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Totopresidente secondo atto: il Professore non passa e Bersani si dimette ma solo un po’

20 Apr

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Seconda giornata di scrutini presidenziali. Alla terza votazione, come preannunciato, a farla da padrone sono state le schede bianche, ben 465 – sia del Pd che del Pdl – e Stefano Rodotà che ottiene 250 preferenze. Romano Prodi, indicato come nuovo candidato del Pd durante la notte, 33.

Tutti aspettavano il quarto scrutinio, a partire dal quale la maggioranza necessaria all’elezione si sarebbe attestata soltanto alla metà più uno dei voti. Il “Professore” bolognese non era un candidato condiviso, come richiesto dal Pdl e, nonostante fosse presente nella rosa dei primi dieci delle Quirinarie del M5S questi hanno annunciato che non l’avrebbero votato continuando a preferire Rodotà che in un primo momento aveva dichiarato pure che si sarebbe fatto da parte per il bene del paese, per poi ritornare sui suoi passi dopo un colloquio con Crimi e Lombardi. 

Normali manovre politiche, che si sono sempre verificate in occasioni del genere. Altre volte il nome del Presidente è giunto solo alla fine di trattative faticose e giornate travagliate.

Emiliano Bono, responsabile Fratelli d''Italia di Monte Sacro

Emiliano Bono, responsabile Fratelli d”Italia di Monte Sacro alla manifestazione della mortadella

Questa volta invece è andato in onda uno spettacolo mai visto. Il Pdl ha invocato la sollevazione popolare e Fratelli d’Italia ha inscenato in piazza Montecitorio una manifestazione “goliardica” anti-Prodi con tanto di distribuzione di panini con la mortadella – dal soprannome dissacratorio affibbiato al professore bolognese – e passerella di politici. Dentro l’emiciclo, per il Pdl, un’Alessandra Mussolini in grande ispirazione si presentava con una maglietta artigianale con su scritto “Il diavolo veste Prodi”.

Il meglio doveva ancora venire. Allo scrutinio della quarta votazione è andato in scena il dissolvimento del Pd: cade sotto i colpi di un centinaio di franchi tiratori anche Romano Prodi. Nichi Vendola si chiama fuori da ogni sospetto, Sel ha votato compatta “R.Prodi” e le sue schede sono riconoscibili. La faida è tutta interna al partito di Bersani, il Pdl aveva annunciato scheda bianca e M5S, sostenitore di Rodotà, alla fine si ritrova con cinquanta preferenze oltre le proprie a favore dell’ex garante della privacy. Non ci sono appelli, non ci sono scuse, le correnti armate l’una contro l’altra del Pd annientano anche il secondo candidato e non si tratta di “omicidio” ma di suicidio politico, per il partito che in meno di due mesi passa dalle stelle alle stalle. Alla stampa viene detto di cercare i traditori tra i renziani e i dalemiani. I panni volano in diretta e davanti a tutti, in queste tarde idi di aprile.

In tarda serata arriva laconico l’annuncio di Pierluigi Bersani che si dimette ma solo un po’. Infatti il suo abbandono sarà formalizzato ad elezione del Presidente della Repubblica avvenuta.

La soap prosegue anche durante il week end, si va avanti ad oltranza fino a quando dagli augusti panieri non verrà fuori il nuovo rappresentante degli italiani. Quanti altri nomi brucerà il Pd prima di esaurirsi sulla pira? Non rimane che attendere rimanendo comodi in poltrona.

( vedi photoshop di G. Grifeo al link : http://www.di-roma.com/index.php/cronaca/643-totopresidente-secondo-atto-il-professore-non-passa-e-bersani-si-dimette-ma-solo-un-po )

Luciana Miocchi

Totopresidente: la base mormorò non passa l’alpino!

19 Apr

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

foto Di Roma

foto Di Roma

Per i primi tre scrutini sarà necessaria la maggioranza dei due terzi, cioè 672 voti, per strappare il passaporto per il Quirinale, due sono già andati con esito negativo.

Infatti il candidato designato nella riunione tra Bersani e Berlusconi, Franco Marini, ex sindacalista, ex Dc, ora Pd (ma il Cavaliere non chiedeva un Presidente non del Pd?) non ce l’ha fatta, colpito dal fuoco incrociato dei franchi tiratori, che hanno bruciato una maggioranza sulla carta di 766 consensi. Dalla quarta votazione sarà sufficiente la maggioranza assoluta, a quota 504.

 

Quell’accordo però, a molti non è andato giù. Nell’ambiente si vocifera che l’accordo fosse stato trovato in cambio di un governo dalla data di scadenza già decisa, nove mesi, a guida Enrico Letta. La reazione della base non si è fatta attendere ed è cominciata con i commenti al vetriolo sui social network. Nella riunione dell’altra notte il dissenso era stato manifestato apertamente e restringerlo ai soli “renziani” sarebbe riduttivo. I militanti dei circoli e i “giovani turchi” – cioè la nuova generazione della sinistra democratica – non hanno proprio gradito il patto con Berlusconi, sempre combattuto, almeno a parole, sul fronte dell’etica e del conflitto di interessi, ma poi preferito al dialogo con il Movimento Cinque Stelle, che sembra avere più punti di convergenza con il programma del Pd. La ribellione è andata in onda per le strade, nei circoli e sulla rete, mentre nelle stanze del potere le decisioni sembravano andare in direzione opposta. Lo si potrebbe definire uno scontro generazionale sul modo di intendere e conservare il potere . Durante la manifestazione organizzata in piazza del Parlamento con un tam tam via email e face book sono state perfino bruciate alcune tessere di partito.

 

Eppure Marini ancora ci crede, ignorando la tradizione che vuole che si entri in conclave da Papa e se ne esca cardinale. Alla seconda votazione ha raccolto tanti voti, 15, quanti ne ha racimolati Mussolini, vittima della vecchia tecnica che vede protagonisti nel segreto dell’urna, i franchi tiratori, che ha varie volte sovvertito risultati dati per acquisiti in riunioni lunghe e faticose, portando poi all’elezione di outsider tenaci e fino a quel momento nell’ombra ad aspettar pazienti il momento giusto. All’elezione di Scalfaro si arrivò cosi, come anche a quella di Pertini.

 

Nulla di nuovo sotto il sole quindi, se non le motivazioni. Allora furono le rivalità tra le correnti dei partiti, la resa dei conti tutta interna, mentre oggi il dissenso parte da chi è a contatto con gli elettori e la vita di tutti i giorni, da chi sa che ormai certe scelte vengono avvertite come gli ultimi colpi di coda di un mondo ormai estraneo a chi non ne fa parte, sempre uguale a se stesso, che agisce con l’unico scopo di preservare il proprio status.

 

Un voto, tra gli altri, anche per Rocco Siffredi e Valeria Marini, in aperta polemica con quanti davanti alle telecamere avevano dichiarato che all’Italia serve un presidente che viene dalla politica e non dalla società civile. Certo, anche stavolta i frequentatori del transatlantico hanno capito perfettamente gli umori del paese, proponendo un neottantenne, sindacalista e politico di lungo corso, poco avvezzo all’uso dell’inglese. Nulla di personale contro Marini piuttosto contro le modalità che hanno portato alla sua scelta.

 

Forse a questo punto sarebbe davvero auspicabile l’elezione di una personalità di grande levatura morale estranea ad un establishment ormai avvertito come alieno. La costituzione dichiara eleggibile qualsiasi cittadino che abbia compiuto cinquanta anni – con buona pace della portavoce M5S Lombardi, splendida gaffeuse laureata in giurisprudenza – ma non prescrive l’appartenenza alla classe politica.

 

Solo che diventa difficile trovare qualcuno di presentabile, intelligente e onesto disposto ad abbandonare la “missione” di una vita per consegnarsi mani in alto per sette anni ad un mondo di rappresentanza e diplomazia estraneo e forse pure un po’ ostile.

 

Infatti Gino Strada e Milena Gabanelli, scelti on line dalle “quirinarie” di Grillo, che la levatura morale ce l’avrebbero, si sono chiamati fuori facendo appello alla loro non preparazione per il ruolo istituzionale. Come dargli torto. Tra l’altro, in Parlamento nessuno si è disperato, dimostrando così di scarseggiare in acume: sarebbe stato un modo come un altro per disinnescare dei personaggi impossibili da imbavagliare in altro modo lecito. Ma tant’è.

