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“Il seme del dubbio”: torna il legal thriller classico all’italiana

8 Mag

Scritto dall’avvocato Claudio Sara e ambientato nella Avellino degli anni ’50 è stato accostato da Arturo Diaconale ai gialli di Sciascia

L'intervento di Arturo Diaconale durante la presentazione del libro

L’intervento di Arturo Diaconale durante la presentazione del libro

Assuefatti a cronache giudiziarie sensazionalistiche, trasformate in tritacarne nei quali prima di qualunque sentenza viene puntualmente sbattuto il mostro in prima pagina solleticando i palati di un pubblico da corrida, è un sollievo constatare che c’è ancora chi coltiva Il seme del dubbio nella professione forense innestandolo anche in un raffinato romanzo che porta proprio tale titolo: DSC_0338

questa è l’operazione tentata da Claudio Sara, giovane avvocato autore di un legal thriller – edito da Ensemble – ambientato nella Avellino degli anni Cinquanta e incentrato attorno a un caso di violenza su una minorenne. La vicenda si dipana lungo un percorso di alcuni anni, durante i quali il protagonista – avvocato come l’autore – che rappresenta la vittima della violenza  sviluppa appunto il dubbio che non tutto gli sia stato raccontato dalla sua assistita o meglio dal padre di questa: la scelta di relegare la  giovanissima donna a un ruolo marginale anche nel riferire un fatto tanto grave riguardante lei stessa concorre a riprodurre l’arretratezza culturale sia di una società

Claudio Sara con il suo romanzo

Claudio Sara con il suo romanzo

nella quale in casi analoghi aleggiava l’odioso sospetto della provocazione femminile sia della legislazione dell’epoca che prevedeva il cosiddetto “matrimonio riparatore” o che considerava (e lo sarà fino al 1996) la violenza sessuale un reato contro la morale e non contro la persona. La cura dell’autore nel descrivere i meccanismi giudiziari del tempo è andata ben oltre lo studio dei Codici allora vigenti, estendendosi al linguaggio adoperato nelle arringhe per le quali si è rifatto a quelle pronunciate dal proprio nonno, ben più ampollose di quelle odierne.  «Non ho la presunzione di aver creato qualcosa degno di passare all’eternità; DSC_0370tho iniziato a scrivere Il seme del dubbio per me» spiega Claudio Sara schermendosi, consapevole anche che ormai in Italia ci sono praticamente più scrittori che lettori. Certo però che una garanzia sulla bontà del risultato ottenuto viene dall’accostamento alla narrazione “geometrica e senza voli pindarici” dei gialli di Leonardo Sciascia, avanzato da un giornalista autorevole come Arturo Diaconale – direttore del quotidiano L’Opinione e presidente del  movimento garantista “Tribunale Dreyfus” – intervenuto alla presentazione romana del libro tenutasi davanti a uno scelto pubblico nella atmosfera retrò e piacevolmente in tema delle Officine Beat di via degli Equi.

Alessandro Pino

 

 

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Al buio il vecchio sottopasso di Settebagni: voi ci passereste a piedi? – di Alessandro Pino

3 Mag
Solo con il flash si vede qualcosa

Solo con il flash si vede qualcosa

Da alcune settimane il vecchio sottopasso di via Sant’Antonio di Padova a Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale – è rimasto completamente privo di illuminazione, dopo che una delle tre lampade posizionate sulla volta della galleria si è staccata nell’urto con un automezzo troppo alto probabilmente assieme ai cavi che portavano la corrente alle altre. DSC_0282

Il transito per i  pedoni nelle ore notturne è diventato un’avventura anche  per il fondo stradale dissestato, nonostante il percorso sia di una ventina di metri: una volta entrati dentro si è immersi nel buio totale e per farsi notare in tempo dai veicoli in arrivo (specie camminando in direzione della collina, trovandoseli quindi alle spalle) è bene segnalare la propria presenza portandosi dietro una torcia a pile o accendendo lo schermo del telefonino. Come sempre, si accettano scommesse su quanto tempo occorrerà per il ripristino.

Alessandro Pino

I treni storici della ferrovia Sulmona Carpinone, la “Transiberiana d’Italia” – di Alessandro Pino (GUARDA IL VIDEO)

30 Apr

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Sembra ormai lanciato in piena corsa – sull’esempio di quanto da anni avviene in Nord Europa – il programma di treni turistici effettuati con materiale rotabile storico sulla linea ferroviaria Sulmona – Carpinone, da molti definita “la Transiberiana d’Italia(clicca qui per vedere il video) per lo scenario innevato offerto nei mesi invernali dalla catena montuosa abruzzese della Majella attraverso cui il percorso si dipana. PINOtransiberiana

Organizzati dalla associazione culturale “Amici della Ferrovia – Le Rotaie” (www.lerotaie.com)  in collaborazione con la Fondazione Fs Italiane, i convogli percorrono una linea che fino a tutti gli anni Ottanta era frequentata  quotidianamente da un’utenza pendolare ma il cui traffico regolare effettuato con automotrici a nafta è stato poi progressivamente ridotto fino alla triste chiusura di qualche anno addietro.  PINOtransiberianaBMolto ci sarebbe da discutere su certe politiche del trasporto pubblico con le quali vengono dismessi tratti considerati “rami secchi”, ma già appare un notevole risultato aver salvato tale linea dal totale smantellamento – come invece accaduto altrove – contribuendo al contempo al rilancio del turismo nelle località attraversate.  Tra queste una delle più suggestive è Campo di Giove, minuscolo comune in provincia de L’Aquila, 1071 metri sul livello del mare: una stazioncina  di quelle che una volta partecipavano ai concorsi interni delle Fs per il giardino meglio tenuto, coi binari che costeggiano una grande pineta e la campanella che annuncia l’arrivo del treno storico, con i vagoni color castano-isabella e le panche in legno costruiti negli anni Trenta del secolo scorso, cui si riferiscono le fotografie e il filmato a corredo dell’articolo.

Alessandro Pino

 

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Libri, biscotti, fiori e risate alla biblioteca Casa dei Bimbi di Cinecittà Est – di Alessandro Pino

25 Apr

Per la Giornata Mondiale del Libro laboratori di scrittura e disegno in allegria con la casa editrice RossoSaturno

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Il 23 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore che ha visto interpretare il suo spirito nella maniera più autentica in una piccola biblioteca pubblica a Cinecittà Est, la Casa dei Bimbi in via Libero Leonardi 153:  DSC_0181

paradossalmente non in un quartiere elitario, o forse proprio per questo, per offrire ai più piccoli – ma non solo – un modo peri trascorrere qualche ora in modo coinvolgente e intelligente senza allontanarsi troppo, si trova questo piccolo scrigno coordinato dalla capo bibliotecaria Giovanna Scatena. Talmente curata da sembrare più una libreria di quelle colorate e attraenti dove i libri si vendono anziché essere prestati , ha anche una “isola delle fiabe”, locale allestito in modo da fornire l’impressione di trovarsi dentro un libro di favole nel vero senso della parola. Per l’occasione sono state invitate numerose classi di scuole elementari e medie provenienti da diversi quartieri di Roma ed è stato allestito uno spazio espositivo nel  DSC_0194  giardino attorno la Casa dei Bimbi nel quale alcune piccole case editrici specializzate in libri per i più giovani hanno esposto le loro pubblicazioni, quasi fossero libri come fiori. Tra queste si è distinta la RossoSaturno di Simona Ledda (lei stessa assidua frequentatrice della biblioteca) ed Enrico Sordi, che ha coinvolto i giovanissimi visitatori in laboratori di scrittura e disegno creativi, tanto semplici quanto divertenti e apprezzati dai partecipanti: forniti di matite, pennarelli e colla, sono stati invitati – quasi sempre senza bisogno di farsi pregare – a creare una storia partendo da tre parole ognuna stampata su un bigliettino da pescare in una boccia trasparente.   DSC_0186

I risultati ottenuti sono stati davvero simpatici e per l’impegno mostrato (sempre meglio che stare in classe, vero…) tutti sono stati premiati con biscotti fatti in casa dal catering Le mamme di Lorenzo , letteralmente spazzolati con preferenza per quelli a forma di dinosauro, ispirati a una collana di volumetti didattici edita dalla RossoSaturno che ha per protagonisti i Saurini, protagonisti di una serie animata in onda sui canali Rai. Verso la fine della giornata è intervenuto l’attore – clown Massimiliano Maiucchi, in arte Jully, che ha intrattenuto tutti con uno spettacolo di filastrocche.

