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Viva l’Itavia! – di Alessandro Pino

21 Apr

Gli ex dipendenti della compagnia aerea tutti insieme per l’incontro annuale

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Già a prima vista, mentre animano con la loro allegra pipinara il borgo di Tragliata – nell’agro romano a nordovest della Capitale – si sente nell’aria una effervescenza contagiosa che mette di buonumore e si capisce subito che i capelli saranno pure grigi ma il brio e lo stile sono rimasti quelli di quando cavalcavano l’aria entrando infine, loro malgrado, nella storia d’Italia: sono i membri della associazione “Noi dell’Itavia” che raccoglie gli ex dipendenti della compagnia aerea da tutti ricordata solo per la vicenda di Ustica ma che alla fine degli anni Settanta rappresentò una dinamica realtà nei cieli della penisola, riunitisi lo scorso 18 aprile per l’incontro annuale. DSC_0060

Poco dopo il maledetto 27 giugno del 1980 le loro strade professionali si divisero, transitando in diverse linee aeree, ma rimase ben saldo il senso di appartenenza a quella che – lo si capisce parlandoci e sentendoli conversare tra loro – consideravano e considerano tuttora una grande famiglia più che un’azienda: si tengono in contatto anche tramite un gruppo Facebook. Tutti mescolati tra loro nel gradevole giardino fuori il vecchio casale riadattato a ristorante, piloti, assistenti di volo, impiegati e tecnici, senza dividersi per ruoli come invece – confida uno per esperienza personale – accade nelle riunioni tra i membri di altre compagnie.   DSC_0071 All’arrivo, la fila per registrare la presenza e pagare la quota di partecipazione ricorda un po’ il check in aeroportuale; di fianco al tavolino dell’organizzazione, un cavalletto sostiene la foto del celebre I-TIGI, il Dc 9 che fu distrutto  a Ustica con equipaggio e passeggeri, su cui si sommano le firme dei partecipanti e che a fine giornata risulta praticamente coperta. Intanto il fiume dei ricordi e degli aneddoti continua a scorrere, le chiacchere non si interrompono nemmeno quando vengono serviti gli aperitivi. A un certo punto arriva anche una giovane coppia con i caschi da motociclisti sotto braccio, capitata per caso alla ricerca di un ristorante; incuriositi chiedono informazioni sulla riunione e si scopre che lui è un pilota della Ryanair.DSC_0080

A qualche metro di distanza sono esposti alcuni cimeli: sacchi postali, sacchi per la zavorra, posacenere, una cravatta, un grembiule da hostess, persino una confezione con due minuscole bottiglie di marsala che veniva data in omaggio ai passeggeri – e subito qualcuno racconta divertito di quando si dovette investigare per capire come mai in alcune occasioni sparivano misteriosamente prima di poter essere distribuite a bordo pur essendo state caricate sull’aereo. Non mancano due grossi faldoni che raccolgono articoli di giornale riguardanti l’Itavia pubblicati nel corso degli anni.  All’ingresso del ristorante, una   foto praticamente  a grandezza naturale di Aldo Davanzali, il DSC_0093 presidente dell’Itavia, scomparso nel 2005, dà l’impressione che al convivio partecipi anche colui che ancora chiamano con affetto “l’Avvocato”; a conferma del carattere familiare che animò la vita dell’Itavia, la presenza all’incontro della figlia di Davanzali, signora Luisa. Si è scritto che Ustica fu il pretesto usato da poteri forti per porre fine all’esistenza di una compagnia privata “scomoda” come l’Itavia nei confronti di altre società e a distanza di trentacinque anni si percepisce ancora l’amarezza nelle parole degli ex dipendenti: DSC_0085

ovviamente per le vittime, per le traversie economiche che loro stessi vissero dopo la perdita del lavoro ma anche per la campagna di linciaggio morale cui fu sottoposto il “loro” Avvocato, accusato di far volare carrette malmesse quando poi fu acclarato che le cause del disastro furono altre. Intanto però il misfatto era compiuto e da allora non hanno più volato aerei con il nome Itavia scritto sulla DSC_0089 fusoliera. Sarà così per sempre o qualche imprenditore, contagiato dal loro entusiasmo che li fa sembrare appena scesi dalla scaletta, proverà a recuperare il marchio magari per dare vita a una nuova aerolinea? Chissà…

Alessandro Pino

 

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Conclusa la terza edizione del “Memorial Miriam Sermoneta” – di Alessandro Pino

19 Apr

Grazie ai proventi del premio letterario si perpetuano il nome e l’opera di beneficenza di una persona generosa e altruista

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Con la premiazione tenutasi l’undici aprile presso il Caffè letterario Mameli Ventisette di Roma si è conclusa la terza edizione del  “Memorial Miriam Sermoneta”, concorso nazionale di scrittura creato per ricordare la guardia giurata che si tolse la vita tre anni or sono dopo aver denunciato i disagi di un lavoro pericoloso, mal pagato e precario.  «Era una persona solare che si prodigava per aiutare anziani e bambini, raccoglieva giocattoli e andava al Gemelli e al Bambin Gesù per la Befana – spiega il poeta Giovanni Gentile, organizzatore del premio e presidente della giuria – dopo la sua morte mi sono sentito in dovere di ricordarla, ma non per il gesto quanto per la generosità, per ricordare quanto faceva aiutando gli altri e proseguendone l’opera, perché con i concorsi intitolati a Miriam raccolgo fondi da donare ad associazioni che si occupano di aiutare i bambini».   PINOmemorialsermoneta (5)

I partecipanti sono stati oltre un centinaio e le opere selezionate, lette durante la cerimonia dall’attrice Sarah Mataloni, verranno inserite in una antologia, i cui proventi saranno in parte destinati – tramite l’organizzazione Mission Bambini – a un asilo nido di Roma che assiste minori i cui i genitori non hanno la possibilità di farli mangiare perché magari in difficoltà economiche. A Mission Bambini è stato inoltre donato un dipinto dell’artista Giuseppe Faraone (egli stesso partecipante al premio letterario) che verrà venduto all’asta per reperire ulteriori fondi. La giuria, presieduta da Giovanni Gentile e composta dai poeti Renato Fedi, Alessandro Novelli, Patrizia Portoghese, Roberta degli Innocenti, Gloria Venturini, Mara Zilio, Rocco Pulitanò,Veruska Vertuani e dal favolista Massimiliamo Gabriele ha deciso di premiare i seguenti autori, suddivisi per categorie:

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premio del presidente della giuria

Aldo Ronchin per Laggiù

 

sezione Poesia a tema libero

Rita Muscardin per La casa sospesa sul ponte del tempo

Tiziana Monari per Qui sul Carso

Davide Rocco Colacrai per Le variazioni imperfette di un uomo

 

 

sezione Poesia a tema “La speranza”

Franca Donà per Giorni

Agostino Barletta per Terra

Antonella Santoro per Sentieri abbozzati  e Giuliana Paleotti con Dimitri

 

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sezione Racconto a tema libero

Annamaria Barone per Lo stesso vento di quella notte

Marzia d’Anella per Le pietre e le stelle

Valentina Guastini per Sale, senape e monete

 

Sezione Poesia giovani a tema libero

Ada Maria Angeli

Gabriele Sparagna

Andrea Petricca

Samuel Labianca

Maria Ludovica Alei

 

 

Workshop Moda & Beauty: porte aperte all’Accademia L’Oréal di Roma – di Alessandro Pino

15 Apr

Il palazzo che anticamente fu sede della Pontificia Università Urbaniana, in piazza Mignanelli a Roma – adiacente alla più nota piazza di Spagna – ospita da alcuni anni la Accademia L’Oréal Roma, polo di alta formazione per i più raffinati acconciatori facente capo alla nota multinazionale della cosmesi. PINOfnmeventsA

Ora però i vertici dell’azienda hanno deciso di aprire le porte dell’Accademia a un pubblico più vasto, sempre competente ma non ristretto all’ambiente dei professionisti del capello. Per questo hanno organizzato lo scorso 9 aprile il Workshop Moda & Beauty, incontro nel quale sono stati illustrate a giornalisti e blogger di settore – invitati dalla pimpante Barbara Molinario, direttore della rivista FNM Fashion News Magazine – le attuali tendenze nel look ed è stato presentato il corso per “fashion event manager” che si terrà nelle prossime settimane nelle aule dell’Accademia L’Oréal. Organizzato in collaborazione con l’ente di formazione Com2, Giffoni Academy, Unione Cultura Turismo, Chic Zone e FNM, il corso è mirato a preparare specialisti nell’organizzazione di eventi di moda

Barbara Molinario, direttore di FNM

Barbara Molinario, direttore di FNM

  – ma non solo – e prevede degli stage formativi presso prestigiose aziende del settore. Tra i docenti, oltre alla stessa Barbara Molinario, vi saranno: Daniel della Seta giornalista e conduttore in Rai di “Italia che va…”, Sabrina Baldi dell’ufficio stampa di Renato Balestra, Fabio Nicolai direttore dell’Accademia L’Oréal, la fondatrice di Chic Zone Angela Albarano, Edoardo de Giorgio dell’ufficio stampa di Gattinoni, Carola Assumma curatrice di un ufficio stampa specializzato in grandi eventi e prime teatrali.

