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Intervista ad Andrea Lepone, giornalista, scrittore e atleta – di Penelope Giorgiani

8 Mar

 

 

Foto - Andrea con libroAndrea Lepone, giornalista, scrittore e atleta, parla del suo ultimo libro, “Riflessioni in chiaroscuro”, pubblicato da La Macina Onlus Editore, e dei suoi progetti futuri.

Andreaparliamo del tuo ultimo libro, la raccolta di poesia “Riflessioni in chiaroscuro”, quali sono le tematiche trattate nelle tue liriche?

Sono diverse tematiche, quella predominante è certamente quella relativa all’esistenzialismo. Poi ci sono pensieri e riflessioni di stampo più filosofico, psicologico e naturalistico, delle vere e proprie visioni della realtà anticonvenzionali.

Perché hai scelto proprio questo titolo?

Perché riassume al meglio il concetto finale del libro, ossia una perfetta mescolanza di poesie che indagano sugli orizzonti di luce e sui coni d’ombra della vita di ciascuno di noi.

Da cosa hai tratto ispirazione per la stesura di questa raccolta poetica?

Dalle mie esperienze e dalla tante domande che mi pongo ogni giorno, sono una persona molto curiosa.

Quanto può essere difficile al giorno d’oggi affermarsi nel mondo della letteratura, soprattutto per un ragazzo giovane come te?

Difficile ma non impossibile, l’importante è rimboccarsi le maniche e impegnarsi assiduamente ogni giorno per migliorare. Servono disciplina e forza di volontà, soprattutto in ambito prosaico-narrativo. Poi ovviamente, entrano in gioco il talento e l’abilità dell’autore.

Devo chiedertelo… La tua poesia preferita?

La mia poesia preferita è “Roll the dice”, di Charles Bukowski, seguita da “Spesso il male di vivere ho incontrato”, di Eugenio Montale.

Recentemente hai vinto il premio “Le Ombre di Monteselva”, riservato al miglior racconto thriller/poliziesco, pensi di dedicarti a tempo pieno anche alla prosa oltre che alla poesia?

Certamente, a breve sarà pubblicato il mio primo romanzo, cui seguirà un altro racconto di genere thriller/poliziesco, e tra qualche mese andrà in scena la mia prima commedia teatrale.

Come riesci a conciliare l’attività giornalistica con quella scrittoria?

Diciamo che uso semplicemente un approccio differente, più analitico per quanto concerne l’attività giornalistica, più riflessivo per quanto riguarda l’attività scrittoria. Nella tua vita anche lo sport ha un ruolo fondamentale, pratichi infatti powerlifting a livello agonistico da molti anni. Ti stai allenando per qualche competizione al momento?

L’obiettivo principale della stagione sono i World Games CSIT che si svolgeranno in Spagna, poi chiaramente ci sono Campionati Italiani e Coppa Italia. Spero di riuscire a prepararmi in modo adeguato per queste gare, nonostante i tanti impegni.

Penelope Giorgiani

 

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La Shinken Shobu Kai Maximo Roma trionfa ai primi campionati italiani di Ju Jitsu FJJI – di Andrea Lepone

21 Lug

La squadra Shinken Shobu Kai Maximo Roma si è posizionata al primo posto assoluto nella classifica dedicata alle società durante l’edizione inaugurale del Campionato Italiano di Ju Jitsu della neonata federazione FJJI, svoltosi a Cattolica nei giorni 14 e 15 luglio. Ben 17 medaglie conquistate da 15 atleti, i quali hanno preso parte ad una competizione molto dura e selettiva, valevole per l’ingresso nel Team Italia che rappresenterà i colori azzurri ai prossimi Campionati Europei, che si terranno a Bologna nel mese di ottobre, e ai Campionati del Mondo di novembre in Svezia. Sono già 5 gli atleti della squadra romana convocati per i suddetti tornei, mentre altri 5 si giocheranno la qualificazione durante il combat camp organizzato per il primo weekend di settembre presso il Centro Sportivo Maximo di Roma, che si conferma ancora una volta polo nazionale della formazione e dei raduni del Team Italia. Inoltre, la Shinken Shobu Kai Maximo Roma sarà la prima squadra a custodire, per un anno sportivo, la preziosa cintura della FJJI, simbolo e testimone che racchiude tutti quei principi etici e morali propri delle arti marziali e dello sport in generale, quali amicizia, collaborazione, rispetto e onestà.
Andrea Lepone

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Intervista ad Alberto Patelli, regista e attore – il teatro come maestro di cultura

19 Feb

Foto 2 - Alberto Patelli con Gigi ProiettiTra i migliori registi e attori teatrali contemporanei, Alberto Patelli ha recentemente preso parte alla seconda edizione dell’evento culturale “La scrittura come esperienza di vita”, svoltosi all’interno del Centro Anziani Valli – Conca d’Oro. Autore di cortometraggi di grandissimo successo, tra i quali spicca “Pecorari”, scritto assieme a Pietro De Silva, che ha rappresentato l’Italia al Festival del Teatro di Francoforte nel 2005, si appresta ora a portare in scena la sua ultima fatica, dal titolo “Progetti di delirio”. L’ultima perla di una carriera straordinaria, che lo ha portato ad essere uno dei registi teatrali più premiati e apprezzati d’Italia.

 Com’è nata la tua passione per il teatro?

 La mia passione per il teatro è nata in gioventù, guardando in televisione i primi spettacoli teatrali, che mi hanno avvicinato a questo mondo.

 A quale artista ti ispiri maggiormente?

 Senza dubbio al grande Eduardo De Filippo, ma anche le opere di Luigi Pirandello e Achille Campanile sono state per me fonte di ispirazione.

Foto - Alberto Patelli Nel corso della tua carriera hai avuto l’opportunità di lavorare con alcuni tra i più grandi registi televisivi e cinematografici italiani contemporanei, quale collaborazione ti ha segnato di più?

 Io sono molto legato a Giorgio Capitani, conosciuto sul set de “Il maresciallo Rocca”. Un regista di grande talento ed esperienza, capace di mettere a proprio agio gli attori in ogni situazione. Potrei tuttavia citarti anche Stefano Sollima e Francesco Vicario, due grandi professionisti.

 Preferisci dirigere ed interpretare commedie o spettacoli più drammatici?

 Dunque, io nasco come autore prevalentemente umorista, mentre, per quanto concerne la recitazione, potrei definirmi un attore caratterista. Tuttavia mi sono misurato anche con altri generi teatrali.

 Quali sono le più grandi differenze tra il teatro italiano e quello d’oltreoceano?

 Indubbiamente la capacità dei produttori americani di sapersi rinnovare, investendo su prodotti che ritengono vincenti dall’inizio alla fine. Nel nostro paese si tende troppo spesso a puntare esclusivamente sui grossi nomi, trascurando il contenuto delle opere.

 Lo spettacolo più difficile che tu abbia mai diretto?

 Il titolo è “Per un dolcetto ed una piccola sorsata”, si tratta di una commedia musicale per banda, portata in scena per la prima e unica volta a Roma, presso il Teatro Greco. Ci ho lavorato per oltre un anno, mi sono dovuto calare nella realtà bandistica per capirne ogni dinamica, parlando con vari artisti ed assistendo a tantissime esibizioni. Ho perfino imparato a suonare il sassofono! Furono composte alcune canzoni appositamente per lo spettacolo, che vide coinvolti anche ballerini e majorette. Anche la cura della scenografia si rivelò estremamente complessa. Purtroppo il testo, dopo quell’unica rappresentazione, non è più stato ripreso.

Il teatro ieri ed il teatro oggi, cos’è cambiato?

