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L’ambulatorio di Traumatologia Sportiva dell’Ospedale San Carlo di Nancy a Roma: un servizio specifico per gli atleti di tutti i giorni – di Alessandro Pino

20 Lug

Diretto dal dottor Carlo Felice De Biase, in passato nazionale di rugby, offre cure mirate per gli sportivi infortunati al costo del ticket

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Il dottor Carlo Felice De Biase

Un ambulatorio pubblico dedicato – ma non riservato in esclusiva, si badi – agli sportivi che riportano infortuni nella loro attività, svolta a livello amatoriale come agonistico ma spesso fuori dalla portata dei riflettori e della folla degli stadi: è questo il concetto di fondo che ha spinto il dottor Carlo Felice De Biase a promuovere meno di un anno fa l’apertura  a Roma presso l’Ospedale San Carlo di Nancy dell’Ambulatorio di Traumatologia Sportiva da lui diretto. L’impegno del dottor De Biase in tal senso non è casuale: è stato un giocatore di rugby ad altissimo livello, militando anche nella nazionale A dal 1987 al 1991, molto prima che divenisse uno sport alla moda come è oggi. «In una partita al Flaminio nell’89 giocavamo con l’Australia – ricorda il dottor De Biase – e sugli spalti ci saranno stati quattro gatti, insomma gli amici e i parenti. A quel tempo quando ti facevi male non sapevi dove curarti perché praticavi uno sport per così dire minore. Ho vissuto da sportivo la difficoltà di cercare chi ti mettesse sulla strada giusta per recuperare dopo un infortunio». Perché è chiaro che gli sportivi hanno esigenze diverse rispetto ai pazienti generici: «Se sono impegnato in un campionato di pallavolo o pallacanestro e mi faccio male voglio tornare a giocare domani – spiega De Biase – magari anche se non perfettamente guarito e devo essere seguito, va capita anche la psicologia dello sportivo: hanno la volontà di recuperare il prima possibile ma alle volte bisogna frenarli nel senso che una volta messi sulla strada giusta per guarire bruciano le tappe». Proprio qui si arriva all’idea portante dell’Ambulatorio di Traumatologia Sportiva diretto da De Biase: «Anche se vengo dall’esperienza a Parma dove ero responsabile della Unità Operativa Chirurgia Spalla e Gomito dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedale Maggiore e avevo in gestione tutta la chirurgia della franchigia delle Zebre (ha operato anche la seconda linea Marco Bortolami alla spalla, ndr) non voglio che questo diventi un ambulatorio elitario né che venga conosciuto perché vi sono stati in cura grossi nomi dello sport. Questo è un ambulatorio realmente aperto a tutti dove vengono curati sportivi che non hanno la possibilità di andare da altre parti, sennò diventa una cosa elitaria: il calciatore di serie A trova mille strade per farsi curare in costose cliniche private, invece questo è un ambulatorio pubblico per le

L'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma

L’Ospedale San Carlo di Nancy a Roma

persone comuni, per chi fa sport meno considerati oppure a livello amatoriale ma necessita comunque di cure mirate e specifiche». Il dottor De Biase spiega come ci si rivolge concretamente all’ambulatorio di Traumatologia Sportiva e quali sono i passi del percorso di cura: «L’ambulatorio si trova a Roma presso l’Ospedale San Carlo di Nancy in via Aurelia 275. L’apertura è il lunedì pomeriggio dalle quattordici alle diciotto, è preferibile telefonare per un appuntamento (allo 06 39706496)ma è possibile anche accedere d’urgenza se magari il sabato o la domenica ci si è infortunati giocando o in gara la prestazione viene fornita comunque.  Pagando semplicemente il ticket il paziente viene visitato, se è necessario un accertamento (ecografia, radiografia, risonanza magnetica) viene ovviamente proposto di farlo presso di noi, velocizzando il percorso e permettendoci di fare rapidamente una diagnosi in base alla quale viene impostato il programma riabilitativo o medico chirurgico. Ovviamente se il programma è chirurgico, l’intervento viene effettuato  dagli specialisti che si occupano di quella patologia: Essendo stato io stesso uno sportivo posso capirne meglio il trauma, perché se  uno lo ha vissuto sa individuare meglio anche casi particolari. Poi però all’interno dell’ospedale ci sono le diverse divisioni, ormai l’ortopedia è diventata  superspecialistica quindi se io ritengo che uno debba fare un intervento di artroscopia al collo piede c’è chi si occupa di quel settore. Per esempio qui sono anche responsabile della chirurgia dell’arto superiore. Il fatto che non ci sia il “tuttologo” è una garanzia per i malati».  Se invece viene disposto di effettuare un trattamento fisioterapico il paziente viene indirizzato verso strutture riabilitative sportive di fiducia che ovviamente sono specializzate rispetto a quelle normali perché anche in questo caso le esigenze degli sportivi sono particolari. Per il futuro c’è in progetto di  incrementare i servizi anche in altri giorni della settimana e la possibilità di attivare un percorso fisioterapico interno, offrendo non solo la parte diagnostica e clinica ma anche la parte riabilitativa specifica per il paziente. Gli sportivi sono dei pazienti particolari anche dopo la guarigione, secondo il dottor De Biase: «C’è una riconoscenza diversa rispetto al paziente normale quando si riprende la funzione, quando si guarisce e si possono riprendere le gare o l’attività sportiva in genere. Si apprezza di più quello che non si aveva rispetto al paziente normale».

