Tag Archives: Paolo Emilio Marchionne
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Con l’Accademia degli Ostinati è tornata la musica classica nel Terzo Municipio della Capitale – di Alessandro Pino

31 Mar

Proseguendo l’intendimento della amministrazione del Terzo Municipio della Capitale di aprire l’aula consiliare di piazza Sempione a iniziative artistiche e culturali, la sera dello scorso 30 marzo è tornata a dare sfoggio della propria bravura una delle realtà musicali più vivaci – non fosse che per la giovanissima età dei componenti – della Capitale e del territorio municipale in particolare: la “Accademia degli Ostinati”, associazione musicale con sede presso l’Istituto Comprensivo “Bruno Munari” di via Perazzi (zona Ateneo Salesiano) che già la scorsa primavera scorsa si era esibita in DSC_0511Municipio con l’ensemble completa mentre questa volta ha portato il quartetto d’archi. Per dare un’idea del livello dei giovani musicisti, attualmente stanno preparando un concorso internazionale e nei prossimi giorni terranno un concerto di beneficenza al teatro napoleonico dei Vigilanti all’isola d’Elba, oltre ad aver ricevuto lo scorso dicembre – come ha ricordato il maestro Robert Andorka, loro direttore – al teatro Viganò il prestigioso “Premio Montesacro”. Dopo una rapida introduzione del consigliere municipale Filippo Maria Laguzzi e il saluto al numeroso pubblico intervenuto del DSC_0516presidente del Municipio Paolo Emilio Marchionne, l’aula consiliare si è riempita delle musiche composte da Joseph Haydn e Aleksandr Borodin eseguite – sotto lo sguardo attento della loro insegnante, professoressa Eugenia Varcasia – dai quattro virtuosi dell’archetto: Giona Mason e Alessandro Spaziani al violino, Eleonora Casale alla viola e Maria Sferrazza al violoncello. Più di un’ora di esecuzioni, con i ripetuti applausi del pubblico che ha chiesto un bis concesso volentieri dai sorridenti musicisti.

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: il casale alla Marcigliana che doveva diventare centro di accoglienza – di Alessandro Pino

1 Set

È stata una delle polemiche che ha arroventato l’estate in Terzo Municipio: l’annunciato arrivo di un gruppo di immigrati in una struttura – un vecchio casale nel quale erano iniziati lavori di adeguamento – sita al civico 532 di via della Marcigliana, nel cuore della omonima riserva naturale. 20150829_153634[1]L’edificio però è stato sequestrato durante un sopralluogo effettuato il 20 agosto dai guardaparco di RomaNatura – l’ente regionale per la gestione delle aree naturali protette nel Comune di Roma – assieme ad alcune autorità tra cui il presidente del Terzo Municipio, Paolo Emilio Marchionne che era accompagnato dall’assessore municipale alle politiche sociali Eleonora Di Maggio. A quanto si legge in un comunicato sul sito istituzionale di RomaNatura, infatti, mancava il nulla osta preventivo ai lavori rilasciato dallo stesso ente e necessario in un’area soggetta a vincoli di natura storica, ambientale e paesaggistica. L’assegnazione  dei fondi stanziati per l’iniziativa tramite bando pubblicato dalla Prefettura di Roma è stata sospesa così come la pratica delle autorizzazioni. Ma quanti erano precisamente gli immigrati che dovevano arrivare? Le cifre di cui si è parlato oscillano parecchio: sul 20150831_135916[1] proprio profilo Facebook il presidente Marchionne ha parlato di cento persone ma nel comunicato di RomaNatura si parla addirittura di cinquecento. Adesso cosa succederà? Arriveranno comunque e saranno ospitati in un’altra struttura? Certo che a pensarci bene è stato evitato per ora un polverone ben maggiore e che avrebbe potuto esasperare gli animi: se il progetto fosse andato in  porto,  da un lato i più attenti alle esigenze dei migranti avrebbero sollevato la questione dell’inadeguatezza all’accoglienza di un luogo in effetti parecchio isolato, immerso com’è nella campagna; altri invece avrebbero riproposto il tema di una assistenza che invece spesso – pur trattandosi di comparti di spesa diversi – viene a mancare nei confronti degli italiani in difficoltà economiche e alloggiative.

Alessandro Pino

III Municipio di Roma Capitale: un altro centro di riabilitazione a rischio chiusura per troppa burocrazia – di Alessandro Pino

9 Mar

PINOtangram(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Affrontare i travagli dati dall’avere un disabile in famiglia, che nei casi più gravi, quelli al limite dell’ingestibilità per stazza corporea e reazioni violente, comportano un logoramento del fisico e dell’animo; trovare parziale sollievo affidandosi a un centro di riabilitazione dove le persone vengono assistite in regime ambulatoriale o semiresidenziale – trascorrendovi la giornata quindi – dando anche modo ai loro congiunti di recarsi al lavoro, sbrigare le incombenze quotidiane con meno disagi e riprendere fiato, anche se pare brutto dirlo. E come se ciò non bastasse, rischiare di trovarsi senza nemmeno questo sostegno:  è la situazione angosciosa di oltre cento famiglie che hanno un componente seguìto dal Centro Tangram di via Ida Baccini  (zona Bufalotta, Terzo Municipio) incontratesi lo scorso 7 marzo con la dottoressa Carla Patrizi – presidente della cooperativa Idea Prisma ’82 che lo gestisce  – per essere informate al riguardo.