Alessandro Pino

 

 

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Beauty Haute Couture alla Accademia L’Oréal: trionfano stile e mondanità – di Alessandro Pino

24 Apr

Un evento memorabile firmato FNM – Fashion News Magazine dedicato alle future spose (ma non solo)

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Concentrare in un pomeriggio, all’interno di una sede prestigiosa come l’Accademia L’Oréal di piazza Mignanelli a Roma – nata come centro di aggiornamento professionale della multinazionale della cosmesi ma ormai aperta a un pubblico più vasto – tutto ma proprio tutto ciò che serve a una sposa nella preparazione del suo giorno più bello, offrendone un saggio per mano dei più qualificati nomi : questo l’obiettivo – centrato in pieno – del Beauty Haute Couture, iniziativa svoltasi il 22 aprile che porta la firma di Barbara Molinario, direttore della ultrapatinata rivista FNM Fashion News Magazine e che per il livello raggiunto in termini di immagine e richiamo può ben fregiarsi della definizione  (spesso abusata) di “evento”.     DSC_0138

I saloni anticamente sede della Università Urbaniana sono stati letteralmente presi d’assalto da un pubblico femminile di quelli “giusti” – che sa interpretare l’essere chic ma senza farlo pesare –  ansioso di sottoporsi a un “trucco e parrucco” completo anche se non necessariamente in vista del fatidico “si”: insomma, era troppo ghiotta l’opportunità di affidare le proprie chiome all’equipe di Giancarlo Nardi della Nardi Day Spa assieme ai parrucchieri di L’Oréal Professional coordinati da Alessia Nardi ricevendone anche i preziosi consigli, o di “vestire” le proprie mani con gli smalti per unghie di Essie e ancora di provare i trattamenti viso di Carita e il make up firmato Yves Saint Laurent Beauté applicato dalla squadra di Francesca Nardi.

DSC_0112 E se magari c’era da aspettare un po’ prima del proprio turno? Niente di meglio che ingannare piacevolmente l’attesa sorseggiando con nonchalance un prosecchino ben freddo per accompagnare il rinfresco – talmente bello da vedere che era quasi un peccato mangiarlo – preparato dalla White Ricevimenti della food designer Valentina Picca Bianchi, incrociando magari uno dei tanti volti noti intervenuti: ci sarebbe da compilare un elenco del telefono e allora citiamo solo Lucrezia Lante della Rovere, Mita Medici, Karin Proia assieme al marito Raffaele Buranelli, la scrittrice Iolanda Pomposelli, Maria Monsè , Janet de Nardis, Margherita Laterza, Jacopo Sipari di Pescasseroli, Chiara Conti, Francesca Valtorta, la stilista Raffaella Frasca, il pr della L’Oréal Fabio Nicolai, la produttrice Stefania Tschantret (suoi i videoclip de Il Volo, Fedez, Moreno e Lorenzo Fragola) e diverse blogger specializzate in moda e costume.  DSC_0120

Tanti vip insomma ma il merito di Barbara Molinario – dotata forse del dono dell’ubiquità per sorvegliare che tutto procedesse al meglio in tutti i locali contemporaneamente –  è stato quello di far sentire tale fin dall’ingresso anche chi magari non compare abitualmente sul teleschermo o sulle riviste più diffuse, affidando le ospiti all’accoglienza delle allieve della Accademia del Lusso.   DSC_0147

Da scommetterci che più di qualche partecipante avrà approfittato dell’attesa  prima dei trattamenti  ammirando i superbi abiti da sposa di Peter Langner, da indossare sopra l’intimo della Wolford abbinandoli magari all’alta bigiotteria disegnata da Rosa de Nicolo per Peggy Creazioni. Semplicemente da caduta della mandibola la stanza allestita sui toni del viola da Alice Bonifazi, floral artist e fondatrice della iDecoration che con le piantine bonsai crea anche bomboniere.

DSC_0122 Per perdere definitivamente la testa, la prova degli orecchini e dei collier firmati dall’orafo Danilo Giannoni per la gioielleria Giamore magari sperando di vincere le fedi nuziali o gli anelli di fidanzamento raccontando in 1500 battute la storia della propria dichiarazione, da spedire all’indirizzo eventi.giamore@gmail.com entro il 10 maggio (può provarci anche chi non era presente). DSC_0168

E per tutte quelle ospiti del Beauty Haute Couture davvero in procinto di compiere il grande passo ma preoccupate di arrivare alla cerimonia senza ansia e stress da preparazione e vestizione, l’utilissimo sostegno manuale e morale di Tamara d’Andria, stilista nuziale (si dice bridal stylist in realtà) che con la sua “L’amica della sposa” la assiste garantendo una presenza efficace e discreta al contempo in un momento tanto impegnativo. Per chi dovesse ancora pensare alla meta del viaggio di nozze e servizio fotografico, ecco rispettivamente la Play Viaggi e lo Studio Azeta. A proposito di foto, ogni ospite è stata immortalata dal reporter di moda Salvatore Dragone finendo nientemeno che sulla copertina di un ideale numero di FNM – Fashion News Magazine, con lo sfondo dello scalone in mosaico luminoso della Accademia L’Oréal.

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Barbara Molinario sul ponte di comando

   Infine, per fugare ogni malinconia al momento di accomiatarsi le ospiti hanno ricevuto un omaggio di quelli che solitamente si trovano incartati sotto l’albero di Natale: una pochette firmata Carita accompagnata dai prodotti della Casa, personalizzati secondo le indicazioni ricevute dai professionisti intervenuti.

i gioielli creati da Danilo Giannoni per Giamore

i gioielli creati da Danilo Giannoni per Giamore

Insomma, semplicemente memorabile questo Beauty Haute Couture – realizzato con la partecipazione di Matrimonio.com, PianetaDonna.it, U Fash On e Chic Zone –  clamorosa idea di Barbara Molinario che in quanto a stile e mondanità porta la scena capitolina a livelli anche superiori rispetto alla mitica “Milano da bere” degli anni Ottanta.

Alessandro Pino

 

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Stazione Jonio della metro B1: appena aperta e già polemiche – di Alessandro Pino

22 Apr

Dopo l’inaugurazione dimessa e senza tagli di nastri in molti criticano la presenza di barriere architettoniche per l’accesso al giardino sul terrazzo

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Inaugurazione sotto tono – nonostante l’evocativa data del Natale di Roma scelta per l’apertura all’esercizio – per  la stazione Jonio della metropolitana B1, aperta all’esercizio poco prima delle sei del mattino del 21 aprile senza tagli di nastri e cerimonie particolari. 20150421_105340

Solo verso le undici è arrivato l’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Guido Improta: niente sindaco Marino con fascia tricolore (fuori città per impegni istituzionali) ma ormai l’assembramento di giornalisti con microfoni e telecamere, politici e personalità locali era già formato – senza contare uno spiegamento di personale di vigilanza che dubitiamo si vedrà nel normale esercizio – tanto che sembrava ci fosse non un assessore ma il Presidente della Repubblica: per il Terzo Municipio – nel cui territorio si trova la nuova stazione  – erano presenti il 20150421_112421 presidente Paolo Marchionne e quello del consiglio Riccardo Corbucci oltre a svariati consiglieri e assessori municipali e un folto gruppo di manifestanti, lavoratori di imprese subappaltatrici angosciati per il loro futuro ma per anche per il loro oggi. Dalla Regione è arrivato l’onorevole Antonello Aurigemma mentre lo stesso Improta si è fermato  a salutare Padre Gaetano Saracino, parroco della adiacente chiesa del Redentore e volto noto ai telespettatori come opinionista in trasmissioni di attualità che ha anche benedetto la struttura. 20150421_110145

