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Settebagni, III Municipio di Roma Capitale. Un ladro piccolo piccolo scassina l’edicola nella notte – di Alessandro Pino

23 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

edicolaSETTEBAGNICrescono sempre più ansia e risentimento a Settebagni per i ripetuti furti che da tempo avvengono nel quartiere a danno di abitazioni private ed esercizi pubblici; l’ultimo ad essere colpito è stato il chiosco di giornali nel piazzale intitolato informalmente ai fratelli Cacciarelli. La mattina del 20 gennaio il giovane edicolante ha trovato la serranda forzata, alzata di quel tanto che basta per far passare una persona di ridottissima corporatura, probabilmente un bambino. All’interno era sparito il fondo cassa, circa trenta euro, ma soprattutto il computer usato per registrare il movimento e l’inventario delle merci , fondamentale per la gestione del chiosco: senza di quello il giornalaio ha dovuto rifare praticamente a mano tutto il lavoro di inserimento dati. Nel giro di due anni è la seconda volta che il chiosco viene scassinato nottetempo: «Così non si può andare avanti – si lamenta giustamente il gestore – praticamente coi danni che ti fanno vieni a lavorare solo per ripianare le spese». Il giovane sta pensando di prendersi un cane da guardia, ma intanto sentendo il polso del pubblico frequentando bar e social network si percepiscono chiaramente preoccupazione mista a frustrazione per l’inerzia di cui viene accusata l’attuale amministrazione municipale: è inevitabile infatti, per molti, mettere in correlazione i furti con gli accampamenti abusivi di zingari sorti sul territorio e nei confronti dei quali non sono stati presi provvedimenti, in ossequio alla politica accomodante e “accoglienzista” di cui l’attuale maggioranza ha fatto la propria bandiera. Si vedrà quanto ancora si possa tenere la testa sotto la sabbia.

Alessandro Pino

Settebagni – III Municipio di Roma Capitale: abbandonata in un sacco di plastica la carcassa di un cane – di Alessandro Pino

14 Ott

PINOfontanadiscaricaUno spettacolo triste e degradante quello a cui si è asssitito nel tardo pomeriggio di domenica a Settebagni, nei pressi della fontanella posta di fianco all’edicola sacra. Allertati dai residenti, allarmati per la puzza sospetta, i carabinieri hanno rinvenuto all’interno di un sacco della spazzatura la carcassa di un grosso cane ormai in stato di decomposizione. Il fetore nauseabondo ha reso impraticabili per diverso tempo i dintori della fontanella di acqua pubblica, già solitamente deturpati dall’inciviltà di troppi utenti che lasciano rifiuti di ogni sorta.

(foto di A. Pino – repertorio)

Alessandro Pino

In giro per Roma a caccia di location cinematografiche – di Alessandro Pino

6 Ott

PINOlocationromacoppede (pubblicato su http://www.di-roma.com)

Riconoscere luoghi familiari nelle scene di un film magari di parecchi anni or sono, con sorpresa e anche compiacimento, constatandone l’eventuale mutazione nel tempo. Oppure, seguendo un procedimento inverso, cercare di rintracciare dove sia stata girata una certa scena, scoprendo a volte che spesso per ragioni di economia angoli e scorci della Capitale (ma non solo) sono stati spacciati per tutt’altro posto nella finzione. Quanti tra i lettori – oltre a chi scrive – coltivano questo interesse, magari tenendolo per sé ritenendo si tratti di una stravaganza? Ebbene, adesso si può fare outing cinefilo scoprendo di essere in nutrita e qualificata compagnia: in libreria c’è Roma, si gira! 2 libro dedicato alle location cinematografiche capitoline nelle pellicole degli anni Settanta e Ottanta (seguito di un primo volume riservato alle pellicole fino agli anni Sessanta).

via Giovanni Conti

via Giovanni Conti

Il volume edito da Gremese è il naturale sviluppo di un percorso nato in rete con il forum cinefilo «Davinotti.com» a opera di Mauro D’Avino che ne è coautore assieme a Lorenzo Rumori. Grazie al contributo di numerosi e incalliti “cacciatori di location”è stato possibile individuare negli anni (il sito è nato nel 2006) una quantità di ambientazioni che avrebbero richiesto un’enciclopedia invece dell’agile volumetto ora proposto, in cui ne è appunto elencata solo una parte. Tra quelle relative al quadrante nordorientale della città si annoverano i palazzoni a elementi cilindrici di via Giovanni Conti visti in Un sacco bello di Carlo Verdone; l’inquietante complesso residenziale realizzato dallo studio Coppedè agli inizi del Novecento, apparso in svariate pellicole (Inferno di Dario Argento, per citarne una che rende l’idea dell’atmosfera che ispira il luogo); altrettanto lugubre l’orfanotrofio abbandonato di via Bartolomea Capitanio (traversa di via della Marcigliana) visto in La banda del gobbo con Tomas Milian.

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

Il libro e il sito sono una vera manna per i nostalgici di una Roma ormai scomparsa, disseminata di cabine telefoniche e vespasiani in marmo, percorsa da un parco circolante di produzione quasi esclusivamente nazionale (immancabili la gloriosa Alfetta e gli autobus Lancia Esagamma). I lettori possono divertirsi anche provando a individuare qualche ambientazione finora non “radarizzata” (ovvero confermata con tanto di coordinate geografiche, in gergo davinottiano) e anche una delle firme di questa testata ha voluto fornire il suo contributo segnalando che nella propria abitazione (sita lungo la via Salaria in località Settebagni) fu ambientato un episodio della serie televisiva Uno di noi con protagonista Gioele Dix: menzione d’onore fuori concorso, per così dire, esulando dalla categoria cinematografica.

Alessandro Pino

Una notte sul marciapiede

20 Set
(pubblicato su http://www.di-roma.com)
Cronaca di una passeggiata tra amici per richiamare l’attenzione sulla convivenza forzata tra residenti, puttane e clienti, con il rischio di farsi una cultura in tema di profilattici e moda da strada
L’appuntamento, diffuso con un volantino via fb e mailing list è per le 21,30 del 12 settembre, su via di Prati Fiscali. Sulle strade sono già al lavoro alcune professioniste, più vestite del solito perfino sulla Salaria, anche se sono in numero inferiore, merito di una delle operazioni periodiche della Questura.

