È trascorso circa un anno da quando in alcune zone del IV Municipio (Prati Fiscali, Valli, Sacco Pastore) l’Ama ha introdotto un nuovo modello di raccolta dei rifiuti. Caratteristica principale è la consegna dei materiali non riciclabili (compresi gli scarti alimentari e organici) presso una rete di “Punti Mobili di Raccolta” presidiati da operatori: in pratica, automezzi della municipalizzata che sostano in orari e punti prestabiliti coprendo un arco di tempo che va dalle sei e mezza fino alle undici e mezza del mattino nei giorni feriali, dalle sette a mezzogiorno il sabato e i festivi. Ovviamente dalle strade interessate sono scomparsi i cassonetti per la raccolta dei rifiuti in questione, rimanendo soltanto quelli bianchi dedicati alla carta e quelli blu per il vetro, la plastica e i metalli. L’iniziativa probabilmente aveva lo scopo di incrementare le percentuali di raccolta differenziata contrastando il fenomeno delle microdiscariche abusive, non potendo gli addetti ritirare materiali riciclabili assieme agli scarti indifferenziati. In pratica è accaduto l’esatto contrario e per rendersene conto basta fare un giro nelle zone coinvolte dal progetto: in parecchi abbandonano gli involucri colmi di immondizia vicino ai contenitori della raccolta differenziata o lasciandoveli appesi quando non addirittura introducendoveli. Spesso i sacchetti si aprono sparpagliando il contenuto tutto intorno; specialmente in estate ne derivano effluvi non proprio da rose e fiori.
Il fatto è che molti residenti non hanno la possibilità di essere presenti negli orari di permanenza dei furgoni. È il caso, ad esempio, di coloro che escono di casa prima che i mezzi dell’Ama arrivino in zona e tornano quando sono andati via da un pezzo. Impensabile che queste persone possano accumulare il pattume nella propria abitazione per giorni fin quando non abbiano l’occasione di affidarlo regolarmente agli operatori. Altrettanto stravagante l’idea che uscendo la mattina presto diretti in un altro quartiere si possa portare a spasso fino a destinazione il proprio bravo sacchetto dell’umido. Qualcuno, come gli arzilli soci dell’associazione bocciofila di via Val d’Aosta – di fronte al quale sono collocati due cassonetti della differenziata – non ci sta a vedere trasformato in immondezzaio il marciapiede antistante l’ingresso; con la franchezza un po’ sfrontata di chi ne ha viste tante non ci pensano due volte a riprendere verbalmente coloro che lasciano i rifiuti nei pressi del circolo. E se c’è chi, colto in flagrante, abbozza e si riprende il materiale, «capita pure di trovare quello che ti dice “fatte li cazzi tua” – riferiscono – perché in effetti non hai titolo per metterti a controllare». A questo proposito lanciano una proposta: «Come davanti alle scuole hanno messo gli anziani che vigilano sull’uscita dei ragazzini, ci vorrebbe che venisse istituita una figura preposta al controllo sullo scarico dei rifiuti.
Una specie di ausiliario dell’immondizia, insomma». Forse servirebbe, ma è vero anche che alla prova dei fatti l’idea dei Punti Mobili di Raccolta si è dimostrata velleitaria e utopistica e certi problemi pratici come quelli di non sapere dove gettare la spazzatura non si risolvono a colpi di contravvenzioni. Ci voleva forse la sfera di cristallo per prevedere come sarebbe andata a finire?
Alessandro Pino
Raccolta mobile dei rifiuti in IV Municipio, quando la cura è peggio della malattia: immondizia a mucchi – di Alessandro Pino
28 DicComitato acqua: dov’è la vittoria referendaria? Assemblea, in quarto municipio, per proporre una campagna di “obbedienza civile” – di Alba Vastano
27 Dic
Il comitato “Acqua bene comune” del quarto municipio, il 19 dicembre, presso la sede del Ccp(centro cultura popolare) ha indetto un’assemblea informativa sugli esiti referendari e sui risvolti della vittoria del giugno scorso. I “SÌ” hanno abrogato la legge Ronchi e di conseguenza hanno cancellato la norma che consentiva ai gestori di caricare sulle bollette dell’acqua anche la componente della “remunerazione del capitale investito”, ovvero il profitto del gestore. La campagna di obbedienza civile(ironicamente così definita) ) che sta prendendo il via, promossa dal comitato nazionale per l’acqua pubblica ha come finalità l’applicazione dei due quesiti referendari che, al momento, è disattesa. Nel corso dell’assemblea i relatori Marco Bersani ( rappresentante del Comitato acqua pubblica) e Danilo Corradi , autore del libro “Capitalismo tossico”, hanno illustrato ai presenti la situazione politica attuale, in riferimento al debito pubblico analizzandone la questione e informato su come condurre la campagna di obbedienza civile, perché questa volta non si tratta di disobbedire ad una legge, ma di obbedire alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.«I poteri forti, non potendo contare sul consenso dei cittadini, contano semplicemente sull’imposizione-dichiara Marco Bersani-Ci stanno comunicando che dobbiamo rassegnarci ad operare in una direzione obbligata verso la privatizzazione. In questo senso la partita dell’acqua diventa decisiva, perché se noi accettiamo questa imposizione, nonostante la vittoria referendaria, abbiamo perso definitivamente». Per informare i residenti del quarto municipio sulle modalità per il riconoscimento dei propri diritti, in base agli esiti referendari, il Comitato del territorio aprirà uno sportello, presso la sede del Ccp(Via Capraia-Tufello), a cui si potranno rivolgere tutti i residenti che intendano avere maggiori delucidazioni sulla corretta applicazione delle nuove tariffe delle bollette dell’acqua.
«Abbiamo costituito il Comitato dell’acqua pubblica tre anni fa e condotto una campagna referendaria che ha avuto ottimi risultati in quarto municipio. Ora siamo in un’altra fase che ci chiama a mettere in pratica la vittoria e lo facciamo aderendo alla campagna di obbedienza civile. La nostra finalità è quella di ottenere una riduzione della bolletta dell’acqua che al momento nessuno sta applicando. A gennaio apriremo uno sportello informativo con l’obiettivo di comunicare ai cittadini che la Corte costituzionale il 21 luglio scorso ha reso norma la vittoria referendaria e, pertanto, dobbiamo chiedere che venga applicata .Vogliamo obbedire alla legge che recita che la bolletta dell’acqua va ridotta» riferisce Roberto Rossetti, uno dei promotori del Comitato acqua pubblica del municipio.
Alba Vastano
visita in anteprima alla stazione “S.Agnese – Annibaliano” della metro B1
18 Dic pubblicato su http://www.europagiovani.com
Iniziati nel novembre del 2005, i lavori per la costruzione della prima parte della linea metropolitana B1, ovvero la diramazione che partendo dalla esistente stazione di piazza Bologna arriva – per ora – a quella di piazza Conca d’Oro, sono ormai in via di completamento e per questo motivo il 17 dicembre è stata aperta in anteprima al pubblico la fermata chiamata “S.Agnese – Annibaliano”, il cui ingresso si trova nella piazza intitolata all’imperatore romano. La stazione esternamente appare come un arena scavata nel terreno a cui si accede tramite scale e ascensori. I visitatori – numerosi nonostante la giornata piovosa – sono stati accolti dal personale di Roma Metropolitane con grande spiegamento di forze e di sorrisi. Nell’attesa di scendere nelle gallerie, tramite l’ausilio di filmati sono state sommariamente illustrate ai visitatori le tecniche di costruzione (con talpa meccanica direzionata al millimetro grazie a dei riferimenti laser e posa di conci prefabbricati) e le dotazioni della linea (impianti di ventilazione, comunicazione, videosorveglianza e traslazione, vale a dire scale mobili e ascensori).