Una folla imponente che si è riversata tutta assieme dall’ingresso su via Scarpanto, passando dai tornelli dando luogo a un ininterrotto “trenino” che ricordava in scala gigante quelli poco edificanti dei troppi scrocconi che usualmente si accodano nel transito a chi paga regolarmente il biglietto. Raggiunto il piano binari in parecchi sono saliti su un treno proveniente da Conca d’Oro, orrendamente massacrato di scarabocchi dai teppisti che smerdano i mezzi pubblici di tutta la città: schietti e sinceri, nemmeno si sono presi il disturbo di tenere pronto un treno con le fiancate pulite. Andando via dalla 20150421_105853 stazione, giretto perlustrativo nell’area verde allestita sul tetto della struttura formata assieme all’autosilo per il parcheggio di scambio e che in pratica crea una collina artificiale al posto di quella spazzata via dalla carta geografica proprio per i lavori: tutto è (quasi) pronto, deve essere ancora aperto l’ingresso lato viale Jonio e sedendosi su una panchina in marmo rimane forse un po’ di malinconia pensando al passato, gli anni di proteste per i disagi del cantiere, il quartiere come era assieme ai volti mancati nel corso del tempo. Ma si illude chi pensa che tutto sia finito e che questo sia un nuovo inizio da cui guardare in avanti ripartendo da zero: 20150421_105505

certo, è doveroso che ognuno cominci a difendere con le unghie  e i denti proprio il giardino pensile in modo che rimanga pulito e ordinato come oggi senza che nessun imbecille arrivi a imbrattare le panchine immacolate e sperando che attecchiscano gli esili alberelli, ma già impazzano in rete nuove polemiche proprio per la mancanza di un sistema di risalita meccanico che porti al terrazzo e addirittura riguardo chi per primo abbia segnalato la faccenda agli organi competenti (interessante caso di polemica nella polemica). Per arrivare in cima la scelta è tra una gradinata tipo piazza di Spagna – che se non sei più che allenato arrivi con la lingua penzoloni – o da via del Gran Paradiso, magari accompagnati in automobile per chi combatte con disabilità motorie:  la pendenza della strada la rende proibitiva anche per le carrozzelle elettriche.  In aggiunta a questo, già si ripropone – in analogia con certe pietanze dalla digestione difficoltosa – l’argomento del prolungamento fino alla zona Bufalotta. FaciImente prevedibili  poi – accontentare tutti non è mai possibile  – i malumori quando verrà modificato nei prossimi mesi il trasporto di superficie nella zona, quali che siano i cambiamenti ancora da decidere. Insomma, questa metro B1 ha tutt’altro che terminato di far parlare di sé e ce ne sarà per tutti i gusti: l’avventura (purtroppo) continua.

Alessandro Pino

Assemblea pubblica in Municipio in vista dell’apertura della stazione Jonio – di Alessandro Pino

21 Apr

Con l’apertura  – prevista per il 21 aprile – della stazione Jonio, capolinea della metropolitana B1, si annuncia una nuova ennesima serie di modifiche alla viabilità e alle linee di autobus che transitano nel quadrante Nord Est della Capitale, ultima tra quelle che negli ultimi anni hanno interessato i quartieri dove man mano veniva realizzata la ferrovia sotterranea.   DSC_0048

Quali esattamente però non è stato ancora deciso dagli uffici competenti , se si esclude l’istituzione di tre grandi fermate nei dintorni della nuova stazione: questo è emerso dalla assemblea pubblica tenutasi il 16 aprile nell’aula consiliare di piazza Sempione , quasi si volessero rassicurare i cittadini che temevano di vedersi calare dall’alto nuovi assetti stradali e del trasporto pubblico come in pratica è accaduto in passato. Delegato a esporre la materia è stato come in altre occasioni Fabio Dionisi, presidente della commissione municipale Lavori Pubblici, con brevi interventi del presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne e dell’ingegner Piero Lattanzi di Roma Metropolitane. Per adesso  e fino all’estate dunque non ci saranno modifiche, preferendo  prima di operare qualunque intervento una osservazione di quali saranno effettivamente i flussi di passeggeri nei prossimi due mesi e regolarsi in base ad essi. Nell’immediato dunque le uniche  novità consisteranno – oltre all’apertura del parcheggio multipiano da 250 posti soprastante la stazione, tariffato come le altre aree di sosta gestite dall’Atac – in tre fermate che raggrupperanno le linee di altrettante direttrici: una su via Isole Curzolane all’altezza di via Scarpanto per gli autobus che percorrono via Monte Cervialto, una su via di Val Melaina di fronte alla stazione per quelli che raggiungono Porta di Roma e una sul viale Ionio per quelli legati a via Ojetti e alla zona di Casal Boccone. Proprio sul lato viale Ionio si trova uno dei due ingressi della stazione che in un primo momento però rimarrà chiuso a causa di intoppi amministrativi che hanno ritardato il completamento di alcuni lavori nell’area ad esso adiacente, quindi si entrerà solo da via Scarpanto. Sono stati previsti accessi per i disabili al piano binari e al giardino realizzato in cima alla struttura; in questo caso sono state espresse perplessità da alcuni dei partecipanti all’assemblea perché l’ingresso dell’area verde si trova comunque si trova in cima a un’altura senza strumenti  meccanici di risalita. La risposta dell’ingegnere di Roma Metropolitane è stata che impianti del genere all’aperto sono sempre di onerosa manutenzione anche per l’azione dei teppisti. Chiaro che nel quadro generale conti maggiormente l’apertura della stazione vera e propria rispetto al giardino che si può considerare un accessorio; rimane il fatto però che nel panorama italiano e romano in particolare si continua a rimanere sotto scacco dei barbari che vengono considerati un male inevitabile contro il quale non va mosso un dito, al punto che reati come il danneggiamento o l’attentato alla sicurezza dei trasporti sono considerati “tenui” in base alla recente riforma delle misure cautelari. Altra preoccupazione espressa dai cittadini partecipanti è stata quella sullo smaltimento dei materiali di cantiere presenti nella zona e nel parco delle Valli; è stata data rassicurazione che tutto verrà asportato dal costruttore come previsto dal contratto. Per quanto riguarda la sosta nelle vie intorno alla stazione, infine, per il momento continuerà a essere gratuita a differenza di quanto accade attorno alla fermata di Conca d’Oro dove in alcune strade è a pagamento.

Alessandro Pino

Viva l’Itavia! – di Alessandro Pino

21 Apr

Gli ex dipendenti della compagnia aerea tutti insieme per l’incontro annuale

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Già a prima vista, mentre animano con la loro allegra pipinara il borgo di Tragliata – nell’agro romano a nordovest della Capitale – si sente nell’aria una effervescenza contagiosa che mette di buonumore e si capisce subito che i capelli saranno pure grigi ma il brio e lo stile sono rimasti quelli di quando cavalcavano l’aria entrando infine, loro malgrado, nella storia d’Italia: sono i membri della associazione “Noi dell’Itavia” che raccoglie gli ex dipendenti della compagnia aerea da tutti ricordata solo per la vicenda di Ustica ma che alla fine degli anni Settanta rappresentò una dinamica realtà nei cieli della penisola, riunitisi lo scorso 18 aprile per l’incontro annuale. DSC_0060

Poco dopo il maledetto 27 giugno del 1980 le loro strade professionali si divisero, transitando in diverse linee aeree, ma rimase ben saldo il senso di appartenenza a quella che – lo si capisce parlandoci e sentendoli conversare tra loro – consideravano e considerano tuttora una grande famiglia più che un’azienda: si tengono in contatto anche tramite un gruppo Facebook. Tutti mescolati tra loro nel gradevole giardino fuori il vecchio casale riadattato a ristorante, piloti, assistenti di volo, impiegati e tecnici, senza dividersi per ruoli come invece – confida uno per esperienza personale – accade nelle riunioni tra i membri di altre compagnie.   DSC_0071 All’arrivo, la fila per registrare la presenza e pagare la quota di partecipazione ricorda un po’ il check in aeroportuale; di fianco al tavolino dell’organizzazione, un cavalletto sostiene la foto del celebre I-TIGI, il Dc 9 che fu distrutto  a Ustica con equipaggio e passeggeri, su cui si sommano le firme dei partecipanti e che a fine giornata risulta praticamente coperta. Intanto il fiume dei ricordi e degli aneddoti continua a scorrere, le chiacchere non si interrompono nemmeno quando vengono serviti gli aperitivi. A un certo punto arriva anche una giovane coppia con i caschi da motociclisti sotto braccio, capitata per caso alla ricerca di un ristorante; incuriositi chiedono informazioni sulla riunione e si scopre che lui è un pilota della Ryanair.DSC_0080