Passeggiataantilucciole genteGuardando l’assembramento di gente, la prima cosa che salta agli occhi è la massiccia presenza di divise: carabinieri, polizia e vigili urbani. A guardare meglio si individuano anche diversi colleghi di altre testate. Con l’occhio allenato dalla cronaca politica locale non risulta difficile scorgere alcuni esponenti del parlamentino del Municipio, intervenuti tutti in rappresentanza dei rispettivi partiti e movimenti ma senza portare alcun vessillo, per rispetto ai cittadini che avevano chiesto che tutto rimanesse apartitico. Nessuna manifestazione ufficiale ma la collaudata formula della “passeggiata tra amici”. In effetti, a furia di camminare insieme sotto casa, molti hanno finito per stringere amicizia davvero. Questi residenti non sono organizzati in un comitato vero e proprio e ad avvertire polizia e carabinieri dell’appuntamento sul marciapiede, per tutelare la sicurezza dei partecipanti ci ha pensato l’ex assessore Filini, dopo essere stato invitato da alcuni dei più attivi.

In attesa di cominciare il giro, sottovalutato nella sua lunghezza anche a causa della presenza di padri con passeggini e nonnini con gli ausili per camminare, cominciamo a chiacchierare con i residenti. Gente qualunque, con facce talmente normali da poter essere sovrapposte con quelle del proprio dirimpettaio o con la zia più calma, pacifica e anche un po’ noiosa che tutti abbiamo in famiglia. Avrebbero anche delle vite tranquille, se non fosse per questo piccolo problema che li affligge: il puttantour sottocasa, ad ogni ora della notte, con tutto il circo che si porta dietro fatto di papponi, clienti, liti notturne e coltelli, a volte pure pistole. Genitori che scortano le figlie al rientro del sabato sera, mariti che aspettano le mogli alla fermata del bus quando appena fa buio.

Case impossibili da rivendere anche con un forte sconto, chi vuole infilarsi in un tale show alzi la mano.

La passeggiata inizia e decidiamo di farci fare delle dichiarazioni dai consiglieri municipali intervenuti, tutti della minoranza. Il primo a cui chiediamo è Manuel Bartolomeo, neo eletto del Pdl, con un’idea ben precisa che non tarda a rendere pubblica: «Oggi siamo qui per cercare di contrastare il fenomeno che da anni affligge il nostro Municipio. Prima le prostitute erano schierate all’altezza del ponte del treno a via di prati fiscali e man mano le abbiamo viste avanzare fino all’altezza del Mc Donald e a volte fino a piazzale Jonio. Siamo qui con i cittadini perché ci hanno chiamato, siamo scesi in piazza a cercare di dare uno scossone a questo fenomeno. Io sono per la riapertura delle case chiuse, in modo che il fenomeno possa essere più controllato, anche a livello di decoro soprattutto visivo. La mattina si ritrovano focherelli accesi e verso le cinque le persone che escono di casa e i bambini delle scuole sono costretti a vedere donne seminude, come spettacolo non è il massimo».

Francesco Filini, consigliere FdI, che già da assessore della passata consiliatura aderì alla protesta: «Fratelli d’Italia aderisce a questa iniziativa apartitica. Siamo qui senza bandiere politiche per stare a fianco dei cittadini, una cosa che facevo già quando ero in maggioranza, ora il problema si è ripresentato in maniera peggiorata, sono arrivate fino a piazzale Jonio. La cosa positiva è che le passeggiate di due anni fa hanno avuto i loro effetti, le lucciole si erano scoraggiate un po’. Quest’anno si è aggiunto il comitato Salviamo Prati Fiscali e hanno aderito anche altre forze politiche come il movimento Cinque Stelle, la lista Marchini e il Pdl. Sarebbe stato il caso che fosse venuto qualcuno della maggioranza, purtroppo è stata un’occasione persa».

Già, l’assenza di esponenti anche minori della coalizione di maggioranza si nota e parecchio, c’è chi scrolla le spalle dicendo “noi li abbiamo invitati tutti”. Probabilmente in questo frangente è stato commesso un errore tattico, perché se è vero che le istituzioni locali poco o nulla possono per contrastare il fenomeno, i cittadini esasperati dalla strafottenza di chi sa di non subire alcuna conseguenza, apprezzano molto anche la semplice solidarietà e l’impegno perché si affronti a livello legislativo la ridefinizione entro limiti certi di un’attività inestirpabile. O forse il pressing c’è ma non è stato pubblicizzato. Questa sera non lo potrà spiegare nessuno.

Passeggiataantilucciole zoccoli

Intanto la comitiva, seguita a vista da alcune macchine di servizio prende possesso del marciapiede lato Zecca dello Stato, verso la Salaria. Le lucciole si sono spostate più avanti ma in terra rimangono zoccoli dai tacchi altissimi, preservativi usati e vestitini microscopici. Dalle caditoie di scarico otturate si affacciano erbacce impolverate di varia grandezza, come anche dalle crepe dell’asfalto.

Non è più un luogo frequentato dai pedoni, decisamente.

Fabrizio Cascapera, lista Marchini, passeggiatore anche lui per una sera: «Ho deciso di dare supporto a questa manifestazione perché credo che sia il dovere di ogni rappresentate dei cittadini stare vicino alle richieste del territorio. Vogliamo chiedere fortemente alla maggioranza di trovare delle soluzioni a questa situazione che non è più accettabile. Il Municipio non può tantissimo, dovrebbe fare più che altro una segnalazione più in alto, al Comune che prendesse dei provvedimenti, che aumentasse le forze dell’ordine. I tagli alla spending review hanno ridotto le forze dell’ordine al lumicino, hanno anche gli scarponi bucati, però magari si possono spostare le forze su problemi che sono più sentiti. Non possiamo girarci dall’altra parte, non possiamo far finta che non ci siano, prati fiscali è una parte del nostro territorio lasciata un po’ a se stessa. Riteniamo che sia un dovere morale stare qui vicino a loro anche se non conta niente a livello fattivo ma l’importante è esserci perché è per questo che siamo stati votati, anche per questo».

Mentre parliamo con Simone Proietti – consigliere del M5S – sotto il cavalcavia della ferrovia, rimaniamo ultimi del corteo, seguiti soltanto dalle pattuglie della polizia che si sono messe di traverso in mezzo alla carreggiata per rallentare il flusso di macchine verso l’Olimpica, creando così una scenografia che non dovrebbe passare inosservata nemmeno al più distratto degli autisti, la nostra attenzione viene catturata dal gruppetto di prostitute che si è formato dall’altro lato della carreggiata, direzione piazzale Jonio. Attirate dalla mercanzia esposta, alcune macchine si fermano, salvo poi accorgersi dei flash delle fotocamere. Conseguente ripartenza a razzo. Tutte, tranne una, il cui conducente inizia addirittura una trattativa fino a quando non viene fatto desistere dagli applausi e dai fischi inframmezzati dai complimenti che provengono dal gruppo di amici in passeggiata. Un piccolo, momentaneo successo, rimasto inciso nel nastro della dichiarazione del pentastellato «Sono qua per i cittadini, in rappresentanza del movimento nel Municipio. Siamo qui per iniziare ad arginare questo fenomeno della prostituzione che ormai è sempre più in espansione, in questo istante abbiamo avuto una dimostrazione dell’efficacia della presenza. E’ un problema ormai sempre più sentito dai cittadini, sono sempre più esasperati, mi hanno raccontato di scene vicinissimo alle abitazioni il problema è l’incuria. Perché dove vanno queste prostitute? Qui, nella zona è pieno di vegetazione incolta è la che vanno. La soluzione sarebbe anche banale, riqualificare determinate zone, fare della manutenzione ordinaria in questo caso servirebbe straordinaria, abbiamo visto la vegetazione in che stato sta».

