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San Giovanni: pusher si rifornivano di coca girando in taxi, sequestrata anche una pistola | di Alessandro Pino

1 Mar

[ROMA] Sì rifornivano di cocaina facendosi accompagnare da un taxi durante il coprifuoco. Per questo quattro persone sono state arrestate e una denunciata dalla Polizia la sera del 28 febbraio in zona San Giovanni.

Gli agenti in borghese del Commissariato Celio durante un appostamento sotto casa di uno degli arrestati avevano notato alcune persone entrare e uscire in tutta fretta, mentre un taxi le attendeva in strada.
Un primo riscontro si era avuto nei giorni precedenti quando un taxi, già avvistato nei pressi dell’abitazione oggetto di indagine, era controllato e il passeggero era stato trovato in possesso di ventinove involucri di cocaina pronti per essere spacciati con la complicità del conducente, denunciato in stato di libertà. Il tassista accompagnava i pusher con la propria auto di servizio, pensando di eludere i controlli.

Nella serata del 28 febbraio sulle scale condominiali del sospettato sono stati notati due soggetti entrare proprio nell’abitazione tenuta sotto controllo. Gli agenti in borghese si appostati davanti la porta d’ingresso e hanno sorpreso tre degli arrestati proprio mentre uno di loro usciva con venti dosi di cocaina pronti da spacciare con la complicità di un ulteriore taxi. Un secondo personaggio ha preso al volo da un tavolo una busta contenente altre ottanta dosi di cocaina e l’ha lanciata dalla finestra. I soggetti, tutti italiani, sono stati bloccati e arrestati in concorso tra loro per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

In varie perquisizioni domiciliari è stato sequestrato circa un etto e mezzo di cocaina, oltre a dieci grammi di hashish, più di 2500 euro in contanti, materiale per il confezionamento, appunti con nomi e cifre riconducibili all’attività di spaccio e una pistola calibro 9 risultata rubata fornita di caricatore, dieci cartucce, con la matricola parzialmente abrasa e modificata per alterare la regolarità della superficie ed evitare così che rimanessero impresse le impronte digitali.
Alessandro Pino

(Foto Questura di Roma)

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