A qualche metro di distanza sono esposti alcuni cimeli: sacchi postali, sacchi per la zavorra, posacenere, una cravatta, un grembiule da hostess, persino una confezione con due minuscole bottiglie di marsala che veniva data in omaggio ai passeggeri – e subito qualcuno racconta divertito di quando si dovette investigare per capire come mai in alcune occasioni sparivano misteriosamente prima di poter essere distribuite a bordo pur essendo state caricate sull’aereo. Non mancano due grossi faldoni che raccolgono articoli di giornale riguardanti l’Itavia pubblicati nel corso degli anni.  All’ingresso del ristorante, una   foto praticamente  a grandezza naturale di Aldo Davanzali, il DSC_0093 presidente dell’Itavia, scomparso nel 2005, dà l’impressione che al convivio partecipi anche colui che ancora chiamano con affetto “l’Avvocato”; a conferma del carattere familiare che animò la vita dell’Itavia, la presenza all’incontro della figlia di Davanzali, signora Luisa. Si è scritto che Ustica fu il pretesto usato da poteri forti per porre fine all’esistenza di una compagnia privata “scomoda” come l’Itavia nei confronti di altre società e a distanza di trentacinque anni si percepisce ancora l’amarezza nelle parole degli ex dipendenti: DSC_0085

ovviamente per le vittime, per le traversie economiche che loro stessi vissero dopo la perdita del lavoro ma anche per la campagna di linciaggio morale cui fu sottoposto il “loro” Avvocato, accusato di far volare carrette malmesse quando poi fu acclarato che le cause del disastro furono altre. Intanto però il misfatto era compiuto e da allora non hanno più volato aerei con il nome Itavia scritto sulla DSC_0089 fusoliera. Sarà così per sempre o qualche imprenditore, contagiato dal loro entusiasmo che li fa sembrare appena scesi dalla scaletta, proverà a recuperare il marchio magari per dare vita a una nuova aerolinea? Chissà…

Alessandro Pino

 

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La chiamavano Bocca di Rosa – di Luciana Miocchi e Alessandro Pino

13 Apr

bellezzainbicicletta

C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.

Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all’invettiva.

 

E’ qualche settimana che il Pino ed io ci lavoriamo su.

Dapprima avvistamento mitico, leggenda metropolitana difficile da afferrare, con mille voci tutti da verificare. Sarà una bellezza in vendita, sarà una bellezza eccentrica. Sarà che ci mettiamo in testa di trovarla. Anche perchè sui gruppi di vicinato di Fb ci sono donne inferocite che la segnalano nei pressi di parchi e scuole intenta ad attaccar bottone con i maschi di famiglia.

La Signora ci viene raccontata come appariscente, si sposta in bicicletta e sempre fasciata in completi semitrasparenti.

La Salaria è tristemente adorna di corpi in vendita ad ogni ora del giorno e della notte ma mai nessuno  ha suscitato tanto clamore. Decidiamo di fare un giro in giro, ci va buca, nessuna traccia della Signora, nonostante gli orari siano quelli giusti. Ci riproviamo diverse volte, ce la descrivono in diretta dall’autobus, diventa una questione di puntiglio. La dobbiamo trovare.

Nel frattempo, faccio un breve giro su google, dietro suggerimento di un amico evidentemente più scafato di me. Mi ritrovo a leggere di un mondo sconosciuto, al quale non avevo mai pensato.

Esistono siti di recensioni per prostitute, le chiamano Pay. Ebbene si. Posti dove gli utenti si segnalano le novità sul mercato, le prestazioni, scrivono vere e proprie stroncature oppure esaltano le doti della ragazza di turno. Ci sono sigle in codice per tutto, per la tariffa, per le specialità della casa. Clienti gelosi che recensiscono ma solo un po’ e non lasciano i riferimenti per non dover condividere la loro scoperta con troppi altri, altrimenti i prezzi si alzano e la qualità diminuisce.

Uno mi fa salire la rabbia e finisco a soprendermi a maltrattare il primo maschio che mi si para davanti, colpevole solo del suo genere. Vaglielo a spiegare che il mio improvviso giramento di pianeti e costellazioni è provocato dall’aver letto “come andare con la propria ragazza”. Razza di stronzo, vai a mignotte per ricercare come massimo brivido quello di imbatterti in una professionista affettuosa e premurosa come la tua compagna (parole loro eh) ?  Che poi effettivamente, il punto è questo. A puttane non ci vanno solo anziani soli o giovani single o uomini stressati dal lavoro fino al punto di non aver nè tempo nè voglia di intavolare un minimo di parvenza di rapporto umano. Troppi ne ho visti di padri di famiglia fermarsi a contrattare, denunciati dalla presenza del seggiolino per i bimbi sul sedile posteriore. Una donna qualsiasi potrebbe ritrovarsi con l’amara sorpresa di avere un compagno che va in cerca di rapporti mercenari. Purtroppo, questi siti sono sì frequentati per buona parte da cazzari grafomani ma un fondo di verità la contengono.

Informo l’altra metà della ditta scrivente, che ovviamente per dovere di cronaca si documenta abbondantemente. Per il sito la Signora è di mezza età, non invadente, si limita a passeggiare in bicicletta e si avvicina alle macchine parcheggiate con uomini soli a bordo, sempre nella stessa zona circoscritta.

E venne il giorno.  Anzi, la mattina. Nemmeno  il tempo di girare al semaforo che Pino la immortala. Io guido. Con le macchine fotografiche ho un rapporto di amore-odio, meglio ci pensi lui. Poi ci fermiamo ad un bar, il commesso ne ha da raccontare. Noi abbiamo tempo per ascoltare.

Questo qui sotto è il pezzo che ha messo insieme Alessandro Pino.

“Che la via Salaria nel tratto da Settebagni ai Prati Fiscali pulluli di prostitute a ogni ora del giorno e della notte non è una novità, sono anni che si dibatte sull’argomento e nemmeno si fa quasi più caso alla esposizione permanente di cosce e sederi lungo a bordo strada. Da circa un mese però  in tale panorama sta facendo parlare di sé in rete e sulla stampa una new entry, anglicismo d’obbligo non potendosi dire “un volto nuovo” dato che fino a oggi sono apparse immagini della persona in questione ripresa esclusivamente da dietro: a quanto si è letto la signora, invece di attendere i clienti sul marciapiede, andrebbe a cercarli in bicicletta, pedalando in una tenuta molto aderente e semitrasparente  tra Castel Giubileo e Villa Ada. Le due località distano qualche chilometro tra esse, ma è evidente che questo non sia un problema per la misteriosa e avvenente pedalatrice, anzi è la conferma  – in linea con il pensiero del sindaco ciclista Ignazio Marino – che andare in  bicicletta fa bene alla salute: perché è inutile negarlo, la signora possiede un lato B strepitoso e due cosce ben muscolose, di quelli da finire fuori strada su un pilastro per la distrazione quando la incontri e in tal senso giudizi unanimi vengono espressi su forum specializzati – una vera e propria sottocultura, un mondo a parte con un suo gergo in codice – nei quali allupati naviganti si  scambiano pareri e recensioni in piena regola dalle quali si è venuto a sapere che la ciclista sarebbe italiana, con un passato da ballerina della Rai. Meno entusiasti – eufemismo per indicare un tasso di velenosità che al confronto un cobra è un animaletto d’affezione – i pareri di svariate iscritte a gruppi  Facebook come “Settebagni e Castel Giubileo” , inviperite perché a loro dire i loro mariti verrebbero insidiati mentre attendono i figli all’uscita della scuola. Qualche moglie ha anche invocato manifestazioni, ronde e l’intervento delle autorità per invitare la presunta rovinafamiglie a pedalare altrove, proposta che sinceramente – dopo anni che avvengono manifestazioni contro la prostituzione nella zona senza che cambi nulla – appare abbastanza velleitaria. Curiosamente mancavano quasi del tutto commenti maschili: evidentemente era grande la paura dei mariti di dover subire scenate del tipo “tanto lo so che le sbavi dietro” e allora meglio far finta di niente. “Lei” intanto continua a macinare chilometri e a agganciare clienti, facendo accantonare l’ipotesi che non fosse una prostituta ma soltanto una persona un po’ eccentrica desiderosa di mostrare le proprie grazie: proprio durante il breve sopralluogo cui si riferisce la foto è stata vista allontanarsi a piedi conducendo a mano il velocipede, seguita a pochi passi di distanza da un giovanotto sulla trentina.”