Passeggiataantilucciole tunnel 2Continuiamo la marcia andando oltre il ponte, in direzione del sottopasso. Lì davanti, l’euforia dovuta alla cacciata del cliente di poco prima scema vistosamente. Ci si guarda in faccia alla ricerca di coraggio. Spiamo negli occhi degli agenti più conosciuti in zona un cenno che ci dica che sì, è sicuro, abbiamo controllato prima. Un mezzo sorriso con appesa una sigaretta fumata a metà e la cronista più fifona della storia si fa spiritosa. All’ingresso del tunnel cancelli mai serrati, sembra ci siano problemi sullo stabilire a chi tocchi l’incombenza di aprire all’alba e chiudere al tramonto e tanti auguri a chi dovrebbe passarci di notte. D’altra parte di notte… chi ha il fegato di entrarci da solo?

In terra spazzatura di ogni tipo, fazzoletti, cartacce, bottiglie rotte, preservativi utilizzati da poco, perizoma sguaiati, vestitini maculati di quelli che si acquistano a pochi euro nelle bancarelle. E un odore recente, un misto di polvere, urina, sperma e sudore.

Riemergergiamo in superficie con in testa i versi della Divina Commedia “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, mai così apprezzati e veritieri.

Finalmente una signora che abita nelle vicinanze si fida di noi e ci racconta il suo inferno quotidiano, dietro promessa dell’anonimato: «L’unica cosa è che così facendo gli facciamo perdere quelle due tre ore di lavoro. Se andiamo via a mezzanotte o l’una, per le 2 sono già qua, ubriache che cominciano a strillare e si buttano in mezzo alla strada. Se ti rientra un figlio a mezzanotte tu stai qua ad aspettare perché a quell’ora le trova sotto casa. Se dici qualcosa ti sputano addosso, come hanno fatto anche oggi pomeriggio con me, alla fermata dell’autobus. La pista ciclabile non si può usare, ha visto anche lei tutto quello che c’è li sotto, le trova a tutte le ore. Sotto casa non puoi uscire perché se capiscono dove abiti e sei stata a passeggiare per disincentivarle, poi ti vengono a fare i bisogni – solidi e liquidi – nell’androne del palazzo . Siamo schiavi, in galera. Vengono giù nell’androne, te li trovi nel giardino condominiale».

Passeggiataantilucciole poliziaMentre parliamo con la signora, dall’altro lato della strada una pattuglia ferma una grossa auto straniera, riconosciuta dai residenti come quella di un tizio che trasporta le prostitute in postazione. I controlli di rito e l’auto riparte. Non c’erano passeggere a bordo, non ci sono gli estremi per fare altro.

C’è chi inveisce, chi invoca manette, arresti, processi. Inutile tentare di spiegare per l’ennesima volta a degli animi esasperati dal senso di impotenza che prostituirsi non è reato, che andare a puttane non è vietato e che l’unica attività illecita è lo sfruttamento, che gli atti osceni in luogo pubblico non portano all’ergastolo e che l’offesa al comune senso del pudore è poco più di una battuta da quando non si riesce più a stabilire cosa vuol dire “comune senso”. 

Cristiano Bonelli, ex presidente Pdl del Municipio, è un fiume in piena impossibile da fermare: «Un modo per chiudere i cancelli del sotto passo si può trovare. Noi stavamo aspettando l’apposizione dell’ultimo cancello, perché altrimenti diventa una trappola per topi. Basta un piccolo sforzo, con qualcuno che lo fa a costo zero per l’amministrazione perché i vigili non lo possono fare. L’altra settimana siamo stati presenti ad analoga passeggiata, abbiamo presentato degli atti in municipio che sono all’attenzione delle commissioni inerenti a Prati Fiscali, un’attività che dà seguito anche alle nostre iniziative di governo».

«La soluzione non può essere quella annunciata dall’attuale maggioranza, cioè… (tace). Il presidente del Municipio è stato invitato ad una riunione di un comitato – continua Bonelli – e la sua risposta sconcertante è stata: “Bisogna combattere il fenomeno alla fonte, cioè gli sfruttatori”. Il presidente di un municipio non può dare una risposta del genere, scontata da una parte e incompetente dall’altra. Perchè è normale che bisogna lavorare a monte di tutta una criminalità organizzata che c’è dietro la prostituzione e talmente normale che il presidente del municipio non è demandato a fare questo, semmai tocca alle forze dell’ordine preposte, magari anche su imput. Il presidente del Municipio deve dare delle risposte concrete o magari provare a darle, quotidiane, che non saranno mai la soluzione del problema».

«Il disegno di legge va seguito – conclude Bonelli – noi stiamo organizzando delle iniziative per sollecitare l’iter che si è fermato alla Camera però un municipio non può dire silenzio oppure dire è a monte. Un municipio si deve mettere in campo, nei limiti delle sue possibilità, con le mille difficoltà che ci sono. Non è che ieri non c’erano e oggi ci sono, forse ora sono anche di più. Però non può rispondere in questa maniera, la gente è molto arrabbiata. Lo stesso discorso vale per gli insediamenti abusivi che cominciano a venti metri da qua e mai prima erano stati così tanti. Al Ponte delle Valli sono quaranta le baracche. Dire “io non faccio gli sgomberi” è da irresponsabili, è una cosa che tu non puoi dire. Puoi dire non faccio gli sgomberi ma farò questo. Non puoi non dire niente. Sono consapevole del fatto che purtroppo su queste due questioni ad oggi le soluzioni non esistono, ma questo non giustifica il fatto che tu non metti in campo tutte le forze che puoi, dando la presenza sul territorio».

Continuiamo la passeggiata rimanendo indietro con un signore rallentato dall’età. Sono già arrivati quasi tutti all’altezza del supermercato e ci dispiace lasciare solo il nonnino che, saggiamente, decide di tornare indietro, le sue gambe hanno già dato tutto quello che potevano, orgogliose di fare qualcosa per cercare di non farsi cacciare da casa propria.

Raggiungiamo il gruppo quando si sta per sciogliere, lasciando libere dal servizio le forze dell’ordine. Sono pochi anche i giornalisti rimasti, ormai le ore di camminata sono quasi tre e manca poco all’una di notte. Avremmo percorso in totale circa cinque chilometri e il sonno e la stanchezza cominciano a farsi sentire. A differenza delle “professioniste” del sesso, tutti quanti i presenti domattina dovranno alzarsi presto.