Alessandro Pino

La chiamavano Bocca di Rosa – di Luciana Miocchi e Alessandro Pino

13 Apr

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C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.

Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all’invettiva.

 

E’ qualche settimana che il Pino ed io ci lavoriamo su.

Dapprima avvistamento mitico, leggenda metropolitana difficile da afferrare, con mille voci tutti da verificare. Sarà una bellezza in vendita, sarà una bellezza eccentrica. Sarà che ci mettiamo in testa di trovarla. Anche perchè sui gruppi di vicinato di Fb ci sono donne inferocite che la segnalano nei pressi di parchi e scuole intenta ad attaccar bottone con i maschi di famiglia.

La Signora ci viene raccontata come appariscente, si sposta in bicicletta e sempre fasciata in completi semitrasparenti.

La Salaria è tristemente adorna di corpi in vendita ad ogni ora del giorno e della notte ma mai nessuno  ha suscitato tanto clamore. Decidiamo di fare un giro in giro, ci va buca, nessuna traccia della Signora, nonostante gli orari siano quelli giusti. Ci riproviamo diverse volte, ce la descrivono in diretta dall’autobus, diventa una questione di puntiglio. La dobbiamo trovare.

Nel frattempo, faccio un breve giro su google, dietro suggerimento di un amico evidentemente più scafato di me. Mi ritrovo a leggere di un mondo sconosciuto, al quale non avevo mai pensato.

Esistono siti di recensioni per prostitute, le chiamano Pay. Ebbene si. Posti dove gli utenti si segnalano le novità sul mercato, le prestazioni, scrivono vere e proprie stroncature oppure esaltano le doti della ragazza di turno. Ci sono sigle in codice per tutto, per la tariffa, per le specialità della casa. Clienti gelosi che recensiscono ma solo un po’ e non lasciano i riferimenti per non dover condividere la loro scoperta con troppi altri, altrimenti i prezzi si alzano e la qualità diminuisce.

Uno mi fa salire la rabbia e finisco a soprendermi a maltrattare il primo maschio che mi si para davanti, colpevole solo del suo genere. Vaglielo a spiegare che il mio improvviso giramento di pianeti e costellazioni è provocato dall’aver letto “come andare con la propria ragazza”. Razza di stronzo, vai a mignotte per ricercare come massimo brivido quello di imbatterti in una professionista affettuosa e premurosa come la tua compagna (parole loro eh) ?  Che poi effettivamente, il punto è questo. A puttane non ci vanno solo anziani soli o giovani single o uomini stressati dal lavoro fino al punto di non aver nè tempo nè voglia di intavolare un minimo di parvenza di rapporto umano. Troppi ne ho visti di padri di famiglia fermarsi a contrattare, denunciati dalla presenza del seggiolino per i bimbi sul sedile posteriore. Una donna qualsiasi potrebbe ritrovarsi con l’amara sorpresa di avere un compagno che va in cerca di rapporti mercenari. Purtroppo, questi siti sono sì frequentati per buona parte da cazzari grafomani ma un fondo di verità la contengono.

Informo l’altra metà della ditta scrivente, che ovviamente per dovere di cronaca si documenta abbondantemente. Per il sito la Signora è di mezza età, non invadente, si limita a passeggiare in bicicletta e si avvicina alle macchine parcheggiate con uomini soli a bordo, sempre nella stessa zona circoscritta.

E venne il giorno.  Anzi, la mattina. Nemmeno  il tempo di girare al semaforo che Pino la immortala. Io guido. Con le macchine fotografiche ho un rapporto di amore-odio, meglio ci pensi lui. Poi ci fermiamo ad un bar, il commesso ne ha da raccontare. Noi abbiamo tempo per ascoltare.

Questo qui sotto è il pezzo che ha messo insieme Alessandro Pino.

“Che la via Salaria nel tratto da Settebagni ai Prati Fiscali pulluli di prostitute a ogni ora del giorno e della notte non è una novità, sono anni che si dibatte sull’argomento e nemmeno si fa quasi più caso alla esposizione permanente di cosce e sederi lungo a bordo strada. Da circa un mese però  in tale panorama sta facendo parlare di sé in rete e sulla stampa una new entry, anglicismo d’obbligo non potendosi dire “un volto nuovo” dato che fino a oggi sono apparse immagini della persona in questione ripresa esclusivamente da dietro: a quanto si è letto la signora, invece di attendere i clienti sul marciapiede, andrebbe a cercarli in bicicletta, pedalando in una tenuta molto aderente e semitrasparente  tra Castel Giubileo e Villa Ada. Le due località distano qualche chilometro tra esse, ma è evidente che questo non sia un problema per la misteriosa e avvenente pedalatrice, anzi è la conferma  – in linea con il pensiero del sindaco ciclista Ignazio Marino – che andare in  bicicletta fa bene alla salute: perché è inutile negarlo, la signora possiede un lato B strepitoso e due cosce ben muscolose, di quelli da finire fuori strada su un pilastro per la distrazione quando la incontri e in tal senso giudizi unanimi vengono espressi su forum specializzati – una vera e propria sottocultura, un mondo a parte con un suo gergo in codice – nei quali allupati naviganti si  scambiano pareri e recensioni in piena regola dalle quali si è venuto a sapere che la ciclista sarebbe italiana, con un passato da ballerina della Rai. Meno entusiasti – eufemismo per indicare un tasso di velenosità che al confronto un cobra è un animaletto d’affezione – i pareri di svariate iscritte a gruppi  Facebook come “Settebagni e Castel Giubileo” , inviperite perché a loro dire i loro mariti verrebbero insidiati mentre attendono i figli all’uscita della scuola. Qualche moglie ha anche invocato manifestazioni, ronde e l’intervento delle autorità per invitare la presunta rovinafamiglie a pedalare altrove, proposta che sinceramente – dopo anni che avvengono manifestazioni contro la prostituzione nella zona senza che cambi nulla – appare abbastanza velleitaria. Curiosamente mancavano quasi del tutto commenti maschili: evidentemente era grande la paura dei mariti di dover subire scenate del tipo “tanto lo so che le sbavi dietro” e allora meglio far finta di niente. “Lei” intanto continua a macinare chilometri e a agganciare clienti, facendo accantonare l’ipotesi che non fosse una prostituta ma soltanto una persona un po’ eccentrica desiderosa di mostrare le proprie grazie: proprio durante il breve sopralluogo cui si riferisce la foto è stata vista allontanarsi a piedi conducendo a mano il velocipede, seguita a pochi passi di distanza da un giovanotto sulla trentina.”

* * *

Qualche giorno dopo la nostra uscita, il messaggero le dedica un piccolo articolo. La Signora fornisce un nome diverso da quello con cui l’abbiamo conosciuta, descrive una vita di scuole private per i figli, tutto l’armamentario di balle che si raccontano per farsi lasciar perdere. Ancora una volta i commenti più velenosi vengono dalle altre donne. Immancabilmente, ad ogni post, mi ritorna in mente la canzone di De Andrè. Non riesco a fare a meno di pensare che la bicicletta più che una questione di marketing sia una necessità per sfuggire alla dura legge dei pappa dell’est. Non avendo un posto preciso dove battere non viene infastidita dai protettori che altrimenti le farebbero passare dei gran bei brutti quarti d’ora. Almeno è padrona di se stessa, spinta “soltanto” dalle proprie necessità o scelte che dir si voglia.

