Archivio | politica RSS feed for this section

Roma: Samuele Piccolo, dopo l’arresto, si dimette dalla sua carica – di Concetta Di Lunardo

17 Lug

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

In mattinata una raccomandata a firma dei prefetto Pecoraro è stata recapitata al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al presidente dell’assemblea capitolina, Marco Pomarici, e al segretario generale di Roma Capitale, Liborio Iudicello, che chiede la “sospensione di diritto di carica di consigliere presso codesta amministrazione comunale” di Samuele Piccolo, “destinatario di ordinanza di applicazione di misura cautelare personale” perché ritenuto responsabile dei reati di associazione a delinquere, appropriazione indebita, illecito finanziamento ai partiti e frodi fiscali.

A supplire Piccolo (Pdl) dopo la sospensione arriva Roberto Bianchini, primo dei non eletti nella lista Pdl del 2008.  Trattasi di sostituzione temporanea, “con affidamento della supplenza per l’esercizio delle funzioni di consigliere capitolino”,  passata con 44 voti favorevoli su 44 votanti (su 46 presenti).

Samuele Piccolo, viene eletto dopo il pasticcio all’epoca dell’esclusione delle liste del Pdl alle ultime elezioni regionali del Lazio, circostanza che non impedì alla Polverini di vincere egualmente le elezioni. Enfant prodige classe 1981, eletto nella  tornata del 2008, quella che ha portato Alemanno sindaco di Roma, fu il più votato: entrò in Campidoglio con 12 mila voti, risultato di una massiccia campagna politica sul territorio. In particolare si contestano cene elettorali ed il call center della propaganda elettorale.

“Ad inizio attività – scrivono i magistrati – sono state somministrate al call center una lista di circa 500mila anagrafiche di abitanti di Roma, da chiamare secondo esigenze, che fossero inviti a cena, ricerca rappresentati di lista, appuntamenti, avendo ben specificato di non utilizzare le stesse anagrafiche per più di un evento per non incorrere nell’incontrare sempre le stesse persone”. Dell’attività del call center, creato in via Casilina 1803d in un seminterrato dove era stata sistemata la segreteria politica di Piccolo nel 2010 quando era candidato per le elezioni regionali, il gruppo Piccolo, sarebbe rimasto “insoddisfatto, tanto da affidare ad un legale una valutazione circa le eventuali azioni da intraprendere”. Ad ogni modo fu poi “fatto un piano di cene da rispettare, con indicato il numero di persone da invitare in base alla capienza del ristorante e di quante avevano necessità di incontrare per strategie politiche. Alcune cene si sono aggiunte in seguito in base a necessità e poteva capitare di informarli anche la mattina prima della cena, tenendo in considerazione che le postazioni da richieste erano ben 268, un numero altissimo di operatori che, chiamando contemporaneamente ad una media di 12 chiamate con risposta l’ora per otto ore al giorno avrebbero dovuto sviluppare un numero elevatissimo di inviti”.

Intanto ieri l’ex vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, da due giorni  agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul finanziamento illecito ai partiti, ha annunciato di volersi dimettere dalla sua carica. Lo ha riferito il suo difensore, Luca Petrucci. Il testo della lettera di dimissioni di Samuele Piccolo è stato reso noto all’Assemblea capitolina da Marco Pomarici : “Caro presidente e cari colleghi, in queste ore di profondo scoramento mi rivolgo a voi consapevole delle accuse mosse e che oltre alla libertà mi hanno, ne sono convinto solo temporaneamente, privato della necessaria autorevolezza politica per rappresentare al meglio nella mia figura di vicepresidente vicario l’importante istituzione a cui appartengo. Mi vedo pertanto costretto a formalizzare le mie dimissioni di vicepresidente dell’aula, nella convinzione che il tempo galantuomo mi consentirà di dimostrare la totale estraneità dei fatti contestatimi. Lo devo, prima che a me stesso, a mia moglie e ai miei figli, ai tanti amici che negli anni mi hanno sostenuto, lo devo alle istituzioni di cui faccio parte e al mio partito. Con l’augurio di tornare presto tra di voi, in fede Samuele Piccolo”.

Concetta di Lunardo

 

 

Roma Capitale: arrestato il vicepresidente del consiglio comunale, Samuele Piccolo. L’accusa è di associazione a delinquere e finanziamento illecito ai partiti

14 Lug

Agli arresti domiciliari il vicepresidente del consiglio comunale di Roma, Samuele Piccolo, con l’ accusa di associazione a delinquere e finanziamento illecito ai partiti, nell’inchiesta coordinata dai pm Paolo Ielo e Barbara Sargenti. Arrestato anche il padre e il fratello Massimiliano, quest’ultimo considerato dalla Procura il “capo” dell’associazione a delinquere. I  reati contestati quelli di associazione a delinquere, appropriazione indebita, illecito finanziamento ai partiti e frodi fiscali.Ai domiciliari sono finiti anche altri soggetti riconducibili alle 60 società cooperative che avrebbero frodato l’Iva: Franco Cannone, Silvia Fortuna, Rosario Meglio e Riccardo Sorbara. In totale sono indagate 13 persone, tra cui anche la madre di Piccolo, Elena Ciaravolo.  I pm avevano chiesto l’arresto anche di Ezio D’Angelo, assessore all’VIII municipio della Capitale ma la richiesta è stata respinta. Sette in totale i provvedimenti di custodia cautelari firmati dal gip Filippo Steidl. In base all’impianto accusatorio, attraverso una serie di società sarebbero stati creati finti crediti Iva e dirottati i fondi drenati al fisco all’attività politica del vicepresidente del consiglio comunale. Le perquisizioni effettuate nell’ufficio del presidente e l’acquisizione di carte e documenti sono partite anche sulla base di accertamenti dell’ Agenzia delle Entrate. “Ho fiducia nel lavoro della magistratura. Speriamo in un rapido chiarimento di una vicenda sicuramente molto, molto brutta”, ha detto il sindaco Alemanno. Samuele Piccolo, classe 1981, eletto nella  tornata del 2008, quella che ha portato Alemanno sindaco di Roma, fu  più votato: entrò in Campidoglio con 12 mila voti. Viene eletto dopo il pasticcio all’epoca dell’esclusione delle liste del Pdl alle ultime elezioni regionali del Lazio che non impedì alla Polverini di vincere egualmente le elezioni.
“La notizia circa l’arresto di Samuele Piccolo, primo dei consiglieri eletti nel Pdl e vicepresidente dell’assemblea capitolina, getta l’ennesima ombra inquietante sull’amministrazione Alemanno”. E’ quanto dichiarano i capigruppo del Pd e di Sel in Campidoglio, Umberto Marroni e Gemma Azuni, chiedendo che “sia fatta piena luce sulla vicenda e di verificare se siano intercorsi rapporti tra le societa’ della famiglia Piccolo e il comune di Roma”. Inoltre, “pur nella presunzione di innocenza appare opportuno che il consigliere Piccolo, in attesa dello svolgimento del procedimento della magistratura, si dimetta immediatamente almeno dalla carica di vicepresidente dell’assemblea capitolina al fine di tutelare l’istituzione”.

Concetta Di Lunardo

Chiusura asilo nido Castello di Gelsomina: nota congiunta Presidente del Municipio e Assessore alle politiche dell’infanzia

13 Lug

“L’ennesima strumentale polemica politica creata ad arte dal consigliere di minoranza Corbucci, circa la chiusura del nido di Castel Giubileo, è irresponsabile e del tutto fuori luogo.” Lo dichiarano in una nota il Presidente del Municipio Cristiano Bonelli e l’Assessore alle Politiche dell’infanzia e asili nido Francesco Filini.

“La nota del medico della ASL – proseguono Bonelli e Filini – inoltrata ai nostri uffici lo scorso Aprile, è solo uno dei tanti campanelli di allarme che abbiamo registrato sul Nido “il Castello di Gelsomina”, a cui vanno aggiunti numerosi certificati medici di bimbi che durante l’anno scolastico hanno accusato bronchiti e patologie respiratorie, dovute all’insalubrità degli ambienti resi eccessivamente umidi dalla falda acquifera su cui in passato è stata edificata la struttura. Molti genitori hanno segnalato la grave situazione del nido, chiedendo all’amministrazione di intervenire per mettere in sicurezza la salute dei piccoli. Per come è stato costruito e per come si trova attualmente, il nido andrebbe raso al suolo e ricostruito. Una manovra che costa circa 1,5 milioni di euro e che abbiamo già provveduto a chiedere nel prossimo bilancio. E’ da sciocchi e irresponsabili pensare di ottenere, quando vige il patto di stabilità, la disponibilità economica immediatamente, e ancor più demenziale pensare di fare lavori di quella portata in pochi mesi. Stiamo quindi predisponendo gli atti necessari affinché i bambini del nido Castello possano trascorrere l’anno scolastico 2012/2013 presso la nuovissima struttura di via Enzo Cerusico, a qualche centinaia di metri dal nido insalubre.”
“Durante le scorse settimane – concludono i due esponenti della Giunta di Montesacro – abbiamo incontrato tutti i genitori dei bambini e, grazie al preziosissimo contributo del Presidente della Commissione Scuola Emiliano Bono, siamo riusciti a concertare lo spostamento per la prossima stagione. Un percorso di totale e unanime condivisione tra genitori e amministratori locali ora vorrebbe essere messo in discussione da un consigliere del PD che non riesce mai a rinunciare alla sterile polemica politica, anche quando si tratta di mettere a rischio la salute dei bambini. Corbucci non ha figli, altrimenti si sentirebbe dire dai genitori dei bimbi del nido Castello di mandarci i suoi di bambini in una struttura umida e insana. Nel suo delirio, arriva anche a ricordare come nel 2007, ovvero quando ha governato insieme alla maggioranza di centrosinistra il Municipio, siano stati spesi inutilmente 176 mila euro per la ristrutturazione! Andremo avanti per la nostra strada insieme a tutti i genitori del nido, tuteleremo in tutte le sedi la vecchia struttura per ottenere presto il finanziamento. A differenza di chi sa solo parlare, in questi anni abbiamo dimostrato di aprire nuovi nidi, nuovi centri anziani e nuovi servizi ai cittadini, nonostante il periodo economico che definire difficile è un eufemismo. Vogliamo solo sperare che giovedì il PD dia prova di maturità e responsabilità e non presti il fianco a chi sa fare solo polemiche fine a se stesse”.

