Archivio | febbraio, 2013

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: voto con grande sprezzo del pericolo

25 Feb

I seggi elettorali del quartiere si trovano nelle scuole elementari di via dello Scalo di Settebagni 45, in cima ad una ripida salita. Un tempo, fino ad una ventina di anni fa, quando i militari di leva fornivano vigilanza a basso costo per le casse erariali, nessuno poteva avventurarsi fin davanti all’entrata, tranne pochi casi di disabilità grave.

Il perchè del divieto è presto detto: la strada è cieca, non vi è la larghezza per far passare due macchine contemporaneamente. Se vi sono dei mezzi parcheggiati, diventa a senso unico e spazio per i pedoni non ne resta. Infatti, a scuole aperte, vige il divieto di accesso tranne che per i mezzi di servizio e per quelli che trasportano disabili motori, in terra è stato disegnato un percorso pedonale protetto anche da elementi metallici.

Ieri sera le urne erano aperte fino alle 22.

Al calar del sole, già al cancello si capiva che arrivare incolumi fino alla cabina elettorale sarebbe stata un’impresa: delle cinque lampade ad energia solare non ne funzionava nemmeno una. Problema annoso. Pare che le batterie siano irrimediabilmente compromesse, motivo per cui l’ufficio tecnico ne ha ordinate almeno tre. La fornitura sembra sia stata sbagliata, ragion per cui ancora non è avvenuta nessuna sostituzione e la scuola resta al buio. L’unico lampione acceso, che però fa luce solo a se stesso, è dentro la recinzione delle scuole medie, chiuse, non essendo seggio elettorale.  Arrampicata al buio. Buio pesto. Tanto pesto da non potersi individuare nemmeno eventuali buche in agguato.  Si sale e si scende un po’ come si può, immersi nell’oscurità, al centro della strada.  Si perchè sui lati le macchine di chi non se l’è sentita di poter fare nemmeno quelle poche decine di metri a piedi sono parcheggiate in bella posa anche sul percorso pedonale non protetto dalle barriere. Inizia così l’odissea per arrivare in cima, tra macchine in sosta e auto che salgono e scendono a velocità anche sostenuta, facendo lo slalom tra i vari elementi umani e plasticometallici che sono sparsi in maniera casuale sull’asfalto.  In un paio di casi un doppio salto carpiato tra i cofani delle macchine evita l’incidente. Insomma, c’è da pensare che a Settebagni il numero degli invalidi debba essere altissimo, a giudicare dalle vetture i cui conducenti sono stati costretti ad accedere fin dentro la recinzione.  Strani handicappati, molti sotto i trent’anni, dal fisico slanciato e scattante, salgono la gradinata senza passare dallo scivolo, con grandi falcate. Rapido giro ad ispezionare i cruscotti delle vetture ferme davanti l’atrio, l’unico luogo illuminato. Un solo tagliando disabili. Dentro, in fila davanti ai seggi, un paio di anziani. Non si vede nessuno in carrozzella nè fornito di stampelle.

D’altra parte, non c’è una pattuglia dei vigili urbani a deterrente del malcostume anche se in via dello Scalo sarebbe stata necessaria.

Il meglio dello spettacolo però, non è stato ancora raccontato.

Uno spettacolo indecente fatto di menefreghismo, ignavia, inerzia.

Scrive infatti Lara Trivelli – disabile motoria con tanto di vettura modificata per le sue esigenze e dotata di regolare contrassegno – sul suo wall di Fb: “Sono andata a votare con i miei. All’arrivo tutti i posti davanti al seggio sono occupati da macchine di gente che avrebbe preferito un seggio drive in, in modo di non dover scendere nemmeno dalla macchina, per quanto sono attaccati. Una volta smistato il traffico ci avviamo alla rampa per entrare nel seggio ma c’è una macchina parcheggiata davanti all’ingresso. Mia madre si è lamentata con i finanzieri che stavano seduti dietro la scrivania all’entrata che le hanno risposto che loro non erano li per fare i parcheggiatori, ma sono usciti a vedere e si sono offerti di aiutare mio padre a salire più su con l’auto, in modo di superare il gradino tra due macchine. Nel frattempo è stata rintracciata la signorina scrutatrice che non capiva assolutamente perchè doveva spostare la macchina, ma siamo entrati senza sentire le spiegazioni che le stavano dando. Siccome mi serve usare il montascale per scendere al livello del seggio abbiamo constatato che era ancora rotto dalla volta precedente e ho dovuto votare nella sala delle maestre da sola. All’uscita abbiamo potuto usufruire della rampa perchè c’era una sedia davanti alla rampa con scritto “non parcheggiare”.

