Tag Archives: Rai
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Monterotondo: ritrovato uomo scomparso da luglio – di Alessandro Pino

13 Set

[ROMA] È stato ritrovato dalla Polizia un uomo scomparso da Monterotondo nei mesi scorsi, della cui vicenda si era occupata anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Era lo scorso venerdì mattina quando alla sala operativa della Questura di Roma è arrivata la chiamata di un cittadino che riferiva di aver visto in via Galvani a Testaccio una persona corrispondente alle descrizione di un uomo scomparso a luglio, apparso tra i ricercati della trasmissione Rai. Gli agenti del commissariato Celio arrivati sul posto hanno notato una persona in condizioni trasandate che vagava senza meta e in possesso di un biglietto con sopra scritto un nome femminile e un numero di telefono che è stato prontamente contattato. All’altro capo della linea ha risposto una donna che ha affermato di essere la sorella dell’uomo, confermando di essersi anche rivolta a “Chi l’ha visto?”. Poco dopo in ufficio l’uomo le è stato affidato.
Alessandro Pino

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Addio a Ennio Morricone, tra le sue colonne sonore una legata a Talenti- di Alessandro Pino

6 Lug

[ROMA] Il mondo dello spettacolo, della musica e della cultura in genere saluta il celeberrimo compositore Ennio Morricone- Oscar nel 2016 per le partiture del film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight” e nel 2007 alla carriera per la sterminata produzione di colonne sonore per il cinema, anche se altrettanto estesa fu quella per la televisione – mancato nella notte al Campus Biomedico all’età di novantuno anni per le conseguenze di una frattura dovuta a una caduta. Tra le sue colonne sonore, una delle meno conosciute è forse quella composta per “L’Umanoide”, un film di fantascienza del 1979 diretto da George B. Lewis (pseudonimo del regista Aldo Lado) che fu girato in parte nei cinestudi Dear di Talenti, oggi Rai dedicati a Fabrizio Frizzi – nell’attuale Terzo Municipio della Capitale – e in cui recitavano diversi attori apparsi in precedenza in pellicole dell’agente 007: Barbara Bach, Corinne Cléry e Richard Kiel . «Era un bel film girato con grande sforzo, ma non poteva competere con le produzioni americane – ricordava il maestro rispondendo a una mia domanda anni fa dopo aver diretto un concerto all’Auditorium Parco della Musica – io cercai di scrivere una colonna sonora in polemica con queste». Un compositore prestigioso e un cast di grido non bastarono a salvare dall’insuccesso un film che si ricorda per le imbarazzanti somiglianze con Guerre Stellari, a partire dal “cattivo” Lord Graal, interpretato da Ivan Rassimov  in un costume spudoratamente simile a quello del ben più famoso Lord Fener.

Alessandro Pino

Ennio Morricone con Aldo Lado
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Addio a Flavio Bucci, visse anche a Talenti- di Alessandro Pino

18 Feb

[PASSOSCURO- RM] È scomparso all’età di 72 anni l’attore cinematografico, teatrale e televisivo Flavio Bucci. Recentemente aveva ammesso con grande dignità di trovarsi in condizione di grave indigenza a causa delle dissolutezze alle quali aveva ceduto negli anni. Resterà indimenticato al grande pubblico per le interpretazioni- fra le altre- ne “Il Marchese del Grillo”, nel Ligabue televisivo e per una memorabile trasposizione sulla Rai de “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Fu attivo anche nel doppiaggio e i giovanissimi telespettatori della prima metà degli anni Ottanta impararono a riconoscere la sua voce come quella di uno dei cugini Duke – quelli con la Dodge Charger rosso arancio battezzata “Generale Lee” – del telefilm “Hazzard” trasmesso da Canale 5. Non tutti sanno però (come ci ha rivelato una fonte confidenziale) che negli anni Novanta visse anche a Talenti nelle adiacenze di via Della Bufalotta: uno dei numerosi personaggi dello spettacolo che ha legato il suo nome al territorio dell’attuale Terzo Municipio.
Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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Entra in scena Sara Margherita: lo spettacolo inizia!

