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Trentasette anni dall’omicidio del giudice Amato in viale Jonio – di Alessandro Pino

23 Giu

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Si è svolta la mattina del 23 giugno a viale Jonio (Terzo Municipio della Capitale) l’annuale commemorazione del giudice Mario Amato del cui assassinio ad opera dei Nuclei Armati Rivoluzionari ricorreva il trentasettesimo anniversario. A deporre la corona di fiori sul monumento “Grido al cielo” – eretto sul marciapiede teatro nel 1980 del barbaro omicidio – sono state la presidente del Terzo Municipio, Roberta Capoccioni assieme
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all’assessore capitolino Flavia Marzano che ha fatto le veci del sindaco Virginia Raggi (presente lo scorso anno).
Alessandro Pino

(Immagini concesse dal Luogotenente Salvatore Veltri)

Cerimonia in ricordo di Antonio Galluzzo, ucciso a via Val di Cogne dai terroristi

24 Giu

13494962_10209770997934129_3411486405834011188_nLe strade di quello che oggi è il Terzo Municipio della Capitale durante uno dei periodi più bui della storia italiana, quello del terrorismo, videro scorrere una quantità di sangue impressionante, al punto che risulta a volte difficile tenere il calendario delle commemorazioni. Proprio il 24 giugno, giorno successivo a quella in memoria del giudice Mario Amato, si tiene quella dedicata al poliziotto Antonio Galluzzo, vittima nel 1982 di un feroce assalto portato da ben sei terroristi dei Nuclei Armari Rivoluzionari. Antonio Galluzzo aveva 27 anni e quel giorno si trovava in via Val di Cogne (zona Conca d’Oro) per piantonare la residenza di un membro della Olp. I terroristi, arrivati a bordo di due veicoli, investirono lui e il suo collega con decine di colpi di arma da fuoco. Antonio morì sul colpo, il collega rimase gravemente ferito. Da alcuni anni  il suo sacrificio viene ricordato per iniziativa di pochi benemeriti: alla commemorazione di quest’anno erano presenti come in passato la consigliera municipale Federica Rampini, il Luogotenente in congedo dei Carabinieri Salvatore Veltri (per decenni al comando della stazione Talenti), il comandante della stazione Città Giardino Claudio Varone e, per la prima volta, la nuova presidente del Terzo Municipio, Roberta Capoccioni.

(si rinrazia Federica Rampini per la gentile concessione della foto in pagina)
Alessandro Pino e Luciana Miocchi

Alla commemorazione del giudice Amato in viale Jonio folla di telecamere per il sindaco Virginia Raggi – di Alessandro Pino

23 Giu

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Si è svolta la mattina del 23 giugno in viale Jonio (nel Terzo Municipio della Capitale) la commemorazione del giudice Mario Amato, del cui barbaro assassinio per mano dei Nuclei Armati Rivoluzionari ricorreva  il trentaseiesimo anniversario. A differenza del passato però, è sembrato essersi  perso l’usuale raccoglimento per via della ressa di fotografi e troupe televisive, più numerosi dei normali cittadini – oltre che per lo schieramento di Forze dell’Ordine – che si accalcavano sul marciapiede su cui fu ucciso il giudice Amato e dove da qualche anno è stato eretto il monumento “Grido al Cielo”. Il motivo di tanta attenzione da parte della stampa era la presenza annunciata del presidente del Senato, Pietro Grasso, ma soprattutto del nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi, alla sua prima uscita istituzionale come pure la nuova presidente del Terzo Municipio, Roberta Capoccioni.
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Presente anche l’onorevole Paolo Bolognesi, presidente della Associazione 2  Agosto (che riunisce i parenti delle vittime della strage di Bologna) e Francesco Avallone, presidente del comitato per la commemorazione. Discretamente da parte, l’ex presidente del Municipio, Paolo Emilio Marchionne, ora consigliere di opposizione assieme alle colleghe Federica Rampini e Francesca Leoncini  ma – spiace constatarlo – erano messi a margine da una tale calca persino i familiari del giudice ucciso e anche chi quella mattina del 23 giugno 1980 sul posto c’era davvero: oggi che è in congedo fa il giornalista, ma Salvatore Veltri, per tanti anni al comando dei Carabinieri di Talenti, accorse sul posto pochi secondi dopo l’agguato mortale. Ovviamente  la colpa di ciò non è assolutamente del sindaco Raggi che – anzi – si pone al pubblico in modo assai discreto e sobrio: probabile che sia inevitabile quando si incontrano una città caotica e l’informazione di massa. Come non bastasse, la chiusura di metà carreggiata di un tratto del viale Jonio per  consentire un cordone di sicurezza alle autorità aggiungeva ulteriore confusione allo scenario.
Alessandro Pino

Galleria

Terzo Municipio di Roma Capitale: 35 anni fa l’assassinio del giudice Mario Amato – di Alessandro Pino

24 Giu

pubblicato su http://www.di-roma.com

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La deposizione della corona davanti al monumento “Grido al cielo”

Commemorato da cittadini e autorità stretti attorno ai familiari

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Interventi delle autorità

Trentacinque anni sono passati dalla mattina del 23 giugno 1980 in cui il magistrato Mario Amato fu assassinato a Roma su un marciapiede di viale Jonio – nel quartiere di Monte Sacro – mentre aspettava l’autobus che lo avrebbe dovuto condurre in ufficio a piazzale Clodio; cinque anni soltanto invece da quando fu scoperto il monumento intitolato “Grido al cielo” – opera dello scultore Antonio Di Campli –  proprio nel luogo in cui fu versato il suo sangue dai terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari sui quali indagava. Nell’anniversario della feroce esecuzione si è tenuta una breve cerimonia alla quale hanno partecipato, oltre alla famiglia Amato, cittadini e autorità: sulla stele è stata deposta una corona dal presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne e dal consigliere comunale Fabrizio Panecaldo, in rappresentanza del sindaco Ignazio Marino e dell’assessore capitolino alla DSC_1127Legalità Alfonso Sabella. Hanno preso la parola anche il vicepresidente della Anm, Valerio Savio, il presidente della Associazione 2 Agosto onorevole Paolo Bolognesi, Giampiero Cioffredi, direttore dell’Osservatorio Sicurezza della Regione Lazio e Francesco Avallone, presidente del comitato per la commemorazione del giudice Amato. Tra il pubblico c’era anche chi quella mattina si trovò a passare per servizio sul marciapiede di fronte pochi secondi dopo l’agguato: Salvatore Veltri, per tanti anni Comandante dei Carabinieri di Talenti. Fu uno dei primi a vedere da vicino l’immagine – poi passata dalla cronaca alla storia – del corpo del magistrato riverso a terra, con le scarpe dalle suole consunte.

Alessandro Pino

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