Chiusura nido Castello di Gelsomina: comunicato Riccardo Corbucci, consigliere IV Municipio, Pd

13 Lug

Invece di aprire nuovi servizi, la giunta di centrodestra del IV Municipio chiude quelli già esistenti. E’ di questi giorni, infatti, l’incredibile decisione di chiudere l’asilo nido “Castello di Gelsomina” nel quartiere Castel Giubileo” lo dichiara in una nota Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio del IV Municipio. “Il presidente Cristiano Bonelli e l’assessore alle politiche scolastiche Francesco Filini, hanno motivato questa scelta a causa di un parere della Asl Roma A che giudicherebbe inadeguata la struttura di Castel Giubileo, sulla quale il municipio nel 2007 aveva già speso oltre 176 mila euro in lavori di ristrutturazione” spiega Corbucci “adesso invece per assecondare la volontà della dirigente scolastica, che vuole prendere possesso di una nuova struttura in via Enzo Cerusico nel quartiere di Torre Ridicicoli, si decide in tutta fretta di chiudere il nido, che era stato persino inserito nel bando pubblico di quest’anno”.

“In realtà la nota della Asl Roma A è firmata dal dott. Sergio Rogai, pediatra presso l’asilo nido comunale, ed esprime un parere personale del dottore che non appare suffragato da una verifica effettiva dello stato dei luoghi” continua Corbucci. “Da una lettura della normativa nazionale, regionale e comunale in materia , non ci sembra che un parere seppur autorevole di un funzionario dell’azienda sanitaria, possa da solo portare alla decisione della chiusura della struttura. Appare chiaro, quindi, che la giunta Bonelli abbia voluto utilizzare questa nota, che peraltro non chiede di sospendere il servizio, come scusa per chiudere l’asilo nido. Una decisione già presa da qualche tempo, poichè ad avvalorare questa tesi c’è anche la recente apertura nel quartiere di un asilo nido privato della srl “Gioca e Crea”, che certamente avrebbe fatto qualche fatica in più ad avere utenza nella zona, se avesse trovato quale competitor una struttura pubblica usata già da molto tempo”. “Giovedì 19 luglio alle ore 12 sarà discusso nell’aula di Piazza Sempione un ordine del giorno, presentato dal Partito Democratico, che è contrario alla chiusura della struttura e che anzi chiede di reperire le risorse necessarie in bilancio, per effettuare i lavori di riqualificazione dell’asilo nido. Soprattutto a fronte dello sperpero di denaro pubblico che Alemanno e Bonelli hanno fatto in questi anni con feste, parate ed assegnazioni

Roma IV Municipio: l’assessore alla mobilità a Cinquina per illustrare le modifiche apportate alle linee degli autobus

5 Giu

Assieme all’imminente apertura della prima tratta della metropolitana B1  verranno introdotte alcune importanti novità nel trasporto di superficie, mirate a integrarsi con la diramazione della ferrovia sotterranea. Già da tempo sono in corso degli incontri con i residenti dei quartieri interessati, l’ultimo dei quali si è tenuto venerdi scorso a Cinquina – IV Municipio del Comune di Roma – nei locali della parrocchia San Domenico di Guzman. Come nelle precedenti occasioni è intervenuto direttamente l’assessore capitolino alla Mobilità Antonello Aurigemma, affiancato da un funzionario della preposta agenzia avente il compito di spiegare nel dettaglio i cambiamenti: stavolta è toccato all’ingegnere Stefano Brinchi armeggiare con calcolatore elettronico e diapositive delle mappe con i nuovi percorsi. Gli itinerari, è stato spiegato, sono state studiate per non portare più gli autobus fino a Termini ma alla stazione Conca d’Oro, ottenendo così anche un accorciamento del tragitto su gomma e una conseguente intensificazione delle corse, incentivando l’uso del mezzo pubblico da parte di chi di solito preferisce altrimenti. Questo almeno in teoria: per l’appunto le novità arrivano nel periodo delle ferie – per chi può permettersele, almeno –  nei quali l’utenza è meno numerosa, in modo da rendere meno disagevoli eventuali modifiche “in corso d’opera” ed essere pronti a settembre con l’assetto definitivo.

Alessandro Pino

Roma – IV Municipio: qualcosa non funziona tra l’Idv locale e i consiglieri municipali

25 Mag

foto di repertorio (A. Pino)

Romeo Iurescia e Alessandro Cardente, consiglieri municipali dell’Idv – il primo è capogruppo – questa sera non parteciperanno all’assemblea pubblica organizzata dall’Idv locale presso l’aula magna dell’ITC Matteucci, avente come filo conduttore “ripartiamo dal nostro municipio per ricostruirlo insieme”. Un argomento strettamente legato al territorio, quindi, che rende evidente il fatto che qualcosa non torna nei rapporti interni con il partito. I due sono al centro delle polemiche di questi giorni uno per l’entità dei rimborsi delle spese di viaggio dal luogo di residenza – in molise – fino a Monte Sacro e l’altro per la candidatura a consigliere comunale a Castelmola, in Sicilia, in permanenza dello status di consigliere municipale del IV con tutte le problematiche che alla trasferta isolana erano collegate (tanto da dimettersi  dalla nomina appena conseguita). Raggiunto telefonicamente, l’ex presidente del Municipio ha risposto così alla domanda sul perchè non sarà presente ad un evento così caratterizzato localmente: “non vado perchè è un momento di grande confusione sul territorio.  Sono sempre dentro l’Italia dei Valori ma si devono chiarire le cose sugli equilibri con gli alleati in IV. A giorni produrrò una documentazione molto chiara”.

All’assemblea prenderanno parte tra gli altri il coordinatore municipale Idv ed il suo vice, Attilio Floccari e Tiziano Vaccina nonchè il segretario regionale, Vincenzo Maruccio. Se non è una frattura tra la dirigenza e i rappresentanti in consiglio municipale è qualcosa che gli somiglia moltissimo.

Luciana Miocchi

Roma – Villa Spada: i residenti chiedono un’azione dimostrativa per il problema della puzza

24 Mag

Arrabbiati e delusi per la mancanza di comunicazioni ufficiali nonostante sia scaduto il termine ultimo il fine lavori, il presidente del Municipio Bonelli ispeziona l’impianto ma non interviene all’assemblea all’assemblea

foto A. Pino

Era prevedibile, da come gli abitanti di Villa Spada avevano reagito ai comunicati stampa del presidente dell’Ama Piergiorgio Benvenuti, che nell’assemblea pubblica di ieri sera tutti si aspettassero la comunicazione di iniziative sul campo. La sala teatro della parrocchia di via Radicofani era piena di gente venuta a discutere su cosa fare visto che il termine che si erano presi Municipio e azienda per portare a compimento i lavori per l’eliminazione della puzza è scaduto ma gli odori sono rimasti e nessuna conferenza stampa è stata indetta, anche se il responsabile comunicazione di Ama la da per imminente.

L’atmosfera carica di attesa e resa elettrica dalla constatazione, man mano che il tempo passava, che in platea non c’erano né il presidente Bonelli, che pure in mattinata aveva compiuto un sopralluogo presso lo stabilimento di via salaria insieme a Benvenuti e ad alcuni consiglieri municipali, né nessun esponente della maggioranza che governa il Municipio. Un segno che è stato interpretato molto negativamente dai presenti, che si sono sentiti snobbati, come se ci fosse la volontà di fuggire da un confronto aperto con la popolazione.

I primi a parlare sono stati i rappresentanti del comitato spontaneo, ovvero il presidente Adriano Travaglia, il suo vice Daniele Poggiani ed il segretario, Salvatore Cangialosi. I tre hanno riassunto rapidamente gli eventi degli ultimi mesi, dopo che il Travaglia ha letto l’atto costitutivo del comitato, il cui fine è perseguire con ogni mezzo legale l’obiettivo di tornare alla vita serena di prima che arrivasse l’impianto Ama, possibilmente ottenendone la delocalizzazione. Stanno lavorando all’organizzazione di una grande manifestazione di strada, seguendo tutto l’iter richiesto dalla Questura, perché non vogliono che qualcuno si debba poi trovare a dover far fronte anche a spese legali e ammende, aggiungendo la beffa anche al danno.

foto A. Pino

Molti i politici presenti e semplici cittadini che hanno preso la parola: Riccardo Corbucci, vicepresidente del municipio e Fabio Dionisi, consigliere municipale, entrambi del Pd – partito presente anche con i presidenti di circolo Teresa Ellul e Silvia Di Stefano – hanno presenziato al sopralluogo insieme al presidente Bonelli e ne hanno riferito ai presenti, svelando che al biofiltro mancherebbe la copertura, in quanto non sono arrivate ancora tutte le autorizzazioni a costruire (evidentemente per la fattispecie non è prevista una deroga simile a quella di cui si è servito il commissario per l’emergenza rifiuti dell’epoca,  Marrazzo,  per autorizzare l’impianto); Massimiliano Iervolino, autore del libro “Con le mani nella monnezza”, Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio, Claudio Maria Ricozzi, dirigente locale del Pd; Romano Amatiello per La Destra del IV municipio – partito non ancora rappresentato nell’aula consiliare –  ha riferito che che il capogruppo in Campidoglio, Rossin ha presentato mesi addietro un’interrogazione al Sindaco circa l’impianto di via Salaria, rimasta lettera morta. La segreteria tornerà a sollecitare la risposta ma comunque la posizione de La Destra  è per la delocalizzazione. L’attivista politico – accompagnato dal consigliere Ld del II Municipio Roberto Cappiello – si spinge oltre, fino a criticare l’assenza di qualsiasi rappresentante della maggioranza, in contrasto con l’opposizione municipale: “non basta seguire la vicenda istituzionalmente, bisogna essere presenti tra la gente e non fuggire il confronto con essa”.

