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Monte Sacro: un anno in un’auto con il suo cane dopo la perdita del lavoro e lo sfratto – di Alessandro Pino

9 Nov

una piccola grande storia di amore e dignità

Marco ha intorno ai cinquant’anni e da circa uno a questa parte ha abitato assieme al suo cagnone Lucky in una vecchia Fiat Uno parcheggiata in una stazione di servizio a Monte Sacro, zona nord di Roma. Non è un profugo sceso da un barcone, anzi: in passato viveva sempre qui, in un quartiere piccolo-borghese, era socio in una agenzia immobiliare, prima ancora aveva gestito una galleria d’arte, girava con una Porsche e poi con una Smart. Poi, all’improvviso, come accade a volte, la sua vita è cambiata come forse non avrebbe mai immaginato. I guai sono iniziati con gli affari che andavano sempre peggio: «Abbiamo resistito fin quando abbiamo potuto – ricorda – abbiamo pagato tutti i creditori e siamo rimasti senza una lira». Poi sono arrivate altre mazzate: la scomparsa della madre con la quale viveva, che ha comportato anche la perdita della pensione percepita dalla donna e di conseguenza lo sfratto nel gennaio scorso: «Ho trovato i lucchetti con il cane dentro. Il proprietario di casa mi ha fatto prendere le mie cose e mi ha cacciato via». Gli rimangono solo il cane e la macchina che come se non bastasse un giorno si guasta fermandosi in via Val d’Aosta. Per andare a cercare lavoro è costretto a lasciare il cane da solo in macchina e qualcuno chiama la Polizia Municipale, perché quando si inciampa spesso è più facile trovare chi provi a calpestarti che non qualcuno che ti aiuti a rialzarti in piedi. «Quando con la mia compagna abbiamo preso Lucky stavamo abbastanza bene e non avremmo mai pensato di farlo ridurre in strada». A quel punto per evitare altri problemi interviene Riccardo, gestore di una pompa di benzina che si trova nella stessa via: conosce Marco da vent’anni e a differenza di parecchie persone che gli voltano le spalle lo aiuta facendogli parcheggiare la vettura sotto una tettoia del distributore. La modesta utilitaria diventa così la sua casa, perché dalla sua compagna non è possibile alloggiare per motivi di spazio e negli alloggi messi a disposizione per le persone disagiate non sono ammessi i cani: in Italia evidentemente è penalizzante essere affezionati a un animale e Marco a lasciare il suo amico non ci pensa nemmeno preferendo dividere con lui l’angusto abitacolo. Fatto, questo, che stride in modo assordante con l’infinità di storie di abbandoni anche per motivi futili che si sentono ogni giorno. Una vita così è difficile da raccontare, bisognerebbe provarla per rendersene conto: «L’inverno è stato davvero brutto, il momento peggiore è la notte». Per dirne una, quando piove entra l’acqua in macchina. Tirando avanti con un sussidio bimestrale di trecento euro fornito dal Quarto Municipio, nonostante tutto Marco cerca di non lasciarsi andare anche nella cura della persona pur con le difficoltà del caso, dato che quando non si ha più un alloggio diventa complicato anche ciò che nella quotidianità precedente sembrava scontato e anche farsi una doccia può diventare un lusso: «Andavo in un hotel qui vicino con la scusa di un caffè, usando il bagno per lavarmi e radermi». Tutto questo dura fino a pochi giorni fa, quando viene notato assieme a Lucky da una giornalista che scrive per Quattro Zampe, una rivista che si occupa – come si può intuire – di animali. Da quel momento il caso di Marco diventa popolare, rimbalza tra i media fino a portarlo in televisione, nei telegiornali e ospite a “Mattino Cinque”, trasmissione per presenziare alla quale deve andare in aereo a Milano e alloggiare in albergo, ospite della produzione: «Sembra assurdo ma forse non sono più abituato al letto: non ho chiuso occhio tutta la notte». Diventa insomma un personaggio proprio grazie al suo amico peloso, tanto che persino il sindaco di Roma Gianni Alemanno, venuto a conoscenza della sua vicenda lo riceve e si impegna a trovare un alloggio per lui e Lucky. Alla fine il sospirato tetto è arrivato, in un residence lontano da Monte Sacro ma pur sempre meglio di una vetusta automobile. Ora forse la vita può ricominciare davvero.
Alessandro Pino

