Archivio | Alessandro Pino RSS feed for this section

Vigne Nuove: l’assassino per dieci euro è stato condannato all’ergastolo – di Alessandro Pino

18 Nov

(foto A. Pino)

Un omicidio è qualcosa che, oltre a sottrarre la vita di qualcuno, sconvolge spesso per sempre quella di chi rimane: non solo l’autore ma anche le persone più prossime a loro, i parenti, gli amici, i vicini di casa. Per gli estranei invece il più delle volte sono solo poche righe in cronaca, per di più   immediatamente risucchiate dal convulso succedersi di notizie proprio del moderno mondo dell’informazione. Solo di tanto in tanto poi si torna a parlare del singolo episodio in occasione di un anniversario o di una scadenza giudiziaria, come accaduto per Emiliano Cappetta, poco meno che quarantenne residente in zona Vigne Nuove che fu accoltellato mortalmente nel marzo scorso e il cui aggressore è stato giudicato il 17 novembre. Ubaldo, questo il suo nome,  imputato con le accuse di omicido aggravato e violazione della legge sulle armi, è stato condannato dal gup Antonella Capri all’ergastolo, oltre al pagamento di duecentocinquantamila euro ai familiari della vittima. L’aver chiesto il rito abbreviato non l’ha messo al riparo dalla massima pena prevista dal nostro ordinamento:  lo sconto di un terzo non è stato applicato. Decisive le aggravanti considerate dal giudicante. La morte di Emiliano Cappetta, avvenuta in seguito a un diverbio per un prestito di alcuni euro fattogli da Ubaldo degenerato in una selvaggia aggressione, aveva suscitato rabbia e sconcerto tra gli abitanti di un quartiere difficile che pure sono abituati a vederne di tutti i colori, soprattutto perché veniva descritto da chi lo conosceva come se fosse rimasto un bambino, una persona che non aveva mai dato problemi.  «Emiliano qui è l’unico che non aveva mai dato fastidio a nessuno, al massimo te chiedeva ‘na sigaretta» aveva detto una ragazza il giorno successivo al fatto, proprio sotto al portico di via Amleto Palermi dove era avvenuto. Difficile pensare che Ubaldo, tossicodipendente e sieropositivo, già arrestato anni fa perché trovato in possesso di stupefacenti che teneva occultati nel volante dell’auto, diventato assassino per pochi spiccioli, possa pagare in alcun modo la sanzione pecuniaria inflittagli. Più facile prevedere che, nell’attesa di successivi gradi di giudizio e per i consueti meccanismi della giustizia, non passerà troppo tempo prima che possa uscire dal carcere, anche se per qualcuno del quartiere sarebbe meglio non si facesse più vedere in giro: «Co ‘ste leggi che c’abbiamo Ubaldo tra poco sta di nuovo fòri, ma qui è meglio se quell’infame nun ce torna».

Alessandro Pino

Mondo disabile: Tutti vincitori al XVI Torneo dell’amicizia di calcio a sei – di Alessandro Pino

17 Nov

Si è concluso con la finale del 10 novembre il “Torneo dell’Amicizia” di calcio a sei, patrocinato dal Comitato Italiano Paralimpico Lazio e giocato sul campo sintetico della Parrocchia di Sant’Alberto Magno (zona Vigne Nuove) da ragazzi con disabilità intellettive e relazionali. Giunto quest’anno alla sedicesima edizione, il torneo è stato come sempre organizzato dagli operatori del Centro Diurno Lumiére che fa capo alla Asl Roma A e viene frequentato da alcuni degli atleti partecipanti. La finale è stata il culmine di una serie di incontri giocati nei mesi precedenti da sei squadre: Tangram e Ottovolante (entrambe della Asl Roma A), Albano Primavera, Polini Team, Blue Star e De Rossi Asl Roma C. Come nelle precedenti edizioni, nell’ultima giornata le compagini originarie sono state sparigliate in modo da creare delle formazioni miste, esaltando così il valore dello stare insieme facendo sentire tutti vincitori. Al termine degli incontri le squadre si sono trasferite presso il Centro Diurno di largo Fratelli Lumière dove ha avuto luogo la  premiazione.