I consiglieri Corbucci e Dionisi (foto A. Pino)

Tra gli interventi dei cittadini sono da segnalare quelli dell’ingegner Emilio Santa Maria, che ha spiegato gli studi presentati dall’istituto Negri di Milano, anche mettendone in luce le incongruenze. Peraltro, l’istituto prende a riferimento la normativa contro le emissioni odorigene vigente in Lombardia, perché il Lazio non ha legiferato in materia (quindi in teoria non si può violare un tetto massimo di emissioni perché il tetto massimo in questione…non c’è!, almeno per la nostra regione), dell’avvocato Cristiano Manni, che ha evidenziato come una strada possa portare anche direttamente alla Commissione Europea, il presidente del comitato di Fidene, quartiere immediatamente alle spalle di Villa Spada e dunque sotto vento-sotto puzza come i vicini, Peppe Maio, che con la sua veracità “popolana” tra il romanesco e l’inflessione lontana del dialetto d’origine, ha spiegato benissimo il concetto cardine dell’intera serata: la puzza, se anche non facesse male, rovina la vita e gli averi dei residenti, perché tra l’altro, le case qui, non hanno più mercato. La decisione di mettere una produzione di eco balle a meno di 200 metri dal primo abitato è stata sbagliata e forse illegale, sicuramente avventata. La magistratura già sta indagando sull’impianto, “probabilmente qualcuno andrà in galera, ma ci deve andare chi ha sbagliato, non noi se facciamo qualche cazzata per protestare. Tutti calmi, tutti entro le regole ma dobbiamo protestare, mo basta”. Sono le parole che tutta l’assise voleva sentire:  basta aspettare. Vogliono scendere in strada a manifestare, fare uscire la questione dai confini locali. Ma tranne le emittenti e la stampa locale, né Rai ne Sky hanno ritenuto di mandare qualcuno. Eppure Nino Santarelli, giornalista di Teleradiostereo ha suscitato un vespaio pubblicando un’intervista alla dottoressa Muraro, dirigente Ama, la quale ha affermato che gli odori che ora provengono dallo stabilimento sono paragonabili  a quelli che si percepiscono in una rivendita di frutta e verdura. In risposta sul palco è stata allestita una cassetta di prodotti vegetali assortiti. A dire il vero il cavolo era un po’ molesto. Ed era uno solo. Probabilmente se ce ne fossero stati un paio in più non avrebbero creato un’essenza profumata, figuriamoci qualche quintale di prodotti ortofrutticoli in decomposizione…no, decisamente non è stata un’uscita fortunata, quella della funzionaria. Sembra quasi un’ammissione, a voler esser pignoli.

il presidente del comitato di Fidene, Peppe Maio (foto A. Pino)

A stringere, la serata si è conclusa con l’annuncio dei preparativi per una grande manifestazione, con tutte le autorizzazioni e le prescrizioni in regola, per chiedere la delocalizzazione dell’impianto, peraltro cosa ardua, vista la gran quantità di euro che si dicono spesi. Probabilmente l’unica via, al di là della politica e della contabilità di bilancio, è quella indicata dai legali: costringere al risarcimento dei danni l’Ama, tanto che sia più conveniente spostare la produzione piuttosto che pagare i danni. Rimane un pizzico di delusione per la mancata presenza degli amministratori di maggioranza, perché l’assemblea non è stata per nulla schierata, anzi, a tratti è sembrato che qualcuno fosse presente per cercare di fare anche un po’ di passerella, consapevole che la questione è seria, la strada in salita e se mai questo pugno (confronto la popolazione totale di Roma) di disperati ‘ncazzati dovesse ottenere qualcosa manterrebbe memoria davvero molto lunga in merito a chi ha dato un supporto oppure no, quindi è meglio esserci perché, alla fine, nel peggiore dei casi, si potrà sempre dire “io però c’ero”. Alcune volte è necessario scendere tra la gente, confrontarsi anche con chi è esasperato per una situazione piovuta tra capo e collo in una sera d’estate, prendere magari qualche fischio ma mettere faccia e cuore. Ieri sera di fischi non ne sarebbero volati sicuramente. Questa ormai è gente troppo informata sui fatti per poter accusare il Municipio di alcunché, visto che l’amministrazione municipale poteri in merito non ne ha, se non quello di riferire e trasmettere le istanze degli amministrati, facendo pressioni nella scala gerarchico-politica, cosa che sta avvenendo, per altro. Allora perché non essere presenti?

L’emergenza rifiuti, se non risolta, scoppierà a Roma più grave che a Napoli. Malagrotta straborda, la Ue non sente ragioni, nessuno vuole il pacco-bomba di una nuova discarica sul proprio territorio, a ragion veduta, viste le note vicende di quella romana. Rispetto ai quasi tre milioni di abitanti di Roma, le poche decine di migliaia di residenti della zona potrebbero essere considerati come il male minore, un sacrificio “accettabile”.

Romano Amatiello (foto A. Pino)

L’inceneritore ha un appetito vorace, che viene alimentato a eco balle. Non si può interromperne la produzione di colpo senza rischiare di venire sommersi dall’immondizia. Lo sa la Regione, lo sa il Comune, lo sa il Municipio. Tutti e tre governati dagli stessi colori. Non ci si può sottrarre alle direttive superiori senza rischiare la “morte politica”.

L’alternativa ci sarebbe, la raccolta differenziata spinta. Ma bisogna attrezzarsi, crederci, riconvertirsi. Con costi e spostamento di interessi economici considerevoli. E queste sono tutte cose difficili da spiegare e da ammettere, quando si ha la responsabilità di amministrare.

Intanto il piccolo Davide si appresta ad affrontare Golia. Non resta che vedere come andrà a finire

Luciana Miocchi

Roma IV Municipio: dopo Quella di corbucci, per Cardente arriva anche la querela di Enrico Pazzi

18 Mag

Da http://www.roma2013.org : “Ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela nei confronti del consigliere del IV municipio Alessandro Cardente in seguito alle sue dichiarazioni, che riguardano la mia persona, rilasciate dallo stesso questa mattina ai microfoni durante l’odierna seduta consiliare del IV municipio. Puntualizzo, inoltre, che ho incontrato il suo legale, al solo fine di svolgere un’inchiesta riguardante il mancato ricorso al Tar che lo stesso Cardente dichiarava di voler presentare all’indomani delle elezioni municipali del 2008, pubblicata sulla mia testata http://www.roma2013.org il 19 giungo 2011. Inoltre, aggiungo che i miei rapporti con il partito dell’Italia dei Valori si sono limitati alla sola organizzazione dell’assemblea pubblica svoltasi venerdì 27 gennaio 2012 “Il trasporto pubblico è un bene comune”, che ha visto la partecipazione anche di esponenti di Sel e del Pd a livello municipale e regionale. Enrico Pazzi”.

Roma montesacro: Il consigliere Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio municipale, querela Alessandro Cardente, consigliere Idv

18 Mag

Dal blog di Riccardo Corbucci, vice presidente Pd del consiglio del IV Municipio: “Questa mattina ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela per diffamazione e calunnia nei confronti del consigliere Alessandro Cardente per le false affermazioni rese oggi nell’aula del IV municipio e confermate la settimana scorsa nella trasmissione di Serpentara web tv condotta da Luciana Miocchi. Questa mattina finalmente ho anche scoperto quale fosse la fonte del giornale Dire notizie, querelato a sua volta l’anno scorso con causa penale e civile di risarcimento danni, quando venne scritta la falsità di un mio futuro passaggio all’Idv. Ad un anno di distanza non soltanto io sono al mio posto nel Pd avendo contribuito all’ottimo risultato delle primarie regionali di Gasbarra. Non soltanto ho sostenuto numerose battaglie del territorio, mentre Cardente collezionava assenze su assenze e si candidava in Sicilia. Probabilmente invece potrebbe essere lo stesso Cardente a dover fare ancora una volta le valigie e cambiare partito. Continuiamo a pagare sul territorio la scelta fatta nel 2006 e nel 2008 quando qualcuno nelle alte sfere impose Cardente quale candidato presidente del IV municipio, senza che avesse alcun merito. Lo dicemmo allora e continuiamo a dirlo oggi: fu un errore. Per questo oggi é importante scaricare la zavorra e gli opportunisti che si annidano nel centrosinistra, sempre pronti a sfruttare l’eventuale cambio di maggioranza per non perdere la poltrona. Per il futuro le primarie sono l’unico strumento in grado di tutelare il voto dei cittadini”.

Nell’infuocata seduta dei lavori del consiglio, gli ordini del giorno sono passati in secondo piano quando è esplosa la tensione che era palpabile nell’ultima settimana. Cardente questa volta ha fatto apertamente i nomi e cognomi che aveva omesso durante la trasmissione di Serpentara Web Tv, forse ancora scosso dal ritrovamento, mercoledì all’interno del parcheggio del Municipio, del volantino di minacce alla sua persona.

Luciana Miocchi

Alessandro Pino: Cardente a Serpentara Tv

11 Mag

Non sembrano scemare le polemiche nate nei giorni scorsi quando ha avuto diffusione – dopo una sordina iniziale preferita dall’interessato – la notizia della candidatura di Alessandro Cardente e della sua successiva elezione in una lista civica di minoranza del minuscolo comune siciliano di Castelmola, provincia di Messina.

Cardente, che è stato presidente del Quarto Municipio, è attualmente membro del Consiglio della medesima municipalità nonché vicepresidente della Commissione Roma Capitale. Una somma di incarichi che ha originato critiche – prima su un blog di Castelmola poi su una testata romana on line – sia sulla legittimità sia sull’opportunità della sua scelta: Cardente secondo i suoi detrattori  avrebbe contravvenuto al Tuel (Testo Unico degli Enti Locali) e comunque gli rimarrebbe difficile conciliare gli impegni relativi a due realtà tanto lontane, come qualcuno – così è stato scritto – che tiene il piede in due scarpe.

 L’interessato dopo alcuni scambi avvenuti sui social network, per replicare definitivamente all’attacco ha scelto il salotto televisivo di Serpentara Web Tv ondotto dalla giornalista Luciana Miocchi. Quello che segue è il riassunto necessariamente stringato di un’intervista di oltre un’ora durante la quale il politico ha respinto al mittente ogni accusa contrattaccando su tutta la linea gli avversari che pur senza venir mai nominati, nel corso della trasmissione hanno cominciato ad assumere delle fattezze abbastanza riconoscibili.