Alessandro Pino

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Le riflessioni sull’Expo nel primo libro di una nostra amica

18 Lug
Concetta Di Lunardo

Concetta Di Lunardo

La giornalista Concetta di Lunardo ha pubblicato “Expo 2015 – istruzioni per l’uso”

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Siamo lieti di presentare un libro scritto da Concetta Di Lunardo – giornalista e docente di filosofia che conosciamo ormai da anni – dall’eloquente titolo “Expo – istruzioni per l’uso” . Pubblicato dalla Armando Siciliano Editore,  è un saggio per capire l’evento scritto da Di Lunardo seguendo il binario PINOlibroexpo (1)della sua attività giornalistica e di insegnante. Prendendo spunto dall’incarico di addetta stampa in un convegno preparatorio alla partecipazione della Sicilia – sua regione di origine – all’Expo, vuole essere strumento di riflessione anche filosofica su di esso, ravvisandone le contraddizioni: la presenza ufficiale – in una manifestazione che dichiaratamente si fonda sul rapporto tra alimentazione e sviluppo sostenibile –  di  multinazionali dell’alimentazione globalizzata, non proprio esempio di salutismo alimentare (come una nota catena di fast food) e la carenza nei fatti di una riflessione su tale rapportoche pure era negli intenti fondanti. «Mi sembrava utile scriverlo per i miei studenti – afferma l’autrice – perché leggendo i documenti mi sembrava ci fossero cose che non quadravano. Poi ci sono stata e ho scoperto che era anche peggio: speravo non fosse una fiera del cibo e invece lo è, speravo ci fosse sensibilità rispetto al tema della biodiversità e invece ho trovato persino un padiglione in cui si uccide la biodiverità. Mi riferisco all’esposizione di borse, portafogli, bracciali in pelle di pitone, cammello, coccodrillo. Insomma una vera meraviglia il padiglione senegalese!».

Alessandro Pino

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Un sondaggio per aiutare una studentessa di ingegneria a terminare la sua tesi

15 Lug

Ricevo questo messaggio e lo pubblico, sperando che rispondiate numerosi. Si tratta di dare una mano senza dover spendere nulla, se non qualche minuto del proprio tempo, per rispondere alle domande di un breve sondaggio. Nulla da comprare, tranquilli.

“Sono Smeralda Saccà, una studentessa laureanda in Ingegneria Civile Infrastrutture e difesa del territorio presso l’Università degli studi di Messina. Per la mia tesi magistrale sto valutando le interazioni tra processi idrologici e socio-economici a Roma in area potenzialmente inondabili in prossimità del Tevere. Il mio obiettivo è definire le dinamiche della percezione del rischio di inondazione dal periodo che precede la costruzione dei muraglioni ai giorni nostri. “

Mi raccomando, la cosa è fondamentale per la ricerca che andrà ad integrare la sua tesi. Devo ammettere che alcuni quesiti mi hanno costretto, una volta finito, ad andare a documentarmi. Ho scoperto di saperne poco, proprio poco. Eppure il Tevere mi segue passo passo, per buona parte degli spostamenti della mia giornata

https://docs.google.com/forms/d/12P6k-hYMSBuyj50tBG7d09UrCDqL6K_sbVLQo8nL614/viewform

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Una serata di sfilate nel cuore dell’antica Roma tra abiti da sposa, gioielli e volti noti – di Alessandro Pino

13 Lug

Fashion dinner all’Os Club per gli abiti da sposa di Paola Cipriani Couture e i gioielli Giamore

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In una settimana ricca di eventi che hanno portato nuovamente Roma a pieno diritto tra le capitali dell’alta moda, c’è stato lo scorso 11 luglio un appuntamento di quelli che coniugano stile e mondanità come solo la Città Eterna sa creare. Nel magnifico giardino interno dell’Os Club, chiccosissimo locale nel cuore del Colle Oppio, si è svolta una sfilata per presentare un autentico duetto dello stile italiano: gli

Paola Cipriani con le sue modelle

Paola Cipriani con le sue indossatrici

abiti da sposa della maison Paola Cipriani Couture, impreziositi dai gioielli Giamore realizzati da Danilo Giannoni. Madrina della serata – condotta dalla speaker radiofonica Alessia Pellegrino di Radio Godot , simpaticamente in abito nuziale – l’attrice cinematografica e televisiva Elena Russo. Nel pubblico, volti noti dello spettacolo, dell’informazione, della cultura e di tutto quel pianeta romano un po’ patinato che piace sempre: il direttore della rivista Eva3000 – media partner dell’evento – Roberta Damiata, l’attrice Simona Borioni, la scrittrice Iolanda Pomposelli (autrice di D’altronde sono uomini), l’attrice e presentatrice Patrizia Pellegrino; qualcuno ha avvistato anche la Marchesa d’Aragona, noto personaggio televisivo. Dame in lungo o in tubino, gentlemen in abito bianco, paparazzi e giornalisti scatenati con le reflex, l’allegro assalto al buffet che non guasta mai e naturalmente l’elegante sfilata sono stati gli altri ingredienti di un appuntamento davvero riuscito.

Alessandro Pino

Paola Cipriani con la conduttrice Alessia Pellegrino

Paola Cipriani con la conduttrice Alessia Pellegrino

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La scrittrice Iolanda Pomposelli

La scrittrice Iolanda Pomposelli

Paola Cipriani tra Francesco Salvatore Cagnazzo e Anita Valentina Fiorino di Giamore

Paola Cipriani tra Francesco Salvatore Cagnazzo e Anita Valentina Fiorino di Giamore

Assalto al buffet!

Assalto al buffet!

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Il giardino dell’Os Club

Patrizia Pellegrino con un'ospite

Patrizia Pellegrino con un’ospite

L'attrice Simona Borioni conversa con la scrittrice Iolanda Pomposelli

L’attrice Simona Borioni conversa con la scrittrice Iolanda Pomposelli

L'attrice Elena Russo, madrina della serata, con Alessia Pellegrino

L’attrice Elena Russo, madrina della serata, con Alessia Pellegrino

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Flashbook- il video a ciel sereno

9 Lug

Alessandro Pino dal Parco degli Acquedotti di Roma per un incontro della serie Flashbook

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Tangenziale Est di Roma: un incendio in galleria che non c’è. Ma se poi c’è davvero? – di Alessandro Pino e Luciana Miocchi

