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III Municipio di Roma Capitale: quel ramo sul via Conca d’Oro..

6 Ott

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Marciapiedi di via Conca d’Oro, lato Parco delle Valli: un grosso ramo , regolarmente delimitato dal nastro giallo della Polizia Municipale, giace in terra,  in attesa di essere portato via da chi di dovere. Deve essere parecchio che aspetta, a giudicare dallo stato delle foglie ormai rinsecchite.
Poco più in là, i secchioni per la raccolta differenziata salutano una poltrona da ufficio ormai dismessa, una volta sicuramente di qualche pregio.

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Non bastassero le mancanze nella gestione dei servizi, ci si mettono anche i cittadini senza senso civico a contribuire all’effetto discarica.
Bastava raggiungere una delle isole ecologiche del Municipio, facilmente individuabili sul sito internet dell’Ama o prenotare un ritiro a domicilio.

Luciana Miocchi

Lo fanno, lo fanno (anche nel Terzo Municipio di Roma Capitale) – di Alessandro Pino

29 Set

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Bruttissima sorpresa per il proprietario di questa Fiat Punto parcheggiata su viale Jonio, Terzo Municipio di Roma Capitale: cerchi e gomme rubati senza nemmeno la “cortesia” di lasciarla sui classici quattro mattoni, rendendo così più difficoltoso il montaggio di quelli in sostituzione (per una spesa immaginiamo non proprio contenuta, aggiunta ai disagi di rimanere senza macchina).
Alessandro Pino

Quando il cassonetto è in sosta vietata – di Alessandro Pino

28 Set

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Via Luigi Capuana, quartiere Talenti, Terzo Municipio di Roma Capitale: due cassonetti dei rifiuti ingombrano la fermata degli autobus che in tal modo dovranno far salire e scendere i passeggeri ben distanti dal marciapiede. Proprio non c’era altro modo di sistemarli?
Alessandro Pino

A Roma la discarica selvaggia regna anche in pieno centro – di Alessandro Pino

24 Set

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Spesso ci si lamenta di periferie romane trascurate, dove l’assenza di controlli favorisce lo scarico selvaggio di rifiuti ingombranti (mobili, elettrodomestici, detriti) che andrebbero conferiti nelle isole ecologiche dell’Ama.
Bene, questa foto è stata scattata a piazza dei Quiriti, zona Prati a poche centinaia di metri da piazza San Pietro, quindi in centro che più non si può: un forno da incasso è stato lasciato tra i cassonetti. Superfluo ogni commento.
Alessandro Pino

Quando in Terzo Municipio il disabile resta al palo (letteralmente) – di Alessandro Pino

20 Set

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Via Dina Galli, zona Vigne Nuove, Terzo Municipio di Roma Capitale: ci sono un ufficio della Asl, una farmacia e un centro anziani, tutti posti tra la cui utenza è probabile ci siano dei disabili.
Bene, queste sono le condizioni – segnalate anche dalla stampa locale – in cui da oltre un anno si trova il parcheggio a loro riservato: il segnale appoggiato a terra, le strisce gialle pressochè invisibili. Ci vuole molto a sistemarlo?
Alessandro Pino

Via Conca d’Oro: altro giro (sul passeggino), altra mondezza – di Alessandro Pino

19 Set

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Si sa, una volta che i figli sono cresciuti, oggetti come passeggini, seggiolini per auto e tricicli non servono più anche se in buone condizioni e presumibilmente non sono costati poco. Certo si potrebbe regalarli a una coppia di neo genitori ma se non se ne ha una a portata di mano e lo spazio in casa scarseggia, via tutto in strada alla faccia di chi si ostina a portare i rifiuti ingombranti alle Isole Ecologiche dell’Ama come prescritto dalle norme vigenti: qui siamo a via Conca d’Oro, Terzo Municipio di Roma Capitale, strada abitata da una media borghesia dove già nelle scorse settimane avevamo catalogato mirabili esempi di inciviltà.