Finchè non arriva il disabile in carrozzella non viene in mente a nessuno di proteggere il varco della rampa per gli handicappati motori. Ai normodotati diversamente abili non balena nella mente nemmeno per un istante che la grazia di poter camminare da soli a qualcuno non è toccata, forse pensano che debbano stare tutti relegati in casa -cazzovannoafareingiro – Ai coscritti in divisa non è affidato il compito di mantere un minimo di ordine all’esterno del seggio, anche se è compreso nel perimetro a loro assegnato. A nessuno, ma proprio a nessuno dei votanti con la sindrome da drive in è venuto da pensare che una strada a fondo cieco e al buio non è il migliore dei posti dove andare ad infilarsi. La colpa è anche di quei pedoni indomiti che hanno deciso con un pizzico di originalità di votare dopo la calata del sole ma dopotutto, la legge dice “aperto fino alle 22” non “aperto fino alle 22 tranne che a Settebagni”.

In cinque anni non si è trovato il tempo di verificare il funzionamento di una pedana già presente, attrezzatura che dovrebbe potersi usare in ogni momento. Dopo cinque anni si sono ripetute identiche le scene di sempre: buio, ingorgo, macchine guidate ad minchiam. Se i seggi non si possono spostare una pattuglia a garanzia dell’incolumità pubblica poteva e doveva essere inviata per ristabilire un minimo di ordine in una situazione che non ha uguali nel Municipio. Mancano un paio di mesi al prossimo appuntamento elettorale, per il Comune e per il Municipio, c’è tutto il tempo per porre rimedio. Votare con grande sprezzo del pericolo non è cosa da tutti. Sfidare ancora una volta il ridicolo è troppo.

Luciana Miocchi

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IV Municipio di Roma Capitale: fotogallery di Giorgia Meloni e FdI al mercato Serpentara 2

22 Feb

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IV Municipio di Roma Capitale: l’assessore Francesco Filini tenta il grande salto in Regione

22 Feb

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Francesco FiliniA pochi giorni dal voto per le elezioni politiche nazionali e per le regionali, Francesco Filini, assessore alle politiche sociali del IV Municipio di Roma Capitale, passato a Fratelli d’Italia neo formazione di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto staccatisi dal Pdl, risponde ad alcune domande sul suo presente e futuro politico

Come è maturata la scelta di lasciare il Partito delle libertà per lanciarsi nell’avventura tutta nuova di fratelli di Italia?

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le primarie che il PdL aveva promesso e non ha mai voluto fare. Dalla fusione tra AN e FI è nato un partito verticistico senza alcuna regola (io ero nel direttivo romano del PdL, organo mai convocato in 5 anni…) e che ha paura di confrontarsi con la base, di fronte ad una legge elettorale così infame si doveva dare parola agli elettori, per evitare di trovarsi in lista show girl e raccomandati di ogni genere. Fratelli d’Italia è un movimento nuovo, fatto di gente giovane che viene da un percorso politico territoriale, con una classe dirigente che sa confrontarsi con i cittadini e che sa ascoltarli. Da sempre credo nel contatto diretto tra chi rappresenta e chi è rappresentato.

Quali sono le nuove responsabilità in FdI che ha assunto?