Un nuovo comandante per i Carabinieri di Monte Sacro – di Alessandro Pino

9 Nov

Passaggio di consegne tra i Maggiori Luciano Soligo e Alessandro Di Stefano
Cambio della guardia al vertice della Compagnia Monte Sacro dei Carabinieri, dalla quale dipendono la stazione capoluogo (sede della Compagnia) di Talenti e quelle urbane di Fidene, Nuovo Salario, Città Giardino, San Basilio, Tiburtino III e Tor Sapienza: nei giorni scorsi il Maggiore Alessandro Di Stefano ha rilevato il comando dal pari grado Luciano Soligo che l’aveva guidata per quattro anni che ha assunto un nuovo importante incarico presso l’Ufficio Informatico del Comando Generale dell’Arma. Il comandante uscente, quarantacinquenne di Treviso, considera così il territorio del Quarto Municipio che ha avuto modo di conoscere a fondo: «Nonostante ci siano stati dei fattori che hanno costituito disagio per la popolazione, come i campi nomadi abusivi o la prostituzione sulla Salaria, questo è un territorio tranquillo. Anche nelle borgate come il Tufello, una volta ricordate come critiche, non succede più nulla, al massimo piccole rapine a farmacie e supermercati, ma queste cose accadono in tutta Italia».Un giudizio positivo, quello del Maggiore Soligo, al punto che date le premesse la sua conclusione non sorprende più di tanto: «Secondo me qui si vive bene. A me piace perché pur essendo città non ha il caos del centro. In questo mi ricorda Treviso, tanto è vero che sto valutando l’ipotesi di venire ad abitare a Monte Sacro».
Forse po’ più movimentati rispetto a quelli che si troverà ad affrontare, sono stati i contesti operativi da cui proviene il Maggiore Di Stefano. Trentasette anni, di Pavia, sposato con due figli, comandava in precedenza la Compagnia Messina Sud. Laureato in Giurisprudenza, ha frequentato il 177° corso Allevi Ufficiali dell’Accademia di Modena. In passato ha svolto missioni in Kossovo, Afghanistan (dove è stato due volte) e Irak. Il giorno della strage di Nassirya si trovava sul posto e non rimase coinvolto nell’esplosione della base solo per una di quelle circostanze che alcuni attribuirebbero al caso, altri al destino: «Volevo far portare un caffè al personale che si trovava di guardia. Il militare che era con me si accorse che era terminato e tardammo per procurarcene dell’altro». Sul compito che lo aspetta ha già le idee chiare: «Roma è una città in cui gli aspetti operativi e di pubbliche relazioni devono essere entrambi curati. Per di più, questa è una Compagnia le cui competenze sono variegate, comprendendo sia zone benestanti che aree difficili dal punto di vista della pubblica sicurezza. Quindi ci sono diverse esigenze da contemperare. In questo mi impegnerò per mantenere la linea del mio predecessore».
Alessandro Pino