 

È intervenuto nel tardo pomeriggio anche Walter Veltroni, padre fondatore del Pd, per dichiarare che dopo il risultato della prima votazione insistere sulla stessa strada sarebbe un errore. Puntuale, poco dopo è arrivata l’esternazione di Bersani: si cambia registro, ci sarà una nuova riunione per decidere il da farsi.

 

Pierferdinando Casini, nomen omen, ha parlato di “gran casino” e ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano cosa sarebbe accaduto nelle prossime votazioni con un bel “Chi vivrà vedrà”.

 

Il salvatore della Patria sembrerebbe essere l’ex garante della privacy, Stefano Rodotà, terzo nella lista delle Quirinarie e ben visto anche dalle liste civiche, da molti grandi elettori, da Sel e dai dissidenti del Pd. Non è che sia molto più giovane di Marini, o estraneo alla politica degli anni addietro – è stato anche ministro – ma non è stato proposto a Bersani dall’improbabile alleato di Arcore, se la cava meglio del vecio alpin con le public relation e con l’inglese, ha quell’aria triste da travet statale che potrebbe essere agevolmente scambiata come impersonificazione dello Stato stesso in questi tempi di crisi.
Per la serie non abbiamo di che stare allegri.

 

Previsioni serie, ormai è chiaro, non se ne possono fare. La rivolta della base del Pd ha segnato un passaggio epocale, una decisione che sembrava definitiva è stata rimessa in discussione, solo il tempo saprà dire se si è trattata dell’ennesima rinascita del Gattopardo o dell’inizio della fine di un’era.

 

Forse sarà Rodotà l’undicesimo Presidente della Repubblica Italiana e la sua elezione porterà alla nascita di un governo Pd-M5S, propiziato dalle basi, durevole pochi mesi di intense riforme o saldo fino a fine legislatura.

 

Forse invece i voti convergeranno su un nome terzo, magari appartenente ad un giovinotto di sessanta-settanta anni, poliglotta, charmant e dall’immagine non troppo inflazionata ma professionista del triplo salto mortale in modo da non dispiacere a nessuno. Che Casini ci stia facendo un pensierino?

 

Luciana Miocchi

Per Margaret Thatcher mercoledì 17 funerali solenni al cospetto della Regina Elisabetta

10 Apr

thatcherDIR(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Cala il sipario su uno statista che ha influenzato un’epoca. Per Margareth Thatcher, morta l’8 aprile, primo ministro della Gran Bretagna dal 1979 al 1990 il 17 aprile un funerale solenne al cospetto della famiglia reale, onore riconosciuto in passato fuori dalla famiglia reale solo a Sir Wiston Churchill e all’ammiraglio Nelson. Eppure nemmeno Elisabetta II l’aveva in simpatia, con quelle origini fin troppo umili. Venne eletta all’indomani del Winter of discontent, caratterizzato da black out, scioperi e proteste di piazza, con il regno sull’orlo di un baratro creato da una crisi economica e sociale senza precedenti. In undici anni a Downing Street, una nazione sul viale del tramonto economico tornò ad essere inclusa nella rosa dei paesi che influenzano la scena mondiale, a costo di una rivoluzione sociale ed economica non indolore. I suoi molti detrattori, ancora oggi, l’accusano di essere stata il boia della classe operaia, ricordando gli scioperi dei minatori del Galles e le morti in carcere per sciopero della fame dei dissidenti irlandesi. Ma fu eletta tre volte da quello stesso popolo che ora la ricorda con cartelli offensivi e nel 1990 le sue dimissioni furono propiziate dalla parabola discendente del suo astro politico, evento naturale che si verifica puntualmente ovunque nel mondo, tranne che in Italia.

L’antipatia manifestata nei suoi confronti, non sopita ma riaccesa dalla notizia della morte è il segno che la Thatcher è ancora ben impressa nella memoria popolare come la Lady di Ferro, soprannome guadagnato con lo spirito da guerriera che la portò a difendere con una guerra di un mese pochi scogli dall’altra parte del globo in nome della grandezza dell’impero britannico che fu e che non temeva l’impopolarità come sanno solo i grandi leader mentre i politici ordinari vorrebbero essere sempre acclamati.

Per ironia della sorte, di quel che era stata la sua grandezza non aveva più contezza, colpita come era stata da una impietosa forma di demenza senile.

Luciana Miocchi

Paolo Marchionne è Il candidato presidente per il centro sinistra alle elezioni municipali di Montesacro

8 Apr

PAOLOmarchionne(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Gli elettori di centro sinistra hanno finalmente il nome del candidato presidente di Montesacro: è Paolo Marchionne, con il suoi 3109 voti. Il 32enne attuale capogruppo Pd al consiglio municipale ha vinto con un margine di circa mille voti su Riccardo Corbucci, vicepresidente dell’aula consiliare.  Terzo classificato Claudio Maria Ricozzi, presidente del Pd di Montesacro, fermatosi ad un migliaio di preferenze. Staccatissimo dagli altri, con 277 schede a suo favore, il quarto sfidante, l’indipendente di centro democratico Stefano Di Santo, che ha pagato il recentissimo esordio sulla scena politica del III, una volta IV, Municipio.

Marchionne ha affidato ad un messaggio su fb la prima dichiarazione pubblica dopo aver appreso della vittoria: ”con un totale di 3.109 voti abbiamo vinto le primarie per la presidenza del III municipio. Un risultato collettivo che ripaga i tantissimi militanti e amici che con me sono stati per strada per oltre un mese. Grazie a tutti”.

Riccardo Corbucci ha affidato i suoi ringraziamenti al suo blog personale, scrivendo “Ringrazio i 2.000 cittadini e i tanti volontari ed amici che hanno creduto e sostenuto la mia proposta politica per il III municipio. Tuttavia il risultato delle primarie ha sancito la vittoria del nostro nuovo candidato alla presidenza del municipio Paolo Emilio Marchionne, a cui faccio i complimenti portando in dote per la vera e propria campagna elettorale le idee e i progetti presentati in queste settimane di campagna elettorale nei nostri quartieri.”

Luciana Miocchi

 

Villa Spada – Municipio Montesacro di Roma Capitale: incontro con David Sassoli candidato sindaco alle primarie del centro sinistra

4 Apr
David Sassoli a Villa Spada

David Sassoli a Villa Spada

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

A margine dell’incontro avuto con i cittadini di Villa Spada, David Sassoli, l’ex giornalista già eurodeputato per il Pd, il primo ad avanzare, diversi mesi fa, la propria candidatura per le primarie di domenica 7 aprile con le quali il centro sinistra sceglierà il proprio sfidante Sindaco, ha risposto ad alcune domande postegli per di-roma.

Nell’ora precedente aveva già affrontato il tema della delocalizzazione dell’impianto Ama, ben visibile dai giardinetti dove è avvenuto l’incontro e discusso di temi di importanza generale. Una parola anche per la pubblicizzazione delle primarie e l’improvvisa sparizione degli spazi messi a disposizione dal Comune. Gli è contestata l’affissione selvaggia, con i suoi manifesti sparsi un po’ ovunque e che se anche non li attacca personalmente ne è comunque responsabile. Incidenti che possono capitare, la differenza con il passato,s e c’è,  si vedrà nei prossimi giorni, quando necessariamente arriveranno i verbali che andranno o impugnati o pagati,nei trenta giorni successivi.

Perché una persona dovrebbe scegliere Sassoli  anziché un altro dei candidati alle primarie?

Perché io ho posto subito il problema di uscire dalle primarie per non restare nel recinto identitario del centro sinistra ma dare spinta alla costruzione di un fronte largo che raccolga i delusi di Alemanno e l’indignazione di Grillo. Siamo nel mezzo, abbiamo due pesi, che sono pesi importanti in questa città, non possiamo perdere l’occasione di avviare noi e essere protagonisti di una stagione di cambiamento.

Roma è talmente grande ed ha delle esigenze totalmente differenti, dal centro alla periferia

Dobbiamo imparare a non parlare più di centro e periferia. Questo dove ci troviamo oggi è Il terzo municipio – ex quarto – ed è grande quanto Catania. Dobbiamo imparare a considerare Roma come la città delle città e quindi superare il concetto di centro e di periferia. Certo c’è il centro storico, la città monumentale però non ci devono più essere “le periferie”, quelle sono grandi città dove abitano migliaia di persone e le città sono fatte tutte nella stessa maniera. Hanno delle piazze hanno servizi, hanno zone commerciali, hanno il verde pubblico, hanno i giardinetti.