In FdI guido l’ufficio elettorale, mi sono dovuto occupare di presentare le liste in tutta Italia, fortunatamente è andato tutto liscio. Anche perché il panino l’ho mangiato dopo aver consegnato la documentazione, non “mentre” come fece qualcuno tre anni fa…

Se dovesse andare male alle regionali, si candiderà di nuovo in Municipio o sceglierà altre strade?

Non mi ricandiderò al consiglio del IV Municipio, dove sono ben rappresentato. Ora sono concentrato sulle regionali e sto lavorando affinché Fratelli d’Italia cresca da subito.

Perchè un elettore dovrebbe votare Francesco Filini alla Regione?

Perché viviamo nell’epoca della crisi della politica, che va superata prima ancora di quella economica. Non abbiamo speranza di risollevare le sorti del nostro paese se non ci riappropriamo della politica, quella fatta con serietà, competenza e passione. E credo che possa farlo bene chi conosce i problemi della gente, avendo lavorato sul territorio.

Quale esperienze porterebbe in regione, in questi cinque anni da assessore municipale cosa ha imparato?

Ho imparato che il territorio, le associazioni, i cittadini, sono una risorsa inesauribile. Chi fa politica deve aprire le porte dell’amministrazione a chi è portatore di idee nuove e principi sani. In Regione mi batterò per l’introduzione di una moneta complementare e per l’installazione di una WI-FI di tipo mesh di proprietà popolare. L’economia locale è il presupposto per la crescita, per creare nuovi posti di lavoro: solo così potremo evitare il declino.

Luciana Miocchi

Settebagni. – IV Municipio di roma Capitale: semaforo abbattuto

19 Feb

Questa mattina a causa di un incidente uno dei semafori dell’ entrata Nord(altezza motonautica) é stato abbattuto. Sul posto c’é una squadra della manutenzione che sta lavorando al ripristino. Si raccomanda la massima prudenza.
Luciana Miocchi

 

aggiornamento: al 20 febbraio è stato completamente ripristinato

IV Municipio di Roma Capitale: il capogruppo Idv Romeo Iurescia passa ufficialmente al Pd

15 Feb

Iurescia(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Con comunicazione protocollata il giorno di S. Valentino, Romeo Iurescia, capogruppo fino a quel momento dell’Idv, ha ufficializzato il suo passaggio al partito democratico, salutato così dal comunicato di Umberto Marroni, capogruppo Pd al consiglio di Roma Capitale:

“Voglio dare il benvenuto nel Partito Democratico al consigliere municipale Romeo Iurescia, che in questi cinque anni ha sempre garantito un’opposizione ferma e costruttiva alle amministrazioni di centrodestra di Alemanno e Bonelli. Positivo l’ingresso di Iurescia, proveniente dall’esperienza della società civile. Un adesione al gruppo che conferma il buon lavoro del PD territoriale, che ha saputo costruire un’alternativa valida in IV Municipio in grado di battere le destre e proporre un modello sano di governo, collaborando con le altre forze al pd. Dare forza al PD oggi vuol dire, infatti, dare forza ad un’alternativa di governo credibile per voltare pagina dopo la fallimentare esperienza Alemanno”.

L’avvicinamento di Iurescia al Pd era evidente da mesi, si era palesato la prima volta quando partecipò all’incontro organizzato da Riccardo Corbucci alla sala Agnini con Dario Franceschini, unico politico di un altro partito presente all’evento e proseguito poi con l’assidua frequentazione dei gazebi e l’organizzazione di incontri elettorali a sostegno dei candidati alle varie tornate elettorali.

Cristiano Bonelli, presidente del IV Municipio, Pdl, così ha commentato l’evento:

«Assurdo ed unico il pd in IV, che ha dimostrato in questi anni inaffidabilita’ e pochezza politica, i litigi hanno dilaniato gli ex Ds con migrazioni costanti degli eletti nel Pd in altri partiti, riducendolo a 4 consiglieri . Davvero imbarazzante poi la vicenda che vede il consigliere Iurescia, messo alla gogna dal Pd e dai siti vicini, reo di aver chiesto ed ottenuto 23mila e di rimborsi chilometrici ed oggi nuovo consigliere del gruppo Pd accolto in pompa magna accanto al cons Corbucci nella campagna elettorale x un candidato regionale. Furono lo stesso Corbucci e la presidente della Commissione trasparenza Rampini ad attacarlo ma oggi e’ il benvenuto ?»