Sicuramente oggi l’arte del teatro è molto più diffusa nelle scuole, e questo è un immenso passo in avanti. Perchè fare teatro equivale a fare cultura. Devo tuttavia dirti che oggi è tutto molto più “burocratico” rispetto al passato, e talvolta portare in scena una rappresentazione risulta davvero complicato e frustrante.

Il lavoro di un’artista è solo quello di offrire al pubblico un grande spettacolo o c’è anche dell’altro?

Io ritengo che anche la funzione sociale dell’opera sia molto importante. Uno spettacolo per essere considerato di spessore deve aver portato il pubblico a riflettere su determinati argomenti.

A quale progetto stai lavorando ultimamente?

Ultimamente sto lavorando per portare in scena una rappresentazione intitolata “Progetti di delirio”, basata sui testi di Angelo Mancini, di cui sono regista e attore non protagonista. Nel ruolo di protagonista vi sarà invece Corrado Bega. Inoltre, lo spettacolo vedrà la partecipazione della ballerina Francesca Cama.

Andrea Lepone

 

 

 

 

 

Quel Babbo Natale di Alessandro Pino alla scuola materna di Porta di Roma

23 Dic

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Babbo Natale è arrivato in anticipo alla scuola materna di via Adolfo Celi (zona Porta di Roma, Terzo Municipio della Capitale). I bambini e i loro genitori hanno infatti ricevuto la visita del ciccione rossovestito la mattina dello scorso 22 dicembre per l’usuale distribuzione di piccoli doni organizzata dalle maestre. A impersonarlo – come già accaduto in precedenti occasioni – è stato il nostro giornalista Alessandro Pino: 《Sono stato lieto di accettare l’invito delle maestre ed essere ancora Babbo Natale – spiega – l’unico inconveniente è stato rendermi conto che stavolta non mi serviva il cuscino per simulare la panza…》.
Penelope Giorgiani

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Ultima ora: caduti due alberi all’incrocio via Val di Lanzo – via Val Santerno

11 Dic

valsanternoDue alberi, che dimoravano nei pressi dell’incrocio tra via Val di Lanzo e via Val Santerno, sono improvvisamente caduti al suolo, probabilmente a causa del forte vento, danneggiando un semaforo e un’auto parcheggiata nelle vicinanze. Il tutto è accaduto attorno alle ore 12,30. Due persone, che al momento dell’accaduto stavano attraversando l’incrocio, avrebbero inoltre rischiato di rimanere ferite. Sul posto ora sono intervenute le autorità competenti.

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Andrea Lepone
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Emozioni e poesia: intervista ad Alessandro Ristori – di Andrea Lepone

17 Nov

Foto - Alessandro RistoriIl prossimo tre dicembre Alessandro Ristori, poeta e scrittore , nato a Roma nel 1957 e dove ancora risiede, nel Municipio di Montesacro, presenterà il suo ultimo lavoro, dal titolo “Oltre il cuore”, edizioni Aracne. Si tratta della seconda raccolta poetica dell’autore, dopo la silloge “Nel colore del silenzio”, pubblicata sempre dallo stesso editore lo scorso anno. Cornice dell’evento sarà la sala “Trompe l’oeil” dell’Hotel Diana, in via Principe Amedeo, cuore della Roma Umbertina. Alessandro, partiamo dal principio… com’è nata la tua passione per la scrittura?

Potrei dire che in un certo senso la scrittura è sempre stata presente nella mia vita, sin dall’infanzia, quando ho iniziato a comporre le prime storie e i primi racconti. Mio padre, tra l’altro, ha lavorato come giornalista, ed è stato anche grazie al suo esempio che ho deciso di approfondire questa mia passione

Quando ti sei avvicinato al mondo della poesia, e quali sono le tematiche centrali delle tue opere?

Il mio amore per la poesia è nato durante gli anni dell’adolescenza, e all’interno delle mie opere ho sempre parlato di emozioni. Queste sono parte fondamentale ed imprescindibile della vita di ognuno di noi. Ciascuna persona può percepire determinate sensazioni, le quali, attraverso lo spettro della sensibilità, finiscono col tramutarsi in emozioni

Quali sono le caratteristiche stilistiche delle tue poesie?

Nelle mie poesie è sempre assente la punteggiatura, poiché ritengo che il ritmo di un’opera dipenda unicamente dalla scelta delle parole, ognuna delle quali ha per me una grandissima importanza

Che tipo di messaggio cerchi di trasmettere ai tuoi lettori?

Un messaggio trasversale. Di fatto, cerco di rendere oggettivo quello che è soggettivo, per condividere sensazioni ed emozioni con tutti i miei lettori. Non scrivo per me stesso, ma per permettere alle persone di rivivere, ricordare e risvegliare le proprie emozioni, universalizzando il contenuto delle mie opere

Foto 2 - Libro Alessandro RistoriCome hai strutturato il tuo ultimo libro, dal titolo “Oltre il cuore”, che presenterai il prossimo 3 dicembre?

Beh, in un certo senso, potremmo paragonarlo ad un’opera teatrale. È infatti diviso in più atti, ognuno dei quali tratta argomenti differenti, e questi rappresentano il modo in cui ogni uomo affronta determinate avversità e problematiche nel corso della sua vita

In precedenza hai parlato dell’importanza delle parole… Quali sono i vocaboli più significativi di Alessandro Ristori?

Ne sceglierei tre: “mamma”, “grazie” e “amore”. Il primo simboleggia la nascita e la presa di coscienza dell’individuo, poiché nella maggior parte dei casi è la prima parola che una persona pronuncia; la seconda, rappresenta il rapporto che abbiamo con gli altri, il concetto di “dare e avere”, la consapevolezza di non essere soli al mondo, l’interazione con i nostri simili; l’ultima, è il motoredelle azioni di ciascuno di noi, e può riferirsi ad un oggetto, ad un’idea, o, più semplicemente, ad un’altra persona. È questo, per me, il manifesto della vita.

Andrea Lepone

Tg Good News: solo buone notizie dal Terzo Municipio – di Penelope Giorgiani

16 Lug

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È nata una nuova iniziativa nel campo dell’informazione locale del Terzo Municipio della Capitale: Tg Good News, il primo telegiornale di sole buone notizie, visibile sulla web tv Good News Channel
( http://www.tvgoodnews.it ) e con una pagina Facebook dedicata. In studio a condurre le puntate c’è il simpatico Farshad Shahabadi  mentre gli inviati sul campo sono i giornalisti Donatella Briganti (firma dei settimanali Oggi, Visto e Diva & Donna) e il nostro Alessandro Pino, con la parte tecnica affidata all’operatore video  professionista Fabrizio Pudda. L’idea all’origine di Tg Good News è quella di dare visibilità alle realtà virtuose  e alle persone legate al territorio del Terzo Municipio che si siano distinte in positivo nei rispettivi ambiti, evitando le troppe brutte notizie che già deprimono il pubblico diffondendo positività.
Penelope Giorgiani

Un valletto “particolare” al Premio Montesacro: ladies and gentlemen, Alessandro Pino! – di Penelope Giorgiani

31 Dic

A detta di molti, la sua è stata la presenza maschile più apprezzata sul palco del Premio Montesacro durante la serata di gala dello scorso 5 dicembre presentata da Luciana Miocchi: è il nostro Alessandro Pino, il giornalista da tempo braccio destro (e sinistro) di Luciana che nella edizione 2015 la brillante e stilosa conduttrice si è portata dietro nel ruolo di valletto, indaffaratissimo a gestire il 