Passano altri giorni, nemmeno ci pensavo più. La ciclista dalla tutina aderente non l’avevo più vista. All’improvviso mi si para davanti, sulla Salaria dal traffico che procede a rilento. Mi pedala a fianco, lentamente. Essì, il sellino tirato su ad arte mette in risalto un fondoschiena scolpito dai chilometri, quasi in vetrina, fasciato nei soliti pantaloncini da ciclista, traslucidi e molto rivelatori.

Un suv nero mi sorpassa in fila poi si infila tra me e la macchina che mi precede, costringendomi a frenare. Il guidatore fa cenno alla ciclista, indica con la mano la strada laterale che costeggia la Salaria. Lei fa un cenno con il capo e gira sulla stessa via. Scompaiono alla mia vista, il traffico comincia a scorrere più veloce. Poco più avanti, nonostante siano solo le dieci di mattina, una sfilza di giovani bellezze dell’est mostrano il deretano a poca distanza l’una dall’altra. Questo offre il mercato. Evidentemente questa è la richiesta. Culi. La faccia non è importante, nemmeno il fisico. Forse sperano siano anche mute. Un po’ mi vien la nausea. Forse potrebbe essere anche l’invidia per il posteriore da concorso, chissà. Certo è che la legge Merlin ha chiuso le case di tolleranza ma non ha eliminato la pratica. Anzi, l’ha sbattuta in miglior evidenza, sulle strade. Non ci si può far niente, il coraggio del legislatore si è esaurito giusto prima di scrivere che la prostituzione è reato, dopo aver avuto un impennata di orgoglio vietandola al chiuso. Probabilmente gli italiani sono ancora troppo poco maturi per ammettere che bisogna colpire sfruttatori e favoreggiatori ma che l’attività volontaria va regolamentata. O almeno vietata, cribbio! Sarebbe divertente vedere quanti e quali maschi finirebbero dietro le sbarre per essere andati a puttane. L’unico modo per sfangarla: farsi venire a riprendere da madri e compagne. In distribuzione gratuita, all’uscita del commissariato, randelli di solida quercia da affidare alle gentili mani femminili di famiglia.

Un bellissimo scritto sulle tematiche sociali

25 Mar

10433147_819366091462213_449936980754565999_nPer gentile concessione di Massimo Novelli, riporto qui il testo dell’intervento dallo stesso tenuto in sala consiliare il 16 marzo scorso, sulle tematiche sociali, durante l’assemblea pubblica dei comitati e dei cittadini del III Municipio di Roma.

Alle Istituzioni “tutte” e ai cittadini….

Buona sera a tutti , il mio intervento dedicato al sociale non vuole essere il solito intervento dove lamento dei tanti tagli subiti negli anni,della solitudine e dell’invisibilità nel mondo dell’ Handicap, non voglio parlare della mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni, perchépurtroppo si sa’ ,elo sappiamo bene noi, lo sappiamo benissimo che i nostri figli come è stato detto piu’ volte “da cariche istituzionali” sono considerati una spesa improduttiva, quindi messi al margine, e costretti e lottare per i diritti da soli, sappiamo benissimo che viviamo in un mondo fatto ancora di troppe barriere architettoniche, troppe barriere mentali, viviamo sempre con la paura e l’ansia del giorno dopo giorno, rischiando di perdere diritti fondamentali “scritti sulla nostra Carta Costituzionale” su cui tanto si è lottato, questo brucia e fa’ male …i nostri politici come sempre fanno scarica barile e nessuno si prende le dovute responsabilità, quando un genitore chiede il perché per poter avere un assistenza domiciliare deve aspettare 5 anni, la risposta è sempre la stessa “non ci sono i fondi” quando chiede il perché il sostegno scolastico è inesistente e si è costretti a spendere soldi per un ricorso “ad un organo istituzionale come il tribunale, contro un altro organo istituzionale come il Ministero dell’istruzione per vedere riconosciuto un Diritto  quando il diritto allo studio è sacrosanto, quando le ore di AEC sono troppo poche per coprire le loro esigenze, quando non c’è una continuità didattica, ed i nostri figli vengono considerati nelle logiche di mercato semplici unità e numeri, quando il trasporto scuola ogni anno viene ridefinito  in base a bandi e criteri sempre al ribasso, lasciando spesso i nostri figli a piedi, quandoun autobus non è accessoriato con pedana per potersi muovere autonomamente, ecc.ecc. potrei fare tanti altri esempi ma non è questo l’intento del mio intervento…!!…vorrei solo poter provare a  cambiare unamentalità diffusa sulla disabilita’ e far cultura su di essa….si, cultura perché è proprio questa che manca. la cittadinanza tutta se non è coinvolta in prima persona non se ne interessa, nessuno pensa e sostiene una battaglia sui diritti che riguardano queste tematiche, basta vedere come nei vari incontri si parla “animatamente” di tutto, anche di una misera buca stradale, ma difficilmente si parla di scivoli mancanti, di giochi nei parchi integrativi per bambini disabili e non, in modo che possano crescere “insieme”,di attraversamenti pedonali rischiosi e con barriere insormontabili, non solo per i disabili ma, anche per persone anziane o mamme con i passeggini, costretti il più delle volte ad una vera e propria corsa ad ostacoli per attraversare un incrocio, difficilmente si parla al proprio figlio della disabilità del proprio compagno di classe, non si trovano le parole per spiegare che il suo compagno con Handicap va’ sostenuto non allontanato , dobbiamo incominciare da noi tutti e aiutare le istituzioni in questo, perché un mondo civile è civile quando è un mondo attento al bisogno dei più fragili…!!

 Sono un genitore che vive nel terrore in questa brutta società, malata.

Una Società senza più nessun tipo di rispetto verso chi con coraggio e difficoltà affronta giornalmente la vita, il faticoso vivere, le tante problematicità, in una corsa ad ostacoli senza fine.

Una vita fatta di sacrifici e lotte dove far rispettare il diritto del proprio figlio è ormai diventata la rutine quotidiana.

A questo si aggiunge la paura, elemento principale della giornata. Come il caffè, la paura fa parte della giornata.

Come tante altre mamme e tanti papà, anch’io ho paura: quando lascio mia figlia a scuola, quando la lascio per qualche attività, quando la mando in giro da sola per una piccola commissione. Ho paura della mancanza di rispetto per la sua disabilità, per le sue difficoltà.

Questo tipo di paure sono indubbiamente le paure di tutti i genitori. Ma un genitore che ha un figlio disabile, che ha difficoltà a verbalizzare, o che deambula male è sempre il bersaglio preferito per lo scherzo e lo scherno. Perché la nostra società non accetta il diverso, perché nella scuola italiana non si lavora mai abbastanza per spiegare le difficoltà che un handicap porta, e soprattutto perché purtroppo la nostra società tutta, non accoglie il disabile ma lo ostacola, lo imbriglia nelle maglie della burocrazia fino a portarlo alla rassegnazione, lo esclude, lo emargina.

Bene tutto questo non è più moralmente eticamente e civilmente tollerabile. È giunto il momento in questa fase “drammatica” dove il diritto è diventato un miraggio sbiadito, che ognuno di noi faccia la sua parte, solo insieme  si può fare qualcosa, solo insieme si può fare cultura, e questo lo si può fare solo sostenendoci a vicenda. l’appello che rivolgo ai cittadini e alle istituzioni tutte è questo: sosteneteci scoprirete che ne vale la pena, sosteneteci, perché le Persone “disabili” non sono improduttive ma persone che inserite al meglio nella società includente’ possono dare molto….perchè non sono un mondo a parte ma una parte del mondo. Forse non tutti sanno che In questi ultimi mesi, nonostante l’impegno di alcuni nel nostro municipio, alcuni centri “dedicati ai più fragili e vulnerabili” hanno cessato ed interrotto il servizio, causando danni e nuove problematiche a chi di queste già ne vive abbastanza. Altri “centri e servizi” sempre per corti circuiti “incomprensibili e inumani” tra potere politico e potere amministrativo corrono lo stesso rischio, non bisogna abbassare la guardia, bisogna che queste tematiche non siano d’interesse solo per le “Persone coinvolte” bisogna dare a queste tematiche carattere condiviso, e diritto di cittadinanza e di confronto in ogni assemblea e dibattito. Proposte: “Vorrei sapere se c’è un piano e dei fondi dedicati all’abbattimento delle barriere architettoniche nel nostro municipio.”