Luciana Miocchi

Settebagni, IV Municipio di Roma Capitale: i lavori di sistemazione della scuola Giovanni Paolo I a spizzichi e bocconi, a seconda dei soldi in cassa

14 Feb

giovannipaolo1Finalmente l’ Ufficio Tecnico del Municipio ha presentato la settimana scorsa il conto preventivo dei lavori che servono per l’intervento globale di messa in sicurezza della scuola Giovanni Paolo I di Settebagni, fatti rientrare nella cifra di seicentomila euro dei fondi dell’emergenza neve. E’ terminata da qualche giorno la prima trance dei lavori che è stato possibile realizzare con la somma erogata dall’amministrazione: il taglio delle essenze arboree, effettuato da Multiservizi, il rifacimento dei profili sulla scalinata d’ingresso e la sostituzione o la riparazione di vetri e finestre dei locali di pertinenza della scuola dell’infanzia dove è stato stivato il materiale contentente eternit rimosso dall’edificio. A detta del consigliere Marco Bentivoglio, Pdl, che con il presidente del Municipio Cristiano Bonelli e il vice presidente del consiglio municipale Riccardo Corbucci, Pd, aveva partecipato ai sopralluoghi nei locali della scuola insieme ad alcuni genitori ed ha seguito poi l’intero iter, l’eternit è stato trattato e sigillato nella stanza che è stata destinata allo scopo e lì rimarrà fino a data da destinarsi perché mancano i fondi per lo smaltimento attraverso l’invio ad una discarica autorizzata.

I lavori che mancano all’appello sono la messa in sicurezza totale dell’edificio, la sistemazione dei bagni e le infiltrazioni d’acqua nei solai, in alcune classi quando piove si fa lezione con la bacinella ed il rischio che prima o poi si verifichi il crollo di qualche controsoffittatura diventa sempre più probabile. Verranno eseguiti soltanto quando le somme saranno messe a disposizione, nella misura che si riuscirà a coprire con gli importi ottenuti. Purtroppo, le regole imposte sono queste. Per l’intanto permangono le impalcature su alcuni dei terrazzi.

Luciana Miocchi

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: appare un laghetto di acqua piovana – di Alessandro Pino

13 Feb

PINOpaludequindiciCDa alcune settimane un singolare fenomeno si manifesta nella campagna appena fuori il centro abitato di Settebagni, nei pressi del casello ferroviario abbandonato al quindicesimo chilometro della ferrovia per Fiumicino (e per questo noto in zona come “il quindici”): si è creato uno specchio d’acqua troppo piccolo per essere definito stagno o palude ma comunque di notevoli dimensioni e della  profondità di almeno mezzo metro vicino la riva, lungo il viottolo sterrato che conduce a via del Monte di Casa. Non è noto se si tratti semplicemente di acqua piovana stagnante o se essa affiori da qualche tubatura  sotterranea danneggiata, fatto sta che quantomeno nel recente passato  non sembra di ricordare nulla del genere. Il laghetto può rappresentare un potenziale pericolo per chi si trovi a percorrere a piedi o nelle ore notturne il sentiero dato che la possibilità di finirci dentro non è poi così remota vista la mancanza di illuminazione e di recinzioni.