6 Gen

[di Alessandro Pino] In un panorama socialmediatico inflazionato fino alla saturazione da fuffa fritta, popolato di finte soubrette e influencer di non si sa chi, tutte sgomitanti per conquistare una effimera notorietà sia pure in una televisione di quartiere, ebbene in tale desolante quadro è stato quasi un sollievo imbattersi in una performer- questa è la definizione che preferisce- conosciuta da un pubblico via via più vasto come Sara Margherita, che può vantare una solida preparazione e una presenza a livello professionale su piani non sempre contigui come la danza classica e moderna, il canto, la recitazione, la scrittura e che nonostante la giovane età ha già accostato il suo nome a vario titolo con quello di mostri sacri come Micha e Marina Van Hoecke, Marika Bezobrazova del teatro Bolshoi, Lindsay Kemp, Paolo Poli, Andrea Bocelli, Franco Miseria, Mogol. Sara Margherita comincia a raccontarsi: «Mi definisco toscana perché abito a Livorno ma sono quasi laureata in Comunicazione e Spettacolo a Pisa, ho studiato a Pisa con l’Accademia di Montecarlo di danza Princess Grace, ho studiato a Livorno con Marina Van Hoecke, a Firenze col Balletto di Toscana, a Prato con l’Accademia di Franco Miseria, mentre il maestro Maurizio Zapatini mi fa da padre musicale». L’inizio non avviene per caso: «Ho iniziato i miei studi artistici a nove anni con la danza ma volevo farlo prima, a spingermi nella carriera di ballerina fu mia madre. La mia famiglia veniva da Roma e mi avevano proposto di entrare nell’Accademia Nazionale di Danza a Roma; io volevo fare danza moderna ma a casa dissero di no perché avrei dovuto fare prima danza classica e avevano ragione perché è la base di tutto». Un pizzico di combinazione però non guasta: «A pochi metri da casa mia c’era una scuola di danza, l’Atelier Delle Arti, dove insegnava una coreografa molto famosa a livello europeo, Marina Van Hoecke, sorella gemella di Micha Van Hoecke, coreografo che ha lavorato con Roland Petit, Maurice Bejart». L’impegno di Sara – «ero stakanovista» – fu notato dalla Van Hoecke che nonostante avesse ritenuto Sara troppo giovane per iniziare subito a studiare nel suo corso di livello professionistico alla fine la prese con sè, unica bambina tra tutte le allieve, rimanendo con lei fino alla scomparsa avvenuta nel 2010 quando Sara aveva sedici anni. «A dodici anni volli provare a entrare in alcune accademie, facendo audizioni positive a Torino col Teatro Nuovo, all’Accademia Ucraina di Milano, all’Accademia Hertel di Firenze. Però decisi di rimanere con Marina a Livorno perché mi dicevano che lei era più professionale di tutti. Quando venne a mancare fu una mazzata a livello umano e psicologico perché per me era un punto di riferimento specialmente perché lei voleva che io compiuti diciotto anni andassi su sua raccomandazione all’Accademia di Rotterdam per studiare contemporanea. Dopo la scuola trascorrevo tre ore al giorno con lei». In qualche modo Sara andò comunque avanti: «Il fratello di Marina andò a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Roma e noi allieve rimanemmo abbandonate, poi però tornò per un breve periodo a Livorno e io entrai come stagista all’Accademia di Danza Europea nell’ensemble di Micha e lì presi un brevetto come coreografa. Realizzai una coreografia di Micha, un “Omaggio a Pulcinella” che trovate su Youtube. Dopo questo mi diplomai insegnante di danza e iniziai a insegnare danza classica a ventun anni e movimento e arte scenica nei laboratori di teatro a Pietrasanta , al Teatro della Brigata di Livorno, a Empoli».
Quello nella danza è stato senz’altro un percorso impegnativo, affrontato con ostinata dedizione, in cui però c’è spazio anche per sorridere ricordando episodi come quell’audizione in cui una quindicina di candidate che fino a un momento prima avevano mostrato boria e spocchia cominciarono a cadere rovinosamente mentre tentavano di stare sulle punte dopo aver erroneamente cosparso le scarpette con il borotalco che “qualcuno” aveva lasciato vicino alla pece che avrebbero dovuto invece usare.