Noi dobbiamo cominciare a ragionare di una città delle città che costruisca e ricostruisca il tessuto urbano così degradato di tante zone di Roma

Una volta si vedeva la differenza anche nello stato della manutenzione. In periferia c’era l’asfalto rovinato, pieno di buche, pochi marciapiedi e rovinati, la segnaletica orizzontale non più visibile da tempo immemore. Oggi purtroppo, anche dove circolano i turisti, le condizioni sono le stesse

C’è ormai uno stato di non manutenzione che lega tutta la città, unificata dal degrado e naturalmente su questo dobbiamo avere anche dei progetti innovativi e riuscire a coinvolgere gli artigiani dei quartieri perché altrimenti non ce la faremo a dare manutenzione, piccola manutenzione ad un degrado così’ abbondante. Dobbiamo avere dei progetti e li stiamo studiando, dando nel contempo ai municipi le risorse necessarie per intervenire. Ci sono troppi marciapiedi rotti, troppe strade dissestate. Noi abbiamo bisogno di presentare la nostra città non solo ai cittadini ma anche a quelli che vengono da fuori, di conservare la più bella città del mondo

Come si può realizzare tutto questo con la cronica mancanza di soldi che affligge le casse pubbliche?

Dobbiamo inventarci dei progetti, come ad esempio quello della cartellonistica. La pubblicità a Roma è un volume notevolissimo di soldi. Faremo i piani regolatori della cartellonistica e li affideremo ai Municipi. Ogni Municipio farà la sua gara d’appalto, quei soldi andranno alle sue casse, e avrà anche il controllo della pubblicità.

Questi soldi noi vogliamo che vengano impiegati su due capitoli di spesa: gli affari sociali, perché oggi c’è un impoverimento soprattutto delle famiglie, degli anziani, di tanti giovani in cerca di lavoro, e alla manutenzione della città.

Luciana Miocchi

Il 4 aprile su Serpentara Tv gli sfidanti alle primarie del centro sinistra per il municipio di Montesacro

3 Apr

Domani, 4 aprile, su http://www.livestream.com/Serpentara in diretta i candidati alle primarie municipali del 7 aprile, a partire dalle 21 e 15.

Nello studio di Serpentara Tv Paolo Marchionne, Claudio Maria Ricozzi, Riccardo Corbucci e Stefano Di Santo confronteranno le loro idee e i loro programmi elettorali.

Per chi volesse intervenire, l’abituale canale chat rimarrà aperto durante la trasmissione. Altrimenti, al nr 329/5813873

Luciana Miocchi

Settebagni – Municipio Montesacro di Roma Capitale: erbacce e buche sistemate prima di Pasqua

29 Mar

Nuovo inoperaiallavorosettebagnitervento a Settebagni propiziato dalla strana coppia Bonelli-Bentivoglio. Da questa mattina è all’opera in via dello Scalo una squadra di operai municipali, creata dalla presidenza del Municipio cooptando i dipendenti da diversi uffici, con la missione di ripulire da erba e erbacce a partire dal ponte di S. Antonio andando verso l’altro della salita della Marcigliana.

Sarà perché le elezioni si avvicinano ma il presidente del Municipio Cristiano Bonelli ed il consigliere Marco Bentivoglio, stretto collaboratore del neo consigliere regionale ed ex assessore capitolino Antonello Aurigemma – che in passato aveva avuto modo di punzecchiare più o meno simpaticamente il minisindaco – sembrano aver raggiunto una intesa invidiabile nel mettere mano ad alcune criticità del quartiere altrimenti trascurate.

Nel pomeriggio saranno riparate anche alcune buche per le vie collinari del quartiere.

Luciana Miocchi

Settebagni – Municipio Montesacro di Roma Capitale: arriva nel quartiere il Corbucci Presidente Tour

26 Mar

DSC_0173Tappa settebagnina del “Corbucci Presidente Tour”, ieri in versione parecchio bagnata. Infatti, fino all’ultimo si è temuto che fosse necessario rinviare il tutto ad un giorno meno piovoso, invece il tempo ha tenuto il necessario perché l’incontro si potesse tenere nel piazzale davanti al civico 1399 di via Salaria.

C’è stato anche un diversivo divertente, una telefonata al cellulare dell’attuale vice presidente del Consiglio municipale, dal numero coperto, con la quale una voce maschile, spacciatasi per il proprietario dell’area, minacciava, con voce alquanto seria, denunce se si fosse dato seguito all’appuntamento. Il goliardo non deve aver tenuto conto del fatto che il Signor Riccobelli è un uomo estremamente liberale, aperto al confronto politico con chiunque si occupi di amministrare la cosa pubblica e che aveva già accordato il suo permesso. Durante il confronto con i cittadini al candidato alle Primarie sono state rappresentate e discusse alcune esigenze dei residenti, come – tra le altre – la chiusura notturna del Parco dei frutti con l’assegnazione delle chiavi alla cittadinanza, in modo da tutelare l’incolumità dei giochi e la sicurezza che non divenga luogo di traffici illeciti; la tutela del campo sportivo del Settebagni Calcio attraverso una migliore gestione dell’investimento contratto con il credito sportivo, la realizzazione di un Centro sociale anziani e polifunzionale per i giovani dentro al parco Nobile, prefabbricato come la struttura realizzata nel parco delle valli e proporre un concorso pubblico aperto alle scuole per decidere come realizzarlo; avviamento dei lavori per il sottopasso di via S. Antonio da Padova entro il 2014; ripristino dei fondi iscritti in bilancio nel 2008 in modo da affrontare una seria opera di restauro della scuola Giovanni Paolo I. Corbucci ha anche presentato la proposta di “chiusura del centro di accoglienza nomadi di via salaria, che è diventato un lager dove le persone non vivono in condizioni dignitose, come emerso dalla denuncia dell’ associazione art. 21, trasferendolo in un luogo fuori dal centro abitato e mettere al suo posto una caserma dei carabinieri perché via Salaria venga riqualificata dalla presenza dei militi dell’arma, capace di tenere lontano insediamenti abusivi e prostituzione”.

DSC_0175I residenti intervenuti hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa con la quale Corbucci ha portato una tappa del suo tour al vallo di Adriano del Municipio, territorio che invece sembra poco o nulla presente nei programmi degli altri candidati, tanto che alcuni hanno reclamato a gran voce anche la possibilità di conoscere gli altri sfidanti di persona e sul posto.

Le primarie per la scelta del candidato del centro sinistra alle elezioni municipali e comunali si terranno domenica sette aprile. Il Gazebo per poter votare sarà come al solito, a fianco del chiosco di fiori davanti la chiesa.

 Luciana Miocchi

IV Municipio di Roma Capitale: è morto l’ex presidente Ferdinando Digiamberardino

24 Mar

DIGIAMBERARDINO(pubblicato su http://www.di-roma.com)

E’ deceduto nella notte tra sabato e domenica, dopo una lunga malattia, Ferdinando Digiamberardino, assessore ai lavori pubblici del XIX Municipio. Ex presidente indicato dal Ppi per il centro sinistra del IV Municipio, poi consigliere passato al centrodestra, la sua era considerata una figura controversa ma ancora capace di influenzare la vita politica del consiglio di Montesacro.

I funerali si terranno domattina, 25 marzo, alle 11 nella chiesa di S. Felicita a Fidene.

Settebagni – IV Municipio di Roma Capitale: voto con grande sprezzo del pericolo

25 Feb

I seggi elettorali del quartiere si trovano nelle scuole elementari di via dello Scalo di Settebagni 45, in cima ad una ripida salita. Un tempo, fino ad una ventina di anni fa, quando i militari di leva fornivano vigilanza a basso costo per le casse erariali, nessuno poteva avventurarsi fin davanti all’entrata, tranne pochi casi di disabilità grave.

Il perchè del divieto è presto detto: la strada è cieca, non vi è la larghezza per far passare due macchine contemporaneamente. Se vi sono dei mezzi parcheggiati, diventa a senso unico e spazio per i pedoni non ne resta. Infatti, a scuole aperte, vige il divieto di accesso tranne che per i mezzi di servizio e per quelli che trasportano disabili motori, in terra è stato disegnato un percorso pedonale protetto anche da elementi metallici.

Ieri sera le urne erano aperte fino alle 22.