“Vorrei sapere se le nostre forze politiche hanno “un piano strategico” per rispondere concretamente ed economicamente alla chiusura e alla sospensione di alcuni centri e servizi fondamentali per le “Persone più deboli e fragili”.

“Vorrei sapere dalle nostre forze politiche “sulla loro scala di priorità in che gradino pongono tali tematiche”e come intendono operare”grazie a tutti.

Je suis Miriam Sermoneta – di Alessandro Pino

24 Mar

A tre anni dalla morte della guardia giurata che si uccise denunciando disagi, egoismo e indifferenza

sermonetaSono ormai tre anni che Miriam Sermoneta si è uccisa: la ragazza, di professione guardia giurata, si sparò al cuore nella propria abitazione vicino Tivoli il 24 marzo del 2012. Vicino al corpo fu trovata una breve lettera, ideale epilogo di quella che aveva indirizzato apertamente al Presidente della Repubblica tempo prima, denunciando il disagio per un lavoro mal pagato e fatto di disagi, pericoli e precarietà di ogni genere, ultima in ordine di tempo lo stato di crisi della società di vigilanza per cui lavorava, la Axitea, in passato meglio conosciuta come Mondialpol Roma. Dopo qualche giorno di immancabile polverone mediatico sull’argomento venne presto dimenticata nell’egoismo e nell’indifferenza più totali, dando ampia evidenza di cosa potesse aver contribuito alla sciagurata decisione di puntarsi addosso la canna della pistola e premere il grilletto. A Miriam fu risparmiato di vedere cosa accadde dopo, quando fu chiaro che la Axitea avrebbe proceduto con il mettere in mobilità oltre cento guardie senza incontrare la minima resistenza – da cui paradossalmente si sarebbe salvata in quanto “quota rosa” – e uscì il peggio da troppe persone: come naufraghi che si prendono a morsi contendendosi una ciambella di salvataggio condannando ad annegare il più debole, chi ne aveva la possibilità cercò di imbucarsi sgomitando in altre aziende, altri riuscirono a farsi dichiarare praticamente incedibili dai clienti presso i quali prestavano servizio, svicolando così dalla lista dei condannati alla perdita del lavoro. E intanto che la mattanza andava avanti, si aveva l’impressione che troppo spesso nei superstiti, quelli che si erano salvati, prevalesse un atteggiamento pilatesco, del tipo “ci dispiace ma non è dipeso da noi, non potevamo fare altro”: in fondo, per loro la vita continuava, la pelle l’avevano salvata, la dignità in alcuni casi no, ma con quella non si mangia. La cattiveria umana ha dunque prevalso e chi dovrebbe vergognarsi non ci pensa minimamente, appagato di aver mantenuto il proprio meschino privilegio: sul piano materiale i cattivi hanno vinto, ma rimangono azzerati nel confronto con la figura di Miriam, tragica e tormentata eroina in armi del Ventunesimo secolo il cui nome non a caso viene oggi perpetuato da un concorso letterario, ricordandola così a un livello superiore a quello delle umane bassezze nelle quali si trovò a naufragare.

Alessandro Pino

 

 

Inseguimenti nel centro di Roma con 007: proseguono le riprese di Spectre

25 Feb

pubblicato su http://www.di-roma.com

Proseguono nella Capitale le riprese di Spectre, nuova pellicola PINO spectre bis Cdell’agente 007: completate le riprese all’Eur sotto il colonnato del Museo della Civiltà Romana, il set si è spostato nel centro storico per filmare alcune sequenze in notturna. La sera del 23 febbraio dunque è stato completamente chiuso l’accesso al corso Vittorio Emanuele nel tratto dal Tevere fino all’incrocio con il corso del Rinascimento per girare la scena di un inseguimento automobilistico; anche le traverse erano sbarrate da doppie transenne con grande spiegamento di personale della security e della Polizia di Roma Capitale, forse esagerato visto che a seguire i lavori c’era solo qualche gruppuscolo di curiosi oltre a pochi giornalisti e fotografi – tra cui il re dei paparazzi Rino Barillari   PINO spectre bis A – e alcuni residenti non troppo entusiasti  che aspettavano le momentanee aperture dei varchi per rincasare.  Lungo corso Vittorio intanto veniva ripetuta più volte la scena con i veicoli in movimento – assai lento in verità  – tra cui la nuovissima Aston Martin Db 10 con  il protagonista Daniel Craig al volante che…fingeva di guidare, avendo la visuale coperta da uno schermo di riflettori montati davanti al cofano: la granturismo inglese era in realtà modificata per essere condotta da un un operatore appollaiato sul tetto.  Tutto questo ovviamente per PINO spectre bis Eottenere delle inquadrature ottimali sul grande schermo, una bella rogna però per chi volesse qualche immagine dal vivo dell’attore britannico: si rivela provvidenziale dunque essere in compagnia del fotografo di moda Roberto Scardoni, che negli scatti qui presentati ha reso ben riconoscibili i lineamenti spigolosi dell’attore  britannico nonostante le luci riflesse sui finestrini dell’Aston Martin. Verso l’una di notte parte del personale della sicurezza  privata smobilitava, lasciando intuire che l’azione si era spostata altrove: sulla via del ritorno infatti entrambe le sponde del lungotevere, in precedenza inanimate,  brulicavano di tecnici, comparse e attrezzature.

Alessandro Pino

All’Eur sul set di Spectre, nuova avventura di James Bond – di 007 Pino, Alessandro Pino

20 Feb

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(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Sono iniziate il 19 febbraio a Roma le riprese di Spectre, nuovo capitolo della serie di James Bond, l’agente segreto nato dalla penna di Ian Fleming. Il giorno prima si era saputo dove avrebbe luogo il primo ciak: all’Eur sotto l’imponente colonnato del Museo della Civiltà Italiana, trasformato per esigenze sceniche – con tanto di finta parete di loculi- nel cimitero del Verano, per il quale era stata negata l’autorizzazione dalla congregazione religiosa competente. spectreBEssendo la prima volta che una pellicola di 007 – personaggio dal seguito mondiale- viene ambientata nella Capitale sarebbe stato normale aspettarsi arrembaggi al set da parte di fan pronti a tutto per uno scatto ravvicinato al protagonista Daniel Craig o a Monica Bellucci, qui Bond girl ormai cinquantenne ma sempre icona di fascino ed eleganza. E invece niente di tutto ciò: arrivati davanti al Museo in piazzale Giovanni Agnelli, transennato e sorvegliato certo ma senza filo spinato o mute di cani lupo, l’unico gruppetto di una decina di persone era quello dei fotografi professionisti muniti di teleobiettivi di quelli che riprendono anche un brufolo a cento metri. Più o meno era quella infatti la distanza dal punto in cui si muoveva la troupe, con le attrezzature e i macchinari per la finta nebbia, le comparse in abito da corteo funebre (parecchio anni Cinquanta, a dire il vero) e naturalmente il divo Craig, riconoscibile anche da lontano per l’acconciatura tagliata con l’accetta al pari degli zigomi e l’inconfondibile camminata alla James Bond, schiena dritta e ampie falcate.spectre ADi curiosi ce n’erano proprio pochi, un paio di adolescenti che avevano saltato la scuola apposta, tre o quattro impiegate dei numerosi uffici presenti in zona venute a trascorrere una pausa pranzo all’insegna della mondanità e alcuni fan di quelli veramente ferrati in materia, quelli che di 007 sanno davvero vita morte e miracoli: addirittura uno di loro, Ilario Citton, presidente del “Le Cercle James Bond Club Italia” – associazione che conta circa duecento cultori del personaggio – per qualche minuto ruba letteralmente la scena all’agente con licenza di uccidere, conquistando l’attenzione degli inviati dei telegiornali nazionali. Cinque ore di appostamento diventano troppe anche per un giornalista che si vanta di aver stretto la mano a Sean Connery, per cui si va via dando un ultimo sguardo alla sagoma dell’immancabile Aston Martin coperta da un telo. Le riprese di Spectre però proseguono e sembra che avranno luogo anche su via Nomentana in zona Porta Pia e nei pressi di piazza Barberini. Nel caso James Bond decidesse di scendere nell’omonima stazione della metropolitana, sarebbe meglio che lasciasse il celebre orologio Omega in albergo: farselo sottrarre da una delle famigerate borseggiatrici non sarebbe onorevole…
Alessandro Pino