Va detto subito che il Tangram  è apprezzato dall’utenza, dalla cittadinanza e dalle istituzioni per il suo operato ultraventennale: considerato una struttura d’eccellenza – ha anche vinto lo scorso dicembre il “Premio Montesacro” – gode dal 2001 di un accredito provvisorio presso la Regione Lazio, necessario per esercitare la sua attività. A novembre dello scorso anno però, nel corso dell’istruttoria avviata dalla Regione per l’accreditamento definitivo in quanto struttura privata, una ispezione compiuta dalla Asl Roma A aveva rilevato che l’edificio di cui il Tangram occupa tre piani  non è in possesso di due certificati: quello di abitabilità e quello antincendio. I responsabili della Idea Prisma si erano attivati per ottenere i documenti in questione trovandosi da subito in una situazione paradossale di burocrazia ottusa e kafkiana come troppe se ne vedono in Italia: il certificato di abitabilità dell’edificio dovrebbe rilasciarlo, a seguito di un collaudo statico, il Comune di Roma che ne è anche proprietario – essendogli stato donato negli anni Sessanta dalla famiglia Talenti espressamente per finalità sociali – soltanto che l’amministrazione capitolina per i suoi edifici non usa fornire documenti del genere e in effetti si tratterebbe di presentarli a sé stessa. Tra l’altro nello stesso palazzo sono ospitati un asilo nido comunale e un ufficio della medesima Asl che ha rilevato l’irregolarità: essendo però strutture pubbliche non hanno obbligo di fornire certificazione alcuna. Per il rilascio del certificato antincendio, reso necessario da mutamenti normativi intervenuti abbastanza di recente, era invece necessaria l’approvazione  di un piano di prevenzione da parte del Comitato provinciale dei Vigili del Fuoco: più volte presentato, era stato bocciato principalmente perché l’uso  promiscuo della scala interna con l’asilo nido e gli uffici della Asl la faceva ritenere non idonea all’evacuazione in caso di emergenza. In entrambi i casi la dirigenza del Tangram ha cercato di sbloccare il cortocircuito burocratico: per ottenere il certificato di abitabilità – previo accatastamento dell’immobile che nemmeno risultava registrato perchè all’epoca della costruzione, negli anni sessanta la normativa non lo richiedeva –  hanno chiesto al Comune l’autorizzazione a effettuare a proprie spese il suddetto collaudo statico da una ditta privata al modico prezzo di circa 30.000 euro, visto che i preposti uffici capitolini  non avevano mostrato l’ intenzione di provvedervi. Per il rilascio del certificato antincendio è stato  concordato con i Vigili del Fuoco un nuovo piano di prevenzione che prevede l’installazione di due scale di emergenza dal costo complessivo di 200.000 euro: spesa esorbitante per fronteggiare la quale il Tangram ha contattato alcune banche al fine di accendere un mutuo. In teoria lavori del genere dovrebbero essere a carico della proprietà – quindi il Comune di Roma- ma come spesso accade in questi casi è stato già dichiarato che non ci sono soldi; inevitabile il richiamo alle recenti cronache giudiziarie romane che hanno mostrato come per altre situazioni i soldi ci siano eccome. Sembrava dunque che la vicenda potesse sbloccarsi – va però puntualizzato che in mancanza di una conferenza ufficiale dei servizi tali progressi  sono avvenuti anche grazie alle sollecitazioni di chi ha fatto pesare la propria autorevolezza istituzionale come il presidente del III Municipio Paolo Marchionne e la presidente della Consulta H municipale Maria Romano, oltre che del “Comitato famiglie utenti Tangram” presieduto da Bruno Regni – quando a metà febbraio è arrivata come una doccia fredda la diffida della Regione, firmata dal dirigente Giorgio Spunticchia, con la quale si minaccia la revoca dell’accreditamento e la chiusura del centro di riabilitazione qualora non si ottemperasse a tutti gli adempimenti entro il 18 marzo. Si comprende benissimo l’impossibilità di arrivare a tale data con i due certificati in mano, come pure che una interruzione anche solo temporanea dei servizi  fino all’ottenimento dei documenti sarebbe rovinosa per i disabili – essendo  essenziale la continuità delle terapie – per le loro famiglie e anche per i lavoratori della Idea Prisma. Da qui nuove sollecitazioni che hanno indotto il dirigente a fissare un appuntamento in Regione per il 10 marzo, al quale seguirà un incontro presso la Asl di via Monte Rocchetta tra la Consulta H, il Tangram e l’Azienda Sanitaria Locale. La civile esasperazione delle famiglie però ha raggiunto livelli da termometro sul rosso fisso e nel caso si dovesse procedere con la revoca dell’autorizzazione al “loro” centro si sono dette pronte a protestare presso le sedi istituzionali coinvolte, anche portandosi dietro i familiari fruitori.