* * *

Qualche giorno dopo la nostra uscita, il messaggero le dedica un piccolo articolo. La Signora fornisce un nome diverso da quello con cui l’abbiamo conosciuta, descrive una vita di scuole private per i figli, tutto l’armamentario di balle che si raccontano per farsi lasciar perdere. Ancora una volta i commenti più velenosi vengono dalle altre donne. Immancabilmente, ad ogni post, mi ritorna in mente la canzone di De Andrè. Non riesco a fare a meno di pensare che la bicicletta più che una questione di marketing sia una necessità per sfuggire alla dura legge dei pappa dell’est. Non avendo un posto preciso dove battere non viene infastidita dai protettori che altrimenti le farebbero passare dei gran bei brutti quarti d’ora. Almeno è padrona di se stessa, spinta “soltanto” dalle proprie necessità o scelte che dir si voglia.

Passano altri giorni, nemmeno ci pensavo più. La ciclista dalla tutina aderente non l’avevo più vista. All’improvviso mi si para davanti, sulla Salaria dal traffico che procede a rilento. Mi pedala a fianco, lentamente. Essì, il sellino tirato su ad arte mette in risalto un fondoschiena scolpito dai chilometri, quasi in vetrina, fasciato nei soliti pantaloncini da ciclista, traslucidi e molto rivelatori.

Un suv nero mi sorpassa in fila poi si infila tra me e la macchina che mi precede, costringendomi a frenare. Il guidatore fa cenno alla ciclista, indica con la mano la strada laterale che costeggia la Salaria. Lei fa un cenno con il capo e gira sulla stessa via. Scompaiono alla mia vista, il traffico comincia a scorrere più veloce. Poco più avanti, nonostante siano solo le dieci di mattina, una sfilza di giovani bellezze dell’est mostrano il deretano a poca distanza l’una dall’altra. Questo offre il mercato. Evidentemente questa è la richiesta. Culi. La faccia non è importante, nemmeno il fisico. Forse sperano siano anche mute. Un po’ mi vien la nausea. Forse potrebbe essere anche l’invidia per il posteriore da concorso, chissà. Certo è che la legge Merlin ha chiuso le case di tolleranza ma non ha eliminato la pratica. Anzi, l’ha sbattuta in miglior evidenza, sulle strade. Non ci si può far niente, il coraggio del legislatore si è esaurito giusto prima di scrivere che la prostituzione è reato, dopo aver avuto un impennata di orgoglio vietandola al chiuso. Probabilmente gli italiani sono ancora troppo poco maturi per ammettere che bisogna colpire sfruttatori e favoreggiatori ma che l’attività volontaria va regolamentata. O almeno vietata, cribbio! Sarebbe divertente vedere quanti e quali maschi finirebbero dietro le sbarre per essere andati a puttane. L’unico modo per sfangarla: farsi venire a riprendere da madri e compagne. In distribuzione gratuita, all’uscita del commissariato, randelli di solida quercia da affidare alle gentili mani femminili di famiglia.

Al Museo dell’Aeronautica con le Alfa Romeo del Club Cuore Sportivo – di Alessandro Pino

18 Mar
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In carovana sul Raccordo

Si avvicina la primavera e aumentano le occasioni per veder circolare – specialmente i fine settimana – tante belle automobili italiane di una volta, oggi purtroppo quasi interamente sostituite da scatoloni e scatolette con gli occhi a mandorla. Tra queste meritano una menzione quelle dei soci laziali del Club Cuore Sportivo, sodalizio affiliato al Registro Italiano Alfa Romeo che lo scorso 15 marzo hanno organizzato un raduno con annessa visita al Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle. Di buon mattino e nonostante la pioggerella – un colpo di coda dell’inverno – una ventina di vetture tra Alfa Romeo di ieri e qualcuna di oggi si è

La Giulia nello specchietto della Giulietta

La Giulia nello specchietto della Giulietta

 concentrata in zona Anagnina, sud est della Capitale: il tempo di qualche convenevole, un caffè e via in colonna verso il lago di Bracciano. Lungo il percorso si aggiungono altri equipaggi e alla fine sono circa trenta le vetture che raggiungono il piazzale del Museo, parcheggiando in riva al lago dando vita a un belvedere che compensa il cielo cupo. Ci sono alcune Giulia (la berlina vista in tanti polizieschi all’italiana anni Settanta), la sua derivata coupè Giulia Gt, una rara “2600” blu ministeriale di

L'arrivo al Museo

L’arrivo al Museo

rappresentanza , due Alfetta, tre Spider (il Duetto guidato da Dustin Hoffman in “Il Laureato”), due berline “1750”, altrettante Alfette di cui una all’apparenza appena uscita dal concessionario e la sua erede Alfa 90, sempre elegante nelle linee tese firmate Bertone. Mancavano però le Alfa 75, modello di cui ricorre quest’anno il trentennale della presentazione e proprio per questo impegnate in un’altra manifestazione. Assieme a loro, alcune Alfa più recenti – come la Giulietta attualmente

Alfa di ieri e di oggi in riva al lago

Alfa di ieri e di oggi in riva al lago

in produzione – e un paio di auto storiche di altre marche. All’ingresso del Museo il gruppo degli alfisti è stato accolto dal maggiore Marco Bovesecco, responsabile della sezione espositiva del Museo e dall’ingegner Paolo Faleroni, capo delle guide: a loro volta sono stati ringraziati per l’ospitalità ricevendo in dono una targa a ricordo della visita e una cornice racchiudente un patriottico componimento in versi composto per l’occasione da uno dei soci. Guidata dall’ingegner Faleroni la comitiva ha completato la visita degli hangar in circa un’ora: a causa di prolungati lavori di

La spiegazione dell'ingegner Faleroni

La spiegazione dell’ingegner Faleroni

manutenzione, purtroppo, non è stato possibile accedere a quella che molti ritengono la parte più interessante del Museo, ospitante gli aerei della seconda guerra mondiale – alcuni equipaggiati proprio con motori Alfa Romeo – e delle epoche successive. Foto di gruppo davanti un biplano Fiat (chissà se ne sono accorti…) e uscita dall’ex scalo per idrovolanti, diretti verso un vicino ristorante dove tra un risotto e una fetta di arrosto è stato proposto un quiz rigorosamente di argomento

Copia dell'aereo dei fratelli Wright

Copia dell’aereo dei fratelli Wright

alfistico contenente domande riservate a dei veri esperti, quelli che sanno dire quanti carburatori aveva la “Giulietta Spider Veloce” o se le borchie delle ruote di una “Gt Junior” fossero le stesse della “Gt 1600”. Anche chi non ha saputo rispondere però ha ricevuto una medaglia realizzata appositamente. Sono ormai le quattro del pomeriggio quando la comitiva esce dal locale – sempre sotto la pioggia – per i saluti con le Alfa Romeo storiche che tornano verso Roma.
Alessandro Pino

 

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III Municipio di Roma Capitale: un altro centro di riabilitazione a rischio chiusura per troppa burocrazia – di Alessandro Pino

9 Mar

PINOtangram(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Affrontare i travagli dati dall’avere un disabile in famiglia, che nei casi più gravi, quelli al limite dell’ingestibilità per stazza corporea e reazioni violente, comportano un logoramento del fisico e dell’animo; trovare parziale sollievo affidandosi a un centro di riabilitazione dove le persone vengono assistite in regime ambulatoriale o semiresidenziale – trascorrendovi la giornata quindi – dando anche modo ai loro congiunti di recarsi al lavoro, sbrigare le incombenze quotidiane con meno disagi e riprendere fiato, anche se pare brutto dirlo. E come se ciò non bastasse, rischiare di trovarsi senza nemmeno questo sostegno:  è la situazione angosciosa di oltre cento famiglie che hanno un componente seguìto dal Centro Tangram di via Ida Baccini  (zona Bufalotta, Terzo Municipio) incontratesi lo scorso 7 marzo con la dottoressa Carla Patrizi – presidente della cooperativa Idea Prisma ’82 che lo gestisce  – per essere informate al riguardo.