Finalmente, i partecipanti a gruppi di venti sono stati accompagnati fino ai due piani binari, il più profondo dei quali si trova a circa quaranta metri sotto il piano stradale. Alla vista delle pareti dipinte di fresco (un grigio un po’ deprimente, ma a detta dei tecnici è il colore che meglio “regge” lo sporco) qualcuno non ha potuto fare a meno di considerare che ben presto non saranno più tali, data la sindrome dello “scarabocchio urbano” che colpisce i muri puliti. Ma con l’applicazione delle nuove tecniche, le superfici sono state sottoposte a un trattamento – che va periodicamente rinnovato per mantenerne l’efficacia – che ne rende più facile il lavaggio in caso di atti vandalici, quindi il decoro dovrebbe essere assicurato nonostante l’utenza maleducata. In corrispondenza dei tornelli ancora incellophanati i visitatori hanno trovato ad attenderli un fornitissimo buffet.
Per i più piccoli era stata prevista la distribuzione di palloncini e di zucchero filato, apprezzato anche da alcuni reporter che giovani lo sono rimasti dentro. Come ultima, gradita cortesia, a ognuno è stato distribuito un buono per un regalo, un souvenir della giornata.
Letteralmente a ruba le tazze in ceramica con il marchio di Roma Metropolitane, qualche penna in cartoncino riciclato, qualche maglietta con il logo Roma Metropolitane, simile a quella utilizzata dagli operai del cantiere. Quasi snobbati i mini panettoncini, i meno graditi in assoluto. Alla fine del percorso un libro per raccogliere le impressioni e…i recapiti dell’utenza.
Per continuare la lettura dell’articolo andate su
http://www.europagiovani.com/index.php?module=loadRubriche&IdCategoria=32
Luciana Miocchi e Alessandro Pino.
Un “nasone” più importante della fontana di Trevi – fatterello semiserio capace di spiegare il big bang, l’influenza delle fasi lunari e l’eliminazione della remunerazione per le cariche onorifiche (in testa a tutte quelle municipali)
9 Dic
Sembrava una cosa da niente, una di quelle notiziole che quando usciva il giornale cartaceo venivano relegate in un angolino, tale era la dimensione locale e la banalità del fatto: una fontanella di acqua pubblica a Settebagni che, rimasta inattiva per alcuni mesi dopo essere stata rimpiazzata – ancora non si sa bene se a seguito di furto, come dicono alcuni, o a seguito di asportazione di tecnici dell’Acea Ato2, secondo altri – una mattina di dicembre finalmente comincia a funzionare. Una foto, qualche riga e via, condividendola sulle pagine di un paio di gruppi di Facebook.
Nell’articolo veniva data anche una ipotesi di spiegazione del perché tanto ritardo, l’unica fornita da chicchessia e si citavano un consigliere municipale e l’assessore di riferimento che avevano chiesto per iscritto lumi all’azienda idrica, reiterando le missive fino a qualche giorno prima dell’evento. Invece, successivamente alla pubblicazione, minuto dopo minuto la faccenda assumeva toni e dimensioni da incidente diplomatico, diventando un caso di importanza capitale capace di suscitare diversi rodimenti di fegato (per non coinvolgere altra parte anatomica). Il motivo? La mancata citazione nel pezzo – senza nessuna richiesta di rettifica, peraltro – di chi rivendicava un ruolo determinante nella apertura del rubinetto di una fontana pubblica che sembrava essere diventata il centro del mondo, roba da fare invidia a quella di Trevi.
Per lo sbigottimento dei due estensori del pezzo incriminato, hanno espresso il loro disappunto consiglieri municipali distintisi in passato per il ruolo di denuncia in inchieste, quelle sì, di grande rilevanza, assieme a personaggi che in consiglio municipale non siedono ancora ma ambirebbero farlo. Al loro fianco, volenterosi attivisti di quartiere talmente affezionati allo stesso da essersi eletti a paladini del medesimo, perdendo però il senso delle proporzioni e del ridicolo. Davvero un gran successo, dicevamo. Una vittoria di immagine. Pensate con quale fervore ci si debba impegnare per ottenere un risultato simile. Mesi di lettere, telefonate e sensibilizzazione per fare attivare un nasone che per il semplice fatto di essere stato ricollocato al suo posto con un basamento nuovo di pacca, con i chiari di luna attuali, era lampante che sarebbe stato rimesso in funzione, tempi tecnici permettendo. Un successo di cui fregiarsi con orgoglio. Soldi ben spesi, quelli per mantenere gli emolumenti al Municipio, se davvero l’utilità dei politici locali fosse quella di riuscire a farsi riaprire un misero rubinetto con mesi di cotanto pressing…forse bisognerebbe cambiarli con quelli che avendo messo qualche rigo e alcune foto sul web, dopo pochi giorni si piccano di aver contribuito così celermente al risultato.
In un primo momento gli evidentemente incauti autori avevano pensato di lasciar perdere per il futuro argomenti ‘si pericolosi, capaci di infondere sentimenti paragonabili all’attribuzione della paternità dell’invenzione del telefono, suscettibili di andare incontro ad un’obiettività da contradaioli del Palio di Siena. In seconda battuta però hanno realizzato che non si può privare l’opinione pubblica di notizie di cui è così assetata, convenendo però che i prossimi articoli si faranno uscire in allegato con l’elenco del telefono: all’occorrenza, lì i nomi degli interessati si trovano certamente. Ed in rigoroso ordine alfabetico.
Luciana Miocchi e Alessandro Pino
“Il futuro è adesso”. Alla sala Agnini l’Italia vista dall’Europa – incontro con la eurodeputata Debora Serracchiani
8 Dic«Andare ad elezioni dopo le dimissioni del governo Berlusconi? Era da irresponsabili e anche impossibile. Il Presidente della Repubblica si è fatto carico di affidare il paese a chi meglio di altri poteva rappresentarlo in Europa». Ha esordito così Debora Serracchiani, europarlamentare Pd, quando ha preso la parola durante l’incontro “Il futuro è adesso” nella Sala Agnini di Viale Adriatico, a Montesacro. Precedentemente a lei erano intervenuti Silvia Di Stefano, coordinatrice del circolo Settebagni-Castel Giubileo che ha coordinato gli interventi, Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale e Dario Nanni, consigliere comunale. Presenti, insieme a numerosi cittadini, molti esponenti locali del partito. Contrariamente a quanto avviene di solito, con l’esponente di spicco che si fa attendere, i lavori sono iniziati con una puntualità svizzera, alle 18.
Silvia Di Stefano ha ricordato che l’assemblea regionale del Par
tito democratico il prossimo febbraio svolgerà le primarie per le elezioni del nuovo segretario, forse insieme a quelle per il candidato sindaco di Roma e per il candidato alla presidenza del IV municipio. Corbucci e Nanni hanno raccontato delle loro battaglie in Municipio e all’assise capitolina, degli abusi dei mondiali di nuoto e di un certo modo di amministrare la città per cui si cedono le ex aree mercatali, a volte molto pregiate a società di costruzioni che realizzano lauti guadagni avendone in cambio pochi appartamenti che non riescono a vendere in zone ultra periferiche della città.
Poi è iniziato l’intervento dell’europarlamentare, particolarmente atteso. Non capita tutti i giorni di poter avere testimonianza diretta di quanto avviene a Strasburgo, figuriamoci in un municipio grandissimo si, ma considerato “periferico” rispetto ad altri. Oggi come oggi l’argomento “Europa” è molto sentito, visto che è nel suo nome che ci vengono chiesti ed imposti sacrifici importanti.
Parla velocemente, senza sprecare tempo né una parola più del necessario, l’eloquio allenato anche dal fato di essere un affermato avvocato specializzato in diritto del lavoro.