FNM- Fashion News Magazine: dal web alla carta patinata

4 Feb

Nel calendario di Altaroma la presentazione di un nuovo magazine di moda e costume al Margutta RistorArte

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Da sinistra: Cinzia Malvini, Vittorio Maria de Bonis, il direttore di FNM Barbara Molinario, Iolanda Pomposelli e Janet de Nardis

Inserita come evento collaterale nel calendario della kermesse di moda Altaroma, si è tenuta lo scorso 2 febbraio la presentazione della rivista FNM– sigla di Fashion News Magazine, la stessa del sito web specializzato in stile di vita e costume da cui trae origine- nella elegante cornice capitolina del Margutta RistorArte. Locale gremito all’inverosimile da un sofisticato pubblico di intenditori, in mezzo al quale si riconoscevano volti che solitamente appaiono sul teleschermo: seduta a un tavolo la signorina buonasera e Miss Italia Claudia Andreatti, poco più in là l’attrice e regista Fioretta Mari, la presentatrice tv Maria Monsè, il conduttore e organizzatore di eventi

Un momento del defilè

Un momento del defilè

Nino Graziano Luca. Ugualmente noti i visi che hanno affiancato la sorridentissima Barbara Molinario, Direttore di FNM- emozionata quella punta che ci vuole- nella presentazione della neonata rivista: Janet de Nardis, già mannequin e teleannunciatrice della Rai, oggi direttore artistico del Roma Web Fest e lei stessa membro della redazione; la giornalista di moda de La 7 Cinzia Malvini; la scrittrice Iolanda Pomposelli, il cui romanzo D’altronde sono uomini ha ispirato il tema del primo numero; lo storico dell’arte Vittorio Maria de Bonis e Tina Vannini, titolare del Margutta RistorArte e ospite a sua volta di FNM nella rubrica Tacchi e forchette. Tutti portatori contagiosi di un entusiasmo palpabile e

Da sinistra: Nino Graziano Luca, Fioretta Mari, Claudia Andreatti

Da sinistra: Nino Graziano Luca, Fioretta Mari, Claudia Andreatti

salutare, specialmente in un momento nel quale parecchie testate sono costrette a compiere il passo inverso ritirandosi dalla carta stampata e limitandosi a pubblicare on line. Un defilè di abiti, borse artigianali e gioielli accompagnato dalle note di un pianoforte ha concluso la conferenza stampa vera e propria, seguita dall’assalto al rinfresco rigorosamente vegetariano come nella tradizione del Margutta RistorArte: in definitiva è stato un appuntamento mondano elegante ma al tempo stesso agile come il nuovo, compatto e patinato magazine che – è utile ricordarlo- viene distribuito solo su abbonamento (le informazioni per riceverlo sono sul sito http://www.fashionnewsmagazine.com).

Alessandro Pino

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Il pubblico del Margutta RistorArte

Il pubblico del Margutta RistorArte

III Municipio di Roma Capitale: politici in riunione di maggioranza a piazza Sempione sventano furto alla scuola Montessori di Piazzale Adriatico

28 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com in ultim’ora il 27/01/2015)

Mancavano pochi minuti alle ventuno, quando l’assessore alla scuola del III Municipio, Pierluigi Sernaglia, Marzia Maccaroni, presidente della commissione scuola e Yuri Bugli, presidente della commissione per le politiche sociali, sono riusciti a bloccare uno dei due balordi che si erano introdotti nella scuola Montessori di viale Adriatico dopo aver scardinato il portone d’ingresso.

I tre politici erano a piazza Sempione per una riunione di maggioranza, quando ai telefoni di diversi consiglieri sono cominciate ad arrivare le segnalazioni di cittadini che avevano notato i segni dell’effrazione in corso. Avvertite le forze dell’ordine, Sernaglia, Maccaroni e Bugli si avviavano verso la scuola e con l’aiuto di una torcia, si introducevano nei locali, guidati dai rumori inequivocabili. Mentre uno riusciva a fuggire, l’altro, risultato poi di nazionalità rumena e senza fissa dimora, veniva trattenuto con tanto coraggio e un pizzico di incoscienza, fino all’arrivo dei carabinieri che lo hanno ammanettato, arrestandolo in flagranza di reato.

Pochi minuti dopo, il tempo di chiudere frettolosamente la riunione, giungevano sul posto anche Paolo Marchionne, presidente del Municipio, Riccardo Corbucci, presidente del Consiglio municipale e Fabio Dionisi, presidente della commissione lavori pubblici che, mentre i loro colleghi erano impegnati nel rendere testimonianza ai militi dell’Arma, cercavano di mettersi in contatto con la reperibilità dell’ufficio tecnico per fare in modo che venissero ripristinate le porte d’entrata, onde scongiurare che la scuola rimanesse alla mercé di altri malintenzionati.

Durante il giro di ricognizione è stato ritrovato del materiale fecale deposto sul pavimento, non ancora attribuito nella paternità, a segno di profondo spregio verso l’istituzione scolastica appena violata.

Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: sportelli anagrafe aperti 8-18,30 – di Alessandro Pino

16 Gen

PINOanagrafe(1)Attenendosi a quanto prescritto recentemente dal Comune di Roma, anche gli uffici anagrafici del III Municipio seguono ora l’orario prolungato. È quindi possibile recarsi dal lunedi al venerdi dalle 8 alle 18 e 30 nelle sedi di via Umberto Fracchia 45, via Flavio Andò 6/12 e piazza Sempione 15 per tutte le operazioni (certificati a vista, carte di identità, autentiche di firma e di foto, atti notori, duplicati di tessere elettorali) tranne il cambio di residenza o domicilio, possibile solo presso gli sportelli di via Fracchia.
Alessandro Pino

Roma: Dodicesimo Premio OpenArt. Fotografia, pittura e scultura al Teatro dei Dioscuri – di Alessandro Pino

11 Gen

PINOpremiopenart(pubblicato su http://www.attualita.it)

Giunge quest’anno alla dodicesima edizione il Premio OpenArt, che si propone di valorizzare talenti delle arti figurative sia italiani che stranieri e si svolgerà dal 13 al 16 gennaio nella prestigiosa cornice del Teatro dei Dioscuri al Quirinale. Le opere in concorso saranno sottoposte al vaglio di una giuria composta da artisti, galleristi e critici d’arte che designerà i premiati divisi per sezione in base alla tecnica utilizzata (pittura, scultura e fotografia). Organizzato dalla società Marguttarte, il Premio OpenArt è stato giudicato “…una occasione di incontro e di scambio tra diverse realtà, che arricchisce il panorama culturale del nostro paese e di Roma in particolare” da Michela Di Biase, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio.  Il Teatro dei Dioscuri si trova in via Piacenza 1, l’inaugurazione della mostra (aperta dalle 9 alle 18) si terrà alle diciciassette e trenta del 13 di questo mese mentre la premiazione avverrà alla stessa ora del 16.