Alessandro Pino

Il cassone sulle ventitrè – di Alessandro Pino

7 Set

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Sono apparse in rete (nel gruppo Facebook “Usb Ama Roma”) le immagini di un veicolo in dotazione alla Azienda Municipale Ambiente capitolina rimasto interessato da una curiosa avaria: si tratta di un autocompattatore leggero – di quelli usati anche per la raccolta differenziata porta a porta – il cui cassone di stivaggio rifiuti si è sganciato dal pianale, rimanendo appeso da un lato.

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Probabile che ciò sia avvenuto a bassissima velocità perchè ad andatura più sostenuta lo sbilanciamento di pesi avrebbe potuto causare il ribaltamento del mezzo.
Desta perplessità il fatto che il camioncino non sembri vecchissimo e anche la targa di immatricolazione sia abbastanza recente: forse in fase di manutenzione qualche mancanza è avvenuta.
Alessandro Pino

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Di nuovo appesa la plafoniera alla stazione di Settebagni: atto di vandalismo? – di Alessandro Pino

4 Set

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Erano i primi di giugno quando avevamo pubblicato la foto di una lampada al neon rimasta appesa al soffitto del sottopasso della stazione ferroviaria di Settebagni,  estrema periferia del Terzo Municipio di Roma Capitale
Oggi la scena si è ripetuta e la plafoniera è di nuovo penzolante dal cavo di alimentazione come un salame messo a stagionare.
Questa volta però qualcuno – forse il personale di stazione – ha tenuto a specificare con un foglio scritto a penna che si tratta di un atto di vandalismo e che la manutenzione è stata avvisata.
Alessandro Pino

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Se con i rifiuti in Terzo Municipio si è passato davvero il segno – di Alessandro Pino

25 Ago

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Più volte su questo blog è stata documentata l’inciviltà criminale di chi usa le strade della Città Eterna come discarica per rifiuti che andrebbero conferiti negli appositi centri. Stavolta però si è passato ogni limite di decenza e impunità: via Val d’Ossola si trova a Monte Sacro nel cuore del Terzo Municipio di Roma Capitale, non lontano dalla sede municipale di piazza Sempione. Una strada sulla quale si affacciano palazzi di sei-sette piani.

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Questo non ha impedito ad autentici barbari di depositare davanti ai secchioni dell’immondizia – nei pressi dell’incrocio con la Nomentana – un centinaio di sacchetti in plastica pieni di calcinacci provenienti da qualche ristrutturazione o demolizione.
Un minimo di rumore dovrebbero averlo fatto, un po’ di tempo ci devono aver messo per scaricare tutto quel materiale. Ancora una volta nessuno ha visto o sentito niente.

Alessandro Pino

Un’altra brutta cartolina dal Terzo Municipio di Roma Capitale – di Alessandro Pino

23 Ago

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Se qualcuno avesse bisogno di un frigorifero fuori uso – si sa mai, con un riciclo stile Art Attack magari ci scappa fuori una dispensa per la casa al mare – o di qualche scarpa vecchia può recarsi in via Conca d’Oro nei pressi degli ingressi al Parco delle Valli.

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Scherzi a parte, quello che non si capisce è come possa avvenire tutto questo in un luogo tutt’altro che periferico, ai confini tra il Secondo e Terzo Municipio di Roma Capitale e che anche di notte vede un certo traffico.
Nessuno vede, nessuno sente.

Alessandro Pino

Settebagni: gli zozzoni colpiscono ancora – di Alessandro Pino

21 Ago

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La storia è ormai ben nota a chi segue questo blog: da quando a Settebagni – estrema periferia del Terzo Municipio di Roma Capitale – è stata introdotta la raccolta differenziata porta a porta, dalle strade del quartiere sono spariti i tradizionali cassonetti dei rifiuti, non previsti dal sistema in questione per il quale si usano dei piccoli bidoncini domestici.
Sono rimaste soltanto alcune campane per la raccolta del vetro e in troppi le prendono come punto di riferimento per scaricarci accanto praticamente di tutto, dai normali sacchetti della spazzatura fino al materiale di risulta di qualche ristrutturazione edile, come in foto.
Gli addetti dell’Ama ogni tanto provvedono comunque a togliere dalla strada tali rifiuti depositati irregolarmente ma ogni volta si torna da capo con altra spazzatura che puntualmente documentiamo, sia chiaro senza alcun compiacimento disfattista.