«Per descrivere la nostra situazione in Europa, partirei da due fotografie, indicative. La conferenza stampa Merkel-Sarkozy, con la risatina rimasta famosa e poi un’altra conferenza stampa dove c’erano tre persone sullo stesso piano: Merckel, Sarkozy e Monti.
Nel giro di qualche giorno l’Italia si è trasformata, almeno nella forma, ed è tornata ad avere un ruolo centrale, il ruolo che gli è stato riconosciuto quando ha co-fondato la comunità europea insieme alla Germania e la Francia, ruolo che negli anni avevamo in qualche modo perso.
In pochi giorni, in poche settimane noi abbiamo riconquistato quell’affidabilità e quella credibilità che l’Europa pretendeva dall’Italia. In questo momento ci viene riconosciuta la nostra funzione di pontiere tra Francia-Germania e i paesi in difficoltà economica insieme a noi».
Il tempo scorre veloce, l’argomento è talmente interessante e vasto che nessuno interrompe per fare domande. «Ora c’è il problema di come quelle tre persone hanno intenzione di affrontare la situazione. L’Europa è arrivata a gestire questa crisi economico-finanziaria in maniera impreparata, senza la forza politica che doveva accompagnarsi alle scelte economiche e finanziarie che sono state fatte negli anni. Nel 1992 Jacques Delors diceva che la banca centrale europea contava 340 milioni di utenti ed era impensabile che non vi fosse l’accompagnamento di precisi e forti impegni politici. Dal 92 ad oggi di costruzione politica dell’Europa se ne è vista ben poca. Arriviamo quindi alla crisi economica attuale sommandola alla crisi strutturale che già c’era. Questa attuale però non è l’Europa di Khol, Mitterand e Delors ma è quella di Merkel, Sarkosi e fino a qualche giorno fa di Berlusconi. E’ differente la classe dirigente che affronta la crisi. Basta ricordare che se avessimo aiutato la Grecia un anno fa ci sarebbe costato la metà di quanto ci sta costando adesso. Se la Germania avesse sciolto il nodo degli aiuti finanziari alla Grecia avremmo evitato di bruciare in due settimane diciassette miliardi di euro e li abbiamo bruciati semplicemente perché bisognava attendere le elezioni in alcune regioni tedesche. Abbiamo un’Europa poco politica, leadership internazionale in difficoltà e stati nazionali che di fronte alla crisi invece di affidare un pezzo della loro sovranità nazionale se la riprendono, in particolare due grandi stati che in qualche modo si impegnano a fare da soli.»
Anche le curiosità riguardo la figura del premier Monti vengono anticipate. « Monti diventa determinante. Quei tre in comune non hanno nulla, la loro visione dell’Europa è profondamente diversa. I premier francesi e tedeschi pensano di poter fare da soli, l’italiano è un convinto europeista, che ha fatto il commissario europeo per anni, vuole la collegialità. L’apporto dell’Italia in questo caso è di arricchimento di quelle scelte che i capi dei due grandi stati non hanno fatto fino in fondo. Ne cito alcune. Noi siamo qui in bilico a decidere se fare o no il fondo salvastati, siamo in bilico a decidere se fare o no gli eurobond, che sono mettere insieme il debito degli stati nazionali, darlo in qualche modo all’Europa e a cercare di garantire che tutti gli stati, nessuno escluso, possano affrontare la crisi e magari anche superarla. C’è anche una difficoltà di individuazione della strategia e di individuazione della visione. La Merkel crede nell’Europa ma ne vuole il controllo, non è pronta a fare il passo di affidarsi ad un’Europa che mette insieme gli stati, si prende impegni politici e assume responsabilità verso gli altri stati membri. L’ingresso improvviso, voluto dell’Italia, è fondamentale.»
Sul diverso modo di reagire alla crisi dei stati membri, la Serracchiani dice «la crisi economico-finanziaria ha colpito tutti i paesi non soltanto quelli europei. Ognuno dei nostri 27 però ha reagito in maniera diversa. La Polonia ha un tasso di crescita superiore alla Germania. La Svezia è addirittura in crescita. Il Financial Times ha addirittura premiato il ministro svedese che per primo ha letto la crisi, ha bloccato i bonus alle banche e ha cominciato a fare quelle azioni che a noi vengono chieste tutte insieme, all’improvviso. Dobbiamo chiederci perché in questi ventisette stati ce ne sono molti che hanno una difficoltà economica superiore alla nostra, non solo la Grecia ma anche Portogallo, Spagna e Irlanda ma la Bce ha scritto solo a noi? Questo è un problema più politico. L’Italia è uno stato che aveva già promesso quegli interventi , in tre anni abbiamo fatto tredici manovre, dicendo sempre che eravamo pronti a fare le grandi riforme, avevamo già promesso che le avremmo fatte ma poi in realtà non è stato così. La banca centrale europea scrive proprio a noi perché in qualche modo sembravamo trascurare la questione, bastava prendere un qualsiasi giornale italiano per convincersi che la crisi non c’era.
Qualcuno ha reagito meglio. Viene da domandarsi cosa questi stati hanno fatto che non è riuscito a noi. La Spagna in campagna elettorale. ha spostato le tasse dal lavoro al capitale, ed è nel nostro paese un fatto che non è stato preso neppure in considerazione. Noi non abbiamo fatto la patrimoniale. Ora ne possiamo parlare liberamente, ma fino a qualche mese fa non si poteva neppure utilizzare il termine. In questo senso spero che monti vada fino in fondo con i tre requisiti rigore, equità, crescita. Che vanno messi insieme, non tenuti distinti. Rigore, se fai delle azioni che deprimono, devi fare un azione altrettanto equa. In Europa la patrimoniale è di due tipi, straordinaria con un aliquota più alta ma limitata nel tempo o più bassa ma in vigore per più tempo. Sarcozy aveva promesso che l’avrebbe eliminata ma appena eletto ha detto ora non si può. In Francia si tassa tutto il patrimonio ma per loro è più semplice, non hanno il tasso di evasione che c’è da noi, che tassiamo solo l’immobiliare perché è quello più difficile da nascondere. Va bilanciata tenendo in considerazione anche la liquidità, con equità va valutato anche il reddito della persona perché essere proprietario di immobile non significa automaticamente avere la liquidità per pagare. Se queste scelte le avessimo fatte per tempo ora ci sembrerebbero più accettabili.»
Altro punto dolente da spiegare, le pensioni. «In Europa si dice che il nostro sistema pensionistico tiene, ma tiene nel lungo periodo, per i prossimi quindici anni no, perché c’è il peso delle pensioni di anzianità di chi ha iniziato a lavorare molto giovane e che, accumulato li anni di contribuzione, sta andando in pensione. Nel tempo sono sempre di meno quelli che hanno iniziato a lavorare presto, se si è 25 anni e molti di quelli che cominciano ora non accedono neppure all’inps ordinaria ma alla gestione separata. Il peso c’è ora. Ci sarà un aggiustamento? Molti sono gli interventi da fare prima di toccare le pensioni, ma se si decide di fare questo, le opzioni che più probabilmente verranno richieste all’Italia sono l’innalzamento dell’età già previsto per il 2026 e il passaggio al metodo contributivo, si abbassa un pochino la pensione ma diventa più equa, poi la flessibilità in uscita, cioè il lavoratore decide quando vuole uscire più lo fa prima più ne prende di meno. Ancora si possono eliminare tutte le pensioni privilegiate che esistono in questo paese. Potevamo farlo dieci anni fa, quando c’erano le condizioni economiche».
Sui problemi del sistema Italia il suo pensiero è «Al di la della crisi economica, il paese ha un problema di competitività rispetto agli altri i.. qui l’energia elettrica costa il 26 per cento in più della media europea, il carburante subisce due accise, mancano le infrastrutture e trasportare merci costa il 20 per cento in più. C’è un eccesso di burocrazia. L’ Eeuropa batte sulla competitività.»