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Il valletto e la presentatrice

traffico di ospiti e finalisti sul palcoscenico. Per arrivare alla serata al teatro Viganò, però, ci è voluto un lavoro lungo e complesso che Alessandro ha svolto in qualità di segretario dell’associazione ComunicaRoma, organizzatrice della manifestazione: «Quello che si vede sul palco, quell’ora e mezza a teatro è solo la punta di un iceberg, ci sono mesi di preparazione con le ultime settimane che diventano frenetiche assorbendo tutto il tempo disponibile: contatti che vanno presi di persona con artisti, sponsor, premiati, autorità. Senza dimenticare l’Almanacco con i profili dei vincitori dell’edizione precedente, curato da me e Luciana: soltanto quello ha richiesto un lavoro durato quasi un anno. Luciana che è la presidente di ComunicaRoma ha compiuto uno sforzo titanico, io ho cercato   di darle una mano come segretario ma lo avrei fatto anche se non avessi ottenuto il ruolo di valletto. Al proposito devo ammettere che l’ho tampinata per un anno intero chiedendole di darmi la parte, ci tenevo tantissimo, solo che onestamente mi ero parecchio appesantito, ero diventato un incrocio tra una tazza del cesso e una balena e son dovuto sottostare a un suo ricatto a fin di bene: “O dimagrisci e riprendi un aspetto decente oppure non ti metto nemmeno a vendere le noccioline in sala”. Alla fine ho perso quaranta chili e quando image

sono stato sicuro di essere io il valletto – praticamente un paio di giorni prima della serata finale – mi sono concesso una botta di vita clamorosa, almeno per i miei standard: sono andato da Brioni e mi sono regalato una cravatta in stile 007 da indossare con l’abito di scena». Per il futuro che cosa bolle in pentola? «Di carne al fuoco, per restare in tema culinario, ce n’è parecchia perchè abbiamo tante idee che ci frullano per il capo. L’anno prossimo mi piacerebbe essere il secondo conduttore che affianca Luciana sul palco e credo  prenderò delle lezioni di recitazione. Certo, davanti c’è un anno intero ma abbiamo già iniziato a lavorare all’edizione 2016. Siamo positivi e propositivi: qualcosa di bello accadrà».
Penelope Giorgiani

Siamo in Italia – di Penelope Giorgiani

30 Dic

Succede ogni tanto di avere una mattina libera e…invece di dedicarla alla ricognizione dei miei negozi preferiti in vista dei saldi, trascorrerla in giro per uffici pubblici sbrigando pratiche per conto di due amici un po’ pasticcioni. «Si può mettere là a compilare i moduli», mi fa senza nemmeno simulare un minimo di cortesia una sportellista simpatica come un brufolo sul culo – una tipo la Sora Lella dopo aver fatto colazione con sei litri di yoghurt magro al limone, per intenderci – accennando con la testa a una scrivania di ferro con il piano di finto legno. Rispondo con uno dei miei sorrisi che richiedono il porto d’armi e contando fino a dieci (ma anche venti, trenta…per fortuna i numeri sono infiniti altrimenti uno di

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questi giorni sarebbero guai) mi avvicino a quel residuato degli anni Settanta, perfettamente coordinato al pavimento in gomma nera a bolle. Lì mi sono resa conto sogghignando amaramente del livello di imbarbarimento che abbiamo raggiunto in Italia: sul tavolo, forbici e il pennello del barattolo di colla assicurati alla struttura con una catenella, certo niente di indistruttibile ma abbastanza per dissuadere i manolesta di turno (davvero disperati per ridursi a fregare oggetti del genere) dal portarsi a casa un bottino sì ghiotto. Mentre da brava incollavo le fototessere ai fogli dopo averle ritagliate (altro che il tizio di Art Attack), mi sono chiesta quanti pennelli e quante paia di forbici si fossero volatilizzati prima che qualcuno dell’ufficio prendesse l’iniziativa di assicurare il tutto in quel modo che a prima vista sembra una goliardata di cui sorridere ma se ci pensi un secondo in più ti fa solo incazzare. Nemmeno serve scomodare il ricordo sempre più surreale di una gita a Vienna, dove i quotidiani a pagamento stanno appesi in buste di plastica ai pali della luce con sopra una cassettina in cui inserire gli spiccioli e nessuno si azzarda a prendere quanto non gli spetti. Qui da noi si fregano pure i pali: siamo in Italia.
Penelope Giorgiani

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Strepitoso successo del “Premio Montesacro 2015” al Teatro Viganò – di Penelope Giorgiani

10 Dic

 

Un Teatro Viganò gremito di pubblico fino all’inverosimile il 5 dicembre per la serata finale di spettacoli e premiazioni ha decretato il trionfo della edizione 2015 del “Premio Montesacro”, manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale ComunicaRoma con il patrocinio gratuito della Presidenza del Terzo Municipio per valorizzare le personalità e le realtà legate al territorio di cui porta il nome. Come nella prima edizione, primadonna e fascinosa presentatrice della serata è stata la giornalista Luciana _DSC9791BMiocchi, coordinatrice del giornale “La Voce del Municipio” tra gli sponsor del Premio – insieme all’intrattenitore Marco Fava, affiancati sul palco da due valletti indaffaratissimi a gestire ospiti, trofei e premiati: il giornalista Alessandro Pino in stile 007 – apprezzato dal pubblico per presenza scenica –  e la studentessa del Liceo Aristofane Emma Patanella. Direzione artistica affidata alla stilista e reporter Alessia Vetro. Confermata la formula delle premiazioni inframmezzate da esibizioni di cantanti e artisti, dopo i saluti istituzionali del presidente del Municipio Paolo Marchionne e dell’assessore alla Trasparenza e alle Politiche Scolastiche, Riccardo Corbucci: si sono susseguiti il balletto “Lost” della compagnia In Punta di Donna coreografato da Giulia Antonini, il trio canoro delle Ladyvette che in questi giorni appariranno nella fiction Rai “Il paradiso delle signore” qui accompagnate al piano da Roberto Gori, i cantanti Federica Baioni (accompagnata da Dario e Andrea Esposito) e  il cantante Mirko Oliva (da X Factor edizione romena) e un quartetto d’archi della Accademia degli Ostinati, _DSC9650B premiati tra l’altro nella categoria giovani. Ospite d’onore a sorpresa l’attrice Sabina Guzzanti – originaria di Monte Sacro – che si è esibita in un caustico monologo ricevendo poi un premio speciale dalle mani di Luciana Miocchi. Tante le categorie premiate, i cui finalisti selezionati da una giuria nei giorni scorsi,  erano stati  segnalati dai cittadini nella fase preliminare del Premio tramite il sito internet “Premiomontesacro.com” e presso lo stand informativo allestito al Mercatino Conca d’Oro. Per ogni categoria al vincitore è andata la riproduzione di palazzo Sabatini (la sede del Municipio a piazza Sempione) realizzata dal maestro Giandomenico Renzi e consegnata da personalità del territorio, mentre agli altri finalisti tutti presenti sul palco affollatissimo è andata una targa personalizzata: “Donna dell’Anno” è stata eletta Adriana Restante del Comitato di Quartiere “Piazza Corazzini Verde” mentre il riconoscimento “Uomo dell’Anno” è andato a Fabrizio Bartoccioni, presidente della associazione Vertical attiva nella raccolta fondi per la ricerca sulle lesioni alla spina dorsale, protagonista sul finale di un vivace scambio di battute con il presidente Marchionne per il taglio dei fondi subìto per la propria assistenza, cui Marchionne ha risposto intervenendo per rimarcare di aver seguìto i dettami di legge (i cui effetti sono stati comunque rinviati a fine gennaio per le opportune modifiche come preannunciato dallo stesso Marchionne), lasciando poi la _DSC9843Bintervenire l’assessore alle Politiche sociali Di Maggio, presente sul palco come premiatrice. Premio alla “Carriera” per la preside dell’Istituto Uruguay Carla Galeffi. Il premio alla “Scuola” è andato all’Istituto Carlo Levi. “Giornalista Web” è stato eletta la penna di Romapost Claudio Bellumori mentre il premio “Giornalista Carta stampata” è andato a Giuseppe Grifeo de “Il Tempo”. Affine per materia il premio “Informazione”, andato al sito Incomune.tv per le riprese video delle sedute consiliari in Municipio. Nella categoria “Commercio” è stato premiato il barista Gianni Carbonaro che dal suo locale ha tolto le famigerate slot machine, l’”Artigianato” ha visto prevalere il pizzaiolo campione del mondo Abramo Fini. Nella categoria “Scrittura e fotografia” è stato premiato il video reporter Valerio Nicolosi che per l’appunto ha ringraziato tramite un filmato proiettato sul fondale perché in trasferta all’estero. Nella “Promozione della Musica” ha vinto l’Associazione Defrag, la “Cultura” è andata all’intellettuale e cultore della romanità Marcello Teodonio, lo “Sport” all’atleta delle Special Olympics Filippo Pieretto, premiati invece DSC_0095B nella sezione ”Attivismo Politico” il Comitato di Quartiere Città Giardino, nel “Sociale” lo psichiatra della Asl Rm A Mauro Raffaeli, nel “Volontariato” la Misericordia di Castel Giubileo e nel “Senso civico” gli attivisti di “Retake Terzo Municipio”. Ultima categoria premiata (dal Luogotenente dei Carabineieri in congedo Salvatore Veltri) quella alla “Memoria”, con il riconoscimente conferito ai familiari di Gustavo Manoni che fu tra i fondatori del nucleo abitato di Settebagni, politico locale e autore del libro “Rosso come il sangue” curato da Luciana Miocchi. Un successo pieno che conferma quello dell’anno scorso dunque per una manifestazione che nelle intenzioni degli organizzatori vuole rappresentare un elemento sempre più importante di appartenenza dei cittadini al territorio.