Alessandro Pino

L’illusione del verde a Roma : Monte Mario

5 Ago

monte mario BNon sono più solo parchi e giardini in periferia, ad essere sporchi e trascurati. Bottiglie di vetro e di plastica, immondizia varia, cestini mai svuotati, erba alta, erba secca, per non far torto a nessun romano, tutta Roma sembra entrata nell’era buia dell’abbandono totale.monte mario A

Questo è, o dovrebbe essere, l’ingresso alla riserva naturale di Monte Mario, incastonata tra alcuni dei quartieri residenziali più ambiti. Democraticamente sporco e con un’aria tristemente abbandonata.

Luciana Miocchi

Distrutto dalle fiamme un camper a Settebagni

4 Ago

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Era una presenza familiare a Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale – venendo da tempo parcheggiato nel pomeriggio in uno slargo sulla Salaria vicino all’uscita dal quartiere e rimanendovi tutta la notte: un vecchio camper su base Ford Transit che avrà avuto una quarantina di anni. Questa mattina è stato trovato così, completamente divorato dal fuoco. Sembra che tutto sia avvenuto in silenzio e senza che nemmeno si percepisse il caratteristico puzzo di plastiche bruciate.

Alessandro Pino

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Maestà e sfacelo a Roma: passeggiata forzata di due inviati poco speciali

3 Ago

Venticinque giugno, ultima puntata di della trasmissione radiofonica “RomaChiama 88.100”. Servizi registrati di Alessandro Pino e collegamento in diretta telefonica da piazza del Campidoglio per Luciana Miocchi, c’è un flash mob pro Marino da seguire, nel bel mezzo dei giorni più bui per il Sindaco chirurgo, il cui governo rischia di essere travolto dagli strascichi dell’inchiesta su Mafia Capitale. La scelta non si rivela felicissima: quello stesso giorno è previsto uno sciopero del trasporto pubblico, con tanto di fasce di garanzia, per cui le persone si affrettano ad arrivare e andare via prima che i mezzi spariscano di nuovo. Il Pino non si lascia sfuggire l’occasione di un giro nella città eterna e, libero al momento da altri impegni, si presta a dare una mano. Bloccati in qualche modo alcuni attivisti, anche loro con il problema di tornare a casa la diretta viene portata a termine. Un’esperienza elettrizzante, per alcuni versi. Ma la vera avventura comincia dopo, quando già si era avuto un assaggio girellando nei dintorni della piazza..

Quello che segue è il resoconto della stessa avventura, vista da occhi diversi, da teste che non potrebbero che essere agli antipodi.

Un uomo non si perde nelle sfumature, bada alla sostanza  –  Alessandro Pino:

MIOCCHIPINOpasseggiataA

Pubblicità invadenti all’orizzonte

“Questo è il resoconto di una passeggiata  tra i due volti di Roma, oggi: uno splendore antico che lascia ammutoliti ed è introvabile altrove, mortificato da una decomposizione morale e materiale giunta a livello tale che se non si fa qualcosa – qualunque cosa – per innescare una rigenerazione finirà per sommergere tutto. Un percorso iniziato da piazza del Campidoglio e terminato a Prati una sera di fine giugno, dopo un collegamento in diretta per l’ultima puntata della prima stagione di Roma Chiama 88.100, trasmissione radiofonica con la quale abbiamo collaborato nel ruolo di inviati. Mezzi pubblici non ce n’erano a causa dell’immancabile, beffardo sciopero del venerdì e la fascia oraria di garanzia era terminata. Ci consultiamo rapidamente e conveniamo di lasciare perdere i taxi e tornare a piedi, un po’ per l’euforia della nuova esperienza da giornalisti radiofonici che ha esaltato entrambi, un po’ perché nessuno dei  due vuole ammettere con l’altro (“e che saranno mai cinque chilometri…”) di essersi ridotto fisicamente un rottame. Dunque ci incamminiamo alla luce nitida del crepuscolo, dando un ultimo ampio sguardo con le spalle alla statua di Marco Aurelio. E già qui lo stato di grazia (o quasi) viene messo alla prova da una schiera di bagni chimici in plastica rossa posizionati quale graziosa sorpresa al termine del colonnato dei Musei Capitolini. Scendiamo la scalinata, da lì prendiamo via delle Botteghe Oscure svoltando in via Arenula verso il Lungotevere e da lì in direzione di Prati, tra marciapiedi sconnessi, invasi dal fogliame e dalle cartacce, poco o per niente illuminati ma soprattutto in mezzo alla tangibile, percepibile presenza di una umanità disastrata, che è stata fatta arenare nell’Urbe e poi lasciata allo sbando:  tracce di feci umane, zaffate di orina e del vomito di chi deve aver rimesso anche l’anima dopo essersi scolato chissà quale intruglio dozzinale.  Ogni tanto una sosta (per sentire con gli auricolari qualche passo della trasmissione e anche per riprendere fiato…)  ma guardandoci attorno con circospezione, perché è inutile negare l’evidenza: ogni angolo può nascondere un pericolo, un aggressore che non ha niente da perdere anche nei pressi di luoghi che per prestigio dovrebbero essere – forse un po’ ipocritamente – immuni da tutto ciò. Invece scopri che le periferie non hanno l’esclusiva dello sfacelo (ci siamo proposti di adoperare il meno possibile l’abusatissimo termine “degrado”). Di tutto ciò magari non ci si rende conto chiusi nell’abitacolo della propria automobile: nessuna retorica a favore della bicicletta, per carità, si tratta semplicemente di calarsi fisicamente dentro queste situazioni per riuscirle a cogliere appieno. Del resto è quello che ha reso (tristemente) popolari un sito con pagina Facebook annessa il cui nome dice impietosamente che la città fa schifo. La marcia intanto prosegue, superiamo  una lunga fila di automezzi posizionati per un set cinematografico e arriviamo al ponte Umberto I soffermandoci per qualche scatto con la reflex: il gioco delle luci del Cupolone e dei riflessi nel Tevere è affascinante, molto meno il gigantesco telo pubblicitario affisso su un palazzo e che per forza risulta inquadrato ma soprattutto il solito mercatino di borse contraffatte e di ciarpame – vedasi aste per i selfie con il telefonino –  che non chiude mai e prospera in bella vista alla faccia della legalità. Certo che se nessuno comprasse alcunché la questione nemmeno si porrebbe. Del barcone semiaffondato nel fiume e degli  accampamenti sugli argini di persone che in qualche modo si procureranno da vivere, anche diventando predatori, nemmeno ne parliamo. Scavalcato il ponte ci si avvicina alla ambita mèta, le fauci riarse vengono ristorate da un brindisi con Coca gelata – avevamo resistito fino a quel momento per non farci spennare dai locali dall’aspetto pericolosamente  turistico incontrati più in centro – e anche alla radio arriva il momento dei saluti mentre sopra le nostre due teste si accende già la lampadina delle idee brillanti: quella da cui è nato l’articolino che state leggendo”.