Alessandro Pino

 

IV Municipio di Roma Capitale – Chiude Fnac, almeno sessanta perdono il lavoro

13 Feb

fnac

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Questa sera Fnac, la grande catena francese di distribuzione dischi, libri ed elettronica di alta gamma chiuderà per l’ultima volte le porte del suo negozio nel centro commerciale di Porta di Roma. Più o meno cinquanta lavoratori, a cui vanno aggiunti dieci impiegati esterni nella sorveglianza e il bar interno. I primi sentori che oltralpe avevano intenzioni “diverse” per il ramo italiano erano arrivati l’anno scorso, con la dichiarazione dei vertici che il fnac non rientrava più nelle strategie del polo del lusso che ne deteneva la proprietà, con particolare riferimento a Fnac Italia, posta poi nei mesi successivi in liquidazione – ceduta ad un fondo noto per comprare aziende in crisi e rivendere il possibile – senza che, fino all’ultimo momento i dipendenti venissero messi a parte delle effettive intenzioni. Il sito web di vendita on line risulta ancora attivo, anche se le prospettive sono tutt’altro che rosee anche per la trentina di dipendenti. Anche loro in cassa integrazione a breve. Alla chiusura del negozio di Roma seguirà quello di Firenze, sempre in un centro commerciale. Per gli altri, tre mesi di osservazione, poi si vedrà, le decisioni verranno rese note sul fischio finale.

A nulla è valsa la mobilitazione di artisti e scrittori che hanno presentato le loro opere presso gli Store nel corso degli anni. Si chiude, e si comincia proprio dal negozio di Porta di Roma, a cui i residenti del IV Municipio di Roma Capitale, più di trecentomila abitanti, sono particolarmente affezionati, sia per la vastità dei titoli presenti, sia perché, attraverso le iniziative che si tenevano a cadenza regolare, hanno avuto modo di apprezzare cantanti e scrittori famosi senza dover andare in centro, alcune volte fortunate assistendo perfino a preziosi mini concerti, con quella gratificazione che soltanto chi vive in quartieri periferici può raccontare. L’idea era vincente, la collocazione forse un po’ meno. Con i prezzi dell’affitto a circa 48 euro al mq ed una superficie di 2500 metri quadrati di esposizione, il bilancio non ha mai potuto chiudere in pareggio. Cinque anni di perdite ma le aperture nei centri commerciali sono continuate.

Che l’avventura sfortunata di Fnac sia l’inizio di una era in cui i mastodontici tempi del consumismo, dopo aver fatto strage dei negozi del circondario rimarranno vittime del loro stesso elefantismo dal costo spropositato? E’ ancora presto per dirlo, probabilmente scelte strategiche non propriamente azzeccate, congiuntura economica sfavorevole e volontà di riposizionarsi su fasce di mercato più redditizie sono state concause che hanno pesato tutte insieme, in maniera diversa, sulla decisione finale.

I dipendenti di Fnac Porta di Roma meriterebbero, per la correttezza e l’attaccamento a quello che era diventato un progetto di vita, una famiglia allargata, più che un mero luogo di lavoro, di trovare una nuova occupazione nel tempo più breve possibile. Mai un gesto scortese, né di stizza, sempre pronti all’assistenza all’acquisto anche quando ormai sapevano di avere i giorni contati. A tradirli, solo un velo di tristezza in fondo agli occhi, tristezza condivisa da chi era abituato a passare con l’intenzione di fare solo un giro e poi usciva con almeno un libro scovato in angolo nascosto.

Come prospettiva, la cassa integrazione. Poi, come tanti altri in questo tempo triste, il baratro dell’incognita, la disperazione del tempo che si accorcia e dell’occupazione che non si trova, persone con un progetto di vita e di famiglia improvvisamente a rischio, tutt’altro che choosy. L’ordinaria perdita del posto di lavoro non fa nemmeno più notizia.

L’unica cosa in grado di far alzare la voce alle casse è l’ennesima lamentela di un cliente che rimane stupito del fatto che la sua tessera fedeltà non sarà più utilizzabile, data la chiusura. Già, anche questa, nessuno ha avvertito nessuno, il giorno prima della comunicazione ufficiale si continuavano a richiedere e ad ottenere – a pagamento – le tessere sconto. Un capitale di fidelizzazione buttato, lasciando a fronteggiare la clientela giustamente inviperita, coloro che riportano il danno più grande.