Penelope Giorgiani

 

(si ringraziano i fotografi Roberto Scardoni e Cristiano Pino)

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Miss Italia fa benissimo a dire cazzate – di Penelope Giorgiani

22 Set

Premetto che non guardo concorsi di bellezza  – femminili…per quelli dei maschietti faccio volentieri un’eccezione-  da quando alle medie fui eletta mio malgrado come la più cozza della scuola (poi ho fatto come il brutto anatroccolo e chi ha da obiettare qualcosa al riguardo è un uomo morto) per cui non ho seguito in tivù l’elezione della nuova Miss Italia, Alice Sabatini. Ne ho però letto parecchio il giorno dopo per via della risposta da lei fornita quando le è stato chiesto dalla giuria in quale periodo storico le sarebbe piaciuto vivere: perché da alcuni anni mi dicono si usi così, non basta la bellezza ma occorrePENELOPEmissitalia anche superare dei test di cultura generale, personalità e intelligenza, principio in base al quale  uno schianto di ragazza ma semianalfabeta e con il cervello come un cecio ammuffito dovrebbe essere messa alla porta senza passare dal via. Alice dunque ha risposto “Nel 1942 per vedere la Seconda Guerra mondiale” aggiungendo  “tanto sono donna quindi il militare non l’avrei fatto”. Apriti cielo, è iniziato automaticamente il massacro sui social (asocial in questi casi) network, la gogna telematica, il perculamento internettaro a base di fotomontaggi nei quali appare in scenari di guerra o al fianco di Hitler e Mussolinie, il festival dei commenti al curaro: me l’han fatta diventare simpatica al punto che non ci ho visto più ed eccomi qui a difenderla. Dunque, non ci trovo niente di cui scandalizzarsi per più di un motivo: in primis, una domanda cretina – per di più posta da illustri membri dell’Accademia Reale delle Scienze Svedese quali Claudio Amendola, il cuoco Joe Bastianich, Vladimir Luxuria e tal Massimo Ferrero meglio noto come “er Viperetta” – merita una risposta dello stesso livello. In secondo luogo, casomai avesse risposto che avrebbe voluto sì vivere durante la Seconda Guerra Mondiale ma per combattere da partigiana nella Resistenza, allora gli stessi che oggi strepitano scandalizzati si sarebbero masturbati a spruzzo e non solo per l’indubbia bellezza della neo miss. Da ultimo, ripeto che in un concorso di bellezza quella dovrebbe contare e basta, quindi se una risponde che le sarebbe piaciuto vivere nel Paleolitico, nel Medio Evo o appunto durante la Seconda Guerra saranno cazzi suoi, fa bene anzi benissimo e il resto sono solo chiacchere astiose di cessacci ambosessi che sanno soltanto vomitare bile di fronte a una miss davvero bella e una volta tanto con i capelli corti. Insomma, se  viene chiesto di essere decorativi, dove sta scritto che si debba anche dare prova di eccellenza intellettuale? Per quella ci sono altri tipi di concorsi nei quali per converso non si chiede ai partecipanti di essere bonazzi. Insomma, se sono decisa a divertirmi senza impegni ulteriori con un giovanotto perchè mi piace fisicamente non mi ci metterò a a discutere dei riti funebri in uso nelle tribù Bororo e nemmeno gli chiederò le tabelline. Detto questo, giuro solennemente che mai più mi occuperò di Miss. Certo, se qualcuno mi vuole invitare come presidentessa della giuria di un concorso per giovanotti palestrati mica dico di no…

Penelope Giorgiani

III Municipio di Roma Capitale: Gita scolastica. Arriva il pullman? No, si torna a scuola – di Alba Vastano

27 Mag

Un disservizio  di una nota ditta di trasporti. Due ore l’attesa al parco Nobile di Settebagni e alla scuola Stern. Le denunce dei genitori e delle docenti

20150508_093555Quanto accaduto l’otto maggio alle classi quinte della scuole Giovanni Paolo e Stern (I. c. Uruguay) si può definire  grottesco, se non fosse in realtà semplicemente il frutto di una pessima gestione organizzativa di una ditta di trasporti, addetta alle gite scolastiche. Un’uscita prenotata  da almeno due mesi dall’amministrazione scolastica. Pagamento delle quote anticipato, autorizzazioni in regola. Raduno al parco Nobile per le  h.8,30, Partenza prevista per le h. 8.40. Bambini allegri, sole e saluti alle famiglie. Alle  h.9 non si vede ancora l’ombra di un pullman. Inizia un tam tam telefonico incrociatissimo per la serie “Chi l’ha visto” (il pullman).Maestre-segreteria scuola. Genitori-preside. Preside-agenzia. Genitori agenzia. Maestre-vigili. Genitori-Carabinieri di zona. Tutti erano al telefono, tranne i bambini che, ignari, giocavano a saltarello. Alle h.10 il mistero-pullman si scioglie. Lo svela direttamente la ditta,  inserendo la notizia fra la fitta rete di telefonate. E arriva “fresca fresca” al parco Nobile l’informazione che la macchina non sarebbe mai arrivata, perché semplicemente non c’era a disposizione alcuna macchina. Ridere? Arrabbiarsi? Mitra? (No, quello no). In fondo siamo ancora civili.  Si torna a scuola con la coda fra le gambe, ma anche con un certo risentimento che trova sfogo in parole non propriamente esemplari. E partono denunce, anche queste incrociate. Le docenti e le famiglie della Stern la scrivono e la presentano alla Preside, dopo essersi confrontate con le colleghe di Settebagni. CosÍ fanno le docenti  della scuola “Giovanni Paolo” , dopo averla resa nota alle famiglie. Il tutto è arrivato alla d.s. che la inoltrerà all’agenzia dai pullman fantasma.  La questione ha avuto un seguito, proprio negli ultimissimi giorni. La società ha scritto alla preside profondendosi in scuse da monaci in fase di catarsi. E arriva anche la proposta scritta di uno sconto del 30 % sulla prossima gita. Buon senso vorrebbe che si chiudessero tutti i rapporti con siffatta mala gestione organizzativa, ma la gita, nonostante tutto si farà con loro, piuttosto che rinunciarci definitivamente. Perché i figli sono  “piezz e core” e farli rinunciare all’ultima gita della scuola primaria, per la seconda volta, sarebbe davvero crudele. Sempre perché siamo in Italy. Da immaginare cosa sarebbe accaduto se l’inaffidabile agenzia avesse spostato il medesimo servizio dell’otto maggio un po’ più a nord. Oltralpe. Ad esempio a Berlino. Lo sconto proposto non sarebbe stato lo stesso. Forse, i responsabili della maldestra ditta, per rimediare al danno, avrebbero dovuto offrire tre anni di gite gratuite a tutta la scuola. Ma è anche probabile, che all’ombra della Merkel, gli sarebbe stata revocata per sempre la licenza di esercitare. Altro che il 30% di sconto.