 Cardente ha definito l’accaduto “una triste e mediocre polemica”, spiegando prima come è nata l’idea di candidarsi – lui abituato a ribalte politiche più importanti – in uno sperduto borgo che probabilmente pochi conoscevano prima di questa vicenda: la pluriennale frequentazione di quel territorio – “microscopico  e delizioso” – che ultimamente è stato colpito da fenomeni di dissesto idrogeologico. L’impegno profuso per dare una mano , la conoscenza tramite amici dell’allora sindaco e alla fine la richiesta di un impegno anche dentro l’amministrazione: «E perché no, mi sono detto».

 Cardente non lo ha detto in trasmissione ma è facile immaginare che proprio mantenendo i propri interessi e contatti nella politica romana “che conta” avrebbe potuto far pervenire qualche risorsa al piccolo comune del messinese. Terminata la premessa l’ex presidente del Quarto Municipio si è prodotto in quella che è stata al contempo una difesa delle proprie scelte – sia nel merito che nella forma -. e un attacco a chi secondo lui ha strumentalizzato la vicenda.

 Nessun ripensamento sulla candidatura siciliana che ritiene perfettamente legittima ( “prima di candidarmi ho consultato dei legali e non credo che il Tuel sia interpretabile – come invece altri sostengono, ndr – si parla chiaramente di incompatibilità tra medesime cariche”) e dalla quale non pensa possano scaturire impedimenti alle sue precedenti attività: «Ritengo di essere in grado di servire due amministrazioni così distanti, non vedo problemi: è un borgo, uno o massimo due consigli al mese». Attività comunque ridottesi da quando non guida più il Quarto: «Io tutta la mia vita l’ho impostata non solo sul territorio municipale, prima di arrivare in Municipio ho avuto incarichi nazionali nei Verdi e nella Cgil, scartati quando ho fatto il presidente ma dopo è chiaro che sono tornato più libero. Il problema è di chi tutti questi impegni non ce li ha». Nemmeno per quanto riguarda la riservatezza che ha avvolto la presentazione ritiene di dover spiegare alcunché: «Lo sapeva solo il partito (l’Idv anche se ha ancora la tessera dei Verdi, ndr) e le persone che era giusto lo sapessero. Al cittadino di Roma cosa volete che interessi».

 Dunque nessun ripensamento, anzi dito puntato contro i suoi oppositori, da lui identificati paradossalmente nella propria stessa coalizione politica: «Nel Pd siamo abituati a vedere che ci si massacra a vicenda», chiarendo che «non ce l’ho col partito ma con alcuni dirigenti locali e con il loro comportamento aggressivo». Una questione non solo di sostanza ma anche di metodo, di forma: «Chi si fosse preoccupato avrebbe potuto fare una chiamata se non a me al mio partito. Tra persone civili ci si comporta così ma quando c’è del marcio sotto si cerca di invadere siti e blog. Il dubbio mi è venuto perché alcuni vocaboli usati non sono assolutamente usati da chi è del posto».

 Chiaro il riferimento ad alcuni interventi apparsi in rete nei giorni delle consultazioni, che secondo Cardente rendono riconoscibile chi sta dietro a una operazione che definisce di “sputtanamento” per come è stata condotta: «La mano sembra la stessa che all’epoca della elezione in quarto aveva sollevato lo stesso problema della non appartenenza al territorio (non risiedendo a Monte Sacro, ndr)». Un politico ormai navigato come lui – nonostante sia ancora abbastanza giovane –   non rimedia scioccamente querele facendo nomi e cognomi, ma sa come fare arrivare i messaggi: «Chi ha orchestrato tutto questo voleva passare con Idv e mi aveva chiesto di spianargli la strada. Non faccio il nome, non serve; lui sa».

 Ma quale è secondo lui lo scopo, quello vero, che ha mosso tutto ciò? Non di certo l’opportunità di sommare impegni a quelli già assunti: «Vengono a fare la morale a me gli esponenti di un partito che affida tripli incarichi alle persone», ricordando «che ci sono sindaci che sono parlamentari» senza che nessuno abbia a eccepire. La minore efficienza nell’attività politica sarebbe solo un pretesto per attaccarlo: «Non è che un Municipio non funziona perché per tre volte non vai. E poi il Municipio sono soprattutto le commissioni e il presidente.Ho sempre detto che i consiglieri vanno dimezzati se non eliminati». Il motivo vero per lui è che «a qualcun altro interessa prendere il posto di Cardente» in Quarto Municipio. Dunque «sotto c’è dell’altro, tutta una operazione per fare entrare la prima dei non eletti del PD». Ci tiene a mettere in chiaro che «se mi dimetto a Castelmola lo faccio per rispetto di chi ha lavorato bene e non è stato rieletto. Ma decido io». Certo, se da tutto questo economicamente ne ricaverebbe solo i dieci euro di  gettone di presenza per ogni consiglio comunale in Sicilia viene da chiedersi chi glielo abbia fatto fare e forse se lo chiede anche lui: «Sto cambiando impostazione alla mia vita, mi muovo tra tre città di cui una estera anche per questioni personali». Enigmatica la sua ultima dichiarazione: «Non è detto che si debba fare politica per tutta la vita.Ho tante belle cose da fare e sono uno che non fa più programmi. Conviene non farli».

 Insomma, Cardente non ravvisa nel suo operato niente che possa essere classificato come inopportuno rispetto al comune sentire di questi tempi di crisi, anche per quel che riguarda il rimborso delle spese di viaggio generate dal suo cambio di residenza interregionale, per altro perfettamente lecito, ex Tuel.

 Il compito della trasmissione era quello di porre domande ed ottenere risposte, che sono arrivate, più o meno condivisibili, a secondo del modo di sentire di ognuno. I molti accessi durante la diretta hanno gratificato tutta la redazione per lo sforzo impiegato nel confezionare una trasmissione di informazione credibile ed imparziale.

Alessandro Pino

Saluti da Serpentara Tv

11 Mag

foto Alessandro Pino

Ed ecco la puntata di Serpentara Tv  del 9 maggio 2012 alla quale tutti fanno riferimento per la vicenda Cardente eletto a Castelmola. Destinata a dividere gli addetti ai lavori, come da linea editoriale non si suggeriscono ipotesi interpretative ma si fanno domande semplici, chiare e dirette. A chi risponde il compito di farsi capire, a chi ascolta il dovere di farsi delle idee proprie.

Qualcuno ha scritto che la scenografia richiama alla mente i covi delle br. Come li mostravano le foto sgranate e in bianco e nero di trentacinque ‘anni fa, aggiungo io. Nonostante questo – nessuna velleità di design minimal o post atomico, semplice, gaia, orgogliosa scarsità di mezzi – gli ospiti istituzionali ci scelgono perchè siamo credibili.

http://www.livestream.com/serpentara/video?clipId=pla_bcef7c21-2ea2-4e12-9b99-2cac17f357d6

Luciana Miocchi

La politica ai tempi della rete e di Fb. Da Monte Sacro a Castelmola in un clik

6 Mag

Roma – IV Municipio

Essì. Oggi è tempo di elezioni amministrative in giro per l’Italia. Anche per il piccolo comune di Castelmola, in provincia di Messina. Tra i candidati nella lista civica di centro-sinistra che sostiene il sindaco uscente Antonia Cundari ce ne è uno molto noto a Monte Sacro. E’ l’ex presidente del Municipio, Alessandro Cardente, che nella consiliatura attuale è consigliere municipale, ora per l’Idv, ed è stato appena nominato vice presidente della commissione speciale Roma Capitale. Nulla lasciava presagire la scelta siciliana. Un messaggio postato forse distrattamente su facebook ha invece allertato gli occhi che l’ex presidente ha sempre puntati addosso. La schermata del profilo fb è stata pubblicata da http://www.roma2013.org, con un articolo a firma di Enrico Pazzi che attribuisce lo screenshot del profilo fb di Cardente alla sua redazione. Guardando con attenzione l’immagine, si scopre però che è stata scattata dal profilo di Riccardo Corbucci, attuale vice presidente del consiglio municipale. Quindi o il Corbucci, come gli è stato rimproverato dal presidente del Municipio Cristiano Bonelli durante una puntata di Serpentara Tv, è dentro la testata roma2013 o stavolta Pazzi si è appropriato del lavoro di un terzo, lui che ultimamente ha pubblicato un articolo sul fatto che parte del Pd capitolino ha utilizzato per una conferenza a via delle vergini un argomento di cui rivendica la paternità, cioè la irrituale assegnazione di alcuni spazi pubblici senza bando di concorso da parte della giunta del IV Municipio, per altro fatti trattati dalla commissione trasparenza guidata da Federica Rampini, Pd.

La notizia della candidatura di Alessandro Cardente è comunque stata data molto tempo prima, pubblicata sui blog che si occupano di Castelmola e sul giornale di Sicilia, che al 10 aprile pubblica le liste per le imminenti elezioni. Digitando il nome su Google poi, si apre una lunga sfilza di notizie e foto. Non si può dire che sia stata una vicenda tenuta nascosta ma forse la distanza tra Roma e Messina ha fatto si che passasse inosservata. Si trovano anche i commenti dei residenti, in rete: chi è contento dello straniero venuto da Roma, chi lo ritiene inadatto ad una realtà così diversa da quella a cui è abituato, chi si domanda come sia capitato fin li (qualcuno dice per motivi sentimentali ma si tratta di chiacchiere di corridoio di palazzo). Sono arrivate anche le prime scritte sui muri. Come sempre, la su presenza non rimane indifferente.

Il problema è che per il Tuel, testo unico degli enti locali, Cardente non si sarebbe potuto candidare senza preventivamente dimettersi dalla precedente carica elettiva.

Al momento non è dato saperne di più, raggiunto telefonicamente il diretto interessato l’unica risposta ottenuta è stata “non rilascio dichiarazioni. A tempo debito parlerò”. Sicuramente dopo lunedì sera, ad elezioni terminate. Qualche spiegazione dovrà darla per forza, le sue azioni potrebbero influenzare pesantemente gli equilibri all’interno dell’aula consiliare: in caso di dimissioni dovrebbe succedergli la prima dei non eletti nella lista Pd, con la quale è stato eletto nel 2008, quando dovette cedere la guida del muncipio al centro destra.