6 Lug

Sono ormai alcuni giorni che su un tabellone elettronico della Tangenziale Est di Roma – all’ingresso del tunnel della Nuova Circonvallazione Interna in direzione San Giovanni – appare la scritta “Incendio in galleria” accompagnata da un inequivocabile segnale di divieto di transito. Solo che nella galleria di incendi non v’è traccia alcuna: il tabellone forse è rimasto fisso su quella segnalazione relativa a qualche DSC_1222episodio ormai superato. È vero, di fianco  c’è una lampada semaforica verde di via libera ma è molto più piccola del tabellone: sembra quasi assumere una importanza minore. Assieme al mero disservizio c’è un dato comportamentale che va messo in risalto: praticamente nessun guidatore di fronte a una segnalazione del genere accenna a frenare, si va avanti spediti. Forse tutti sanno già che si tratta di una informazione superata, assuefatti a vivere in una città dove non funziona più nulla? Oppure c’è chi va avanti comunque pronto a rischiare il tutto per tutto, per incoscienza o magari perché  arrivare tardi al lavoro costituirebbe un danno maggiore che finire arrostiti o asfissiati? In ogni caso sembra riproporsi la storiella di chi gridava al lupo al lupo: il giorno che davvero ci sarà un incendio in quella galleria nessuno crederà a un avviso del genere.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

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Calcio femminile: la Roma Decimoquarto giocherà finalmente in B rimanendo in Terzo Municipio – di Alessandro Pino

5 Lug

Scongiurato il rischio di dover rinunciare nuovamente alla serie cadetta

Alla fine  le ragazze della Roma Decimoquarto ce l’hanno fatta e la prossima stagione potranno finalmente giocare nel campionato di calcio di serie B dopo che si erano conquistate la promozione nella serie cadetta per il secondo anno consecutivo con un ruolino impressionante: tutte le partite vinte. Scacciata via, dunque, la frustrazione di dover nuovamente rinunciare – come accaduto la stagione precedente –  a causa dello sforzo economico e organizzativo altissimo, grazie alla tenacia della dirigenza con in testa il presidente Mauro Elisei che si è fatto in quattro per dare il giusto  risalto alle sue giovani gladiatrici e portarle in una arena degna del valore dimostrato. Doveroso elencare la rosa delle atlete 1allenate dal mister Filippo De Gaetano: il capitano Veronica Sciarretti, Giulia e Sara Boldrini, Laura Bottinelli, Alessandra Caruso, Roberta Chiarelli, Francesca Caterina D’Antoni, Maria Giulia D’Ercole, Veronica Di Cerbo, Ilaria Filippi, Valentina Foschi, Giorgia Grassi, Martina Maurelli, Maria Antonietta Maurilli, Roberta Pieroni, Federica Quartullo, Giorgia Ragnoli, Silvia Schiavoni, Germana Sciarra, Savina Vazzana, Nicoletta Vittori. Unica lieve nota malinconica, il trasloco dall’impianto “Angelucci” del Settebagni Calcio Salario che è stato il loro campo casalingo proprio nelle due stagioni vittoriose anche se lo spostamento sarà soltanto di un paio di chilometri in linea d’area: a quanto pare sembrerebbe certo l’accordo con l’Accademia Calcio che le ospiterà nella propria grande struttura in via di Settebagni – strada esterna al centro abitato omonimo e che anticamente faceva da confine alla zona così chiamata. In pratica, dunque, la Roma Decimoquarto rimarrà una squadra del Terzo Municipio di Roma Capitale.

Alessandro Pino

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“Flashbook – letture a ciel sereno” a Roma nel Parco degli Acquedotti – di Alessandro Pino

4 Lug

 

FlashbookInsieme ai più piccoli all’aria aperta per incentivarli alla lettura

Trascorrere un’oretta all’aria aperta con i propri bambini leggendo per loro a voce alta fiabe e racconti per incentivarli alla lettura alimentando così le giovani menti: in questo consiste Flashbook – letture a ciel sereno, iniziativa nata da un’idea di alcune mamme milanesi e poi diffusasi anche nel resto 10982740_1664388163782050_3213764247488872022_n[1]d’Italia e ovviamente a Roma dove il prossimo appuntamento è domenica 5 luglio alle 10 presso il Circolo Bocciofilo “San Policarpo” nel Parco degli Acquedotti. I libri che verranno letti sono: ”Guizzino”, “Il litigio”, “A caccia dell’orso”, “Abbaia George”, “Cosa fanno i dinosauri quando è ora di mangiare” e “Il Piccolo ippopotamo e la stellina”. Siccome va alimentato anche il corpo oltre che la mente, sarà offerta una merenda. C’è anche una pagina Facebook dedicata (si chiama proprio “Flashbook – letture a ciel sereno”) che fornisce informazioni sugli altri incontri nel resto della Penisola e su come iscriversi segnalando cosa si vuole leggere e dove.

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: a largo Labia inaugurato l’ingresso del Parco delle Sabine – di Alessandro Pino

1 Lug

Presenti il vicesindaco di Roma Luigi Nieri e il presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne

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Le fontane a pavimento dietro il vicesindaco Nieri e il presidente del Municipio Marchionne

È stato inaugurato lo scorso 20 giugno a largo Fausta Labia il primo degli ingressi al Parco delle Sabine, area verde posta tra Porta di Roma e la Serpentara, alla presenza del vicesindaco Luigi Nieri – in rappresentanza del sindaco di Roma Ignazio Marino, assente per motivi di salute – e del presidente del Terzo Municipio Paolo Emilio Marchionne. Adiacente al capolinea filoviario, l’entrata consiste in un piazzale allestito con panchine in pietra bianca e giochi d’acqua che zampillano dal pavimento, uno spazio con alcuni giochi per i più piccoli e una costruzione in vetro e rivestimenti in marmo destinata ai bagni pubblici e a punto di ristoro per la cui gestione si deve provvedere all’assegnazione.  Poco più dietro, il controverso e avveniristico portale a traliccio in metallo bianco con tettoia “a foglia sospesa” che aveva suscitato vivaci DSC_1211 discussioni in rete. Ideato dall’architetto Maurizio Bellomia, autore anche del progetto complessivo, nelle parole dell’autore «vuole richiamare gli ingressi dei grandi parchi storici». Il vicesindaco Nieri e il presidente Marchionne hanno compiuto un breve giro all’interno dell’area verde assieme a diversi amministratori municipali, cittadini, forze dell’ordine ed esponenti della stampa locale. Certo che – specialmente pensando a quanto accaduto il giorno prima a pochi metri di distanza sotto il viadotto dei Presidenti, dove un clochard è morto carbonizzato nella DSC_1201tenda in cui era accampato come molti altri, viene da chiedersi in che condizioni possa trovarsi il luogo tra sei mesi a confronto di quelle, immacolate, dell’inaugurazione: anche le pareti di marmo bianco del punto ristoro sembrano costituire un invito a nozze per gli onnipresenti imbrattatori muniti di vernice spray e pennarelli.