Alba Vastano

La dirigente del Liceo Gassman non è indagata: “l’Istituto contrasta i fenomeni di intolleranza, razzismo e bullismo” – di Concetta Di Lunardo

2 Mar

La dirigente del Liceo Gassman non è indagata: “l’Istituto contrasta i fenomeni di intolleranza, razzismo e bullismo”

Gassman dirigente 2

Ha dell’incredibile ciò che accade nel Liceo romano “Vittorio Gassman” sotto i riflettori della stampa su presunti fatti di intolleranza e bullismo omofobico. L’attuale dirigente Maria Vittoria Serru, vittima della spettacolarizzazione di certa carta stampata, risulta indagata per fatti che non la riguardano. “Al tempo dirigevo un istituto fuori Roma. Chiedo al quotidiano che ha pubblicato la notizia, di rettificarla”

di Concetta Di Lunardo

È con estremo rammarico che la dirigente del Liceo romano “Vittorio Gasmann” Maria Vittoria Serru ripercorre i fatti che in questi giorni hanno visto la scuola sotto i riflettori della stampa nazionale in merito ad un episodio di presunta intolleranza e bullismo omofobico accaduti nella scuola nel maggio 2014. Vittima anch’essa della benché minima conoscenza della deontologia giornalistica e dell’effetto spettacolarizzante di certa carta stampata, la dirigente apprende dai giornali di essere oggetto di indagine della magistratura nella scuola che dirigerà dal primo settembre 2014, cioè l’anno scolastico successivo ai fatti.

Al tempo la Ds non era in forze presso l’Istituto poiché dirigeva un Istituto fuori Roma né aveva un ruolo all’interno del Gassman eppure paradossalmente apprende da vari quotidiani di essere indagata, per approfondire leggi articolo di La Repubblica: Bulli omofobi perseguitano compagno in chat. Indagini sui prof.

repubblica GassmanLa Ds Maria Vittoria Serru benché abbia chiesto ai redattori dell’articolo sopracitato la rettifica dei contenuti lesivi della sua persona e “ dell’ immagine che l’articolo rimanda dell’Istituto, del corpo docente e della dirigenza… “ è ancora in attesa di una risposta che non arriva.

Di seguito il testo della lettera inviata al capo redattore di La Repubblica Giuseppe Cerasa:

E’ con estremo rammarico che mi corre l’obbligo, dopo la lettura dell’articolo in oggetto, inviarle questa nota, con preghiera di pubblicazione, nelle forme da lei ritenute più opportune.

Preciso che non intendo entrare nel dettaglio giudiziario, vista la non conclusione dell’iter, confidando nella competenza della magistratura per l’accertamento di fatti e responsabilità, ma solo sollecitare un maggior rigore professionale nel pubblicare notizie di così forte impatto e contenuto.

L’immagine che l’articolo rimanda dell’Istituto, del corpo docente e della dirigenza è davvero quanto di più odioso possa essere rappresentato: un manipolo di vili, incapaci di assumersi responsabilità e ruoli.

In attesa che nelle sedi deputate si accerti la verità dei fatti, come attuale dirigente dell’Istituto (preciso che dirigo il Liceo Vittorio Gassman dal 1 settembre 2014, i fatti in questione risalgono alla fine dello scorso anno scolastico), posso, ma, soprattutto, tengo a sottolineare che, pur in un contesto territoriale non facile, l’Istituto da anni è impegnato nel contrasto a fenomeni di intolleranza, razzismo e bullismo, con progetti accompagnati dalle migliori e più competenti risorse interne e del territorio. Risulta essere una delle scuole più attente all’inclusione, con un gran numero di alunni con disabilità, seguiti con competenza e professionalità.

Ha partecipato, con docenti e studenti, lo scorso 18 febbraio, presso la Sala del Carroccio, al seminario con i partner del progetto europeo “Recall Porrajmos”: Opera Nomadi e Circolo Omosessuali Mario Mieli, che all’interno dell’Istituto cura un altro progetto che riguarda la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

In nessun modo e in nessuna forma l’Istituto, nel il suo corpo docente tutto, ha mai sottovalutato il compito educativo che gli è proprio. E’ quindi in quest’ottica che sento di poter porgere all’attenzione di chi legge un’interpretazione differente, almeno per quanto attiene il comportamento dei docenti che non avrebbero sanzionato i ragazzi che sembrano essere coinvolti nella creazione della chat. Riterrei superfluo ricordare le problematiche del territorio, considerato “area a rischio”, ma il dato non è trascurabile, soprattutto per chi programma l’azione educativa e didattica. L’impegno principale del corpo docente è teso, come la rilevazione dei bisogni richiede, a svolgere una costante azione educativa, talvolta in assenza del supporto delle famiglie, e spesso “rieducativa”, a fronte di problematiche sociali, affettive e comportamentali di estrema difficoltà. Ritengo plausibile leggere in quest’ottica la mancata comminazione della sanzione: un atto teso alla “rieducazione” e non certo all’elusione o peggio all’indifferenza. Non sempre la “punizione” dà luogo alla consapevolezza dell’errore, in un’età connotata spesso da oppositività, reattiva o preventiva, con la continua e pervasiva sollecitazione di modelli mediatici e territoriali fortemente devianti. In una visione educativa, per alcuni “romantica”, il docente competente cerca direcuperare il gruppo nel suo insieme ( “vittime e carnefici”),per veicolare quei valori di rispetto, tolleranza e inclusione, di cui si parla spesso, ma che rendere veri e praticabili richiede impegno quotidiano, interesse, dedizione e cura dei propri allievi, tutti.

Maria Vittoria Serru

Amiche che scrivono e poi si vergognano – di Penelope Giorgiani

16 Dic
(pubblicato su http://www.di-roma.com)

La vostra Penelope torna per una recensione “irritante” sull’argomento che più le sta a cuore

Quando una amica, giornalista locale, si scopre piccante scrittrice

(e il suo scritto viene anche pubblicato e premiato in un concorso letterario!)