Il giorno prima del D day, passeggiando per l’ultima volta tra gli scaffali semi vuoti, visto che gli avventori comunque comprano – e lo fanno a prezzo pieno – si respira un’aria di disarmo stupefatto. Nessun cartello indica la data di chiusura eppure ci starebbe bene, magari in un angolo, a spiegazione del perché i locali somiglino a quel che resta dopo una rapina. Semplicemente, domani, per sempre, non si riapre.

* * *

Prendo licenza poco poetica, il cronista non dovrebbe intervenire mai in prima persona, ma l’occasione è di quelle speciali. Se non ci fosse stata Fnac e le sue addette alla comunicazione, Alessandra prima e Daniela poi, non avrei mai avuto la possibilità di intervistare per la stampa locale tanti cantanti di successo come Alex Britti, Gianluca Grignani, i Bastards sons of Dioniso, Carmen Consoli, Federica Baioni 4thet, Luca Barbarossa, Francesco Baccini e tanti altri. Di foto e di ricordi ne ho messi da parte un bel po’. Mi spiace sia finita così. Ragazzi, buona fortuna

Luciana Miocchi

Papa Benedetto XVI si dimetterà il 28 febbraio

11 Feb

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(pubblicato su http://www.di-roma.com)

La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo, facendo saltare il sito internet dell’Ansa che per prima l’ha resa nota. Papa Benedetto XVI ha annunciato, in latino, durante il concistoro di canonizzazione dei martiri di Otranto, che rinuncerà a guidare la chiesa cattolica il 28 febbraio. La decisione, maturata dopo una seria riflessione e nella constatazione che la sua età non gli consente di governare la barca di Pietro con l’energia necessaria, lascia smarriti quanti sono legati alla tradizione per la quale un Papa non abdica mai, a cui non venne meno nemmeno Giovanni Paolo II, gravemente malato ma Pontefice fino all’ultimo respiro.

Non tutti credono alle motivazioni di salute e di anzianità, alcuni ritengono che l’amore che Benedetto XVI nutre per la Chiesa e il pontificato sia talmente grande da arrivare al sacrificio personale pur di dare una scossa all’ambiente curiale, accusato da più parti di pensare poco ai regni celesti e troppo all’amministrazione del potere terreno.

Il primo a dimettersi nella storia bimillenaria della Chiesa fu S. Clemente, nel I secolo DC, ma bisogna tornare indietro nei secoli di ottocento anni per trovare il precedente più clamoroso, quello di Celestino V, l’eremita Pietro del Morrone, dimessosi dopo pochi mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, in contrasto con l’ambiente corrotto e clientelare a cui non era abituato, incapace di porvi rimedio. Gregorio XII, ai tempi oscuri dei papi e degli anti-papi, prima della scoperta dell’America, fu l’ultimo a prendere una decisione così grave .

Ancora non ci sono indicazioni certe su quale sarà la destinazione di Joseph Ratzinger una volta ufficializzato il suo abbandono, anche se sembra plausibile venga accolto in un convento di clausura, per non essere di intralcio al nuovo pontefice. Le ultime notizie danno come prescelto il chiostro interno allo Stato pontificio, almeno fino al termine del concistoro che sceglierà il suo successore.

Luciana Miocchi

Ferrovia Fm1: ennesima mattina di disagi – di Alessandro Pino

6 Feb

PINOtrenoguastofebbraioL’odissea quotidiana vissuta che ha per protagonisti i pendolari che viaggiano sulla linea ferroviaria Fm1 (quella che porta a Fiumicino) si è arricchita di un nuovo capitolo nella mattinata del primo febbraio, quando per causa di un guasto tra Nuovo Salario e Settebagni ad un convoglio proveniente dall’aeroporto si sono avuti – come annunciato da una voce registrata – ritardi e soppressioni totali  o parziali di corse: il treno a bordo del quale si trovava lo scrivente, per esempio, è arrivato a Settebagni con circa mezz’ora di ritardo fermando inoltre al binario 4, quello di solito su cui si viaggia in direzione Roma. Il binario regolare infatti era occupato da un treno fermo, probabilmente quello in avaria che si è riusciti a portare in posizione utile per la marcia a senso unico alternato degli altri convogli.