Passeggiataantilucciole preservativo 2

Fermi davanti alla rampa d’accesso di un supermercato, rinveniamo gli ultimi souvenir della serata, due metri sotto le prime finestre delle abitazioni sovrastanti: soliti vestiti abbandonati, fazzoletti, preservativi usati.

Intorno macchine parcheggiate, lampioni, portoni. Diventa difficile cercare di capire le ragioni non di chi vende sesso per strada, ma di chi lo compra, qual è la molla che li spinge a consumare rapporti mercenari frettolosi per strada, in situazioni precarie, scomode e pericolose? Tratteranno sulla tariffa? Pagamento con banconote di piccolo taglio? Single condannati dalla solitudine o accompagnati felicemente alla ricerca di chissà che? Nel caso, come giustificano le uscite di denaro? Belle domande che non troveranno nessuna risposta. Mai come in questo caso è di rigore il negare sempre, ammettere mai.

Alla spicciolata gli ultimi residenti scompaiono nei portoni delle loro case. Noi ci avviamo alla macchina passando per un parcheggio scarsamente illuminato ma animato da figure losche o che almeno ci sembrano tali, data l’ora, dato quel che abbiamo appena vissuto. Ci sembra di essere stranamente osservati da occhi invisibili e la sensazione non è delle più piacevoli. Il suono della sicura della portiera diventa insolitamente rassicurante, mentre la macchina si mette in moto.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

Servizio video dell’anniversario di Space Invaders al Vigamus – di Alessandro Pino

6 Ago

E sul finire del video…..una sorpresa Vip

http://www.youtube.com/watch?v=GC5txvitm1w

Intervista video a Lorenzo Ardizio, autore di libri sull’Alfa Romeo – di Alessandro Pino

6 Ago

Servizio video di Alessandro Pino, alfista appassionato da sempre

all’indirizzo del nostro canale youtube: http://www.youtube.com/watch?v=r-mes3qr1Cw

Grave incidente al 16 km dell’A1 vicino Settebagni. Traffico bloccato per ore – di Alessandro Pino

2 Ago
Grave incidente stradale questa mattina poco prima delle dieci sulla diramazione Roma Nord della Autostrada del Sole. Al sedicesimo chilometro una autocisterna carica di gasolio si è ribaltata travolgendo una macchina e perdendo parte del carico. Ferita gravemente una donna al volante della vettura, meno preoccupanti le condizioni del camionista. Entrambe le carreggiate sono state chiuse al traffico fino a quasi mezzogiorno tra le uscite Castelnuovo di Porto e Settebagni per consentire i soccorsi da parte di Vigili del Fuoco, Polizia Stradale e ambulanze.
Anche successivamente alla riapertura si sono registrate forti code nei due sensi di marcia.
Alessandro Pino

Settebagni, III Municipio di Roma Capitale: niente 302 per chi abita sulla collina – di Alessandro Pino

28 Lug

palina302Da qualche giorno il servizio della linea Atac 302 non viene effettuato nella parte collinare di Settebagni: a causa di imponenti lavori stradali nel sottovia ferroviario all’inizio della Salita della Marcigliana infatti, la carreggiata si è più che dimezzata  rendendo impossibile il passaggio agli autobus che quindi arrivando da Grottarossa proseguono direttamente  per il capolinea sulla Salaria.  PONTEMADONNINAQuesto proprio nel periodo più caldo dell’anno, costringendo gli utenti che risiedono nella parte alta del quartiere a una bella scarpinata sotto il sole lungo la collina. Resta da vedere quanto tempo occorrerà per il ripristino della circolazione normale nel sottopasso, dove per giunta è stato nel corso dello stesso intervento demolito il  marciapiedi che pur di recente era stato costruito.

Alessandro Pino

Settebagni – III Municipio di Roma Capitale: il monnezzaTour inizia dalla Fontanella – di Alessandro Pino

7 Giu

Settebagni: con la puzza sotto al “nasone” causa rifiuti

Utile ma letteralmente sepolta dalla spazzatura la fontana presso l’edicola sacra

PINOfontanadiscarica (2)Un luogo che potrebbe essere ameno, impreziosito da una fontanella di acqua potabile sempre fresca anche in estate e utilissima specie in periodi di crisi in cui si fa a meno della minerale ma che invece è ridotto a un vero e proprio immondezzaio a causa dell’inciviltà umana. Si parla dello spazio adiacente l’edicola votiva che si trova a Settebagni in corrispondenza della confluenza tra la Salaria, la via della Stazione di Settebagni e la salita della Marcigliana. Frequentatissima da devoti dell’immagine sacra, operai che vi si fermano apposta per riempire i thermos prima di andare in qualche cantiere della zona e semplici passanti, la fontanella giorno dopo giorno viene sepolta da rifiuti e immondizia di ogni genere, lasciata spesso proprio da quegli utenti che mostrano in tal modo un barbaro disprezzo per un tale piccolo tesoro. Nell’abituale campionario di lerciume si trovano bottiglie, cartacce bisunte, lattine, confezioni in tetrapak e residui di alimenti, cui ultimamente si sono aggiunti – oltrepassando ogni limite dell’indecenza –  interi sacconi di spazzatura, lavandini provenienti da qualche demolizione e altri rifiuti ingombranti che l’unno di turno ha evidentemente ritenuto troppo faticoso portare fino all’isola ecologica di via dell Bufalotta. Che cosa si può fare, tenuto conto che l’Ama rimuove con una certa frequenza i rifiuti (trovandosene infatti sempre di diversi)?

PINOfontanadiscarica Impensabile un presidio fisso delle forze dell’Ordine anche se un’occhiata di passaggio non guasterebbe. Forse bisognerebbe tutti insieme diventare un po’ vigilanti tenendo un comportamento civile quando capita di passare sul posto e invitando il prossimo a fare altrettanto: perché magari è vero che chi si fa gli affari suoi campa cent’anni, ma in queste condizioni fa sicuramente una vita da schifo.