Luciana Miocchi

Roma IV Municipio – il presidente Cristiano Bonelli chiede audizione alla commissione Trasparenza del Campidoglio

27 Apr

A seguito della presentazione da parte del Pd locale del dossier sull’uso discrezionale di fondi a disposizione della presidenza del IV Municipio riguardanti interventi di decoro urbano – leggasi la dichiarazione su http://riccardocorbucci.wordpress.com/2012/04/11/iv-municipio-pd-presenta-dossier-su-uso-improprio-risorse-e-spazi-pubblici/#more-2649 – il presidente Cristiano Bonelli, minisindaco Pdl di Montesacro ha rilasciato la seguente nota:

“La Giunta del Municipio IV ha terminato oggi l’iter procedurale che ha portato alla valutazione finale dei progetti sul verde pubblico che sono stati fatti oggetto di una becera e meschina strumentalizzazione politica da parte del PD locale e capitolino. Siamo convinti di essere tra le amministrazioni più virtuose e trasparenti di Roma Capitale, pertanto non solo respingiamo al mittente – come già ripetuto in più occasioni – le accuse che la minoranza ha mosso nei nostri confronti, ma siccome teniamo alla verità e alla giustizia più di altri, abbiamo chiesto alla Commissione Trasparenza di Roma Capitale un’audizione in cui analizzeremo insieme a tecnici e politici il lavoro messo in campo dalla nostra amministrazione per capire insieme quali sono le fantasmagoriche ragioni che hanno portato il PD a parlare di ‘illeciti’. Siamo convinti che la verità verrà a galla e che qualcuno dovrà chiedere scusa all’amministrazione e i cittadini del Municipio IV per le enormi ‘boiate’ raccontate ad arte per creare una sterile e faziosa polemica politica. Restiamo quindi in trepidante attesa di una convocazione da parte del Presidente Valeriani.”.

Non resta che aspettare la fissazione della data di ricevimento e sperare di essere ammessi tra gli auditori per fornirne pronto e super partes resoconto.

Luciana Miocchi

Roma Capitale: il presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli a Serpentara Tv

20 Apr

(foto A. Pino)

E’ stata una delle puntante più belle tra le trenta andate in web fino ad ora, quella del 18 aprile. A Serpentara TV, il talk show dalla scenografia minimalista condotto dalla giornalista Luciana Miocchi, divenuto in breve tempo un punto di riferimento per l’informazione locale, il presidente del Municipio Cristiano Bonelli – Pdl –  e il vice presidente del consiglio municipale Riccardo Corbucci – Pd – si sono fronteggiati sui grandi cambi di destinazione d’uso richiesti nel IV Municipio, quelli di Piazza Minucciano e di Casal Boccone, passando per la delibera 218 e tutto quel che ne conseguì.

Purtroppo, per un problema tecnico del server, assolutamente indipendente dalla volontà di Serpentara Web Tv, la diretta streaming è andata benissimo, con  punte di ascolto che han fatto segnare il record per la trasmissione, ma la registrazione non è rimasta negli archivi di livestream e la questione pare sia assolutamente irrecuperabile.

A imperitura documentazione rimarranno soltanto le foto scattate da Alessandro Pino, che sembra avere come unico obiettivo quello di cogliere la conduttrice nelle sue espressioni più buffe. In questo caso, anzicchè i soliti accidenti  ha riscosso sentiti ringraziamenti da parte della direzione, che altrimenti non avrebbe avuto come riparare almeno in parte.

I due protagonisti, entrambi in gran forma d’eloquio, si sono confrontati abilmente, quasi un anticipo di campagna elettorale, ma non nel senso brutto che il termine sembra abbia assunto ultimamente.  Senza dubbio è stato un dialogo pubblico tra due degli esponenti di maggior carisma presenti sul territorio, che non hanno perso occasione per punzecchiarsi a vicenda.

foto A. Pino

Argomento principale della serata è stata l’intensa cementificazione di cui è oggetto il territorio del Quarto, con particolare attenzione alle zone di Casal Boccone e piazza Minucciano. Bonelli ha rivendicato per il centro destra la contrarietà di lunga data alle urbanizzazioni che stanno letteralmente cancellando le aree verdi nel quadrante nord est della città. Corbucci non ha potuto negare che i piani regolatori in forza dei quali ciò avviene fossero espressione di una parte politica da cui egli stesso proviene – al netto dei mutamenti di nome – ma ne ha preso le distanze ponendo l’accento sulle persone, ricordando al proposito che le decisioni sono state prese da altri in altre epoche.

Si è parlato in particolare della seduta del consiglio prevista per il giorno dopo, che avrebbe avuto come odg proprio il parere che il Municipio sarebbe stato chiamato ad esprimere sul cambio di destinazione d’uso richiesto per il piano di zona di Casal Boccone. Parere, per espressa ammissione del presidente, non vincolante per l’assise capitolina ma avente comunque un peso politico.

Parlando di milioni di metri cubi già arrivati, in arrivo o pronosticati, la conduttrice ha richiamato il controverso prolungamento della metro B1, il cui finanziamento è legato a cospicue valorizzazioni immobiliari che sarebbero un’ultimo colpo di spugna sul poco verde rimasto. Prudente sul tema la posizione del presidente del Municipio, secondo il quale la metropolitana serve ed è voluta dalla maggioranza della popolazione ma occorre trovare un punto di equilibrio riducendo le cubature previste, trasformando magari alcuni tratti portandoli in superfice e allungando il percorso fino oltre il raccordo anulare.

Numerose sono state le domande poste dai webspettatori ai due amministratori che non si sono sottratti ma anzi, hanno proposto  loro stessi altri argomenti che  non è stato possibile trattare essendo stato sforato ampiamente il tempo a disposizione.

AP & LM

Controlli sulle deiezioni canine a Settebagni: scontro di comunicati Corbucci – Bentivoglio

16 Apr

Sembrerebbe che l’articolo sul cartello fatto affiggere per segnalare gli avvenuti controlli nei riguardi dei proprietari di cani abbia punzecchiato più di un consigliere municipale. Ecco due note pervenute sull’argomento, dai due schieramenti opposti: Corbucci, Pd, Bentivoglio, Pdl.

Riccardo Corbucci:

“Ancora una volta il Presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli fa un cattivo uso delle risorse a sua disposizione. Questa volta a farne le spese sono stati i vigili urbani del IV Municipio costretti a vigilare in borghese per le strade di Settebagni, per controllare il corretto comportamento dei proprietari dei cani. Se questo non fosse scritto su un volantino abusivo affisso per le strade del quartiere a firma del IV Municipio, ci sarebbe da sorridere ed invece c’è da piangere” lo dichiara Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio del IV Municipio. “Invece di utilizzare i pochi vigili urbani di cui dispone il nostro municipio per il controllo dell’abusivismo edilizio e del traffico, piaghe irrisolte del nostro territorio, Bonelli invia gli agenti in borghese all’inseguimento dei proprietari dei cani. E non contento ne da notizia con un manifesto affisso abusivamente per le strade in cui ha il coraggio di chiosare ‘solo il senso civico dei cittadini riuscirà a contribuire a mantenere il decoro e l’igiene dei luoghi in cui viviamo’. Come se sporcare ed imbrattare muri, alberi e lampioni non contribuisse a sporcare la nostra città. Questa è l’imbarazzante amministrazione del IV Municipio” conclude la nota.

Marco Bentivoglio:
«L’ ufficio tutela ambiente della Polizia Municipale del IV Gruppo opera sulla base delle numerose segnalazione dei cittadini su discariche abusive, deizioni canine rifiuti posti in luoghi non consentiti ed altro . Il nostro Gruppo di Polizia Municipale effettua da anni controlli ordinari sul decoro, sulla base di ordinanze sindacali per far rispettare le regole a quella minoranza di cittadini che non le rispettano e l opposizione locale, sempre più frenetica nel rilasciare dichiarazioni deliranti, contesta quella che è la normale attività di controllo e verifica demandata alle forze di polizia locale. È evidente che la presenza delle istituzioni infastidisca chi in passato, quando governava il Municipio, per incompetenza ed inerzia evidentemente era concentrato a pensare ad altro». Lo Dichiara, in una nota, il consigliere municipale PDL Marco Bentivoglio in risposta al comunicato del PD . «È umiliante che un consigliere municipale, seppur di opposizione, dopo anni di attività politica non conosca ancora quali sono gli ambiti e le competenze dei vari uffici municipali. Sappiamo che quando era in maggioranza, per fortuna anni fa ormai, attività legate al rispetto delle regole erano poco gradite, ma questo è l’ordinario lavoro svolto dai vigili urbani che sta portando in questi anni ad un seppur graduale, miglioramento della vivibilità dei nostri quartieri – aggiungono Giordana Petrella e Stefano Ripanucci consiglieri municipali PDL – Sono oltre 950 i controlli eseguiti fino ad oggi e decine le sanzioni redatte nei confronti di coloro che non hanno rispettato le regole; inoltre il IV Gruppo di Polizia Municipale è stato il primo ad aver in dotazione il lettore di microchip per la lettura dei dati dell anagrafe canina , dispositivi donati da una cittadina del nostro territorio»

Giorgio Limardi. Espulso dal gruppo consiliare si scopre non essere iscritto al partito

1 Apr

Una storia che si tinge di mistero, quella dell’esclusione di Giorgio Limardi dal gruppo consiliare del Pd. Sembra che il nostro non sia nemmeno iscritto al partito.

Ma andiamo con ordine.

Come già raccontato nell’articolo dedicato all’approvazione del bilancio da parte del consiglio del IV Municipio, dopo la seduta di giovedì 29, una nota del capogruppo Paolo Emilio Marchionne rendeva di dominio pubblico la decisione presa poco prima: «Dopo l’ennesimo voto in difformità dal gruppo del Partito Democratico sulla delibera di bilancio 2012, che segue quello favorevole sul Piano Sociale di Zona, contestato dalle opposizioni, il gruppo del Pd del IV Municipio si é riunito e ha deliberato l’espulsione del consigliere Giorgio Limardi dal gruppo del Pd».