Alessandro Pino

III Municipio di Roma Capitale: riunione dei Comitati di Quartiere a piazza Sempione, anche senza il Presidente Marchionne – di Alessandro Pino

11 Gen

 

PINOassembleagen15Serve a qualcosa una assemblea pubblica richiesta dai principali Comitati di Quartiere attivi sul territorio (con in testa quello di Serpentara e il suo leader Mimmo D’Orazio) per incontrare il presidente del Municipio sottoponendogli  i temi ritenuti più importanti per i cittadini, se quest’ultimo non partecipa perché in ferie? La risposta affermativa a questa domanda se la sono data i comitati stessi riunendosi  ugualmente nell’aula consiliare di piazza Sempione lo scorso 8 gennaio, nonostante appunto si fosse saputo qualche giorno prima che Paolo Marchionne non sarebbe stato presente. La riunione è stata allora sfruttata per fare il punto tra i rappresentanti dei Comitati sugli argomenti da portare avanti in futuri incontri con l’amministrazione: temi generalissimi (come per esempio lo stato attuale e il futuro del cosiddetto viadotto dei Presidenti) aventi come comune denominatore il malcontento  per una politica ritenuta scollegata dal territorio e inerte davanti alla fatiscenza e all’inefficienza dilaganti. A onor del vero alcuni consiglieri municipali, sia di maggioranza che opposizione, hanno presenziato alla riunione prendendo anche la parola: Cristiano Bonelli (già presidente del Municipio), Simone Proietti, Filippo Maria Laguzzi, Fabio Dionisi e Fabrizio Cascapera. Proprio di quest’ultimo, recentemente uscito dalla maggioranza, è stato l’intervento che ha sigillato la chiusura dei lavori (sollecitata dall’assessore municipale Vittorio Pietrosante, affacciatosi in aula per ricordare che stava per finire turno del custode dell’edificio): inalberatosi nei confronti di Dionisi per il tono forse ritenuto saccente e cattedratico nel replicare ad alcuni dei partecipanti (in particolare sui costi di eventuali lavori di collegamento tra le piste ciclabili presenti nel territorio municipale) ha confermato così il temperamento sanguigno e verace che lo ha reso in breve tempo popolare.

Alessandro Pino

Parigi, Francia. Strage nella redazione del giornale satirico Chalie Hebdo. Dodici morti nell’attentato che scuote l’Europa

9 Gen

 

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(pubblicato su http://www.di-roma.com)

L’11 settembre della libertà di stampa seppellito sotto valanghe di parole scritte, la lucidità e l’obiettività necessarie sono da ritrovare per soddisfare il diritto-dovere di fare informazione, per giungere alla verità e per un’azione efficace contro il ripetersi di simili azioni. L’esecuzione spietata di giornalisti e vignettisti della redazione del Charlie Hebdo, la lunga serie di arresti che ancora continuano, l’individuazione dell’identità dei due assassini e il probabile scagionamento del 18enne Amid Mourad che durante il massacro era al liceo: forse vittima di un caso di omonimia. Tanto da raccontare, ancora di più per riflettere

Il primo servizio che ricostruisce in maniera precisa quanto è accaduto, arriva pochi minuti prima delle tre del mattino dell’8 gennaio, su Sky. Alcune manciate di secondi, con tanto di piantina tridimensionale. All’inizio sembra un racconto di ordinaria normalità che diviene straordinaria follia nel tempo di un battito di ciglia. Fino ad un attimo prima poteva essere la consegna di un mazzo di fiori , con tanto di indirizzo sbagliato, l’autista che dimentica i documenti in macchina, con la testa in chissà quali pensieri svagati. L’11 settembre della libertà di stampa già viene seppellito sotto valanghe di parole scritte con troppa facilità, con il solo intento di cavalcare le emozioni del momento. Cercare di rimanere lucidi e obiettivi è il solo modo di onorare il diritto ed il dovere di fare informazione.

Dodici morti, di cui due poliziotti – uno finito quando era a terra, sul marciapiede – otto feriti.

La Francia ha visto attentati con bilanci ancora più duri eppure questo tramortisce immediatamente l’opinione pubblica e provoca una reazione internazionale di condanna unanime, mondo islamico compreso, per le modalità e l’obiettivo: non un attentato dinamitardo ma un commando a mitra spianati – la prima associazione di idee è quella con la strage di Utoya, nell’agosto del 2011 in Norvegia, quando Anders Breivik, sparando all’impazzata con un fucile automatico in un campo organizzato dalla Lega dei giovani Lavoratori, uccide sessantanove giovani – poi il luogo, la sede di un giornale satirico, il Charlie Hebdo, a pochi passi dalla Tour Eiffel.

Mentre sparano, i due attentatori chiamano i nomi delle loro vittime e urlano “Allah Akbar”. Sembrerebbe, forse lo è, una vendetta per le vignette pubblicate dal settimanale satirico, molte delle quali raffigurano il Profeta o argomenti tabù per gli integralisti, come ad esempio la vignetta in cui sono raffigurati due uomini in abiti orientali che si baciano sulla bocca.

Scorrendo sul web le copertine più popolari del magazine (sito web del Charlie Hebdo oggi in veste commemorativa), si trova anche il Premier Hollande, fresco di sexy scandalo e fedifrago, raffigurato con il pene fuori dai pantaloni il quale risponde, al posto del proprietario, di essere lui il presidente. Non sono stati risparmiati neppure il Papa e le altre gerarchie religiose. D’altra parte la satira è questo, chi non la accetta può sempre ricorrere alle vie legali e il giornale, il cui primo numero uscì nel 1970 all’indomani della morte del Generale De Gaulle, di cause ne ha avute molte, tanto da dover chiudere dopo più di cinquecento numeri, nel 1981, salvo ritornare in edicola dieci anni dopo. I primi problemi con il mondo islamico iniziano nel 2006, con le prime minacce, due attentati, un incendio e un attacco informatico.

Il commando, dopo aver compiuto la strage, abbandona la Citroën‎ con cui erano arrivati nei pressi della redazione e riesce a fuggire.

All’interno dell’auto viene rinvenuta incredibilmente una patente, che consente di risalire all’identità dei tre attentatori e all’abitazione di due di loro, a Reims. Sarebbero due fratelli, Saïd e Chérif Kouachi (nella foto), già segnalati come gravitanti nell’orbita dei fondamentalisti, reduci dalla guerra in Siria e un diciottenne senza fissa dimora. Tutti di origini franco-algerine, non immigrati irregolari quindi, ma membri della società, cittadini francesi, anche se rimane ancora da capire se ne sono ai margini oppure no.

I gruppi speciali circondano il centro di Reims con l’intento di catturarli il prima possibile, possibilmente vivi. Il diciottenne in nottata si consegna spontaneamente alle autorità di polizia vicino al confine con il Belgio: durante la strage era a scuola, quindi non sarebbe la persona giusta, forse un caso di omonimia.

Immediate le manifestazioni di solidarietà nelle maggiori città europee, con manifestazioni di piazza nei dintorni delle sedi delle ambasciate  e dei consolati francesi.

La Francia e l’intera comunità internazionale continuano a ripetersi che si è trattato di un gesto compiuto da individui isolati, fanatici fondamentalisti e non da una cellula organizzata di terroristi. Per la prima volta, vi è la condanna unanime dai governi islamici e delle autorità religiose musulmane.

Il rischio che si inneschi un clima di terrore, con tutte le conseguenze prevedibili, è altissimo. Se ne scorgono già le prime avvisaglie sulla stampa. Porsi delle domande, oggi, è più che mai importante.

Luciana Miocchi

Settebagni, III Municipio di Roma Capitale: auto in fiamme sul raccordo Salario-Settebagni

8 Gen

ultima ora: una macchina in fiamme sul raccordo salario-settebagni, ferma sulla carreggiata direzione Monterotondo, all’altezza dei campi da calcio del Settebagni ha costretto la polizia stradale a deviare il traffico diretto fuori Roma all’interno del quartiere. Forti rallentamenti alla circolazione.