Nel frattempo però era iniziato anche il percorso di Sara Margherita nel mondo del canto, anche lì in una modalità che sembra dettata dal destino: «Ero in prima media e la prof di musica era in contatto con il Teatro Goldoni che chiedeva alle scuole degli allievi per le audizioni; io la sostenni eseguendo una canzone partigiana e mi presero al coro con i soprani delle voci bianche e poi nel coro giovanile. Da li iniziai una serie di spettacoli con Andrea Bocelli, Elisa, l’Orchestra della Toscana, ci furono collaborazioni con Micha Van Hoecke, Lindsay Kemp, Paolo Poli, facendo un sacco di spettacoli anche in trasferta con pezzi di compositori come Mozart, Schubert, Chopin, Orff, Britten, Mascagni. In “Didone ed Enea” di Purcell ho interpretato la strega».
Quasi vivendo più vite in una, Sara- che nel frattempo aveva cominciato il liceo- negli stessi anni iniziò anche un percorso nel musical legato ad artisti vicini al Teatro Sistina: «Andai a Roma avendo esperienze positive sia nel canto che nella danza, mi ritrovai con Fabrizio Angelini, Francesco e Giovanni Maria Lori. Iniziai a studiare il musical come va fatto inclusi tip tap e recitazione, girando tutta Italia e avendo anche il mio primo approccio all’insegnamento».
L’esperienza dei musical fu interrotta per un periodo, durante il quale finito il liceo Sara entrò come borsista alla scuola del Balletto di Toscana trascorrendovi due anni e iniziò a studiare canto privatamente con Lucia Mazzei della Accademia di Fiesole «perché mi serviva un inquadramento vocale da solista». Poi, subendo anche una serie di infortuni anche gravi, iniziò una importante esperienza artistica con Franco Miseria, il coreografo della trasmissione Rai “Fantastico” allievo di Don Lurio che ha diretto Celentano, scopritore di Heather Parisi e di Lorella Cuccarini: «Entrai nel suo laboratorio all’Accademia di perfezionamento al Teatro Politema di Prato. Con Franco Miseria ho fatto due spettacoli in tournee, “ All you need is love” e “La canzone va a teatro” . Nel primo recitavo e ballavo, nel secondo cantavo anche». L’accademia era curata da artisti tra cui Ranko Yokoyama che ha fatto anche Broadway , Emiliana Perina Alessandro Campone, Stefano Simmaco , Ilaria Cristini, Sandra Garullieri. «Fu una delle mie esperienze migliori anche a livello umano, Franco ci faceva da supervisore e regista degli spettacoli, fu come rivivere l’atmosfera che si respirava da Marina, soltanto che era più completa perché c’era anche la parte canora e recitativa». A questo percorso artistico di altissimo livello si è integrato negli anni anche l’elemento della scrittura, iniziato anch’esso molto presto: «Già la mia maestra mandava di nascosto i miei testi ai concorsi e ogni tanto mi ritrovavo con penne e medaglie non sapendo nemmeno di aver partecipato; mi piace riscrivere i testi di canzoni in chiave comica. Poi nel 2017 ho partecipato a un concorso con il Cet, la scuola autori del maestro Mogol, in seguito al quale un mio testo per canzone è stato pubblicato in un volume e ho ricevuto un attestato di merito firmato da lui». Oltre a questo ci sono stati altri stage , premi e borse di studio, al Teatro Verdi di Pisa ha realizzato un video con Arturo Cannistrà. «Per il futuro sto per pubblicare un pezzo fatto con un mio amico producer e poi sto iniziando a scrivere degli spettacoli». Tornando alla danza, un tema che ricorre periodicamente è quello della anoressia indotta nelle giovani allieve. Ecco il parere di Sara Margherita: «Sentirsi dire a dieci anni che sei grassa non è bene per l’autostima. I problemi di peso non si hanno tanto perché l’insegnante fa pressione ma perché ci sono dei discorsi stupidi che viaggiano tra le ragazze e ragazzi, con consigli alimentari folli. Magari tolgono tutti i carboidrati, non mangiano carne, non prendono Sali minerali, a lungo andare ti danneggia la salute». Infine un consiglio a quei genitori che vogliano indirizzare le figlie verso il mondo della danza: «È giusto iniziare danza da giovani se si vuole farla a livello professionale, io sono stata fortunata ad avere Marina nella mia città ma spesso i ragazzini di undici, tredici anni sono costretti a vivere fuori sede per frequentare una accademia. È bene che un genitore, se può, segua il figlio che viene preso in una accademia perché specie in età adolescenziale l’insegnante diventa un punto di riferimento e spesso è un punto di riferimento pessimo perché non è preparato o è umanamente inadeguato a formare un ragazzo a livello umano, non solo a livello di danza».
Dunque nell’attesa di vedere Sara Margherita giungere alla consacrazione definitiva di una fama generale, non vi rimane che seguirla sul suo canale Youtube.

Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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“Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”: nel nuovo libro di Angelo Mellone il futuro dell’acciaio a Taranto, adesso

24 Nov

[di Alessandro Pino]

C’è una grande storia industriale italiana di cui forse stiamo assistendo in questi giorni all’ultimo atto: è quella delle acciaierie di Taranto, il Siderurgico come viene chiamato il complesso nella città pugliese, via via conosciute nel resto del Paese come Ilva, Italsider, nuovamente Ilva e ultimamente Arcelor Mittal. Un complesso industriale che ha dato e ancora potrebbe dare lavoro e vita a decine di migliaia di famiglie, accusato però – talvolta sull’onda di un certo ambientalqualunquismo oltranzista – di avere anche dato la morte per via dei fumi delle ciminiere e delle esalazioni di scarico e oggetto di ripetuti, controversi interventi giudiziari e normativi. Di questa storia se ne occupa da anni Angelo Mellone, giornalista e dirigente Rai, autore e conduttore di trasmissioni di successo, tarantino di origine e legato ad essa visceralmente anche per motivi letteralmente di sangue: il papà fu tra le primissime matricole del gigantesco stabilimento ed è mancato a causa di un tumore fulminante. Adesso Mellone l’ha portata in un suo libro intitolato “Fino alla fine – romanzo di una catastrofe”, edito da Mondadori e che in questi giorni l’autore sta presentando in tutta la nostra disgraziata penisola che un tempo era tra le maggiori potenze industriali del mondo e in cui ogni realtà produttiva sembra condannata a diventare un “ex qualcosa”. In occasione della presentazione a Roma presso la sala conferenze della Fondazione Alleanza Nazionale sono intervenuti sul tavolo dei relatori nomi di peso del giornalismo come quelli di Mario Sechi (direttore dell’Agi e in passato alla guida de Il Tempo), Laura Tecce (opinionista in trasmissioni televisive e firma di importanti testate), Barbara Li Doni che ha seguito la vicenda da inviata del Tg5, Pierangelo Maurizio di Lettera 22 con Francesco Storace (attualmente direttore del Secolo d’Italia) a fare gli onori di casa, mentre nel pubblico si sono visti tra gli altri l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’inviata della Rai Camilla Nata e Barbara Ricciuti. Il romanzo è innescato sul passaggio all’età adulta dei personaggi già visti in un precedente romanzo di Mellone le cui vicende si intrecciano con quella del Siderurgico. Ambientate nel 2022, mostrano una sorprendente corrispondenza agli eventi anche politici di questi giorni il cui corso si è accelerato e compresso arrivando a dipingere una sorta di distopia presente al punto che secondo l’autore: « Ho cominciato a preoccuparmi delle mie doti di Cassandra» visto che il libro è stato terminato di scrivere diversi mesi fa quando nessuno, tranne Mellone appunto, immaginava il quadro attuale. Ma è davvero finita per il Siderurgico di Taranto o c’è ancora speranza? «Nel romanzo no, tanto è che il sottotitolo è “romanzo di una catastrofe” , nella realtà mi auguro con tutta la forza e il cuore che si esca da quella che rimane la più grande e grave crisi industriale del dopoguerra – conclude Mellone – ci vuole una fabbrica che produca acciaio pulito senza ammazzare la gente perché messa a norma quella fabbrica può essere ancora competitiva sul mercato globale. A Taranto si deve ritornare a fare il miglior acciaio del mondo».
Alessandro Pino

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Grandi incontri letterari a Roma con le “Conseguenze d’amore e disamore” – di Alessandro Pino