Seguiva un comunicato di solidarietà dei consiglieri comunali del Pd Coratti, Zambelli, Panecaldo e Policastro, nonché del consigliere Dionisi e al Presidente dell’assemblea del PD del IV Municipio» che contestavano la decisione, presa «senza alcuna consultazione con la Segreteria». Prosegue la nota: «Non possiamo che stigmatizzare con fermezza- sostengono- un provvedimento preso dal Gruppo in assenza di qualsiasi confronto con la dirigenza del Partito».

A ruota, malumori e parole dette a mezza voce negli ambienti del Pd locale, qualche indiscrezione sul fatto che Limardi addirittura non fosse tesserato con i democratici nonostante l’adesione al gruppo in consiglio municipale.

Anche un sito di solito informatissimo sulle questioni del Pd come www.roma2013.org (  http://www.roma2013.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4432:il-pd-espelle-il-consigliere-limardi&catid=49:editoriale&Itemid=64) scrive semplicemente “il Pd espelle il consigliere del IV municipio Giorgio Limardi”, senza chiarire bene se si tratta di espulsione dal gruppo consiliare o dal partito o da entrambi.

La questione sembrerebbe di una certa serietà. Tanto che sulla questione tesseramento si o no pare sia stato interpellato il presidente dei garanti, che avrebbe comunicato al segretario di zona che no, Limardi non risulta essere iscritto al Pd. Può essere verosimile che la mancata iscrizione di Limardi sia una notizia di cui non era al corrente nemmeno Coratti, per stessa ammissione del neo espulso, suo punto di riferimento politico?

Ragionando per assurdo, se non fosse necessaria l’iscrizione al partito per far parte del medesimo gruppo consiliare, perfino il presidente del Municipio, senza cambiare colore politico potrebbe chiedere di aderire al gruppo Pd in consiglio, con conseguenze tutte da scoprire. Sull’adesione successiva poi, c’è ancora una polemica aperta se i componenti del gruppo debbano o no ratificare la decisione o possano soltanto prendere atto dell’accaduto.

Per sgombrare il campo da ogni possibile congettura è bastato chiedere al diretto interessato di dire le cose come stanno. Ebbene si, Giorgio Limardi non è iscritto al Pd – e non ne fa mistero, risponde liberamente – quindi non può essere espulso dal partito. Si iscriverà. Nel frattempo si occupa di articolo 18, argomento che gli sta particolarmente al cuore, continuando nelle sue iniziative politiche e aspetta la riunione di partito dei prossimi giorni. Come tutti. A questo punto, la telenovela del Pd locale comincia a farsi interessante

Luciana Miocchi

IV Municipio: bilancio approvato non senza colpi di scena. Il consigliere Limardi espulso dal gruppo consiliare del Pd

31 Mar

l'aula del Consiglio municipale in una foto di repertorio di A. Pino

La seduta del consiglio municipale di giovedì 29 è stata una di quelle fiume, dalle 9 di mattina fino alle 17. Un appuntamento importante per la vita di Monte Sacro, si votava infatti il bilancio.

I lavori proseguivano più o meno come al solito, con scambi di battute mordaci tra maggioranza e opposizione, obiezioni e frecciatine, normale routine insomma.

Fino all’intervento del vice presidente del consiglio, Riccardo Corbucci, Pd, che ricordava all’aula l’esistenza dell’art. 27, comma 3 del regolamento municipale e comunale che vieta la partecipazione e la votazione della delibera di bilancio a tutti quei consiglieri che si trovano in situazione di conflitto di interessi personale o a causa di parenti fino al quarto grado e che tra le file dei consiglieri di governo ve ne erano alcuni che non avrebbero potuto essere lì presenti.

Immediata la reazione del Pdl, con il capogruppo Francesco Vaccaro che indiceva una riunione di maggioranza protrattasi a lungo. Obiettivo palese del sulfureo consigliere era quello di dimostrare che gli avversari politici non avevano i numeri per poter votare il bilancio da soli, senza scendere a patti.

Gli atti sono stati alfine approvati. Il Pdl ha scelto comunque di far votare tutti i consiglieri presenti, anche quelli che venivano indicati dall’opposizione come portatori di conflitto. D’altra parte, il rischio era quello che la situazione si chiudesse come in II Municipio, dove la mancata approvazione della delibera di bilancio ha portato alle dimissioni del Presidente Sara De Angelis, Pdl.

Corbucci, dopo la chiusura delle votazioni ha fatto sapere che si metterà immediatamente all’opera per scrivere alla Corte dei Conti e al Segretariato generale del Comune di Roma perch facciano luce su quanti consiglieri municipali con conflitto d’interesse personale o familiare fino al IV grado hanno votato e alla luce delle conclusioni, semmai, far dichiarare l’intera procedura non in regola. Se le accuse fossero accertate come vere il rischio è che la votazione non venga considerata valida, inficiandone gli effetti.

Bisogna dire comunque che per il Comune di Roma ciò ben difficilmente porterebbe conseguenze serie. In Municipio invece si tratterebbe di una dimostrazione politica, poiché giovedì su 13 consiglieri Pdl  ne erano presenti solo 11 e di quelli una parte non potevano votare, portando quindi la maggioranza sotto il limite di 8 consiglieri necessari per i lavori in seconda convocazione.

Non è passato inosservato il comportamento del consigliere Giorgio Limardi, attualmente Pd, che mentre il suo partito era impegnato nel tentativo di non far passare la delibera di bilancio o si asteneva o votava con la maggioranza.

Più tardi una nota del capogruppo Pd in consiglio, Paolo Emilio Marchionne riportava quanto segue: «Dopo l’ennesimo voto in difformità dal gruppo del Partito Democratico sulla delibera di bilancio 2012, che segue quello favorevole sul Piano Sociale di Zona, contestato dalle opposizioni, il gruppo del Pd del IV Municipio si é riunito e ha deliberato l’espulsione del consigliere Giorgio Limardi dal gruppo del Pd».

Un’azione durissima, che non tardava ad innescare l’emanazione a catena di diversi comunicati stampa.

Uno dei primi, quello di Francesco Vaccaro, pari grado del Pdl : «Il gruppo del PD in 4 anni è stato letteralmente dimezzato, il 50% dei consiglieri ha infatti abbandonato la nave facendo registrare un record negativo mai conosciuto prima: una media netta di un consigliere ogni anno. E non a caso le fuoriuscite accadono puntualmente dopo le campagne diffamatorie e mendaci inventate ad arte contro la giunta Bonelli da parte di una stretta cerchia di faziosi. È appena il caso di ricordare ai 4 consiglieri reduci che l’uscita del primo capogruppo Alfredo D’Antimi fu determinata dalla campagna diffamatoria e falsa su Abu Dhabi; l’uscita del primo presidente della Commissione Trasparenza Cristiano Riggio fu determinata dopo la bufala dei finanziamenti alle associazioni sul carnevale; l’abbandono del secondo capogruppo, Fabio De Angelis, fu causato dalle ire e dagli attacchi personali subiti dallo stesso da parte della piccola cerchia di facinorosi che volevano un’opposizione più faziosa; l’uscita del secondo Presidente della Commissione Trasparenza Giorgio Limardi avviene, infine, dopo l’ennesima campagna di bugie e falsità contro il centrodestra, accusato di aver assegnato alloggi pubblici, fondi e spazi ad amici: l’ennesima panzana che è costata un altro consigliere al sempre più rissoso Partito Democratico.» È quanto dichiara in una nota il capogruppo del Pdl al Municipio IV Francesco Vaccaro. «Vorremo inoltre ricordare – ha aggiunto Vaccaro – l’addio al centrosinistra fatto registrare del candidato alla Presidenza Alessandro Cardente, avvenuto appena sei mesi dopo le elezioni. A questo punto è legittimo chiedersi ‘per chi suonerà la campana il prossimo anno nello sgangherato partito di minoranza, visto il perdurare di un atteggiamento fazioso e rissoso che cerca di coprire le nefandezze fatte negli anni di governo con strumenti che nauseano gli aderenti al partito stesso».

Ben più grave, come peso politico all’interno dello stesso Pd, quello riportato dall’agenzia Omniroma:

«I Consiglieri Comunali del PD Coratti, Zambelli, Panecaldo, Policastro insieme al Consigliere Dionisi e al Presidente dell’assemblea del PD del IV Municipio», in una nota «chiedono una immediata convocazione della segreteria municipale per valutare la gestione del Gruppo Consiliare in questi ultimi mesi e, in particolare, la decisione del del Capo Gruppo Paolo Marchionne di convocare ad horas il Gruppo stesso, al fine di espellere, senza alcuna consultazione con la Segreteria, il Consigliere Giorgio Limardi per aver votato in alcune occasioni in difformita dal proprio Gruppo e per essersi astenuto ieri sul bilancio». «Non possiamo che stigmatizzare con fermezza- sostengono- un provvedimento preso dal Gruppo in assenza di qualsiasi confronfronto con la dirigenza del Partito. Un metodo d’altri tempi che non puo albergare in un partito democratico e che condanniamo con forza». Nell’esprimere solidarieta al Consigliere Limardi, i sei esponenti del PD annunciano fin d’ora che «si muoveranno in tutte le sedi e a tutti i livelli perche nel IV Municipio si torni ad un confronto democratico sulla politica con decisioni che vengano assunte in maniera collegiale senza colpi di mano. Crediamo che le fibrillazioni sui territori debbano essere risolte con il confronto e la politica, come d’altronde si sta verificando in altri Municipi. Se infatti dovesse passare il modello Marchionne -concludono Coratti, Zambelli, Policastro, Panecaldo, Dionisi e Ricozzi che chiedono le sue immediate dimissioni da Capo Gruppo- molti sarebbero i consiglieri da espellere».

Queste le parole di Marchionne riguardo la nota riportata sopra: «la decisione non l’ha presa da solo ma in accordo con gli altri consiglieri. Non mi sono dimesso,  faccio il capogruppo del Pd. Lunedì abbiamo una riunione di gruppo e ovviamente chi ha mosso questa richiesta la riformulerà in quella sede. Non vorrei aggiungere troppo per farla diventare una notizia che secondo me, non lo è. Si tratta di una posizione politica che non condivido nemmeno nei modi in cui è stata espressa. E’ mia volontà non allargare troppo la discussione, che va fatta nelle sedi opportune. L’espulsione è stata discussa nei tempi e nei modi necessari, penso di aver fatto tutto bene. Se ho sbagliato ovviamente non sono eterno, il mio rapporto è un rapporto a termine che si basa sulla fiducia degli altri consiglieri per cui non è mia volontà arroccarmi nella mia posizione». Chissà quante cose cambieranno da oggi a lunedì. Gli umori della politica, si sa, sono più mutevoli del cielo di marzo.