Al calar del sole, già al cancello si capiva che arrivare incolumi fino alla cabina elettorale sarebbe stata un’impresa: delle cinque lampade ad energia solare non ne funzionava nemmeno una. Problema annoso. Pare che le batterie siano irrimediabilmente compromesse, motivo per cui l’ufficio tecnico ne ha ordinate almeno tre. La fornitura sembra sia stata sbagliata, ragion per cui ancora non è avvenuta nessuna sostituzione e la scuola resta al buio. L’unico lampione acceso, che però fa luce solo a se stesso, è dentro la recinzione delle scuole medie, chiuse, non essendo seggio elettorale.  Arrampicata al buio. Buio pesto. Tanto pesto da non potersi individuare nemmeno eventuali buche in agguato.  Si sale e si scende un po’ come si può, immersi nell’oscurità, al centro della strada.  Si perchè sui lati le macchine di chi non se l’è sentita di poter fare nemmeno quelle poche decine di metri a piedi sono parcheggiate in bella posa anche sul percorso pedonale non protetto dalle barriere. Inizia così l’odissea per arrivare in cima, tra macchine in sosta e auto che salgono e scendono a velocità anche sostenuta, facendo lo slalom tra i vari elementi umani e plasticometallici che sono sparsi in maniera casuale sull’asfalto.  In un paio di casi un doppio salto carpiato tra i cofani delle macchine evita l’incidente. Insomma, c’è da pensare che a Settebagni il numero degli invalidi debba essere altissimo, a giudicare dalle vetture i cui conducenti sono stati costretti ad accedere fin dentro la recinzione.  Strani handicappati, molti sotto i trent’anni, dal fisico slanciato e scattante, salgono la gradinata senza passare dallo scivolo, con grandi falcate. Rapido giro ad ispezionare i cruscotti delle vetture ferme davanti l’atrio, l’unico luogo illuminato. Un solo tagliando disabili. Dentro, in fila davanti ai seggi, un paio di anziani. Non si vede nessuno in carrozzella nè fornito di stampelle.

D’altra parte, non c’è una pattuglia dei vigili urbani a deterrente del malcostume anche se in via dello Scalo sarebbe stata necessaria.

Il meglio dello spettacolo però, non è stato ancora raccontato.

Uno spettacolo indecente fatto di menefreghismo, ignavia, inerzia.

Scrive infatti Lara Trivelli – disabile motoria con tanto di vettura modificata per le sue esigenze e dotata di regolare contrassegno – sul suo wall di Fb: “Sono andata a votare con i miei. All’arrivo tutti i posti davanti al seggio sono occupati da macchine di gente che avrebbe preferito un seggio drive in, in modo di non dover scendere nemmeno dalla macchina, per quanto sono attaccati. Una volta smistato il traffico ci avviamo alla rampa per entrare nel seggio ma c’è una macchina parcheggiata davanti all’ingresso. Mia madre si è lamentata con i finanzieri che stavano seduti dietro la scrivania all’entrata che le hanno risposto che loro non erano li per fare i parcheggiatori, ma sono usciti a vedere e si sono offerti di aiutare mio padre a salire più su con l’auto, in modo di superare il gradino tra due macchine. Nel frattempo è stata rintracciata la signorina scrutatrice che non capiva assolutamente perchè doveva spostare la macchina, ma siamo entrati senza sentire le spiegazioni che le stavano dando. Siccome mi serve usare il montascale per scendere al livello del seggio abbiamo constatato che era ancora rotto dalla volta precedente e ho dovuto votare nella sala delle maestre da sola. All’uscita abbiamo potuto usufruire della rampa perchè c’era una sedia davanti alla rampa con scritto “non parcheggiare”.

Finchè non arriva il disabile in carrozzella non viene in mente a nessuno di proteggere il varco della rampa per gli handicappati motori. Ai normodotati diversamente abili non balena nella mente nemmeno per un istante che la grazia di poter camminare da soli a qualcuno non è toccata, forse pensano che debbano stare tutti relegati in casa -cazzovannoafareingiro – Ai coscritti in divisa non è affidato il compito di mantere un minimo di ordine all’esterno del seggio, anche se è compreso nel perimetro a loro assegnato. A nessuno, ma proprio a nessuno dei votanti con la sindrome da drive in è venuto da pensare che una strada a fondo cieco e al buio non è il migliore dei posti dove andare ad infilarsi. La colpa è anche di quei pedoni indomiti che hanno deciso con un pizzico di originalità di votare dopo la calata del sole ma dopotutto, la legge dice “aperto fino alle 22” non “aperto fino alle 22 tranne che a Settebagni”.

In cinque anni non si è trovato il tempo di verificare il funzionamento di una pedana già presente, attrezzatura che dovrebbe potersi usare in ogni momento. Dopo cinque anni si sono ripetute identiche le scene di sempre: buio, ingorgo, macchine guidate ad minchiam. Se i seggi non si possono spostare una pattuglia a garanzia dell’incolumità pubblica poteva e doveva essere inviata per ristabilire un minimo di ordine in una situazione che non ha uguali nel Municipio. Mancano un paio di mesi al prossimo appuntamento elettorale, per il Comune e per il Municipio, c’è tutto il tempo per porre rimedio. Votare con grande sprezzo del pericolo non è cosa da tutti. Sfidare ancora una volta il ridicolo è troppo.

Luciana Miocchi

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IV Municipio di Roma Capitale: fotogallery di Giorgia Meloni e FdI al mercato Serpentara 2

22 Feb

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IV Municipio di Roma Capitale: l’assessore Francesco Filini tenta il grande salto in Regione

22 Feb

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Francesco FiliniA pochi giorni dal voto per le elezioni politiche nazionali e per le regionali, Francesco Filini, assessore alle politiche sociali del IV Municipio di Roma Capitale, passato a Fratelli d’Italia neo formazione di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto staccatisi dal Pdl, risponde ad alcune domande sul suo presente e futuro politico

Come è maturata la scelta di lasciare il Partito delle libertà per lanciarsi nell’avventura tutta nuova di fratelli di Italia?

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le primarie che il PdL aveva promesso e non ha mai voluto fare. Dalla fusione tra AN e FI è nato un partito verticistico senza alcuna regola (io ero nel direttivo romano del PdL, organo mai convocato in 5 anni…) e che ha paura di confrontarsi con la base, di fronte ad una legge elettorale così infame si doveva dare parola agli elettori, per evitare di trovarsi in lista show girl e raccomandati di ogni genere. Fratelli d’Italia è un movimento nuovo, fatto di gente giovane che viene da un percorso politico territoriale, con una classe dirigente che sa confrontarsi con i cittadini e che sa ascoltarli. Da sempre credo nel contatto diretto tra chi rappresenta e chi è rappresentato.

Quali sono le nuove responsabilità in FdI che ha assunto?

In FdI guido l’ufficio elettorale, mi sono dovuto occupare di presentare le liste in tutta Italia, fortunatamente è andato tutto liscio. Anche perché il panino l’ho mangiato dopo aver consegnato la documentazione, non “mentre” come fece qualcuno tre anni fa…

Se dovesse andare male alle regionali, si candiderà di nuovo in Municipio o sceglierà altre strade?

Non mi ricandiderò al consiglio del IV Municipio, dove sono ben rappresentato. Ora sono concentrato sulle regionali e sto lavorando affinché Fratelli d’Italia cresca da subito.

Perchè un elettore dovrebbe votare Francesco Filini alla Regione?

Perché viviamo nell’epoca della crisi della politica, che va superata prima ancora di quella economica. Non abbiamo speranza di risollevare le sorti del nostro paese se non ci riappropriamo della politica, quella fatta con serietà, competenza e passione. E credo che possa farlo bene chi conosce i problemi della gente, avendo lavorato sul territorio.

Quale esperienze porterebbe in regione, in questi cinque anni da assessore municipale cosa ha imparato?

Ho imparato che il territorio, le associazioni, i cittadini, sono una risorsa inesauribile. Chi fa politica deve aprire le porte dell’amministrazione a chi è portatore di idee nuove e principi sani. In Regione mi batterò per l’introduzione di una moneta complementare e per l’installazione di una WI-FI di tipo mesh di proprietà popolare. L’economia locale è il presupposto per la crescita, per creare nuovi posti di lavoro: solo così potremo evitare il declino.