Alessandro Pino

Quando solidarietà e moda vanno a braccetto. Mostra mercato a Termini – di Alessandro Pino

16 Nov

La Cooperativa Sociale Pandora ha organizzato per domenica venti novembre una mostra mercato di abiti e accessori di seconda mano che si terrà dalle undici del mattino alle otto di sera presso l’Hotel Radisson di via Turati 171, zona stazione Termini. Il materiale in vendita è stato donato da sostenitori di questa onlus e i fondi raccolti serviranno a incrementarne l’attività di sostegno della maternità e della prima infanzia. La Cooperativa infatti dal 1994 opera al fine di facilitare il rapporto tra mamma e bambino  nella convinzione che affrontando tempestivamente eventuali piccole difficoltà relazionali sia possibile evitare  successivi disagi psicologici di difficile trattamento. Si tratta quindi di servizi di prevenzione rivolti sia alle donne in gravidanza che alle neo-mamme e ai loro nuclei familiari, per assisterli in caso di malinconia o depressione post parto e nelle insicurezze legate alla crescita del bambino. Sul campo opera personale qualificato assieme alle cosiddette doule (parola di origine greca che significa “ancella”), volontarie appositamente formate avvalendosi della consulenza di psicoterapeuti, ginecologi e pediatri. L’attività è abitualmente svolta in prevalenza nel Quinto Municipio, con i cui servizi socio sanitari si integra e dal quale è finanziata assieme ad altri enti locali (Comune, Provincia e Regione) oltre a banche, aziende e fondazioni che ne condividono le finalità. La raccolta di fondi servirà ad estendere il servizio su tutto il territorio cittadino e ad attivare una ludoteca. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito http://www.pandoracoop.it oltre che sulla pagina Facebook “Pandora cooperativa sociale onlus”.

Alessandro Pino

 

Sottopasso ferroviario di via S. Antonio da Padova. Obsoleto, stretto, a senso unico. Ma il vero pericolo è l’inciviltà dei guidatori – di Alessandro Pino

14 Nov

divieto ben evidente....ma la macchina imbocca contromano

Chi vive a Settebagni o semplicemente la frequenta sa bene quali conseguenze abbia il vecchio sottopasso ferroviario di via Sant’Antonio di Padova sulla viabilità di tutto il quartiere: la galleria infatti è oramai inadeguata, troppo stretta per essere percorsa in entrambi i sensi di marcia e in attesa che venga sostituita da un nuovo manufatto (già preventivato più di una decina di anni fa, la cui realizzazione sembra prevedibile per le classiche calende greche) la segnaletica ne permette il transito solo ai veicoli provenienti dalla Salaria, vietandolo a quelli che devono raggiungere la consolare. Un bel senso unico ben segnalato, con tanto di cartello di divieto di accesso nel senso opposto. Per andare in direzione Roma centro bisogna quindi percorrere tutta la via dello Scalo di Settebagni fino al sottovia più grande della Salita della Marcigliana, raggiungere il tratto di Salaria interno al quartiere e percorrerlo a ritroso fino al Raccordo Salario – Settebagni. In tutto è un tragitto di quasi un chilometro che sicuramente costituisce una seccatura, una perdita di tempo, anche un consumo supplementare di carburante ma che non giustifica una sconsiderata abitudine ormai diffusa tra tanti, troppi conducenti, specialmente residenti nella strada in questione: quella di imboccare la galleria contromano sbucando nel tratto di via Sant’Antonio di Padova che costeggia la chiesa omonima, dove è consentito il doppio senso di marcia. Questo accade soprattutto la mattina presto o la sera tardi, quando il traffico è più scarso ed è meno probabile incontrare altri veicoli durante la pericolosa scorciatoia. Solitamente chi effettua tale manovra sa bene di essere in torto marcio e se si accorge che il tunnel è già impegnato in maniera regolare ha almeno la decenza di aspettare che questo si liberi. Recentemente invece si è raggiunto un nuovo gradino dell’inciviltà, come testimoniato in rete da Lara, una ragazza che vive da sempre nel quartiere. Secondo quanto riferito, un’amica di famiglia giunta con la propria automobile a tre quarti del sottovia, si è trovata davanti un anziano guidatore che entrando dalla parte vietata ha iniziato a inveire contro la la donna pretendendo che facesse marcia indietro cedendogli il passo perché “lui abitava lì e aveva il diritto di fare come gli pare”. L’individuo alla fine si è stufato convincendosi a innestare la retromarcia, ma è chiaro che se i due veicoli avessero proceduto ad andatura spedita (come accade spesso e volentieri) le conseguenze sarebbero state gravi. Vista anche l’assenza di controlli in tal senso da parte delle Forze dell’Ordine è facile immaginare che di questo passo qualcuno forse eviterà di andare incontro a una multa, non certo al paraurti di qualche furgone.