Chiedono asilo ma non pagano il biglietto e resistono ai Carabinieri: denunciati quattro nigeriani a Settebagni – di Alessandro Pino

20 Mag

PINOsenzabigliettocarabinieriMACCHIN(pubblicato su http://www.di-roma.com) Che troppi utenti del trasporto pubblico salgano a bordo sprovvisti del titolo di viaggio è cosa nota, ma solitamente chi viene pizzicato dai controllori abbozza senza proteste, fornendo le proprie generalità per l’invio della contravvenzione. Quando il personale di verifica capisce che difficilmente la multa verrà pagata – come nel caso di clochard o zingari – si limita spesso a far scendere la persona in difetto. Capita però che qualcuno rifiuti con arroganza di esibire un documento come di lasciare la vettura: è il caso di quattro giovani nigeriani (tra cui una donna) che lo scorso 17 maggio si trovavano su una corriera del Cotral proveniente da Rieti e diretta a Roma lungo la Salaria. All’altezza di Settebagni hanno iniziato un alterco con i controllori che li avevano scoperti. In aiuto del personale Cotral si è avvicinato un maresciallo dei Carabinieri fuori servizio, ma neanche dopo che questi si è qualificato i quattro hanno voluto saperne di collaborare, mentre il pullman rimaneva fermo a bordo strada accumulando un forte ritardo. Sono dovute così intervenire due pattuglie dell’Arma che a fatica hanno portato i nigeriani nella caserma di Settebagni per identificarli e denunciarli; risultati ospiti di un centro di accoglienza in attesa dell’eventuale riconoscimento come rifugiati, sono tornati a piede libero proprio mentre l’opinione pubblica è ancora scossa per i ripetuti e sanguinosi episodi di violenza e aggressività (culminati con i tre omicidi di Milano) che hanno avuto come protagonisti individui provenienti dall’Africa.

Alessandro Pino

L’Italia è una Repubblica fondata sul gioco d’azzardo? – di Alessandro Pino

1 Mag

giocodazzardoImmediatamente dopo la recente sparatoria di Montecitorio sono emersi diversi aspetti della biografia dell’attentatore Luigi Preiti: si è detto che viveva il dramma della disoccupazione in aggiunta a quello della fine del proprio matrimonio. Oltre a questo pare avesse dilapidato ogni avere al gioco d’azzardo elettronico legalizzato, ai videopoker o slot machine insomma. Ora, non è certo intenzione di questo articolo giustificare azioni del genere, che comunque rappresentano una novità per il nostro paese  essendosi fino a oggi letto (purtroppo) di suicidi per casi analoghi e non di tentati omicidi. Però a questo punto una riflessione sul fenomeno si impone: a fronte di una desolante desertificazione industriale (legata a doppio filo con l’importazione dall’estero di prodotti una volta prodotti qui) e conseguente dissolvimento di posti di lavoro si ha invece il fiorire di un’economia della disperazione, della quale le sale slot (assieme ai “compro oro”) rappresentano la manifestazione più evidente. Da una parte quindi si perde la fonte del proprio sostentamento, dall’altra si cerca di compensare quella perdita con delle effimere vincite al gioco che poi, come si vede, si rivelano perdite rovinose. Basta guardaris intorno, dappertutto è ormai un fiorire di sale da gioco e centri scommesse sconsideratamente promossi col beneplacito di uno Stato che anziché educatore è diventato biscazziere della peggior risma. La tosatura del gregge non richiede nemmeno più strutture come gli ippodromi – da pochi giorni ha chiuso quello romano sito in località Tor di Valle – che almeno davano lavoro a un certo numero di addetti. Basta infatti una macchinetta programmata per spennare il fesso – o il malato secondo alcuni – di turno ed ecco che risparmi ed esistenze vanno in fumo. Quando la sala slot non c’è, si sperpera denaro in rete (anche da cellulare) con siti che propongono giochi analoghi ai quali fornire i dati della propria carta di credito, mentre dei cosiddetti gratta e vinci nemmeno ne parliamo: ci andrebbe scritto sopra “nuoce gravemente al portafogli” un po’ come per le sigarette. Il tutto pubblicizzato a spron battuto con spot biforcuti a base di belle donne e vincite facili che hanno quasi del demoniaco per quanto sono tentatori, sempre però con l’aggiunta dell’ipocrita avvertenza “gioca responsabilmente”. Come non bastasse, è ormai noto che la criminalità organizzata ha messo occhi e mani proprio su questo genere di attività ricavandone miliardi. Si dirà che si è maggiorenni e vaccinati, quindi nel caso si finisca sul lastrico la colpa è personale. Però è pur vero che  l’occasione magari non fa l’uomo (o la donna) ladri, ma più probabilmente gonzi. E allora questa occasione sarebbe meglio toglierla da davanti al  naso, rifondando un’economia degna di questo nome che non si basi sull’aria fritta e destinando risorse alla creazione  di posti di lavoro reali e non di inutili postifici (con la o) dove piazzare i soliti amici degli amici: meglio i pastifici.

Alessandro Pino

Un nonnino costretto a dormire in treno perchè non ha più una casa. Il Comune di Torino risponde – di Alessandro Pino

25 Apr

foto A. Pino

foto A. Pino

“Ultraottantenne italiano costretto a dormire sui treni dopo lo sfratto”: la notizia era di quelle che a parecchie persone fanno davvero girare le scatole, specialmente di questi tempi in cui divampano polemiche sulle risorse economiche destinate al mantenimento dei sempre più numerosi stranieri giunti in Italia su qualche barcone. L’avevo trovata nel mio giro mattutino in quella piazza telematica che è Facebook (l’altro social network, quello dei cinguettii, devo ancora capire come funziona) e non aveva l’aria di essere una bufala messa in giro da qualcuno alla ricerca di consensi facili: gli articoli apparsi sulla pagina personale di uno tra i miei contatti più affidabili erano  pubblicati da testate ben note e c’era anche un filmato. La vicenda presentata era quella, appunto, di un anziano e distinto signore piemontese privo di mezzi economici che dopo aver perso la casa si era adattato a vivere sui treni da e per la stazione di Torino Porta Nuova, viaggiando gratis sui convogli in virtù di un permesso speciale riservato agli invalidi. Fossimo stati giornalisti di quelli forniti di mezzi e risorse in quantità, ce ne sarebbe stato abbastanza per partire di corsa alla volta della ex capitale sabauda. Purtroppo però non facciamo parte di quel fortunato novero (non ancora, almeno!) però la storia era di quelle che grida davvero vendetta per rimanere con le mani in mano. Dietro suggerimento del suddetto contatto (la scrittrice mantovana Anna Talò, giornalista anch’essa) spedisco allora una mail alla casella elettronica che il Comune di Torino ha destinato a chi voglia rivolgersi al sindaco Piero Fassino (o più verosimilmente ai suoi collaboratori). Lo faccio con non troppa convinzione, dubitando persino che qualcuno legga il messaggio e già pregustando di poter produrmi in una delle mie consuete tirate sulle istituzioni e sui politici italiani che se ne fregano dei loro connazionali. Un paio di mattine dopo, squilla il cellulare (il cui numero avevo comunicato nella missiva) e sullo schermo leggo una serie di cifre che comincia con 011, il prefisso di Torino.