Va detto subito che il Tangram  è apprezzato dall’utenza, dalla cittadinanza e dalle istituzioni per il suo operato ultraventennale: considerato una struttura d’eccellenza – ha anche vinto lo scorso dicembre il “Premio Montesacro” – gode dal 2001 di un accredito provvisorio presso la Regione Lazio, necessario per esercitare la sua attività. A novembre dello scorso anno però, nel corso dell’istruttoria avviata dalla Regione per l’accreditamento definitivo in quanto struttura privata, una ispezione compiuta dalla Asl Roma A aveva rilevato che l’edificio di cui il Tangram occupa tre piani  non è in possesso di due certificati: quello di abitabilità e quello antincendio. I responsabili della Idea Prisma si erano attivati per ottenere i documenti in questione trovandosi da subito in una situazione paradossale di burocrazia ottusa e kafkiana come troppe se ne vedono in Italia: il certificato di abitabilità dell’edificio dovrebbe rilasciarlo, a seguito di un collaudo statico, il Comune di Roma che ne è anche proprietario – essendogli stato donato negli anni Sessanta dalla famiglia Talenti espressamente per finalità sociali – soltanto che l’amministrazione capitolina per i suoi edifici non usa fornire documenti del genere e in effetti si tratterebbe di presentarli a sé stessa. Tra l’altro nello stesso palazzo sono ospitati un asilo nido comunale e un ufficio della medesima Asl che ha rilevato l’irregolarità: essendo però strutture pubbliche non hanno obbligo di fornire certificazione alcuna. Per il rilascio del certificato antincendio, reso necessario da mutamenti normativi intervenuti abbastanza di recente, era invece necessaria l’approvazione  di un piano di prevenzione da parte del Comitato provinciale dei Vigili del Fuoco: più volte presentato, era stato bocciato principalmente perché l’uso  promiscuo della scala interna con l’asilo nido e gli uffici della Asl la faceva ritenere non idonea all’evacuazione in caso di emergenza. In entrambi i casi la dirigenza del Tangram ha cercato di sbloccare il cortocircuito burocratico: per ottenere il certificato di abitabilità – previo accatastamento dell’immobile che nemmeno risultava registrato perchè all’epoca della costruzione, negli anni sessanta la normativa non lo richiedeva –  hanno chiesto al Comune l’autorizzazione a effettuare a proprie spese il suddetto collaudo statico da una ditta privata al modico prezzo di circa 30.000 euro, visto che i preposti uffici capitolini  non avevano mostrato l’ intenzione di provvedervi. Per il rilascio del certificato antincendio è stato  concordato con i Vigili del Fuoco un nuovo piano di prevenzione che prevede l’installazione di due scale di emergenza dal costo complessivo di 200.000 euro: spesa esorbitante per fronteggiare la quale il Tangram ha contattato alcune banche al fine di accendere un mutuo. In teoria lavori del genere dovrebbero essere a carico della proprietà – quindi il Comune di Roma- ma come spesso accade in questi casi è stato già dichiarato che non ci sono soldi; inevitabile il richiamo alle recenti cronache giudiziarie romane che hanno mostrato come per altre situazioni i soldi ci siano eccome. Sembrava dunque che la vicenda potesse sbloccarsi – va però puntualizzato che in mancanza di una conferenza ufficiale dei servizi tali progressi  sono avvenuti anche grazie alle sollecitazioni di chi ha fatto pesare la propria autorevolezza istituzionale come il presidente del III Municipio Paolo Marchionne e la presidente della Consulta H municipale Maria Romano, oltre che del “Comitato famiglie utenti Tangram” presieduto da Bruno Regni – quando a metà febbraio è arrivata come una doccia fredda la diffida della Regione, firmata dal dirigente Giorgio Spunticchia, con la quale si minaccia la revoca dell’accreditamento e la chiusura del centro di riabilitazione qualora non si ottemperasse a tutti gli adempimenti entro il 18 marzo. Si comprende benissimo l’impossibilità di arrivare a tale data con i due certificati in mano, come pure che una interruzione anche solo temporanea dei servizi  fino all’ottenimento dei documenti sarebbe rovinosa per i disabili – essendo  essenziale la continuità delle terapie – per le loro famiglie e anche per i lavoratori della Idea Prisma. Da qui nuove sollecitazioni che hanno indotto il dirigente a fissare un appuntamento in Regione per il 10 marzo, al quale seguirà un incontro presso la Asl di via Monte Rocchetta tra la Consulta H, il Tangram e l’Azienda Sanitaria Locale. La civile esasperazione delle famiglie però ha raggiunto livelli da termometro sul rosso fisso e nel caso si dovesse procedere con la revoca dell’autorizzazione al “loro” centro si sono dette pronte a protestare presso le sedi istituzionali coinvolte, anche portandosi dietro i familiari fruitori.

Alessandro Pino

Salaria perennemente al buio: non se ne può più- di Alessandro Pino

27 Gen

Talmente si è abituati a percorrere la via Salaria di sera nell’oscurità completa a causa dei furti di cavi elettrici che si rimane stupiti le poche volte in cui viene ripristinata l’illuminazione pubblica, salaria buia (1)consapevoli che non durerà molto grazie all’impunità di fatto di cui godono i soliti noti; e a dirla tutta si è pure abbastanza stanchi di dover pagare tasse in continuo aumento per poi sentirsi dire (secondo un canovaccio ormai logoro) che “non ci si può fare niente, mancano i soldi per la sorveglianza e per nuovi fili”. Sarebbe ora di finirla, perché specialmente con la pioggia o la nebbia anche andando piano non è facile accorgersi per tempo di ciò che spunta all’improvviso davanti la propria vettura, si tratti di buche o di prostitute (entrambe notoriamente presenti in quantità).

Alessandro Pino

 

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Roma Classic Motors: le auto dei nonni tornano alla Fiera di Roma- di Alessandro Pino

23 Gen

Centinaia i veicoli in mostra – festa per i 30 anni dell’ Alfa 75 con il Club Alfa Roma
Le auto e le moto storiche sono tornate in mostra nella Capitale lo scorso 17- 18 gennaio con “Roma Classic Motors”. Con la nuova organizzazione della società Alboino cinque padiglioni della Fiera di Roma hanno ospitato centinaia di modelli siaPINOromaclassicmotorA prestigiosi che popolari – quelli di tutti i giorni insomma – scampati alle rottamazioni dando una testimonianza della vita quotidiana di una volta. Presenti inoltre gli stand di ricambisti e restauratori di meccanica e carrozzeria, per i possessori di un veicolo mancante di qualche parte altrimenti introvabile. Questo proprio in un momento nel quale molte automobili che hanno superato i vent’anni di vita ma non ne hanno ancora compiuti trenta rischiano di finire sotto la pressa a causa del regime fiscale mutato nelle scorse settimane, che ha cancellato le esenzioni dal bollo di cui avevano goduto negli ultimi anni: in uno scenario del genere è chiaro che verranno spinti a disfarsene quei proprietari di auto PINOromaclassicmotorBanziane dallo scarso valore economico ma di potenza ragguardevole che fino a oggi le avevano conservate o acquistate per motivi affettivi o culturali (vetture ereditate o che ricordavano l’infanzia, per esempio) oppure per necessità, non potendo permettersi una vettura nuova e usandole quotidianamente con un impianto a gas risparmiando appunto sulla tassa di proprietà. Tutto ciò ovviamente con una perdita per un settore che – tra manifestazioni, manutenzione e una fiorente editoria specializzata– dava anche una mano all’economia nazionale. Opinione questa condivisa anche dal Club Alfa Roma, sodalizio capitolino composto da circa centotrenta possessori di Alfa Romeo (specialmente quelle tradizionali), PINOromaclassicmotorCpresente a “Roma Classic Motors” con uno stand dedicato interamente alla 75, l’aggressiva berlina a trazione posteriore sempre rimpianta dai cultori del marchio della quale ricorre quest’anno il trentennale della presentazione. Più di dieci gli esemplari di Alfa 75 esposti dai soci di Alfa Roma, diversi per colore, allestimento e motore ma tutti accomunati dalle linee a cuneo firmate da Ermanno Cressoni: un classico senza età del disegno industriale italiano che fa venire ancora più in uggia l’attuale panorama automobilistico, dominato da Suv e monovolume mastodontici, bulbacei e prodotti all’estero.