sgombero a via Piombino

9 Nov

l’insediamento di via piombino era stato segnalato dalla popolazione all’indomani dello sgombero dell’accampamento abusivo sul greto del Tevere all’altezza del centro di prima accoglienza di via salaria. Il comitato di quartiere di Settebagni aveva chiesto di verificare alcuni movimenti sospetti nei pressi del capolinea del 135 e del discount di via Piombino. Un giro di controllo, un articolo sul periodico La Voce del Municipio nonchè una richiesta fatta direttamente per il tramite della presidenza del Municipio. Immediati i controlli di carabinieri e polizia municipale confermavano la presenza nel terreno recintato con lamiere tra la marana e la via piombino. C’è voluto quasi un mese per realizzare lo sgombero. Difficoltà dovute allo stabilire se trattavasi di area privata o pubblica. Il solito impiccio di Settebagni, diviso tra poche aree private, proprietà demaniali dei fossi, espropri risalenti alla costruzione della linea ad alta velocità, possedimenti di Fs. Alla fine la soluzione è arrivata attraverso una richiesta di intervento per motivi di sicurezza inoltrata dal consigliere municipale Marco Bentivoglio, Pdl, legato al territorio perchè qui è cresciuto e tutt’ora lavora. Intorno alle 15,30 del 7 novembre sono stati sgomberati circa 4/5 nuclei familiari, con presenza mista di nomadi e cittadini extracomunitari, di cui uno solo con lontani precedenti. All’indomani le lamiere di recinzione riportavano alcuni limitati segni di inizio di combustione. Nonostante ufficialmente li non dovesse esserci più nessuno sono arrivate alcune segnalazioni di presenze nell’area. Su Fb ricominciava il tam tam, con l’evocazione della rivolta di una ventina d’anni fa, quando il Comune di Roma aveva individuato l’area dell’ex campeggio come possibile accampamento dove indirizzare gli sfollati da monte Antenne. Intanto, il piano nomadi della Capitale sembra fermo e l’unica soluzione che viene applicata sono gli sgomberi delle aree più segnalate. Ma senza un passo successivo dell’amministrazione rimane un intervento palliativo, costoso ed in fin dei conti inutile, perchè tende e baracche vengono spostate di poco, da qualche parte devono fermarsi, è logica. Gli animi si fanno sempre più caldi, una soluzione condivisa non è più procastinabile

Pulizia tombini a Settebagni. Si poteva farla prima?

7 Nov

A seguito dell’inondazione del 2o ottobre scorso stamattina i comitati di cittadini di Settebagni, attraverso e con l’interessamento deil vice presidente del consiglio municipale Riccardo Corbucci, Pd, presentavano un esposto all’ufficio tecnico sulla situazione precaria delle caditoie di via Salaria e delle vie interne del quartiere. Al momento della consegna il consigliere veniva informato che sul posto già si trovava una squadra impegnata a pulire i tombini della Salaria e che il lavoro sarebbre proseguito su via delle Lucarie. Quindi, non c’era bisogno di prendere nulla. Si rammenta che già una raccolta firme venne presentata all’indomani dell’inondazione di quest’estate.

Possibile che simili lavori di manutenzione si facciano soltanto quando scatta l’emergenza? Non costerebbe meno alle casse pubbliche programmare ed attuare una seria politica di lavori di mantenimento? A volte pare davvero difficile credere che tutto venga solo dalla crisi, essendo questa una situazione che si trascina da anni.