 All’altro capo della linea, un funzionario dell’amministrazione torinese mi comunica di aver letto la lettera informandomi altresì che la vicenda era da tempo a conoscenza delle autorità e che però l’anziano signore che vive sui treni non le aveva più contattate. Il mio interlocutore mi chiede poi se per caso io conosca personalmente l’ottuagenario in modo da poter fornire notizie più precise, essendo il suo ultimo indirizzo noto quello della casa da cui era stato sfrattato. Ovviamente rispondo che no, non lo conosco, suggerendo che sarebbe il caso di farlo cercare in stazione dai vigili urbani o dagli assistenti sociali, visto che nei servizi televisivi la persona in questione è apparsa molto familiare ai frequentatori abituali dello scalo ferroviario e quindi di agevole reperibilità. Il funzionario replica – forse punto nella sua professionalità? – che proprio questo è il loro mestiere e che si sta già procedendo in tal senso. Segue un breve ringraziamento reciproco all’insegna della cortesia di circostanza (non per nulla ho qualche avo torinese). Qualche telegiornale ancora si occupa della vicenda che spero si risolva; se accadrà, il merito ritengo vada anche al tam tam consentito dalla rete a volte troppo criticata e – ne va dato atto – al Comune di Torino, presso il quale evidentemente qualcuno legge davvero le lettere scritte dai cittadini.

Alessandro Pino

Settebagni – III Municipio di Roma Capitale. A fuoco la prima campana per il vetro. Il vuoto che c’è dietro un gesto simile

17 Apr
campanavetroINFIAMME

foto A. Pino

La raccolta differenziata, ormai, in questo Municipio, nel bene o nel male è una realtà. Si è molto discusso della correttezza o meno di servirsi di campane per il vetro piuttosto che dei contenitori familiari o condominiali ma attualmente a Roma così si fa. Senza entrare nel merito, ci si adegua.

Prima che il nuovo modello di smaltimento dei rifiuti prendesse piede, per le strade del quartiere c’erano cassonetti vecchi, rovinati, mal funzionanti. Se non erano di materiale ferroso, spesso e volentieri recavano i segni di incendi appicati un po’ per “scherzo” un po’ per “risolvere” in maniera poco ortodossa un problema olfattivo od estetico derivante da secchioni particolarmente malandati che l’azienda municipale non sostituiva se non quando erano ridotti a colata informe.

Quindi da ottobre, la rimozione dei vecchi cassonetti e l’istallazione delle nuove campane. Queste ultime non tengono minimamente conto delle esigenze di un mondo che può anche essere disabile, o troppo vecchio, o troppo giovane. Comunque i contenitori, belli o brutti o inutili, erano nuovi.

In fin dei conti, era questione di tempo, anche senza la scusa di farsi cambiare un contenitore schifoso e ai minimi termini.  Non c’è bene comune che prima o poi non subisca le attenzioni del più stupido, del più annoiato, del più frustrato o del più ubriaco dei cittadini.

L’ennesima dimostrazione di impotenza e di non appartenenza ad una collettività da parte di chi compie un gesto del genere. Ora passeranno mesi prima che l’oggetto del vandalismo venga sostituito, con aggravio sul bilancio di un’azienda pubblica in agonia, quindi a carico delle tasche di tutti.

Grazie, veramente. Abbiamo un monumento post moderno alla stupidità in più, nel quartiere.

Luciana Miocchi

Inaugura la nuova rubrica di incidenti assurdi Alessandro Pino con un “coglionazzo della settimana” fuori concorso ma di tutto rispetto

12 Apr

tazzinacaffpDall’arciere che durante un torneo fa centro ma sul bersaglio dell’avversario regalandogli la vittoria, ai ladri che sbagliando la parete da forare entrano in un commissariato di polizia anziché nella banca che volevano svaligiare. Spulciando tra le cronache non è raro imbattersi in questo genere di notizie, che prese tutte insieme costituiscono un autentico campionario di dabbenaggine. Episodi che di solito suscitano ilarità ma che in alcuni casi sono una vera tragedia sulla quale c’è poco da ridere: a me e alla Miocchi personalmente capitò di scrivere di un ragazzo che cercando di vedere se il proprio gatto si trovasse nel balcone dei vicini (posto al quarto piano di un palazzo ai Prati Fiscali) era precipitato nel vuoto sfracellandosi orrendamente al suolo. Via via che ci siamo imbattuti in notizie di questo tipo le abbiamo pubblicate sui rispettivi profili di Fb, candidando di volta in volta i malcapitati e inconsapevoli protagonisti a un immaginario concorso per incoronare chi si fosse dimostrato il più gonzo in assoluto nell’arco di dodici mesi: il “Coglionazzo dell’Anno”, con tanto di trofeo da assegnare idealmente (un obbrobrio in similplatino che in qualche modo mi ero ritrovato in casa). A un certo punto però ci siamo resi conto questi fatti andavano raccolti tutti insieme in qualche modo, rischiando altrimenti di perdersi nel mare di interventi che due perdigiorno come i sottoscritti pubblicano giornalmente. Ecco allora l’idea di una rubrica apposita, in modo da lasciare ai posteri un compendio di “coglioneria” sul quale riflettere onde evitare gli stessi errori, in qualche caso, come detto, fatali. Deciso per la rubrica, rimaneva il dubbio su quale fatto pubblicare per primo: andare a ripescarne qualcuno di quelli pregressi o aspettare che un nuovo fesso si affacciasse alle cronache? La situazione si è infine sbloccata quando, approfittando (si fa per dire) di un periodo di cassa integrazione (ma questa è un’altra storia), mi sono dedicato ad alcune incombenze domestiche che stavo rimandando da troppo tempo, tra cui la decalcificazione della caffettiera elettrica (rigorosamente made in Italy, un’altra storia ancora): accesa la macchina, versato il liquido apposito nel serbatoio dell’acqua e aperto il rubinetto del vapore come raccomandato dalle istruzioni, dal beccuccio non è uscito non dico un robusto soffio bollente, ma nemmeno uno sbuffetto tiepido. Niente di niente. Già immaginavo di dover portare in assistenza il pesante macchinario quando ho provato a svitare l’estremità del tubicino (che era in realtà ostruita da un residuo di latte solidificato, tanto per fare la figura dello zozzone oltre che del fesso). Improvvisamente l’angolo cottura è diventato una stazione ferroviaria dei primi del Novecento, con uno SWWWWWOOOOSCCHHHHH e una nuvola rovente che per puro miracolo non mi hanno investito mani e viso (non proprio da Adone ma sempre meglio che scarnificato dalle ustioni).

 In questo modo dunque, è toccato proprio a me il dubbio onore di inaugurare la rubrica dedicata al “Coglionazzo dell’Anno”. Come non bastasse però, nemmeno posso ambire ad aggiudicarmi l’ambita statuetta: i membri della giuria sono rigorosamente esclusi dal concorso.