Sembra che ormai da un paio di anni una buona metà degli italiani si sia scoperta appassionata di cucina, pasticceria o scrittura; in alcuni casi qualcuno unisce le tre modalità provando a scrivere di muffin e costolette, con risultati indigesti anzi tossici su entrambi i fronti, letterario e culinario. Non passa settimana senza che io stessa riceva almeno un invito a una cena organizzata da amici insospettabili fino al momento in cui si rivelano temerari emuli di Cracco o alla presentazione di una raccolta di poesie: e se nel primo caso mal che vada te la cavi con una bustina di Alka Seltzer, nel secondo si può star certi che si tornerà a casa forniti del volumotto in brossura d’ordinanza, ben più difficile da digerire e spesso utilizzabile come fermaporta.

Mi capita poi la settimana scorsa di incontrare casualmente in centro la mia amica Luciana, che come sempre ha qualche libro che le spunta dal secchiello (dice che soffre di acquisto bibliocompulsivo); io non manco mai di sfilarglielo con mossa da borseggiatrice provetta per dare una sbirciata alla copertina e così ho fatto anche stavolta mentre, sedute al tavolino del caffè di via Crescenzio, è distratta dalla scelta tra un bignè al cioccolato o alla crema (alla fine li abbiamo presi entrambi, se interessa).

Autori Vari – Scrivendo racconto, editore Historica, così recita il frontespizio su panorama di tetti romani. Una raccolta di racconti, si direbbe; inarcando un sopracciglio indagatore (appena sistemato dall’estetista, tengo a precisare) mentre l’amica assume tutto il campionario delle espressioni di imbarazzo-finto-modesto, scorro il sommario leggendo titoli e nomi di questi autori vari, sogghignando quando arrivo (come sospettavo) a Un caffè e una margherita – di Luciana Miocchi.

Altra occhiata altrettanto rapida alla quarta di copertina e scopro che la imbarazzata-finta-modesta ha partecipato con un brevissimo racconto a un concorso letterario assieme a più di altri quattrocento testi, tra i quali ne sono stati selezionati centoventi incluso il suo. «Questo è sequestrato fino a lettura completata – le notifico intascando il libro nel mio zainetto – così impari a non farmi partecipe dei tuoi successi editoriali», come se io non sapessi che mi considera – come detto sopra – un po’ prevenuta verso premi letterari che a volte servono solo a spillare spese di iscrizione agli speranzosi concorrenti (mi assicura di non aver tirato fuori un cent per partecipare, braccina com’è, anzi, che la pubblicità di Scrivendo Racconto specificava l’assoluta gratuità dell’iniziativa).

Non mi ci è voluto molto a terminarlo, trattandosi anche di scritti (una quarantina, perché i centoventi vincitori sono stati divisi per aree geografiche) molto brevi e slegati tra loro, quindi senza necessità per il lettore di ricordare una trama più o meno complessa. Sembro di parte se dico che il testo da me più gradito è proprio quello della Lucy? Perché in mezzo a tutti è quello che si mantiene più aderente a una quotidianità interiore sperimentata da molti aggiungendoci un tocco di peperoncino che non guasta, così da renderlo pruriginoso il giusto senza però concedersi in descrizioni ginecologiche da olimpionici del materasso. Un po’ come quando la telecamera sfuma sul camino acceso mentre i protagonisti di un film vengono al dunque in camera da letto: gli spruzzi tipo idrante e i carpiati con avvitamento sull’asta preferisce lasciarli ad altri. Per me, abituata a leggerla di solito in veste di giornalista conosciuta (“Si, al massimo nel condominio” dice lei) come specialista in un tema grigio e noioso come la politica locale, è stata una sorpresa, devo ammetterlo.

«La politica non è noiosa – mi ha ribattuto poi al telefono, dopo aver evidentemente ripreso l’abituale piglio da sbruffoncella – è cronaca che va ben indagata e spiegata altrimenti si parla solo per partito preso. Questo è stato solo un gioco, per una volta è stato più facile e anche leggero scrivere una cosa totalmente inventata senza andar li a doversi documentare per essere precisi con gli avvenimenti. L’ho trovato divertente e rilassante. Poi è stato selezionato da Historica Edizioni e dalla rivista Scrivendo Volo per il concorso, ho anche il mio attestato in pergamena consegnatomi durante la premiazione (avvenuta collateralmente alla fiera “Più libri, più liberi – ndr) e me la tirerò un po’ passandoci davanti. Anche se sicuramente qualcuno malignerà che al massimo ci posso tirare le freccette».

“Fierafuoriserie”: a Roma tornano in mostra i veicoli classici – di Alessandro Pino

10 Apr

PINOfuoriserietredici (1)Stanchi di circolare in un mare di Suv e monovolume tutti uguali, dai nomi improbabili e costruiti all’altro capo del mondo? Nostalgia di un tempo in cui il made in Italy in campo automobilistico non temeva rivali? Allora tenetevi liberi per i prossimi 13 e 14 aprile perché alla Fiera di Roma  torna “Fierafuoriserie”, la rassegna più importante per il collezionismo automotoristico dell’Italia centromeridionale giunta al settimo anno di vita. Semplici curiosi, iscritti a sodalizi dedicati a un genere o a un marchio in particolare, collezionisti in cerca di un pezzo di ricambio altrimenti introvabile da trapiantare su un esemplare già in loro possesso: tutti insieme tra veicoli più o meno anziani, più o meno prestigiosi. Come sempre saranno esposte mastodontiche vetture anni Trenta cariche di cromature assieme alle granturismo italiane anni Settanta  così piacevolmente diverse nelle loro linee tese dalle forme bulbacee oggi imperanti, passando per utilitarie comunissime nei primi anni Ottanta che trovare tra le auto ormai “storiche” (quindi almeno trentennali) potrà forse impressionare qualcuno per la sensazione del tempo già trascorso. Proprio ai veicoli meno esclusivi è dedicata la novità di questa edizione, il concorso “Povere ma belle” riservato alle auto di valore inferiore ai dodicimila euro: perché il mondo delle auto classiche – a dispetto del nome della manifestazione – non è solo quello delle “fuoriserie”ma anche di tutti quei veicoli che nel tempo hanno costituito la maggioranza del parco circolante e che in troppo pochi esemplari sono scampati alle sciagurate campagne di rottamazione. Ogni altra informazione può essere reperita sul sito http://www.fierafuoriserie.it

Alessandro Pino

Vigilantes, forze dell’ordine e pistole: l’opinione politically scorrect di Penelope Giorgiani