Alessandro Pino

Monte Sacro: un anno in un’auto con il suo cane dopo la perdita del lavoro e lo sfratto – di Alessandro Pino

9 Nov

una piccola grande storia di amore e dignità

Marco ha intorno ai cinquant’anni e da circa uno a questa parte ha abitato assieme al suo cagnone Lucky in una vecchia Fiat Uno parcheggiata in una stazione di servizio a Monte Sacro, zona nord di Roma. Non è un profugo sceso da un barcone, anzi: in passato viveva sempre qui, in un quartiere piccolo-borghese, era socio in una agenzia immobiliare, prima ancora aveva gestito una galleria d’arte, girava con una Porsche e poi con una Smart. Poi, all’improvviso, come accade a volte, la sua vita è cambiata come forse non avrebbe mai immaginato. I guai sono iniziati con gli affari che andavano sempre peggio: «Abbiamo resistito fin quando abbiamo potuto – ricorda – abbiamo pagato tutti i creditori e siamo rimasti senza una lira». Poi sono arrivate altre mazzate: la scomparsa della madre con la quale viveva, che ha comportato anche la perdita della pensione percepita dalla donna e di conseguenza lo sfratto nel gennaio scorso: «Ho trovato i lucchetti con il cane dentro. Il proprietario di casa mi ha fatto prendere le mie cose e mi ha cacciato via». Gli rimangono solo il cane e la macchina che come se non bastasse un giorno si guasta fermandosi in via Val d’Aosta. Per andare a cercare lavoro è costretto a lasciare il cane da solo in macchina e qualcuno chiama la Polizia Municipale, perché quando si inciampa spesso è più facile trovare chi provi a calpestarti che non qualcuno che ti aiuti a rialzarti in piedi. «Quando con la mia compagna abbiamo preso Lucky stavamo abbastanza bene e non avremmo mai pensato di farlo ridurre in strada». A quel punto per evitare altri problemi interviene Riccardo, gestore di una pompa di benzina che si trova nella stessa via: conosce Marco da vent’anni e a differenza di parecchie persone che gli voltano le spalle lo aiuta facendogli parcheggiare la vettura sotto una tettoia del distributore. La modesta utilitaria diventa così la sua casa, perché dalla sua compagna non è possibile alloggiare per motivi di spazio e negli alloggi messi a disposizione per le persone disagiate non sono ammessi i cani: in Italia evidentemente è penalizzante essere affezionati a un animale e Marco a lasciare il suo amico non ci pensa nemmeno preferendo dividere con lui l’angusto abitacolo. Fatto, questo, che stride in modo assordante con l’infinità di storie di abbandoni anche per motivi futili che si sentono ogni giorno. Una vita così è difficile da raccontare, bisognerebbe provarla per rendersene conto: «L’inverno è stato davvero brutto, il momento peggiore è la notte». Per dirne una, quando piove entra l’acqua in macchina. Tirando avanti con un sussidio bimestrale di trecento euro fornito dal Quarto Municipio, nonostante tutto Marco cerca di non lasciarsi andare anche nella cura della persona pur con le difficoltà del caso, dato che quando non si ha più un alloggio diventa complicato anche ciò che nella quotidianità precedente sembrava scontato e anche farsi una doccia può diventare un lusso: «Andavo in un hotel qui vicino con la scusa di un caffè, usando il bagno per lavarmi e radermi». Tutto questo dura fino a pochi giorni fa, quando viene notato assieme a Lucky da una giornalista che scrive per Quattro Zampe, una rivista che si occupa – come si può intuire – di animali. Da quel momento il caso di Marco diventa popolare, rimbalza tra i media fino a portarlo in televisione, nei telegiornali e ospite a “Mattino Cinque”, trasmissione per presenziare alla quale deve andare in aereo a Milano e alloggiare in albergo, ospite della produzione: «Sembra assurdo ma forse non sono più abituato al letto: non ho chiuso occhio tutta la notte». Diventa insomma un personaggio proprio grazie al suo amico peloso, tanto che persino il sindaco di Roma Gianni Alemanno, venuto a conoscenza della sua vicenda lo riceve e si impegna a trovare un alloggio per lui e Lucky. Alla fine il sospirato tetto è arrivato, in un residence lontano da Monte Sacro ma pur sempre meglio di una vetusta automobile. Ora forse la vita può ricominciare davvero.
Alessandro Pino