Alessandro Pino

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Roma Capitale: Successo al Teatro dei Dioscuri per il XII Premio OpenArt – di Alessandro Pino

22 Gen

Si è conclusa la dodicesima edizione del Premio OpenArt, che si propone di valorizzare talenti delle arti figurative sia italiani che

stranieri, svoltosi dal 13 al 16 gennaio nella prestigiosa cornice del Teatro dei Dioscuri al Quirinale. Le sale ospitanti le opere in

Nadia Bengala con due visitatori della mostra

Nadia Bengala con due visitatori della mostra

concorso (quasi una settantina tra dipinti, sculture e fotografie) sono state affollate da un pubblico di competenti e addetti ai lavori come anche di semplici curiosi; tra i volti noti si sono visti quelli del Procuratore Generale di Roma Antonio Marini e dell’attrice- showgirl Nadia Bengala. La giuria- composta da artisti, galleristi e critici d’arte – ha deciso di premiare

Il Procuratore Antonio Marini con Gianluca Morabito, curatore del Premio

Il Procuratore Antonio Marini con Gianluca Morabito, curatore del Premio

(in ordine di classifica e divisi secondo la tecnica utilizzata):

– per la sezione pittura Antonio Curia, Marco Ginoretti  e (ex aequo) Marco Zautzik e Patrizia Poli, con una menzione speciale per Luca Cigarini;

– per la sezione scultura Lorenzo Cecilioni, Roberto Servi e Luana Manzetti;

– per la sezione fotografia Marco Pelillo, Donato Lotito e Roberto Scardoni (autore delle immagini di questo articolo).

Antonio Curia, vincitore della categoria Pittura

Antonio Curia, vincitore della categoria Pittura

Un buon successo dunque per il premio curato da Gianluca Morabito per la società Marguttarte,  giudicato “…una occasione di incontro e di scambio tra diverse realtà, che arricchisce il panorama culturale del nostro paese e di Roma in particolare” da Michela Di Biase, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio.

Alessandro Pino

 

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III Municipio di Roma Capitale. Lavori dei piani Print in zona Settebagni. Consiglio presidiato per timore di interventi non condivisi. Ma non era Settebagni-Settebagni

18 Gen

documento risoluzione BL’introduzione di modifiche alla viabilità è un argomento che a Settebagni tiene banco da settimane, da quando cioè sono state annunciate in due riunioni pubbliche da Fabio Dionisi, presidente della commissione municipale Lavori Pubblici. Dionisi si era premurato di rassicurare i residenti sul fatto che ogni variazione – in un contesto nel quale introducendo o variando un senso unico in una strada si innesca un effetto domino che coinvolge tutte le altre – sarebbe stata prima discussa pubblicamente con i residenti, partendo da due bozze studiate dal locale Comando della Polizia di Roma Capitale. Per questo, quando nei giorni scorsi sono apparse in rete – ad opera sembra del consigliere pentastellato Massimo Moretti – le scansioni riguardanti gli ordini del giorno per il Consiglio Municipale, è nato un certo fermento tra i residenti: nel programma si leggeva infatti che sarebbe stata messa ai voti una risoluzione riguardante alcuni interventi (i cosiddetti Print, sigla di Programma Integrato) di riqualificazione urbana in zona Settebagni. Anzi, a dirla tutta aveva cominciato a serpeggiare il timore di vedersi imporre decisioni prese a priori senza consulto alcuno, e ha preso nuova linfa anche il tema sempreverde dell’ormai fantomatico nuovo sottopasso ferroviario che supplisca alle carenze di quello – inadeguato per dimensioni e fatiscenza – di via Sant’Antonio di Padova. Sui social già prendeva piede l’idea di andare a protestare contro “il colpo di mano”.

Fattostà che nei documenti in questione si legge che i lavori proposti riguarderanno la costruzione di un ponte in via Lello Maddaleno docuemento risoluzione Ache sostituisca quello vetusto che scavalca il Fosso di Settebagni , dalle cui acque viene regolarmente sommerso durante gli allagamenti nemmeno tanto infrequenti, lasciando di fatto isolati i residenti della collina di Bel Poggio. Nulla a che vedere con la rivoluzione viaria dei sensi unici o con il sottopasso Fs, quindi. Sempre però del territorio di Settebagni si tratta, perché Bel Poggio di ess fa parte, tanto che i residenti votano nel seggio delle scuola Giovanni Paolo I e hanno la chiesa di S. Antonio da Padova come parrocchia di riferimento. Giova ricordare che Settebagni, per il terzo municipio è un po’ come il vallo di Adriano in Gran Bretagna per gli antichi romani: l’ultimo avamposto di Roma Capitale a Nord giunge fino a via di Valle Ricca, che segna il confine con il Comune di Monterotondo. In mezzo diverse località, come via di santa Colomba, Quattro Cancelli, Tor San Giovanni e Bel Poggio, che hanno nel quartiere il proprio riferimento. Fatto sta che alcuni residenti di “Settebagni – Settebagni” (anche e qui si rischia di scendere in quella specie di razzismo tra quartieri del tipo “ma lei è del centro o della provincia?”, se Lfosse che ora le provincie non esistono nemmeno più, sostituite dai comuni metropolitani) e il presidente dell’Associazione il mio Quartiere di Settebagni, preoccupati, si sono recati a piazza Sempione per assistere al Consiglio incriminato, quello del 14 gennaio. Prima dell’inizio della seduta però, parlando con alcuni consiglieri – Bureca, Proietti e lo stesso Dionisi che non ha lesinato uno scambio di battute con il portavoce dei cinque stelle, a suo giudizio reo di non aver ben spiegato la cosa (ma l’odg era chiaro, le vie indicate e la zona di riferimento pure ndr) – sono stati resi edotti sul reale oggetto dei lavori previsti, in località via di santa Colomba e Bel Poggio, appunto. Rassicurati che la cosa non riguardava “Settebagni – Settebagni”, le persone che erano accorse hanno lasciato l’aula, ritenendo forse che la cosa non li riguardasse, lasciando che l’iter si compisse senza un loro intervento.

Alessandro Pino   –   Luciana Miocchi

prima pillola di “Dario Argento, si gira!” : l’intervista agli autori

6 Gen

PINOlocationromacoppedeFinalmente arriva la prima “pillola” del servizio realizzato in occasione della presentazione del libro “Dario Argento, si gira!” realizzato il 13 dicembre 2014, all’evento organizzato presso Palazzo Fabi.

Buona visione

http://www.youtube.com/watch?v=6yFEhvpjKGg

 

 

Settebagni, III Municipio di Roma Capitale: incendio a Capodanno – di Alessandro Pino

1 Gen

DSC_1046Capodanno con falò fuori programma in zona Settebagni: nel primo pomeriggio hanno preso fuoco dei rifiuti lasciati ai bordi del Raccordo Salario (lato direzione Roma) in attesa della raccolta differenziata. Le fiamme hanno distrutto una aiuola adiacente e da lì si sono propagate all’area recintata retrostante, dove era accumulata una certa quantità di legna tagliata. DSC_1051 Nel frattempo alcuni passanti avevano avvisato i Vigili del Fuoco, giunti a bordo di una autopompa dal distaccamento Nomentano di via Romagnoli che hanno rapidamente domato le fiamme prima che la situazione divenisse più grave.
Alessandro Pino

III Municipio di Roma Capitale: aperto completamente al traffico il raddoppio di via di Casal Boccone – di Alessandro Pino

27 Dic

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Senza che si abbia avuta notizia di cerimonie ufficiali è stata aperto al traffico nei giorni scorsi l’ultimo tratto del raddoppio di via di Casal Boccone, in zona Bufalotta: quello che in origine era poco più di un viottolo di campagna è ora diventato un ampio viale a quattro corsie di marcia – divise in due carreggiate  ciascuna affiancata da una pista ciclopedonale – al termine di lavori durati oltre quindici anni, svolti di pari passo con i pesanti interventi edificatori effettuati in zona.  E proprio tali costruzioni – che intanto proseguono – presumibilmente faranno diventare insufficiente la strada pur così ampliata, una volta che tutti gli appartamenti saranno abitati, con l’inevitabile carico di traffico veicolare che ne conseguirà. Nel frattempo non rimane che guardare al territorio dell’attuale Terzo Municipio come a una cartolina che da verde è progressivamente scolorita fino a diventare grigia.