21 Giu

[Roma] Si terrà Roma dal 24 giugno all’8 luglio nella prestigiosa cornice dell’Hotel Savoy la seconda edizione della rassegna letteraria “Conseguenze d’amore e disamore”, ciclo di tre incontri con grandi scrittori della scena contemporanea, ognuno dei quali ha affrontato tematiche legate alle tante sfaccettature dell’amore e alle conseguenze della sua mancanza. Primo appuntamento il 24 giugno, con Dacia Maraini e il suo ultimo romanzo “Corpo Felice” edito da Rizzoli, presentato dalla giornalista Lucia Annunziata. A seguire, il 26 giugno Pietrangelo Buttafuoco leggerà brani del suo libro “I Baci Sono Definitivi” pubblicato da La Nave di Teseo e ne parlerà con Olga Lumia. Data conclusiva l’otto luglio con Barbara Alberti e il suo ultimo romanzo “Non Mi Vendere, Mamma!” edito da Nottetempo, del quale discuterà con Olga Lumia che è ideatrice e organizzatrice della manifestazione. Insegnante di Filosofia, autrice televisiva e a sua volta scrittrice – ha recentemente pubblicato il romanzo “Madri Spezzate” con la Armando Curcio Editore – Olga Lumia non nasconde la soddisfazione per la presenza di firme così prestigiose: <Si tratta di tre giganti della letteratura e della comunicazione – ha dichiarato – tre grandissimi nomi che certamente riserveranno al pubblico in sala molte, indimenticabili emozioni>.
Tutti gli appuntamenti avranno inizio alle 18 e 30 e durante i dibattiti saranno esposte installazioni d’arte: l’opera Punctum di Corrado Delfini il 24 giugno, le fotografie del giornalista Rai Giuseppe Ardica il 26 giugno e due opere della serie Down By The Water di Lisa Eleuteri Serpieri l’otto luglio. Le riprese fotografiche di tutti gli incontri saranno curate da Roberto Naviglio. L’Hotel Savoy – che è sponsor ufficiale dell’evento assieme a Gnam Glam – si trova in
in via Ludovisi 15, all’angolo con via Veneto. Ingresso libero.

Alessandro Pino

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Anche il Tg 3 per Retake Roma al mercato Franco Sacchetti – di Alessandro Pino

17 Feb

[Roma] Nuovo intervento contro il degrado urbano nel Terzo Municipio da parte dei volontari di Retake Roma: la mattina del 17 febbraio gli attivisti (molti dei quali con prole al seguito, ugualmente coinvolta ed operosa) si sono ritrovati in via Franco Sacchetti – tra Talenti e la Bufalotta – dove hanno ripulito dalle scritte il muro perimetrale del mercato rionale, prendendosi cura anche delle aiole circostanti. L’iniziativa ha attirato l’attenzione anche del Tg Regionale, con una troupe venuta a seguire le attività. <Il mercato rionale non è solo un luogo di scambio di merci – ha dichiarato al telegiornale Rai l’avvocato Simona Martinelli, coordinatrice di Retake Terzo Municipio – ma è un luogo di scambio di parole, di aggregazione. Quindi per noi è importante rendere più vivibile questa realtà>.

Alessandro Pino

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Sosteniamo l’Accademia degli Ostinati per partecipare all’EMJ 2019- di Alessandro Pino

10 Dic

[Roma] L’ “Accademia degli Ostinati” è una associazione musicale con sede presso l’I.C. “Bruno Munari” di via Perazzi (zona Ateneo Salesiano) i cui giovanissimi allievi partecipano con successo a eventi internazionali di musica classica, tengono concerti in teatri prestigiosi e sedi istituzionali in tutta Italia – tra cui quelle del Terzo Municipio a piazza Sempione e della Università Pontificia Salesiana al Nuovo Salario – anche in sostegno di attività benefiche, ricevendo riconoscimenti incluso il Premio Montesacro. I soci fondatori dell’Accademia, Robert Andorka (direttore d’orchestra con esperienza internazionale) e la professoressa Eugenia Varcasia (violoncellista già nell’Orchestra Sinfonica della Rai e della radiotelevisione austriaca ORF) hanno in progetto per i ragazzi la partecipazione al 67° “European Music Festival for Young People” (Festival-Concorso per Orchestre Giovanili) di Neerpelt in Belgio che sarebbe una grande occasione di crescita e confronto con realtà simili alla loro. La partecipazione comporterà delle spese, finora sostenute con sacrifici ed entusiasmo dalle famiglie ma in considerazione del prestigio dell’evento e degli aspetti di rappresentanza per l’Italia e Roma è iniziata una campagna di raccolta fondi. «I ragazzi si impegnano da anni con serietà ed entusiasmo – dichiara il maestro Andorka – sostenendoli li aiutereste non solo a realizzare i loro sogni ma a portare il loro messaggio in Europa dimostrando che i giovani possono essere forza di rinnovamento». Per donare basta collegarsi al sito http://www.eppela.com/ostinati e seguire le istruzioni. L’Orchestra sarà felice di ringraziare chi vorrà appoggiare questa iniziativa attraverso l’esecuzione gratuita di concerti nei luoghi e nelle date per le quali sarà fatta richiesta.
Alessandro Pino

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Intitolati a Fabrizio Frizzi gli studi Rai Dear a Talenti – di Alessandro Pino