Un nuovo comandante per i Carabinieri di Monte Sacro – di Alessandro Pino

9 Nov

Passaggio di consegne tra i Maggiori Luciano Soligo e Alessandro Di Stefano
Cambio della guardia al vertice della Compagnia Monte Sacro dei Carabinieri, dalla quale dipendono la stazione capoluogo (sede della Compagnia) di Talenti e quelle urbane di Fidene, Nuovo Salario, Città Giardino, San Basilio, Tiburtino III e Tor Sapienza: nei giorni scorsi il Maggiore Alessandro Di Stefano ha rilevato il comando dal pari grado Luciano Soligo che l’aveva guidata per quattro anni che ha assunto un nuovo importante incarico presso l’Ufficio Informatico del Comando Generale dell’Arma. Il comandante uscente, quarantacinquenne di Treviso, considera così il territorio del Quarto Municipio che ha avuto modo di conoscere a fondo: «Nonostante ci siano stati dei fattori che hanno costituito disagio per la popolazione, come i campi nomadi abusivi o la prostituzione sulla Salaria, questo è un territorio tranquillo. Anche nelle borgate come il Tufello, una volta ricordate come critiche, non succede più nulla, al massimo piccole rapine a farmacie e supermercati, ma queste cose accadono in tutta Italia».Un giudizio positivo, quello del Maggiore Soligo, al punto che date le premesse la sua conclusione non sorprende più di tanto: «Secondo me qui si vive bene. A me piace perché pur essendo città non ha il caos del centro. In questo mi ricorda Treviso, tanto è vero che sto valutando l’ipotesi di venire ad abitare a Monte Sacro».
Forse po’ più movimentati rispetto a quelli che si troverà ad affrontare, sono stati i contesti operativi da cui proviene il Maggiore Di Stefano. Trentasette anni, di Pavia, sposato con due figli, comandava in precedenza la Compagnia Messina Sud. Laureato in Giurisprudenza, ha frequentato il 177° corso Allevi Ufficiali dell’Accademia di Modena. In passato ha svolto missioni in Kossovo, Afghanistan (dove è stato due volte) e Irak. Il giorno della strage di Nassirya si trovava sul posto e non rimase coinvolto nell’esplosione della base solo per una di quelle circostanze che alcuni attribuirebbero al caso, altri al destino: «Volevo far portare un caffè al personale che si trovava di guardia. Il militare che era con me si accorse che era terminato e tardammo per procurarcene dell’altro». Sul compito che lo aspetta ha già le idee chiare: «Roma è una città in cui gli aspetti operativi e di pubbliche relazioni devono essere entrambi curati. Per di più, questa è una Compagnia le cui competenze sono variegate, comprendendo sia zone benestanti che aree difficili dal punto di vista della pubblica sicurezza. Quindi ci sono diverse esigenze da contemperare. In questo mi impegnerò per mantenere la linea del mio predecessore».
Alessandro Pino

L’ultima frontiera dell’ipocrisia linguistica: i “differentemente abili”- di Alessandro Pino