Una donna nota il particolare – Luciana Miocchi:

“di tanti giorni per manifestare la solidarietà al Sindaco, gli attivisti vanno a scegliere proprio quello che han meno possibilità di funzionare, uno in cui c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. La fascia di garanzia termina proprio quando dobbiamo andare in onda. Vabbè, che non si dica che non sono una tipa adattabile. Qualche problema nel far rimanere le persone che interverranno, mica tutti son votati alla scarpinata, pure se si tratta di difendere il Sindaco o di cogliere l’occasione ghiotta di insolentirlo via etere. In attesa della diretta con la radio mi guardo intorno: una coppia di sposi, lui in alta uniforme, lei con il reggiseno che spunta irriverente dalla scollatura sulla schiena. Sorrido, immaginando che il neo marito per non metterla in imbarazzo gli sta facendo fare il defilè della vita in condizioni quasi comiche, fortuna che i romani ormai sono abituati a tutto…li accompagno con gli occhi fin sotto il colonnato dei musei capitolini e la mia attenzione passa dal vestito della sposa ….alla linea di bagni chimici posizionati alla fine delle colonne. Rossi con un cuore rovesciato gigante e marca ben evidenza. Uao. Sullo sfondo una cascata di edera. Penso che questa la devo fotografare, a raccontarla si rischia di non essere creduti. Vero che quando scappa scappa ma…avrebbero potuto incartarli, mimetizzarli, colorarli di verde, chessò.

In fondo al colonnato, una sorpresa...

In fondo al colonnato, una sorpresa…

Lo dico a Pino, mi guarda come se gli avessi segnalato Marino vestito da antico romano, poi si convince ad andare a guardare e alla fine scatta raffiche di foto come solo un turista giapponese. Ci guardiamo perplessi, osserviamo la copia del Marc’Aurelio che sembra indicare il drappo della mostra: raffigura un enorme leone di marmo con le fauci aperte. Titolo: l’età dell’angoscia. Già questa bastava a stendere un armadio ma noi non ci scomponiamo. Sapevamo che fare la diretta da qua avrebbe comportato l’eroica missione di fermare un taxi a Roma in un giorno di sciopero o farsela a piedi per qualche chilometro o anche, sfidare la sorte aspettando qualche bus superstite. Stamattina ho lasciato la macchina in via Damiata, a Prati. Ma cosa vuoi che sia mai una passeggiata lungo il Tevere, in centro, all’imbrunire in una sera d’estate rinfrescata dal venticello romano… evitiamo i bar per turisti ma non schiviamo le strisce pedonali sbiadite, perfino sotto l’altare della Patria. Roma vista girando a piedi , senza fretta, indigeni tra i turisti. Quasi un esperimento sociologico. Cominci a distinguere la diversità di sguardo del barista a seconda se ti giudica romano o visitatore, l’impercettibile cambio nei gesti e nel tono delle parole. Già all’altezza di Largo di Torre Argentina la premiata ditta ha perso la voglia di scherzare, le buche e la segnaletica scolorita, unita ad una certa sporcizia generale dei marciapiedi riescono a creare un’atmosfera sinistra, che per nulla si addice a quella che un tempo era stata la caput mundi. Percepisco un qualcosa, un lieve fastidio a cui non so dare un nome preciso ma decido di ignorarlo, sfiorata dalle centinaia di turisti che imperterriti camminano intorno a noi.

Ogni tanto ci fermiamo ad ascoltare il resto della trasmissione dividendoci gli auricolari. Sarà la suggestione di quello che viene detto, degli sviluppi delle indagini…ma ci guardiamo in faccia e senza aver nemmeno bisogno di parlare concordiamo che si, l’atmosfera non è delle migliori. È che abitiamo in periferia e siamo abituati a sentire giustificazioni del tipo che Roma è troppo grande, che i quartieri più lontani è nell’ordine delle cose siano peggio serviti, come se i loro abitanti avessero fatto qualcosa per meritare meno attenzioni e servizi. Forse ce ne siamo perfino convinti un po’. Perciò, quando notiamo che in terra ci è un fitto tappeto di foglie secche, ricordo del passato autunno, che i marciapiedi sono sconnessi e la segnaletica sparita ne rimaniamo colpiti più che in altre occasioni. Sul lungotevere sembra quasi di partecipare ad una via crucis: lastre dissestate, ampie porzioni al buio, foglie, bottiglie rotte e di plastica spesso consumate dal sole. Slalom tra le macchine parcheggiate ad mentula. Immondizia varia. Più o meno puzza di piscio in ogni dove.