Alessandro Pino

III Municipio di Roma Capitale: Fabrizio Cascapera lascia la maggioranza ma non il Centro Democratico

6 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Cascapera 1

Ovvero, della politica ai tempi dei social network
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Antefatto: dopo un’accesa riunione con i capigruppo municipali, Fabrizio Cascapera, consigliere municipale, alle ultime elezioni presentatosi come candidato presidente del Municipio con la Lista Marchini e abbandonata poi per il Centro Democratico, lista civica che fa parte della maggioranza sia in Aula Giulio Cesare che negli altri Municipi romani, decide di lasciare ufficialmente la coalizione che governa Montesacro…

L’evento non rimane di certo senza commenti, anzi. I comunicati stampa non tardano ad arrivare, soprattutto quelli emessi proprio dai consiglieri fino a poco prima “amici”, così come i commenti su facebook, canale ormai utilizzato quotidianamente dagli addetti ai lavori per reperire informazioni e stati d’animo. Durante le festività di fine e inizio anno è una notizia che non passa inosservata, trattandosi per altro della prima defezione nella compagine che amministra il III Municipio e anche se inizialmente un po’ a rilento, dato il periodo, il caso deflagra articolo dopo articolo, post dopo post.
Cascapera cerca di mantenere toni concilianti, seppur escludendo un ripensamento. Riccardo Corbucci, presidente del Consiglio municipale e Yuri Bugli, consigliere, entrambi del Pd, in due distinte note lanciano segnali distensivi, lasciando uno spiraglio aperto alla collaborazione. Al contrario, il presidente del Municipio, Paolo Emilio Marchionne e Mario Bureca, capogruppo Pd in consiglio, non perdono occasione, sia rilasciando interviste che su Fb, per rimarcare la differenza di vedute e le responsabilità del consigliere dissidente che continua a votare non secondo una logica di squadra ma seguendo un programma tutto suo. Nei post sui social network la reazione degli utenti è più spesso favorevole a Cascapera e i toni si fanno accesi, come spesso accade quando ci si infervora battendo i tasti di una tastiera.
Manca poco al primo Consiglio del nuovo anno, durante il quale presumibilmente ci saranno almeno alcuni siparietti sapidi. Anche perché l’opposizione municipale, da Bonelli, Ncd, a Filini, Fdi, non ha perso l’occasione per rimarcare una volta di più quanto la coalizione di centro sinistra sia “divisa” su argomenti che in campagna elettorale sembravano granitici, tipo il no al cambio di destinazione d’uso. Nell’ambiente municipale quasi tutti hanno parole di apprezzamento per il consigliere fuori dagli schemi, anche i Proietti e Moretti, i due M5S che siedono in consiglio e che condividono l’idea di votare un atto per i contenuti non per la provenienza.
Cascapera 3Raggiunto telefonicamente, Fabrizio Cascapera ha così parlato circa l’iniziativa che ha movimentato il panorama politico di Montesacro durante le feste: «Questa è una situazione che va avanti da tempo, poi c’è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Era divenuta impossibile la convivenza, loro (la coalizione di maggioranza ndr) hanno priorità io ne ho altre. Loro la ciclabile, le feste o l’ integrazione io la sicurezza, i tombini che spariscono e mettono a rischio gli utenti delle strade, gli insediamenti sotto le case della gente, le prostitute a Prati Fiscali che esercitano davanti i portoni dei residenti. Legittimamente le priorità non collimano e perciò o chiudi o la cosa si incancrenisce, pure con persone di cui umanamente puoi anche avere stima ma poi, politicamente, i rapporti si logorano e allora meglio lasciare perdere. Il cambio di destinazione d’uso da commerciale ad abitativo di piazza Minucciano, la movida molesta a città giardino, i casali e i giardini della Villa di Faonte, gli insediamenti abusivi, sono solo gli ultimi argomenti su cui mi trovo ad avere visioni differenti.