20 Ott

 Più che rendere politicamente corretto il linguaggio si dovrebbe favorire concretamente chi combatte la battaglia quotidiana di una vita difficile Sono ormai decenni che la lingua italiana (ma non solo) è tenuta in ostaggio dal “politicamente corretto”, la tendenza a eliminare espressioni e parole ritenute anche solo potenzialmente offensive verso alcune categorie, specialmente persone colpite da menomazioni e invalidità. Il processo di depurazione era iniziato coniando nuovi termini per definire coloro che quotidianamente dovevano fare i conti con problemi tanto pesanti quanto variati: fu così che ciechi, paralitici, sordi diventarono magicamente non vedenti, non udenti o audiolesi, artolesi. Questo pur continuando, chissà come mai, a non vedere, non sentire, non camminare. Stessa sorte toccò a coloro che, affetti da una particolare malattia genetica, erano stati definiti per anni “mongoloidi”: furono trasformati in “Down”, dal nome del medico inglese che per primo descrisse la patologia in questione. Peccato però che fosse stato lui stesso a usare nei suoi lavori la parola ritenuta offensiva verso quelle persone. Volendo poi raggruppare in un’unica espressione tutte queste condizioni di innegabile difficoltà si iniziò a dire e scrivere “andicappati”. Man mano che ci si accorgeva che nell’uso comune il termine veniva adoperato come insulto verso chi fosse poco portato in qualche attività, si diffuse l’uso di “portatore di handicap”, che suonava involontariamente comico per l’accostamento di persone spesso assolutamente non in grado di portare alcunché, all’immagine degli sherpa sull’Himalaya. Fu così che nel linguaggio apparvero i “disabili”, naturalmente continuando gli interessati a vivere tra difficoltà di ogni tipo. E ci si sarebbe potuti fermare qui, aiutandoli nel contempo sulla sostanza più che sulla forma: a nessuno è mai venuto in mente di insultare il prossimo dicendo «sei proprio un disabile». Manco per sogno: i disabili diventarono quasi subito (significando il prefisso “dis” la negazione di qualcosa, non sia mai)“diversamente abili” e recentissimamente, toccando l’abisso dell’ipocrisia e della demenza, “differentemente abili”, forse perché evocare qualche diversità suonava vagamente discriminante alle orecchie benpensanti dei progressisti. Il dubbio, a questo punto legittimo, è che chiunque si muova su una sedia a rotelle (pardon, carrozzina o “deambulatore”) o non possa vedere il mondo intorno a sé, preferirebbe essere favorito concretamente e non con questi contorcimenti linguistici buoni solo a indorare l’amarissima pillola di una vita passata a lottare da una parte con un corpo o una mente che vanno per conto loro e dall’altra con mezzi pubblici inaccessibili o con l’inciviltà trogloditica di chi magari dice “differentemente abili” e poi parcheggia la macchina davanti lo scivolo per farli scendere dal marciapiede. Alessandro Pino

Cambia il percorso della linea Atac 302 a Settebagni – di Alessandro Pino

29 Set

Le paline indicano il ripristino del vecchio itinerario dentro il quartiere ma il primo giorno nessuno ne sa nulla Probabili cambiamenti nel tragitto della linea Atac 302 a Settebagni. Martedi mattina le indicazioni di percorso sulle paline delle fermate sul tratto della Salaria che passa nel quartiere sono state integrate con dei piccoli cartelli rotondi. Quello della prima fermata arrivando da Roma presentava la dicitura “transita in via delle Lucarie direzione Salaria”. Quello presente al capolinea vicino via Piombino invece informava che la linea “transita in via Salaria”. Sembrerebbe dunque che sia stato ripristinato l’itinerario che veniva compiuto fino a pochi mesi fa, quando il capolinea era di fronte alla stazione dei Carabinieri e il transito nella parte collinare di Settebagni avveniva all’ingresso nella borgata provenendo da Grottarossa. Per tutto il giorno però le vetture hanno compiuto il percorso abituale dato che gli autisti non avevano ricevuto disposizioni al riguardo né erano a conoscenza di variazioni. Forse si dovrà aspettare qualche giorno affinché il cambio venga attuato. Sembrerebbe comunque che siano state prese in considerazione le lamentele di quei residenti che non apprezzarono la decisione dell’Atac di far effettuare il giro della collina solo dopo la sosta e la partenza per Roma, presa contestualmente allo spostamento del capolinea oltre l’ultimo sottovia ferroviario.

Alessandro Pino

Se improvvisamente esplode la violenza. Quali le cause dei fatti di cronaca che hanno insanguinato l’estate – di Alessandro Pino