Luciana Miocchi

IV Municipio di Roma Capitale: il capogruppo Idv Romeo Iurescia passa ufficialmente al Pd

15 Feb

Iurescia(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Con comunicazione protocollata il giorno di S. Valentino, Romeo Iurescia, capogruppo fino a quel momento dell’Idv, ha ufficializzato il suo passaggio al partito democratico, salutato così dal comunicato di Umberto Marroni, capogruppo Pd al consiglio di Roma Capitale:

“Voglio dare il benvenuto nel Partito Democratico al consigliere municipale Romeo Iurescia, che in questi cinque anni ha sempre garantito un’opposizione ferma e costruttiva alle amministrazioni di centrodestra di Alemanno e Bonelli. Positivo l’ingresso di Iurescia, proveniente dall’esperienza della società civile. Un adesione al gruppo che conferma il buon lavoro del PD territoriale, che ha saputo costruire un’alternativa valida in IV Municipio in grado di battere le destre e proporre un modello sano di governo, collaborando con le altre forze al pd. Dare forza al PD oggi vuol dire, infatti, dare forza ad un’alternativa di governo credibile per voltare pagina dopo la fallimentare esperienza Alemanno”.

L’avvicinamento di Iurescia al Pd era evidente da mesi, si era palesato la prima volta quando partecipò all’incontro organizzato da Riccardo Corbucci alla sala Agnini con Dario Franceschini, unico politico di un altro partito presente all’evento e proseguito poi con l’assidua frequentazione dei gazebi e l’organizzazione di incontri elettorali a sostegno dei candidati alle varie tornate elettorali.

Cristiano Bonelli, presidente del IV Municipio, Pdl, così ha commentato l’evento:

«Assurdo ed unico il pd in IV, che ha dimostrato in questi anni inaffidabilita’ e pochezza politica, i litigi hanno dilaniato gli ex Ds con migrazioni costanti degli eletti nel Pd in altri partiti, riducendolo a 4 consiglieri . Davvero imbarazzante poi la vicenda che vede il consigliere Iurescia, messo alla gogna dal Pd e dai siti vicini, reo di aver chiesto ed ottenuto 23mila e di rimborsi chilometrici ed oggi nuovo consigliere del gruppo Pd accolto in pompa magna accanto al cons Corbucci nella campagna elettorale x un candidato regionale. Furono lo stesso Corbucci e la presidente della Commissione trasparenza Rampini ad attacarlo ma oggi e’ il benvenuto ?»

Luciana Miocchi

IV Municipio di Roma Capitale: Fabrizio Clavenzani, il Pdl municipale perde un altro pezzo: I vertici di Fli lo candidano alla Camera dei deputati

16 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

560872_4166547763179_122404117_nUn altro consigliere municipale del Pdl cambia partito. Dopo Emiliano Bono e Lina Tancioni, passati a FdI, formazione comunque solidale al partito di provenienza, Fabrizio Clavenzani ha ufficializzato l’adesione a Futuro e Libertà, il partito fondato da Gianfranco Fini quando in tempi non sospetti decise di tagliare i ponti con Berlusconi.

Da diverso tempo le voci di corridoio di Piazza Sempione parlavano prima di rapporti raffreddati tra il consigliere e la dirigenza, poi addirittura indifferenti, se non apertamente ostili. Il cambiamento era nell’aria.

Dice Fabrizio Clavenzani: «Ho scelto di uscire dal Pdl per tantissimi motivi, per l’incapacità di alcuni esponenti del partito di intrattenere i giusti rapporti, una bassissima possibilità di influire sulle scelte, di portare a termine un dialogo nel partito discutendo di opinioni, percorsi e decisioni. Si sono creati dei compartimenti stagni dove – questa è una mia visione personale – il tuo unico ruolo è quello di portare acqua e non vi è condivisione. Non è più un gioco che a me interessa fare.

Questo modo di agire chiuso porterà a una lista del Pdl di Lazio1 dove ci saranno certamente in posizioni sicure dei senza nome, mai visti né sentiti e senza voti, che però stanno li perché ce li ha messi qualcuno all’interno del compartimento che decide mentre dall’altra parte il partito non premia chi lo merita. Faccio un esempio con nome e cognome: il miglior assessore che il Comune di Roma abbia mai avuto – non solo ora ma in assoluto – Enrico Cavallari, sicuramente non verrà valorizzato come giusto e messo in lista alla camera. E’un meccanismo che blocca la crescita di un partito quello che non da riconoscimento a chi è alla base e lavora bene, creando consensi perché fa un lavoro bello, pulito. La totale assenza di rapporto, di dialogo, di possibilità di confrontarsi con i vertici mi ha portato a maturare un rapporto totalmente idiosincratico con le logiche del Pdl. Ripeto, la mia è una visione personale, molti miei colleghi miei rimarranno perché forse per loro è diverso, ma io mi sono sentito per molti aspetti inutile non potendo dare un contributo personale, politico e di idee. Sento di non avere ruolo e quindi preferisco andare là dove questo mi viene offerto».

La proposta ricevuta è una di quelle che proprio non si può rifiutare, in effetti. Il politico che non ha mai cambiato partito da quando si iscrisse all’Msi, seguendone le evoluzioni storiche prima in An e poi nel Pdl, non si ripresenterà in Municipio né correrà al Comune. I vertici di Fli lo hanno candidato alla Camera dei deputati. Clavenzani lo dice con naturalezza, senza enfasi, consapevole che si tratta di un riconoscimento ma che riuscire nell’impresa sarà difficile. Non c’è verso di fargli dire una parola di più sull’argomento, se non chè la cosa è ufficiale, avendo già firmato per le formalità burocratiche.

«Gianfranco Fini mi ha dato la possibilità di partecipare alla pianificazione del partito, ho già fatto qualcosina e abbiamo cominciato – nonostante il rapporto sia iniziato solo da pochissimi giorni – a lavorare per tessere accordi su quelle che possono essere le strategie nelle campagne elettorali per il lancio di questo partito. Posso essere oltre che portatore di acqua anche portatore di idee e io l’acqua la porterò sempre, per tutta la vita, perché fa parte del lavoro di una persona che crede nella politica cercare di portare i consensi, per molti anni è stato il lavoro più bello e più importante: non ci fosse stata una base che credeva, molti partiti e molte idee si sarebbero perse. Poi però ti ritrovi a trentotto anni con un po’ di capelli bianchi e più di 22 anni di politica vissuta con cuore e passione e vorresti portare di più. Quando ti trovi davanti porte chiuse e sai che dei perfetti sconosciuti passeranno davanti, non a te ma sicuramente a chi più di te merita, capisci di aver esaurito il percorso li».

Quindi a Fli si lavorerà per cambiare l’attuale legge elettorale?

«Fini la voleva cambiare da subito, perché voleva cercare un giusto compromesso tra preferenze e listini. Io credo che entrambi i sistemi abbiano dei difetti. Lo vediamo in certe campagne elettorali dove ci sono i recordmen che spendono milioni di euro. Questo non è naturale, non è sano. Una persona che investe tre, quattro, cinque milioni di euro per candidarsi al Comune di Roma, con la certezza che non riguadagnerà mai con i suoi stipendi la cifra che ha investito o è un giocherellone che ha tanti soldi e vuole giocare alla politica – e quindi non deve andare in politica – o è una persona che ha delle mire strane o delle ipotesi di crescita e quindi sta facendo un investimento ma spendere una cifra del genere è insano. Estremizzando, andiamo a parlare della camera., dove una campagna elettorale con le preferenze la può fare soltanto uno che alle spalle un grandissimo partito e ancor più soldi e quindi ha già fatto una selezione di suo a meno che non caschi in una compagine ricca che ha un occhio verso la base, che ha coordinatori capaci di vedere come lavorano tutte le persone che hanno in organico. Allora si può selezionare il migliore e spingerlo. Ma i partiti ultimamente hanno troppe spese per la loro sopravvivenza e per quello che è il maquillage politico di apparenza».

Un percorso virtuoso passerebbe anche per l’apposizione di un tetto alle spese elettorali

«Certo, è molto difficile ma è chiaro che la legge elettorale deve essere rifatta. L’idea dei listini, della lista bloccata dove qualcuno mette i nomi può funzionare nel partito idealmente perfetto, dove il vertice è a cascata, i coordinatori e i vari rappresentanti hanno occhi per guardare tutti senza il pregiudizio del quello lo conosco, quello no. E’ impossibile umanamente, è la colpa dell’uomo, tra due persone molto brave e una la si conosce da una vita, si è portati a favorire quest’ultima, sia pur in maniera minimale, il listino ha queste problematiche. Dall’altra parte le preferenze hanno il problema economico. Bisogna cercare di incastrarle, trovando un giusto compromesso tra le due forme perché è anche vero che un premier o un candidato premier debba avere la possibilità di farsi la sua squadra perché è lui che ci va a mettere più di tutti la faccia, ma è anche vero che va a rappresentare il paese, e che chi più per il paese ha fatto debba avere la possibilità di starti vicino».