Nell’ultima riunione dei capogruppo ho avuto un acceso scontro verbale con Bureca per vari motivi: all’ultimo consiglio ho votato contro l’apprezzamento di Bugli per l’operato di Marino sui registri delle unioni di fatto, perché sono contrario non al fatto in se stesso ma al modus operandi, perché non si possono prendere iniziative “cosmetiche” quando le leggi dello Stato sono altre. Bisogna battersi per cambiare quelle leggi in modo da dare effettivamente quei diritti. Anche la ciclabile sul viadotto dei presidenti, su 800.000 euro che dovrebbero venire impegnati e provenire dal piano casa, chissà quando, con un filone di indagini sulle piste ciclabili tutt’ora in essere, ho chiesto semplicemente di aspettare a decidere su quella delibera, di vedere prima tutte le carte e poi votarla, dopo le feste. Bureca si è offeso, ritenendo che con le mie azioni stessi dando dei ladri agli altri consiglieri di maggioranza. Io penso soltanto che ottocentomila euro, di questi tempi, vadano spesi su altri capitoli, con altre priorità. Tutto quà. Per altro non sono un pazzo solitario, sia Corbucci che la Maccaroni che i consiglieri di opposizione hanno chiesto di aspettare e di esaminare prima tutte la documentazione.
Non posso uniformarmi ciecamente, dire di si solo per fare gioco di squadra. Poi esce qualcosa di irregolare e io non ho fatto tutto il possibile per controllare, alla gente che mi ha votato che gli dico?
Ho telefonato alla direzione di Centro Democratico, prima di rendere la decisione pubblica, per non mettere in imbarazzo nessuno, ben sapendo che nel resto della città la lista civica è al governo. Ho ricevuto parole di stima per il mio operato e l’incoraggiamento a seguire la mia coerenza. Di volta in volta valuterò, se reputerò che si tratta un atto buono voterò a favore, se lo riterrò sbagliato, no. E vado avanti. Poi la gente giudicherà come abbiamo lavorato.
Faccio a loro tutti anche un imbocca al lupo per il futuro, perché per me conta il territorio, se la popolazione sta bene va tutto bene, saremo giudicati dagli elettori. Io sottolineo che non ho mai chiesto un posto in giunta a nessuno perché non è il mio modo di fare politica. Sottolineo che non mi ha cacciato nessuno, me ne sono andato io. Diciamo così, che è stata una separazione consensuale. Loro la volevano, da subito, poi l’ho voluta anche io.
Il fatto è che io non riconosco, non l’ho mai nascosto, lo schieramento netto. Non posso votare per forza un atto perché sono in maggioranza. Lo voto perché lo ritengo giusto. Anche ora che ne sono fuori, voterò atto per atto secondo la mia coscienza. Non ho preclusioni sulla provenienza delle proposte.
I sistemi attuali sono basate su ideologie ormai centenarie, ora viviamo un’ emergenza diversa. Io non vado dietro nessuna ideologia fissa perché non ne esistono più. Poi, io sono amministratore locale, i semafori spenti, le righe che non si vedono… non hanno ideologia, sono solo cose da fare. Avevo un programma ben definito e a quello mi atterrò. Sono stato votato per quello. Sul mio c’era no al cambio di destinazione d’uso. Anche su quello di Marchionne. Io ho continuato a votare contro, lui no».
È stato pubblicato che si sarebbe tenuta una riunione di maggioranza per decidere la “defenestrazione” del consigliere ribelle, durante la quale Riccardo Corbucci, uno dei primi a rilasciare un comunicato con il quale ha inteso lasciare uno spiraglio aperto di collaborazione, sembrerebbe non aver proferito una parola a difesa di Cascapera.

Corbucci 1Così il presidente del Consiglio municipale chiarisce la questione: «Non è vero che ci sia stata una riunione di maggioranza, aperta quindi alla coalizione, ma soltanto una riunione del gruppo del Pd, per altro da me richiesta, nella quale non si è parlato dell’uscita di Cascapera dalla maggioranza. La verità è che Cascapera ha un carattere sanguigno, alza subito la voce e Bureca si impressiona altrettanto facilmente».
A questo punto appare evidente che qualcosa delle dinamiche interne al Pd, l’opposizione di Fdi e Ncd abbia captato: anche perché a Monte Sacro i consiglieri utilizzano spesso facebook per esternare i loro pensieri, al contrario magari di quanto fanno in aula, quando stanno attenti a non far trapelare così apertamente i propri intendimenti.
Effettivamente, il Pd è un insieme di correnti che spesso marciano a velocità differenti, è un partito complicato, figuriamoci quanto possa esserlo una coalizione. Il caso Cascapera ne è un esempio chiaro: se da una parte Corbucci e Bugli, che hanno referenti diversi – il primo lo ha in Mario Ciarla, consigliere regionale, il secondo è con Marco Palumbo, ex consigliere montesacrino ora al Comune, ascrivibili però entrambi all’area progressista del partito, avevano lasciato la porta aperta al consigliere Cd, dall’altra il presidente Marchionne e il capogruppo Bureca, entrambi molto ortodossi, referenti del senatore Miccoli, già presidente del Pd romano, lo volevano fuori perché battitore libero, quindi inaffidabile per una logica di squadra. Questi ultimi però hanno ottenuto un effetto boomerang, perché in tal modo è emersa alla luce del sole una parte moderata e innovatrice che fino ad ora era restata più o meno in penombra, dando fiato alle trombe dell’opposizione e mostrando, inoltre, quanto negli altri municipi siano state fatte scelte differenti. Ad esempio, In IV, ex V, Sansalone, prima consigliere Pd, che è entrato nel Cd, ha ricevuto il sostegno del presidente Sciascia, il quale si è augurato che il neo fuoriuscito sostenga il Pd anche dalle fila di uno schieramento politico diverso.