19 Set

 La cronaca estiva ha riferito svariati episodi di folle violenza metropolitana: si pensi al ragazzo romano finito in coma dopo una lite per schiamazzi degenerata in rissa o al pensionato milanese accusato di avere investito uno scooterista per vendicarsi delle offese ricevute per una questione di precedenza. Sempre a Milano, ad agosto, un automobilista, sceso dalla macchina per discutere con un altro, viene da questi investito e trascinato per cinquanta metri finendo all’ospedale in condizioni gravissime. Un episodio simile è accaduto in Toscana: un conducente dopo aver litigato animatamente con i partecipanti a una manifestazione sportiva che ingombravano la strada, accelera e ne investe quattro, mentre nella stessa regione un uomo è stato stato malmenato da alcuni giovani che aveva rimproverato per le loro imprudenze in bicicletta. Anche nel IV Municipio del Comune di Roma accadde un fatto analogo quando sulla Salaria un uomo fu selvaggiamente pestato da alcuni ciclisti per motivi di viabilità perdendo un occhio a causa delle percosse ricevute. L’origine da banali diverbi tra individui che non tengono abitualmente dei comportamenti devianti è l’elemento comune di tali fatti eclatanti che rappresentano solo la punta dell’iceberg. Basta osservare un qualunque incrocio cittadino per assistere di continuo a scene il cui copione è tristemente collaudato: una frenata, il clacson percepito come un affronto, insulti che volano. E la rabbia che monta, il sangue va alla testa mentre la vista si annebbia e talvolta la follia esplode. Ma c’è davvero più aggressività rispetto al passato come sostiene la maggioranza del centinaio di intervistati nel sondaggio effettuato per questo articolo o è un’impressione data dalla visibilità garantita dai nuovi media? Attenendosi ai dati forniti da professionisti del campo lo si direbbe un fenomeno costante: per il professor Giuseppe Marenga, specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso, negli ultimi anni non sono aumentati gli interventi dovuti a percosse e comunque in questi casi si ha a che fare con soggetti caratterizzati da una latente propensione all’atto violento; anche il numero di denunce presentate al riguardo ai Carabinieri della stazione di Roma Talenti è stabile. Si potrebbe ipotizzare però che chi resta coinvolto in alterchi violenti tema strascichi penali dall’esito incerto ed è restio a formalizzare l’accaduto con verbali e referti medici. Quindi rimane sul banco degli imputati l’accresciuta cattiveria percepita nel sentire comune, causata secondo quasi tutti gli intervistati da uno stato di stress, frenesia e pressione. In particolare una buona metà lo collega alla crisi economica e alla precarietà che rendono difficile arrivare a fine mese e predisporrebbero al nervosismo. La sociologa Alessandra Petrucci è d’accordo con la tesi della aumentata rissosità: «Anche io inizialmente ho pensato semplicemente a un aumento della visibilità degli episodi di violenza piuttosto che all’effettiva crescita del loro numero. A farmi cambiare idea è stata banalmente la vita di tutti i giorni: la maggioranza delle persone che conosco può raccontare un episodio nel quale un’offesa o un fraintendimento ha dato luogo a conseguenze ben al di sopra dell’immaginazione». La sociologa corregge il tiro però sulle origini di questa situazione: «L’impennata di violenza effettivamente deve avere una causa di carattere psico-sociale. Ho creduto a lungo che il fattore economico fosse fondamentale. Però bisogna arrendersi all’evidenza: in molti casi i protagonisti hanno un lavoro e uno stipendio dignitosi. Vedo quindi più un fattore derivante dal peso delle aspettative sociali che da reali bisogni primari. Ovunque siamo oggetto di aspettative. Ci hanno insegnato che non vanno deluse. Il loro peso può essere terribile e generare stress». Una tesi, questa, che comprende al suo interno un’ampia casistica fatta sì di scadenze (anche fiscali) e orari da rispettare, ma anche una sorta di competizione ingaggiata con gli altri per non sentirsi socialmente inferiori ad essi. Da qui la ricerca incessante di una perfezione identificata con il possesso di oggetti di consumo (come l’ultimo tipo di telefono cellulare) la cui rapida e studiata obsolescenza spinge a procurarsene sempre di nuovi. Nella sfrenata corsa a un edonismo che in realtà inaridisce risulta intollerabile ogni contrattempo e chi è giudicato non conforme a uno standard accettabile viene visto come una “non persona” e in quanto tale ogni cattiveria nei suoi confronti viene legittimata fino all’omicidio; si veda il caso di quel ragaazzo trucidato a colpi di pistola in una pizzeria vicino Roma, si pensa da teppisti che volevano fargli pagare quello che a loro era apparso uno sgarro da lavare col sangue: averli ripresi per il loro comportamento nella piscina dove aveva lavorato come bagnino. Giunti a questo punto forse solo una forzata austerità potrà insegnare ciò che davvero conta.