Luciana Miocchi

7 Nov

Castel Giubileo vuole la svolta a sinistra verso Settebagni

23 Set

Lunedì sera è stata la prima volta. Per attirare l’attenzione delle istituzioni, più di un centinaio di residenti hanno rallentato il traffico sulla via salaria, al semaforo sull’incrocio su via Grottazzolina.  Insieme, pacificamente, persone anche molto distanti dal punto di vista politico e che non molto spesso trovano  occasioni per andare d’accordo.  Sulle strisce pedonali infatti, erano presenti esponenti politici dell’uno e dell’altro schieramento, abitanti da sempre nel quartiere. Indizio che la questione è particolarmente sentita. Si tratta dell’iniziativa dei dipartimenti dei lavori pubblici, il cui assessore è Fabrizio Ghera  e mobilità di Roma Capitale, assessore Antonello Aurigemma,  che modifica la viabilità interna al quartiere stretto tra il Gra, la salaria e il Tevere, cambiando radicalmente il modo di raggiungere Settebagni ed i servizi più vicini, come l’ufficio postale, la caserma dei carabinieri, della polizia stradale, i supermercati e le banche. Con l’istallazione di un nuovo semaforo, costo stimato 100.000 euro, che consente la svolta dalla via salaria in via Grottazzolina provenendo da Roma, viene esclusa la possibilità della svolta da via Grottazzolina in direzione Settebagni come attualmente è. I lavori iniziati in questi giorni corrispondono ad una precisa richiesta, legittimamente inoltrata ben quattro anni fa, caldeggiata dalla proprietà di un albergo e da alcuni residenti. Gli odierni dissenzienti non sono d’accordo con la decisione adottata perché ritengono di dover fare un giro troppo lungo rispetto a prima e lamentano di non essere stati coinvolti nella scelta delle possibili soluzioni né dei progetti alternativi. Sul posto, per tre sere, volanti di carabinieri, polizia e vigili urbani nonchè il presidente del Municipio Cristiano Bonelli,  che, intervenuto per ascoltare le richieste dei cittadini ha preso l’impegno di ottenere il temporaneo blocco dei lavori,  almeno fino  quando non avesse ottenuto delle risposte dagli assessorati competenti. Mercoledì 21, durante il terzo giorno di appuntamenti al semaforo,  il segretario del Sindaco, delegato da Alemanno ha dato disposizione alle ditte appaltatrici di sospendere i lavori ed ha comunicato l’invito alle parti a presentarsi il 23 mattina, venerdì, in Campidoglio, per partecipare ad un tavolo di discussione per cercare una soluzione soddisfacente dei vari interessi. Poco prima dell’appuntamento però, questo è stato rinviato a martedì 27 ma il pullman che era stato organizzato per arrivare in Comune è partito ugualmente, con l’obiettivo di protestare nella piazza progettata da Michelangelo.

La situazione comincia a diventare bollente. Prima dell’intervento del delegato del Sindaco, una trentina di persone a favore del nuovo assetto si erano radunate nei pressi dell’edicola ma, essendo il quartiere nato da iniziativa spontanea, è un pò difficile passare inosservati, come un nuovo pesce in un acquario. Tutti conoscono tutti ed immediatamente è partito il tam tam perchè pare che della trentina solo un paio fossero del posto, gli altri sono stati indicati dai residenti come intervenuti da fuori ed alle prime discussioni si sono defilati. L’assessore ai lavori pubblici del XIX Municipio (Aurelio, Trionfale, Prima Valle), Ferdinando Di Giamberardino è intervenuto perchè “richiesto dai residenti” ma è andato via poco dopo, perchè è stato contestato dai molti che gli hanno fatto notare che, al contrario di lui,  il Presidente Bonelli, Pdl, Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale, Pd, nonchè i residenti Marco Baldinelli, attivista Pdl e Silvia di Stefano, presidente del circolo Pd del quartiere, erano presenti dal primo giorno e lo sono stati sempre. Ed ancora,  il mini Sindaco di Monte Sacro si rammarica che una decisione di così grande impatto per la vita del quartiere non sia stata presa in maniera partecipata. A dire la verità, una riunione ci fu, qualche tempo fa. Venne interrotta bruscamente dalle proteste, quando alcuni residenti intervenuti all’assemblea si convinsero di stare assistendo ad una illustrazione dei lavori che sarebbero stati eseguiti anzichè ad una consultazione nella quale scegliere tra le diverse ipotesi.

L’unica certezza è che al momento, per un semplice problema di miglioramento della viabilità, stanno scendendo in campo un bel pò di pezzi da novanta.