L'architetto Maurizio Bellomia con il portale da lui ideato

L’architetto Maurizio Bellomia con il portale da lui ideato

Sembrano fiduciosi al riguardo sia Nieri che Marchionne: «Io penso che noi dobbiamo abituare tutti al bello soprattutto in questa parte della città, molto dipende dall’amministrazione, molto dipende dai cittadini però soprattutto da come vengono gestite queste aree» ha dichiarato il vicesindaco, mentre il presidente del Municipio rassicura sulla situazione perché «c’è un sistema di telecamere già installato che verrà poi collegato con la stazione dei Carabinieri di Fidene e con il comando della Polizia Locale a Serpentara e poi soprattutto sarà prevista l’apertura e la chiusura nelle ore notturne una volta completata la recinzione». Meno ottimista il presidente del Comitato di Quartiere Serpentara, Mimmo D’Orazio: «Tra sei mesi diciamo che siamo ottimisti, ho fatto una scommessa con un amico, quindici giorni, ma non per un discorso di sfascismo o di pessimismo, purtroppo la colpa è anche dei cittadini…io mi auguro con tutto il cuore che rimanga così come l’abbiamo vista oggi, ho dei forti dubbi, speriamo per il bene della collettività»

Alessandro Pino

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Trentacinquesimo anniversario della strage di Ustica

27 Giu

Sono  trascorsi trentacinque anni  dalla maledetta sera d’estate in cui fu stroncata la vita di 81 persone che viaggiavano su un Dc-9 dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo, brutalmente spazzato via dai cieli del Tirreno Meridionale nei pressi dell’isola di Ustica. Fin da quel 27 giugno 1980 cominciarono occultamenti di prove, misteriose morti di testimoni e depistaggi: ancora si ricorda la ridicola tesi della corrosione dovuta alle cassette di pesce trasportate in precedenza dall’aereo e che all’epoca ebbe invece

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

credito per l’abilità di chi era interessato da una parte a nascondere le cause reali e dall’altra a eliminare uno scomodo concorrente per l’Alitalia. L’Itavia infatti interferiva con il monopolio di fatto sulle rotte interne esercitato dall’allora compagnia di bandiera. Il linciaggio mediatico ai danni del suo presidente Aldo Davanzali – accusato di utilizzare delle carrette – portò infine alla revoca della licenza di navigazione aerea e alla conseguente cessazione delle attività. «Papà mi disse subito che era stato abbattuto – ricordava la figlia Luisa nel 2010 – non avrebbe mai fatto volare un  mezzo inefficiente ». Proprio l’Alitalia in quegli anni sulla stessa rotta per Punta Raisi subì due disastrosi incidenti sulle cui cause ancora permangono dubbi e nei quali persero la vita complessivamente più di duecento persone, eppure le fu riservato ben diverso trattamento. I dipendenti Itavia riuscirono a transitare in altre compagnie aeree ma rimase saldo in loro il senso di appartenenza per quella che consideravano e considerano tuttora una grande famiglia più che un’azienda, tanto che ancora oggi si incontrano periodicamente, uniti nell’associazione “Noi dell’Itavia”. L’unico aereo che ancora porta la livrea Itavia è paradossalmente proprio quello che fu distrutto quel 27 giugno: recuperati dopo una lunga permanenza sul fondo del Tirreno, i frammenti di fusoliera, ali e i due motori furono ricomposti su un traliccio riproducente la sagoma del velivolo. Rimasti per anni in un hangar PINOMIOCCHIitavia2 dell’Aeronautica Militare vicino Roma, dal 2006 sono tornati simbolicamente a Bologna – città da cui partì l’ultimo tragico volo – per essere esposti nel Museo per la Memoria di Ustica. La prima volta che ci si entra è come ricevere un pugno nello stomaco:  i resti di quello che fu un aereo giacciono come un enorme cadavere meccanico in decomposizione, le cui forme originarie si intuiscono soltanto. All’inizio suscita quasi repulsione, poi girandogli attorno e osservando le fiancate accartocciate con i finestrini ormai opachi il pensiero va ai passeggeri e all’equipaggio, a ciò che attraverso di essi hanno visto prima della fine; ci si rende conto che ciò che davvero repelle è chi ha causato tutto ciò e gli inganni che ne seguirono. L’elenco di vittime letto tante volte cessa di essere PINOitavia3soltanto tale, diventando volti e sguardi di persone vere. Persone che al momento di salire a bordo hanno gettato un’occhiata alla freccia rossa stilizzata che ancora oggi campeggia sull’impennaggio di coda, voltandosi a salutare chi li aveva accompagnati all’aeroporto. Non è immaginazione: è quanto appare in un filmino familiare inserito in “Ustica – tragedia nei cieli” , documentario uscito all’epoca del trentesimo anniversario.  «Ormai si è scritto tutto e il contrario di tutto – spiega Alberto Alpozzi, fotografo oggi noto per documentare le missioni militari italiane all’estero e che aveva avuto il compito di seguire la lavorazione  del film con i suoi scatti – ma è diverso sentire di persona chi vi è rimasto coinvolto, come Pasquale Diodato che perse la moglie, i tre figli e la cognata o Elisabetta Lachina, rimasta orfana di entrambi i genitori». Già, si è PINOitavia4 scritto di tutto: nel corso degli anni anche le versioni più oscenamente  inverosimili e irriguardose verso i familiari delle vittime –- sono state propinate a un pubblico dal palato grosso, una tra tutte quella che vede il Dc 9 ammarare senza danni rilevanti finendo poi affondato da un sommergibile per non lasciare itavia 011testimoni. «Gli stessi tecnici della McDonnell Douglas, la casa costruttrice dell’aereo, esclusero tale ipotesi perchè sarebbe riuscito a galleggiare tre o quattro minuti al massimo» afferma il giudice Rosario Priore che condusse le indagini sul disastro e che della vicenda trattò anche nel libro “Intrigo internazionale” scritto con il giornalista Giovanni Fasanella.  Paradossalmente la linea di Priore, basata sull’abbattimento da parte di un missile e sconfitta in sede di giudizio, è stata di fatto sposata recentemente dai giudici civili chiamati a decidere sui risarcimenti ai familiari, anche se ancora si attende un pronunciamento definitivo al riguardo che comunque non restituirà i loro cari o allevierà  le sofferenze subìte.  Il resto è solo roba da romanzi di fantapolitica, tanto che alla fine si è tentati di allungare una mano verso i resti dell’aereo, sfiorando ciò che resta della verità.