Vi fermate in centro per un caffè?

Vi fermate in centro per un caffè?

All’altezza di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, mi scappa un’imprecazione, colpa del naso troppo raffinato: nel florilegio di aromi che non dovrebbero essere presenti nell’ aria il mio olfatto sembra registrare il tanfo insopportabile di minestra inacidita, vomito e…merda. Il Pino mi canzona un po’, perché ho usato proprio quella parola, per lui troppo radical-chic ma poi conferma che il mio fiuto ha colpito nel segno, indicandomi per giunta un angolo dove è apparecchiato un rudimentale tinello con tanto di posate, pentolino e macchinetta per il caffè. Tra le macchine parcheggiate un cumulo coperto di foglie e fazzolettini indica la toilette. Quasi un chilometro di lungotevere occupato da un set cinematografico. Luci e teloni modificano l’atmosfera, illuminano gli spazi, riempiono con la finzione una realtà fatta di silenzi, passi frettolosi e guardinghi, buio e puzza. Pochi metri più in là, su uno dei tanti ponti di Roma, decine di turisti si fermano a fotografare la suggestione dei monumenti che si specchiano all’imbrunire nelle acque del Tevere, attorniati da venditori di bastoni per i selfie. File di bottiglie e cocci di vetro. In acqua, ciò che resta di un barcone semiaffondato. Lungo gli argini accampamenti di fortuna. Pubblicità invadenti all’orizzonte. Subito dopo il ponte ricomincia il buio. La trasmissione continua, noi seguitiamo a guardarci a tratti in faccia, in un silenzio che dice più di mille parole: ci sembra di attraversare un incubo, un orrido sfregio ad una città che nonostante tutto è un richiamo irresistibile per i turisti di tutto il mondo, vengono a vedere quel che è stato realizzato fino al secolo scorso, noi ai posteri stiamo consegnando solo la decadenza, l’implosione, la barzelletta che si ripete uguale ad ogni evento importante: progetti, soldi, mazzette, lavori fantasma, rincorsa agli ultimi giorni pre manifestazione, scandali, magistratura. Sono anni che funziona così. Ora però sembra proprio che la stessa Roma si sia trasformata in una sorta di corpo morente, rassegnato alla cancrena e a vedersi morire un po’ ogni giorno: quali speranze può avere una capitale in cui perfino dietro ai palazzi del potere si respira l’aria fetida del peggiore vespasiano, dove  le strisce pedonali non si vedono ma si intuiscono anche sotto al Campidoglio, dove i cassonetti traboccano dalla periferia più remota al centro storico, dove puoi ritrovarti a passare accanto ad una fila di panchine trasformate in monolocali, giardini pubblici adibiti a stenditoi, testimoni della presenza di esistenze ai margini sempre più numerose.

Risaliamo Prati fino a piazza Cola di Rienzo, dove ci fermiamo ad un bar che non serve solo i turisti ma anche residenti e chi lavora nei numerosi uffici. Seppur vicina al Vaticano, questa è una zona più defilata, in fin dei conti tranquilla. Negli ultimi tempi c’è stata l’esplosione dei localini e delle pizzerie, con i tavoli lungo i marciapiedi che durante la bella stagione si riempiono di gente. Le luci degli esercizi

mai titolo fu più azzeccato...

mai titolo fu più azzeccato…

commerciali danno una bella mano, nelle vie dove ce ne sono di meno la fa da padrone il solito buio e il solito tanfo. Anche qui, la segnaletica orizzontale si segue a memoria, nella speranza di non sbagliarsi e la raccolta differenziata s’è fatta anarchica: spesso compaiono pezzi d’arredamento e altri ingombranti vari accanto ai cassonetti, come se Ama non garantisse il ritiro a domicilio, come se in molti avessero perduto il senso del decoro e del vivere civile.