Luciana Miocchi

L’Acea sospende la fornitura idrica e le scuole a Settebagni restano chiuse senza preavviso

22 Set

( scritto alle ore 8.45 di lunedì 19)

Gli annunci lasciati di sabato e nessuno può comunicare le decisioni alle famiglie e agli operatori

Come al solito si provvede alla bell’e meglio

I lavori per il potenziamento della rete idrica tra Castel Giubileo e Settebagni, resisi necessari dopo l’apertura del nuovo quartiere di Porta di Roma erano ormai improcrastinabili. Nella parti più alte l’acqua ormai arrivava a fasi alterne. Sabato 17 alcuni volantini affissi da Acea avvertono della sospensione della fornitura idrica nel giorno 19. Cominciano le consultazioni tra chi ha figli che frequentano le scuole di via dello Scalo di Settebagni, ma senza riuscire a sapere nulla. Al lunedì mattina non si ottengono notizie certe fino alle 8.00, allorquando si scopre che si, l’edificio è inagibile per mancanza di acqua perciò rimarrà chiuso. Peccato che i ragazzi che usufruiscono del trasporto scolastico siano stati presi in carico regolarmente, perché i responsabili del servizio alle 7,30 risultavano a conoscenza della notizia ma non delle decisioni della scuola in merito. Anche alcune maestre si presentano ai cancelli. Rimane lo sconcerto nel dover pensare che un evento di tale portata non sia stato programmato prima di sabato mattina, perché altrimenti nessuno avrebbe tenuto conto dei disagi che si provocano non provvedendo alle comunicazioni in tempo utile. Chi non era ancora andato al lavoro ha potuto provvedere – in proprio – a telefonare non appena la scuola ha aperto i battenti, così da trovarsi soltanto, si fa per dire, ad affrontare il problema di dove lasciare i figli, ché gli edifici di via dello scalo di Settebagni non ospitano soltanto i ragazzi delle medie, peraltro minorenni anche loro, ma anche le primarie e la scuola dell’infanzia. Chi invece aveva affidato i bambini al trasporto scolastico si è trovato anche a dover tornare indietro dal posto di lavoro, con tutti gli ulteriori disagi che ne sono conseguiti, in una giornata particolarmente critica dal punto di vista del traffico, a causa dei postumi di un temporale notturno.

Luciana Miocchi

L’aula consiliare riprende i lavori. Subito una bella espulsione e cade il numero legale

31 Ago

Con in calendario un atto presentato dall’opposizione contro la chiusura della casa di riposo di via di Casal Boccone, lunedì 29 agosto si è aperta la seduta del consiglio del IV Municipio. Il consigliere Pd Riccardo Corbucci, presa la parola a seguito di una votazione da lui ritenuta scorretta, veniva espulso dall’aula dal presidente Roberto Borgheresi. Allontanatosi senza creare polemiche, prendeva posto tra il pubblico. Di conseguenza, in segno di protesta e di solidarietà,  abbandonavano i lavori anche i colleghi dell’opposizione Fabio Dionisi, Giorgio Limardi e Romeo Iurescia. Da ultimo si allontanavano anche alcuni consiglieri del Pdl. Veniva così a mancare il numero legale. Tutto rinviato a mercoledì 31 agosto.