Sul costo del lavoro: «Si dice che in Italia il costo del lavoro è troppo elevato per cui non si fa impresa. In parte è vero ma come mai in Germania il lavoro costa di più e gli stranieri vanno a mettere li le lori imprese? Ci vanno perché il paese è più competitivo. C’è anche un problema culturale per cui da noi i lavoratori sono sempre un costo per cui se una azienda deve abbattere i costi la prima cosa che fa è tagliare il personale. Perché noi siamo ancora convinti che un lavoratore che viene specializzato in quell’azienda e viene fidelizzato costa molto di meno di quanto costi cambiare in continuazione dipendenti. E da altre parti l’hanno già capito. In Italia è complicato capire che il mercato del lavoro va riordinato perché non è normale che se io decido di assumere una persona ho trentaquattro forme diverse contrattuali per farlo. »
L’intervento politico come esponente del Pd
«Ora abbiamo un governo tecnico, ma i governi non sono mai tecnici, sono politici. Monti ha fatto il commissario in Europa per dieci anni alla concorrenza al mercato unico e ha aperto una procedura di infrazione alla concorrenza a Microsoft. Mettere insieme ventisette teste diverse non è roba da tecnici ma da politici. E comunque, se se questi faranno le cose fatte bene, perché dopo dovrebbero rimettere il paese in mano alla “politica”?
Dobbiamo seguire passo passo tutto quello cha andrà ad accadere perché non sarò sufficiente se la politica non avrà l’ambizione di cambiare il modello culturale nel quale questo paese vive. Dobbiamo tornare a dire questo è uno Stato, è una comunità, una nazione con il rispetto delle istituzioni, l’etica. Alcuni hanno detto ad esempio che l’appello che ha fatto il presidente alla necessità di dare la cittadinanza ai giovani che si sentono italiani, che nascono in Italia da famiglie straniere, non è una priorità perché ora c’e altro da fare. Questo può riguardare il governo Monti perché deve fare delle scelte economiche ma non può riguardare la politica che deve fare delle modifiche al modello culturale. Possiamo fare due scelte; mettere quelle persone ai margini della società e non considerarli italiani ma quando si mettono le persone ai margini delle società quelle si incattiviscono e diventa difficile conviverci, oppure che diventino italiani, che ci sia un possibilità di assumersi i diritti ma soprattutto i doveri di essere cittadini italiani. Perché allora si costruisce un paese diverso. Ci aspetta una campagna elettorale dura, perché chi ha fatto una scelta vergognosa di mettersi all’opposizione, per tenere il proprio consenso elettorale, mi riferisco alla lega nord, che poi non ha avuto neppure il coraggio di portarci fuori da una situazione difficile. Quella forza politica farà solo un tipo di campagna elettorale: no all’ Europa, salviamo gli italiani mandiamo via gli immigrati, salviamo il nord togliamo il sud. Il nostro è l’unico paese europeo che durante la crisi ha tagliato scuola, sanità e ricerca. E anche qui la volontà politica era chiara, un popolo ignorante si governa molto meglio. Tutte queste cose le sentiamo nostre ed è una battaglia da fare in questi quindici mesi, dove la politica deve appoggiare questa sfida economica ma deve avere l’ambizione importante di tornare ai valori dell’etica. Quello che sta succedendo a questo paese è che sta tornando normale. Non è un pese normale quello che si stupisce se il presidente del consiglio va a vedere una mostra, si mette in fila e paga il biglietto. Non è neppure normale un paese che si stupisce se il presidente del consiglio potendo scegliere tra due aerei uno più grande e uno più piccolo sceglie quello più piccolo. Come non è normale aprire il giornale e trovare uno ricco che dice fatemi pagare più tasse. Dobbiamo ritrovare la normalità. Le battaglie sindacali sulla dignità del lavoro, sulla sicurezza. Dobbiamo recuperare la normalità. Dobbiamo impegnarci tutti a stare sul territorio marcando la differenza tra noi e gli altri per governare al meglio dove già lo facciamo e tornare dove non siamo più. Se vogliamo tornare in Europa dobbiamo farlo a testa alta.»
* * * *
Dopo l’intervento a “Il futuro è oggi” Debora Serracchiani ha accettato di rispondere ad alcune domande poste da www.europagiovani.com
(per leggere l’intervista completa copiate l’indirizzo http://www.europagiovani.com/index.php?module=loadRubriche&IdCategoria=25&IdRubriche=307 )
Luciana Miocchi
Habemus aquam!! Finalmente attivata la fontana di via Sant’Antonio di Padova
7 DicÈ terminata l’odissea della fontanella pubblica che si trova davanti la chiesa di Sant’Antonio di Padova a Settebagni. Apprezzatissima nel quartiere specie durante la stagione calda, proprio in una notte della scorsa estate era stata trafugata da ignoti – così si disse – dopo che era rimasta a lungo con il flusso al minimo in seguito all’urto di un veicolo: per diverse settimane rimase solo il tubo nudo che somigliava molto da vicino ad una pianta secca. Però continuava a stillare quel filo d’acqua prezioso specie per i due chioschi, uno di fiori e uno di prodotti ortofrutticoli, che si trovano sul marciapiede antistante e non hanno allaccio alla rete idrica. Di sicuro meglio che niente: «Mi arrangio come posso raccogliendo con un secchio quel poco che esce» aveva detto la fioraia Dina. A fine agosto sembrava si fosse compiuto il miracolo: in un paio di giorni fu installato un nuovo “nasone” simile a quello scomparso e provvisto addirittura di base in marmo. Un piccolo capolavoro rimasto però all’asciutto fino a questa mattina, quando l’acqua è tornata a sgorgare copiosa. «Mi sembra un miracolo – afferma raggiante Dina – ci sarebbe da stappare una bottiglia di spumante». Quali difficoltà tecniche o burocratiche abbiano impedito per tutto questo tempo la semplice apertura di un rubinetto rimane un mistero. Della vicenda si sono occupati per lungo tempo, fino ad arrivare alla felice conclusione, l’assessore municipale all’ambiente Antonino Rizzo ed il consigliere Marco Bentivoglio, entrambi Pdl. Hanno prodotto un corposo carteggio con l’Acea Ato 2 ma delle motivazioni ufficiali per il mostruoso ritardo non v’è traccia. Sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo, vista l’assenza di riscontri per iscritto, che abbiano influito i lavori di potenziamento idrico effettuati lungo la Salaria, che in questi mesi hanno determinato un calo della pressione anche all’interno delle abitazioni poste più in alto. Chiusa, probabilmente, per non deprimere ulteriormente la spinta verso le case. Una storia da custodire con geloso segreto per non compromettere la sicurezza nazionale, insomma.
Rimane ancora irrisolto il giallo della fontanella contesa all’interno del piazzale tra l’alimentari, l’edicola e il bar…
Alessandro Pino e Luciana Miocchi
Casa di riposo di Casal Boccone: tra proteste, malori e esposti alla Procura della Repubblica, si attende l’arrivo di Di Pietro
30 NovProsegue il presidio davanti la casa di riposo di Casal Boccone.
Nella notte, colto da malore e prontamente trasporato in ambulanza a Villa Domelia, è deceduto uno degli ospiti che non sono ancora stati trasferiti. Questa mattina, un comunicato congiunto di Riccardo Corbucci, vice presidente del consiglio municipale, Pd, e Teresa Ellul, coordinatrice del circolo Nuovo Salario del Pd, informa del fatto che un’altra anziana, “la Signora Cecilia ha accusato un malore dopo che le era stato tolto il letto per prepararla al trasferimento in un’altra struttura ed é stata attaccata alla bombola dell’ossigeno seduta su una sedia. Queste sono le condizioni degli anziani della Casa di riposo di Casal Boccone in IV Municipio dove procede senza sosta la deportazione degli anziani, nonostante le proteste e le sceneggiate del vicesindaco Sveva Belviso riprese in un video pubblicato su youtube”.