Finalmente giungiamo all’auto, parcheggiata nei pressi del Tribunale Civile. Abbiamo fatto bene ad incamminarci a piedi, durante il tragitto abbiamo incontrato si e no tre autobus per di più dopo un’ora di marcia, quando eravamo ormai quasi arrivati a destinazione. Abbiamo consumato le suole come i bravi cronisti di una volta. La trasmissione è appena finita, sui ringraziamenti di Enrico Pazzi ai collaboratori giro la chiave di accensione. Roma chiama. Chissà se prima o poi qualcuno risponde”.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

Riciclo urbano da (finto) autovelox a fioriera – di Alessandro Pino

2 Ago

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Sparsi lungo alcune vie del Terzo Municipio di Roma Capitale, si trovano ancora i resti di un progetto mirato alla sicurezza stradale che fece discutere all’epoca della sua attuazione, risalente a tre anni fa circa: si tratta delle colonnine del “Velo Ok”, in pratica dei cilindri in plastica arancione posizionati a bordo strada che potenzialmente avrebbero potuto contenere un autovelox fungendo così da dissuasore. L’idea di fondo era che installandoli in massa avrebbero costretto i conducenti a rispettare i limiti di velocità, non sapendo o meno se ci fosse stato davvero l’apparecchio per le multe all’interno.
In realtà andò che le colonnine furono oggetto di ripetuti atti di vandalismo, finendo spesso con la parte superiore sradicata dalla base e gettata a terra.
Una di esse fu posizionata proprio davanti all’isola ecologica Ama di via della Bufalotta e non ha avuto sorte diversa dalle altre: unica differenza, il riciclo in fioriera (anche se contiene solo una striminzita piantina) con tanto di lapilli drenanti attuato da mani pietose quanto forse spiritose.

Alessandro Pino

Ancora una cartolina dal Terzo Municipio della Capitale – di Alessandro Pino

23 Lug

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Argomento qui trattato più volte ma che ahinoi offre sempre nuovi spunti per essere riproposto: l’inciviltà suicida di chi continua a depositare rifiuti di ogni tipo vicino alle campane della raccolta vetro, unici contenitori rimasti sulle strade di quei quartieri del Terzo Municipio di Roma Capitale – tra cui Settebagni dove è stata scattata la foto –  nei quali è stata attivata la raccolta differenziata domestica dell’immondizia.
Ciliegina sulla torta, oltre ai sacchetti è stato lasciato anche un vecchio televisore a tubo catodico.
Loro continuano a gettare, noi a documentare sperando che qualcuno intervenga: anche cittadini qualunque, stufi di essere sepolto dal pattume dei trogloditi.
Magari a sentirsi apostrofare in malo modo ci pensano due volte.

Alessandro Pino

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Storie metropolitane: il reggipalo romantico

21 Lug

reggipalo

 

Piazza degli Euganei, Tufello centro, quartiere romano del III Municipio di Roma Capitale.

Non è dato sapere se si tratta di un reggipoppe sfuggito alla vigilanza delle mollette di uno stendibiancheria oppure sia stato lanciato per strada da una proprietaria in preda ad un eccesso di caldo o dimenticato nel rivestirsi velocemente dopo un incontro clandestino e in open air. Ma è quasi una presenza carina, un’altra istallazione metropolitana new wave in una Roma purtroppo ormai abituata a vedere ben altri oggetti spersi per strada. Non possiamo che gioire dell’abbraccio al palo. Sempre qualcosa regge, metaforicamente. E poi, quest’indumento intimo può ritenersi fortunato, una volta, i suoi colleghi venivano bruciati in pubblica piazza, quando le femministe lo ritenevano un simbolo nefasto, prima dell’avvento del push up.

Luciana Miocchi

(Si ringrazia Lorella Giribaldi per aver concesso a questo blog il proprio scatto)