Settebagni: più cemento, meno verde – di Alessandro Pino

25 Ago

Sono in arrivo cinque palazzine ai limiti della Riserva della Marcigliana e la cosa influirà sicuramente sulla viabilità locale. Annunciata da un’inserzione dell’Immobildream (quella dei sogni che diventano realtà) su un quotidiano nazionale, una copiosa colata di cemento sta per invadere Settebagni. La pubblicità parla di un complesso residenziale dotato di servizi e rifiniture principesche di prossima realizzazione in via Sant’Antonio di Padova, nei pressi (mica tanto, in realtà) “del prestigioso Salaria Sport Village” e di un centro commerciale (quale sia bisognerà chiederlo, perchè di esercizi simili nel quartiere non ce ne sono). L’ufficio vendite – per ora c’è solo quello – si trova in loco, vale a dire proprio alla fine della strada in questione; in teoria questa sarebbe già Riserva della Marcigliana ma vedendo il plastico che riproduce le cinque palazzine del residence si capisce all’istante che così non sarà più. Le dotazioni di prim’ordine delle case, vantate nell’inserzione, trovano conferma nelle parole di una suadente venditrice del Nordest europeo, evidentemente tanto abile che quasi tutti gli appartamenti dei primi due edifici risultano già prenotati. La giovane signora mostra con gentilezza le piantine, i campioni dei rivestimenti (nei bagni sono previste delle piastrelle color Verde Guatemala da perderci la testa, tanto per dirne una) e naturalmente i prezzi, a dir la verità più bassi rispetto a quanto proposto in IV Municipio nel recente passato. Insomma verrebbe da dire “beato chi ci abiterà” (la consegna è prevista per marzo 2013) e buonanotte, se non fosse che la costruzione del complesso comporterà alcune novità per tutti i residenti, oltre all’ennesima scomparsa di un tratto di campagna: la venditrice parlando dei collegamenti stradali anticipa non solo che il complesso verrà allacciato alla via Capoliveri, ma anche che sulla via Sant’Antonio di Padova – attualmente a senso unico nel tratto che va dal vecchio sottopasso alla via delle Lucarie – verrà istituito un senso unico alternato regolato da semaforo, ovviamente già da quando inizieranno i lavori per permettere l’accesso ai mezzi di cantiere. Questi infatti per le loro dimensioni con la viabilità attualmente in vigore sarebbero costretti a un difficoltoso transito nel tratto collinare del quartiere. Tutto questo mentre alcuni movimenti di ruspe sono stati segnalati in un altro punto della via Sant’Antonio di Padova, presagio di ulteriori cantieri in arrivo. Ah, ma poi qual’era il famoso centro commerciale di cui si parlava nell’annuncio ? La venditrice risponde con naturalezza che si tratta del supermercato Triscount. Che reporter distratti, avevano da anni uno shopping center sotto il naso e non se n’erano accorti…

 

aggiornamento:

Mentre gli annunci pubblicitari continuano a uscire a tamburo battente sulla stampa nazionale, nel tratto di riserva  naturale immediatamente dietro quelle che fino ad oggi erano le più recenti costruzioni a Settebagni (il residence edificato da Antonelli) una pala meccanica ha tracciato nei giorni scorsi una specie di sentiero, forse l’abbozzo di una strada di cantiere con ingresso su una traversa privata della via Sant’Antonio di Padova.

Alessandro Pino  e Luciana Miocchi (qui solo

cantiere

segnalatrice di inserzioni su periodici nazionali)

Settebagni: via la fontanella, rimane la buca

16 Ago

Una delle fontanelle pubbliche che a Settebagni sono considerate quasi un’istituzione  – al punto che per alcuni il quartiere deve ad esse il nome –  manca all’appello ormai da circa tre mesi. Si tratta di quella che si trovava nell’area privata (ma ad uso pubblico) al civico 1482 della Salaria nota come “piazzale Cacciarelli”- sebbene il nome non risulti nella toponomastica ufficiale. Il “nasone”, da sempre apprezzato da tutti i frequentatori degli esercizi commerciali presenti sul piazzale, in verità ultimamente era assai malconcio, con un getto d’acqua ridotto e la pavimentazione attorno disastrata. «L’ultima settimana di giugno sono venuti dei vigili urbani clienti nostri – ricorda la Signora che qui assieme al marito Aldino gestisce un bar – e vedendo come era ridotta hanno chiamato i tecnici del IV Municipio che l’hanno transennata. Poi sono venuti quelli dell’Acea e siccome gli è rimasto in mano il rubinetto interno l’hanno portata via dicendo che l’avrebbero risistemata a breve». Così evidentemente non è stato e al posto della  colonnina c’è una buca piena di cartacce e rifiuti che imputridiranno alle prime piogge nella quale con il buio si rischia anche di cadere vista la precarietà dello sbarramento. Prosegue la signora: «Ai primi di settembre ho passato un pomeriggio intero a telefonare all’Acea per chiedere informazioni e mi hanno risposto che nessuno ne aveva mai segnalato la mancanza, quando invece i vigili avevano chiesto l’intervento via radio». Da informazioni assunte presso alcuni proprietari, l’area dove si trova la fontanella è privata, notizia confermata anche in Municipio dall’assessore Antonino Rizzo, che insieme al consigliere Bentivoglio, la cui famiglia gestisce la panetteria che si affaccia sul piazzale, si sta interessando della vicenda. L’azienda comunale non sembrerebbe interessata ad eseguire lavori impegnativi in un’area che non è pubblica ma i residenti non vogliono assolutamente rinunciare a quella che ormai è un’istituzione.