(ma una menzione d’onore la possono sempre recuperare, ndm)

Alessandro Pino

“Fierafuoriserie”: a Roma tornano in mostra i veicoli classici – di Alessandro Pino

10 Apr

PINOfuoriserietredici (1)Stanchi di circolare in un mare di Suv e monovolume tutti uguali, dai nomi improbabili e costruiti all’altro capo del mondo? Nostalgia di un tempo in cui il made in Italy in campo automobilistico non temeva rivali? Allora tenetevi liberi per i prossimi 13 e 14 aprile perché alla Fiera di Roma  torna “Fierafuoriserie”, la rassegna più importante per il collezionismo automotoristico dell’Italia centromeridionale giunta al settimo anno di vita. Semplici curiosi, iscritti a sodalizi dedicati a un genere o a un marchio in particolare, collezionisti in cerca di un pezzo di ricambio altrimenti introvabile da trapiantare su un esemplare già in loro possesso: tutti insieme tra veicoli più o meno anziani, più o meno prestigiosi. Come sempre saranno esposte mastodontiche vetture anni Trenta cariche di cromature assieme alle granturismo italiane anni Settanta  così piacevolmente diverse nelle loro linee tese dalle forme bulbacee oggi imperanti, passando per utilitarie comunissime nei primi anni Ottanta che trovare tra le auto ormai “storiche” (quindi almeno trentennali) potrà forse impressionare qualcuno per la sensazione del tempo già trascorso. Proprio ai veicoli meno esclusivi è dedicata la novità di questa edizione, il concorso “Povere ma belle” riservato alle auto di valore inferiore ai dodicimila euro: perché il mondo delle auto classiche – a dispetto del nome della manifestazione – non è solo quello delle “fuoriserie”ma anche di tutti quei veicoli che nel tempo hanno costituito la maggioranza del parco circolante e che in troppo pochi esemplari sono scampati alle sciagurate campagne di rottamazione. Ogni altra informazione può essere reperita sul sito http://www.fierafuoriserie.it

Alessandro Pino

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: appare un laghetto di acqua piovana – di Alessandro Pino

13 Feb

PINOpaludequindiciCDa alcune settimane un singolare fenomeno si manifesta nella campagna appena fuori il centro abitato di Settebagni, nei pressi del casello ferroviario abbandonato al quindicesimo chilometro della ferrovia per Fiumicino (e per questo noto in zona come “il quindici”): si è creato uno specchio d’acqua troppo piccolo per essere definito stagno o palude ma comunque di notevoli dimensioni e della  profondità di almeno mezzo metro vicino la riva, lungo il viottolo sterrato che conduce a via del Monte di Casa. Non è noto se si tratti semplicemente di acqua piovana stagnante o se essa affiori da qualche tubatura  sotterranea danneggiata, fatto sta che quantomeno nel recente passato  non sembra di ricordare nulla del genere. Il laghetto può rappresentare un potenziale pericolo per chi si trovi a percorrere a piedi o nelle ore notturne il sentiero dato che la possibilità di finirci dentro non è poi così remota vista la mancanza di illuminazione e di recinzioni.

Alessandro Pino

 

Ferrovia Fm1: ennesima mattina di disagi – di Alessandro Pino

6 Feb

PINOtrenoguastofebbraioL’odissea quotidiana vissuta che ha per protagonisti i pendolari che viaggiano sulla linea ferroviaria Fm1 (quella che porta a Fiumicino) si è arricchita di un nuovo capitolo nella mattinata del primo febbraio, quando per causa di un guasto tra Nuovo Salario e Settebagni ad un convoglio proveniente dall’aeroporto si sono avuti – come annunciato da una voce registrata – ritardi e soppressioni totali  o parziali di corse: il treno a bordo del quale si trovava lo scrivente, per esempio, è arrivato a Settebagni con circa mezz’ora di ritardo fermando inoltre al binario 4, quello di solito su cui si viaggia in direzione Roma. Il binario regolare infatti era occupato da un treno fermo, probabilmente quello in avaria che si è riusciti a portare in posizione utile per la marcia a senso unico alternato degli altri convogli.

Roma – Settebagni IV Municipio: vicino i cassonetti per il vetro e ai giardinetti una montagna di inciviltà e di rifiuti

14 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

foto A. Pino

foto A. Pino

Qualcuno a Settebagni non deve proprio aver mandato giù la recente introduzione della raccolta differenziata spinta che ha comportato la scomparsa dei cassonetti tradizionali dall’intero quartiere. Non si sono ancora placate le polemiche sui ritardi nella raccolta dei sacchetti lasciati fuori la porta di casa dai residenti – conformemente a quanto disposto – che già altre situazioni guastano il panorama di una zona finora estranea a scene che finora si erano viste solo nelle telecronache napoletane ai tempi della crisi dei rifiuti.

Non si spiega altrimenti come in alcuni punti – come vicino ai cestini del giardinetto pubblico in via Sant’Antonio di Padova – si accumulino piccole montagne di spazzatura che superano anche il metro di altezza. Stessa situazione vicino ad alcuni cassonetti per il vetro più isolati.

foto A. Pino

foto A. Pino

Non è verosimile che si tratti solamente di materiale lasciato da chi, dopo aver consumato per strada una bibita in lattina –  per fare un esempio – non voglia portarsi l’involucro fino a casa: quella visibile nelle immagini è indubitabilmente spazzatura che dalle abitazioni proviene. Forse, come ha dichiarato al microfono di Serpentara Tv il presidente del Quarto Municipio Cristiano Bonelli, fatti del genere sono accaduti ovunque in Italia vi sia stato un cambio analogo nello smaltimento dei rifiuti ed è solo questione di tempo prima che tutti si adeguino al nuovo regime. Si spera che abbia ragione perché – posto che così è come augurare buon appetito ai topi – se la situazione perdurasse anche con il caldo sarebbe davvero spiacevole.

foto A. Pino

foto A. Pino

Anche se vi è un’altra ipotesi che pare sommarsi al gesto di qualche incivile: il cambio nella modalità di gestione dei rifiuti sta mettendo in luce, nel territorio cittadino, utenze sconosciute agli uffici contabili Ama, come affitti in nero o abitazioni di cui non è mai stato denunciato l’uso ai fini del pagamento della Tarsu.

A complicare il tutto, la gestione dei rifiuti da strada che non è più competenza Ama ma di una ditta appaltantante, per cui gli operatori addetti alla differenziata possono solo fare segnalazioni.

Intanto, nel piccolo parco di via S. Antonio sono ormai due mesi che si accumulano i rifiuti, così come denunciato e documentato fotograficamente anche sul gruppo facebook Settebagni&Castelgiubileo.