III Municipio di Roma Capitale: Fabrizio Cascapera lascia la maggioranza ma non il Centro Democratico

6 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Cascapera 1

Ovvero, della politica ai tempi dei social network
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Antefatto: dopo un’accesa riunione con i capigruppo municipali, Fabrizio Cascapera, consigliere municipale, alle ultime elezioni presentatosi come candidato presidente del Municipio con la Lista Marchini e abbandonata poi per il Centro Democratico, lista civica che fa parte della maggioranza sia in Aula Giulio Cesare che negli altri Municipi romani, decide di lasciare ufficialmente la coalizione che governa Montesacro…

L’evento non rimane di certo senza commenti, anzi. I comunicati stampa non tardano ad arrivare, soprattutto quelli emessi proprio dai consiglieri fino a poco prima “amici”, così come i commenti su facebook, canale ormai utilizzato quotidianamente dagli addetti ai lavori per reperire informazioni e stati d’animo. Durante le festività di fine e inizio anno è una notizia che non passa inosservata, trattandosi per altro della prima defezione nella compagine che amministra il III Municipio e anche se inizialmente un po’ a rilento, dato il periodo, il caso deflagra articolo dopo articolo, post dopo post.
Cascapera cerca di mantenere toni concilianti, seppur escludendo un ripensamento. Riccardo Corbucci, presidente del Consiglio municipale e Yuri Bugli, consigliere, entrambi del Pd, in due distinte note lanciano segnali distensivi, lasciando uno spiraglio aperto alla collaborazione. Al contrario, il presidente del Municipio, Paolo Emilio Marchionne e Mario Bureca, capogruppo Pd in consiglio, non perdono occasione, sia rilasciando interviste che su Fb, per rimarcare la differenza di vedute e le responsabilità del consigliere dissidente che continua a votare non secondo una logica di squadra ma seguendo un programma tutto suo. Nei post sui social network la reazione degli utenti è più spesso favorevole a Cascapera e i toni si fanno accesi, come spesso accade quando ci si infervora battendo i tasti di una tastiera.
Manca poco al primo Consiglio del nuovo anno, durante il quale presumibilmente ci saranno almeno alcuni siparietti sapidi. Anche perché l’opposizione municipale, da Bonelli, Ncd, a Filini, Fdi, non ha perso l’occasione per rimarcare una volta di più quanto la coalizione di centro sinistra sia “divisa” su argomenti che in campagna elettorale sembravano granitici, tipo il no al cambio di destinazione d’uso. Nell’ambiente municipale quasi tutti hanno parole di apprezzamento per il consigliere fuori dagli schemi, anche i Proietti e Moretti, i due M5S che siedono in consiglio e che condividono l’idea di votare un atto per i contenuti non per la provenienza.
Cascapera 3Raggiunto telefonicamente, Fabrizio Cascapera ha così parlato circa l’iniziativa che ha movimentato il panorama politico di Montesacro durante le feste: «Questa è una situazione che va avanti da tempo, poi c’è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Era divenuta impossibile la convivenza, loro (la coalizione di maggioranza ndr) hanno priorità io ne ho altre. Loro la ciclabile, le feste o l’ integrazione io la sicurezza, i tombini che spariscono e mettono a rischio gli utenti delle strade, gli insediamenti sotto le case della gente, le prostitute a Prati Fiscali che esercitano davanti i portoni dei residenti. Legittimamente le priorità non collimano e perciò o chiudi o la cosa si incancrenisce, pure con persone di cui umanamente puoi anche avere stima ma poi, politicamente, i rapporti si logorano e allora meglio lasciare perdere. Il cambio di destinazione d’uso da commerciale ad abitativo di piazza Minucciano, la movida molesta a città giardino, i casali e i giardini della Villa di Faonte, gli insediamenti abusivi, sono solo gli ultimi argomenti su cui mi trovo ad avere visioni differenti.

Nell’ultima riunione dei capogruppo ho avuto un acceso scontro verbale con Bureca per vari motivi: all’ultimo consiglio ho votato contro l’apprezzamento di Bugli per l’operato di Marino sui registri delle unioni di fatto, perché sono contrario non al fatto in se stesso ma al modus operandi, perché non si possono prendere iniziative “cosmetiche” quando le leggi dello Stato sono altre. Bisogna battersi per cambiare quelle leggi in modo da dare effettivamente quei diritti. Anche la ciclabile sul viadotto dei presidenti, su 800.000 euro che dovrebbero venire impegnati e provenire dal piano casa, chissà quando, con un filone di indagini sulle piste ciclabili tutt’ora in essere, ho chiesto semplicemente di aspettare a decidere su quella delibera, di vedere prima tutte le carte e poi votarla, dopo le feste. Bureca si è offeso, ritenendo che con le mie azioni stessi dando dei ladri agli altri consiglieri di maggioranza. Io penso soltanto che ottocentomila euro, di questi tempi, vadano spesi su altri capitoli, con altre priorità. Tutto quà. Per altro non sono un pazzo solitario, sia Corbucci che la Maccaroni che i consiglieri di opposizione hanno chiesto di aspettare e di esaminare prima tutte la documentazione.
Non posso uniformarmi ciecamente, dire di si solo per fare gioco di squadra. Poi esce qualcosa di irregolare e io non ho fatto tutto il possibile per controllare, alla gente che mi ha votato che gli dico?
Ho telefonato alla direzione di Centro Democratico, prima di rendere la decisione pubblica, per non mettere in imbarazzo nessuno, ben sapendo che nel resto della città la lista civica è al governo. Ho ricevuto parole di stima per il mio operato e l’incoraggiamento a seguire la mia coerenza. Di volta in volta valuterò, se reputerò che si tratta un atto buono voterò a favore, se lo riterrò sbagliato, no. E vado avanti. Poi la gente giudicherà come abbiamo lavorato.
Faccio a loro tutti anche un imbocca al lupo per il futuro, perché per me conta il territorio, se la popolazione sta bene va tutto bene, saremo giudicati dagli elettori. Io sottolineo che non ho mai chiesto un posto in giunta a nessuno perché non è il mio modo di fare politica. Sottolineo che non mi ha cacciato nessuno, me ne sono andato io. Diciamo così, che è stata una separazione consensuale. Loro la volevano, da subito, poi l’ho voluta anche io.
Il fatto è che io non riconosco, non l’ho mai nascosto, lo schieramento netto. Non posso votare per forza un atto perché sono in maggioranza. Lo voto perché lo ritengo giusto. Anche ora che ne sono fuori, voterò atto per atto secondo la mia coscienza. Non ho preclusioni sulla provenienza delle proposte.
I sistemi attuali sono basate su ideologie ormai centenarie, ora viviamo un’ emergenza diversa. Io non vado dietro nessuna ideologia fissa perché non ne esistono più. Poi, io sono amministratore locale, i semafori spenti, le righe che non si vedono… non hanno ideologia, sono solo cose da fare. Avevo un programma ben definito e a quello mi atterrò. Sono stato votato per quello. Sul mio c’era no al cambio di destinazione d’uso. Anche su quello di Marchionne. Io ho continuato a votare contro, lui no».
È stato pubblicato che si sarebbe tenuta una riunione di maggioranza per decidere la “defenestrazione” del consigliere ribelle, durante la quale Riccardo Corbucci, uno dei primi a rilasciare un comunicato con il quale ha inteso lasciare uno spiraglio aperto di collaborazione, sembrerebbe non aver proferito una parola a difesa di Cascapera.

Corbucci 1Così il presidente del Consiglio municipale chiarisce la questione: «Non è vero che ci sia stata una riunione di maggioranza, aperta quindi alla coalizione, ma soltanto una riunione del gruppo del Pd, per altro da me richiesta, nella quale non si è parlato dell’uscita di Cascapera dalla maggioranza. La verità è che Cascapera ha un carattere sanguigno, alza subito la voce e Bureca si impressiona altrettanto facilmente».
A questo punto appare evidente che qualcosa delle dinamiche interne al Pd, l’opposizione di Fdi e Ncd abbia captato: anche perché a Monte Sacro i consiglieri utilizzano spesso facebook per esternare i loro pensieri, al contrario magari di quanto fanno in aula, quando stanno attenti a non far trapelare così apertamente i propri intendimenti.
Effettivamente, il Pd è un insieme di correnti che spesso marciano a velocità differenti, è un partito complicato, figuriamoci quanto possa esserlo una coalizione. Il caso Cascapera ne è un esempio chiaro: se da una parte Corbucci e Bugli, che hanno referenti diversi – il primo lo ha in Mario Ciarla, consigliere regionale, il secondo è con Marco Palumbo, ex consigliere montesacrino ora al Comune, ascrivibili però entrambi all’area progressista del partito, avevano lasciato la porta aperta al consigliere Cd, dall’altra il presidente Marchionne e il capogruppo Bureca, entrambi molto ortodossi, referenti del senatore Miccoli, già presidente del Pd romano, lo volevano fuori perché battitore libero, quindi inaffidabile per una logica di squadra. Questi ultimi però hanno ottenuto un effetto boomerang, perché in tal modo è emersa alla luce del sole una parte moderata e innovatrice che fino ad ora era restata più o meno in penombra, dando fiato alle trombe dell’opposizione e mostrando, inoltre, quanto negli altri municipi siano state fatte scelte differenti. Ad esempio, In IV, ex V, Sansalone, prima consigliere Pd, che è entrato nel Cd, ha ricevuto il sostegno del presidente Sciascia, il quale si è augurato che il neo fuoriuscito sostenga il Pd anche dalle fila di uno schieramento politico diverso.