9 Lug

Il centro di produzione Rai Nomentano di via Romagnoli a Talenti – sorto originariamente come studio cinematografico della Incom e poi Dear – sarà intitolato a Fabrizio Frizzi, il popolarissimo presentatore televisivo scomparso prematuramente lo scorso marzo. L’annuncio è stato dato dai vertici di viale Mazzini durante la presentazione dei palinsesti della prossima stagione. Proprio negli studi di via Romagnoli viene realizzata la trasmissione “L’eredità” che Frizzi condusse praticamente fino all’ultimo giorno di vita.
Alessandro Pino

Libri, biscotti, fiori e risate alla biblioteca Casa dei Bimbi di Cinecittà Est – di Alessandro Pino

25 Apr

Per la Giornata Mondiale del Libro laboratori di scrittura e disegno in allegria con la casa editrice RossoSaturno

PINOgiornatalibro

Il 23 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore che ha visto interpretare il suo spirito nella maniera più autentica in una piccola biblioteca pubblica a Cinecittà Est, la Casa dei Bimbi in via Libero Leonardi 153:  DSC_0181

paradossalmente non in un quartiere elitario, o forse proprio per questo, per offrire ai più piccoli – ma non solo – un modo peri trascorrere qualche ora in modo coinvolgente e intelligente senza allontanarsi troppo, si trova questo piccolo scrigno coordinato dalla capo bibliotecaria Giovanna Scatena. Talmente curata da sembrare più una libreria di quelle colorate e attraenti dove i libri si vendono anziché essere prestati , ha anche una “isola delle fiabe”, locale allestito in modo da fornire l’impressione di trovarsi dentro un libro di favole nel vero senso della parola. Per l’occasione sono state invitate numerose classi di scuole elementari e medie provenienti da diversi quartieri di Roma ed è stato allestito uno spazio espositivo nel  DSC_0194  giardino attorno la Casa dei Bimbi nel quale alcune piccole case editrici specializzate in libri per i più giovani hanno esposto le loro pubblicazioni, quasi fossero libri come fiori. Tra queste si è distinta la RossoSaturno di Simona Ledda (lei stessa assidua frequentatrice della biblioteca) ed Enrico Sordi, che ha coinvolto i giovanissimi visitatori in laboratori di scrittura e disegno creativi, tanto semplici quanto divertenti e apprezzati dai partecipanti: forniti di matite, pennarelli e colla, sono stati invitati – quasi sempre senza bisogno di farsi pregare – a creare una storia partendo da tre parole ognuna stampata su un bigliettino da pescare in una boccia trasparente.   DSC_0186

I risultati ottenuti sono stati davvero simpatici e per l’impegno mostrato (sempre meglio che stare in classe, vero…) tutti sono stati premiati con biscotti fatti in casa dal catering Le mamme di Lorenzo , letteralmente spazzolati con preferenza per quelli a forma di dinosauro, ispirati a una collana di volumetti didattici edita dalla RossoSaturno che ha per protagonisti i Saurini, protagonisti di una serie animata in onda sui canali Rai. Verso la fine della giornata è intervenuto l’attore – clown Massimiliano Maiucchi, in arte Jully, che ha intrattenuto tutti con uno spettacolo di filastrocche.

Alessandro Pino

 

 

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I Saurini dalla televisione arrivano in libreria – di Alessandro Pino

30 Mar

pubblicato su http://www.di-roma.com

Una nuova collana di volumetti didattici presentata  al museo Explora di Roma

C’è un gruppo di personaggi dei cartoni animati che contende le preferenze televisive dei bambini più piccoli alla onnipresente PINOsaurini (1)maialina inglese: sono i Saurini, cinque cuccioli di dinosauro che viaggiano nel tempo  – creati dalla fantasia di Raffaele Bortone –  le cui avventure vengono trasmesse sui canali tematici Rai che ne è coproduttrice assieme alla italiana Animundi. I piccoli spettatori adesso possono trovare i Saurini anche in una collana di tre volumetti didattici, editi dalla Rosso Saturno e presentati di recente a Roma nella cornice del museo Explora, spazio espositivo mirato a far scoprire  il mondo ai più giovani. I tre libricini si intitolano “Impara l’Alfabeto con i Saurini”, “Impara i PINOsaurini (3) numeri con i Saurini” e “L’amicizia con i Saurini” che è un piccolo manuale di disegno creativo e di sceneggiatura.  Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per un progetto che si chiama “Verso un ospedale senza dolore” e servirà ad acquistare una tac superveloce.

Alessandro Pino

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