Alessandro Pino – Luciana Miocchi

Sosta a pagamento nel quartiere Valli: ormai siamo al tutti contro tutti

23 Nov

Sembra non avere termine la vicenda della sosta a pagamento nel quartiere Valli, Quarto Municipio del Comune di Roma Capitale, introdotta pressoché contestualmente all’apertura della metro B1 e subito sospesa dal punto di vista amministrativo – stante la presenza delle strisce blu e dei parcometri, attivati e poi coperti con sacchi di plastica. I provvedimenti e le posizioni assunti al riguardo dagli amministratori, dai politici locali e dai comuni cittadini ormai non si contano al pari dei relativi comunicati stampa, in una sorta di tutti contro tutti – anche tra esponenti degli stessi  schieramenti e frequentatori del medesimo quartiere – che lascia perplesso chi non è avvezzo alle complesse alchimie del potere e si accontenterebbe modestamente di una vita quotidiana meno ammorbata da disagi e complicazioni. La dichiarazione più recente è quella del presidente Cristiano Bonelli che ha pubblicato nei giorni scorsi una nota congiuntamente all’assessore alle Politiche Sociali Francesco Filini: “Il dato che emerge dalla consultazione locale organizzata da cittadini e commercianti del quartiere Conca d’Oro – Le Valli non lascia spazio ad alcun dubbio: nessuno sente il bisogno dell’istituzione di una zona a tariffazione”. Dunque la richiesta scaturita da un informale referendum di quartiere sarebbe quella di cancellare del tutto le strisce blu, nemmeno di ridurle come era stato richiesto da Bonelli ai competenti uffici con una nota del 28 settembre. Peccato che sulla stampa locale  – ripresa poi dal blog dell’esponente del Pd e consigliere di opposizione Riccardo Corbucci – si è letto di una raccolta firme di opposto tenore organizzata dai residenti per attivare ed espandere la sosta a a pagamento, unitamente a una dichiarazione dello stesso Corbucci secondo il quale l’assenza totale di zone a sosta tariffata «condannerebbe i residenti a una totale invivibilità della zona». Paradossalmente è proprio il senso della risposta che l’assessore capitolino alla Mobilità Antonello Aurigemma – quindi formalmente della stessa parte politica di Bonelli e avversa a quella di Corbucci- aveva dato lo scorso 29 ottobre con una propria nota a quella del presidente del Municipio, concludendo però che si sarebbe proceduto “a predisporre un provvedimento di revoca della tariffazione della sosta nell’ambito Monte Sacro da sottoporre alla Giunta Capitolina che ne aveva previsto l’istituzione”. Sembrerebbe quasi un modo per dire “peggio per voi, arrangiatevi e fate come vi pare”, insomma. Politici contro politici, cittadini contro cittadini dunque. Se è normale che i primi bisticcino, lascia a prima vista interdetti questa contrapposizione tra comuni cittadini, tra chi vuole la sosta a pagamento e chi invece no. Riflettendoci però, la cosa non appare poi così inverosimile: comprensibile che i residenti nel quartiere – esentati quindi dal pagamento della sosta – spingano a favore delle strisce blu: più ce ne sono, meno auto  provenienti da fuori vengono a occupare spazi che in tal modo si liberano per essi. Probabile che all’inverso siano i commercianti del quartiere – ma residenti altrove – a ritenersi danneggiati dalla tariffazione dei parcheggi. Ma nel loro caso bisognerebbe comprendere quale sia nella sostanza la causa del malcontento: sarebbe ammissibile se la motivazione addotta fosse  un calo della clientela non residente, scoraggiata dal ticket e per questo dirottata verso i due grandi centri commerciali presenti nel Municipio (dove per adesso il parcheggio è gratuito). Difficilmente invece ci si potrebbe trovare d’accordo su una protesta dovuta al pagamento del parcheggio da parte degli stessi esercenti, perché allora dovrebbe lamentarsi chiunque – non solo in quel quartiere –  si trovasse nella condizione di pagare per lasciare la propria auto in prossimità del posto di lavoro. Al momento le strisce blu dunque ci sono ma i parcometri sono coperti, quindi non si paga. Qualunque sarà l’evoluzione della faccenda – facile immaginare che si lasci correre e la patata bollente venga consegnata ai futuri amministratori della città e del quartiere, mancando meno di un anno alle elezioni comunali – viene spontaneo riflettere che la vita a Roma così come la conosciamo è giunta al punto di rottura: si è costruito troppo, ci sono troppe persone con relative automobili delle quali non si può fare a meno stante una carenza di mezzi pubblici alla quale non ha certo posto rimedio l’apertura di una diramazione della linea B e dunque la coperta, da qualunque parte la si tiri , risulta troppo corta.

Alessandro Pino

(pubblicato su http://www.abitarearoma.it)

 

 

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: una fontanella, tanti utenti e qualche incivile

29 Ott

La sporcizia sta rovinando un elemento piacevolmente caratterizzante del quartiere di Settebagni: le  fontanelle di acqua pubblica, presenti in numero tale da avere indotto alcuni a ritenere che lo stesso toponimo tragga origine da esse; in particolare la più a rischio di degrado è quella posta di fianco all’edicola sacra che si trova alla confluenza tra la salita della Marcigliana con la via dello Scalo di Settebagni. Di tutti i “nasoni” della zona è sicuramente il più popolare e frequentato tutto l’anno sia da un’utenza di passaggio (come gli operai che prima di raggiungere i rispettivi cantieri vi riempiono grandi thermos da cui dissetarsi durante la giornata lavorativa) sia da chi vi si reca appositamente avendo deciso in tempi di crisi di  fare a meno dell’acqua minerale ma non si fida delle condutture domestiche. Dispiace constatare però che tra gli utilizzatori del punto d’acqua siano troppi quelli che lasciano sul posto evidenti tracce del proprio passaggio: giornalmente si accumulano bottiglie vuote, cartacce, lattine e buste di plastica trasformando un luogo ameno in una succursale di Malagrotta. Chi sulla stampa periodica locale, volendo individuare dei responsabili aveva puntato l’indice esclusivamente sui nomadi sempre più numerosi nel quartiere dovrà ricredersi amaramente: di sicuro gli zingari non sono un esempio di civiltà e ci mettono del loro a sporcare l’ambiente, ma proprio l’estensore del presente articolo ha assistito alla scena di un ciclista amatoriale che una volta diluita in bottiglietta un integratore salino in polvere ne ha gettato la bustina nei cespugli retrostanti la colonnina in ghisa. Il tutto con una noncuranza ancora più incredibile per chi probabilmente in quel punto capita spesso e a maggior motivo dovrebbe averne a cuore la pulizia. Né si può incolpare l’Ama di trascurare il luogo perché passando a distanza di giorni e documentandone fotograficamente lo stato ci si accorge che ogni volta i rifiuti sono diversi, segno che vengono rimossi ma immediatamente sostituiti da altri scarti: assurdo e avvilente. Istituire un presidio fisso di qualche tipo è ovviamente impensabile oltre che ridicolo. E allora che fare? Portarsi dietro una mazza da baseball come deterrente visivo per convincere eventuali imbrattatori a tenere un comportamento più urbano?

Alessandro Pino