo Manoni combaciano quasi integralmente con quella di Settebagni, oggi quartiere a nord della Capitale, ieri borgata alla cui nascita contribuì partendo quasi da zero. Come osservando delle foto di famiglia in bianco e nero – effettivamente inserite in appendice al testo – sembra quasi di assistere a un documentario su quell’Italia di una volta che oggi invece si vuole stravolgere senza rispetto alcuno per le proprie radici (e in questo bisogna dire che proprio gli eredi del partito caro all’autore stanno dando il proprio deleterio apporto). Sfogliando le pagine si susseguono agilmente episodi legati o meno tra loro, che in un caso – il blocco della via Salaria per protestare contro l’arrivo degli zingari, qui vivaddio così definiti in barba alla correttezza politica imperante – farebbero anzi pensare a simpatie tutt’altro che “rosse”.

Un sentito ricordo viene dedicato al matrimonio civile con Palmira – mancata l’anno scorso – che fu l’innesco di una vena polemica di Manoni nei confronti dell’autorità ecclesiastica, favorita da un carattere che lo stesso autore definisce “tignoso”. Quasi una tradizione per lui, quella degli screzi con i parroci di Settebagni, che ha trovato strascichi anche in occasione della presentazione del libro, tenutasi davanti a un nutrito pubblico presso un esercizio commerciale “amico” dopo che gli organizzatori – forse avventatamente – ne avevano dato anticipazione in rete preannunciandone l’inserimento tra le iniziative di contorno ai festeggiamenti per Sant’Antonio di Padova, patrono del quartiere. Ne è nata una spiacevole polemica – che a qualche osservatore esterno ha ricordato atmosfere alla Guareschi – nella quale occorre dire che Manoni ha avuto ruolo di spettatore – alimentata anche da interventi a gamba tesa (in periodo di mondiali ci sta tutta) da parte di politici locali solitamente più misurati e accorti. Sono venuti allo scoperto malumori latenti tra la fazione del parroco e quella del partito, ultimo revival di un mondo che scompare: la maggioranza dei residenti, arrivata da poco con le nuove edificazioni, non ha voluto prendere posizione (da registrare uno schietto “ma ‘sti cazzi, li probblemi so artri” rivolto allo scrivente) e poco le importa di vicende ormai storiche e che solo operazioni editoriali come questa salveranno dalla dispersione, assieme ai loro protagonisti, nell’impietoso fluire del tempo. Alessandro Pino

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