28 Mar

fotoPISTOLAOgni giorno nelle pagine di cronaca capita di leggere di rapine a mano armata perpetrate  ai danni di esercizi commerciali come banche e supermercati. A volte però capita che sul posto si trovi qualche appartenente delle Forze dell’Ordine fuori servizio il (o la) quale decide di intervenire e ne può nascere un conflitto a fuoco in cui magari i malviventi rimangono feriti o uccisi. Certamente si svolgono accertamenti su come sono andati i fatti ed è probabile che l’agente o il militare protagonista riceva un encomio o una medaglia, venendo indicato come esempio di dedizione e senso del dovere. Capita invece che l’epilogo sia ben diverso quando episodi analoghi hanno come protagonista una guardia giurata, un vigilantes come si dice spesso – sbagliando tra l’altro. Per chi fosse totalmente a digiuno di nozioni giuridiche in materia, si tratta di privati cittadini dipendenti da un istituto di vigilanza ai quali viene rilasciato un porto di pistola per esclusiva difesa personale  diversamente dalle Forze dell’Ordine che possono usare l’arma per attaccare (si pensi a una irruzione ad armi spianate durante un sequestro di persone). Che cosa accadrà alla guardia giurata  – fuori servizio come anche nello svolgimento dello stesso – che trovandosi in quella situazione si trova minacciata (o ritiene di esserlo) dalle armi dei banditi e fa fuoco? Una risposta eloquente può fornirla una semplice ricerca in rete, inserendo nel motore di ricerca le parole “guardia giurata condannata”. Si avrà così conoscenza di svariati casi nei quali l’epilogo di fatti del genere è stato un procedimento penale a carico dell’addetto alla sicurezza, conclusosi con una condanna a vario titolo (dalle lesioni all’omicidio volontario): il che vuol dire ingenti sanzioni pecuniarie (al punto da dover vendere casa), una pena detentiva (con il rischio di vendette in carcere da parte di delinquenti abituali) e ovviamente la perdita del lavoro (venendo meno il requisito della condizione di incensurato) oltre alle spese per l’avvocato. Uno degli episodi più recenti è stata la condanna a un anno di reclusione e al pagamento di diecimila euro inflitta alcune settimane fa a una guardia giurata triestina che durante una rapina – avvenuta qualche anno prima – aveva sparato all’automobile dei banditi, uno dei quali era rimasto ferito dai frantumi di un finestrino e si era costituito parte civile. Notizie simili lasciano puntualmente interdetta parte dell’opinione pubblica che le percepisce come una presa in giro, una giustizia al rovescio con i rapinatori che appaiono premiati da un risarcimento e il vigilante punito severamente oltre che segnato drammaticamente  sia dal conflitto a fuoco che dal lungo processo, vissuto come un vero calvario da chi non è avvezzo a frequentare il banco degli imputati. Chi è più addentro ai tecnicismi  tribunalizi obietta invece che ci saranno stati procedimenti separati – una cosa è la rapina e un’altra la reazione a fuoco – che quello riguardante la guardia giurata era in pratica un atto dovuto al verificarsi di certi presupposti e che il giudice ritenendone spropositata la reazione armata ha solo applicato la legge: per farla breve, insomma, avrebbe fatto bene a condannare il vigilante. Il fatto è che il giudice in quanto tale (si tralascia qui il discorso sulla pubblica accusa, forse troppo spesso incaponita a ottenere condanne) non è un distributore automatico di sentenze, è un essere umano – si suppone preparato – ma proprio per questo non è onnisciente (quindi classifica determinati avvenimenti senza avervi assistito) e soprattutto può essere formato in base a una cultura per la quale l’uso delle armi da fuoco da parte di chi non fa parte delle Forze dell’Ordine equivale sempre e comunque a una “giustizia fai da te”, una sorta di Far West che va contrastato a prescindere dall’emergenza nella quale si fosse trovato chi ha premuto un grilletto. Purtroppo analizzare e scomporre un fatto a freddo è una cosa, trovarsi coinvolti nella concitazione dello stesso – in cui le azioni si accavallano frenetiche – un’altra. Gli addetti ai lavori sosterranno che qualcuno dovrà pur prendere una decisione. Ma forse, pensano l’uomo e la donna della strada, a stridere col buon senso e a suonare stonato non è solo la sentenza di condanna ma lo stesso processo nato da un episodio criminoso il cui autore non era certo la guardia privata.

Penelope Giorgiani

Mike Huckaby al Brancaleone – di Concetta Di Lunardo

3 Gen

Sbarca per la prima volta a Roma, al Brancaleone il 4 gennaio, Mike Huckaby, leggendario dj e produttore di Detroit, rappresentante del movimento underground della metropoli Techno. Professor alla Youthville, culla di tutto ciò che si cataloga sotto il genere musicale House e Techno! Motor City che, se con l’industria automobilistica vanta il primato di aver messo sulle ruote tutto il mondo, dalla metà degli anni 80 ai primi anni 90 produce e mette in pista Techno Music.

cover verticaleProduttore, tastemaker, insegnante: Mike vive per la musica elettronica, ne conosce le radici e le evoluzioni culturali. Ha sempre guardato oltre l’hype del momento con il merito di aver trovato l’equilibrio perfetto tra Techno e Deep House. Nell’ultimo periodo, oltre a svariate releases sulle sue etichette (Synth e Deep Transportation), ha avuto l’onore di mixare la compilation per il XX anniversario dello storico Tresor di Berlino.
L’evento, organizzato dal collettivo DayC, impegnato nella diffusione della musica elettronica a Roma e attento al ruolo di aggregazione sociale che riveste, sarà preceduto da un dibattito con l’artista che si terrà nei locali occuparti di Casale Alba2 su: Techno Music come prodotto del declino e come fonte di aggregazione sociale a partire da uno spazio occupato. Di cosa si intenda per ruolo sociale della musica, della forza che evoca rispetto al binomio marginalizzazione/emancipazione sarà Huckaby stesso a raccontarlo, avendone fatto esperienza  personalmente in una città complessa come Detroit (vedi programma a margine dell’articolo)

Casale Alba2, così si chiama il casale abbandonato all’interno del Parco di Aguzzano, occupato all’alba del 2 dicembre per restituirlo alla collettività  e sottrarlo alla cementificazione della città. Un dibattito funzionale non tanto all’approccio usa e getta dei frequentatori generici, che associano la techno all’uso di “sostanze”, quanto un modo per trattare la techno come fenomeno culturale, riconoscerne la deflagrante portata sonica e socio-antropologica al tempo stesso.

In serata, prove di musica al Brancaleone di via Levanna 13 che vedranno, insieme a Mike Huckaby, l’artista l’artista Franco B, purista del vinile e resident del “Dancity” di Foligno, realtà tra le più genuine ed autentiche nel panorama dei festival di cultura elettronica italiani. A seguire Ghezzy, il pupillo del collettivo DayC, nato a Montesacro è riuscito a conquistarsi una certa popolarità nell’ambito della Techno, Soul, House, infine Scual (Special Cures for Uncurable Anesthetized Lovers) un progetto multimediale con attività di vjing e performance di Lorenzo Ciciani.

Brancaleone – Via Levanna 13, Roma, dalle ore 23
Ticket:
5 € per i primi 100 acquistati in prevendita
7 € prevendita
10 € Porta

E-mail: daycproduzioni@gmail.com
Facebook: dayc produzioni
Siti web: Pullmaydayc e Brancaleone
Cellulare: 3280436141
Concetta Di Lunardo

A Rebibbia Occupy parco! Il quartiere si riprende il Casale – di Concetta Di Lunardo

3 Dic

alba5Non finiranno mai di sorprendere né bisogna  smettere di segnalarli i continui tentativi di cementificazione che colpiscono periodicamente la nostra città. Ma si può fare di più per restituire i beni comuni alla cittadinanza, questa in sintesi  la posizione dei cittadini del Coordinamento per la tutela del Parco di Aguzzano a Roma, che stamattina hanno occupato il Casale Alba 2 “per restituirlo alla collettività, integrandolo con il Parco e la sua originaria destinazione socio-culturale”. In queste ore un centinaio  di cittadini di età compresa tra i 20 ed i 70 anni riuniti  in un’assemblea aperta a tutti , sta ragionando su come difendere e migliorare il futuro del parco d’Aguzzano, dei suoi casali, dei  quartieri che ruotano intorno al IV e  V municipio. Un percorso che  da un anno a questa parte ha impegnato il Coordinamento nella costruzione di un percorso che  non si è limitato solo a “ difendere il Parco dall’ennesimo attacco speculativo, ma che ha rappresentato per molte persone un’ occasione per conoscersi e condividere idee e sogni”. Occupy Alba2 è il risultato di percorso  nato in opposizione al progetto Icam (Istituto a Custodia Attenuata per Madri detenute con figli fino a tre anni di età) che, secondo i cittadini, aprirebbe la strada alla cementificazione del parco e delle zone limitrofe. Alba è l’acronimo di Anonima Laziale Bonifiche Agrarie, l’ente che gestì la bonifica dell’agro romano nel ventennio per restituirlo alla cementificazione della metropoli. Icam, il progetto dell’amministrazione penitenziaria, per la custodia delle madri detenute,  prevede di stravolgere l’area verde, immaginando modifiche radicali dell’area, la messa in sicurezza delle aree interne ed esterne al casale con dispositivi di sorveglianza illuminate h24 che farebbero del casale un campo di prigionia.