Luciana Miocchi  e Alessandro Pino

 

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Terzo Municipio di Roma Capitale : due vetture spolpate in via di Settebagni – di Alessandro Pino

26 Giu

Non proprio una immagine da intervallo della Rai con le pecorelle, quella che appare da alcuni giorni in Via di Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale, tra la Bufalotta e Porta di Roma – quasi di fronte PINOfotonotiziaautomobili A alla scuola “Uruguay”: come sul piazzale di uno sfasciacarrozze, si trovano due vecchie automobili apparentemente abbandonate e prive di numerose parti.Quella ridotta peggio è una Ford Focus letteralmente spolpata di fari e ruote, malamente adagiata nemmeno sui classici quattro mattoni ma su una bombola di gas esausta. Un metro più avanti, una Renault Clio che pur avendo conservato le ruote è rimasta orba dei fanali e di altri particolari. All’interno di entrambe evidenti segni di manomissione della plancia, del volante e dei fianchetti  delle portiere.

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: 35 anni fa l’assassinio del giudice Mario Amato – di Alessandro Pino

24 Giu

pubblicato su http://www.di-roma.com

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La deposizione della corona davanti al monumento “Grido al cielo”

Commemorato da cittadini e autorità stretti attorno ai familiari

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Interventi delle autorità

Trentacinque anni sono passati dalla mattina del 23 giugno 1980 in cui il magistrato Mario Amato fu assassinato a Roma su un marciapiede di viale Jonio – nel quartiere di Monte Sacro – mentre aspettava l’autobus che lo avrebbe dovuto condurre in ufficio a piazzale Clodio; cinque anni soltanto invece da quando fu scoperto il monumento intitolato “Grido al cielo” – opera dello scultore Antonio Di Campli –  proprio nel luogo in cui fu versato il suo sangue dai terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari sui quali indagava. Nell’anniversario della feroce esecuzione si è tenuta una breve cerimonia alla quale hanno partecipato, oltre alla famiglia Amato, cittadini e autorità: sulla stele è stata deposta una corona dal presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne e dal consigliere comunale Fabrizio Panecaldo, in rappresentanza del sindaco Ignazio Marino e dell’assessore capitolino alla DSC_1127Legalità Alfonso Sabella. Hanno preso la parola anche il vicepresidente della Anm, Valerio Savio, il presidente della Associazione 2 Agosto onorevole Paolo Bolognesi, Giampiero Cioffredi, direttore dell’Osservatorio Sicurezza della Regione Lazio e Francesco Avallone, presidente del comitato per la commemorazione del giudice Amato. Tra il pubblico c’era anche chi quella mattina si trovò a passare per servizio sul marciapiede di fronte pochi secondi dopo l’agguato: Salvatore Veltri, per tanti anni Comandante dei Carabinieri di Talenti. Fu uno dei primi a vedere da vicino l’immagine – poi passata dalla cronaca alla storia – del corpo del magistrato riverso a terra, con le scarpe dalle suole consunte.

Alessandro Pino

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L’ordinanza antialcol a Monte Sacro scontenta tutti – di Alessandro Pino

24 Giu

Polemiche per l’esclusione dai controlli di locali e strade adiacenti a quelli sottoposti al provvedimento

Vivaci polemiche per l’entrata in vigore a Monte Sacro della cosiddetta ordinanza antialcol del Comune di Roma: vietata dalle 22 alle 7 del mattino la vendita da asporto di alcolici (anche attraverso distributori automatici) e il loro consumo per strada se contenuti in vetro, divieto rafforzato dopo le 24 (no al antialcolconsumo in strada di alcolici con qualunque contenitore) e ancor più dopo le due di notte (proibita anche la somministrazione). Il provvedimento era stato preso anche per dare ascolto alla voce di numerosi residenti di Città Giardino che avevano raccolto oltre mille firme con cui sottoscrivevano un ordine del giorno di iniziativa popolare approvato dal Municipio e sarebbe stato deterrente anche contro gli schiamazzi di una movida distorta: il condizionale è d’obbligo perché a un rapido esame dell’ordinanza si è scoperto che esclude alcune strade del quartiere – come viale Gottardo – adiacenti a quelle sottoposte al divieto e nelle quali esistono numerosi locali pubblici, di fatto vanificando lo scopo prefissato e creando una disparità tra esercizi soggetti o meno alla norma pur distando pochi metri tra loro. Il presidente del Consiglio Municipale, Riccardo Corbucci, in una nota firmata assieme ad altri consiglieri ha parlato di “svista talmente grave, da sembrare persino volontaria”. Dal Campidoglio è arrivata la promessa di controlli accurati anche sulle strade rimaste escluse insieme a una precisazione degli uffici preposti che lascia perplessi: “…le rappresento che l’assessore competente, Marta Leonori, a cui era stata segnalata la mancata inclusione di alcune vie segnalate, tra gli altri, anche da molti cittadini della zona, ha riferito che l’esclusione dall’ordinanza di cui trattasi delle vie di cui trattasi è stata determinata dalla mancanza di adeguata documentazione da parte della Polizia Locale  – si legge nella risposta inviata a Corbucci e da questi riportata in rete – che, anzi, ha escluso che nella zona ci fossero riscontri dei fenomeni segnalati”. Rimane il dubbio su come si possa far rispettare una ordinanza in un dato luogo se essa in effetti non lo riguarda.