Luciana Miocchi

Roma Montesacro: il consigliere Giorgio Limardi esce dal gruppo misto e aderisce a Fratelli d’Italia

14 Gen

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(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Novità al consiglio municipale di Montesacro. Con l’adesione odierna di Giorgio Limardi, il consigliere che all’ultima tornata elettorale si era presentato tra le fila del Pdl e nel corso della consiliatura passò, a causa di alcune incomprensioni, tra le fila del Pd per poi approdare al gruppo misto, dove è rimasto finora, il neonato gruppo di “Fratelli d’Italia” può già contare su tre consiglieri e un assessore.

Emiliano Bono, capogruppo di FdI, nonché responsabile del partito sul territorio municipale così commenta il nuovo acquisto: «accetto con piacere l’ingresso in Fratelli d’Italia dell’amico Giorgio Limardi, la sua adesione è una dimostrazione del buon lavoro che ci ripromettiamo di fare sul territorio. Ora più che mai ribadiamo il nostro totale appoggio al Pdl e alla maggioranza e all’attuale giunta Bonelli». Dice Gorgio Limardi, che a questo punto sembra aver trovato finalmente l’espressione politica più vicina alle sue idee: «questa è una sfida che faccio con me stesso, mi rimetto in gioco. La scelta è stata maturata a partire da un nuovo modo di fare politica, che parte dalla base. Rispecchia i miei ideali. Ringrazio l’assessore Filini e il presidente  bono e la consigliera Tancioni per accolto in maniera entusiasta nel gruppo».

Luciana Miocchi

IV Municipio di Roma Capitale: Claudio Maria Ricozzi è il terzo candidato alle primarie per il candidato alla presidenza di Piazza Sempione

16 Dic

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Primarie del pd effervescenti, quelle per scegliere il prossimo candidato alla presidenza di Piazza Sempione. Con la proposta di Claudio Maria Ricozzi, presidente del partito in IV Municipio, salgono a tre i competitori ufficiali.

Perché chi si reca a votare per le primarie dovrebbe preferire lei rispetto agli altri competitori, Corbucci e Marchionne?

Ho molta esperienza maturata in tanti anni di amministrazione e personale: ho fatto l’assessore, ho un ottimo rapporto con la gente e mi piace interessarmi dei problemi del quarto. Ad esempio, mi sono già ono interessato del parco della Cecchina. Mi dedico alla comunità

Quando ha maturato l’idea di candidarsi?

Da due anni sono sono il presidente del partito democratico del IV municipio. Sono ritornato ad occuparmi più direttamente del territorio, per un periodo mi sono dedicato a problemi di più ampio respiro. Ho visto tante cose ingiuste, tipo la chiusura della casa di riposto di Casal Bertone, i disagi di Villa Spada a causa dell’impianto Ama. Credo che sia necessario dare un imput sulla capacità amministrativa che bisogna avere sul territorio. Mi piace molto dedicarmi a questo, lo faccio in maniera passionale e nel corso del tempo, insieme ad altri amici, ho maturato l’idea di candidarmi per la presidenza di questo Municipio

Sui social network è rimbalzata la polemica con Riccardo Corbucci, il primo a rendere pubblica la partecipazione alle primarie. Aveva un accordo con lui?

Con Riccardo avevamo parlato della sua intenzione di candidarsi al Comune, avevamo cercato di fare un ragionamento. Poi la sua decisione è stata un’altra e in bocca al lupo. Non mi interessa fare polemica

Nel regolamento del partito sono previste le dimissioni da cariche dirigenziali in caso di candidatura alle primarie?

Assolutamente no. Non sono previste e non ritengo di doverle dare. Anche perché l’incarico di presidente che ho svolto in questo anni è stato proprio quello di mettere insieme le diverse anime del partito, unitamente al Segretario. Per quel che mi riguarda è l’obiettivo da raggiungere come dirigenti di partito. Credo di averlo fatto con estrema tranquillità

Giunti a questo particolare punto politico nazionale, le primarie municipali si faranno oppure no?

Le primarie sono l’obiettivo del partito, sono uno strumento che è un modo per coinvolgere più attivamente la gente.

Mi scusi ma intendevo per via del fatto che le politiche arriveranno a febbraio

Per le politiche, sembra agli inizi di marzo, ritengo che il Pd sarà impegnato, visto che la legge elettorale non è stata cambiata, con l’obiettivo di rinsaldare un legame diretto con gli elettori. Quindi ci saranno le primarie a fine dicembre per scegliere i candidati alle camere. E’ un modo per stabilire insieme, al di là della legge che non te lo consente, i candidati nazionali per il partito democratico. Credo che queste siano al momento le primarie più importanti. In caso, qualcosa dovremmo essere in grado di decidere anche da soli.

Una volta fatte le primarie per scegliere il candidato presidente del IV Municipio, o in alternativa, una volta designato, gli sfidanti odierni hanno intenzione di collaborare insieme o ognuno andrà da solo?

Io credo che questo non ci sia bisogno neanche di chiederlo, no. Mi auguro che chiunque sia il candidato del pd, dopo aver raccolto le firme necessarie sia tra gli iscritti sia tra la cittadinanza,anzi credo che una volta deciso questo, avrà l’appoggio incondizionato da parte di tutti

Lei ha finito di raccogliere le firme necessarie alla candidatura?

Per gli iscritti si, per i cittadini stiamo finendo di prenderle. Io sono tutti i giorni in via della Bufalotta dalle 16 alle 18 poi dalle 18 alle 20 al circolo Talenti a parlare con i cittadini, a cogliere le esigenze dei residenti al di là delle scelte della politica, per farne un supporto per quello che sarà il programma politico che si andrà a stilare insieme anche agli altri componenti la coalizione di centro sinistra.

Al di là delle ipotesi di vittoria del vostro candidato, avete avuto una consiliatura con un gruppo di consiglieri eletti in otto e ridottosi a quattro, siete arrivati al terzo capogruppo. Lei ha una sua idea su come si può impedire che si possa verificare nuovamente un simile salto di schieramenti?

Al di la di tutto, le diverse defezioni hanno avuto molteplici sfaccettature che sarebbe troppo lungo qui elencare. Il cambiare idea non si può impedire per legge perché il mandato è personale, non è dato al partito, fermo restando che il Pd anche in quattro ha svolto egregiamente il suo lavoro di opposizione, non mollando mai e stando sempre sul pezzo.

Magari in otto sarebbe stato più agevole

Sarebbe stata un’opposizione più forte ma non si può dire che in quattro sia stata di minore qualità. Una cosa che si può fare è scegliere i nomi in maniera oculata, lavorare sulle candidature. Sicuramente non saranno accettati rientri da parte di chi ha fatto il salto passando alla maggioranza e credo che non si potranno mettere in lista persone che hanno dato appoggio esterno facendo scelte che hanno dato modo di discutere. Stavolta è stato fatto un regolamento per le candidature e le scelte saranno fatte a livello municipale, tenendo presente tutte le realtà. Insieme dovremo valutare come abbiamo fatto anche in questi due anni, persone e candidature.

Che lei sappia, sono finiti i candidati alle primarie del Pd ?

Ci sono altre candidature, l’ultima è quella dell’ex assessore all’ambiente Dario Esposito che sta raccogliendo le firme. Lui ha fatto il regolamento , era nella commissione del partito, conosce bene le norme, il 20% degli iscritti e settecento firme di cittadini

Con questi numeri ci potrebbero essere fino a cinque candidati

La vedo un po’ complicata,perché i circoli sono abbastanza già schierati. Hanno già i loro candidati di riferiemento

Luciana Miocchi

IV Municipio di Roma Capitale – primarie Pd per scegliere il candidato alla presidenza: Paolo Emilio Marchionne

12 Dic

marchionnepaolo1(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Paolo Emilio Marchionne, attuale capogruppo Pd del IV Municipio di Roma Capitale ha finito di raccogliere le centocinquanta firme di iscritti al partito democratico, necessarie nella prima fase per presentare la propria candidatura. Da lunedì i circoli che lo sostengono ricevono le sottoscrizioni dei cittadini comuni, ne servono settecento, per completare la procedura. Alla luce degli ultimi accadimenti che hanno portato il premier Monti a decidere di rassegnare le dimissioni subito dopo il varo della legge di stabilità, le primarie rischiano di saltare e i candidati alla presenza dei municipi verrebbero decisi dalla dirigenza.

Dice Marchionne «il regolare svolgimento delle primarie allo stato attuale è complicato ma nonostante tutto abbiamo messo in moto il meccanismo. Anche nel caso di impossibilità a svolgerle a causa dell’anticipazione del voto per le elezioni politiche, non si potrà non tener conto del lavoro svolto fin qui».