La storia
Il Coordinamento dopo aver elaborato un documento tecnico, tentato vanamente un minimo dialogo con le istituzioni, raccolto 3500 firme nel quartiere, dopo aver condiviso in questi mesi approfondimenti e ragionamenti  il Coordinamento è arrivato alla conclusione che è inaccettabile la realizzazione di un’area militarizzata dove rinchiudere e quindi isolare le madri con i loro figli. Un folle progetto che inoltre aprirebbe la strada alla cementificazione del parco e delle zone limitrofe.

No alla speculazione e cementificazione
Alla speculazione il Coordinamento oppone un nuovo modo di intendere la socialità e gli spazi, concepiti non come contenitori vuoti, ma come luoghi “vivi” di aggregazione, confronto e cultura: “non vogliamo più chiedere e reclamare per ottenere false promesse, bensì riscoprire la gioia della condivisione, del “fare” insieme con le proprie mani senza discriminazioni di colore, sesso, cultura, nazionalità”.

Sì all’originaria destinazione socio-culturale di “Alba2”

In continuità con queste idee ci siamo riappropriati del Casale Alba2 (restaurato e inutilizzato dal 2009) per restituirlo alla collettività, integrandolo con il Parco e la sua originaria destinazione socio-culturale. Sogniamo uno spazio dove ripartire dal basso, sottratto alle logiche di potere e di profitto senza prevaricazione di alcun tipo, aperto alla libera condivisione di saperi e risorse, in cui le persone non si limitino ad usufruire passivamente di un servizio, ma siano attivamente protagoniste dei suoi percorsi, delle sue attività, della sua gestione, della sua volontà di armonizzare e valorizzare le diversità.

I laboratori

Al via alcuni progetti come l’Osservatorio contro la cementificazione (indagine e informAazione contro la speculazione edilizia e per la salvaguardia dell’ambiente), laboratori pratici come la ciclofficina, il laboratorio di falegnameria, di erboristeria, di informatica (per la condivisione dei saperi e del saper fare), la biblioteca e la sala prove musica (luoghi di socialità, produzione, accoglienza ma anche di proposta sull’editoria cartacea e musicale autoprodotta), la BancarellaSprigionata (luogo di dialogo autogestito con le detenute di Rebibbia)

Appuntamenti nel Casale Alba2

Domenica 9 Dicembre 2012 dall’ Alba al Tramonto
ore 10.00 – attività per bambini (di tutte le età!)
ore 13.00 – Pranzo sociale
ore 15.00 – Assemblea Pubblica di presentazione
ore 18.00 – Aperitivo musicale
info: coordinamentoparcoaguzzano@inventati.org

Concetta di Lunardo

DayC: 31 ottobre – Halloween party all’atelier Montez

29 Ott

di Concetta Di Lunardo

Borgate invase da flussi disumani di macchine inanimate, assordate dai suoni metropolitani, popolate da  ragazzi seduti su scalette che affacciano  su strade percorse da masse di  donne  e uomini così vicini e inafferrabili.  In questa giungla di suoni, di odori e di visioni, si muove il collettivo montesacrino DayC.

Il tentativo di stare al passo con i tempi alla velocità ultrasonica della postmodernità, si trasforma nella ricerca  e produzione delle  nuove sonorità  che, nonostante escano da studi e laboratori, sembrano comporre la migliore rappresentazione della contemporaneità urbana “all around the world”.

Il 31 Ottobre alle ore 22.30,   all’ Atelier Montez, Via di Pietralata 147/a, DayC organizza  una festa di musica elettronica, al prezzo popolare di 5 euro, completamente incentrata sulla scena romana nella notte di  Halloween. La scelta di uno spazio periferico e dismesso, una  vecchia officina bruciata in quel di Pietralata, è la location da cui nasce il progetto artistico, un progetto pensato dal basso.

 L’Atelier Montez,  conferma il desiderio del giovane collettivo romano di animare e valorizzare le zone più autentiche di Roma, ma anche le più escluse e periferiche.  Ad aprire le danze  ci sarà quello che ormai  a Roma sta diventando IL “guru” della sperimentazione in campo elettronico: “il professor” Ynaktera, di Stochastic Resonance.

 A seguire Meze, forte della recente uscita sull’ etichetta Hidden Hawaii che occupa gli scaffali di Hardwax e Honest John’s, luoghi  di riferimento per l’elettronica a Berlino e Londra. Proporrà un live set carico dell’ oscurità della ambient e della profondità della dub.

Il danzereccio arriverà presto con i repentini e imprevedibili cambi di direzione della juke/ footwork/bass music con i set di Agent e Orree.  In chiusura la “cattiveria”, sempre sensibile, della techno di Ghezzy ci ributterà per strada con tanta carica e  voglia di imboccare a Roma Nord, alla ricerca di  un Batman party per  bere e fare i guastafeste “versando champagne su costose pellicce”.

Info: daycproduzioni@gmail.com

Facebook: Dayc produzioni   Sito: http://pullmydayc.tumblr.com

Cell: 3280436141-  ingresso: 5 euro

L’artista Regis, al Brancaleone dall’ Inghilterra inaugura la stagione techno

11 Set

Di Concetta Di Lunardo

Fermento e attesa a Roma, per l’apertura autunnale del Brancaleone, organizzata dal collettivo “DayC, che venerdì 14 settembre a via Levanna, 13(Montesacro) inaugura una stagione autunnale ricca di musica e di novità. La scelta di insediarsi, ancora una volta, nello storico locale capitolino e di affidare l’apertura all’inglese Regis (Sandwell District), confermano anche quest’anno come il progetto DayC, risponda alla necessità di creare una piattaforma di espressione artistica multilaterale, indipendente e dal basso. Che soddisfi al meglio i gusti e gli interessi dei giovani e risvegli il fascino delle relazioni collettive e dell’aggregazione.

In tal senso l’ospite della serata rappresenta la scelta simbolicamente migliore. Regis oltre ad aver attraversato le evoluzioni più significative della scena tecno, ha svolto un ruolo centrale per la rigenerazione della Birmingham dei primi anni novanta, contribuendo ad affermare il ruolo dell’espressione artistica popolare e multiculturale – nel suo caso la cultura techno –  in risposta alla crisi sociale ed urbana della sua città.

Una sintesi tra arte come mezzo per emanciparsi dalle omologazioni e spirito punk, che unito alle sollecitazioni  della strada sembrano rappresentare e ripercorrere al meglio le linee guida tracciate dal collettivo DayC. L’evento mira, inoltre ad essere accessibile -non solo economicamente- a tutti coloro che vogliano sentirsi parte di un progetto più ampio. Motore di un possibile cambiamento in grado di stimolare e diffondere creatività e ricerca artistica in rottura con le tendenze di massa,

A supporto della performance di Regis, tre  pupilli della scena romana: Ghezzy, Ayarcana e Scual Vj.

 

Per info:

E-mail: daycproduzioni@gmail.com

Facebook: dayc produzioni,

Sito: http://pullmydayc.tumblr.com/ / http://www.brancaleone.it/

Cell: 3381247700

 

 

 

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