Giorgio Limardi afferma di aver saputo della sua espulsione soltanto dalle agenzie stampa, ufficialmente non ha ricevuto ancora nulla di scritto:«questa cosa mi fa sorridere, mi sono soltanto astenuto perché secondo me il bilancio ha qualche imperfezione, che andava aggiustata anche tramite nostri emendamenti, che non sono stati presentati. La vedo piuttosto come una presa di posizione nei miei confronti e basta, forse perché nei giorni scorsi ho presentato un emendamento per lo sgombero di un campo nomadi e la maggioranza l’ha accettato mentre i miei non l’hanno votato. Sembra quasi una sindrome da “Highlander – ne rimarrà solo uno” forse a causa dell’avvicinarsi delle elezioni» Scusi consigliere, ma negli effetti, lei sarebbe stato espulso dal gruppo consiliare o anche dal partito? «Dal gruppo consiliare. Ma secondo lei non significa essere esclusi anche dal partito?»

Luciana Miocchi

II Municipio: si dimette il presidente Sara De Angelis

30 Mar

Il 29 marzo è stato fatale alla presidenza Pdl del II Municipio. All’odg della seduta del consiglio municipale era posto l’approvazione del bilancio di Roma Capitale , che è stato bocciato, insieme a tutti i provvedimenti collegati: l’Imu, la nuova tassa sull’ambiente ed il quoziente familiare, col voto determinante dei consiglieri de La Destra – i quali votano come ribadito più volte, secondo coscienza, decidendo di volta in volta sugli atti proposti. Il presidente del Municipio, Sara De Angelis, presente in aula, non riuscendo a far approvare l’importantissimo atto amministrativo, ha rassegnato le dimissioni.

In una nota congiunta, Roberto Cappiello e Massimo Inches, rispettivamente capogruppo e consigliere de La Destra municipale hanno sottolineato come nella maggioranza siano evidenti da tempo delle forti tensioni che avrebbero potuto portare come conseguenza ciò che poi si è verificato. Tra l’altro, evidenziano che «basti pensare che lo stesso capogruppo, dopo aver votato a favore del bilancio, terminato lo scrutinio, chiedeva la ripetizione della votazione perché, a suo dire, ci aveva ripensato e si sarebbe voluto astenere»

Nel 2008 il Pdl aveva vinto le elezioni amministrative incassando 15 consiglieri su 25 ma con il tempo tre componenti, Massimo Inches prima, Roberto Cappiello poi ed infine Pietro Cassiano sono passati ne La Destra di Storace «insoddisfatti della gestione e del comportamento della giunta municipale» finendo in totale contrapposizione al loro ex partito.

La seduta di approvazione del bilancio, giunta alla seconda convocazione, abbisognava della presenza di almeno otto consiglieri. Sui banchi della maggioranza ve ne erano soltanto quattro, l’opposizione riusciva a tenenere il numero legale da sola. La votazione sul bilancio si concludeva con 5 voti favorevoli e 9 contrari. Il capogruppo Pdl, Massimo Carta tentava di far ripetere il voto adducendo un errore nella sua volontà, ma senza esito. Tutto il gruppo Pdl usciva dall’aula in evidente stato di agitazione. A quel punto, i nove esponenti della minoranza bocciavano velocemente gli altri documenti allegati.

Alla fine di una tormentata riunione di maggioranza la presidente Sara De Angelis annunciava le proprie dimissioni, seguite da un comunicato stampa di solidarietà, firmato però soltanto da 5 membri Pdl. Voci di corridoio dicono la De Angelis vittima di una lotta per l’egemonia politica che si gioca a livello cittadino, che vorrebbe sei consiglieri su undici fedeli a Laboratorio Roma del potente Antonello Aurigemma.

Luciana Miocchi

Fuori la puzza e i giornalisti….non cronaca del sopralluogo al centro Ama di via salaria del 26 marzo 2012

28 Mar

foto Alessandro Pino

Il 31 marzo scade il termine che si era dato il Municipio di Monte Sacro per chiedere la delocalizzazione dell’impianto produttore di Cdr di via salaria 891, se a seguito di sopralluogo formale si fossero registrate ancora emissioni odorifere moleste. In attesa danvanti ai cancelli del centro Ama di via salaria 891 il 26 marzo, giorno del giudizio, c’era un discreto gruppetto di residenti, per essere una giornata lavorativa. Qualche pensionato ma molti avevano preso apposta un permesso dal lavoro. Sapevano di non poter accedere liberamente all’ispezione concordata tra il Municipio e la direzione dello stabilimento se non attraverso una sparuta rappresentanza, ma l’importante era esserci e far notare quanto la puzza che strangola le loro esistenze da mesi fosse un problema sentito, tanto da anteporlo al resto delle incombenze della quotidiana esistenza.

foto Alessandro Pino

Sul marciapiede, in attesa di poter entrare, sia le troupe di T9 e Teleroma56 –  coinvolte come informazione locale e anche in veste di lavoratori, essendo le sedi delle Tv confinanti con l’impianto di Cdr – sia giornalisti di testate locali. D’altra parte, da piazza Sempione erano arrivate rassicurazioni circa la possibilità di presenziare al giro di ricognizione anche per i giornalisti. Come dire, non c’è nulla da nascondere né da minimizzare.

Invece no.

Già qualche minuto prima dell’orario stabilito le sbarre d’accesso ai parcheggi erano calate e una dipendente dalla portineria chiedeva gentilmente i motivi della visita. Candidamente, onestamente, chi scrive ha consegnato il tesserino di iscrizione all’ordine dei giornalisti e chiesto l’accredito stampa ma si sentiva rispondere che per gli organi di informazione non aveva ancora ricevuto nessuna disposizione. Dietrofront e parcheggio sulla Salaria, tra le macchine che stazionano perennemente davanti al centro di accoglienza – in divieto di sosta e parcheggio, come da ordinanza antilucciole – in attesa che arrivasse finalmente conferma.

Fuori, in attesa di iniziare il sopralluogo, Stefano Ripanucci, Pdl, presidente della commissione ambiente municipale e i consiglieri Pd Riccardo Corbucci e Fabio Dionisi. Il tempo stava scorrendo inutilmente e qualche residente ha cominciato a mostrare segni di impazienza, anche perché alcuni dipendenti del centro non sono educati come l’addetta incontrata prima, anzi, un paio sembravano messi li proprio come deterrenti. La situazione era delicata, dopo mesi di promesse e di attesa sarebbe bastato un nonnulla per scaldare gli animi. Così, chiacchierando anche per stemperare la tensione, Ripanucci ha detto che al di là di come sarebbe andata la visita, il Municipio non ha comunque poteri per far delocalizzare l’impianto, cosa che può fare soltanto la Polverini. Come dire, noi chiediamo e loro garbatamente risponderanno, se vorranno. Contrariamente a quanto riferito da tutti gli altri intervenuti, il presidente della commissione ambiente, al termine della visita è uscito affermando che puzze non ne ha sentite, beato lui.

Al di quà della recinzione su via salaria, una leggera brezza portava un odore di cassonetto appena avvertibile. Mentre al passaggio dei mezzi di servizio si distingueva nitidamente un aroma più forte, simile a quello che viene lamentato dalla popolazione.

Visto che gli inviati delle testate giornalistiche non andavano via, sul posto si materializzava l’addetto stampa di Ama, Daniele Petraroli, il quale cordiale e disponibile come sempre ribadiva che trattandosi di un sopralluogo tecnico non erano state predisposte cartelle stampa né erano previste risposte a domande. La proposta di entrare senza proferir parola non veniva accettata, diniego assoluto per le telecamere e pochi minuti e una telefonata dopo, conferma dell’accesso escluso anche per poter scattare solo due foto.

Questioni di…sicurezza? Beh, prova fallita, perché è riuscita ad entrare una persona che non solo non era residente nelle zone limitrofe – quando poi un rappresentante iscritto in lista ha dovuto rinunciare al suo posto per far prendere visione dei lavori ad una lavoratrice della zona  – ma che non ha dichiarato di essere attivista politico di un partito non rappresentato nemmeno in consiglio municipale. Comunque trattatavasi di persona pacifica, fosse stato un “terrorista”,  alla luce dei fatti, sarebbe entrato comunque.

Questioni di …disordine, ovvero l’Ama, in quanto azienda delegata al decoro cittadino, non voleva che si venisse a conoscenza che ogni tanto un po’ di carta straccia nei cestini a casa loro la lasciano? Nessuno si sarebbe formalizzato, può capitare a tutti.

Lavori non completamente finiti? A cinque giorni dalla scadenza, se non sono ultimati, difficilmente lo saranno in tempo utile, quindi mossa ingenua e inutilmente antipatica.

Se davvero si fosse trattato di un mero incontro tecnico poi, non si spiega cosa ci facesse un addetto stampa: può essere che gli ingegneri di Ama non siano in grado di comunicare dati, spiegare tabelle, mostrare impianti ai politici del Municipio (che peraltro tecnici non sono, quindi non abbisognano di dissertazioni complicate intorno al funzionamento di un catalizzatore) ?

Sembra che i giornalisti verranno forse invitati a un incontro separato che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, il tempo di organizzare, dopo la scadenza del 31.