Settebagni, III Municipio di Roma capitale: i residenti incontrano l’assessore all’ambiente e il presidente della commissione lavori pubblici. Il presidente del Municipio trattenuto da una riunione del Pd non fa in tempo a partecipare – di Alessandro Pino

11 Dic

PINOresoconto3 Richiesto nei mesi scorsi da molti residenti di Settebagni tramite l’associazione “Il mio quartiere”, un incontro pubblico con una rappresentanza della amministrazione del Terzo Municipio si è tenuto nel tardo pomeriggio del 10 dicembre presso il bar Silvestrini di via Salaria. Erano presenti – oltre a Marina Fava, vicepresidente del sodalizio – il consigliere Pd Fabio Dionisi, presidente della commissione lavori pubblici del III Municipio e l’assessore all’ambiente Gianna Le Donne, Sel. Era atteso, come scritto anche sugli avvisi sparsi per il quartiere, anche il presidente del Municipio, Paolo Marchionne, che però ha fatto sapere, a incontro iniziato di essere impossibilitato a presenziare (in realtà, nello stesso orario il pd romano aveva indetto un’assemblea nella periferia sud della capitale, presenti il Sindaco Marino e il segretario commissario del Pd romano, Orfini. Il presidente, data la gravità degli eventi che hanno coinvolto esponenti del consiglio e della giunta capitolina, si è recato là per ovvi motivi contingenti, che ben si sarebbero potuti rendere noti, ndr).
Meno di un centinaio, a occhio, i cittadini intervenuti e interessati alle risposte del governo municipale su questioni quali la viabilità nel quartiere, gli allagamenti del sottopasso di Salita della Marcigliana, lo smaltimento selvaggio dei rifiuti e la gestione del verde pubblico. Non si è trovato il tempo (pur essendosi la riunione protratta fin quasi alle ventuno) di trattare il tema della sicurezza, particolarmente sentito dai residenti specialmente dopo i ripetuti furti e atti di vandalismo verificatisi di recente: al proposito si è ipotizzato di organizzare eventuali futuri incontri suddividendoli per temi.

Per quanto riguarda la viabilità è stata esaminata principalmente la ormai annosa questione del vecchio e inadeguato sottopasso ferroviario di via Sant’Antonio di Padova, notoriamente stretto e male illuminato: Dionisi ha brevemente ricordato che nel 2008 si era tenuto un incontro con i tecnici delle Fs dal quale sembrava che i lavori di ampliamento fossero imminenti, grazie al milione e mezzo di euro versato dal costruttore Antonelli per le sue edificazioni in zona e a una pari cifra che avrebbero messo a disposizione la società ferroviaria. Ora però sembrerebbe non sia possibile un intervento del genere per intervenuti mutamenti nella circolazione dei treni, rimanendo aperte altre ipotesi: si è parlato di intervenire nella zona degli uffici della Anonima Petroli Italiana scavalcando o passando sotto la ferrovia. In alternativa, di procedere in maniera analoga ma nelle vicinanze del ponte che scavalca la Salita della Marcigliana. Dionisi ha voluto dare rassicurazioni sulla conservazione della somma versata all’epoca da Antonelli, che nel frattempo avrebbe fruttato interessi per duecentomila euro. Rimane comunque evidente una certa fatiscenza della vecchia struttura.

Già alla fine del mandato Bonelli, nel 2013, Fs aveva scoperto di non poter dare seguito al raddoppio del sottopasso dove Ferrovie stessa era stato indicato, in quanto a pochi metri è situato lo scambio che divide i treni sui vari binari, mentre i lavori fino a quel momento venivano rimandati fino alla fine degli adeguamenti della stazione Tiburtina a terminal per l’alta velocità. Si disse che occupandosi di Settebagni si sarebbero rallentata troppo la corsa dei treni, costringendo così Fs a pagare continue salate penali. Qualche tempo dopo veniva individuata un’area posta accanto alla strada che finiva nell’ormai dismesso passaggio a livello, quello sì di competenza di Fs ma ceduto tra lo stupore dei residenti proprio all’Api che infatti, provvide immediatamente a recintare, facendone una strada privata a proprio uso. L’area sarebbe la soluzione ottimale per un sottopasso ma andrebbe espropriata all’attuale proprietà, che fino a qualche tempo fa vi aveva messo in bella mostra un cartellone con su scritto “vendesi”. L’ipotesi del sovrappasso rimane comunque la più improbabile, essendo la linea ferroviaria coinvolta nella cd alta velocità ed è notorio che Fs non vuole simili strutture sopra le tratte av. Secondo questa concezione, tramonta anche l’ipotesi del ponte che possa scavalcare in qualche modo la salita della Marcigliana.