Per ora è tutto; mormorii di quartiere suggeriscono però che di questa storia si parlerà ancora…

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

Primo agosto in Municipio per la questione Metro B1

3 Ago

foto di Alessandro Pino

Nonostante la richiesta di spostarla a settembre, l’audizione dell’assessore alla mobilità di Roma Capitale, Antonello Aurigemma, si è tenuta regolarmente il primo agosto. Insieme a lui tecnici e dirigenti di Roma Metropolitane. Assente il presidente del Municipio Cristiano Bonelli, che ha lasciato delega a rappresentarlo al suo vice Pierleoni, per ben dieci giorni. Qualcuno dei consiglieri di opposizione ha voluto vedere in questo un modo per defilarsi dallo scontro con l’Assessore, ché tra i due sono volati più volte dei comunicati stampa diplomaticamente mordaci.
Numerosi cittadini e comitati seduti tra il pubblico.
Imprevisto prevedibile, la presenza del giornalista Enrico Pazzi che alcuni giorni prima aveva già messo sulla sua testata online la registrazione dell’ultima seduta consiliare e tempo addietro anche una dell’aula Giulio Cesare, quando svelò il segreto di pulcinella della malapratica dei consiglieri “pianisti”. Il suo atto di registrare nuovamente la seduta non è stato accettato dalla presidenza del consiglio e per un po’ la seduta è stata sospesa e lui allontanato dai Carabinieri. In merito a questo episodio si tornerà con un post specifico.
Interessante è stata la spiegazione del finanziamento della costruzione della metro B1 e del perché si è deciso di cambiare tracciato.
Dagli studi di fattibilità effettuati, la fermata “val Melaina” avrebbe comportato difficoltà a causa di un’autorimessa e dello scavo al centro della strada. Mentre a “monte Cervialto” il tracciato sarebbe finito sotto due palazzi e un’autorimessa in costruzione. In entrambi i casi, per tutti ci sarebbero state delle difficoltà statiche. Per “Serpentara”, prevista come nodo di scambio, il prg aveva diminuito sensibilmente lo spazio a disposizione, non più sufficiente. Al contrario, “Bufalotta” era stata pensata in una area vicino ad un parco e “Mosca” si presentava bene riguardo la vicinanza dell’uscita sul Gra, utilizzabile senza rifacimenti. Secondo il tecnico di Roma Metropolitane, il nuovo tracciato ha un impatto minore e gli studi condotti prevedono un flusso di utenza maggiore.
Dal pubblico è arrivata l’obiezione che essendoci meno difficoltà costruttive perché ci sono meno case nell’area prescelta non si spiega come possa essere possibile un afflusso maggiore di utenti. Al che il tecnico ha spiegato che il “nuovo tracciato presenta delle aree libere da poter utilizzare come cubature da costruzione”. Qui sono cominciati i rumoreggiamenti, proseguiti al momento della rivelazione che due delle stazioni della B1 sarebbero state costruite con il rilascio di 110.000 mq di cubature a stazione, più altri 110.000 in aree di riserva previste già per l’housing sociale. In questo caso specifico, le aree destinate ad housing sociale verrebbero vendute per il 40% dal proprietario direttamente con tale scopo, ma il restante 60% di quando previsto dal bando verrebbe rimesso sul mercato, venduto dal Comune agli stessi costruttori che possono edificare senza i vincoli previsti dal progetto housing, in aree che altrimenti non sarebbero state utilizzabili, come ad esempio nel caso di terreni agricoli. Un modo per agirare il prg, insomma. Non si conosce allo stato dove verrebbero localizzati questi nuovi metri cubi di costruzioni, sempre all’interno del territorio comunale. In pratica, si tratterebbe di accettare a scatola chiusa le aree di riserva, incrociando le dita nella speranza che non ricadano tutte nel territorio del IV Municipio. Per completezza di informazione bisogna richiamare il fatto che le cubature previste dal piano dell’housing sociale verranno realizzate comunque, sia che il progetto B1 venga realizzato o meno. Con un piccolo particolare che potrebbe fare la differenza, però. Nel caso B1, le abitazioni a prezzo sociale vengono decurtate drasticamente del 60%, regalando la possibilità ai costruttori di edificare in zone precluse altrimenti e di vendere a prezzo di mercato.
Infine, dopo la valorizzazione mobiliare, potrebbe comunque rimanere una parte di costo scoperto, che sarebbe da finanziare con un mutuo acceso dal Comune.
L’assessore Aurigemma ha inteso poi specificare che la realizzazione della metro non rientra nella tipologia del project financing ma trattasi di valorizzazione immobiliare e che è dato conoscere ancora le cifre assolute e i dettagli tecnici perché il bando per il reperimento delle aree da destinare ad housing sociale è ancora in corso.
Alcuni cittadini hanno contestato cifre e numeri, cubature paventate e costi stimati, in aperto contrasto con quanto riferito fin qui nelle vari sedi ed incontri, non ultimo anche con quanto indicato nel sondaggio promosso dal Municipio e pubblicato dal periodico Di.re., quando si è sempre parlato di alcuni milioni invece di alcune centinaia di migliaia di mc. In effetti, gli uffici intervenuti hanno preferito schivare la domanda su quanto corrisponderebbero in metri cubi i 110.000 metri quadrati a stazione dichiarati come costi. Potrebbe sembrare conveniente, quasi a costo zero. Si è parlato di un 330.000 mc, ma questo sarebbe vero se si trattasse di costruzioni alte tre metri, cioè un solo piano. In genere i palazzi ne hanno almeno tre o quattro. Ipotizzando un’altezza di quattro piani, cioè 12 metri, ecco che si arriva ad una stima di circa 4 milioni di metri cubi. La questione insomma, è ancora lontana dall’essere ben chiarita.
Appuntamento a Settembre con altre audizioni pubbliche, in applicazione del principio della concertazione.