Intanto non resta che affidarsi ai racconti dei partecipanti e a quel che ha pubblicato nel suo blog il consigliere Corbucci ( www.corbucci.net , che riferisce di aver constatato il cambio dei componenti del biofiltro e la costruzione di barriere anti odore, ma il puzzo rimane). Però sono resoconti che possono sempre essere bollati come “di parte” o “strumentali a scopi politici”. In effetti, gli occhi di chi per mestiere deve riferire obiettivamente, non sono stati fatti avvicinare, con una decisione che in fin dei conti, sembra più un autogol all’immagine dell’azienda che una misura riuscita posta in essere a salvaguardia della medesima. Chi non ha nulla da temere non impedisce l’accesso alla stampa. Soprattutto non esclude le telecamere, poiché l’occhio elettronico registra tutto senza interpretare nemmeno in minima parte. L’impianto è stato detto totalmente assente da lavorazioni chimiche – mentre in altra occasione sono stati fotografati proprio i serbatoi di acido necessari a riportare il ph dell’aria trattata nei limiti di legge – e paragonato, per la sua innocuità ad un immenso cassonetto dove viene depositata la spazzatura. Infatti, i cassonetti, lasciati aperti, puzzano ed ogni tanto vanno lavati per deodorarli e disinfettarli e la puzza è la stessa che viene riferita nei dintorni dell’impianto.

 Poco prima delle due il sopralluogo era finito. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno, dopo la tregua concessa fino a poco prima, i miasmi erano tornati intensi all’altezza dell’asilo nido.

E allora perché l’olezzo si eclissa nei momenti più opportuni?

Allora basta avere un amico che studia ingegneria chimica, per avere la risposta, sempre da utilizzare nel campo delle ipotesi, ovviamente.

Il quale vi spiegherà che il progetto dell’impianto è sulla carta perfetto, che il principio è lo stesso dei depuratori impiegati nelle zincherie e che tecnicamente, scientificamente, un impianto del genere non può puzzare.

Se.

Se utilizzato correttamente, con tutte le manutenzioni eseguite a puntino e le sostituzioni dei consumabili, costosetti, pure.

Se non viene trattato più materiale di quello per cui è stato concepito.

Perché altrimenti si verifica quello che si può spiegare con un paragone semplice ma efficace, un imbuto infilato nel collo di una bottiglia. Versando la quantità ideale di liquido, questo cola giù senza fuoriuscire, immettendone troppo viene assorbito in parte e l’eccedenza si spande intorno. Nel caso di Villa Spada, l’imbuto è l’impianto e il liquido è la puzza. Se per ipotesi venisse trattata una quantità superiore a quella per cui è tarato, i miasmi non riescono ad essere assorbiti per cui si spandono in giro. Se per ipotesi non si potesse rallentarne l’utilizzo per un motivo qualsiasi, , ecco che la popolazione limitrofa avvertirebbe la puzza. Se per ipotesi sono previste delle visite, basta non superare i limiti di carico e per incanto tutto torna normale, niente profumi di lavanda francese.

I residenti vogliono la delocalizzazione, anche perché nessuno in Ama ha mai ipotizzato che l’impianto abbia un problema di sovrautilizzazione, tutti si ostinano a parlare di prevenzione di odori “ipotetici”, anzi qualcuno confonde l’odore caratteristico di immondizia in macerazione con quello altrettanto caratteristico del depuratore vicino. Nonostante questo l’azienda ha speso o ha dichiarato di voler spendere più di un milione e duecento mila euro per apportare migliorie. Questo porta a poter affermare con scarsissimi margini di essere smentiti che l’impianto da li non verrà spostato tanto facilmente, non si spendono tanti soldi per poi buttare tutto.

Quindi, qualsiasi atto verrà promulgato dal Municipio sarà paragonabile ad un “per favore”, ad una richiesta lecita alla quale verrà risposto con cortesia da parte di chi di dovere. Ma l’emergenza rifiuti incombe, la raccolta differenziata spinta non decolla, la mondezza è tanta e gli impianti solo due. Nessun “politico”avrà mai il fegato ed il coraggio di dirlo apertamente. Spostare l’impianto creerebbe un pericoloso precedente. Negare l’origine della puzza non è servita a farla sparire ma soltanto a rendere inviso l’impianto all’opinione pubblica e costruirne un terzo, per alleggerire il carico degli altri, allo stato sembra davvero improponibile senza mettere in preventivo una rivolta stile Corcolle. Perché in fin dei conti, l’amara constatazione rilevata tra la gente «il problema non sono questi impianti, in se e per se, ma il modo di gestirli, “all’italiana”, con molti silenzi e nessuna apertura».

Luciana Miocchi

Come partire da un servizio ed arrivare ad un condominio. Una visita agli appartamenti in vendita a Torre Roma

23 Mar

L’edificio è uno di quelli che non passa inosservato. Nello Sky line di Porta di Roma si nota da lontano, la torre che svetta sul centro commerciale omonimo. Doveva essere un albergo, nel progetto originario (visibile qui  http://www.hsh.info/sbgtorr1.htm ) . In quel punto, nel nuovo quartiere come era stato ideato, aveva una sua logica. Nel 2007 la ormai famosa “delibera 218” con la quale si chiedeva il cambio di destinazione d’uso di un milione di mc di edifici da servizi a residenziale, venne respinta dal consiglio municipale all’unanimità. Quindi la costruzione che completava il centro commerciale venne iniziata, tutti convinti dell’effettiva destinazione. A dire il vero qualche indiscrezione era filtrata, alcuni lavoratori impiegati nella costruzione parlavano apertamente di rifiniture da appartamenti residenziali, non di stanze di albergo o di uffici. La notizia era talmente inverosimile da essere bollata come bufala anche da alcuni politici locali. Eppure, è iniziata la pubblicità, prima in maniera discreta, poi su televisioni locali e su youtube. Poi uno striscione lungo quasi quanto la costruzione stessa ha annunciato ai quattro venti, è il caso di dirlo, l’operazione stessa. La vendita di “prestigiosi appartamenti finemente rifiniti” per tramite della società Altavista Real Estate.

La questione meritava una visita. Gli odierni estensori di questo articolo, dalla curiosità congenita e incorreggibile, qualche settimana fa si sono presentati all’ufficio vendite, posto nella hall, con accesso da via Carmelo Bene. L’aspetto esterno l’immobile fa ancora pensare che fosse destinato ad altri usi: uffici o albergo. Tredici piani rivestiti in pannelli di alluminio grigio metallico adiacenti alla galleria commerciale Porta di Roma – collegata, ci illustrano, con un passaggio dedicato e riservato, che dovrebbe rimanere tale, ma ancora non si sa, non è stato ancora stilato il regolamento di condominio. Ma se uno avesse un cane? La risposta è stata “molti sono venuti a visitare gli appartamenti con i cani. Non ci dovrebbero essere problemi”. Si, ma senza carta scritta, dopo aver sganciato l’anticipio l’unica alternativa sarebbe poi eventualmente un canile. Ummm…che non si fa per vendere…comunque, la consegna prevista è per luglio 2012.

A fianco all’ingresso dell’ufficio vendite c’è quello esclusivo della Avis, la celebre società di autonoleggi ha impiantato qui una sua importante sede, che occupa i primi cinque piani. Gli appartamenti in vendita si trovano dal sesto al tredicesimo.

Durante il rituale giro di visita ad un piano tipo, arrivano le prime conferme che in origine il palazzo dall’aspetto ipertecnologico avesse una destinazione almeno in parte diversa da quella residenziale. Il cortese venditore mostra ai due “acquirenti” che continuano a beccarsi tipo Sandra e Raimondo le piantine con le varie tipologie di appartamenti, snocciola la descrizione delle dotazioni dell’edificio – compreso pannelli solari nascosti nella facciata, riscaldamento e climatizzazione centralizzata, quest’ultima un po’ inusuale, almeno in Italia. No posti auto coperti, solo scoperti e senza obbligo di acquisto ma c’è la cantina. All’osservazione che il palazzo dà l’impressione di essere un hotel più che un condominio l’incaricato ammette che proprio quella alberghiera era in origine la destinazione ma poi è stata modificata – operazione non facilissima per i comuni mortali per la quantità di autorizzazioni necessarie, come lascia intendere, ammiccando, il venditore. Infine, l’offerta, accettata con entusiasmo, di un giro all’interno del palazzo in via di completamento, tra tramezzi ancora da tirar su e massetti di cemento: un ascensore rapidissimo porta al sesto piano dove sono stati approntati due appartamenti – tipo, con tanto di arredamento, per meglio rendere l’idea ai potenziali acquirenti.

In una stanza due finestre quadrate su due lati danno una volta di più la sensazione di un albergo di Amsterdam ma la vista è notevole, dal lato SO fa capolino la cupola di San Pietro, all’opposto i castelli romani, per tutte le latitudini i tetti del centro commerciale. Lato Marino in ombra, lato Santità, data l’altezza, abbastanza ventoso. I doppi vetri escludono del tutto il traffico umano diretto alla mega struttura di vendita. E gli acquirenti non mancano, alla faccia della crisi, dei prezzi non proprio da saldo e della metropolitana venduta come optional di serie ma ancora al di là da venire.

Finita la gita e capito che né Sandra né Raimondo saranno mai disposti ad andare a buttare l’immondizia – l’unica finitura di prestigio che manca è lo scivolo per la spazzatura come nei palazzi americani. Forse non era abbastanza hi-tech – il dubbio di come si sia potuta realizzare la trasformazione rimane. Troppa pubblicità perché il cambio di destinazione d’uso non sia avvenuto a termini di legge, ma la 218 non è passata. Tranne il Tg Talenti e Cinque , chiediamo perdono se abbiamo dimenticato altri dell’informazione locale, non una parola sull’argomento. Politici municipali rimasti sul vago o dichiaratisi completamente all’oscuro e chissà cosa è peggio, non sapere quel che accade nel territorio che si vuole rappresentare o far finta di niente perchè il cambio seppur a norma potrebbe intaccare l’indice di gradimento presso i propri elettori. Comitati, come al solito, impotenti e  indignati. E allora?

Allora che ci abbia pensato il piano casa della regione Lazio, per cui “È consentito il cambio di destinazione d’uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali dismessi. È consentito l’ampliamento del 30% rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a dieci ettari e nelle zone omogenee E (zone destinate all’agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d’uso in residenziale, fino a un massimo di 15 mila mq. Una quota fra il 30 e il 35% (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (housing sociale). Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10mila mq. Anche in questo caso il 30% dovrà essere destinato all’housing sociale” (fonte www.orsolini.it/piano-casa-regione-lazio.asp)?

Luciana Miocchi – Alessandro Pino

(pubblicato su http://www.europagiovani.com)