Eventuali modifiche alla circolazione automobilistica nel quartiere, con sensi unici che evitino gli ingorghi nei pressi delle scuole di via dello Scalo di Settebagni, sono state rinviate a dopo il completamento della nuova rotonda ai piedi del complesso di nuova edificazione noto come “Horti della Marcigliana”: al riguardo Dionisi ha affermato esistere già una proposta, depositata presso gli uffici della Polizia di Roma Capitale competenti per zona, che verrà illustrata alla cittadinanza anche tramite proiezione di diapositive in un incontro da organizzare appositamente.
Cambiamenti minori verranno dall’apertura della strada che passa internamente ai nuovi condomìni situati tra la fine di via Sant’Antonio di Padova e via delle Lucarie – via Capoliveri. Un’altra modifica alla viabilità dovrebbe consistere nel rifacimento dell’area antistante l’edicola sacra posta tra via della Stazione di Settebagni, la Salita della Marcigliana e la Salaria, con tre diversi tipi di sistemazione attualmente allo studio che però non sono stati anticipati e per i quali si sarebbe reso disponibile il costruttore Manetta, già impegnato nel completamento della adiacente rotonda sotto il suddetto complesso degli “Horti” da lui realizzato. Tra l’altro è prevista da parte sua, come opera pubblica (non a scomputo), la costruzione di un asilo nido (richiesto dal Terzo Municipio invece della scuola materna inizialmente concordata). A proposito degli allagamenti nel sottovia ferroviario che si immette nella rotonda, interessato nei mesi scorsi dai lavori di allaccio delle fogne del nuovo residence al canale di scolo principale (quello che corre sotto il marciapiede sul lato opposto della Salaria), Dionisi ha mostrato alcune foto (un vero e proprio scoop, a suo dire) scattate durante una videoispezione da lui richiesta: dalle immagini si vedrebbe una riduzione della sezione del canale (ingombrato anche da alcuni mattoni) che sarebbe la causa della ridotta capacità di smaltimento dell’acqua piovana e dei conseguenti, ripetuti allagamenti. Non è stata però autorizzata da Dionisi la riproduzione di tali immagini che – ha dichiarato – saranno sottoposte al vaglio di chi di competenza.
L’assessore municipale all’Ambiente, Gianna Le Donne, ha preso la parola sul finire della riunione, per quanto riguardava la manutenzione delle aree verdi a Settebagni e la situazione dei rifiuti (anche ingombranti) spesso lasciati per le strade di un quartiere rimasto pressoché senza cassonetti tradizionali da quando è stata introdotta la raccolta differenziata domestica. L’assessore ha invitato a vivere quotidianamente i parchi e a non abbandonarli, (col risultato, ci si immagina, di lasciarli preda del vandalismo). Ci permettiamo di osservare però che gli atti di teppismo si verificano solitamente in ore notturne quando il controllo sociale (già precario di questi tempi) è inesistente ed è difficile pensare che i parchi siano frequentati da mamme con carrozzina e anziani a passeggio. Da notare inoltre che in altri quartieri negli anni scorsi i parchi e i giardini pubblici venivano chiusi nottetempo da guardie particolari giurate adibite allo specifico servizio: si dirà come sempre che non ci sono soldi per pagare queste prestazioni, anche se a giudicare dalle recenti cronache quando si vuole i soldi saltano fuori eccome. Alcuni cittadini (anche a nome della locale società calcistica) si sono anche offerti di provvedere personalmente alla rasatura dell’erba e alla potatura degli alberi nel cosiddetto “Parco dei frutti”: iniziative generose che però si scontrano con un paese dalla burocrazia non particolarmente illuminata, esponendo al rischio di grattacapi legali in mancanza di precise autorizzazioni scritte.

Nell’altro grande parco di Settebagni, quello intitolato a Umberto Nobile, sarebbe allo studio la possibilità di adeguare ad area cani vera e propria (quindi con allaccio alla rete idrica e fognaria) la parte recintata che attualmente – pur servendo sostanzialmente allo stesso scopo – è considerata “di sgambettamento”, ossia per farli scorrazzare senza la costrizione del guinzaglio altrimenti prescritto, ipotesi scartata nella passata consiliatura per mancanza di fondi da impegnare.
Di fronte al parco Nobile si trova poi un’area pubblica inutilizzata se non per ospitare le giostre una volta l’anno in occasione della festa patronale: l’assessore Le Donne si è detta aperta a qualunque proposta per sfruttarla. Alcuni dei presenti – tra cui lo scrivente – avevano rappresentato lo stato indecente in cui certi angoli del quartiere in particolare vengono ridotti dallo scarico di rifiuti: se inizialmente Dionisi aveva liquidato la cosa affermando che il quartiere non ha l’esclusiva di certi problemi dovuti all’inciviltà, Le Donne ha fatto sapere di aver chiesto all’Ama l’invio in zona di personale addetto al controllo delle infrazioni in merito. Più volte durante l’incontro è stato sollevato un’altra questione ormai annosa, la creazione di una biblioteca pubblica nei locali un tempo adibiti ad alloggio del custode delle scuole (bisognosi di adeguamento dell’impianto elettrico): secondo alcuni dei partecipanti, se anche fosse possibile eseguire i lavori con il contributo finanziario e tecnico di privati cittadini, rimarrebbe la contrarietà del consiglio d’istituto all’apertura al pubblico, forse per evitare promiscuità ritenute inopportune tra gli alunni e frequentatori esterni in orario scolastico. Le proposte avanzate negli anni, comunque, prevedevano sempre l’apertura all’utenza esterna soltanto dopo la fine delle attività istituzionali, come avviene per altro per le attività sportive che si tengono nelle palestre scolastiche al fine del normale orario di lezione.scolastico. Una delle tante questioni, insomma, che nel quartiere si trascinano da anni e che forse vedranno sviluppi interessanti nei mesi a venire.

Alessandro Pino

III Municipio di Roma Capitale: Paolo Emilio Marchionne, il neo presidente di Montesacro

21 Giu

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Alcune domande al neo presidente del III Municipio – ex IV – di Roma Capitale, Paolo Emilio Marchionne, trentaduenne, consigliere municipale dalle elezioni del 2006, nell’ultima consiliatura capogruppo Pd, eletto tale dopo due predecessori decaduti per essere passati al gruppo misto.