Alessandro Pino

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Scompare Pierluigi Monaco, vicepresidente della associazione “Sulla Buona Strada”

22 Giu

Lo scorso dicembre aveva ritirato il “Premio Montesacro” nella categoria senso civico

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Pierluigi Monaco intervistato da Alessandro Pino dopo aver ritirato il “Premio Montesacro”

Capita a volte di trovarsi a scrivere un articolo in memoria – come questo che state leggendo – di quelli che ti lasciano sgomento non solo per certe morti che  colpiscono come fulmini a ciel sereno per l’età di chi scompare ma soprattutto perché si era da poco concordato un incontro per una intervista: «Allora possiamo sentirci anche stasera». La telefonata  però non arriva, diciamo fra noi “vabbè chiameremo domani” e invece il giorno dopo veniamo a sapere che l’intervista non si farà mai: perché a soli quarantasette anni è scomparso per un malore nella casa paterna di Ateleta (in provincia de L’Aquila) Pierluigi Monaco, graduato della Polizia Stradale in servizio a Roma e vicepresidente della associazione “Sulla buona strada”, attiva nella sensibilizzazione alla sicurezza in auto e nella promozione di iniziative benefiche. Nel suo ruolo di dirigente della associazione aveva ritirato lo scorso dicembre al teatro Viganò di Roma il “Premio Montesacro” nella categoria senso civico per il quale dovevamo intervistarlo. Recentemente era stato eletto come consigliere comunale di opposizione ad Ateleta, suo paese natale, confermandosi come uomo dai numerosi impegni pubblici e che dispiace sinceramente – in aggiunta all’amarezza per la morte in sé – di non aver potuto conoscere più a fondo. Lo vogliamo ricordare così, con in mano il Premio appena ritirato mentre si concede al microfono quasi sorpreso dalla nostra attenzione.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

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Arrivano le streghe alla biblioteca “Casa dei Bimbi” di Cinecittà Est – di Alessandro Pino

22 Giu

Il 23 giugno una serata per riscoprire, genitori e figli, le antiche tradizioni romane

Dici “notte delle streghe” e pensi alla ricorrenza un po’ artificiosa – almeno da noi – di Halloween, ma in realtà a Roma i bambini temevano le malefiche vegliarde munite di scopa parecchi secoli prima che l’usanza americana venisse imposta a suon di telefilm. Accadeva durante la vigilia della festa di San Giovanni del 24 giugno  quando secondo la tradizione le streghe giravano in caccia di anime; gli abitanti dei vari rioni dell’Urbe recandosi fino a San Giovanni in Laterano muniti di lanterne la sera del 23 perstreghe pregare (e fare scorpacciate di lumache), lasciavano allora sulla soglia di casa un po’ di sale grosso e uno scopino di saggina che le streghe curiose avrebbero perso tempo a contare, non avvedendosi del sorgere del sole – mortale per loro – e finendo così disintegrate. Per illustrare ai bambini di oggi e ai loro genitori le antiche tradizioni romane, la biblioteca pubblica “Casa dei Bimbi” di Cinecittà Est – si trova in via Libero Leonardi 153 – ha organizzato un’apertura straordinaria chiamandola appunto “Aspettando la notte delle streghe”: la sera del 23 giugno, dalle 19 e 30 fino alle 21 e 30 che vedrà la partecipazione della Accademia Romanesca e il goloso contributo della pasticceria Cinque Stelle. Chi è interessato a trascorrere in modo intelligente e divertente una sera di inizio estate e vuole altre informazioni può chiamare la biblioteca “Casa dei Bimbi” allo 06 45460381.

Alessandro Pino

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I servizi per “Roma Chiama 88.100”: l’aeroporto di Fiumicino verso la normalità dopo l’incendio del 7 maggio – di Alessandro Pino

21 Giu

Romachiama copertina

All’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino la situazione sembra migliorata rispetto ai disagi e al caos lamentati nei giorni successivi al grande incendio dello scorso 7 maggio. La 20150617_145042conferma viene da un addetto di uno dei banchi informazioni della società Aeroporti di Roma presenti nello scalo: «Qualche ritardo ma niente di eccezionale, piano piano la situazione si sta normalizzando». Anche i passeggeri – per lo più turisti stranieri – intervistati per la  trasmissione radiofonica Roma Chiama 88.100, al più lamentano i “normali” ritardi – entro i  sessanta minuti circa – che possono affliggere le procedure di imbarco e sbarco ma niente di eccezionale. Se si esclude ancora un certo odore di  20150617_144335materiale bruciato percepibile nel terminal 1 – dove il personale che vi trascorre il turno di servizio indossa mascherine protettive – oltre alle scale mobili ferme per manutenzione e i teli in plastica bianca a coprire le aree danneggiate in riallestimento, c’è solo l’ordinaria confusione di un grande scalo internazionale.

Alessandro Pino

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Un giorno d’estate all’autogrill – racconto di Alessandro Pino

21 Giu

(pubblicato su europagiovani.it)