Allo stato i tre aspiranti alle primarie – oltre a Marchionne e Corbucci si è proposto anche il presidente dell’assemblea del IV Municipio, Claudio Maria Ricozzi – sono tutti del IV, stavolta non si può dire che il candidato è estraneo alla realtà del territorio.

Il partito democratico è una forza di opposizione radicata sul territorio, che ha saputo proporre e indicare alternative diverse per governarlo e se anche non ci dovessero essere le primarie escludo categoricamente che verrà indicato un candidato alla presidenza da fuori perché, comunque sia, ci saranno delle proposte sul campo. Abbiamo un’ampia scelta

Quando è nato il suo proposito di candidarsi alle primarie?

È stato molto naturale. Sono il capogruppo del partito democratico e più che un mio proposito è la volontà di larga parte del collettivo del partito democratico del quarto municipio che ha visto in me uno dei candidati possibili alla presidenza, attraverso le primarie. E anche molti semplici cittadini che mi hanno manifestato il loro gradimento, che mi considerano una persona valida che conosce il territorio.

Quindi la sua volontà c’era da sempre

È stata un evoluzione naturale. Il partito democratico ha fatto il congresso ormai tre anni fa, è radicato sul territorio, ha proposto la festa dell’unità, ha organizzato il volontariato, ha partecipato alle primarie, organizzando ben 23 seggi. Io sono il capogruppo in Municipio e con l’avvicinarsi della scadenza, da un anno in qua questa era una delle intenzioni. Ora si è avvicinato l’appuntamento con le urne e quindi con i tempi giusti ho presentato, insieme a molti militanti del Pd la mia intenzione di candidarmi. Da lunedì stiamo raccogliendo anche le firme dei cittadini.

Perché un elettore dovrebbe votare per lei anziché per un altro, al momento di scegliere alle primarie

Qui non facciamo una scelta in base a chi è più popolare. Ci sono diverse opzioni, scegliere una politica che ha un radicamento popolare piuttosto che inseguire gli scandali sul territorio. Credo che nel mio profilo molti compagni e cittadini, le altre realtà territoriali vedano un profilo ambientalista, probabilmente un consigliere che ha contribuito a costruire l’opposizione in questo municipio rispetto alle speculazioni, che è stato molto vicino al comitato di piazza Corazzini in una battaglia contro l’abusivismo edilizio, che ha cercato, nonostante i tagli, di ascoltare chi chiedeva una istruzione pubblica di qualità in strutture decenti. Sono una persona disponibile, riconoscibile come persona affidabile, con una precisa identità politica nell’area di centro sinistra. Ho partecipato alla fondazione del partito democratico

Nel caso risultasse effettivamente il candidato alla presidenza del Municipio, Lei che è addirittura il terzo capogruppo Pd di una consiliatura che ha visto numerosi consiglieri cambiare casacca nel corso degli anni, pensa di poter avere lo stesso tipo di problema?

Quelli dei consiglieri sono un errore del partito alla sua fondazione, che sotto alcuni aspetti ci siamo trascinato fino ad oggi, cioè mettere persone in lista che poi non hanno un’idea politica che corrisponde al partito democratico. Le liste le fa il Pd in un assemblea locale, con i suoi organismi dirigenti. Per il consiglio municipale non vanno fatte incastrando puzzle, prestando il fianco a questo o a quel candidato al consiglio comunale che ha bisogno del suo galoppino nella lista municipale. Bisogna prendere persone che hanno dimostrato in questi anni di opposizione di dare una mano dentro una sezione, che hanno un’idea di attività politica, che hanno una visibilità, la stessa che credo di avere io , ricordando che non c’è il vincolo di mandato ma che non si può girare da uno schieramento all’altro come un anima in pena. Per quelli ci sono tante altre liste, non quella del partito democratico. Queste ovviamente non sono scelte che fa il presidente. Questo tema però io ce l’ho bene in mente, essendo diventato capogruppo dopo altri due, avendo vissuto anche con lacerazioni personali l’abbandono del nostro gruppo da parte di altri consiglieri. Non sono stati momenti edificanti né tantomeno semplici. Perciò lavoro da militante del pd affinché queste condizioni non si riproducano.

Luciana Miocchi

Roma capitale – IV Municipio. Assemblea sulla raccolta differenziata al mercatino di Conca d’Oro e lunedì si parte davvero

17 Nov

Un’assemblea che ha visto una partecipazione notevole nonostante le difficoltà di spostamento dovute all’esondazione di Aniene e Tevere, quella organizzata dal Comitato di quartiere di Serpentara e Legambiente, al mercatino delle Valli, allo scopo di interagire con Ama sulla questione della raccolta differenziata.

Erano presenti, per Ama il presidente Benvenuti ed alcuni funzionari, l’assessore all’ambiente del Comune di Roma Marco Visconti e il presidente del Municipio Cristiano Bonelli, nonché i consiglieri Paolo Marchionne e Riccardo Corbucci, del Pd e Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio.

Tranne il comitato di Vigne Nuove, i cui componenti non hanno partecipato perché condividono il sistema ideato, hanno partecipato tutti i maggiori comitati e le associazioni.

Dopo una breve introduzione a cura di Legambiente, che ha illustrato le varie figure che entrano in campo nell’ambito del riciclo dei rifiut ha preso la parola il presidente Benvenuti ed i suoi funzionari, che hanno illustrato nuovamente il modello che andrà ad applicarsi dal 19 novembre, necessariamente influenzato dalle risorse economiche che possono essere impiegate in questo momento.

Poi è stata la volta dei comitati e dei cittadini, che già contestano le modalità scelte, nemmeno lontanamente simili a quelle del progetto presentato dall’AMA al ministro Clini per ottenere i finanziamenti, in cui tra l’altro si prevedeva un sistema di raccolta con cassonetti per l’organico ad apertura magnetica, con un sistema premiale per l’utenza, del tipo più recuperi meno paghi in bolletta.
L’intervento dell’assessore Visconti ha riguardato principalmente l’impianto AMA di via Salaria. I rappresentanti del comitato spontaneo Villa Spada, presenti in prima fila hanno contestato l’assessore sulla questione spostamento dello stabilimento, il quale ha lasciato l’assise dopo pochi minuti, ed hanno in seguito emanato il seguente comunicato stampa: “Ieri sera nel corso dell’incontro sulla raccolta differenziata in IV Municipio, l’assessore capitolino all’Ambiente ha negato di aver dichiarato di fronte alla delegazione europea che i problemi delle esalazioni siano derivati al 99% da altre aziende limitrofe (vedi depuratore Acea di Roma Nord) e ha affermato che la procura ha scagionato l’Ama. Abbiamo immediatamente contattato l’avvocato Francesca Fragale (l’avvocato che li assiste, ndr)  che ci ha confermato che l’indagine è tuttora in corso.
Siamo sconcertati nel rilevare ancora una volta un atteggiamento così fazioso.”

Il presidente del Municipio, Cristiano Bonelli, ha ribadito che si sta cercando un sito alternativo per lo stabilimento di trattamento dei rifiuti ed ha difeso fermamente il modello di raccolta differenziata che pertirà lunedì in tutto il municipio.

Racconta Mimmo D’Orazio, presidente del comitato di quartiere di serpentara che «Il presidente Bonelli ha invitato Ama a rendere pubblico il sistema di smaltimento ,la quantità di riciclo dei prodotti e la localizzazione degli stessi e Benvenuti si è detto disponibile a mettere in rete tutti i dati.
I cittadini hanno ribadito la necessità di realizzare una raccolta porta a porta, non su piccole aree ma su tutto il territorio e chiunque abbia preso la parola, ha ribadito che il sistema scelto non porterà grossi benefici alla collettività perché anche se si effettua una separazione ottimale dei rifiuti nel proprio domicilio, tutto va gettato nei cassonetti stradali in pieno anonimato.