Alessandro Cardente aderisce all’Idv

2 Ago

Notizia delle 12:27, quando l’agenzia di stampa quotidiana nazionale AGilVelino ha battuto la notizia del passaggio di Alessandro Cardente, ex presidente verde del IV Municipio di Roma Capitale, Montesacro, tra le file dell’Italia dei Valori.
Tale approdo era nell’aria già da diverso tempo, con voci di corridoio mai smentite e sospetti rafforzati dalle parole di elogio che Cardente ha sempre speso verso l’attività politica del partito fondato da Antonio Di Pietro, nonostante avesse aderito ai Cristiano popolari di Baccini, senza peraltro prenderne mai la tessera, movimento poi entrato nell’orbita Pdl
L’evento non è di poco conto anche per quel che riguarda l’attività del consiglio municipale. Con l’ingresso nell’Idv ora il gruppo presieduto da Romeo Iurescia diventa la seconda forza di opposizione, dopo il Pd.
Raggiunto telefonicamente, Alessandro Cardente ha così commentato la sua scelta “per fare politica seriamente, oggi, non bisogna preoccuparsi di dover piacere a tutti a tutti i costi ma occorre avere il coraggio di costruire un programma utile per i cittadini, occorre avere il coraggio di parlare di bisogni reali e non di sogni. Serve credere in un programma e proporlo, se piacerà e tu avrai talento a proporlo la gente ti sceglierà. Sulla scia di questo modo di vedere le cose ho accettato l’invito ad aderire all’IDV. Poi determinante è stata la battaglia e la presa di posizione concreta e tenace sui referendum…”