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Sull’uccisione dei piccoli cinghialini a Roma infuria la polemica: ma cosa mangia chi piange per loro? – di Alessandro Pino

23 Ott

[ROMA] Non si placa la polemica sulla soppressione della famiglia di cinghiali avvenuta alcune notti fa in un parco pubblico della Capitale dove il gruppo di suini (madre con alcuni cuccioli) era entrato, vagando come tanti loro simili alla ricerca di cibo in zone urbane e venendo poi chiuso all’interno del recinto. Il caso è rimbalzato anche sui media internazionali, venendo trattato anche dalla britannica Bbc mentre a giorni di distanza dal fatto ancora è in corso il rimpallo di responsabilità su chi abbia realmente deciso di compiere quella che a una gran parte di pubblico è apparsa una barbara mattanza, una strage degli innocenti degna di Erode, al punto di arrivare quasi a una beatificazione laica dei poveri animali attuata anche via social network (dove è stato creato anche un gruppo al riguardo che include sempre più iscritti) ma non solo. Sulla cancellata del giardino pubblico dove la famiglia di cinghiali fu rinchiusa e uccisa sono stati apposti messaggi di cordoglio scritti da tanti bambini rimasti traumatizzati dai fatti e addirittura sono stati accessi lumini votivi in ricordo dei simpatici suini. Qualche commentatore particolarmente sarcastico e scettico ha giudicato eccessiva tale attenzione, puntando il dito su chi nella quotidianità magari non dedica altrettanta benevolenza al prossimo, specialmente al volante. Non è questo il punto di vista di chi scrive, sia detto chiaramente. Vorremo però mettere a fuoco un altro tipo di probabile contraddizione legata alla vicenda: sulle tavole di coloro che si sono indignati- lodevolmente, ripetiamo, a nostro parere- per la vicenda, che cosa si mangia abitualmente? A quanti dei bambini in lacrime per la soppressione dei piccoli cinghialini e della loro mamma, viene normalmente preparato un bel panino al prosciutto dalle mani di genitori o nonni premurosi? E allora che differenza c’è tra i suini selvatici uccisi in un parco pubblico della Capitale e quelli di allevamento che ogni giorno vengono macellati dopo essere vissuti spesso in autentici lager e poi stipati in condizioni sadiche sui camion che li portano al mattatoio? Qualcosa però sta cambiando anche a livello di sensibilità nella cultura della nutrizione se un gigante agroalimentare come la Findus ha investito risorse – si presume non poche anche in termini di ricerca e pubblicità – per una nuova linea di hamburger vegetariani.
Se la orribile fine della famigliola di cinghiali servirà anche a smuovere le coscienze in tal senso, il loro sacrificio diventerà il punto di svolta di un nuovo modello di vita rispettoso di chiunque abbia degli occhi e respiri.
Alessandro Pino

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