Sembrerebbe che il sistema sia stato studiato effettuando un censimento civico per civico e analizzando le varie tipologie che hanno poi portato alla stesura del nuovo piano. Però nessuno ha mai avuto sentore degli incaricati del rilevamento e alla segnalazione di alcune criticità locali, i funzionari Ama hanno risposto impegnandosi per una verifica sul posto.
Dice Mimmo D’Orazio, presidente del comitato di quartiere di Serpentara che “alla fine dell’assemblea, che ha sempre mantenuto toni accesi ma costruttivi, l AMA n pressata dai presenti e nella persona del presidente Benvenuti si è resa disponibile nell’immediato a partecipare ad una riunione con i comitati e cittadini per rimodulate il sistema di raccolta rifiuti nella varie zone del municipio prendendo in considerazione l’ipotesi di estendere il porta a porta in altri quartieri di concerto con i comitati e i cittadini. Una piccola ma sostanziale vittoria. Abbiamo dimostrato a Benvenuti e a Fiscon cheil progetto presentato e che ha avuto i finanziamenti non è quello realizzato. Per l’umido anche dove non era previsto il porta a porta era stato programmato il cassonetto con il badge, con un sistema premiale. Non è previsto ora e forse nemmeno dopo, perché i contenitori acquistati e distribuiti non ce l’hanno e rimangono così, aperti a tutti.

Ama ha una fretta tremenda di partire con la differenziata per motivi politici perché il ministro Clini gli ha imposto che entro il 2014 devono arrivare ad una percentuale del 50%, contro i 12 attuali. Diranno che hanno organizzato tutto per bene ma sono i cittadini che non la vogliono fare. Intanto, anche le campane per il vetro sembrano posizionate con poco criterio, specialmente in alcuni punti periferici.

Riccardo Corbucci, vicepresidente pd del consiglio municipale, sul suo blog così ha scritto: «

Nel mio intervento all’assemblea di oggi, alla quale l’Assessore all’ambiente Marco visconti ha partecipato per circa una ventina di minuti per poi andarsene, ho messo in evidenza come non sia più accettabile continuare a discutere con l’azienda dei rifiuti, anzichè con l’amministrazione capitolina e municipale, che è quella che dà gli input politici da seguire.» Continua sulla “rivoluzione” annunciata affermando di aver «fatto notare come sembri davvero singolare la scelta di aver sperimentato il porta a porta proprio in quei quartieri che hanno le maggiori difficoltà nel trovare spazi adeguati per i cassonetti condominiali. Mentre si è deciso di moltiplicare i cassonetti stradali proprio in quei quartieri come Tufello, Valli, Nuovo Salario, serpentara, Vigne Nuove e Montesacro, nei quali grazie ai cortili condominiali e agli androni delle palazzine, il porta a porta si sarebbe potuto certamente fare. Viene il dubbio che così facendo si sarebbero prodotti molti meno kit ed un numero assai inferiore di quei mega contenitori di colore verde, che sono stati portati a casa dei residenti. Peraltro la raccolta differenziata stradale non consentirà, è proprio il caso di dirlo, di differenziare i cittadini modello da quelli indisciplinati». Sulla repressione degli indisciplinati: «non mi ha convinto la risposta del presidente Benvenuti, quando ha minacciato forti repressioni a suon di multe. La sperimentazione del duale nei quartiere Valli-Sacco Pastore sta proprio li a testimoniare il fallimento dell’azione repressiva, che l’Ama non è riuscita a mettere in campo contro gli incivili nemmeno in due soli quartieri del municipio».

Luciana Miocchi

Roma-IV Municipio: sulla svolta a sinistra a Castel Giubileo il Pdl si astiene in blocco. Solo il Pd vota contro

22 Set

pubblicato su http://www.di-roma.com

Castel Giubileo svolta a sinistra: solo il Pd vota contro. Pdl astenuto in blocco sull’atto presentato dalla consigliera di maggioranza Jessica De Napoli

Nella seduta del consiglio di giovedì è arrivata finalmente a discussione la mozione presentata dalla consigliera Pdl Jessica De Napoli, che chiedeva l’annullamento del progetto della svolta a sinistra da via Salaria direzione entro quartiere e la revoca dei lavori che ad oggi, dopo molti mesi dalle prime proteste, risultano ancora sospesi, data la strenua opposizione della maggioranza dei residenti. Questo atto era stato presentato un anno fa, appena iniziata la cantierizzazione, ma non era stato mai calendarizzato. La settimana scorsa la mozione a favore della svolta, presentata dal consigliere Alfredo D’Antimi venne ritirata poco prima della discussione in aula e subito dopo il gruppo del Pd depositò un atto con il quale si dichiarava contrario alla viabilità contestata, atto a cui il Pd ha rinunciato poco prima dell’inizio della discussione per sottoscrivere quello a firma della De Napoli, inspirato anche da Bonelli che aveva dato la sua disponibilità ai residenti durante le manifestazioni in strada, per conciliare sicurezza e esigenze della circolazione.

 

Il presidente Bonelli e la consigliera De Napoli però non sono stati presenti in consiglio durante i lavori. I tre consiglieri del Pd. Dionisi, Corbucci e Marchionne presenti – Rampini assente perché in viaggio di nozze – hanno espresso voto favorevole all’atto che era stato sottoscritto mentre i consiglieri del Pdl che erano presenti, Bentivoglio, Clavenzani, Ripanucci e Vaccaro si sono astenuti. Astenuti anche Iurescia, Cardente, Limardi e d’antimi nonché il presidente del consiglio Borgheresi. Non votando, nonostante la maggioranza dei voti fosse stata favorevole all’annullamento, l’atto non è passato perché a norma di regolamento se le astensioni (nove) sono superiori ai voti favorevoli (tre) l’atto non viene bocciato ma tecnicamente risulta non approvato.

 

Perché un’astensione di massa anziché un voto unanimemente contrario? La risposta è semplice ed ed è un piccolo capolavoro di tattica politica. Votando apertamente contro avrebbero sfiduciato apertamente il presidente del Municipio. L’atto infatti risulta essere presentato da un consigliere del Pdl e non dal Pd, perché i rappresentanti municipali l’hanno soltanto sottoscritto. In pratica, la gran parte dei consiglieri di maggioranza, sono favorevoli alla famigerata svolta o quanto meno indifferenti, poiché i lavori di realizzazione sono stati decisi dal dipartimento dei lavori pubblici della giunta Alemanno e politicamente non è un gesto opportuno andare contro le decisioni di un governo comunale del proprio colore in una questione circoscritta ad un piccolo quartiere di periferia dove non si hanno elettori, al contrario di Bonelli e De Napoli che a Castel Giubileo devono una bella fetta di preferenze.

La questione rimane dunque aperta e probabilmente non vedrà soluzione a breve.

 

Riccardo Corbucci, politicamente molto attivo nel quartiere ha così commentato subito dopo la chiusura della seduta: «il pd è l’unico partito ad essere contrario alla svolta e dopo la votazione di oggi e la fuga di Bonelli, abbiamo l’impressione che la maggioranza del Pdl non darà ascolto al volere dei cittadini»

Luciana Miocchi

Roma Capitale abbandonata: Gregna Sant’Andrea e il sottopasso della vergogna

3 Ago

Essere costretti a una quotidiana immersione nel degrado scendendo nei sottopassi che collegano le sponde di un quartiere attraversato da quel fiume di veicoli che è il Raccordo Anulare: è quanto accade ai residenti in zona Gregna Sant’Andrea, quadrante sud est della città, Decimo Municipio del Comune di Roma Capitale. I camminamenti in questione sono quelli di via Michele Migliarini, via Lucrezia Romana e via Pietro Crostarosa: da circa un anno e mezzo si trovano in condizioni indecenti perché nessuno viene a pulire i rifiuti qui lasciati dai troppi incivili che li hanno scambiati per immondezzaio. Le immagini sono eloquenti e documentano quel disgustoso campionario già visto in situazioni analoghe, ammorbato per giunta – così testimonia la lettrice che ha inviato le foto – dai miasmi rivoltanti delle deiezioni umane sparse dappertutto.  Se si aggiunge a questo che la galleria di via Migliarini è completamente al buio e che i sottopassi sono frequentati da un gruppo di zingari occupante una villa disabitata che sorge nei pressi, ben si comprende l’urgenza di un intervento di risanamento che però non sia occasionale. Ma chi dovrebbe occuparsene? Le informazioni ricevute dalla lettrice presso Ama e Comune chiamano in causa l’Anas, alla quale ha dunque mandato una mail con allegate parte delle immagini qui presentate. Al momento però la pratica sarebbe sospesa. Sembra dunque dura a morire l’abitudine italiana a lasciare fuori controllo sacche di imbarbarimento e potenziale pericolo, almeno fin quando non avviene qualcosa di eclatante, drammatico, tragico. Sarebbe allora il caso  di intervenire prima, invece che installare una lapide commemorativa dopo. Il caso di Giovanna Reggiani dovrebbe aver avere insegnato qualcosa. Dovrebbe, appunto.

Alessandro Pino