Per questa mattina è prevista la consegna alla direzione della casa di riposo di copia dell’esposto presentato presso la lla Procura della Repubblica, ad opera del senatore Idv Stefano Pedica, con il quale si portano in evidenza le presunte irregolarità emerse nelle modalità di richiesta di trasferimento volontario firmate dagli anziani assistiti. Nel documento il senatore richiama peraltro il parere negativo espresso dal IV municipio alla chiusura della struttura, fa riferimento ai filmati girati il 23 novembre durante la manifestazione tenuta sul piazzale attiguo e ne allega alcuni a sostegno dei punti esposti. Tra le altre cose vengono contestate nero su bianco le cifre delle voci di spesa presentate dalla direzione, in quanto nella casa di riposo non vi è adsl di libero accesso agli anziani né vigilanza notturna, mentre per l’assistenza psicologica viene evidenziata la differenza delle ore dichiarate.
Sono iniziati i lavori di sgombero delle parti comuni.
Nelle prossime ore dovrebbe arrivare l’onorevole Antonio Di Pietro.
= = = = =
Aggiornamento: sono giunti in visita agli anziani della casa di riposo il
senatore Stefano Pedica, buona parte dei consiglieri Pd municipali, la consigliera comunale Gemma Azuni, ex Sel,una delegazione dello Spi Cgl.
Per venerdì due dicembre il Pd ha organizzato una fiaccolata di solidarietà che da piazza Talenti partirà alle ore 18,30 e arriverà fino alla casa di riposo in via di Casal Boccone.
Luciana Miocchi
un altra testimonianza di chi quel giorno c’era. Via Ventotene tra gas, fuoco e acqua
29 NovUn’altra testimonianza, quasi una confidenza, perchè la persona che ne ha parlato, dietro la più solenne promessa di non essere nominata nemmeno per sbaglio, è molto schiva e convinta che il suo lavoro è un servizio alla comunità e non deve emergere se non come risultato degli sforzi collettivi dei singoli.
“Quella mattina era previsto lo sgombero del mercato rionale di Val Melaina, famoso in tutta Roma, che avrebbe dovuto essere smantellato e trasferito in via Conti. C’era una manifestazione, sul posto c’erano i vigili del fuoco con le autopompe perchè incendiavano i cassonetti. Le linee dei cellulari erano sovraccariche, vista la concentrazione di persone e forze dell’ordine, le comunicazioni erano alquanto difficoltose.
Fummo costretti a rientrare per poter fare una relazione dei fatti. Il tempo di arrivare e viene segnalata l’esplosione. Inizialmente si pensava che qualcuno avesse messo una bomboletta dentro i cassonetti, come spesso accade. Se fossimo rimasti là forse non sarei qui a raccontare di persona. Erano già un paio di giorni che veniva segnalato odore di gas. Dicevano che era una perdita da qualche macchina e invece quella mattina sembrerebbe che quando hanno misurato il metano nell’aria si siano allontanati in tutta fretta perchè si sarebbe potuta verificare un’esplosione da un momento all’altro, come purtroppo accadde.
Accorsi sul posto, avemmo modo di vedere che l’esplosione aveva interessato una conduttura idrica per cui ai danni che c’erano si doveva aggiungere la fuoriuscita di acqua che non consentiva di passare e di camminare. Abbiamo cominciato a soccorrere quei poveri disgraziati. Prima che l’Acea riuscisse a chiudere il flusso, l’acqua ha creato grossissimi problemi perché si scivolava da tutte le parti. L’intervento dei VvFf è stato come al solito eccezionale, nonostante le gravi perdite hanno continuato a operare con uno spirito encomiabile.
Certamente è stata una scena di guerra. Una macchina sembrava come parcheggiata in un balcone del palazzo di fronte. Ognuno ha fatto la sua parte con enorme dignità. Portare i corpi inanimati dei colleghi. Vedere le spoglie di una donna che le fiamme avevano talmente rattrappito che sembrava una bambina”.
Alessandro Pino e Luciana Miocchi
Via Ventotene, dieci anni dopo – cronaca delle celebrazioni del 27 novembre
29 Nov
Era la mattina del 27 novembre del 2001 quando una disastrosa esplosione dovuta a una fuga di gas metano da una conduttura – scambiata dai tecnici Italgas per una perdita di gpl dal serbatoio di un’automobile – devastò via Ventotene, stradina di Val Melaina alle spalle di piazzale Jonio, causando la morte di otto persone tra civili e Vigili del Fuoco. Macerie, automezzi sbalzati in aria, allagamenti causati dai tubi dell’acqua saltati che rendeva ancora più difficoltosi ricerche e soccorsi. Da allora ogni anno cittadini e autorità si ritrovano per ricordare le vittime. Questa volta la partecipazione generale è stata davvero numerosa, complice la solennità dovuta al decennale.
Delle corone sono state deposte sotto la lapide affissa al civico 32 alla presenza del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del presidente del Quarto Municipio Cristiano Bonelli.
Anche il primo cittadino di allora, Walter Veltroni, accolto con affetto da diversi residenti che rimasero coinvolti,
non ha voluto mancare – seppur partecipando in veste privata, tanto che ha preferito non prendere la parola nemmeno quando le celebrazioni sono proseguite nella vicina piazza, realizzata al posto dell’ex mercato dove si trova il monumento dedicato alla memoria dei pompieri caduti durante il fatale serivizio. Dal palco allestito per l’occasione Alemanno ha voluto rassicurare i condomini del numero 32 sull’esito di due contenziosi, legati agli eventi successivi al disastro, che da anni turbano la loro tranquillità già minata. Da un lato infatti l’Agenzia delle Entrate aveva elevato nei loro confronti una multa da quasi settecentomila euro, perché considerati corresponsabili di alcune violazioni in materia di comunicazione-dati compiute da chi aveva eseguito i lavori di ricostruzione del palazzo e dall’altro, gli stessi condomini erano stati chiamati – in solido, secondo quanto prescrive la legge – a saldare le ingenti spese legali cui era stata condannata l’Italgas, dagli stessi avvocati da cui erano stati assistiti, poiché allo stato, la società soccombente non lo ha ancora fatto. Striscioni e manifesti appesi al condominio hanno avuto il compito di manifestare tutta l’angoscia e la rabbia di chi, a distanza di un decennio, non riesce ancora a considerarsi al sicuro nemmeno dentro la propria casa. In seguito all’intervento del Comune di Roma l’Agenzia delle entrate ha annullato il provvedimento, mentre per la questione onorari Alemanno ha promesso che farà pressioni perché si giunga a soluzione e per questo ha ricevuto dall’amministratore del condominio un simbolico biglietto di ringraziamento formato gigante.
La giornata è proseguita con la messa celebrata dal parroco Gaetano Saracino nella Chiesa del Ss. Redentore, seguita da un saggio di tecniche di salvataggio attuate dai Vigili del Fuoco. Dopodiché, spenti i riflettori, via Ventotene è tornata a essere una breve stradina tranquilla come tante. Il negozio di acconciature femminili c’è ancora, come dieci anni fa, ma ha cambiato proprietaria. L’esplosione avvenne proprio qui di fronte e le prime tre vittime, titolare, figlia e una cliente, non ebbero scampo alcuno. Rimossi da tempo i segni esterni della distruzione, rimangono indelebili invece quelli nell’animo delle persone, così come i ricordi di chi visse in prima persona ciò che per Val Melaina rappresentò una specie di Ground Zero.