 

Vita reale: Marchionne di cosa si occupa, oltre che di politica?

Ho lavorato all’Istat, all’Anci, in una società che si occupava di allestimenti e organizzazione di convegni per grandi società, per la federazione del Partito. Come spesso capita a quelli della mia generazione, sempre con contratti da precario, a partire dai primi Co.co.pro.

Elezioni appena svolte: se l’aspettava una vittoria cosi netta del mondo della sinistra, sia in Municipio che al Comune?

Ci speravo ma non era per nulla scontato. Penso che sia ampiamente meritata anche per via del lavoro che c’è stato per arrivare alle primarie sia sul presidente del Municipio sia per il Sindaco. Con tanti dei ragazzi che oggi sono stati eletti sono cresciuto politicamente, lavorando insieme fianco a fianco ormai nell’arco di più di dieci anni.

Quando ha cominciato a fare politica?

Nel 2001 mi sono iscritto ai democratici di sinistra.

marchionneProgetti per il Municipio:

– Nei primi cento giorni cosa vorrebbe realizzare?

Innanzitutto, va subito rimesso in piedi il piano regolatore sociale, quindi una ricostruzione larga di quelli che sono i bisogni di questo territorio e di conseguenza, una nuova elaborazione dei servizi. Contemporaneamente dobbiamo metterci subito al lavoro per l’inizio del nuovo anno scolastico per far si che quando riapriranno, le nostre scuole siano delle istituzioni vere. È complicato, non si può fare tutto in tre mesi però bisogna iniziare.

– E i soldi chi ve li dà?

Dobbiamo programmare, quello che non si è fatto in cinque anni, non inseguire le emergenze, che pure ci sono. Questa è la sfida di un governo che sa che davanti a se ha cinque anni, per questo dico che ripartiamo dalle scuole, dal sociale, in primis . ovviamente non ci sono solo questi due temi ma su questo vogliamo lavorare in maniera più immediata. Sapendo che per alcune cose gli investimenti sono più grandi bisogna trovare i soldi, chiedere le risorse, fare gli avvisi pubblici, avvisi di gara, quindi è necessaria la programmazione, perché bisogna dare delle certezze, non raccontare storie. Ci sono duecentomila euro per una scuola, poi non ci sono più, poi ritornano. Mi pare poco dignitoso per i cittadini, vogliamo essere un po’ più seri di chi ci ha preceduto.

– Come la pensa sul reperire fondi dai privati con le sponsorizzazioni?

Va bene, ci sono delle strutture che devono ricompensare la comunità locale per i lavori che fanno. L’unica cosa è che mi sembra che fino a qui i contributi dei privati siano andati per lo più su progetti mediatici – per esempio sul comitato olimpico – che non su quelli che hanno una ricaduta più immediata. Noi vorremmo che il privato sociale ci aiutasse a fare delle cose che durino nel tempo.

– E qui in Municipio?

Bisogna fare delle gare, anche per i privati che danno sponsorizzazioni.

– Anche chi fornisce dei servizi gratis?

Il privato che vuole dare dei servizi, lo può fare ma bisogna vedere quali. Sul sociale il volontariato non può sostituirsi all’assistenza, la può aiutare, può integrare ma un servizio è un servizio, servono i soldi pubblici. Sulla manutenzione del verde, alcune attrezzature scolastiche, su alcune cose si può lavorare sapendo però che sono interventi ragionati.

– Sulle somme che si possono assegnare senza bando?

Faremo solo bandi pubblici, per rientrare nella legalità. La somma urgenza deve essere somma urgenza. Non può essere una scusa per dare tutto in trattativa privata. Se ci fossero dei locali a disposizione? Su questa cosa qui abbiamo preso un impegno chiaro, ne facciamo una questione programmatica. Non è che se una scuola ha una stanza vuota si offre al primo che capita. Alla stessa maniera, i locali municipali vanno rimessi a sistema. Dobbiamo pensare ad un insieme di servizi che stanno in una programmazione di una idea. Prima si dice quello che serve poi si trovano le realtà che possono occuparsene. Bisogna utilizzare almeno un avviso pubblico, magari scegliere un concorso di idee.

– Politica municipale: la presidenza del consiglio la lascerete all’opposizione?

Si tratta di una figura di garanzia ma che credo che la maggioranza debba dire la sua. Lasceremo tutti gli spazi necessari alle varie anime dell’opposizione, questo assortimento è un elemento di novità, segno di vivacità istituzionale, che esce dalla logica un po’ sclerotica e monotona degli ultimi anni.

Marchionne 25 Aprile Porta San PaoloQuestioni dal territorio:

– La vicenda della scuola di Settebagni e i lavori che servono a mantenerla agibile, ancora non terminati. Cosa accade ora?

Saranno una priorità. Dobbiamo fare il punto, capire quale è la disponibilità attuale e eventualmente trovare i soldi che servono.

– L’asilo nido di Castel giubileo?

Va riaperto. Ristrutturato e riaperto, senz’altro.

– Lo sgombero della struttura di prima accoglienza di via Salaria. È rientrata l’emergenza sanitaria? Non si parla più di trasferimento dei nomadi presenti?