Felice azionò la freccia ed entrò nell’area di servizio sull’autostrada per riempire il serbatoio della macchina ormai vuoto e svuotare la sua vescica, ormai piena. Era una giornata di esodo agostano, c’erano parecchi veicoli in coda alle colonnine del carburante e lui veniva dopo due motociclisti sigillati dentro scafandri ai quali mancavano solo le bombole. A uno dei due centauri squillò il cellulare e Felice si aspettava che quello rispondesse «Houston, abbiamo un problema». Arrivò il suo turno di rifornirsi e mentre il benzinaio armeggiava con la pompa, Felice ne approfittò per un salto al bagno. In quel momento una Lamborghini decappottabile, condotta da un figuro a torso nudo, urtò in retromarcia una signora che stava attraversando il piazzale. La malcapitata rotolò in terra esibendosi in alcuni pregevoli carpiati che nemmeno la Cagnotto dal trampolino. La povera donna terminò il suo volo in posizione seduta, sotto shock; un camperista tedesco, sceso da una specie di baracca su ruote probabile residuato dell’Afrika Korps di Rommell, le allungò una moneta da un euro scambiandola per una funambola di strada. Vedendo che era accorso un volontario del 118, Felice non ritenne di doversi fermare a darle assistenza e proseguì per i bagni. PINOautogrillDopo aver espletato con suo grande sollievo quella pratica, uscì dai servizi incrociando una matrona che, discesa da un caravan grande quanto un trilocale, reggeva a mò di trofeo una boccia con un pesce rosso bisognoso di un cambio d’acqua. Tornando alla macchina vide che la signora investita poco prima, nonostante zoppicasse vistosamente, affermava di stare benissimo mentre cercava di liberarsi dalla morsa del volontario del 118, cui non pareva vero di poterla massacrare con la storia della propria vita disgraziata e del perchè il suo matrimonio fosse naufragato. A Felice il motivo di quel divorzio apparve subito chiarissimo pur non  avendo mai visto prima quel logorroico rossocrociato. Pagò il benzinaio dando un commosso addio a un biglietto da cinquanta, trattenendosi dall’inviargli un paio di bacetti di commiato, non rispose nemmeno a un sedicente inglese che con accento di Mondragone voleva cambiare delle sterline autentiche come gli auguri tra vicini a Natale e risalì in auto. Girò la chiavetta di accensione ma non si udì alcun suono. Era una vettura molto silenziosa, è vero, ma adesso lo era anche troppo. Fece altri tre o quattro tentativi, ma il coupè svedese che lui aveva scelto per la fama di affidabilità (accollandosi alcuni anni di rate per assicurarsene gli efficienti servigi) non ne voleva sapere di mettersi in moto. I guidatori delle vetture che seguivano, targate Milano ma dai cui altoparlanti stranamente provenivano i ragli di squallidi neomelodici, fecero capire con discrezione (avvitando infatti il silenziatore alle pistole) che non intendevano attendere oltre. Era il caso che lui si togliesse di torno. Felice accolse immediatamente il cortese invito e scese per spingere la non leggera vettura, aiutato da un paio di nerboruti bikers selvaggi che sui gilet in pelle avevano cucite le toppe di un motoclub di Abbiategrasso. Ringraziò i due e con uno stato d’animo che non faceva onore al suo nome chiamò l’assistenza stradale dell’assicurazione; gli rispose dal call center una tale Jessica o Samantha o Deborah alla quale riferì l’accaduto, fornendo precise indicazioni su dove si trovava e si rassegnò ad attendere l’arrivo del carro attrezzi. Il sole picchiava peggio del Tyson dei tempi d’oro e l’autogrill climatizzato gli apparve come un’oasi nel deserto. Vi si diresse mugugnando antiche maledizioni abruzzesi alla volta di chi gli aveva venduto quella baracca, prodigio di tecnica scandinava. Davanti l’ingresso del punto ristoro trovò un capannello di gente. Si aspettava il solito banchetto di truffatori delle tre carte, ma non ve n’era l’ombra: tutte quelle persone, appoggiate a un grosso portarifiuti, si affannavano a controllare i biglietti del “gratta e vinci”, perdendo puntualmente contro quell’invisibile biscazziere che era diventato lo Stato. Felice lasciò al loro destino quei forsennati dello sfregamento ed entrò nell’autogrill. Su uno scaffale alcuni orribili pupazzi elettronici, azionati da qualche sensore, ghignarono sinistramente al suo passaggio. Gli parve che ce l’avessero proprio con lui e proseguì infastidito. Il locale era una bolgia dantesca, il bancone preso d’assalto da orde di gozzovigliatori che brandendo scontrini da infarto arraffavano focacce e panini risalenti probabilmente al Neolitico preceramico ed erano disposti a pagare un caffè freddo come a Porto Cervo o Cortina PINOautogrill2 d’Ampezzo. Proseguendo lungo le corsie del negozio diede un’occhiata alla merce in vendita, sulla quale si avventavano selvaggiamente i tapini caduti come lui in quella trappola; Felice non si capacitava di come quegli sconsiderati facessero man bassa di ciarpame che mai in città si sarebbero sognati di acquistare e arrivò a pensare che dai condizionatori venisse nebulizzata qualche sostanza che induceva allo shopping compulsivo. Lui stesso si sorprese a osservare interessato dei dozzinali salumi, esposti su un bancone fintamente rustico e il cui prezzo era tale che il peso era espresso in carati anziché in etti. Decise di uscire per non cadere anche lui vittima del misterioso morbo, preferendo affrontare l’afa, sacrificandosi, con grave sprezzo del pericolo, al posto del  portafogli già arido di suo. Si fece coraggio e aprì la porta a vetri dell’autogrill, lanciando un ultimo sguardo di commiserazione a un tale che indossando mocassini in cuoio marocchino sotto un atroce spezzato ton sur ton blu in due materiali diversi attendeva di pagare in cassa un’enciclopedia medica in ventiquattro volumi più appendici. Un vero affarone. Ritornò alla vettura in panne ma non osò entrarvi per la temperatura da crematorio che aveva raggiunto l’abitacolo, rifugiandosi invece all’ombra di una tettoia sotto la quale erano seduti alcuni camionisti incattiviti, allo stato brado. Felice ascoltava distrattamente i loro discorsi, dei quali riusciva a capire solo qualche parola, nonostante avesse fatto il militare assieme a calabresi, veneti e napoletani, di quello che era un dialetto autostradale, non riconducibile ad alcuna zona in particolare. Abituati a rapportarsi con clienti e colleghi delle più svariate località italiane ed estere, parlavano ormai tutti gli idiomi del mondo e nessuno nello stesso tempo. Guardò l’orologio: erano trascorse quasi due ore dalla richiesta di assistenza. Finalmente avvistò il camioncino del soccorso stradale convenzionato e gli andò incontro sbracciandosi come se avesse rivisto un vecchio amico. Indicando al conducente quale fosse la sua vettura, si accorse con desolazione che la stessa poggiava tristemente su quattro cavalletti: gomme e cerchi erano stati asportati da mani sapienti quanto rapide. «Ci hanno fregato le ruote?»chiese un anziano inserviente appoggiandosi a una ramazza. Felice annuì con la testa, ammutolito. «Eh, lo fanno, lo fanno. Lo fanno» replicò il vecchio…