I nomi delle otto vittime:
– Maria Grossi, di anni 50, parrucchiera, deceduta nel suo negozio;
– Fabiana Perrone, di anni 22, figlia della signora Maria;
– Elena Proietti, di anni 82, cliente;
– Michela Camillo, di anni 20, abitante del condominio del civico 32;
– Fabio Di Lorenzo, di anni 37, vigile del fuoco della squadra 6A, caduto in servizio;
– Sirio Corona, di anni 27, vigile del fuoco della squadra 6A, caduto in servizio;
– Danilo Di Veglia, di anni 39, vigile del fuoco della squadra 6A, caduto in servizio;
– Alessandro Manuelli, di anni 36, vigile del fuoco della squadra 6A, deceduto cinque giorni dopo a causa dei gravi traumi riportati in servizio
Alessandro Pino e Luciana Miocchi
Casa di riposo di Casalbertone : prosegue il sit in
28 NovContinua anche oggi il sit in di protesta davanti la Casa di riposo per cui Comune, proprietà e gestore non hanno trovato un accordo che salvaguardi gli anziani presenti nella struttura.
Luciana Miocchi
Serpentara: torna a nuova vita il Parco delle Magnolie ?L’assessore capitolino all’Ambiente Marco Visconti ha visitato l’area verde che il locale Comitato di Quartiere ha chiesto in affidamento – di Alessandro Pino
28 Nov
Il Parco delle Magnolie, area verde che si trova in via Nicola Maldacea alla Serpentara, sembra tornato a nuova vita dopo che a lungo si era trovato in condizioni di abbandono: frequentato da sbandati che ne avevano fatto luogo di bivacco, invaso da cumuli di rifiuti sparsi in mezzo all’erba alta, recentemente è stato oggetto di ripetuti interventi di riqualificazione ad opera di volontari del Comitato di Quartiere Serpentara presieduto da Mimmo D’Orazio.
Certo, rimangono inquietanti segni di degrado, come un tavolo da ping pong in cemento armato letteralmente fracassato a martellate, ma rispetto a prima è tutta un’altra cosa. Ovviamente iniziative come questa di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza e degli amministratori servono a poco se finalizzate a sé stesse: facile prevedere che in mancanza di una costante manutenzione e sorveglianza il parco tornerebbe presto nelle condizioni precedenti. Al Comitato Serpentara ne sono ben consapevoli e per questo è stato presentata ufficialmente nei giorni scorsi al Comune di Roma e al Quarto Municipio la richiesta di affidamento in gestione del parco allo stesso comitato, in collaborazione con altre realtà associative locali. Il progetto “Orti Urbani” – questo il nome che gli era stato dato originariamente – sebbene allo stato embrionale, prevede oltre alla manutenzione del giardino esistente la creazione di un orto botanico, uno tradizionale e la costruzione di una serra. Lo scopo ovviamente non sarebbe una effimera produzione agricola ma un’attività educativa (rivolta specialmente a scolaresche e disabili).
Se il piano andasse in porto, i residenti del quartiere recupererebbero un elemento importante di qualità della vita, facendosi parte attiva nella sua salvaguardia accrescendo al contempo il proprio senso di appartenenza a una comunità.
Dell’iniziativa è stato interessato anche l’assessore capitolino all’Ambiente Marco Visconti, che su invito della consigliera comunale Gemma Azuni ha visitato il parco lo scorso 21 novembre assieme a una rappresentanza del Comitato Serpentara. L’assessore ha espresso il proprio apprezzamento per l’idea, proponendo anche di modificarne il nome in “Orto Didattico”: «È un’iniziativa importante perché se i vari comitati ci aiutano a mantenere il verde o a far comprendere alle persone che abitano nei vari quartieri che avere un polmone verde così è una cosa importante e quindi va anche mantenuta e non utilizzata come discarica, credo sia la via che un’Amministrazione deve perseguire. Per cui massima disponibilità concreta verso questo tipo di Comitati fattivi».
A chi esprimeva il dubbio che in tal modo il Comune deleghi ai cittadini la cura del verde pubblico, Visconti ha replicato: «È esattamente il contrario, perché non credo che i cittadini facciano lavori di ordinaria o straordinaria manutenzione. Più che altro fanno opera di sensibilizzazione verso coloro che magari non hanno il loro stesso senso civico».
Non solo i cittadini, verrebbe da dire: sarà stato un caso, ma proprio in occasione del sopralluogo dell’assessore è arrivata a bordo di due furgoni una squadra della cooperativa che attualmente ha in gestione i lavori di manutenzione del Parco delle Magnolie. Muniti tra l’altro di rasaerba a motore e tute protettive integrali, sono stati impegnati sul posto per tutta la mattina.
Alessandro Pino
Casa di riposo di Casal Boccone: cronaca della mattina del 23 novembre, giorno di inizio dei traferimenti degli ospiti – di Alessandro Pino
24 NovPer tutta la mattina del 23 novembre un posto solitamente tranquillo e isolato come la Casa di Riposo che si trova al civico 112 della via di Casal Boccone è diventato il centro della vita politica cittadina, luogo di animate manifestazioni che hanno visto anche la presenza di diversi equipaggi delle Forze dell’Ordine. Era previsto infatti l’inizio dei trasferimenti – formalmente su base volontaria – degli anziani ospiti in altre strutture di alloggio comunali. Il trasloco era dovuto alla annunciata dismissione della struttura, sottoutilizzata negli spazi a causa della legge regionale
41/2003 e il cui canone di affitto – la proprietà è dell’Enpals che lo ha dato in amministrazione alla società Fimit – mesi addietro era stato giudicato dalla giunta Alemanno troppo oneroso per le casse cittadine rispetto al costo di soluzioni assistenziali alternative da proporre agli interessati, ivi compreso il trasferimento in sistemazioni gestite da privati.
Nei giorni immediatamente precedenti, sulle pagine Facebook di alcuni comitati di quartiere c’era stato una sorta di tam tam per attirare l’attenzione di cittadini, stampa locale e politici sulla sorte dei residenti. Il risultato è stato – in parte – quello sperato: una trentina di persone – semplici cittadini, rappresentanti sindacali della Cgil, lavoratori impiegati nella struttura, oltre alla coordinatrice del circolo Pd Nuovo Salario Maria Teresa Ellul – è arrivata praticamente insieme ai furgoni per caricare gli effetti personali di chi doveva partire.
Sulle ringhiere dei balconi erano appesi – presumibilmente non da persone anziane, vigorose nello spirito ma non nel corpo – numerosi striscioni con su scritte come “Voglio morire qui” o “Da qui non ci muoviamo”. L’atmosfera si è riscaldata quasi immediatamente nonostante si fosse a fine novembre quando la Ellul si è sdraiata a terra davanti al cancello a simboleggiare la volontà di non fare uscire i veicoli, le cui operazioni di carico sono proseguite in altra parte del complesso. Nel mentre, stimolati anche dai rappresentanti sindacali, i più determinati tra gli ospiti esprimevano ai cronisti presenti il loro stato d’animo, raccontando i percorsi di una vita che – magari agiata come nel caso di Giuliana, novantenne di aspetto tanto delicato quanto d’animo combattivo, per anni residente ai Parioli – li avevano portati a vivere in una casa di riposo. Storie toccanti che prendevano forma liquida nelle lacrime di chi adesso ai tanti addii dati negli anni si vedeva costretto a salutare anche gli amici a quattro zampe conosciuti qui: una colonia di gattoni ormai abituati a prendere il cibo da mani rugose. Parole cariche di stanchezza accumulata da chi finalmente aveva messo radici qui dopo aver vissuto tanti, troppi stravolgimenti e sente, come affermato da Enzo, «di essere diventato un pacco postale».