Concluso con successo il “Premio Montesacro 2014” – di Alessandro Pino

4 Dic

Tutto esaurito al teatro Viganò per una serata di premiazioni e spettacolo

(Pubblicato su http://www.abitarearoma.net)

una visione del pubblico in sala

una visione del pubblico in sala in attesa che inizi la premiazione

Si è conclusa con una serata di premiazioni e spettacolo, tenutasi il primo dicembre presso il teatro Viganò di piazza Fradeletto, l’edizione inaugurale del “Premio Montesacro”, iniziativa tesa a dare il giusto riconoscimento a personalità e realtà attive nel territorio del Terzo Municipio e distintesi per il miglioramento della qualità di vita dei suoi abitanti.

i trofei in attesa di essere consegnati

I trofei in attesa della consegna ai vincitori

Voluto fortemente e patrocinato  dal presidente del Consiglio municipale Riccardo Corbucci e organizzato dalla associazione culturale Frog, senza sovvenzioni pubbliche e realizzato grazie alle sponsorizzazioni e al lavoro volontaristico, il premio aveva avuto una prima fase con l’apertura del proprio sito internet, utilizzato per illustrare le categorie in gara raccogliendo per ciascuna le segnalazioni da parte della cittadinanza. Tra esse, una giuria aveva poi selezionato tre finalisti scegliendo i vincitori, rimasti segreti fino all’apertura delle buste durante la serata a teatro presentata dalla giornalista Luciana Miocchi e da Simone Esposito, affiancati dal conduttore radiofonico Marco Baldini nel ruolo di impertinente commentatore: tutti divertenti e divertiti anche nello sdrammatizzare contrattempi come quello occorso alla cantante Nathalie  (vincitrice nella categoria Donna dell’anno) rimasta con la tastiera fuori uso al momento di esibirsi.

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Premiazione della Polisportiva Vico

Con ventiquattro categorie (più una alla memoria, per la quale è stata scelto di ricordare la giovanissima Valentina Col) ogni tentativo va fatto per evitare la compilazione di una lista somigliante a un elenco telefonico di coloro che hanno portato a casa il premio vero e proprio, consistente in una riproduzione della sede municipale di piazza Sempione, realizzata dallo scenografo Giancarlo Renzi e consegnato sul palco da personalità del territorio assieme alla reginetta di bellezza Claudia Spinella, la Miss Terzo Municipio in carica: dunque il giovane Federico de Rosa, scrittore autistico, è stato nominato Uomo dell’anno aggiudicandosi anche il trofeo per la sezione scrittura.

Tra i giovani ha vinto Deborah Evangelisti, generosa e capace soccorritrice di una bambina vittima di soffocamento. Per la scuola  il dirigente Michele de Gaetano. Dominate dalle ragazze le categorie relative allo sport: quella per le società ha visto prevalere la Polisportiva Vico, mentre tra le atlete sono state premiate a pari merito le ragazze della Asd Ginnica 3 e le calciatrici della Roma XIV, che hanno il campo casalingo a Settebagni. Francesco Barresi de “La Repubblica” e Sara Mechelli di “RomaToday”  (sito che si è aggiudicato anche la propria categoria) hanno vinto rispettivamente le sezioni per i giornalisti della carta stampata e della rete.

i saluti del presidente del consiglio municipale Riccardo Corbucci

i saluti del presidente del consiglio municipale Riccardo Corbucci

L’emittente locale Teleroma 56 è stata premiata per il suo ruolo ormai storico nell’informazione locale. Per il senso civico il trofeo è stato ritirato da Pierluigi Monaco ed Ermanno Righetti, dirigenti della associazione “Sulla Buona strada” attiva nella promozione della sicurezza stradale. Il premio per il volontariato è stato diviso in due categorie: quello di area cattolica è andato alla associazione Televita, quello laico alla Anagramma Onlus. Per il sociale ha vinto il Centro Tangram, specializzato nell’assistenza alla disabilità. Il dinamico presidente del Comitato di Quartiere Serpentata, Domenico d’Orazio – che tutti conoscono come Mimmo – ha vinto la categoria attivismo politico. Nel campo delle arti, la pittura ha visto primeggiare Letizia Marabottini; il cineasta Michele Vitiello ha vinto la sezione cinema e corti, mentre per il teatro sono stati premiati a pari merito Flavio de Paola (direttore artistico del “Degli Audaci”)  e il regista-autore Tommaso Sbardella, di casa al Viganò. Il brillante intellettuale  Gherardo “Dino” Ruggiero ha vinto la sezione cultura; per la promozione musica la vittoria ha arriso alla Associazione Italiana Rino Gaetano, intitolata all’indimenticato cantautore che di  Monte Sacro fu residente e il cui nipote Alessandro si è esibito sul palco alla chitarra. Oltre la mente però anche lo stomaco reclama la sua parte di nutrimento e giustamente è stata premiata la rosticceria Papero Giallo nella categoria commercio, per l’artigianato ha invece vinto Roberto Carminati. Il premio alla carriera (costellata di onorificenze e medaglie) è andato al Luogotenente      Salvatore Veltri,  che ha comandato la stazione Carabinieri di Talenti per oltre un quarto di secolo, dagli Anni di Piombo fino al recente congedo.

premio alla carriera 2014 Salvatore Veltri

premio alla carriera 2014 Salvatore Veltri

Le performance del gruppo  musicale “The Mirrors” (simpatico omaggio ai Beatles) e degli attori rugantiniani Fabrizio Russotto  e Gilberta Crispino hanno fatto da contorno alla consegna dei trofei, ma anche i candidati che non sono riusciti ad aggiudicarseli hanno ricevuto una pergamena a ricordo della manifestazione: «Mi dispiace per tutte le persone e le realtà che non sono riuscite a vincere quest’anno – ha commentato al termine Corbucci – spero che partecipino anche l’anno prossimo e che questo premio diventi un fiore all’occhiello per il Municipio e si moltiplichino anche le candidature».

Alessandro Pino

Torna a Roma, per il quarantesimo anno, Moa Casa – di Alessandro Pino

25 Ott

moacasaC’è tempo fino al 2 novembre per visitare Moacasa, la storica mostra dell’arredamento che si tiene alla Nuova Fiera di Roma e che quest’anno spegne quaranta candeline. Quattro padiglioni che ospitano i più noti produttori italiani di mobili e i maggiori rivenditori del Lazio di arredamenti per la casa e il giardino, infissi e complementi di design. L’esposizione come sempre non mancherà di ingolosire chi cerca idee e ispirazioni per arredare o riarredare la propria abitazione, come pure gli appassionati della materia che possono toccare con mano quanto di solito si vede sulle riviste di settore o nelle sempre più diffuse trasmissioni televisive a tema. Un occhio di riguardo viene comunque riservato a chi necessariamente vive in spazi sempre più limitati, proponendo soluzioni raffinate e versatili (si pensi ai letti a scomparsa che diventano librerie o tavoli) che permettono di sfruttare al massimo i pochi metri quadri a disposizione. Unica avvertenza: tornati a casa si rischia di guardare con malcelato disprezzo i propri, famigerati mobili in scatola di montaggio dal nome impronunciabile. Un settore è stato riservato alla celebrazione del quarantennale: “40” 1975-2014 Notizie e Design in Italia e nel Mondo è il titolo di un percorso fatto di pannelli illustrati che riportano i fatti più rilevanti accaduti in questo arco di tempo assieme ai pezzi più rappresentativi del disegno industriale. Sul sito http://www.moacasa.com sono reperibili tutte le altre informazioni utili.

Alessandro Pino