Alessandro Pino

il 19 a Settebagni ….non ci si bagna – di Alessandro Pino

18 Set

avviso su di un civico del quartiere (foto A. Pino)

Da un paio di giorni sono stati affissi per tutta Settebagni dei volantini con i quali l’Acea avvisa i residenti che lunedì 19 settembre verrà interrotta l’erogazione dell’acqua dalle otto e trenta del mattino fino alle sedici e trenta, invitandoli a predisporre le necessarie scorte. Evidentemente alla municipalizzata hanno imparato la lezione di qualche mese fa, quando senza alcun preavviso – eccetto un messaggio registrato ricevuto per telefono da un limitato numero di persone, invitate a dare diffusione allo stesso – il quartiere rimase a secco per una mattina intera. Rimane il dubbio, già posto in rete da alcuni cittadini, di come faranno le scuole a rimediare alla mancanza di acqua visto il numero di persone che le frequenta. Nessun avviso in merito è giunto alle famiglie, che lunedì rimarranno con il dubbio se il plesso di via dello scalo n. 47 aprirà regolarmente oppure no: l’annuncio è stato dato sabato, ad attività terminate.

Alessandro Pino

Settebagni: più cemento, meno verde – di Alessandro Pino

25 Ago

Sono in arrivo cinque palazzine ai limiti della Riserva della Marcigliana e la cosa influirà sicuramente sulla viabilità locale. Annunciata da un’inserzione dell’Immobildream (quella dei sogni che diventano realtà) su un quotidiano nazionale, una copiosa colata di cemento sta per invadere Settebagni. La pubblicità parla di un complesso residenziale dotato di servizi e rifiniture principesche di prossima realizzazione in via Sant’Antonio di Padova, nei pressi (mica tanto, in realtà) “del prestigioso Salaria Sport Village” e di un centro commerciale (quale sia bisognerà chiederlo, perchè di esercizi simili nel quartiere non ce ne sono). L’ufficio vendite – per ora c’è solo quello – si trova in loco, vale a dire proprio alla fine della strada in questione; in teoria questa sarebbe già Riserva della Marcigliana ma vedendo il plastico che riproduce le cinque palazzine del residence si capisce all’istante che così non sarà più. Le dotazioni di prim’ordine delle case, vantate nell’inserzione, trovano conferma nelle parole di una suadente venditrice del Nordest europeo, evidentemente tanto abile che quasi tutti gli appartamenti dei primi due edifici risultano già prenotati. La giovane signora mostra con gentilezza le piantine, i campioni dei rivestimenti (nei bagni sono previste delle piastrelle color Verde Guatemala da perderci la testa, tanto per dirne una) e naturalmente i prezzi, a dir la verità più bassi rispetto a quanto proposto in IV Municipio nel recente passato. Insomma verrebbe da dire “beato chi ci abiterà” (la consegna è prevista per marzo 2013) e buonanotte, se non fosse che la costruzione del complesso comporterà alcune novità per tutti i residenti, oltre all’ennesima scomparsa di un tratto di campagna: la venditrice parlando dei collegamenti stradali anticipa non solo che il complesso verrà allacciato alla via Capoliveri, ma anche che sulla via Sant’Antonio di Padova – attualmente a senso unico nel tratto che va dal vecchio sottopasso alla via delle Lucarie – verrà istituito un senso unico alternato regolato da semaforo, ovviamente già da quando inizieranno i lavori per permettere l’accesso ai mezzi di cantiere. Questi infatti per le loro dimensioni con la viabilità attualmente in vigore sarebbero costretti a un difficoltoso transito nel tratto collinare del quartiere. Tutto questo mentre alcuni movimenti di ruspe sono stati segnalati in un altro punto della via Sant’Antonio di Padova, presagio di ulteriori cantieri in arrivo. Ah, ma poi qual’era il famoso centro commerciale di cui si parlava nell’annuncio ? La venditrice risponde con naturalezza che si tratta del supermercato Triscount. Che reporter distratti, avevano da anni uno shopping center sotto il naso e non se n’erano accorti…

 

aggiornamento:

Mentre gli annunci pubblicitari continuano a uscire a tamburo battente sulla stampa nazionale, nel tratto di riserva  naturale immediatamente dietro quelle che fino ad oggi erano le più recenti costruzioni a Settebagni (il residence edificato da Antonelli) una pala meccanica ha tracciato nei giorni scorsi una specie di sentiero, forse l’abbozzo di una strada di cantiere con ingresso su una traversa privata della via Sant’Antonio di Padova.

Alessandro Pino  e Luciana Miocchi (qui solo

cantiere

segnalatrice di inserzioni su periodici nazionali)