Man mano che trascorreva il tempo il piazzale antistante si è gradualmente riempito di persone e altri esponenti dell’opposizione municipale e capitolina: la consigliera comunale Gemma Azuni e dopo di lei i consiglieri municipali Riccardo Corbucci, Federica Rampini e Paolo Marchionne. Alcune anziane sono state fatte accomodare su due panchine messe di traverso all’ingresso ed è stato lì che sono iniziati gli screzi che hanno poi caratterizzato il resto della mattina. I primi a prendersi di petto, mentre una stizzita assistente sociale invitava a non filmare la scena, sono stati la Azuni e il direttore della Unità Organizzativa per la terza età e le case di riposo del Comune di Roma, l’economista Michele Guarino, rimasto fino a quel momento defilato. Da quel momento è stato un crescendo di alterazione, alimentato probabilmente dalle dichiarazioni di alcuni ospiti che hanno suscitato qualche dubbio – fermamente respinto da Guarino – sul modo in cui si sarebbero ottenute da loro le richieste di trasferimento in altra sede.
Fatto sta che alcune delle attempate manifestanti hanno voluto che una funzionaria municipale mettesse a verbale la loro volontà di rimanere a Casal Boccone. Che il crescere dei toni andasse di pari passo con il calibro dei politici in campo, lo si è visto quando a rappresentare la maggioranza capitolina è arrivata la vicesindaco (nonché assessore alle Politiche Sociali) Sveva Belviso che ha esordito chiedendo chi fossero gli organizzatori della sceneggiata; forse resasi conto della battuta non proprio felice si è seduta sulla panchina con le attempate manifestanti, probabilmente in segno di distensione. I battibecchi non sono cessati, e mentre l’opposizione metteva in campo addirittura il senatore Stefano Pedica si sono viste così la Belviso e la Rampini scambiarsi battute piccate come «Lei chi é ?» e «No, chi è lei», tanto che solo a tratti nell’accavallarsi di voci si è riuscito a carpire ai vari protagonisti qualche frase priva di aggressività: «Io mi rendo conto del trauma che questi signori subiranno – ha affermato il vicesindaco Belviso – perché loro ormai qua sono abituati e quindi hanno paura del cambiamento. Una cosa che invece non ammetto è la strumentalizzazione, la cattiveria di tutti quelli che consapevoli che a loro non mancherà nulla, gli mettono il terrore. Mi dispiace che c’è chi fa leva su quel timore per mettere in evidenza il proprio ruolo». Al vicesindaco hanno replicato gli esponenti dei sindacati, contestando proprio le cifre in base alle quali si è stabilito di chiudere la struttura di Casal Boccone. Sembrava un muro contro muro quando un timido spiraglio è arrivato da una proposta avanzata da Daniele Ozzimo, consigliere comunale del Pd e vicepresidente della Commissione Politiche Sociali: destinare al mantenimento e a un uso più intensivo della casa di riposo i sei milioni di euro previsti per il prossimo acquisto di un palazzo in via Assisi che dovrebbe essere destinato a ricovero di senza tetto. Rivolgendosi alla Belviso ha detto «Fermo restando che è giusto che l’amministrazione si ponga il problema dei costi, sfaldare questo nucleo di persone che vivono insieme mi pare un atto di cattiveria. Cogliamo quest’opportunità e quel servizio lo portiamo qui. Tu Sveva, fatti carico di questa proposta e facciamo tutti contenti».
Il vicesindaco Belviso non ha rifiutato la proposta di Ozzimo, riservandosi di verificarne la fattibilità. Nel frattempo però, a differenza di quanto richiesto da chi ne augurava la sospensione, pare che i trasferimenti da Casal Boccone nei prossimi giorni proseguiranno.
Alessandro Pino
precisazione della consigliera comunale Gemma Azuni riguardo il sit in alla casa di riposo di Casal Boccone del 23 novembre
23 Novdal post di Gemma Azuni pubblicato sulla condivisione fb sul gruppo Comitato di quartiere di Serpentara dell’articolo di questo blog http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwp.me%2Fp1ErPX-6R&h=sAQGMTC31AQGWEW4Z2JVO45mgSEVa4VOnQW269yVG4Paapg “E’ iniziato il trasferimento degli ospiti della casa di riposo di Casal Boccone”
“forse ha dimenticato altre presenze che dalla mattina presto hanno vigilato affinchè non fossero trasferiti gli ospiti della casa contro il loro volere e cioè la sottoscritta, la segretaria regionale dello SPI Cgil, la CGIL regionale, alcune rappresentanze dei sindacati di base, molti operatori etc. L’informazione deve essere completa per essere credibile”
questa la mia risposta:
“Non era mia intenzione dimenticare nessuno. Sono state indicate le persone riconosciute e si è cercato di fornire l’informazione più completa possibile, pur con i limiti dei tempi della presa diretta. Ringrazio per la precisazione, che renderà sicuramente più credibile la notizia”
(la prossima volta costringerò Alessandro Pino a chiedere le generalità a tutti i presenti)
È iniziato il trasferimento degli ospiti della casa di riposo di Casal Boccone
23 NovDa questa mattina sono iniziate ale operazioni di trasferimento degli ospiti della casa di riposo di via di Casal Boccone, struttura gestita dal Comunew di Roma, che verrà definitivamente chiusa al 31 dicembre perchè considerata troppo costosa da mantenere a bilancio, soprattutto per via del canone di locazione da pagar all’Enpals, proprietario degli edifici.
Sul piazzale antistante in questo momento ci sono una trentina di persone, tra anziani ospitati, sostenitori e operatori. Il presidio è iniziato presto, con panchine messe di traverso e l’ex presidente del consiglio municipale Teresa Ellul che si è sdraiata per terra.
Alle 11 sono presenti i consiglieri municipali del Pd Riccardo Corbucci e Federica Rampini, nonchè la consigliera comunale del gruppo misto Gemma Azuni. Nessuno della maggioranza municipale nè comunale si è ancora visto.
All’interno dei cancelli è ancora presente il camioncino che dovrebbe provvedere al trasloco.
Molti degli anziani sono in lacrime, altri sono rassegnati. Chi tra loro accudiva dei piccoli animali in giiardino ha avuto la brutta notizia che non potrà portarli con se nella nuova destinazione. Una vecchina continua a ripetere che lei vuole morire li dentro, non vuole andare da nessun’altra parte.
Agli anziani, formalmente è stata fatta fatta firmare una richiesta per essere trasferiti ma lamentano di essere stati quasi costretti, perchè gli è stato prospettato che a breve sarebbero state staccate le utenze di luce, acqua e gas.
Luciana Miocchi
Foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=311783558832627&set=p.311783558832627&type=1&ref=nf
Casa di riposo di Casal Boccone: rinvio trasferimenti
20 NovI primi trasferimenti degli ospiti della casa di riposo sono stati rinviati da lunedì 21 al mercoledì 23
il 21 novembre cominceranno i trasferimenti dalla casa di riposo di Casal Boccone. Chiude così una delle ultime strutture comunali
19 NovLa notizia è riportata dal wall fb di Daniela Caramel. Poche righe che concentrano mesi di incontri e trattative per cercare di salvare la struttura gestita dal Comune e che ospita anche un centro per la cura dell’Alzheimer, punto di riferimento fondamentale per tutta Roma Nord. Niente da fare, l’affitto costa troppo e la decisione presa da mesi, nonostante proteste e manifestazioni comincerà a mostrare i suoi effetti da lunedi prossimo, 21 novembre, con il trasferimetno dei primi ospiti della struttura. ” La CGIL sta preparando dei manifesti, e sarà presente davanti alla casa di riposo dalle 8,30. Sarebbe il caso di mobilitarsi – scrive Caramel – e mostrare solidarietà agli anziani, ovviamente tenendo conto delle loro condizioni di salute e quindi senza porre in essere azioni eclatanti. Tutti quelli che hanno aderito alla raccolta di firme sono invitati a partecipare”.