 

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: “Festa delle Codine” per tanti piccoli amici che aspettano solo voi – di Alessandro Pino

15 Giu

La “Festa delle Codine” è una iniziativa che si tiene due volte l’anno (con una edizione estiva e una invernale) presso il Rifugio delle Code Felici, piccolo canile – ospita una cinquantina di DSC_0905animali salvati dalla strada – gestito dai volontari di una onlus che si trova da circa trent’anni nei pressi della zona oggi conosciuta come Porta di Roma, nel territorio del Terzo Municipio di Roma Capitale. Lo scorso 14 giugno l’appuntamento si è ripetuto e la struttura ha accolto i visitatori con un ricco e variopinto buffet sia dolce che salato, intrattenimento e animazione specie per i più piccoli (si è esibito un prestigiatore mentre venivano svolte prove di tiro con l’arco e ad aria compressa), una esposizione di oggetti di artigianato e una pesca. Tutto questo ovviamente al fine di reperire fondi e materiali per il funzionamento DSC_0899 del Rifugio  -anche tramite adozioni a distanza – e farlo conoscere specialmente a chi non ha mai avuto il coraggio di andare in un canile, esperienza sempre toccante: seppure accudite con amorevole dedizione, si rimane immancabilmente colpiti vedere tante creature avvicinarsi alle reti DSC_0893quando passano i visitatori, alcune in modo festoso, altre in maniera più aggressiva  che fa immaginare cosa possano avere subìto in passato prima di arrivare al Rifugio. Ma i cani che probabilmente lasciano maggiormente il segno nel visitatore sono quelli più diffidenti, che se ne rimangono in disparte mentre gli altri cercano invece di farsi notare. Per chi vuole saperne di più ed eventualmente visitare il Rifugio delle Code Felici ci sono il sito http://www.codefelici.org e anche una pagina Facebook.

Alessandro Pino

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Tra i cittadini per “Roma Chiama 88.100” : che ne pensate di Mafia Capitale e…se Marino si dimettesse? – di Alessandro Pino

15 Giu

Romachiama copertinaChe cosa ne pensano i cittadini romani dell’ultima tornata di arresti – assolutamente bipartisan – relativa all’inchiesta sulla cosiddetta “Mafia Capitale”, calderone ribollente e maleodorante dal quale sta uscendo letteralmente di tutto? E cosa farebbero se il sindaco di Roma Ignazio Marino decidesse di dimettersi? E in tal caso chi vorrebbero sulla poltrona di primo cittadino della Capitale? Sono le domande poste in un servizio andato in onda durante una puntata di RomaChiama 88.100, trasmissione radiofonica di approfondimento sulle vicende politiche e di attualità capitoline condotta dal giornalista Enrico Pazzi. Ovviamente le interviste sono state effettuate senza un campionamento scientifico ma si è cercato comunque di rendere varia l’estrazione sociale e culturale degli intervistati al fine di rendere l’idea dell’aria che tira in città:  le risposte alla prima domanda erano abbastanza scontate, avendo espresso la maggioranza delle persone il proprio sdegno (“schifo” è stata la parola più usata, a voler esser precisi) per il disastroso panorama emerso dall’inchiesta e che in un certo modo era intuibile dai più ancor prima che fosse ufficializzato dalle carte giudiziarie. Del resto occorre considerare che nessuno o quasi esprimerebbe ai microfoni di una radio – seppure in forma anonima –  il proprio consenso nei confronti del sistema delinquenziale raffigurato dalle accuse. Dalla seconda domanda è emerso un ben scarso consenso nei confronti dell’attuale sindaco di Roma, visto che per la stragrande maggioranza le dimissioni di Ignazio Marino sarebbero un bene e più di qualcuno si è spinto a dichiarare che festeggerebbe, ma è doveroso ricordare che ci sono state delle elezioni e qualcuno lo avrà pur votato: sembra quasi quando si parla del festival di San Remo, che nessuno ammette di guardare ma alla fine è seguito da molti. La sorpresa vera è stata invece la popolarità raggiunta – piaccia o meno – da Matteo Salvini, indicato in più casi, tra cui quello di una intervistata dal chiaro accento dell’est Europa, come ideale successore di Marino: si tratta certo di fantapolitica, ma ascoltare che una parte del pubblico propone il segretario della Lega Nord come sindaco di Roma – circostanza semplicemente impensabile fino a poco tempo fa – dovrebbe indurre a una seria riflessione.

Alessandro Pino

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RomaChiama 88.100 Fm: in radio le voci della Capitale

13 Giu

 

Nel nuovo talk show radio del venerdi sera condotto dal giornalista Enrico Pazzi anche  due vostre conoscenze…

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Enrico Pazzi in studio con Luciana Miocchi

Abbiamo deciso di inserire nel blog anche una serie di articoli legata agli argomenti dei quali ci siamo occupati per conto di Roma Chiama 88.100 Fm, trasmissione radiofonica – ma si può ascoltare e riascoltare anche in versione podcast sul sito http://www.radiokaositaly.com – di approfondimento sui grandi temi dell’attualità e della politica romana   condotta dal giornalista Enrico Pazzi. Il programma va in onda tutti i venerdì sera alle 20.00 e prevede l’intervento di ospiti e collaboratori presenti in studio o collegati al telefono per misurare il polso alle diverse zone di Roma: vi sono due rubriche fisse, una intitolata spiritosamente “I tre minuti del condor” è affidata al presidente del Consiglio del Terzo Municipio di Roma Capitale, Riccardo Corbucci, anch’egli giornalista, l’altra affidata a Matteo Scarlino, direttore responsabile di RomaToday, prende in considerazione le tre notizie più cliccate della settimana. Diversi i servizi audio che raccolgono le testimonianze di addetti ai lavori e cittadini, curati da giornalisti locali attivi da tempo sul territorio. Tra questi, ci siamo anche noi. Siete avvisati, quindi: le vostre opinioni ci interessano e stiamo venendo a intervistarvi!

Luciana Miocchi e Alessandro Pino