No, era un colpo di genio per speculare una volta in più sui nomadi e tra l’altro sarebbe costato una tombola, settemila euro al giorno perché andavano in una struttura privata dell’Arci Confraternita di S. Giovanni , 350 persone per venti euro al dì. Qui almeno non paghiamo l’affitto perché la struttura è pubblica. Non è un argomento di diretta competenza municipale ma vorremmo affrontare il discorso con la giunta capitolina in maniera nuova. Almeno con le persone che vogliono uscire da questo sistema qui vorremmo utilizzare delle risorse, invece che impegnarle in campagna elettorale. Stiamo parlando di circa settemila persone che vivono in campi autorizzati. Su circa tremilioni di persone credo che possiamo trovare una soluzione diversa.

– Senza dargli la casa, come paventa una parte dell’opinione pubblica?

Il tema della casa.. credo che invece di pagare 24000 euro al mese per la struttura della Cesarina si possono pensare dei progetti diversi, si possono creare delle aziende, delle attività lavorative che con gli stessi soldi anziché assistenza creano sviluppo.

– E gli altri romani che sono rimasti fuori dal sistema del lavoro?

Non si tratta di fare differenze tra romani e rom, il problema già esiste . Ora abbiamo un costo per l’assistenza secca. Alcuni sono qui da più di dieci anni. Spendiamo molti soldi per ospitarli in una struttura come Cesarina, dove l’acqua è razionata, la corrente pure, le roulotte sono fatiscenti. Penso che possiamo permetterci di invertire un po’ i ragionamenti. Non si tratta di dare le case ai rom, questi sono ragionamenti che nascono dall’idea di dover speculare molto. Naturalmente servono dei progetti veri di uscita dal campo.

– E chi non si volesse adeguare?

Continueremo magari con i più anziani nel sistema tradizionale. Ma nei campi ci sono più della metà di bambini e ragazzi con la voglia di cambiare. Vent’anni fa si è iniziato con la scolarizzazione, i campi attrezzati. Io vorrei proporre al sindaco di iniziare proprio con il nostro territorio, con la Cesarina in particolare, un percorso di uscita dai campi con chi è sempre stato qua, in modo da andare ad esaurimento degli assistiti.

Luciana Miocchi

Processo con rito immediato per Zippo. Condanna in primo grado a due anni e otto mesi con domicilio coatto

10 Lug

foto di repertorio – A. Pino

E’ giunto a conclusione ieri sera, con l’emissione della sentenza di condanna a 2 anni e 8 mesi, il processo con rito immediato che vedeva imputato Alberto Palladino “Zippo” il responsabile di Casapound Italia per il IV Municipio di Roma per l’aggressione e le lesioni subite da un gruppo di militanti dei “giovani democratici” avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2011. Il Pm Francesco Minisci aveva chiesto la pena di 3 anni e 10 mesi per violenza aggravata e porto e uso di armi improprie. Il giudice monocratico Francesco Rugarli ha invece assolto Palladino dall’accusa di uso di armi improprie e violenza aggravata “perché il fatto non sussiste”, ritenendolo responsabile delle sole lesioni personali.
Data l’entità della pena, sono stati revocati gli arresti domiciliari ma è stato disposto l’obbligo del domicilio coatto a Ronciglione, luogo dell’ultima residenza. Inoltre, l’esponente di CPI dovrà versare una provvisionale di circa trentamila euro e pagare le spese processuali.

Il giudice ha anche disposto l’invio alla Procura della Repubblica del verbale di un confronto avvenuto durante le udienze tra la madre di Zippo e Paolo Emilio Marchionne, capogruppo del Pd in consiglio municipale, una delle vittime, l’unico ad aver riconosciuto il condannato durante gli attimi concitati dell’aggressione, al fine di indagare se quanto detto in quell’occasione possa presentare dei profili penalmente rilevanti.

I fatti per i quali Palladino è stato condannato in primo grado risalgono alla notte tra il 3 e il 4 novembre scorsi. Un gruppo di “giovani democratici” la formazione giovanile del Pd, guidato dall’esponente Paolo E. Marchionne stava facendo attacchinaggio nei dintorni di Prati Fiscali, a poca distanza della palazzina occupata da Casapound. All’improvviso una quindicina di persone a volto coperto, da quanto riportato agli atti, si materializzarono nella strada deserta dando vita ad un’aggressione a cui pose fine l’intervento di una pattuglia dei carabinieri in servizio di perlustrazione. Quattro persone riportarono lesioni di gravità diversa, per cui furono trasportati all’ospedale Sandro Pertini. Marchionne riconobbe uno degli assalitori in Alberto Palladino che fu arrestato un mese dopo, al ritorno da una missione di volontariato. Nella zona di Monte Sacro apparvero numerose scritte contro l’esponente Pd, peraltro ancora non cancellate, a distanza di mesi. Zippo, difeso dall’avvocato Giousé Naso, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Casapound si è sempre dichiarata estranea, minacciando querele.

Immediate le reazioni sul web alla notizia della condanna, da parte dei militanti della destra radicale.

(pubblicato su di-roma.com)

Luciana Miocchi