Luciana Miocchi
Vigne Nuove: l’assassino per dieci euro è stato condannato all’ergastolo – di Alessandro Pino
18 NovUn omicidio è qualcosa che, oltre a sottrarre la vita di qualcuno, sconvolge spesso per sempre quella di chi rimane: non solo l’autore ma anche le persone più prossime a loro, i parenti, gli amici, i vicini di casa. Per gli estranei invece il più delle volte sono solo poche righe in cronaca, per di più immediatamente risucchiate dal convulso succedersi di notizie proprio del moderno mondo dell’informazione. Solo di tanto in tanto poi si torna a parlare del singolo episodio in occasione di un anniversario o di una scadenza giudiziaria, come accaduto per Emiliano Cappetta, poco meno che quarantenne residente in zona Vigne Nuove che fu accoltellato mortalmente nel marzo scorso e il cui aggressore è stato giudicato il 17 novembre. Ubaldo, questo il suo nome, imputato con le accuse di omicido aggravato e violazione della legge sulle armi, è stato condannato dal gup Antonella Capri all’ergastolo, oltre al pagamento di duecentocinquantamila euro ai familiari della vittima. L’aver chiesto il rito abbreviato non l’ha messo al riparo dalla massima pena prevista dal nostro ordinamento: lo sconto di un terzo non è stato applicato. Decisive le aggravanti considerate dal giudicante. La morte di Emiliano Cappetta, avvenuta in seguito a un diverbio per un prestito di alcuni euro fattogli da Ubaldo degenerato in una selvaggia aggressione, aveva suscitato rabbia e sconcerto tra gli abitanti di un quartiere difficile che pure sono abituati a vederne di tutti i colori, soprattutto perché veniva descritto da chi lo conosceva come se fosse rimasto un bambino, una persona che non aveva mai dato problemi. «Emiliano qui è l’unico che non aveva mai dato fastidio a nessuno, al massimo te chiedeva ‘na sigaretta» aveva detto una ragazza il giorno successivo al fatto, proprio sotto al portico di via Amleto Palermi dove era avvenuto. Difficile pensare che Ubaldo, tossicodipendente e sieropositivo, già arrestato anni fa perché trovato in possesso di stupefacenti che teneva occultati nel volante dell’auto, diventato assassino per pochi spiccioli, possa pagare in alcun modo la sanzione pecuniaria inflittagli. Più facile prevedere che, nell’attesa di successivi gradi di giudizio e per i consueti meccanismi della giustizia, non passerà troppo tempo prima che possa uscire dal carcere, anche se per qualcuno del quartiere sarebbe meglio non si facesse più vedere in giro: «Co ‘ste leggi che c’abbiamo Ubaldo tra poco sta di nuovo fòri, ma qui è meglio se quell’infame nun ce torna».
Alessandro Pino
Sottopasso ferroviario di via S. Antonio da Padova. Obsoleto, stretto, a senso unico. Ma il vero pericolo è l’inciviltà dei guidatori – di Alessandro Pino
14 NovChi vive a Settebagni o semplicemente la frequenta sa bene quali conseguenze abbia il vecchio sottopasso ferroviario di via Sant’Antonio di Padova sulla viabilità di tutto il quartiere: la galleria infatti è oramai inadeguata, troppo stretta per essere percorsa in entrambi i sensi di marcia e in attesa che venga sostituita da un nuovo manufatto (già preventivato più di una decina di anni fa, la cui realizzazione sembra prevedibile per le classiche calende greche) la segnaletica ne permette il transito solo ai veicoli provenienti dalla Salaria, vietandolo a quelli che devono raggiungere la consolare. Un bel senso unico ben segnalato, con tanto di cartello di divieto di accesso nel senso opposto. Per andare in direzione Roma centro bisogna quindi percorrere tutta la via dello Scalo di Settebagni fino al sottovia più grande della Salita della Marcigliana, raggiungere il tratto di Salaria interno al quartiere e percorrerlo a ritroso fino al Raccordo Salario – Settebagni. In tutto è un tragitto di quasi un chilometro che sicuramente costituisce una seccatura, una perdita di tempo, anche un consumo supplementare di carburante ma che non giustifica una sconsiderata abitudine ormai diffusa tra tanti, troppi conducenti, specialmente residenti nella strada in questione: quella di imboccare la galleria contromano s
bucando nel tratto di via Sant’Antonio di Padova che costeggia la chiesa omonima, dove è consentito il doppio senso di marcia. Questo accade soprattutto la mattina presto o la sera tardi, quando il traffico è più scarso ed è meno probabile incontrare altri veicoli durante la pericolosa scorciatoia. Solitamente chi effettua tale manovra sa bene di essere in torto marcio e se si accorge che il tunnel è già impegnato in maniera regolare ha almeno la decenza di aspettare che questo si liberi. Recentemente invece si è raggiunto un nuovo gradino dell’inciviltà, come testimoniato in rete da Lara, una ragazza che vive da sempre nel quartiere. Secondo quanto riferito, un’amica di famiglia giunta con la propria automobile a tre quarti del sottovia, si è trovata davanti un anziano guidatore che entrando dalla parte vietata ha iniziato a inveire contro la la donna pretendendo che facesse marcia indietro cedendogli il passo perché “lui abitava lì e aveva il diritto di fare come gli pare”. L’individuo alla fine si è stufato convincendosi a innestare la retromarcia, ma è chiaro che se i due veicoli avessero proceduto ad andatura spedita (come accade spesso e volentieri) le conseguenze sarebbero state gravi. Vista anche l’assenza di controlli in tal senso da parte delle Forze dell’Ordine è facile immaginare che di questo passo qualcuno forse eviterà di andare incontro a una multa, non certo al paraurti di qualche furgone.
Alessandro Pino
Porta di Roma: fine settimana di prevenzione nello sport al centro commerciale – di Raffaella Paolessi
13 NovDi doping e di prevenzione nello sport spesso si parla solo in concomitanza con qualche fatto di cronaca eclatante. Da anni, però, il IV Municipio, grazie ad alcune strutture ospedaliere di punta, si impegna nel sensibilizzare il grande pubblico a queste problematiche. In tale ottica rientra la manifestazione “SportIVamente”, organizzata dal Comitato di sostegno Roma 2020-IV Municipio, dalla casa di cura Villa Valeria e da Porta di Roma, con il patrocinio della Regione e del IV Municipio, la collaborazione di Radio Radio e il contributo di varie associazioni sportive. La manifestazione si è aperta con il convegno “La tutela dello sportivo: dal doping al recupero post-infortunio” organizzato da Villa Valeria, che ha proprio nell’ortopedia una delle sue punte di diamante. Per i visitatori non solo l’opportunità di avere corrette informazioni sugli effetti negativi del doping, ma anche la possibilità di avvicinarsi come spettatori e atleti ad alcune discipline, grazie alle esibizioni e ai tornei con iscrizione gratuita organizzati in vari spazi del centro commerciale. Per le società sportive presenti l’occasione di far conoscere le proprie attività anche per la presenza di allenatori e maestri in grado di rispondere alle domande del pubblico. Oggi si è svolta una esibizione di karate; domani, dalle 10 alle 19, un Galà di pugilato e arti marziali. Interessante anche la visita allo stand del Tasmania Corse ASD con esposizione delle moto e minimoto da corsa utilizzate dal team. Inoltre, in collaborazione con il Trauma Sport Center di Villa Valeria, sono stati istituiti all’esterno spazi per visite ortopediche e diagnostiche gratuite.
Raffaella Paolessi