Bufalotta, III Municipio di Roma capitale: salta per aria il circolo di Mirko Coratti

5 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

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I locali del circolo Pd di Mirko Coratti – ex presidente del consiglio di Roma Capitale,Roma Capitale, dimessosi a dicembre a seguito del ricevimento di un avviso di garanzia per le indagini sulla “mafia capitolina” – sito in via della Bufalotta, nella notte tra il tre e il quattro gennaio sono stati fatti oggetto di un attentato dinamitardo.

La forte esplosione, verificatasi intorno alle 3,30 del mattino, ha divelto la serranda e fatto esplodere i vetri della sede. Si ipotizza che possa essere stato impiegato un esplosivo da cava. Il conseguente incendio è stato prontamente domato dai vigili del fuoco intervenuti sul posto. Danni sono stati riportati anche da un’autovettura regolarmente parcheggiata davanti al marciapiede antistante il circolo. Le indagini sono affidate ai carabinieri della vicina Stazione Talenti, nonché alla Sezione rilievi e artificieri di Roma dell’Arma.

Luciana Miocchi

(foto A. Pino, tutti i diritti riservati)

Calcio: Le ragazze del Roma XIV fanno il bis al Torneo di Chianciano – di Alessandro Pino

4 Gen

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PINOragazzedelcalcioAUn nuovo trofeo va ad arricchire la bacheca della Roma Decimoquarto, squadra femminile di calcio che milita attualmente nel campionato di serie C (utilizzando come campo casalingo l’impianto del Settebagni C. S.):  a fine dicembre le giocatrici allenate da mister Filippo De Gaetano si sono aggiudicate il Torneo di Chianciano, svoltosi nello stadio comunale della cittadina termale toscana. A contendere il trofeo alle ragazze romane (giocando a tre gradi sotto lo zero) c’erano altre tre compagini: la Ad Polisportiva Castiglione della Pescaia, la Usd San Zaccaria oltre alla squadra di casa, Ffc Virtus Chianciano. La vittoria ha arriso dunque alla Roma Decimoquarto, che già aveva conquistato l’edizione estiva del medesimo torneo e si conferma squadra di valore cui sta stretta anche la stessa serie C: l’anno scorso infatti la società presieduta da Mauro Elisei si era guadagnata la promozione in B, cui a malincuore si è dovuto rinunciare – rimanendo quindi nella serie inferiore – per le spese insostenibili che avrebbe comportato il salto di categoria.

Alessandro Pino

Settebagni, III Municipio di Roma Capitale: incendio a Capodanno – di Alessandro Pino

1 Gen

DSC_1046Capodanno con falò fuori programma in zona Settebagni: nel primo pomeriggio hanno preso fuoco dei rifiuti lasciati ai bordi del Raccordo Salario (lato direzione Roma) in attesa della raccolta differenziata. Le fiamme hanno distrutto una aiuola adiacente e da lì si sono propagate all’area recintata retrostante, dove era accumulata una certa quantità di legna tagliata. DSC_1051 Nel frattempo alcuni passanti avevano avvisato i Vigili del Fuoco, giunti a bordo di una autopompa dal distaccamento Nomentano di via Romagnoli che hanno rapidamente domato le fiamme prima che la situazione divenisse più grave.
Alessandro Pino

Roma Capitale: In arrivo i tombini intelligenti. Sostituiranno quelli stupidi…. – di Alessandro Pino

31 Dic

PINOtombinintelligenti AOrmai sono diventati quasi un triste elemento di arredo urbano, comune a diverse strade del Terzo municipio: le reti Tenax in plastica arancione, nate per segnalare zone di lavori in corso, vengono qui usate per delimitare i buchi lasciati dove una volta c’erano dei tombini, per la precisione delle grate in ghisa per lo scolo dell’acqua piovana rubate dai soliti ignoti (o meglio ancora noti, notissimi come accade per i furti di cavi elettrici). Sul cosiddetto viadotto dei Presidenti se ne contano a decine, stesso spettacolo in via di Tor San Giovanni, zona Cinquina. Ovvio il pericolo che ne deriva per veicoli e pedoni, specialmente al buio, prima che i buchi vengano recintati. Come non bastasse, si riempiono rapidamente di foglie secche e detriti, gli stessi che occludono per mancanza di manutenzione le grate scampate alla predazione, col risultato che basta una pioggia appena intensa per trasformare le strade in specchi d’acqua alta diverse decine di centimetri. E qui viene il bello: perché se tutto si limitasse a questa ennesima cartolina di degrado romano, immagine di una situazione in cui è venuto meno l’A B C della cura del territorio e della sicurezza, la tentazione sarebbe quella di chinare, rassegnati per uno sfinimento che sorpassa anche l’indignazione dovuta all’impietoso confronto con quanto accade altrove, specie all’estero. Invece no, non può mancare la beffa aggiunta al danno, la goccia che fa traboccare il vaso, anzi il chiusino, l’elemento che fa venire il prurito alle mani: perché, udite udite, nel 2015 arriveranno a Roma i primi tombini intelligenti. Ma cosa avranno mai di speciale per essere definiti tali? Una laurea? Un master? Di più, di più: questi prodigi della tecnica realizzati da Aci Consult (l’ Automobile Club? Ma non gli bastava riscuotere il bollo di circolazione?) con la supervisione del Cnr, oltre a essere costruiti in materiali compositi (di plastica, insomma) in modo da distogliere l’interesse dei ladri di metallo ed essere meglio movimentabili pesando meno, avranno il cervello. Un cervello elettronico, ovviamente, insomma un computer che dovrebbe controllare il livello dell’acqua nella caditoia, controllarne l’esterno e anche dare l’allarme in caso di manomissioni indebite: e già si alza il sospettoso sopracciglio del lettore- contribuente medio, che immagina il costo presumibilmente poco contenuto di un sistema del genere, considerando che i tombini intelligenti, gli “smart manhole”, saranno pagati anche da lui e necessiteranno di un collegamento elettrico (quindi in rame, vale a dire altri furti) di qualche tipo per alimentare la centralina e consentire la trasmissione dei dati di cui sopra.ù

PINOtombinintelligenti BE anche nel caso in cui ogni unità fosse indipendente, funzionante (mettiamo) a energia solare e munita di una trasmittente senza fili, quanto costerebbe tutto quanto? Ma ovviamente sono meschine considerazioni dettate da taccagneria e fa male, il lettore-contribuente medio , a non condividere l’entusiasmo di Paolo Masini, assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale, per il quale – si è letto sulla stampa – è “un progetto unico al mondo, realizzato da eccellenze italiane, che contribuirà a contrastare il fenomeno degli allagamenti, a rendere più semplici le manutenzioni e a prevenire furti e manomissioni”. Deve essere proprio così, solo la miopia e la tirchieria retrograda potrebbero far sorgere dubbi sulla reale convenienza ed efficacia di tale sistema rispetto a una situazione tradizionale in cui i tombini rimangano al loro posto (come anche i predoni di metalli: in prigione) e soprattutto vengano controllati ed eventualmente sturati da normalissimi operai; ancora peggio, solo dei malpensanti potrebbero insinuare che difficilmente si potranno tenere in efficienza e al sicuro le apparecchiature presenti nei tombini intelligenti, quando nemmeno si è riusciti a tenere puliti e al loro posto quelli “stupidi” (quelli senza cervello elettronico). E…buon anno!

Alessandro Pino